(Tamburo; fr.tambour; ingl.drum; ted.Trommel)

Origini e diffusione

Largamente diffuso in Africa e in vari paesi esotici, il Tamburo venne impiegato in Europa, fin dai tempi dell’antica Grecia, nella musica popolare, per accompagnare le varie danze o nell’esercito per scopi militari.

Sebbene il Tamburo fosse conosciuto nel mondo romano come uno strumento di origine orientale e collegato al culto della dea Cibele, solo nell’alto medioevo, durante le crociate esso conobbe una vasta diffusione nei paesi di lingua latina con il nome di tabor, tabur, atabor, termini appartenenti all’antico francese provenzale e probabilmente derivati dal vocabolo ” tabĩl ” che designava il tamburo presso gli arabi.

A partire dal XV secolo, in Germania cominciò ad affermarsi un modello di Tamburo cilindrico, detto ”alla svizzera” o ”svizzero”, che veniva appeso sul fianco del suonatore tramite una cinghia di cuoio e suonato con un paio di bacchette; a quest’ultimo si aggiunse ben presto il grande tamburo basso o ”grancassa” percossa con un mazzuolo su entrambe le pelli.

Sempre in quest’epoca, ebbe origine anche la Cassa rullante, una specie di piccolo timpano che, portato alla cintura del battitore, produceva un suono ad intensità intermedia tra la grancassa e gli altri Tamburi.

Verso la metà del 1700, la Grancassa fu il primo Tamburo che esordì in orchestra grazie a Christoph Willibald Gluck e a Wolfgang Amadeus Mozart; mentre l’antico tamburo svizzero, apparve solo nel 1817, nell’opera ”la Gazza ladra” di Gioachino Rossini, non prima però di aver subito un rimpicciolimento, evolvendosi in un nuovo modello di Tamburo chiamato ”Cassa chiara”.

Durante il periodo Romantico e Tardo-Romantico, molti furono i compositori che utilizzarono i vari strumenti a percussione, appartenenti alla famiglia dei tamburi, per creare effetti di tipo militaresco. Lo fecero soprattutto Gaetano Donizetti (La fille du régiment 1836); Richard Wagner (Rienzi, 1840) e Giuseppe Verdi nella ” La forza del destino” (1862).

Dopo questo periodo, i tamburi diventarono dei componenti stabili nell’organico dell’orchestra sinfonica, grazie ai compositori del primo ’900 che si mostrarono sempre più propensi a valorizzare le loro composizioni attraverso elaborate componenti ritmiche, da affidare alle ”percussioni”.

Con l’avvento del jazz, i vari Tamburi trovarono un nuovo modo di essere impiegati.

Rielaborati nella forma, e raggruppati nella Batteria, essi sono stati determinanti per lo sviluppo di questo genere musicale e di tutti gli altri stili appartenenti alla musica leggera.

Struttura dei principali tamburi e tecnica di esecuzione

Grancassa

La grancassa o ”cassa grande” è il grande tamburo cilindrico impiegato nelle bande militari, nell’orchestra sinfonica e fino al 1915 - ’20 nei grossi organici di musica jazz.

Essa è costituita da un fusto di legno cilindrico vuoto, alto dai 35 ai 55 cm., il cui diametro varia dai 70cm. a un metro.

Sulle bocche del cilindro sono collocate due membrane di pelle animale o di materiale sintetico, tenute da un cerchio, la cui tensione è regolata mediante tiranti a vite.

Lo strumento, tenuto in posizione verticale con le pelli di lato, viene percosso da una parte sola con un mazzuolo a testa sferica di feltro, di pelle o di sughero; l’altra membrana, lasciata libera di vibrare ”per simpatia”, ha la sola funzione di potenziare l’intensità del suono.

La Grancassa solitamente viene sorretta dalle spalle dell’esecutore per mezzo di cinghie a bretella e tenuta appoggiata sul suo torace; il che permette ai gruppi bandistici di suonare in movimento.

Essa può anche venire posta su un cavalletto, o appoggiata a terra, e suonata per mezzo di un pedale.

grancassa
Grancassa (fr.grosse caisse; ingl.bass drum; ted.grosse Trommel)

Tamburino

Di origine medioevale, il tamburino è un piccolo tamburo cilindrico a 2 membrane, una delle quali (quella percossa), è attraversata da una corda di budello che, se viene tesa, conferisce allo strumento un suono secco, simile ad uno schiocco di frusta; quando la corda è allentata, si ottiene un suono somigliante a un ronzio, prolungato dalla risonanza della membrana stessa.

Di norma il Tamburino viene suonato appeso all’anca o al braccio dell’esecutore e battuto con una semplice bacchetta.

Da numerose testimonianze storiche, si apprende che per secoli questo strumento fu utilizzato simultaneamente con un flauto a becco dallo stesso esecutore; questo singolare impiego del Tamburino, accadeva soprattutto nel periodo rinascimentale e barocco, in occasione di feste e sagre popolari.

tamburino
Tamburino (fr.tambourin; ingl.tabor; ted.Tambourin)

 

Tamburello o tamburo basco

Si tratta di un Tamburo a cornice, con una sola membrana tesa su un sottile Cerchio di legno alto dai 6 agli 8 cm. e con un diametro di circa 30.

Lungo la circonferenza di questo telaio, oggi realizzato anche in metallo o in plastica dura, sono montate, alcune coppie di piattelli che si percuotono reciprocamente ad ogni agitazione dello strumento.

