Compositore, Pianista e Membro del Sodalizio artistico “Le Six”.
Personaggio artistico dalle molteplici sfaccettature, Poulenc si cimentò in egual misura sia nel genere sacro che profano. Quest'ultimo, a sua volta, fu affrontato con successo in ambito operistico, sinfonico, cameristico e vocale.
(Jean Marcel)
Appartenente ad una famiglia di agiate condizioni economiche, Francis Poulenc nacque il 7 gennaio 1899 nell' VIII° Arrondissement di Parigi al n. 2 di Place des Saussaies, poco distante dall'Avenue des Champs Élysées.
Il padre, Emile, un industriale originario di Espalion, cittadina dei Midi-Pyrenées, aveva fondato, con i suoi due fratelli, la “Poulenc Frères” divenuta poi la nota Casa farmaceutica Rhône-Poulenc, mentre la madre, Jenny Royer, era figlia di un orticoltore residente a Nogent-sur Marne, un sobborgo a Sud-Est di Parigi.
Avviato prestissimo alla musica, fin dall'età di cinque anni Francis apprese a suonare il pf. dalla genitrice, una valente pianista di Scuola romantica, quindi proseguì gli studi privatamente con M.lle Cécile Boutet de Monvel, nipote e allieva di César Franck.
Affascinato dalla Musica di Debussy, verso il 1912 il giovane abbandonò la pedantesca metodologia “classica” imposta dalla sua insegnante e tentò di seguire autonomamente le nuove sonorità impressioniste, senza, tuttavia, ottenere particolari risultati. Malgrado ciò l'esperienza si rivelò positiva, in quanto il giovane riuscì a scoprire il suo autentico carattere musicale, già proiettato verso una concezione “leggera”, e "scanzonata" della musica.
Dopo essersi iscritto al Liceo Condorcet, il più prestigioso Istituto umanistico della Capitale, nel 1914 Genevieve Sinkiewicz, un'amica di famiglia, presentò Francis al pianista Ricardo Viñes, che esercitò su di lui un notevole influsso. Il rapporto tra insegnante e allievo non fu solamente didattico, tra i due si instaurò una reciproca relazione di stima e di affetto. Tramite Viñes, nel 1915 Poulenc conobbe Erik Satie, Georges Auric e il loro entourage, che avrebbe portato Poulenc a far parte del famoso gruppo “Les Six”: un Sodalizio artistico di sei giovani compositori provenienti dalle più disparate correnti musicali e accomunati da un identico spirito modernistico, antiaccademico e dissacratorio.
Persi entrambi i genitori nell' arco di due anni (1915-17), Poulenc visse per qualche tempo con la famiglia della sorella maggiore Jeanne. In questo periodo le frequentazioni del giovane musicista si intensificarono presso la libreria “La Maison des Amis des Livres” (la Casa degli amici dei libri). Qui egli conobbe i più importanti esponenti della cultura parigina: Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaire de Wąż-Kostrowicky, noto ai più con lo pseud. di “Guillaume Apollinaire”, Louis Aragon, Paul Éluard, Max Jacob e Andrè Breton. Il suo insaziabile desiderio di contatti artistici lo portò anche a Montparnasse, dove Poulenc strinse amicizia con Pablo Picasso, Amedeo Modigliani, Paul Claudel, Paul Valéry, e divenne “abituè” dell'esclusivo locale “La gaya”, fondato nel 1917 da Jean Cocteau, luogo che diventerà il Quartier generale del gruppo “Les Six”. In quell'anno Poulenc compose il Brano Rapsodie Nègre per v. baritono, pf., fl., cl. e Quartetto d'archi, che volle dedicare a Satie. Il debutto avvenne al T. du Vieux-Colombier, durante una rassegna di musiche d'avanguardia, e agli unanimi consensi si unì l'interesse di Igor Stravinskij e di Sergej Diaghilev, stupiti che tale lavoro fosse opera di un adolescente (14 febb. 1917).
