Ildebrando Pizzetti
Ildebrando Pizzetti (Parma ITA. 20 Sett. 1880 - Roma 13 Febb. 1968)

Compositore, Musicologo, Docente di Composizione e Critico musicale.
Dotato di grande sensibilità artistica, Pizzetti appartenne a quei compositori che cercarono di anteporre al sinfonismo tedesco i valori della musica strumentale italiana. Nonostante ciò, è nella Musica sacro-vocale e nel Teatro operistico che questo maestro trovò la propria dimensione.


Figlio di Odoardo Pizzetti e di Teresa Fava, Ildebrando nacque a Parma il 20 settembre 1880. Due anni dopo, suo padre, valente pianista, si trasferì a Reggio Emilia in quanto assunto dalla scuola musicale del luogo come Insegnante di teoria e solfeggio.

Fin dall'infanzia, Ildebrando fu avviato allo studio del pf.. Tuttavia egli non avvertì subito un interesse per la musica. Sentendosi attratto da una forte passione per il teatro, una volta finite le Scuole elementari, egli scrisse due drammi che furono rappresentati, in seguito, nel Teatrino del ginnasio: si trattò di Odio e Amore, ricavato da un Romanzo francese, e La morte di un prigioniero nella Rocca dello Spielberg, ispirato a “ Le Mie Prigioni” di Silvio Pellico (1894).

Il felice connubio tra quest'innata predisposizione alla Drammaturgia e l'Ambiente musicale vissuto in famiglia fece scattare nel giovane il desiderio di iscriversi al Conservatorio di Parma con il fermo proposito di diventare un celebre Operista. Qui studiò per sei anni armonia e contrappunto con Telesforo Righi, apprese il canto gregoriano e le tecniche compositive vocali e strumentali del Rinascimento italiano, sotto la guida di Giuseppe Tebaldini, allora direttore dell'Istituto: un percorso didattico che influì notevolmente sul linguaggio musicale del futuro maestro parmense.

Diplomatosi in Composizione nel 1901, Pizzetti si dedicò, per un certo periodo, all'insegnamento privato, poi svolse, per due stagioni, l'incarico di maestro sostituto di Cleofonte Campanini al Teatro Regio di Parma. Nel 1905, il Settimanale romano di Arte e Spettacolo “Il Tirso” bandì un Concorso per la trasposizione in musica della Tragedia “La nave” di Gabriele D'Annunzio; Pizzetti vi partecipò, lo vinse e, l'11 gennaio 1908, il lavoro debuttò al T. Argentina di Roma, dove ottenne un clamoroso successo. Da questa fortunata esperienza, tra il grande poeta abruzzese e il compositore emiliano nacquero una solida amicizia e una proficua collaborazione, durata fino alla morte del “Vate”(1938). Fu proprio quest'ultimo ad avere l'idea di soprannominare Pizzetti “Ildebrando da Parma”.

Nel 1907, Pizzetti assunse la Cattedra di armonia e contrappunto al Conservatorio della sua città natale, incarico che mantenne per un anno. Poi si recò a Firenze, come vincitore di un Concorso per l'insegnamento delle stesse materie al Conservatorio “Luigi Cherubini”, Istituto del quale assunse la direzione dal 1917 al 1924. Giunto nel Capoluogo toscano con la moglie Maria Stradivari e la figlia Maria Teresa (1908), Pizzetti si inserì nel vivace ambiente culturale fiorentino collaborando alla rivista “La Voce”, diretta da Giuseppe Prezzolini. Insieme a lui e a un gruppo di suoi amici, il Compositore emiliano fondò la rivista di Musica contemporanea “Dissonanze”, che ebbe sì vita breve ma gli permise di intraprendere una brillante attività di Critico musicale e Saggista su vari giornali, tra cui “Il Corriere della Sera”, “La Gazzetta di Parma”, “La Nazione” di Firenze e “Il Messaggero” di Roma.

