Compositore, Pianista, Organista ed Organizzatore della Musica in Vaticano durante il Ponteficato di Pio XII.
Don Lorenzo Perosi fu senza dubbio il più prolifico compositore di musica sacra dell'intera Storia musicale.
La sua produzione è monumentale e, all'interno di essa, convivono brani intrisi di intensa Spiritualità. Anche la musica profana - sia sinfonica che vocale - stimolò il suo innato spirito innovativo che coltivò sempre con costante determinazione.
(don L. Pier Luigi)
Appartenente ad una famiglia lodigiana di lunga tradizione musicale, Lorenzo Perosi nacque a Tortona (prov. di Alessandria) il 21 dicembre 1872.
Suo padre Giuseppe, organista e maestro di cappella del Duomo cittadino, aveva sposato Carolina Bernardi, dalla quale ebbe sei figli, tra cui Carlo, che, il 21 giugno 1926, venne nominato Cardinale da Papa Pio XI.
Tornando alla famiglia di Giuseppe Perosi, sia i tre figli maschi (Lorenzo, Carlo e Marziano) che le tre sorelle (Pia, Felicina e Maria), fin dalla più tenera età, si impegnarono nello studio musicale sotto la guida del solerte genitore, al punto da formare un “Ensemble” strumentale e un piccolo coro per il Servizio liturgico nelle chiese del circondario.
Negli anni 1883-85, tra Lorenzo Perosi e il coetaneo, quasi concittadino, Luigi Orione, beatificato nell'ottobre 1980 da Papa Giovanni Paolo II, si instaurò una fraterna amicizia, nata in quanto essi cantarono nella stessa Corale fino alla fisiologica muta della voce. Nel Giugno del 1888, Giuseppe Perosi e il figlio Lorenzo chiesero un'udienza privata a Papa Leone XIII e una benedizione speciale che confortasse il cammino del giovane sul versante musicale religioso. Il Pontefice acconsentì e Lorenzo, ispirato, scrisse le sue prime cinque Composizioni di Carattere sacro, tra le quali il Mottetto per la festa di S. Luigi, eseguito il 3 luglio 1892 all'inaugurazione del primo Oratorio di don Luigi Orione.
Prima di questo evento, i due avevano già convissuto a Tortona: Lorenzo come studente e Luigi in qualità di chierico. Questo comune soggiorno durò circa un anno. Poi si separarono: Orione entrò in seminario e Perosi si iscrisse al Conservatorio di Milano per studiare con il celebre didatta Michele Saladino. Sempre più attratto dalla fede religiosa, Lorenzo, che fin dal 1887 era divenuto terziario francescano nell'Ordine di Padre Gaetano da Lobbi, iniziò una serie di permanenze nella famosa Abbazia benedettina di Montecassino per approfondire i propri studi sul Canto gregoriano. L'interesse per la musica sacra costrinse Perosi a disertare le lezioni al Conservatorio. Tuttavia, grazie alla disponibilità di Saladino, egli poté continuare gli studi di Composizione per corrispondenza. Grazie all'assiduo impegno nel genere sacro-liturgico, nel 1890, Lorenzo, nonostante la giovane età, fu nominato Organista e Maestro di cappella dell'Abbazia di Montecassino, incarico che, tuttavia, non gli impedì di diplomarsi al Conservatorio di Milano.
Il forte desiderio di perfezionarsi nella musica sacra indusse Perosi a recarsi nella città bavarese di Regensburg (Ratisbona) dove, nel 1893, studiò con il Presbitero e musicologo Franz Xaver Hablerl e il compositore Michael Haller.
