Compositore, Pianista, Dir. d' Orch., Cantore, Didatta e Conferenziere.
Petrassi condusse una vita dedicata interamente alla musica e i frutti non mancarono.
Dotato di straordinarie doti musicali egli spaziò da gigante in generi contrapposti, ma che lui seppe plasmare al proprio tetragono carattere e vivace personalità artistica ricca di immaginazione.
Ultimo dei sette figli di Eliseo Petrassi e di Erminia Calzoletti, Goffredo nacque il 16 luglio 1904 a Zagarolo, piccolo comune della provincia romana, situato sulle pendici meridionali dei monti Tiburtini, a circa trenta di km. da Roma.
All'età di sette anni, Goffredo lasciò il paese natio e si trasferì con i genitori nella Capitale dove, a causa delle ristrettezze economiche, trovarono alloggio in un'unica stanza di Vicolo della Volpetta nei pressi di Via dei Coronari, oggi strada degli Antiquari ma, a quei tempi, appartenente ad uno dei quartieri più poveri e malfamati della città. Qualche tempo dopo i Petrassi si trasferirono in un piccolo appartamento di Via Giulia, a pochi passi dal Lungotevere dei Sangallo.
Nell'ottobre del 1911, Goffredo venne iscritto alla Scuola elementare di Piazza S. Salvatore in Lauro, soprannominata “Scuola degli ignorantelli” in quanto frequentata dai bambini delle famiglie più disagiate. Grazie alla sua bella voce, il giovane Petrassi entrò nella “Schola Cantorum” annessa all'istituto, quindi visse per quasi otto anni una preziosa esperienza musicale basata più sulla pratica diretta, che sulle astratte regole teoriche.
Nel 1919, a causa della "muta di voce" tipica dell'adolescenza, Goffredo lasciò la “Schola” e, per rendesi indipendente, riuscì ad impiegarsi prima come fattorino e poi come commesso in un negozio-magazzino di pubblicazioni musicali. Qui ebbe l'occasione di studiare partiture di ogni genere, comprese quelle dei compositori di musica contemporanea e, nel tempo libero, di prendere lezioni pianistiche private da Vincenzo di Donato e di Composizione da Alessandro Bustini. Quest'ultimo, notate le straordinarie capacità dell'allievo, nel 1928 lo ammise nella propria Classe al Conservatorio romano di S. Cecilia e, nel medesimo tempo, lo affidò alle cure del collega organista Fernando Germani. Seguirono quattro anni di intensi studi, durante i quali, tutto ciò che Petrassi imparava, a sua volta lo insegnava privatamente ad altri giovani; ciò accadde fino al 1932-33, anni in cui si diplomò in composizione ed crgano. In questo periodo, il neodiplomato romano si mise in luce anche come compositore; risale infatti al 1932 la stesura della famosa Partita per orch. che lo rese celebre in tutta Europa. Eseguita nel 1933 al T. Augusteo, sotto la direzione di Bernardino Molinari, questa composizione vinse un concorso nazionale e si impose in uno Internazionale a Bruxelles. Qualche mese dopo, Alfredo Casella la presentò ad Amsterdam in occasione del Festival della S.I.M.C. (Soc. It. Mus. Contemp.), quindi, nel 1935, con grande successo a Mosca e a Leningrado.
Prima di questo lavoro, che lo proiettò fin dall'inizio in ambito internazionale, Petrassi aveva già raggiunto una ragguardevole notorietà in patria con l'Ouverture da concerto, che debuttò all'Auditorium di S. Cecilia sotto la direzione di Mario Rossi (1931). Nel 1934, il trentenne compositore fece parte del Corpo docenti dell'Accademia Musicale romana di S. Cecilia in qualità di Insegnante di Armonia, Contrappunto e Composizione corale, incarichi che mantenne per circa due anni; quindi, dal 1937 al 1940, si occupò della sovrintendenza artistica del T. La Fenice di Venezia.
Trovatosi per la prima volta di fronte a grandi responsabilità organizzative che, tra l'altro, includevano il prestigioso Festival della “Biennale”, Petrassi gestì la Stagione del 1938 a modo suo, senza tener conto delle esigenze commerciali. L'inaugurazione avvenne con l'Opera Verdiana “Don Carlos”, fino ad allora eseguita rarissimamente, alla quale seguirono le rappresentazioni dell'”Elettra” di Richard Strauss e di “Débora e Jaele” di Ildebrando Pizzetti, a dispetto dei benpensanti che si aspettavano opere di ambientazione veneziana.
Incurante delle polemiche suscitate dalla critica conservatrice, tra gli ospiti di maggior prestigio Petrassi fece figurare Artur Honegger e Paul Hindemith e, l'anno successivo, Béla Bartók, del quale venne eseguita per la prima volta in Italia la Sonata per 2 pf. e percussioni.
Sul piano compositivo, dopo la partita il maestro romano si dedicò ad alcuni Pezzi cameristici che prepararono il terreno a composizioni di grande spessore artistico, come il Primo Concerto per orchestra (1934); il Concerto per pf. e orch. (1936-39), con i quali raggiuse una definitiva maturità strumentale. A questi lavori si affiancarono il Salmo IX (1934-36), il Magnificat (1939-40) e i Quattro inni sacri, in cui il Maestro rivisse le proprie esperienze di giovane cantore, nel gusto del Barocco capitolino e controriformista.
