Edgard Varèse
Edgard Varèse (Parigi 22 dic. 1883 - New York 6 nov. 1965)

Compositore, Pianista e Ricercatore di Musica elettronica.
Il Maestro francese si avvicinò alla Musica moderna con spirito aperto a tutte le possibili trasformazioni ed esperienze.
Tuttavia nella sua produzione si intravedono reminiscenze di un'Indagine rivolta alla tradizione musicale di matrice mittleuropea.


 (Edgar Victor Achille Charles)

Primogenito di cinque figli dell'ingegnere pinerolese Henri Pie Jules Annibal Varèse e di Blanche Marie Cortot (cugina del celebre pianista Alfred Cortot), Edgard nacque alle quattro pomeridiane del 22 dicembre 1883 in Avenue Claude Vellefaux 33, nel X arrondissement di Parigi. Qualche settimana dopo la nascita, il piccolo Varèse fu affidato prima ai suoi prozii Marie e Joseph Cortot, quindi alla famiglia del fratello di quest'ultimo, Claude Cortot, con il quale il fanciullo trascorse gran parte dell'infanzia a Le Villar, paesino della Borgogna, situato sulle rive della Saône, a qualche km. da Tournus.

Le ragioni di questi affidamenti sono in parte imputabili agli assidui viaggi d'affari del padre e, soprattutto, alle forti tensioni scaturite nella Coppia a causa dei genitori di Henri, da sempre contrari a quel matrimonio.

Nel luglio del 1892, morta la nonna Céline (moglie di Claude Cortot), i genitori di Edgard ripresero il giovane in famiglia e si trasferirono a Torino, dove Henri aveva degli interessi professionali importanti. Qui Edgard, strappato agli affetti dei nonni e abituato alla quiete agreste di Le Villar, accusò quella comprensibile solitudine di un ragazzo costretto a vivere in una grande città dove si parlava, per giunta, una lingua straniera.

Questo stato di cose spinse inevitabilmente Edgard a rifugiarsi nei ricordi, nella nostalgica contemplazione dei felici momenti del Passato che gli fecero apparire Torino luogo predestinato ad un lungo esilio. Probabilmente l'esistenza solitaria nel Capoluogo piemontese risvegliò nel ragazzo il già evidente interesse per la musica dimostrato a Le Villar, anche se in quel villaggio non esisteva alcuna Istituzione musicale, se non alcune improvvisate Orchestrine da ballo in occasione di Feste patronali. Tuttavia, con il passare del tempo, Torino, città tradizionalmente di stampo francese, si rivelò un ambiente ideale per l'indole e i progetti di Edgard.

Deciso a non seguire le orme del padre che lo voleva Ingegnere, rimase "folgorato" quando iniziò a frequentare i “Concerti Colonna” dove ascoltò, per la prima volta, un'orchestra dal vivo, i lavori organistici di César Frank, quelli sinfonici di Paul Dukas, di Richard Strauss, di Wagner; soprattutto si invaghì de “L'après-midi d'un faune” di Claude Debussy. Per Edgard, che a malapena aveva ascoltato suonare assieme un violino e un accordeon, prendere contatto in così breve tempo con questi grandi compositori della sua epoca fu un autentico “shock” emotivo. Nell'abitazione torinese dei Varèse vi era, come si conveniva alle famiglie della “buona borghesia”, uno splendido pianoforte a coda che, tuttavia, il padre di Edgard teneva costantemente “sottochiave” affinché il figlio non si distraesse dagli studi.

Le cose cambiarono sensibilmente quando “Nonno Claude” andò ad abitare con loro nel Capoluogo piemontese. Uomo dotato di una notevole propensione all'arte, dovette sudare le proverbiali “Sette camicie” per convincere il genero ad acconsentire all'Iscrizione di Edgard al Conservatorio cittadino, a condizione, però, che l'impegno nello studio tradizionale non venisse meno. Fu così che il giovane iniziò a frequentare i Corsi di Armonia e Contrappunto, tenuti dal direttore del Conservatorio Giovanni Bolzoni, un apprendistato che, in certo qual modo, si contrappose all'attività di percussionista che Varèse aveva trovato nell'Orch. del T. Regio torinese. I molteplici impegni assunti, tuttavia, non permisero a Varèse di mantenere la solenne promessa fatta al padre e, oppresso dal carattere autoritario di quest'ultimo, nel 1903 il giovane ruppe definitivamente i rapporti familiari per trasferirsi a Parigi, città già visitata nell'estate del 1900, con “Nonno Claude” in occasione dell'Exposition Universelle.