Lasciata Montecassino per motivi di salute, dal novembre 1893 all'agosto 1894 Perosi fu maestro di coro nella Basilica di Imola, città nella quale iniziò a pubblicare le sue prime composizioni e, il 26 aprile 1894, ricevette la tonsura, abbracciando così la vita clericale. Nell'estate dello stesso anno Lorenzo visitò le famose Abbazie benedettine francesi di Beuron e di Solesmes: quest'ultima il più importante Centro di Studi gregoriani. Qui Perosi ebbe l'occasione di conoscere e studiare con Dom Joseph Pothier e Dom Andre Mocquerau, i massimi esperti sul Canto cristiano d'Occidente. Tornato a Imola in Novembre, per volontà del Cardinale Giuseppe Sarto, già vescovo di Mantova e neo-nominato Patriarca di Venezia, Lorenzo Perosi ottenne il prestigioso incarico di direttore musicale della Basilica di San Marco. Quindi, nel mese di settembre del 1895, fu ordinato sacerdote. Le composizioni scritte nella città lagunare diedero forma e definitiva identità alla musica di questo ministro di Dio.
Dopo l'imponente Missa in Honorem Ss Gervasii et Protasii, per voci miste e organo (1895), nel breve arco di un anno vennero alla luce altre tre Messe: Te Deum Laudamus, per coro a due voci e organo; Missa Eucharistica, per coro a quattro voci miste e organo; la Missa Pontificalis Prima, per coro a quattro voci miste e organo, scritte nel 1897. La risonanza ottenuta da queste composizioni giunse a Roma e, per riconoscenza, Papa Leone XIII lo nominò direttore perpetuo aggiunto della Cappella Sistina di (15 dic. 1898), lasciandolo, tuttavia, libero di conservare il proprio incarico direttoriale nella Basilica marciana. La frenetica attività che, per alcuni anni, obbligò Perosi a fare la spola tra Roma e Venezia, non gli impedì di realizzare altri capolavori, il cui successo gli procurò un'improvvisa notorietà.
Inaspettatamente, la fama sopraggiunse nel 1897 in campo oratoriale con la cantata in stile bachiano In Coena Domini, scritta per il congresso eucaristico di Venezia e che costituirà la Prima parte della successiva Trilogia sacra oratoriale La Passione di N.S. Gesù Cristo secondo S. Marco, rappresentata a Milano in occasione del Congresso pontificio, svoltosi in Santa Maria delle Grazie.
Altri Oratori furono scritti in rapida successione. Mentre prestava ancora servizio a Venezia, infatti, Perosi scrisse La Trasfigurazione di N.S. Gesù Cristo (1898), La Risurrezione di Lazzaro (ivi), La Risurrezione di Cristo (ivi). Giunto a Roma, preceduto dal successo dei suoi lavori, Perosi godette della stima di grandi compositori italiani e stranieri, quali Mascagni, Puccini, Leoncavallo, Boito, il francese Jules Massenet, il boemo Leóš Janáček ed altri ancora.
Sotto il Pontificato di Leone XIII, la produzione di Musica sacra continuò con rinnovato vigore. Tra il 1899 e il 1903, dalla penna di Perosi scaturirono gli Oratori Il Natale del Redentore (1899) e la Missa Benedicamus Domino (ivi). Il 2 marzo 1899 “La Risurrezione di Cristo” venne rappresentata a Parigi (Cirque d'Eté des Champs Elisée) e questo valse all'illustre religioso la nomina di Cavaliere della Legione d'Onore. Un mese dopo, a Berlino, grandi ovazioni furono riservate alla “Passione secondo S. Marco” e, il 22 aprile, Arturo Toscanini diresse alla “Scala” di Milano “La Risurrezione di Cristo”. Tornato in Italia dopo i trionfi riportati a Vienna, a New York, e a Buenos Aires con l'Oratorio “La Risurrezione di Lazzaro”, Perosi diresse la prima assoluta del “Natale del Redentore” nel Duomo di Como, in memoria di Alessandro Volta (12 sett. 1899).