Incoraggiato dal successo ottenuto e desideroso di approfondire le proprie Cognizioni compositive, Poulenc decise di iscriversi al Conservatorio di Parigi, allora gestito da Paul Vidal. Quest'ultimo lo ricevette in modo cordiale, e chiese di poter visionare eventuali Lavori. Poulenc, allora, gli consegnò la partitura della “Rapsodie Nègre”; fu sufficiente all'illustre Direttore leggere la dedica a Satie per andare su tutte le furie e mettere l'aspirante allievo alla porta. Per nulla scoraggiato, Poulenc si rivolse al compositore e didatta Charles Koechlin, un allievo di Gabriel Fauré e Co-fondatore della “Société musicale indépendante” insieme a Maurice Ravel e Florent Schmitt. Con questo insegnante, di ampie vedute progressiste, Poulenc, tuttavia, non poté impostare un efficace Piano di studi, in quanto fu chiamato alle armi nel gennaio 1918.
Per via della sua giovane età, Francis non venne inviato al fronte. Fino a luglio di quell'anno egli prestò servizio nelle postazioni antiaeree di Vincennes, un comune del dipartimento della Val-de Marne, poi fu trasferito a Parigi, presso il Ministero dell'Aviazione, dove rimase fino al 1921.
Nella Capitale, Poulenc riprese gli studi con Koechlin, al quale sottopose alcuni lavori scritti durante il Periodo bellico, tra cui una Sonata per Vl., Vcl. e Pf., e un Preludio per sole percussioni dal titolo Les jongleurs (I giocolieri), purtroppo andati perduti o distrutti dall'Autore stesso.
A questo periodo risalgono le prime Opere catalogate: i 3 Mouvements perpetuels per orch. (1918), dei quali esiste anche la Riduz. per pf.; la Sonata per 2 cl. (ivi) e quella per Pf. a 4 mani (ivi), pubblicate dalla “Chester Edition”, la Casa editrice londinese, curatrice dei Lavori di Igor Stravinskij.
Consolidata la notorietà con queste composizioni, Poulenc visse un felice periodo artistico, dovuto ad un'intensa produzione di musica vocale e strumentistica, in cui emersero i Cicli Le Bestiaire au Cortège d'Orphée (La Processione di Orfeo al Bestiario), su liriche di G. Apollinaire, eseguiti per la prima volta in un Concerto di beneficenza in favore della vedova del poeta, recentemente scomparso a causa della febbre spagnola (giu. 1920). Anche sul versante cameristico Poulenc trovò le dovute gratificazioni, soprattutto quando si avvalse della collaborazione di Jean Cocteau. Quest'ultimo gli propose di musicare la propria Poesia “Toreador” e, qualche mese più tardi, i due ottennero un clamoroso successo al T. des Champs-Élisées con il Ciclo di Canzoni Cocardes, per V. tenore, Vl., cornetta a pistoni, Contrb., Grancassa e Triangolo (1920).
Nel frattempo, il periodo in cui Poulenc entrò a far parte del “Gruppo dei Sei” si stava avvicinando.
La data precisa non è stata ancora appurata, tuttavia, agli inizi del 1921, insieme agli altri Cinque componenti (George Auric, Louis Durey, Arthur Honegger, Darius Milhaud e Germaine Tailleferre), egli partecipò alla realizzazione dell'antologia pianistica “Album des Six” e del Balletto in tre Atti “Les mariés de la Tour Eiffel” (Gli sposi della Tour Eiffel). Conclusa l'effimera esperienza con i “Six”, Poulenc intensificò gli studi di Composizione con Koechlin ed affrontò per la prima volta il Genere teatrale, musicando le scene della Commedia buffa in un atto “Le Gendarme incompris”, su libr. di Jean Cocteau e di Raymond Radiguet. Nonostante il buon successo ottenuto, Poulenc cambiò rotta e decise di affinare le proprie cognizioni compositive attraverso l'apprendimento sistematico del contrappunto bachiano e riversare il proprio ingegno nella musica cameristica. I frutti più significativi di questo intenso studio, intrapreso con Koechlin, furono i Quattro Poemi di Max Jacob, per v. baritono e pf. (1922), La Sonata per clarinetto e fagotto (ivi), e la Sonata per tromba e trombone (ivi).