Installatosi presso un amico torinese in rue Saint-André- des Arts, nella Capitale francese conobbe iniziali delusioni. Per mantenersi Edgard svolse lavori occasionali, copiando musica per poter, con i magri guadagni, frequentare la “Schola Cantorum”, allora gestita da Vincent D'Indy. Quest'ultimo divenne il suo insegnante di Composizione e Direzione d'Orchestra, mentre Albert Roussel s'incaricò di guidarlo nella Tecnica del Contrappunto e Charles Bordes nello Studio della Musica medioevale e rinascimentale. Deterioratisi i rapporti con D'Indy, nel 1906 Varèse lasciò la “Schola” e si iscrisse al Conservatorio parigino dove, per qualche tempo, approfondì le sue conoscenze compositive con Charles-Marie Vidor. A questo periodo risalgono le letture delle “Leggi del Sistema Armonico”, esposte dal compositore e teorico François Camille Durutte (1803-81), e dei “Principi teorici della Musica” di Hermann Helmholtz (1821-94), che avviarono Varèse ad un'approfondita analisi dell'Acustica musicale.

Nel 1906 Varèse fondò un Coro dopo-lavoro all'Université Populaire du Fauburg Saint Antoine e, raggiunta una sistemazione economica, l'anno successivo sposò l'attrice Suzanne Bing, dalla quale avrà una figlia. Il matrimonio durò sei anni, periodo nel quale Varèse si trasferì a Berlino, senza tuttavia perdere i contatti con il mondo artistico parigino. Nelle due Capitali, infatti, il musicista francese strinse relazioni importanti con gli esponenti più significativi del panorama culturale europeo.

A Parigi egli conobbe Maurice Ravel, Eric Satie, Romain Rolland, Jean Cocteau, Claude Debussy, il quale lo introdusse alla conoscenza delle Opere schoenberghiane; a Berlino, dopo aver fondato l'Istituzione di musica corale prebachiana “Symphonischer Chor”, si guadagnò la stima di Richard Strauss, di Hugo Hofmannsthal di Arnold Schoenberg e di Ferruccio Busoni. Nell'abitazione di quest'ultimo, nel 1912 Varèse assistette all'esecuzione privata del “Pierrot Lunaire” di Schoenberg, anch'egli presente in quell'occasione.

Nel 1915 Varèse tornò in Francia e, per qualche tempo, prestò servizio nell'Esercito; congedato per motivi di salute, nello stesso anno si trasferì negli Stati Uniti, dove fissò la residenza a New York.

Il primo soggiorno americano, interrotto da un quinquennio trascorso a Parigi (1928-1932), iniziò nell' aprile del 1917 a New York e costituì un periodo di intensa produttività compositiva. In quegli anni franco-americani, Varèse scrisse lo Schizzo sinfonico Ameriques (1918-21), Ionisation per 13 percussionisti (1929-31) e altri lavori che rappresentano circa la metà della sua produzione.

Negli USA, si attivò anche per la diffusione della Musica moderna; a tale scopo diresse opere contemporanee con la “New Symphony Orchestra”, fu membro della “Pan American Association of Composer” (1919) insieme a personalità di spicco, appartenenti ai Circoli della nascente Avanguardia musicale americana. Ma si attivò anche per divulgare la musica europea, soprattutto operistica. Dalle sue esibizioni in qualità di dir. d'orch, condusse la “Cincinnati Simphonique” in opere di Verdi, Wagner, Bizet, Dukas, Borodin, Debussy ed altri ancora (17 mar - 4 apr. 1918). Interessato al movimento dadaista, nei primi anni newyorkesi ristabilì i contatti con il pittore Albert Gleizes, lo scultore, pittore, scacchista Marcel Duchamps, lo scrittore e pittore Francis Picabia, già conosciuti a Parigi, con i quali collaborò ad una rivista, quando essi giunsero in America.