All'inizio del nuovo secolo, la Produzione perosiana continuò con L'entrata di Cristo in Gerusalemme (1900), La strage degli innocenti (ivi) e il poema sinf. Mosè, per soli e coro, strutturato in un prologo e tre parti, su testo tratto dall'”Esodo” da Agostino Cameroni e Antonio Paolo Croci. L'esecuzione della “Prima” fu affidata ad Arturo Toscanini e si svolse con esito trionfale al Salone Perosi (Milano, 16 nov. 1901).
In occasione del 22° anniversario del Pontificato di Leone XIII, il 4 marzo 1900 venne eseguita, nella Cappella Sistina, la “Missa Sine Domine” di Palestrina, sotto la direzione del compositore tortonese che compose, per l'occasione, il celebre Mottetto Tu es Petrus, da allora eseguito ad ogni entrata di un Pontefice nella Basilica vaticana.
Nel 1903, alla morte di Leone XIII (20 luglio), venne eletto Papa il Patriarca di Venezia Giuseppe Sarto (4 agosto) che diventò 257° Vescovo di Roma con il nome di Pio X.
L'imponente organizzazione musicale per le Esequie di Leone XIII (27 luglio) e per l'Insediamento del nuovo Pontefice (9 agosto) fu sostenuta unicamente da Perosi, in quanto, già dall'anno precedente, era stato nominato “Direttore perpetuo unico” al posto di Domenico Mustafà. Per la Cerimonia funebre di Leone XIII, il neo-incaricato scrisse e diresse la Messa grande di Requiem e, per l'insediamento di Pio X, condusse la “Missa Sine Nomine” di Palestrina e il proprio Mottetto a otto voci Oremus pro Pontefice. In quei febbrili giorni ripresero i contatti tra Lorenzo e don Orione, giunto a Roma per partecipare ad entrambe le cerimonie. Il 23 agosto i due amici erano già impegnati alla realizzazione di un Periodico mensile intitolato “La Madonna”, in occasione del 45° Anniversario della “Prima apparizione” a Lourdes.
Nonostante la notorietà e la stima riconosciuta dal Mondo ecclesiastico e musicale romano, Perosi faticò ad adattarsi nell'ambiente capitolino. Più volte il Compositore aveva confidato questo incomprensibile disagio all'amico don Orione, il quale si attivò presso la Santa Sede affinché predisponesse l'avvicinamento del fratello don Carlo Perosi a Roma. Per qualche tempo le cose parvero volgersi al meglio. La Missa Sancti Gregorii I Papae, (ded. a don Orione in segno di gratitudine, 1904), e l'Oratorio Il giudizio universale (su libr. di Giulio Salvatori, Piero Miscatelli e proprio, 1904) sono fulgidi esempi di una immutata e feconda Vena creativa, nonostante l'insorgenza dei primi sintomi di disturbi nervosi che affliggeranno il compositore tortonese negli anni a venire.
Nonostante il deperimento fisico e morale, l'attività perosiana si esplicò in varie direzioni. Dopo aver istituito in Vaticano una Scuola di canto per fanciulli (Schola Puerorum) ed essersi occupato di opere di carità, nella primavera del 1904 Perosi si recò a Monaco di Baviera e a Varsavia. In queste città diresse con grande successo il proprio Stabat Mater; quindi, tornato a Roma, ebbe luogo la “Prima” del Poema sinfonico-vocale Il Giudizio Universale (T. Costanzi, 9 aprile).
Negli anni a seguire, alcuni avvenimenti nefasti portarono il religioso musicista alle soglie della pazzia. Nel 1906, il giornale “Dibattimenti” attaccò aspramente la conduzione musicale della Cappella Sistina. A tali critiche si aggiunse il fallimento dell'istituzione “Salone Perosi” per effetto del quale, oltre a subire un notevole danno economico, il compositore tortonese, temendo ripercussioni giudiziarie, evitò di comparire in pubblico per alcuni mesi; quindi espatriò. Dopo aver trascorso un anno in Polonia con la speranza di ristabilirsi, nel novembre 1908 la morte del padre provocò in Perosi un grave deperimento psico-fisico. Determinato a distruggere tutte le sue Opere, venne fermato in extremis da amici che, su consiglio dei medici, lo convinsero a trascorrere un periodo di assoluto riposo a Bandino, presso Firenze. Nella pace di quei luoghi, don Lorenzo riuscì a ristabilirsi e si cimentò nella composizione di un'opera lirica basata sulla nota vicenda shakespeariana “Romeo e Giulietta”, su libretto “I Capuleti e i Montecchi”, che Felice Romani aveva scritto per Vincenzo Bellini. Il progetto tuttavia non ebbe seguito.