Nel Tardo autunno del 1923, Poulenc, in compagnia dei coniugi Milhaud, compì un viaggio a Vienna dove, grazie all'intercessione di Alma Malher (vedova di Gustav Malher), conobbe Arnold Schoenberg e la sua cerchia di allievi. Rientrato a Parigi, il compositore francese riprese la strada del Teatro con il Balletto Les biches (Le cerbiatte), commissionato da Diaghilev e sceneggiato da Jean Cocteau. Il lavoro riscosse un trionfale successo a Montecarlo, nella Stagione dei “Ballets Russes”, svoltasi al T. du Casinò il 6 genn. 1924.
Preso da un nostalgico ritorno alla Musica sinfonica, Poulenc compose il Concert champêtre per clav. e orch. dedicato Richard Chanlaire, ed interpretato dalla celebre clavicembalista polacca Wanda Landowska (Parigi,Salle Pleyel 3 magg.1929). Poi, su commissione della Pricipessa Edmond de Polignac, scrisse il Concerto per 2 pf. in re min., eseguito per la prima volta dall'autore, insieme a Jaques Fevrier, al “Festival Internazionale di Musica Contemporanea” di Venezia (5 sett. 1932).
Gli anni Trenta furono per il compositore parigino un periodo di intensa attività creativa, soprattutto in ambito sacro, vocale e cameristico. Per questo genere, Poulenc scrisse il famoso Sestetto per fl., ob., cl., fag. corno da caccia e pf. (1932), quindi compose una ricca antologia di brani (ca. 90), suddivisa in “Poémes”, dedicati in gran parte al celebre baritono Pierre Bernac, con il quale formò un “Duo”, ed intraprese varie Tournées in tutto il mondo.
L'ispirazione al Genere sacro avvenne nel 1936, dopo un pellegrinaggio al Santuario della Madonna Nera di Rocamadour, nella Regione dei Midi-Pyrénées. Fino ad allora, Poulenc, pur essendo credente, era vissuto in ambienti lontani dalla Religione cattolica; l'inattesa "conversione" iniziò in concomitanza con la perdita di persone a lui legate da profonda amicizia. Nel 1930, la morte prematura di Raymonde Linossier (30 genn.), l'unica donna che avrebbe sposato, gettò il maestro in un profondo sconforto, al punto da estraniarsi, per circa un anno, dagli ambienti mondani e culturali che abitualmente frequentava.
Fu, però, la scomparsa del Compositore e amico fraterno Pierre-Octave Ferroud, vittima di un tragico incidente stradale (17ago.1936), ad accostare definitivamente il maestro francese al misticismo cristiano e a fargli scrivere alcune importanti composizioni di soggetto sacro. Tornato da Rocamadour rinnovato nello spirito, Poulenc compose di slancio le splendide Litanie a la Vierge Noire (Notre Dame de Rocamadour, per Coro femm. e org., ott.1936), alle quali fece seguito la celeberrima Messa in sol magg. (apr. 1937) e i 4 Motets pour un Temps de Pénitence del 1938.
L'ultima realizzazione precedente allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale fu il Concerto per organo, archi e timpani in sol min., rappresentato il 21 giugno 1939 alla “Salle Gaveau”, con Maurice Duruflé alle Tastiere e Roger Desormière sul podio dell'orchestra di Parigi.
Nel 1940, all'età di 41 anni, Poulenc venne “richiamato” nell'esercito e mobilitato, prima a Bordeaux, quindi a Brive-la-Gaillarde, una cittadina nella regione del Limousin. In questo periodo, su richiesta della nipotina Arianne, il compositore musicò la Fiaba Histoire de Babar, il Piccolo elefante scaturito dalla fantasia di Cécile Sabouraud, moglie dello scrittore francese Jean de Brunhoff.
