Charles Edward Ives
Charles Edward Ives (Danbury - USA- 20 Ott.1874 - New York 19 Mag. 1954)

Compositore e Pianista.
Alieno al genere operistico, Ives appartenne a quei compositori che misero in primo piano la valorizzazione musicale del proprio Paese, attraverso forme strumentali appartenenti al genere sinfonico e cameristico. Anche nel folclore americano non risparmiò energie; lo testimonia l'enorme successo - di pubblico e di critica - delle sue opere ramificate in ogni genere e stile.


Discendente da una famiglia inglese, i cui avi avevano contribuito alla fondazione degli Stati Uniti, Charles Edward Ives nacque a Danbury (Connecticut) il 20 ottobre 1874. Suo padre George, uomo aperto a molteplici interessi, oltre essere a capo della Banda cittadina, era anche un accanito sperimentatore che coinvolgeva, con i suoi stravaganti arrangiamenti, l'intera attività musicale del paese, e, in certe occasioni, persino i membri della propria famiglia. E' dunque facile immaginare che “Charly” fu avviato prestissimo allo studio della musica e al conseguente apprendimento di vari strumenti, come il violino, l'organo, il pianoforte, la cornetta e il tamburo, che suonò, fin dalla tenera età, nell'organico bandistico diretto dal perseverante genitore.

All'età di tredici anni, Ives prestò servizio, in qualità di organista, nella Chiesa Battista del luogo ed iniziò a scrivere i suoi primi lavori, improntati allo stile dei grandi maestri barocchi (soprattutto di Händel), ma che, tuttavia, già possedevano una spiccata originalità compositiva.

Nel 1894, anno della morte di suo padre, Charles Edward Ives entrò alla Yale University e si iscrisse ai Corsi di Composizione tenuti da Orazio William Parker, uno dei più stimati musicisti americani di quel tempo. Fin dagli inizi, tra il giovane Ives e l'accademico Parker si venne a creare un'incolmabile divergenza di opinioni musicali: non si trattò di un semplice scontro generazionale, bensì di due modi diametralmente opposti di concepire il senso costruttivo di un'opera.

Se all'università Ives dovette tener a freno la sua indole di sperimentatore ed adeguarsi alla metodologia classica imposta da Parker, altrettanto non si può dire per le composizioni realizzate fuori dall'ambito scolastico: il suo primo Quartetto per archi, From the Salvation Army, del 1896, resta un esempio illuminante della musica progressista ivesiana. Terminati gli studi nel 1898, anziché intraprendere la carriera di musicista professionista, Ives trovò impiego, come agente assicurativo, alla “Mutual Life Insurance Company” di New York, mantenendo, tuttavia, il servizio liturgico in qualità di organista e maestro di coro, alla Central Presbiterian Church della città.

Questo fu un periodo cruciale per la vita e l'arte di Ives, un arco di tempo durato un ventennio (1898-1918), in cui il musicista americano, rimasto isolato dal panorama artistico a lui contemporaneo, si disinteressò totalmente delle nuove correnti e dei compositori che stavano emergendo in quegli anni. Nel 1907 Ives aprì, con Julian Myrick, un'agenzia di assicurazioni e, nel Giugno dell'anno successivo, sposò Harmony Twichell, poetessa dilettante, autrice di parecchi testi che servirono da spunto per alcune composizioni del marito. Ives, infatti, pur avendo rinunciato a far parte della vita musicale americana, continuò a dedicarsi all'attività compositiva in totale solitudine. Questo gli permise di inseguire il suo desiderio di libertà inventiva, completamente affrancata da ogni modello estraneo alla propria sensibilità. Se la Sinfonia n.1, terminata nel 1898, era ancora debitrice della tradizione germanica, ereditata dagli insegnamenti di Parker, la “Seconda” (1900-1902) assunse quei connotati caratteristici del sinfonismo ivesiano, ricco di ardite innovazioni formali, mirate a dissacrare la concezione stessa della sinfonia tradizionale.

Il 1906 fu estremamente prolifico per il compositore americano. E' l'anno in cui egli scrisse la sua composizione più nota: The Unanswered Question (La domanda senza risposta), in origine sottotitolata “A Cosmic Landscape” (Un paesaggio cosmico). Composto per un organico abbastanza insolito (1 tromba, 4 flauti e quartetto d'archi) questo lavoro aprì definitivamente il periodo fecondo della sperimentazione di Ives. Nello stesso anno nacquero Hallowe'en, brano cameristico per quartetto d'archi e pf. e Central Park in the Dark, per orch. da camera, composizioni nelle quali prese avvio l'intenzione di investire la musica di concezioni idealistiche premeditate.

Nel decennio successivo (1906-1916), la Sperimentazione e la costante Ricerca di innovazioni, cedettero il passo a lavori di ampio respiro sinfonico-corale, che assicureranno a Ives un posto di grande rilievo nella Storia musicale del Novecento. Per quattro anni (1909-1913), egli lavorò intensamente a quel grandioso affresco musicale intitolato New England Holydays, ispirato alle due più popolari feste americane: il “Decoration Day” e quella del 4 luglio. Per rappresentare questo straordinario lavoro, noto anche come “Holydays Symphony”, Ives si avvalse di due direttori d'orchestra, in quanto nell'organico strumentale vennero incluse 7 “sezioni percussive” che, nell'ultimo movimento, dovevano eseguire, simultaneamente, 13 schemi ritmici diversi, creando, in tal modo, un tumultuoso vortice poliritmico finale.