I miglioramenti di salute permisero a Perosi di riprendere anche l'attività direttoriale. Dal 1910 al 1912 fu attivo in Italia e all'estero: a Napoli, con l'Oratorio In patris memoriam (T. San Carlo, 10 magg. 1910), quindi a Roma, dove diresse due Concerti al T. Augusteo (9 genn. 1911), ed ancora a Parigi, città nella quale, durante la Settimana Santa del 1912, mise in scena i suoi due ultimi Oratori “In patris memoriam” e Transitus animae. Durante il viaggio di ritorno, Perosi iniziò la stesura dell'Oratorio per soli, coro e orch. Vespertina oratio, portato a termine nel volgere di un mese, ma rappresentato soltanto nel 1928.
Giunto in Italia, ritemprato dai successi d'Oltralpe, Perosi compose e fece debuttare l'Oratorio Le sette parole di N.S. Gesù Cristo sulla Croce (Verona, chiesa di S. Stefano 2 giu. 1913). Logorato dall'impegno e dal nuovo insorgere dei disturbi psichici, ancora una volta pensò di distruggere le proprie composizioni, ritenendole inutili e sorpassate. Nonostante fosse affetto da una grave forma di paranoia (secondo la diagnosi del Prof. Giovanni Mingazzini), Perosi si attivò per diffondere la musica del fratello Marziano e, per quanto gli fu possibile, continuò a comporre e a dirigere l'attività musicale della Cappella Sistina. Il 20 agosto 1914 morì Pio X, il pontefice che ebbe su Lorenzo una grande ascendenza. Al suo successore Cardinale Giacomo Dalla Chiesa, incoronato con il nome di Benedetto XV, Perosi dedicò l'Oratorio In diebus tribulationis (1916), scritto in uno stato d'animo profondamente turbato dalla guerra.
Dopo due anni di alternanza dello stato di salute, nel 1918 Perosi lasciò le mansioni della Cappella Sistina, che vennero assunte dal fratello Marziano, coadiuvato da Monsignor Raffaele Casimiri.
Oramai Perosi era diventato un "Caso". In un momento di parziale miglioramento, nel 1920 il compositore tortonese chiese udienza a Padre De Santis per ottenere il reintegro del proprio ruolo in Vaticano. Non avendo ottenuto un nulla di fatto, il musicista si dedicò alla Filosofia e alla Teologia, studiando Platone, Aristotele, Agostino di Ippona, Tommaso d'Aquino, le idee riformiste di Martin Lutero e di Giovanni Calvino.
Nel maggio del 1922, la morte della madre peggiorò il suo già precario stato di salute al punto che si rese necessaria l'interdizione, con una sentenza emessa dal tribunale di Roma. Nel vano tentativo di confortarlo, in questo nefasto periodo Perosi fu nominato Accademico di Santa Cecilia. Tuttavia, i continui attacchi di paranoia lo danneggiarono profondamente e sfociarono nell'ennesima volontà di distruggere i propri lavori.
Nei momenti di maggior equilibrio psicologico, egli continuò nell'attività compositiva e direttoriale. Il 6 ottobre 1923 nella Chiesa di S. Venanzio di Fabriano, diresse la “Passione di Cristo secondo S. Marco” e il nuovo Salmo Quare fremerunt (tratto dagli 11 salmi davidici), che volle dedicare alla memoria della madre.