Terminato questo Lavoro apparentemente “leggero”, Poulenc si dedicò alle più disparate attività compositive. Su Poemi di Apollinaire scrisse il Ciclo di melodie Banalités (1940) ed un altro, Fiançailles pour rire (fidanzamenti per scherzo), su Versi della poetessa e romanziera Louise de Vilmorin. Nel 1941, un ritorno al Genere sacro è testimoniato dai celebri Mottetti Salve Regina ed Exultate Deo, poi, dismessi i panni curiali, l'anno successivo compose la celebre Sonata per vl. e pf, in memoria del grande poeta e drammaturgo spagnolo Federico Garcia Lorca, ucciso dai falangisti di Francisco Franco (19 ago.1936).
A differenza di molti suoi amici, che si attivarono nelle fila della Resistenza durante l'occupazione nazista della Francia, Poulenc, fino al 1941, assunse una posizione pressoché neutrale; emblematico il suo rifiuto a partecipare ad un progetto di propaganda musicale, caldeggiato dal Ministero della Cultura. Tuttavia, in questo periodo, la produzione del compositore parigino verté su contenuti patriottici, come nel caso del Balletto Les animaux modèles, che debuttò all'Opéra de Paris, su coreografia di Serge Lifar (8 ago.1942).
Ma l'avvenimento che scosse nel profondo la coscienza morale e apolitica del Maestro fu l'arresto, da parte della Gestapo, dell'amico fraterno Max Jacob, in quanto ebreo. Invano Poulenc ed altri artisti (Jean Cocteau, Sacha Guitry, Paul Éluard), tentarono di evitarne la deportazione; Jacob fu internato nel campo di concentramento di Drancy, dove morì nel 1944.
In memoria dell'amico scomparso, Éluard scrisse un Poema, che volle far musicare a Poulenc per la Notte di Natale di quell'anno. Nacque così la stupenda Cantata da Camera per 6 voci a Cappella Un soir de neige (Una sera di neve) che, tuttavia, per contingenze belliche, non poté essere rappresentata, se non alla fine della Guerra (Parigi, 25 apr. 1945).
Di questo periodo va ricordato per modernità e perfezione polifonica Figure Humaine, un altro lavoro corale a “Cappella”, su testi di Éluard. Tradotta in inglese, questa Cantata debuttò il 25 mar. 1945 a Londra, in una memorabile esecuzione dei BBC Singer; riguardo alla versione francese, invece, si dovette attendere il 2 dic.1946, quando fu interpretata dal “Coro della Radio Fiamminga” di Bruxelles.
L'immediato Dopoguerra segnò l'inizio dell'attività operistica di Poulenc. Il debutto nel mondo della lirica avvenne con Les mammelles de Tirésias, lavoro “buffo” in un prologo e 2 atti, tratto dall'omonimo dramma surrealista di Apollinaire, scritto nel 1903 e messo in scena al T. Maubel nel 1917. Nonostante Poulenc avesse trasferito, nella versione operistica, un'irresistibile comicità, ricalcando lo stile dell'Opéra comique, e la musica si presentasse agile, spumeggiante, basata su un Linguaggio armonico di grande effetto, i giudizi di pubblico e critica furono alquanto tiepidi (Parigi, T. Opéra-Comique, 3 giu. 1947). Abbandonato il Teatro, nel 1948 il compositore francese tornò alla musica orchestrale con Sinfonietta, eseguita per la prima volta il 24 ott. dalla “BBC Symphony Orchestra”; poi, agli inizi di Novembre, intraprese una lunga Tournée americana, esibendosi con il grande baritono Pierre Bernac alla Town-Hall di New York, e nei maggiori teatri di altre città, tra cui Montreal, Chicago, Boston, Baltimora, Los Angeles e San Francisco.
In questo fruttuoso giro di Concerti, anche dal punto di vista compositivo Poulenc non restò inoperoso. A San Francisco, il maestro francese scrisse le Quattre Petites Prières de Saint François d'Assise, e vari Lavori cameristici tra cui la Sonata per vcl. e pf. che, dopo il suo ritorno in Francia, eseguì alla “Salle Gaveau”, insieme al celebre violoncellista Pierre Fournier (18 magg.1949).