Sempre nel Capoluogo toscano, Pizzetti diede vita, insieme a Ernesto Consolo, alla “Società degli Amici della Musica” (1911). Ma la sua non fu una vita “da salotto”; al contrario, il caotico mondo del teatro musicale lo coinvolse quando avvertì l'esigenza di apportare un radicale cambiamento nell'Opera italiana. Convinto assertore che nel Melodramma testo e musica dovessero fondersi e non sopraffarsi, dapprima Pizzetti perseguì questo Ideale artistico in Fedra, riduz.Teatrale dell'”Ippolito” di Euripide, librettata da D'Annunzio (Milano, T. alla Scala 20 mar. 1915); poi, avendo acquisito una notevole esperienza musicale e teatrale, provvide alla stesura dei Libretti delle proprie Opere. Pizzetti scrisse altre Composizioni per il grande poeta, ma si trattò di Musiche di scena, come la Suite La pisanella (Parigi, 1913) e la Sinfonia del fuoco, inserita nel “Kolossal” cinematografico, diretto da Giovanni Pastrone, con D'Annunzio in veste di sceneggiatore (Torino, T. Vittorio Emanuele 18 apr. 1914).

Nel 1920, la vita di Pizzetti fu sconvolta dalla morte della moglie (causata ad un contagio tifoideo), che lasciò il Maestro con due figli ancora bisognosi di cure materne: Maria Teresa di quattordici anni e Bruno di dieci. Il tragico evento avvenne mentre Pizzetti stava ultimando il Dramma in 3 atti Debora e Jaele e solo un ferreo impegno contrattuale gli diede la forza necessaria per continuare Musica e Libretto; quest'ultimo fu ricavato dal “Libro dei Giudici”, Testo biblico in ebraico, redatto tra il VI-V sec. a. C.

Dopo il debutto (Milano, T. alla Scala 16 dic. 1922), l'opera, unanimamente considerata un Capolavoro, fu lo strumento che permise al Maestro parmense di contrapporsi sia al Teatro verista, sia a quello Post-romantico, entrambi predominanti nel Panorama operistico italiano. Nei due anni seguenti all'Attività direttoriale del Conservatorio fiorentino, Pizzetti riprese a scrivere Musica, questa volta nel Genere sacro, con la Composizione di una Messa di Requiem per sole voci (probab. in memoria della moglie). Altro episodio di rilievo fu il suo trasferimento a Milano, dove assunse la Direzione del Conservatorio “Giuseppe Verdi” (ott. 1924).

Nella Città lombarda, i rapporti con il Teatro alla Scala si fecero sempre più assidui, grazie anche alla collaborazione di Arturo Toscanini; quest'ultimo diresse la “Prima” del Dramma in 3 atti Fra Gherardo (16 magg. 1928), del quale Pizzetti scrisse musica e libretto nel biennio 1925-'27. Sempre nel 1925, il compositore parmense si risposò con Irene Campiglio (familiarmente chiamata “Rirì), dalla quale ebbe il terzogenito, Ippolito, che diventerà un famoso architetto urbanista.

Dopo “Fra Gherardo”, ambientato nella Parma del XII secolo, Pizzetti rivolse l'attenzione alla Produzione sinfonica: suoi sono il Concerto dell'estate (1928), il Rondò veneziano (1929) e I Canti della stagine alta, per pf. e orch (1930).

Fuori dall'ambito strettamente musicale, in questo periodo il maestro collaborò con la Casa editrice “Treccani”, come direttore della “sezione musica”. Ciò non gli impedì un ritorno al genere teatrale con Lo Straniero, Dramma in due Atti di ispirazione biblica che, con i precedenti “Debora e Jaele” e “Fra Gherardo”, completa la Trilogia pizzettiana, dedicata al tema della Redenzione in virtù dell'Amore mistico (Roma, T. dell'Opera 29 apr. 1930).

Intanto Arturo Toscanini, diventato il più illustre divulgatore delle opere del Maestro, portò sulla scena della Carnegie Hall di New York “Concerto dell'estate” e “Rondò veneziano”, suscitando un enorme consenso di critica e pubblico. L'eco di tale successo non distolse Pizzetti dall'impegno di creare nuove prospettive per l'Opera italiana, legata ancora alle manifestazioni canore del Melodramma ottocentesco e a quelle del successivo Teatro musicale verista. Questo intento fu perseguito con maggior rigore quando, allo sforzo di Pizzetti, si unì quello di altri quattro musicisti italiani: Ottorino Respighi, Alfredo Casella, Franco Alfano e Gian Francesco Malipiero, che diedero inizio alla cosiddetta “Generazione dell'Ottanta”, in quanto nati intorno al 1880.