In preda a nuovi attacchi paranoici, Perosi iniziò un regime strettamente vegetariano, adottò un personale modo di scrittura, modificando la propria firma in “Pietro Piolti il vegetariano” e divenne un acceso sostenitore di una radicale modifica del calendario.
Nella speranza che un cambiamento di residenza potesse giovargli, Perosi fu accolto nel Collegio “Pergolesi” di Jesi, un soggiorno che durò qualche settimana, in quanto, non riuscendo ad ambientarsi, egli volle tornare a Roma. Giunto nella Capitale, il maestro si lasciò convincere dall'amico Alberto Garlasco di recarsi a Londra, dove le terapie in campo neurologico avevano compiuto notevoli progressi.
Tornato in patria, Perosi venne nominato da Vittorio Emanuele III Commendatore dell'Ordine della Corona d'Italia. La morte di Giacomo Puccini (29 nov.1924), oltre a destare profonda amarezza nel panorama artistico internazionale, influì profondamente nell'animo del musicista religioso, che avvertì l'urgenza di comporre una Messa di Requiem in memoria del grande operista lucchese. Il lavoro venne diretto dall'autore stesso nella chiesa romana di Santa Maria degli Angeli, alla presenza della Famiglia reale e dei massimi rappresentanti del Governo (19 genn. 1925).
Il 21 dicembre 1926, la nomina a Cardinale del fratello Carlo e la proposta di Gabriele D'Annunzio di collaborare ad un progetto operistico risollevarono Lorenzo Perosi dal suo stato di squilibrio mentale al punto di sperare in una definitiva guarigione. Iniziò, così, un periodo di lenta, ma incessante ripresa psicologica, che portò il religioso a riprendere con fiducia l'attività compositiva. Dopo aver abbozzato una “Liturgia Ekklesiae Romanae Reformata” ed aver scritto di getto i 10 Quartetti per archi, nell'ottobre del 1928 Pio XI lo rinominò direttore musicale perpetuo della Cappella Sistina, nonostante Perosi avesse raggiunto i 55 anni, l'età massima imposta dal regolamento. Il successo della prima rappresentazione del già citato Oratorio “Vesperina oratio”, sotto la direzione di Bernardino Molinari (Roma, T. Augusteo 5 dic. 1928), infuse nuova linfa creativa al compositore tortonese che, in pochi mesi, scrisse un nuovo Oratorio, Il sogno interpretato, al quale fecero seguito altri 6 Quartetti per archi, dedicati a se stesso con l'originale dicitura sul frontespizio “A Lorenzo Perosi junior vegetariano”.
Il 22 febbraio 1930, la morte del fratello Cardinale Carlo, assessore del Santo Ufficio, mise in apprensione amici e parenti su una possibile ricaduta del maestro nella malattia. Nonostante l'immenso dolore, Perosi si gettò a capofitto nel lavoro, realizzando alla memoria del congiunto 4 Quintetti per archi e pf. di struggente bellezza, recanti la dedica “Tristezza infinita per la morte del Fratello Kardinale", (già da tempo, il maestro aveva sostituito la lettera C con la K nel proprio modo di scrivere). Nell'anno in corso, lo scoramento dovuto al grave lutto familiare fu mitigato da alcuni avvenimenti positivi. Il 23 ottobre gli venne revocato il Decreto di interdizione e, dopo essersi trasferito con le sorelle a Palazzo del Santo Ufficio nell'appartamento già abitato dal fratello, Lorenzo acquisì la cittadinanza vaticana. Poche settimane prima, su proposta di Pietro Mascagni, di Umberto Giordano e di Guglielmo Marconi, il Ministero della Cultura nominò Perosi "Accademico d'Italia".
Ritemprato nel fisico e nello spirito, seguì un ventennio ricco di successi e di proficua vena creativa, che si può definire il Periodo della Rinascita perosiana.