Spinto da una rinnovata vena sinfonica, nell'estate del 1949 Poulenc iniziò la partitura del Concerto per pf. in do min., eseguito il 6 genn. 1950 dalla Boston Symphony Orchestra, diretta da Charles Munch e, nel novembre dello stesso anno, con l'inseparabile Pierre Bernac, portò alle scene La Fraîcheur et le Feu (La Freschezza e il Fuoco), Ciclo di 7 Brani per V. bar. e Pf. su “Poemes” di P. Éluard.
Seguì, quindi, un periodo di intensa attività compositiva in cui, tra i vari lavori, emersero lo Stabat Mater, per V. sopr., coro misto e orch., ded. alla memoria dell'amico Christian Bérard recentemente scomparso (1951), i 4 Mottetti per il tempo di Natale (1952) e l'Ave Verum Corpus, per 3 v. femm a cappella (ivi).
Anche il Genere teatrale non fu trascurato. Nel 1953, su invito di Guido Valcarenghi, direttore della Casa Editrice Ricordi, Poulenc iniziò la Composizione della sua seconda Opera Les dialogues des Carmélites in tre atti e 12 quadri, su libretto proprio, desunto dal dramma omonimo di Georges Bernanos.
La Realizzazione richiese più di tre anni, in quanto il lavoro subì parecchie interruzioni, in parte dovute alla lunga tournée di récitals, effettuata dal maestro con l'inseparabile Bernac, in Egitto e in varie città europee (1954), in parte a causa del tracollo psicologico subito per la morte quasi simultanea di Arthur Honegger, Adrienne Monnier e Lucien Roubert, tre grandi amici del Compositore (1955). In un clima di profonda tristezza, Poulenc riuscì a terminare Libretto e Partitura solo nel Giugno 1956 e, dopo frenetici Lavori d'allestimento, l'Opera debuttò il 26 Gennaio 1957 al Teatro alla Scala di Milano, ottenendo un clamoroso successo. Grandi ovazioni si ripetettero, sei mesi dopo, alla “Prima” francese, svoltasi il 21 Giugno al T. Opéra Garnier di Parigi, mentre l'autore si trovava al Festival di Strasburgo, dove eseguì, in coppia con Jean-Pierre Rampal, la propria Sonata per fl. e pf.
Sull'onda dei consensi ottenuti in campo teatrale, Poulenc compose il suo terzo ed ultimo lavoro operistico La Voix Humaine, tratto dalla tragedia omonima di Jean Cocteau. L'idea di mettere in scena questo singolare dramma in un atto, nel quale l'unico personaggio è una donna che decide di lasciare l'uomo amato per telefono, venne a Hervé Dugardin, direttore della Casa Ricordi di Parigi.
Il debutto, curato nella scenografia dallo stesso Cocteau, ed interpretato dall'attrice Denise Duval, suscitò non poche perplessità di critica e pubblico (Parigi, T. dell'Opéra Comique 6 febb. 1959). In seguito, durante la tournée americana del 1960, il lavoro fu riproposto alla Carnegie Hall di New York e, sempre interpretato dalla Duval, ottenne grandi apprezzamenti (23 febb.).
Tornando al 1959, in occasione del sessantesimo compleanno di Poulenc, venne organizzato un concerto alla Salle Gaveau di Parigi, dove il compositore francese si esibì con Pierre Bernac che, in quella occasione, terminò la sua prestigiosa carriera di cantante. Il ritiro dalle scene dell'amico, indusse Poulenc ad un ritorno momentaneo al genere sacro con la composizione delle 4 Laudes de Saint Antoine de Padue, per Coro virile e, dopo aver scritto l'Elegia per due pianoforti, si recò, per l'ultima volta, negli Stati Uniti, dove venne rappresentato Gloria, un grande Mottetto per v. sopr., coro misto e orch. diretto da Charles Munch (Boston, 20 genn. 1961). Tornato a Parigi, questo lavoro fu eseguito dall'Orchestra Nazionale e dal Coro della Radio Televisione Francese, sotto la magistrale Direz. di Georges Prêtre (14 febb. 1961). Il 5 Dic.1961, sempre con Prêtre sul podio, andò in scena La Dame de Monte-Carlo, composizione per v. sopr. e orch. che Poulenc fece interpretare a Denise Duval. Il successo fu immediato, la cantante effettuò ben otto “uscite” tra scroscianti applausi, un caso rarissimo per la ribalta del Thêatre des Champs-Elysées.
