Uomo di profonda cultura e virtuoso organista il quale, tuttavia, non ebbe in vita i riconoscimenti che avrebbe meritato.
Le motivazioni di questo parziale oblio, sono probabilmente dovute al fatto che Buxtheude rinunciò a viaggiare per svolgere le proprie mansioni alle dipendenze di illustri committenti che gli avrebbero garantito solidità economica e duratura notorietà.
Egli preferì, dunque, scrivere ed eseguire musica prevalentemente destinata ai servizi liturgici officiati in chiese e cattedrali dei luoghi natii, oppure composizioni di carattere profano, sottoforma di Suites ballabili, Studi e Pezzi di bravura.
(Diderich Boxdehude o Buchstehude o anche Buchstehaed)
Tra gli studiosi di Storia della Musica vi sono parecchie discordanze riguardo al luogo, alla data di nascita e alla correttezza del nome di questo sommo maestro dell'Organo.
Tuttavia, le fonti storiche più accreditate sostengono che Dietrich sia nato nel 1637 a Oldesloe, oggi cittadina tedesca dell'estremo Sud dello Stato federale dello Schleswig-Holstein, ma, a quel tempo, appartenente al Regno di Danimarca.
Incerte appaiono anche le notizie sulla sua infanzia, se non quella che fu primogenito di Johannes, dapprima organista a Oldesloe e, successivamente, maestro di coro e organista nella chiesa di San Olav di Helsingør (1642).
A quanto risulta, Dietrich apprese i rudimenti musicali dal genitore, anche se da alcuni documenti emerge la possibilità che il giovane abbia studiato Organo e Contrappunto sotto la guida di Kaspar Förster, kappell-meister alla Corte di Copenaghen. Nel 1657, il ventenne Buxtehude fu, indubbiamente, organista a Hälsingborg, nella chiesa di Santa Maria, dove prestò servizio per circa un anno. Poi, a seguito degli eventi della guerra tra Svezia e Danimarca, egli tornò a Helsingør (1660) e subentrò a suo padre che, nel frattempo, era andato in pensione. Dietrich mantenne questo incarico fino al 1667, anno in cui si recò a Lubecca perché aspirava alla carica di organista nella cattedrale cittadina, al posto di Franz Tunder, morto il 5 novembre. Dopo un arduo concorso, l'11 aprile dell'anno seguente Buxtehude venne eletto titolare all'Organo della Chiesa Mariekirchen (Chiesa di S. Maria) non prima, però, di aver sposato, come era usanza, la figlia del suo predecessore: il matrimonio con Anna Margheretha Tunder, infatti, fu celebrato il 3 aprile e da questa unione nacquero cinque figlie.
A Lubecca, Buxtehude dovette svolgere altre mansioni correlate alla sua attività musicale; non potendo occuparsi della Schola Cantorum, poiché già presieduta da Sigmund Frank, marito di Augusta Sofia, un'altra figlia di Tunder, egli divenne “Kirchewerkmeister”, ossia Amministratore e Sovraintendente ai lavori per la manutenzione della chiesa. In questa duplice veste, Buxtehude poté far restaurare ed attuare modifiche all'antico grande organo, la cui costruzione era stata affidata al famoso organaro Bartold Hering, nel 1518.
Nonostante queste mansioni di natura non strettamente musicale, il giovane Dietrich esercitò il proprio genio nella produzione di un notevole numero di Composizioni per l'Ufficio religioso. Tra esse vanno annoverate le Abendmusiken (serate concertistiche pubbliche) che, pur essendo state iniziate da Tunder, con Buxtehude acquisirono una particolare importanza e notorietà, in quanto costituivano l'elemento musicale e di meditazione spirituale più elevato durante il periodo prenatalizio dell'Avvento.
Dal punto di vista organizzativo, l'influenza di Tunder su Buxtehude fu di notevole importanza. L'esempio dell'anziano maestro (ritenuto per molto tempo, ma erroneamente, un allievo di G. Frescobaldi) trasmise al genero un grande senso del dovere; questo prevedeva esecuzioni musicali per feste pubbliche e private e la scrittura di composizioni consone alle varie occasioni sociali. Per la conoscenza di questa cospicua produzione musicale decisivi furono i contatti che Buxtehude mantenne con i Düben, famiglia di lunga tradizione musicale tedesca, i cui membri, in qualità di kapellmeister, servirono i regnanti svedesi e danesi per tre generazioni.
Gustaf Düben (1624-90), autore di un'ingente raccolta di trascrizioni, forse la più importante della storia musicale Nord-germanica seicentesca, permise ai compositori futuri di attingere e diffondere l'operato di Buxtehude.
Alcuni di essi, come Johann Mattheson e Georg Friedrich Häendel, conobbero personalmente il grande maestro di Lubecca. Essi, nel 1703, si recarono da lui in visita, probabilmente con la speranza di succedergli; tuttavia, il consueto vincolo di maritarsi con una delle figlie di Buxtehude, per poterlo sostituire, indusse i pretendenti a rinunciare.
