La Batteria non è un singolo strumento, ma un insieme di percussioni suonate da un solo esecutore che, seduto su seggiolino (in genere di forma circolare con tre piedi), impegna tutti gli arti del corpo. Utilizzata con funzioni ritmiche nell’orchestra di musica leggera e soprattutto nei vari ”ensemble” di musica jazz, molto spesso alla Batteria vengono affidate anche parti solistiche (break) mentre gli altri componenti dell’orchestra sono in stato di pausa.

Lo strumento è composto da un numero variabile di ”pezzi”. A quelli considerati essenziali, come grancassa (bass-drum), rullante (snare-drum), charleston, tamburo muto(tom-tom), timpano (kettle-drum) e almeno 2 piatti (cymbals), possono essere aggiunti: un’altra cassa, un timpano, tre tamburi muti e un numero imprecisato di piatti di ogni foggia e dimensione, più tutta una serie di accessori (campanacci, campanelli, cimbali, gong, wood-block, nacchere, triangoli ecc.) che rendono l’operato del batterista fantasioso e ricco di sonorità ritmiche.
La grancassa (denominata comunemente ”cassa”), è un cilindro vuoto di legno, sulle cui ”bocche” vengono tese, per mezzo di coperchi e di tiranti, due membrane, oggi fatte esclusivamente di materiale sintetico. Quella interna viene percossa con un battacchio di feltro o di altro materiale morbido, azionato dal piede dell’esecutore per mezzo di un pedale provvisto di una molla di ritorno.
Il compito della grancassa, in genere, è quello di evidenziare i tempi forti della battuta (battere).
I tempi deboli (levare), sono eseguiti invece con l’altro piede, attraverso il charleston: un dispositivo costituito da un cavalletto ad asta, sul quale sono situati due piatti quasi uguali e sovrapposti con un diametro di circa 30-35 cm. Il piatto alla base del charleston è fisso, mentre l’altro, montato su una bacchetta scorrevole di metallo gli sbatte contro, grazie all’azione di un pedale.
Gli altri pezzi fissi della Batteria sono costituiti dai vari tamburi già citati e costruiti con lo stesso principio della grancassa.
Tra questi, c’è il rullante che, nella parte sottostante, presenta una retina di metallo (comunemente chiamata ”sordina”). Quando questa, tramite una levetta viene a contatto con la membrana vicina, realizzata appositamente in plexiglass, conferisce al rullante, importante componente della batteria, una sonorità più metallica e prolungata.
I pezzi mobili di questo strumento, costituiti soprattutto dai piatti (sospesi da aste munite di tre piedi), sono reperibili in commercio di tutte le specie, per soddisfare ogni esigenza sonora. Da quelli di piccolo diametro (splash) a quelli grandi di forma con bordi rovesciati (modello china) che ricordano il suono del gong, oltre a quelli tradizionali, disponibili anche forati e muniti di piccoli chiodi a doppia testa, che servono a prolungare il suono.
Il metallo utilizzato per la realizzazione di quelli di maggior pregio, è costituito da una lega a base di rame, stagno e metalli semipreziosi, la cui composizione e percentuali, in genere non vengono dichiarate dalle case costruttrici.
L’esecutore (il batterista), non suona la batteria direttamente con le mani, ma si avvale di accessori come le bacchette di legno (tenero ed elastico lavorato al tornio), la cui lunghezza e sezione possono assumere varie misure, e sono scelte secondo il criterio del batterista.
Un altro importante accessorio sono le cosidette ”spazzole”, formate da un piccolo ventaglio di filamenti in metallo, terminanti con un’impugnatura. Quando vengono strofinate sulla membrana del rullante, o utilizzate per percuotere gli altri ”pezzi” dello strumento, si possono ottenere effetti ritmici delicati e soffusi.
Anche i mazzuoli di feltro o di lana sono impiegati per suonare alcuni componenti della batteria, specialmente quando si devono eseguire le ”rullate” sul timpano o sui vari piatti.
Nata nella musica jazz intorno al 1910, quando i suonatori di ”bass-drum and double-cymbals” (grancassa e piatti) furono sostituiti da un unico suonatore di batteria, (al tempo delle varie ”Relissance - band) questo strumento annovera tra i primi suoi esecutori Baby Dodds, Zutty Singleton e il grande Gene Krupa. Nei tempi più recenti si ricordano Elvin Jones, ”Philly ” Joe” Jones, Bernard “buddy” Rich, Joe Morello e Max Roach e tra quelli contemporanei, il grande Tony Williams, Peter Eskine, Billy Cobham, Steve Gadd , Vinnie Colajuta, Dave Welch e Jack DeJohnette.