Questi sono all'incirca gli anni in cui Varèse conobbe Louise Norton, che sposò in Seconde nozze nel 1922. Dal punto di vista professionale, egli iniziò a considerare la possibilità di utilizzare nelle proprie composizioni i primi strumenti elettronici, come il “Thereminvox” (dal nome del suo ideatore Léon Theremin), attraverso il quale il Controllo del Suono avviene allontanando e avvicinando le mani a due apposite Antenne; o le “Ondes Martenot”, strumento progettato da Maurice Martenot, in grado di sfruttare i Principi del Thereminvox, tramite una tastiera simile a quella del pianoforte. Affascinato da queste Innovazioni scientifiche, agli inizi degli anni Trenta, Varèse, che dal 1927 era diventato cittadino americano, cercò di coinvolgere nei suoi progetti artistici alcune Istituzioni, come la Bell Telephone Company, la Guggenheim Foundation, ma senza particolari risultati.

In questo periodo, l'unico lavoro in cui riuscì ad applicare l'elettronica fu Equatorial (1934), composto in doppia versione: la Prima, per Basso, Coro, Ottoni, Pf., Org., Thereminovox e Percussioni; la Seconda, per coro masch., 2 onde Martenot e orch. Fallito il progetto di un lavoro teatrale, “L'Astronome”, a cui collaborò lo Scrittore-Attore-Regista Antonin Artaud, e dopo l'infruttuosa realizzazione di Density 21,5 per fl. di platino (21,5 è appunto il peso specif. del platino), Varèse cadde in uno Stato di forte esaurimento nervoso, una depressione dovuta, in parte, all'isolamento artistico vissuto dal compositore francese a causa del suo esasperato avanguardismo, ma soprattutto all'Indifferenza dimostrata dall'Industria cinematografica, quando propose le sue sperimentazioni elettroacustiche.

Convinto che i suoni “organizzati” (elaborati elettronicamente) avrebbero potuto creare un inedito supporto all'Azione filmica, dal 1938 al 1940 Varèse si trasferì prima a Santa Fe, quindi a San Francisco e a Los Angeles, dove contattò le maggiori Case cinematografiche di Hollywood. Furono tre anni di vane speranze, seguite da cocenti delusioni; solo quindici anni dopo l'Elettronica musicale venne applicata nella Sequenza “Procession at Vergés” del Film  "Around and About Joan Miró” di Thomas Bouchard.

Visto il nulla di fatto con le “Major” cinematografiche californiane, Varèse tornò a New York e, durante il periodo bellico, si dedicò alla formazione di organici corali, specializzati in esecuzioni di musica prebarocca e tardo-rinascimentale.

Nel 1943 assunse la direz. del “New Corus” cittadino, quindi lo ampliò e lo rifondò con il nuovo nome “Greater New York Corus”.

Con lo stesso entusiasmo, Varèse espletò il suo pensiero musicale in un ciclo di Conferenze organizzato dall' Univ. Souhtern California, ed un altro alla Columbia Univ. di New York (1949).

Abituale frequentatore di Salotti culturali agli inizi degli anni Cinquanta, Varèse conobbe lo scrittore statunitense Henry Miller e la scrittrice francese, naturaliz. americana, Anäis Nin, che gli fornì i testi del suo ultimo lavoro Nocturnal, lasciato incompiuto e completato postumo dall'allievo prediletto Chou Wen-Choung.

In questo periodo si aprì la parentesi creativa con l'utilizzo dei “Suoni organizzati”, che il compositore francese chiuderà solo con la sua prematura morte.

I primi approcci si manifestarono in Desert, composizione per orch. e banda magnetica che, alla "Prima" parigina, diretta da Hermann Scherchen, suscitò grande Scandalo (T. des Champs Elysées, 2 dic. 1954). La Compagine orchestrale di questo lavoro prevedeva l'impiego di 2 fl, 2 cl., 2 cor., 3 tr., 3 trb., 2 tube., 5 strum. a percuss. e un pf. utilizzato come elemento di risonanza.

