Origini e diffusione
Già conosciuti nelle antiche civiltà mediterranee, i Timpani (membranofoni a percussione di suono determinato e regolabile), conobbero presso i greci e i romani una grande notorietà, in quanto utilizzati in tutte le manifestazioni pubbliche e nelle parate militari (tympanon).
Durante il Medioevo, in Europa si diffusero timpani di piccole dimensioni (importati dagli eserciti reduci dalle crociate), che continuarono ad essere chiamati con il nome arabo ”Atabal”, da cui deriva il termine francese ”timbales”.
Il modello grande, che rappresenta il vero progenitore dei Timpani sinfonici attuali, fu introdotto nei paesi dell’Europa occidentale solo nel XV secolo dagli ungheresi i quali, a loro volta, lo ereditarono dai turchi durante le varie occupazioni ottomane.
L’utilizzo dei timpani (solitamente suonati in coppia di due) dal 1500 fino al 1700 inoltrato, in Francia e in Germania fu strettamente riservato alle cerimonie dedicate ai sovrani, o ai loro diretti discendenti; tale regolamento, occasionalmente, poteva essere esteso anche in onore dei reggimenti che si erano distinti in battaglia per il loro valore.
Alla fine del XVIII secolo i Timpani fecero il loro esordio in orchestra, però con parti non completamente scritte. Probabilmente fu Joseph Haydn il primo compositore a fornire spartiti dettagliati per questi strumenti poichè, essendo stato lui stesso ”timpanista”, si premurò nelle sue annotazioni, di non omettere alcun particolare, al fine di una precisa esecuzione musicale.
Durante il periodo classico, salvo rare eccezioni, in orchestra non furono mai usati oltre un paio di Timpani, ma in quello successivo, durante il Romanticismo, con l’ampliamento degli organici strumentali, non fu raro vedere partiture con l’inserimento di tre o quattro timpani ed altrettanti esecutori.
Nel 1837, Hector Berlioz nella sua ” Grande messe des morts” arrivò ad inserire addirittura 16 timpani con 9 timpanisti; egli inoltre fu il primo compositore a chiedere l’utilizzo di mazzuoli a testa morbida, o di feltro, al posto di quelli normalmente impiegati , le cui teste, fatte di legno, avevano le dimensioni di un piccolo uovo.
Per quanto riguarda l’intonazione, a partire dalla metà del 1800, furono ideati nuovi sistemi detti ”ad accordatura rapida”, incentrati su un meccanismo azionato da un unico pedale o maniglia.
Nel sistema precedente, la tensione delle pelli avveniva mediante una serie di viti e tiranti, che l’esecutore doveva regolare uno ad uno con un’apposita chiave. Questo comportava un notevole impiego di tempo che rendeva difficile l’accordatura dello strumento, soprattutto quando la cosa si rendeva necessaria nel bel mezzo di un’ esecuzione.
Oggi, grazie alle moderne innovazioni apportate nel corso del 1900, con i Timpani è possibile effettuare ogni sorta di passaggio tecnico-melodico, permettendo ai compositori contemporanei di scrivere parti in cui sono inserite vere e proprie melodie, da eseguire anche all’unisono con altri strumenti di maggiore agilità tecnica, come sovente avviene nella musica d’avanguardia.
Struttura
I Timpani sono dei membranofoni a percussione in grado di emettere suoni determinati.
Costituiti da un fusto semisferico, sul quale viene tesa una membrana, essi rappresentano i principali strumenti a percussione dell’orchestra classico-moderna.
Quasi sempre suonati in copia, le loro parti sono: il fusto o caldaia, costruito generalmente in rame o in ottone, oggi lo strumento può essere facilmente reperibile anche in plexiglas o più raramente in acciaio o in alluminio.
Riguardo alla membrana, essa viene solitamente realizzata con la pelle d’asino o di vitello e trattata attraverso uno speciale procedimento di conciatura.
Da qualche tempo esistono anche membrane artificiali, realizzate in plastica o in naylon le quali, essendo meno sensibili ai cambiamenti atmosferici o alle variazioni di temperatura, mantengono l’intonazione più duratura e precisa, anche se, per contro, offrono una minore prestazione fonico-sonora di quelle naturali. Per la loro tensione, esistono oggi vari sistemi; quello preferito è detto ”a meccanismo di tensione centralizzato” o ”a macchina”, in cui l’intonazione della pelle avviene con l’utilizzo di una sola manovella, di un pedale, o attraverso la rotazione del fusto attorno a un perno filettato.
I timpani attualmente vengono costruiti in 6 taglie diverse:
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Nome |
Estensione |
Diametro |
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Basso |
Re1 - Si1 |
75 - 80 cm. |
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Grande (o in Sol) |
Mi1 - Do2 |
65 - 70 cm. |
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Piccolo (o in Do) |
La1 - Fa#2 |
60 - 65 cm. |
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Acuto (o in Fa ) |
Do2 - Sol#2 |
55 - 60 cm. |
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In Si |
Sol2 - Do3 |
45 - 50 cm. |
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Soprano |
La3 - Re4 |
20 - 30 cm. |
Tecnica
Collocati su dei cavalletti a tre piedi, i Timpani vengono disposti davanti all’esecutore o a semicerchio quando sono più di due, con la pelle leggermente inclinata verso di lui.
La percussione avviene per mezzo di due mazzuoli a testa sferica con un diametro di 3 - 4 cm., realizzati generalmente in cuoio, anche se possono essere utilizzati (a secondo del timbro che si vuole ottenere) lana, sughero, legno o caucciù.
La zona dove avviene la percussione è molto importante per la variazione dei timbri, i quali diventano sempre più secchi, man mano questa viene effettuata al centro del timpano, dove confuiscono i ”nodi”, in cui si annullano le vibrazioni.
Tra le varie tecniche, che sono alquanto variegate, esistono quelle a ”braccia parallele”, ”incrociate”, ”rulli” di diversi tipi ed infine la tecnica dei colpi ”smorzati” che avviene con l’appoggio del palmo di una mano sulla membrana, in modo da ”soffocare” al momento opportuno le vibrazioni.
Curiosità
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In Germania e in Francia, durante il periodo barocco, i vari suonatori arruolati negli eserciti venivano smistati in varie corporazioni. Ai reggimenti di cavalleria, formati da membri di famiglie nobiliari, venivano aggregati i timpanisti e i trombettieri, mentre a quelli di fanteria toccavano i pifferi e i tamburi svizzeri a tracolla.
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Alcuni studiosi hanno dimostrato che in molte composizioni musicali del periodo rinascimentale, ritenute scritte per sole trombe, in realtà venivano eseguite con lo accompagnamento dei Timpani, con le parti convenute verbalmente tra compositore ed esecutore.
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Gli unici due concerti di Timpani come strumento solista, sono stati composti da Franco Donatoni (Concertino per timpani, archi e ottoni - 1952 -) e da Walter Thärichen (Concerto per timpani e orchestra op. 34 - 1954 -)