Una simile esperienza la visse, due anni più tardi, un ventenne e timido J.S. Bach.
Quest'ultimo, per ascoltare il virtuoso organista di cui parlava tutta la Germania, intraprese un viaggio di quattrocento chilometri. Giunto a Lubecca, dopo aver suonato alcune sue composizioni, Bach si vide offrire l'opportunità di succedere al tanto venerato maestro, con la condizione, però, che ne diventasse il genero. Il giovane e promettente musicista si sentì profondamente lusingato dalla proposta, ma, dopo aver visto colei che sarebbe dovuta diventare sua moglie, preferì tornare in Turingia.
Lo scrittore e poeta del tempo Hans Franck riferì, con un certo sarcasmo, che Anna Margheretha Buxtehude andò in sposa al mediocre Christian Schiefferdecker, poiché, dopo la morte del padre, l'incarico di organista doveva pur essere affidato a qualcuno!
La vita di Buxtehude, come quella di molti compositori suoi contemporanei, si svolse nella semplicità e nell'ordine della quotidianità; egli assolse mansioni che andarono ben oltre i doveri imposti dalle autorità committenti. A parte qualche piccolo e fugace spostamento, questo maestro non lasciò mai Lubecca fino alla sua morte avvenuta il 9 maggio 1707, in una casa in stile gotico, purtroppo andata distrutta agli inizi del Novecento.
Buxtehude non fu riconosciuto adeguatamente, se non come "virtuoso" d'organo che, nel tempo in cui visse, non ebbe eguali. Tra i suoi discepoli diretti vanno ricordati G. Dietrich, D. Erich, F.G. Klingenberg, G.D. Leiding e il celebre Nikolaus Bruhns. Della moltitudine di maestri che, indirettamente o per il solo ascolto, appresero la sua lezione, è sufficiente citare tre nomi, Mattheson, Häendel, J.S. Bach, per comprendere l'importanza artistica di Buxtehude. Di lui non ci è pervenuto alcun ritratto somatico. I cronisti dell'epoca assicurano che molte sue composizioni, nonostante fossero dedicate in gran parte al genere sacro, non furono archiviate nelle chiese in cui prestò servizio.
Stessa sorte toccò alla musica che Buxtehude scrisse per le famiglie patrizie lubecchesi e per le autorità municipali; queste ultime - anzi - rimasero a lungo insensibili alle richieste del loro maestro concittadino, quando si trattò di restaurare il grande organo della chiesa.
Quello che ci è pervenuto della produzione di Buxtehude, appartiene prevalentemente al servizio liturgico e comprende 112 Cantate, con testi tratti dai Salmi del Vangelo, da Inni e Sequenze paleocristiane, oppure composti da diversi autori del suo tempo, o a lui antecedenti, come Martin Lutero, Erasmus Alber, Martin Schalling ed altri ancora. Oltre alle Cantate, che Buxtehude spesso designava con il termine di “Concerto”, “Mottetto” o “Dialogo”, occorre ricordare una “Missa brevis” (Kyrie e Gloria) a 5 voci e basso continuo, 8 Arie nunziali, 2 Canoni, la Comp. liturgica Benedicam Dominum in omni tempore (mottetto a 6 voci, 1683) e, per il ciclo della Abendmusiken, le 8 serie di Concerti, composte tra il 1678 e il 1705.
Tuttavia, è nella produzione organistica che la creatività di Buxtehude esplode potentemente, capace di esprimersi in una fantasiosa libertà di rara bellezza. Nelle sue 41 Composizioni “libere”, dedicate a questo strumento, il susseguirsi del “Preludio e Fuga” rimane dominante sulla rimanente produzione, costituita da varie “Toccate e Fughe”, 2 Ciaccone, 1 Passacaglia, 3 Fughe singole, e 9 Canzoni in varie tonalità. Il “corpus” della musica per organo prosegue con 48 Variazioni, Fantasie e Preludi su corale, che, accanto alle composizioni per clavicembalo (19 Suite, 5 Arie, 7 Klavier-suiten dedicate alla natura), concludono la produzione per tastiere.
Molto più esigua rimane la Musica da camera, che include 2 Antologie di 7 Sonate ciascuna, (op.prima e op. seconda) per vl. solo e in duo con la vla. da gamba e basso continuo.
Come si può facilmente immaginare, le scarse notizie attorno alla figura di questo compositore hanno fatto sì che parecchie opere a lui attribuite si siano rivelate spurie (dubbie) o erroneamente attribuite. Tra esse Magnificat anima mea Domine, il cui testo venne tratto dal Vangelo (Luca 1 46-55), l'Oratorio Jungstes Gericht e la “Suite in re min. per clavicembalo”, in realtà composta da Nicolas Lebégue.