Christoph Willibald Gluck
Christoph Willibald Gluck (Erasbach GER - 2 Lug.1714 - Vienna 15 Dic. 1787)

Amico fraterno del celebre drammaturgo Pietro Trapassi (Metastasio) la produzione operistica di Gluck è davvero imponente - 50 Op. - proprio per il Teatro, egli diede vita ad una riforma che rimase definitiva nel corso della Storia musicale.
Abbastanza trascurabile l'impegno nei confronti della musica strumentale.


Figlio di un guardaboschi, Christoph Willibald Gluck nacque il 2 luglio 1714 ad Erasbach, un piccolo villaggio dell’Alto Palatinato bavarese. Gli anni della sua infanzia furono caratterizzati dai vari spostamenti dovuti alla professione del padre e dalla precoce formazione musicale che Gluck si procurò nonostante le opposizioni della famiglia.

Costretto a lasciare quest’ultima per inseguire il suo istinto artistico, nel 1731 si trasferì a Praga, dove mantenne gli studi universitari suonando il violoncello e cantando in alcune chiese della Capitale boema. Quattro anni dopo, Gluck fu attivo a Vienna come violoncellista al servizio del Principe Lobkowicz. In quell’occasione, conobbe il Conte lombardo Antonio Maria Melzi il quale, intuendo lo straordinario talento del giovane musicista, lo condusse con sé a Milano per affidarlo agli insegnamenti di G.B. Sammartini, indiscussa autorità nel campo della composizione sinfonica. Nel 1741, Gluck iniziò l’attività di compositore e le sue opere, tutte di carattere mitologico, furono rappresentate a Milano, Crema, Venezia e Torino, riscuotendo ovunque ampi consensi. Sull’onda del successo, nel 1745 si recò a Londra, dove conobbe G. F. Händel e, l’anno seguente, in Germania al seguito della compagnia dei fratelli Mingotti, abili impresari, che seppero far conoscere ed apprezzare l’Opera italiana al grande pubblico europeo. Ritornato a Vienna (1752) dopo una lunga tournée in Boemia, Danimarca e in Italia, Gluck strinse amicizia con il Conte Giacomo Durazzo, sovrintendente agli spettacoli nella Corte imperiale austriaca, il quale lo mise in contatto con il poeta e letterato livornese Ranieri de’ Calzabigi. Dalla collaborazione artistica dei due, venne messa in atto la famosa riforma dell’Opera seria italiana: una azione innovativa fermamente sentita da Gluck e che porta da sempre il suo nome.

Trasferitosi a Parigi nel 1772 per rappresentare alcuni suoi lavori al Teatro dell’Opéra, il maestro si trovò al centro di una singolare disputa tra i suoi sostenitori e quelli di un altro operista: l’italiano Niccolò Piccinni, con il quale avrebbe dovuto misurarsi con un’opera musicale in stile francese, sfida che di fatto non avvenne. Tuttavia Gluck, sdegnato per l’invito ed amareggiato per l’Insuccesso di due sue opere teatrali, lasciò definitivamente la Francia e fece ritorno a Vienna (1780) dove venne accolto con grandi onori.

Gli ultimi anni della sua esistenza furono purtroppo funestati dal progredire della malattia che lo rese muto e poi cieco, sino al momento della sua morte avvenuta a Vienna il 15 novembre 1787.

A parte alcune arie, cantate e qualche raccolta di composizioni strumentali, la produzione musicale di Gluck si concentra esclusivamente nel genere teatrale. Delle sue 50 Opere (quasi tutte Drammi in musica), quelle di maggior importanza storica sono legate all’azione riformatrice da lui effettuata: come l’”Orfeo ed Euridice” e l’”Alceste”, entrambe su libretto di Calzabigi. Seguono poi altri lavori operistici, la cui parte letteraria fu curata dal grande librettista Pietro Trapassi, meglio conosciuto con il nome di Metastasio.