Origini diffusione struttura e funzionamento
Il Pianoforte elettrico fu ideato verso la fine della seconda guerra mondiale da Harold Rhodes, che impiegò per realizzare il suo progetto, alcuni parti di alluminio appartenenti ad aerei militari fuori uso.
I primi esemplari di questo strumento avevano una tastiera di circa 6 ottave, con tasti di legno che, attraverso l’azione di martelletti, mettevano in vibrazione una serie di sbarrette di alluminio (ad ogni tasto corrispondeva una sbarretta) di sezione circolare.
Oggi, il principio di produzione sonora è rimasto pressochè invariato: il tasto, premuto dalle dita, mette in movimento un martelletto che, con la sua azione, fa vibrare una barretta di acciaio.
Questa trasmette le vibrazioni ad un pick up (simile a quello collocato sulle chitarre elettriche) che ha la funzione di rilevare il campo magnetico, e le sue variazioni, definite da una piccola staffa di metallo.
Nel Piano elettrico Fender Rhodes (il modello che condizionò un periodo musicale iniziato a metà anni ’70 e che durò almeno un ventennio), l’intonazione dei suoni si ottiene, facendo scorrere lungo ogni singola barretta, un’ apposita molla che, a secondo della sua posizione, diminuisce o aumenta la superficie vibrante, influendo direttamente sull’altezza del suono.
Il segnale sonoro, una volta uscito dal pick up, passa prima di essere amplificato attraverso un controllo passivo chiamato ”Bass Boost”.
La tastiera è di tipo ”dinamico”; (con essa si possono eseguire i piani e i forti) e, avendo i tasti pesati, permette al musicista-pianista di non rilevare una particolare differenza di ”tocco” tra questo strumento e il tocco ottenibile con un pianoforte verticale tradizionale.
Nel Piano elettrico Wurlitzer che, dopo il ”Fender Rhodes” è senz’altro il modello più diffuso e meglio conosciuto, il principio da cui viene generato il suono è alquanto diverso.
I martelletti percuotono una serie di lamine metalliche, sulle cui estremità, è collocato un piccolo pezzo di stagno.Dalla forma e massa di quest’ultimo, dipendono rispettivamente il timbro e l’altezza del suono ottenuto.
Vi è poi un terzo modello di Piano elettrico: quello fabbricato dalla Höhner, il cui suono viene prodotto grazie a lamine metalliche lasciate libere di vibrare dopo la percussione del martelletto.
Questo sistema, conferisce allo strumento un suono particolarmente vellutato e non può essere sostenuto dal pedale d’espressione, come invece avviene con altri due Piani elettrici sopra esaminati.