Il tamburello può essere suonato: con rapidi movimenti del polso, in modo da ottenere un suono prolungato dei soli piattelli; battendo con una mano o con le dita sul bordo del telaio o sulla membrana, in modo da produrre due effetti sovrapposti, una serie di colpi unitamente al tintinnio dei sonagli.

Questo strumento, di origini antichissime, era noto a tutte le civiltà mediterranee, mesopotamiche ed orientali, nelle quali venne concepito come strumento muliebre, da far utilizzare esclusivamente alle giovani fanciulle.

Nel Medioevo tuttavia, dopo una larga diffusione presso i romani, il Tamburello fu considerato uno strumento musicale a tutti gli effetti, fino al momento in cui, nel periodo tardo-rinascimentale, esso venne bandito dalla musica colta per sopravvivere come strumento popolare, soprattutto in Italia e in Spagna.

Nel 1700, prima della rivoluzione francese, per il Tamburello si verificò una lenta ma inequivocabile rivalutazione, dovuta agli ambienti aristocratici che cominciarono a considerarlo uno strumento ”da Salotto”. Poi, sempre in Francia, all’epoca della restaurazione, esso venne ammesso nella sezione percussioni delle Bande militari.

Durante il 1800, il Tamburello fece il suo esordio anche in orchestra sinfonica, nel teatro operistico (Ector Berlioz, Rimskij-Korsakov, Piotr Ilic Ciaikovsky), e agli inizi del ’900 nella musica moderna con Claude Debussy e Maurice Ravel.

Dopo questo fortunato periodo, per il Tamburello subentrò un rapido disinteresse. Attualmente viene impiegato quasi esclusivamente nelle danze folcloristiche di tradizione latina e per meglio evidenziare gli accenti deboli (levare) in alcuni brani di musica leggera.

tamburello
Tamburello (fr.tambour de Basque; Ingl.tambourine; ted.Tamburin)

 

Tamburo militare

L’origine del Tamburo militare risale al XV-XVI secolo, con la sua comparsa nelle bande musicali dei vari eserciti europei, contemporaneamente al flauto traverso e ai vari pifferi.

Questo modo di organizzare l’organico strumentale militare, risale ai ”lanzichenecchi” che lo diffusero anche in Italia, durante la loro occupazione, tristemente sfociata nel 1527 con il ”sacco di Roma”.

Il Tamburo militare ha una struttura cilindrica di legno, le cui dimensioni variano a seconda dei periodi nei quali venne impiegato. Agli inizi del ’500, questo strumento era ancora piuttosto piccolo, con altezza e diametro intorno ai 20-25 cm.; ma, già a partire dalla fine di questo secolo, dai vari dipinti (in particolar modo quelli fiamminghi) risulta che esso aveva una dimensione molto più grande, che poteva raggiungere gli 80 cm., (sia di altezza che di diametro) pur restando inalterato nella forma.

Lo strumento, oltre al fusto, è composto da due pelli tenute tese da corde incrociate; attraverso un laccio di cuoio scorrevole, è possibile aumentare la tensione delle pelli, la quale influisce direttamente sul timbro, cupo o chiaro del Tamburo.

A differenza del tamburino, da cui questo strumento deriva, il Tamburo militare possiede numerose corde di risonanza, collocate lungo la pelle inferiore, e nessuna sulla pelle da percuotere; ciò al fine di rendere più agevole l’utilizzo delle due bacchette con le quali si suona lo strumento.

Dalla metà del ’700 in poi, con l’introduzione del Tamburo ”alla turca” o ”grancassa”, nelle bande musicali, le dimensioni del tamburo militare si ridussero notevolmente, fino ad assumere quelle attuali, 40 cm.sia di diametro che di altezza.

I vari perfezionamenti effettuati nel sistema di tensione delle pelli, in cui le corde sono state sostituite da tiranti a vite, e l’abbandono della struttura in legno, in favore di quella di metallo o in materiale sintetico, per quanto riguarda il fusto, hanno permesso a questo strumento di entrare stabilmente nell’organico delle varie orchestre e dei gruppi bandistici attuali.

tamburo militare
Tamburo militare  (fr.caisse; ingl.side drum; ted.Landsknechts-Trommel)

Bongos

I Bongos sono una coppia di piccoli tamburi ad una pelle sola, ad intonazione differente, (in genere distante una quinta), le cui dimensioni solitamente non superano i 20 cm.

Originari dell’isola di cuba, essi si diffusero prima in Sud-America e in seguito nel mondo intero, con la valorizzazione e diffusione della musica prodotta in questi Paesi.

Agli inizi, essi venivano ricavati direttamente dai tronchi d’albero, poi, in tempi più recenti, furono realizzati con liste di legno lavorate e sagomate con il vapore. Oggi i Bongos sono costruiti anche in metallo, in materiale sintetico e con un sistema di tensione delle pelli per mezzo di viti a tirante.

I Bongos vengono suonati dai percussionisti quasi esclusivamente con le mani alterne, le cui dita servono a sviluppare la difficile tecnica del rullo.

Il loro suono, piuttosto acuto, si adatta perfettamente nel jazz e nell’accompagnamento delle danze sud-americane; in ambito classico-moderno, questi strumenti hanno fatto la loro prima apparizione nell’opera ”Ionisation” (per 13 percussioni, 1929) di Edgard Varese.

bongos
Bongos