Nel 1962, il celebre compositore e dir. d'orch. statunitense Leonard Bernstein commissionò a Poulenc un lavoro musicale per l'apertura della Philarmonic Hall del Lincoln Center di New York. Nacque così Sept Répons des ténèbres, per v. sopr. giovanile, coro di fanciulli, uomini e orch. che, insieme alla Sonata per cl. e pf. (ded. a Honegger) eseguita postuma da Benny Goodman e L. Bernstein, e a quella per Ob. e Pf. (ded. a Prokof'ev), rappresenta l'ultimo "Corpus" produttivo del maestro francese.
Il 26 gennaio 1963, Poulenc si trovava a Maastricht, nei Paesi Bassi, con Denis Duval, per una serie di Concerti; colto da un improvviso malore, fu costretto a rientrare a Parigi. Quattro giorni dopo, un violento attacco cardiaco pose fine alla sua esistenza.
Per espressa volontà del compositore, la cerimonia funebre si svolse in forma strettamente Privata e furono eseguite alcune Composizioni di J.S. Bach. La Salma venne tumulata nel Cimitero parigino di Père Lachaise, accanto a quelle dei suoi genitori.
Compositore radicato nella tradizione francese, Poulenc ebbe il dono più raro e prezioso a cui possa ambire un musicista: un grande ed innato senso melodico, che applicò con grazia e naturalezza, conferendo alle proprie opere quella spontaneità a lui propria. “La musica è il mio ritratto interiore” ebbe a dire un giorno, e in essa appaiono, con estrema chiarezza, i caratteri della sua duplice personalità artistica, in grado di passare, con estrema disinvoltura, da un'irresistibile comicità ad un appassionato lirismo meditativo, evidente soprattutto nel genere sacro vocale.
Autentico “bon viveur” parigino, fin da ragazzo Poulenc assorbì tutte le novità artistiche presenti nella Capitale di inizio Novecento. Introdotto in "Società" dallo zio Marcel (Papoum), fratello di sua madre, Poulenc si legò a quei musicisti dell'Avanguardia francese che, tuttavia, non riuscirono a coinvolgerlo in modo particolare, come egli stesso ebbe a dire: “I miei unici punti di riferimento sono stati Bach, Mozart, Satie e Stravinskij ma, pur riconoscendo che l'influenza sia una cosa necessaria, odio quegli Artisti che rimangono nella scia dei “grandi”. Io non mi ritengo un Musicista cubista, men che meno futurista e neppure impressionista. Sono un Musicista senza etichetta.”
Seguendo l'Indirizzo generale dei “Six”, l'attività creativa di Poulenc si svolse in un'apparente svagata noncuranza. In realtà questa disinvoltura, frutto di un pervicace impegno, non riuscì a nascondere l'altra natura artistica del maestro, forgiata dagli insegnamenti di Viñes e Koechlin. Con il primo, egli apprese le infinite risorse espressive del pf..Tuttavia, pur raggiungendo una tecnica raffinata, non si impegnò, come avrebbe potuto, nell'attività concertistica, preferendo accompagnare cantanti e strumentisti, con i quali organizzò prestigiose tournée. Stessa tendenza Poulenc la dimostrò nella composizione. Di atteggiamento scanzonato e giocherellone, tipico del “Garçon gâté” (Ragazzo viziato), in un primo momento si orientò ad una produzione di Brani frivoli, spumeggianti, maliziose monellerie al limite della licenziosità, perfettamente aderenti al clima dei “Cabarets” e dei “Cafè chantant” frequentati a Montmartre. In seguito, furono gli insegnamenti di Koechlin a risvegliare, nello scanzonato allievo, una presa di coscienza dei propri limiti, e ad indurlo nell'Impegno assiduo, affinché potesse emergere la parte recondita della sua complessa personalità musicale.