Il 29 marzo 1931, sotto la direzione di B. Molinari, l'Oratorio In Fratis Memoriam ottenne uno strepitoso successo al T. Augusteo di Roma; tra il pubblico, oltre a varie personalità, era presente Mons. Girbeau, vescovo di Montpellier che, il mese successivo, lo nominò Canonico onorario della propria Diocesi. Ottenuta la nomina di Prelato domestico da Pio XI (ott. 1932) per l'Anno Santo, anniversario della Redenzione (1933), Perosi scrisse e diresse in Cappella Sistina il Mottetto Adoremus Te, la Missa Redempionis e un Te Deum a 8 voci.
Seguì un felice periodo ricco di riconoscimenti artistici, come lo strepitoso successo riportato a Venezia, quando fu eseguito l'Oratorio “La Risurrezione di Cristo”, diretto da Gino Marinuzzi (Piazza S. Marco, 12 lug. 1936). Stessa accoglienza fu riservata all'Oratorio “Il sogno interpretato”, diretto al Teatro di San Remo dallo stesso autore il 1 apr. 1937. Il giorno di Natale dello stesso anno, Radio Vaticano trasmise l'esecuzione in diretta della nuova Cantata pastorale perosiana Natalitia, condotta dall'autore e magistralmente interpretata dal tenore Beniamino Gigli.
Nel 1938 il maestro venne nominato Socio onorario dell'Accademia per le Arti e Lettere di Siena, un riconoscimento atteso da parecchio tempo, nulla in confronto alla Concessione papale di poter celebrare Messa il primo Venerdì del mese. Il 20 luglio, per la Solenne Celebrazione funebre dell'amico Guglielmo Marconi, Perosi diresse una “Assoluzione” a 4 voci e la stessa “Messa a 6 voci”, eseguita, trentacinque anni prima, ai Funerali di Papa Leone XIII.
L'anno dopo, alla morte di Pio XI (10 febb.1939), successe al Seggio di S. Pietro il Cardinale Eugenio Pacelli, che assunse il nome di Pio XII; ancora una volta, Perosi fu l'artefice dell'imponente Organizzazione musicale in entrambe le cerimonie.
Il nuovo Pontefice dimostrò sempre un grande interesse per i lavori di Perosi. Già nel 1937, egli aveva caldeggiato una Rassegna musicale presso l'Accademia Filarmonica di Roma, in onore del maestro tortonese.
Gli avvenimenti bellici rallentarono notevolmente l'attività di molti compositori, compresa quella di Perosi, che, tra l'altro, si stava dedicando ad opere benefiche in favore delle famiglie bisognose. Per via di questi nobili impegni, le uniche composizioni di questo periodo consistettero in alcuni brani natalizi commissionati dalla Radio Vaticana, che vennero inseriti in un Programma per gli immigrati italiani del Nord America (22 dic. 1940).
Finita la Seconda Guerra Mondiale, al dolore per la distruzione dell'Abbazia di Montecassino, si aggiunse quello per la morte dell'amico fraterno Pietro Mascagni (2 ago 1945), il compositore che gli fu particolarmente vicino negli anni difficili della malattia.
Dopo aver diretto per la Rai l'Oratorio “Il Natale del Redentore” (24 dic. 1946), Perosi smise di comporre e preferì dedicarsi alla vita ecclesiastica. Tuttavia, egli restò anche negli anni a venire al centro del panorama musicale italiano. Nominato Presidente onorario della Commissione di Musica Sacra, nell' Anno Santo del 1950, Perosi presentò a Milano la Sacra Rappresentazione in tre parti Il Nazareno, su Libretto proprio e di don Teodoro Onofri. Per questo lavoro, scritto tra il 1942-44, la Regia fu affidata a Giorgio Strehler e la Scenografia a Margherita Wallmann, mentre della Direzione musicale venne incaricato Franco Capuana (T. alla Scala, 14 giu.).