Nonostante il disastroso debutto (e tuttavia confortato dai consensi pervenutigli dalla Frangia avanguardista), Varèse continuò a dedicarsi alla composizione, unendo agli strumenti tradiz. inserti di suoni elettronici, registrati su nastro magnetico. Volle presentare “Desert” al pubblico americano. Il debutto ebbe luogo il 30 novembre 1955 alla Town Hall di New York sotto gli auspici della “Concert's Chambre”, la quale propose sul Podio l'allora esordiente dir. d'orch. francese natur. americano Jaques- Luis Monod.

Malgrado qualche dissenso, il lavoro ricevette applausi a scena aperta; il critico musicale del "New York Herald Tribune" John Harrison nella propria recensione addirittura scrisse: “E' stata un'esplosione musicale titanica, che ha oscurato “In Memoriam Dylan Thomas” di Stravinskij e il “Pierrot lunaire” di Schoenberg”. Naturalmente non tutti furono di questo avviso. Noisy Week, addetta ai Lavori del “New Yorker” ebbe a commentare ironicamente: “Sono stata molto impressionata dall'ingegnosità del Compositore, ma ciò non mi ha impedito di notare che, a mio avviso, quest'Opera non rappresenta l'Idea compiuta di Varèse il quale, mi auspico, giungerà ad eliminare totalmente il "fattore umano". Questo avrà, per effetto, il compito di liberare finalmente gli Auditorium dalla musica di Mr. Varèse”.

Quasi in risposta a questa critica, l'Opera seguente Poème électronique fu, infatti, il primo lavoro di Varèse realizzato interamente con “Mezzi elettronici" coadiuvato dal Compositore greco Iannis Xenakis. L'Opera era stata commissionata dalla “Philips” affinché venisse diffusa nel proprio Padiglione progettato dall'architetto Ch.Edouard Jeanneret-Gris (pseud. Le Corbusier) per l' “Exposition Internazionale di Bruxelles” (1958).

Incentivate dall'esempio di Varèse, nuove generazioni di musicisti (da Karl Heinz Stockhausen a Luciano Berio, da Dieter Moebius ad Antonio de Santis) iniziarono un percorso che sfocerà nell'affermazione della musica elettronica come "Modello" d'Arte.

Già nel 1950, il maestro, il pioniere di questa “Nuova Musica", venne invitato, in qualità di esegeta, dalla Scuola di Darmstadt ed ebbe come allievi Bruno Maderna, Luigi Nono e Dieter Schnebel, i primi "esponenti" di spicco dell'Elettronica applicata.

Nel 1952, Varèse conobbe Pierre Boulez e, da subito, si stabilì un rapporto di reciproca stima; divenuto un fervido sostenitore del "primo" Boulez gli diresse parecchi lavori, ivi comprese alcune Incisioni discografiche.

Raggiunta la fama internazionale, a partire dagli anni Sessanta Varèse ricevette Onorificenze e Riconoscimenti da parte di illustri Istituzioni. Nel 1962 fu eletto Membro del “National Institute of Arts and Letters” di New York e, contemporaneamente nominato “Accademico” di Svezia.

L'anno successivo fu premiato, per meriti artistici, dalla Brandeis University di Boston e dalla Fondazione Koussevitzky con il prestigioso “International Recording Adward” (Premio Internazionale per la Registrazione).

Gli ultimi anni della vita Varèse li trascorse a New York, registrando Suoni e Rumori per strade e officine, che poi manipolava nel suo Studio musicale colmo di strumenti a percussione ed apparecchiature elettroniche. Mentre si stava dedicando alla stesura di “Nocturnal”, interruppe il lavoro per forti dolori all'addome; sottoposto ad intervento chirurgico, Varèse si spense il 6 novembre 1965, al New York University Medical Center Hospital, a causa di una Trombosi post-operatoria.

Dopo le Esequie, alle quali parteciparono numerose personalità del mondo artistico statunitense, la Salma fu deposta al Green Wood Cemetery di New York.

Autentico pioniere della Musica elettronica, Edgard Varèse viene considerato da gran parte degli storici il compositore moderno per antonomasia, colui che si pose di fronte alla musica con spirito libero, con sincera passione per il “non ancora sperimentato”, pronto a subire anche l'Emarginazione come "prezzo" delle proprie Convinzioni. Tuttavia, egli non approfittò a fondo dei nuovi mezzi tecnologici che poteva avere a disposizione. Ad eccezione del “poema electronique” (la sua unica Realizzazione interamente elettronica del 1958), Varèse restò per svariati anni ancorato alla Tradizione musicale mitteleuropea, frequentata intensamente e di cui, in un certo senso, si sentiva ancora debitore.