La grande etereogenità di stili e di forme presente nella produzione poulenchiana fu la causa di una costante disattenzione delle generazioni musicali successive, in quanto per esse questo maestro non rappresentò alcun punto di riferimento o un significativo esempio.
Considerato dai suoi colleghi un compositore antiprogressista, Poulenc non provò la benché minima preoccupazione per tale giudizio, così come non cercò mai di nascondere la propria omosessualità, da lui definita “Sessualità parigina”, anche se fu causa di profondi traumi psicologici, in quanto contrapposta ai suoi principi religiosi.
Nella sfera affettiva di Poulenc entrarono solo due donne: Raymonde Linossier, l'amica d'infanzia e preziosa consigliera, prematuramente deceduta in circostanze mai chiarite (1930), e una misteriosa “Frédérique”, dalla quale il Compositore ebbe una figlia di nome Marie-Ange (1946).
Pur essendo un validissimo pianista, e la maggior parte dei suoi lavori includano questo strumento, Poulenc, fin dagli inizi, si sentì attratto dalla musica vocale e dalle masse sonore degli strumenti a fiato. Tale predilezione è ampiamente dimostrata nella Musica cameristica (dei 13 lavori, 10 sono destinati ai “fiati”), e da quanto egli stesso dichiarò: “Tra tutti gli strumenti, gli aerofoni sono i più prossimi alla voce umana. Come quest'ultima, essi trasformano l'aria in suono e, nell' assoggettarsi al ritmo della respirazione corporea, conferiscono alla frase melodica un ideale carattere espressivo”.
I lavori che costituiscono il “Corpus” principale della produzione poulenchiana sono già stati menzionati, tuttavia è doveroso ricordare il Concerto coreografico Aubade, per pf. e 12 strum. (1929); le musiche di scena per la Commedia La fille du jardinier (1941); e quelle per il Dramma di Jean Anouilh Le voyageur sans bagages, del quale Poulenc scrisse anche la Colonna sonora dell'omonimo Film (1944). Per l'arte cinematografica il maestro parigino dedicò il suo estro ad altre Quattro pellicole: “La Belle au bois dormant” (1935); “La Duchesse de Langeais” (1942); “Ce Siecle a 50 ans”, (in collab. con Auric, 1950) ed infine “Le Voyage en Amérique” del 1951.
Al genere operistico, Poulenc si avvicinò relativamente tardi, per cui occorre cercare nella produzione cameristica e sacro vocale la vera essenza della sua Musica, definita da molti studiosi prevalentemente di matrice Neoclassica. Si tratta, tuttavia, di giudizi strettamente personali e non si possono limitare alle inevitabili influenze stravinskiane esercitate su Poulenc che, oltre ad essere amico del grande compositore russo, fu anche un suo collaboratore ed estimatore.
Se di Neoclassicismo si può parlare, occorre tuttavia ammettere che Poulenc fu un compositore saldamente ancorato al presente, e il suo volgere lo sguardo a ritroso nel tempo, probabilmente rappresentò un “Rifugio” in cui proteggersi da numerose polemiche mosse dalle avanguardie e dai critici, sostenitori della “Nuova musica”. A tal proposito, nel 1942 egli dichiarò: “Sono consapevole di non appartenere a quella categoria di musicisti portatori di Innovazioni armoniche, come Schoenberg, Stravinskij, Ravel e Debussy, ma io credo che nella musica contemporanea ci sia posto anche per compositori che si accontentano di utilizzare stili e forme dei loro predecessori. Non era forse questo il caso di Mozart e di Schubert? Con il tempo, il carattere del mio stile sarà evidente”.
Illuminato sulla via di Rocamadour, Poulenc riversò le proprie Ispirazioni nel genere sacro con raffinata sensibilità e grazia senza pari e, in egual misura, la sua eleganza artistica emerse nelle liriche vocali accompagnate dal pianoforte, indubbiamente tra le più belle Pagine musicali, esaltate dai componimenti di Éluard, Cocteau, Jakob e Apollinaire, i poeti che seppero mantenere viva l'immaginazione di questo maestro.