Il 22 febbraio 1952, Perosi lasciò l'incarico di direttore musicale della Cappella Sistina. Al suo posto subentrò Monsignor Domenico Bartolucci. Per gli Ottant'anni del compositore, l'Accademia romana di Santa Cecilia organizzò grandi festeggiamenti, durante i quali venne rappresentato l'Oratorio “Il Natale del Redentore”; il Governo italiano, riconoscente, gli elargì un premio di due milioni di lire, che il maestro devolvette in beneficenza.
Libero da impegni artistici ed affaticato, nel 1953 Perosi compì alcuni viaggi di interesse artistico: visitò Venezia, Assisi, Rimini, Milano e Barcellona. Quindi, nel mese di marzo, venne insignito della “Grande Medaglia di Santa Cecilia”; per questa occasione egli diresse la Missa Secunda in honorem Beati Caroli per 5 voci ed organo.
Nel 1954, la salute di Perosi iniziò a declinare a causa di problemi circolatori e di vista. Tuttavia, egli volle mantenersi attivo. Il 12 marzo 1955, l'anziano Maestro diresse in Cappella Sistina le musiche programmate per l'Anniversario dell'Insediamento di Pio XII. Quindi, per motivi di salute, si ritirò a Vita privata. Nell' appartamento del Palazzo del Santo Ufficio, Perosi visse ancora oltre un anno, assistito dalle tre sorelle e dal fratello Marziano. In quel periodo, gli amici più intimi non mancarono di rendergli visita fino alla Fine. L'ultimo fu don Teodoro Onofri, al quale, il giorno prima del decesso, l'anziano maestro confidò con voce flebile: “Sebbene sia vecchio non riesco ad ascoltare il Canto dell'Ave Maria Stella senza commuovermi”.
Dopo aver ricevuto l'Estremo sacramento, Lorenzo Perosi morì assistito dai familiari nella propria abitazione, alle 17,10 del 12 ottobre 1956.
Il giorno 15 si svolsero i Funerali solenni nella Crociera sinistra della Basilica di San Pietro. Alle Esequie, oltre ai familiari, parenti, amici e ad un'imponente folla, parteciparono le più alte Autorità dello Stato e di ogni Ordine religioso.
La Salma fu inumata al Cimitero del Verano, quindi, il 12 ottobre 1959, traslata, insieme a quella del fratello Cardinale Carlo, nel Duomo di Tortona.
Vissuto in un periodo di grandi mutamenti artistici e culturali, Lorenzo Perosi rappresenta l'ultimo "fenomeno musicale italiano" di concezione ottocentesca in un momento in cui nuovi stili e tendenze si andavano via via affermando, dopo la ventata innovatrice di Richard Wagner.
Le idee di Stravinskij, di Debussy, di Schoenberg e dei loro seguaci in Italia furono accettate con molta diffidenza dai teorici e dai compositori di quel tempo; erano anni in cui, nel "Bel Paese", la musica strumentale dovette assoggettarsi, per lo più, al melodramma pucciniano, a quello di Mascagni, di Leoncavallo e ai compositori appartenenti al filone verista.
Consapevole di questa realtà, Perosi riuscì a creare un proprio filone artistico, partendo dal canto gregoriano, fino ai maestri polifonici del XV e XVI secolo, nella convinzione che: “Per aprire nuovi orizzonti bisogna conoscere i vecchi”. Fu dunque questa l'azione che il compositore piemontese contrappose alle Innovazioni stilistiche, formali ed armoniche, impostesi nel Novecento.
Se si esclude l'effimera parentesi teatrale di “Giulietta e Romeo”, opera rimasta incompiuta, tutta la produzione di questo maestro verte sul genere sacro-liturgico e sinfonico-strumentale.