A questo periodo, appartengono anche la Sinfonia n. 3 The Camp Meeting, abbozzata nel 1904 e revisionata tra il 1909 e il 1911; la Sinfonia n.4, completata nel 1916: quest'ultima rappresentò il coronamento dell'attività musicale per grande orchestra di Ives e, ancora oggi, è una delle composizioni più avanzate e significative del XX secolo.

Accanto a queste mastodontiche realizzazioni sinfoniche, nello stesso decennio, apparve un rilevante numero di lavori solistici e per piccolo organico strumentale, veri e propri "banchi di prova" per le arditezze armoniche e strutturali del musicista statunitense. Tra essi viene ricordato un microcosmo di “pezzi” per pianoforte, il Trio per vl., vcl e pf. del 1911; Over the Pavements (Sopra i marciapiedi), Scherzo cameristico per fl. picc., cl., fag., tr., 3 trb., pf. e percuss. (1913).

Nel 1918, Ives fu colto da una crisi cardiaca che ridusse drasticamente questa rigogliosa vena creativa, andatasi via via esaurendo nella prima metà degli anni '20.

Nel frattempo egli curò la pubblicazione degli Essays before a Sonata, una sorta di compendio della sua filosofia ed estetica trascendentale, che il compositore trasformò in una appendice letteraria, aggiunta alla Concord Sonata per pf. (1921); seguirono poi i famosi 114 Songs (1922), un'antologia che riassume buona parte dei “Song” scritti fin dagli anni dell'adolescenza, una vera e propria summa di composizioni originali, molto spesso trascritte per voce e pf., per v. e piccoli organici strumentali, per v. e orch., o per sola orchestra. Nel 1927, l'incontro con il compositore, teorico musicale, impresario e pianista Henry Cowell, segnò una tappa decisiva per la carriera di Ives. Tramite Cowell, venne organizzata una serie di concerti di musiche ivesiane, che si svolsero sia negli Stati Uniti che in Europa, sotto l'egida della “Pan American Association of Composers”, la quale affidò la direzione di queste tournée al maestro russo, naturaliz. Americano, Nicolas Slonimsky. Altrettanto importante per Ives fu la partecipazione, nell'aprile del 1932, al “Primo Festival di Musica contemporanea americana”, organizzato dalla “League of Composers” presso la Fondazione artistica Yaddo di New York. In quell'occasione, Ives ottenne un tale successo che alcuni giovani compositori presenti al “Festival” lo elessero capo carismatico dello “Young Composers Group”, di cui fecero parte le avanguardie più agguerrite del panorama musicale americano.

Nonostante questo lusinghiero riconoscimento e l'acquisita notorietà, che diede inizio ad una autentica “Ives Renaissance”, il maestro non produsse più nulla, salvo attivarsi soltanto per completare alcuni lavori già iniziati, come Three Quarter Tone; Tone Piano Pieces per due pf. e il “Song” A Sea Dirge.

Nel 1947 Ives vinse il Premio Pulitzer per l'esecuzione integrale della sua “Terza Sinfonia” e, nel 1954, l'Università di Yale gli offrì il titolo onorario di “Doctor of Music”, che, tuttavia, secondo il regolamento, non potè essere assegnato in quanto egli, date le condizioni di salute, non era presente alla cerimonia del conferimento.

Charles Edward Ives morì il 19 maggio di quell'anno al “Roosvelt Hospital di New York, in seguito a complicanze dovute ad un intervento chirurgico di ernia.

Profondo cultore del patrimonio musicale popolare americano, Ives occupa un posto di assoluto rilievo nella Storia della Musica del Novecento, grazie ad un linguaggio del tutto personale, certamente dovuto alla sua indole artistica ma, ancor più, al volontario isolamento artistico trascorso per gran parte della vita. Fino agli anni '30-'40, egli ignorò l'operato di Schoenberg, di Stravinskij, di Bartók, di Debussy, di molti esponenti di correnti e movimenti che animavano la scena musicale europea; eppure Ives, con il suo intuito geniale, seppe addirittura anticipare le tecniche espressive e compositive delle cosiddette “Avanguardie storiche” del suo tempo.

Nella musica di questo eclettico compositore, sembra che tutto converga verso un'unica intenzione creativa: quella della sperimentazione, attraverso l'utilizzo di ogni prassi compositiva e di ogni struttura ritmica, ivi comprese quelle della tradizione classica.

Nelle sue opere convivono le più disparate esperienze musicali, le acquisizioni più avanzate della musica moderna, ivi compresa la Dodecafonia, ancor prima che Schoenberg ne ufficializzasse il "Metodo" (una serie di dodici suoni appare già nel Salmo XXV, scritto nel 1899). Lo spunto creativo di Ives, indifferente ad ogni speculazione artistica, ricavò le proprie ispirazioni da stili e generi diversissimi tra loro, passando, con grande disinvoltura, dalla musica rurale e cittadina americana a quella “colta” di estrazione europea, da quella “bandistica” al nascente jazz.

La produzione di Ives, considerato il tempo dedicatole, è copiosa e soltanto il genere operistico ne resta escluso. Per grande orch., egli scrisse 4 Sinfonie, oltre alla già citata “New England Holidays”; per orch. da camera, esiste un rilevante numero di realizzazioni (marce, ragtime, sets), alcune delle quali rimaste incompiute. La musica da camera, quella per pf. e organo costituiscono il vero “corpus” della produzione ivesiana. Esse comprendono sonate per pf. e vari strum., preludi, trii, quartetti, studi, marce, ragtime, variazioni e fughe. Anche la musica vocale è di notevoli proporzioni e si diversifica nel genere sacro e profano: al primo appartengono vari salmi, preghiere e parti di Messa, al secondo, una parte più consistente composta da una nutrita raccolta di “Song”.