Anche se questi compositori, di formazione artistica alquanto diversa, si versante operistico le loro critiche si focalizzarono soprattutto sulle produzioni teatrali di Puccini, Mascagni, Giordano, nonché su quelle di Rossini, di Bellini e perfino di Giuseppe Verdi, ritenute da sempre “Intoccabili” dalle masse popolari e dalla media borghesia.

Nel 1935, Pizzetti compose e diede alla scene il Dramma in 3 Atti Orsèolo (Firenze, T. Comunale 4 magg.); poi si trasferì a Roma, dove assunse la Cattedra di composizione ai Corsi di Perfezionamento del Conservatorio di Santa Cecilia. Due anni dopo, per commemorare la vittoriosa guerra d'Etiopia, il Ministero della Cultura e Spettacolo fascista commissionò il Film “kolossal” “Scipione l'Africano”, con la regia di Carmine Gallone e la colonna sonora venne affidata a Pizzetti. Nel 1939, quest’ultimo fu nominato Accademico d'Italia per l'opera svolta. Tuttavia, durante il periodo bellico, a parte un paio di lavori cameristici (Sonata 1942, Canti di Ricordanza, 1943) e la Colonna sonora per il film “I Promessi Sposi” del regista Mario Camerini (1941), le rappresentazioni musicali del maestro subirono un brusco arresto .

Nell'immediato Dopoguerra per Pizzetti si aprì un periodo di intensa produttività artistica, con il Dramma in 3 atti L'Oro, del quale, dal 1939 al 1942, egli aveva steso le musiche e il libretto. La prima rappr. avvenne parecchio tempo dopo, al T. alla Scala (2 genn.1947). Dal 1948 al '51, fu Presidente dell'Accademia di S. Cecilia. Questo incarico non gli impedì di scrivere le musiche del film “Il Mulino del Po” di Alberto Lattuada (1949). Seguirono altre opere teatrali, come Vanna Lupa, dramma in 3 atti su libr. proprio (Firenze, T. Comunale 13 magg. 1949), e la Tragedia pastorale in due atti La figlia di Jorio, il cui libretto fu ricavato dalla tragedia omonima di G. D'Annunzio (Napoli, T. San Carlo 4 dic.1954). In questo lavoro, uno dei più riusciti del compositore emiliano, appare una perfetta fusione tra musica e testo e un particolare impiego del coro, che conferisce all'opera il carattere del Madrigale drammatico.

Fra l'aprile e il luglio 1950, su espressa commissione della RAI, Pizzetti scrisse Ifigenia, una breve opera radiofonica ambientata nell'Antica Grecia, che l'ente avrebbe trasmesso e, in seguito, presentò al “Concorso Italia” di quell'anno.

La messa in onda avvenne il 3 ottobre all'Auditorium torinese dell'ente radiofonico e il “Premio Italia”, vinto successivamente, indusse Pizzetti a realizzarne anche una versione teatrale. Il progetto avanzò con molta difficoltà e, dopo una lunga serie di prove ed adattamenti, l'opera esordì a Firenze, senza però creare particolari entusiasmi (T. Comunale, 9 magg. 1951).

Tra il 1955 e il 1963 Pizzetti fece parte del Consiglio di amministrazione della SIAE (Soc. It. Autori ed Editori), pur mantenendo viva l'attività di compositore. Le Opere teatrali pizzettiane di questo periodo furono: Assassinio nella Cattedrale, tragedia in due atti e un Intermezzo, su libretto proprio tratto dall'omonimo dramma “Murder in the Cathedral” di Thomas Stearns Eliot (Milano, T. alla Scala I° mar. 1958); Il calzare d'argento, commedia musicale in due atti, librettata da Riccardo Bacchelli (Milano, T. alla Scala 23 mar. 1961). L'ultimo lavoro teatrale di Pizzetti fu Clitennestra, tragedia musicale in un preludio e 2 atti, su libretto proprio, desunto dalle prime due Tragedie dell'”Orestiade” di Eschilo e dall'”Elettra” di Sofocle. Con quest'opera, il cui debutto avvenne a Milano ( T. alla Scala, I° mar. 1965), il maestro volle riprendere idealmente l'ambientazione mitica della precedente “Ifigenia”, dove era già apparsa la figura di Clitennestra.