Benché ritenuto il più erudito musicista della “Giovine” Scuola Italiana, Lorenzo Perosi fu incasellato nella Scuola “romantica” e “verista”. Nel secondo caso si tratta di una collocazione dubbia, attuata da una parte di critica troppo superficiale per accorgersi che la musica perosiana non voleva appartenere alla sfera terrena, ma elevarsi verso una dimensione poetica della realtà, quindi in antitesi con i presupposti fondamentali del Verismo. Più plausibili sono gli elementi romantici alla radice della musica di Perosi, in “Primis” il Senso del “Sociale”, inteso come collegamento tra Popolo e Cultura, attraverso l'uso e la valorizzazione del Canto popolare, uno dei punti di forza del Romanticismo. Un altro elemento, che riguarda l'aspetto romantico della musica perosiana, è la sua liricità che, permeando la musica ecclesiastica, costituisce un Modello compositivo ricco di sonorità, variegato ed estremamente eclettico. L'eclettismo di Perosi, più volte vituperato dalla critica, permise al religioso musicista di trovare un linguaggio adatto alle proprie aspirazioni, in primo luogo quella di andare oltre i parametri liturgici e mettere in pratica ciò che gli era congeniale; in secondo luogo quella di appropriarsi delle tecniche e modelli musicali differenti, per poi utilizzarli con sapiente naturalezza polifonica e poliedricità formale. Non a caso nelle sue composizioni si trovano accomunati elementi contrappuntistici che rimandano al rigore di J. S. Bach, alla magniloquenza di G.F. Haendel, alla dimensione intimistica di J. Brahms e a quella possente di R. Wagner.
La produzione di don Lorenzo Perosi, pur avendo come punto focale gli Oratori, si dirama in tutte le Forme di Carattere sacro-liturgico: 52 Messe, delle quali le più note sono già state citate; 1 Stabat Mater (1902) e una notevole quantità di Mottetti, Forma in cui la Tecnica polifonica del Compositore non aderisce, se non marginalmente, alla Tradizione dei Maestri rinascimentali.
Anche l'Opera restauratrice del Canto Gregoriano, auspicata dal “motu proprio” di Pio X, non interferì in modo rilevante sull'operato di Perosi. Lo studio dell'Antico Canto liturgico, pur occupando uno spazio rilevante nella vita del Maestro, gli fu congeniale soprattutto per estrapolare alcune Melodie o parti di esse da utilizzare nelle proprie Composizioni, dopo una sapiente Elaborazione polifonica.
Compositore alla ricerca costante di nuovi stimoli, Perosi si dedicò anche alla musica sinfonica strumentale di carattere profano e, anche in questo genere, in un continuo rinnovamento sonoro, volle allontanarsi da inutili similitudini o riferimenti a compositori storicamente più accreditati di lui. Alle Scintillanti orchestrazioni di R. Strauss, alle sonorità coloristiche di Wagner o a quelle Evanescenti di Debussy, Perosi contrappose un impiego strumentale senza Clichés precostituiti, variabile a seconda del soggetto trattato in quel momento. Emblematica fu la seguente citazione in proposito:” Il compositore è sincero quando, spinto da urgenza interiore, scrive perché sente e come sente”.
Tra la produzione profana spiccano la Cantata Il Gran Sasso d'Italia, per soli e coro; 3 Concerti (per pf.; vl; e cl.); 9 Suites ded. alle città di Roma, Venezia, Firenze, Messina, Tortona, Torino, Napoli, Genova e Milano (1899-1918); i Poemi sinf. Dovrei non piangere e La festa del villaggio (1912). Per la parte cameristica sono da annoverare 18 Quartetti per Archi (1928-29); 5 Quintetti (1930); 1 Suite per vl., vcl e pf.; 1 Sonata per v.la e pf, vari "Pezzi" per cl. e pf. e numerose pagine organistiche.
Quanto agli "Scritti" Perosi è l'autore del Saggio Annotazione della interpretazione su 88 Mottetti di Pier Luigi da Palestrina, Lodovico Grossi da Viadana e Tomas Louis de Victoria.