Non sono esempi, di quanto detto, i lavori giovanili che, tra quelli Incompiuti, distrutti o perduti, rappresentano un terzo della produzione complessiva, quanto le Opere del primo Periodo newyorkese “Ameriques” (1918-22) e Offrandes (1922): la Prima, per l'Impiego di un'orchestra sinfonica di dimensioni post-romantiche (poi ridotta nel 1926), la Seconda (per v. soprano e orch. da camera), in quanto, pur contenendo tutti gli elementi del linguaggio varesiano, presenta, specialmente nella conduzione melodica, Influssi impressionisti francesi, in particolar modo quelli provenienti da Debussy.

Con Hyperprism, scritto nel 1923 per percussioni e picc. orch., l'Identità stilistica ed espressiva di Varèse assunse una propria autonomia, che si consolidò con il lavoro successivo Octandre, composto, appunto, da 8 strumenti (7 a fiato e un contrabb.), dove l'Assenza delle Percussioni lascia il compito ai singoli strumenti (o a Gruppi strumentali) di trasferire Ritmo e Timbro (considerati Valori assoluti) su Piani sonori diversi, qui intesi come le Facce di un Prisma.

Dopo il ritorno alla grande Orchestra sinfonica con Arcana (1925-27) e il completamento di “Ionisation” per Sole percussioni (1929-31), Varèse iniziò la sua avventura creativa attraverso la Sperimentazione di nuovi timbri, realizzati elettronicamente, e l'Inclusione del rumore all'interno di un'opera musicale. Per questo compositore, la ricerca timbrica rappresentò una nuova concezione spaziale della musica e un inedito concetto di forma all'interno della materia sonora; in questo senso va considerato il grande interesse che egli dimostrò per la Matematica, per la Fisica e, soprattutto, per le Leggi dell'Acustica.

Per quanto riguardò il suo operato, Varèse fu sempre contrario a qualsiasi rilievo analitico: “Utilizzare l'Analisi per spiegare un'Opera significa decomporla, mutilarne lo Spirito. Come il titolo di una Partitura, anche l'Analisi non ha alcuna importanza, è solo un Mezzo per catalogare l'Opera”. Coerente con il proprio aforisma, il maestro amava attribuire alle proprie composizioni titoli mutuati dalla Fisica e dalla Matematica (Density 21,5; Ionisation; Integrales, Hyperprism, Octandre), oppure riferiti a generiche e fantasiose dimensioni spazio-temporali (Amériques, Arcana, Déserts, Equatorial). Il fatto che Varèse abbia voluto mantenere un certo mistero sui propri Metodi operativi, conferma in lui l'esistenza di quello Spirito “romantico” che, come già detto, gli impedì di usufruire appieno delle conquiste tecnologiche del suo tempo. Antitetico con questo suo atteggiamento è quanto egli affermò: Tra Sviluppo scientifico e Progresso musicale esiste una Solidarietà. La Scienza gettando nuova Luce sulla Natura, permette alla Musica di progredire, o meglio di crescere e mutare in sintonia con i tempi, rivelando ai nostri Sensi Armonie e Sensazioni mai provate prima. Sulla soglia del Bello, Arte e Scienza collaborano tra loro.

Ancora oggi esistono varie opinioni circa la "condotta artistica" di Varèse. Certo la sua formazione iniziale con Vidor, didatta ancorato alla Tradizione, permise all'allievo di mantenere viva l'innata passione per il Contrappunto pre-bachiano che, negli anni a venire, si manifesterà nell'Intensa attività corale che Varèse svolse a Berlino e negli Stati Uniti.

Tra lavori distrutti o incompiuti, della produzione giovanile è sopravvissuto soltanto Un grand sommeil noir (Un grande sonno nero per v. recitante e pf. su testo di Paul Verlaine, 1906), che, tuttavia, non contiene ancora gli elementi essenziali del linguaggio varèsiano. Le opere, invece, che hanno consegnato questo compositore alla Storia come il pioniere che traghettò la Musica nel futuro, sono quelle già menzionate.