Gli ultimi tre anni di vita, Pizzetti li trascorse serenamente, circondato da familiari ed amici in una Roma che mai riuscì ad amare, anche se la “Città Eterna” non gli risparmiò notorietà, benessere economico e riconoscimenti più o meno ufficiali. Il maestro morì la notte del 13 febbraio 1968, alla veneranda età di 88 anni; al momento del trapasso erano presenti la moglie, i tre figli, e la nipote Nicoletta. Per espressa volontà del compositore, i Funerali si svolsero in forma strettamente privata e senza fiori; poi la Salma venne tumulata in una Cappella del Cimitero di Parma.

Compositore estremamente attento agli effetti della vocalità, Pizzetti ebbe come primo Modello il Canto Gregoriano, non disgiunto dalla Polifonia rinascimentale, che il maestro sviluppò in uno stile basato su gli antichi “modi liturgici”che rese predominante nella sua produzione artistica. Ne sono esempi: la già citata “Messa di Requiem” per solo, voci, la Rappresentazione d'Abramo e Isacco (1928), così come il De Profundis a sette voci (1938), l'Ephitalamium, per soli, coro e picc. orch. (dai “ Carmina” di Catullo, 1939), e le parti vocali inserite nelle Opere teatrali di questo Compositore.

Nel processo di rinnovamento della Musica italiana, affrontato dalla sua generazione, Pizzetti si dedicò al genere operistico partendo dall'idea che Azione e Musica dovessero nascere da un unico Atto creativo e ricevere significato dalla prevalenza dell'Insieme sul Particolare. Non che quest'ultimo potesse essere trascurato o che non avesse valore intrinseco, ma non avrebbe mai dovuto soverchiare la concezione generale dell'opera stessa. Questa coerenza stilistica, Pizzetti la rivelò già nei suoi lavori giovanili e, dopo aver raggiunto l'apice della maturità, la mantenne incontaminata fino al suo ultimo periodo artistico.

L'asse portante del messaggio pizzettiano fu il “Senso morale”, fondato sulla Fede e sulla Forza redentrice dell'Amore: un filo conduttore che congiunse opere assai diverse per Tematica e per Genere. Ogni opera di Pizzetti volle essere un'Invocazione alla Bontà e alla Fraternità umana.

La produzione di questo compositore e assai vasta: 12 opere teatrali già menzionate, eccetto Cagliostro, che ebbe l'identico percorso rappresentativo di “Ifigenia”: prima radiofonico (1952) e poi teatrale (Milano, 1953). Seguono 11 musiche di scena, delle quali vanno ricordate, Come vi piace, commedia pastorale di W. Shakespeare (Firenze, 1938); Edipo a Colono, tragedia tratta da Sofocle (Siracusa, 1936); Le Feste delle Panatee (Paestum, 1936), e Il Campiello di C. Goldoni (Venezia, 1957). Riguardo alle composizioni per strum. solista, oltre al già citato Concerto per pf. “Canti della stagione alta”, occorre segnalare il Poema emiliano per vl. (1913); il Concerto in do magg. per vcl.; il Concerto in la magg. per vl. (1945); Aria, augurio nuziale per violini all'unisono (1958), e il Concerto in mi bem. magg. per arpa (1960).

Tra le composiz. per pf. vanno annoverate Sogno (1898), Foglio d'album (1906), Poemetto romantico (1909), opere considerate minori rispetto ai già citati “Canti di Ricordanza” e “Sonata 1942”. Anche la Musica da Camera interessò questo compositore e comprende 2 Quartetti d'Archi, 2 Trii con Pf., 2 Sonate per vl. e pf., 1 Sonata per vcl e pf., l'Aria in re magg., il Colloquio, per vl. e pf., e 3 Canti, nella versione per vl. e pf. o vcl e pf. La Musica vocale pizzettiana, in gran parte dedicata al genere Sacro, trova le sue realizzazioni più significative nei lavori già menzionati, ai quali vanno aggiunti la Messa a 4 voci e Archi (sine Credo, 1911); il Cantico di Gloria; Attollite portas, per 3 cori, 24 fiati, 2 pf. e percuss. (1948); 3 cori sacri; 2 composiz. corali a 6 Voci; varie liriche e i 3 canti d'amore, composti tra il 1956 e il 1959.

Pizzetti fu anche un autorevole Saggista. Tra i suoi Scritti si trovano La Musica dei Greci (1914); Musicisti contemporanei (1914); Intermezzi critici (1921); Musica e Dramma (1945); La Musica italiana dell'800 (1947) e Commemorazione di Giacomo Puccini nel primo Centenario della nascita (1959).