Vinto il Concorso nel 1939, l'anno successivo Petrassi tornò a Roma per assumere la Cattedra di Composizione del Conservatorio di S. Cecilia, circa otto anni dopo essersi diplomato in quello stesso Istituto.
La sua straordinaria attività didattica, rivelatasi fondamentale per un grande numero di musicisti contemporanei, non impedì al maestro di continuare ad essere un prolifico compositore e soprattutto uomo di profonda cultura. Se a Venezia, un innato amore per le Arti lo spinse ad occuparsi di letteratura, pittura, scultura ed architettura, ora Petrassi poteva muoversi negli ambienti romani in un incessante allargamento di interessi e nuovi orizzonti.
Nello studio del pittore marchigiano Orfeo Tamburi incontrò pittori e scultori del calibro di Renato Guttuso, Mirko e Afro Basaldella, Luigi Montanarini, Antonio “Toti” Scialoja che fu anche un validissimo poeta. Tra i letterati che frequentavano questo esclusivo circolo culturale di Via Sistina vi erano il poeta critico d'arte e narratore Libero De Libero, Leonardo Sinisgalli, il grande Giuseppe Ungaretti e lo scrittore giornalista Kurt Erich Suckert, conosciuto ai più con lo pseud.di Curzio Malaparte.
L'entrata in Guerra dell'Italia e gli accadimenti che ne seguirono incisero profondamente sulla dimensione esistenziale di Goffredo Petrassi. Nel 1941 egli compose il Madrigale drammatico Coro di Morti, il cui testo fu ricavato da 32 versi endecasillabi e settenari di Giacomo Leopardi, che costituiscono il Prologo del dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie” scritto nel 1824.
Scritta per Coro maschile, 3 pf. ottoni e contrabbassi, su quest'opera l'autore ebbe a dire: “Per la prima volta mi sono allontanato da un testo sacro, perché ho ritenuto che si trattasse di un testo di una mistica laica non troppo distante dagli interrogativi che ci può porre la religione.”
L'altro aspetto compositivo di questo periodo fu l'accostamento di Petrassi al mondo teatrale, coi due Balletti La follia d' Orlando (1942-43); Ritratto di don Chisciotte (1945), ai quali seguirono l'opera in un atto Il Cordovano, su testo di Miguel de Cervantes, tradotto da Eugenio Montale (Milano, T. alla Scala 12 magg. 1949), e Morte dell'Aria, opera sempre in un atto su testo di “Toti” Scialoja (Roma, T. Eliseo 24 ott.1950).
A parte i due balletti, che ebbero sorte migliore, l'esperienza teatrale di Petrassi rimase senza seguito. Tuttavia, ebbe una funzione determinante nel rapporto suono e azione quando, nell'operato del maestro, subentrò una nuova polifonia strumentale e vocale protesa ad un madrigalismo oramai svincolato da influenze neoclassiche. Emblematica in questo senso fu la Cantata per coro misto e orch. Noche oscura, composta nel 1950 su Poema mistico di San Giovanni della Croce.
Presentata al Festival Internazionale di Strasburgo sotto la direzione di Mario Rossi (17 giu. 1951), questa Opera sinfonico-corale fu uno dei lavori più ammirati di Petrassi, al quale una critica unanime riconobbe il grande impegno morale e l'inteso travaglio tecnico: quest'ultimo, frutto di un pensiero compositivo ridotto all'essenzialità, alieno alle fioriture barocche che avevano caratterizzato i precedenti lavori di ispirazione religiosa.
Alla fine degli anni Quaranta, per ragioni puramente economiche, Petrassi si cimentò nella produzione di Commenti musicali per documentari cinematografici: uno sulla “Porta di S. Pietro” di Giacomo Manzù (1947), poi un altro intitolato “Lezioni di Geometria” (1948) di Leonardo Sinisgalli, su argomenti riguardanti prospettive e figurazioni astratte. Il vero approccio con il Cinema avvenne nel 1950 con la Colonna sonora per “Riso Amaro” di Giuseppe De Santis, un film famoso che rese celebre Petrassi nel mondo cinematografico. La seconda esperienza fu il Commento sonoro per la pellicola “Non c'è pace fra gli ulivi” (sempre di De Santis, 1950), alla quale si aggiunsero le Musiche per “Pattuglia sperduta” di Piero Nelli (1953) e quelle per “Cartouche” di Gianni Vernuccio (1954).
Non essendo particolarmente attratto dalla Musica filmica, nel 1952 Petrassi riprese la composizione concertistica dopo un vuoto produttivo durato 18 anni (1934-1952), l'arco di tempo che divide il “Primo” dal Secondo Concerto per orchestra. Da quel momento in poi altri 6 Concerti per orch. furono composti con scadenza quasi regolare, in una varietà di Stili e Tendenze, fino ad arrivare all' Ottavo Concerto del 1972.
Dalla seconda metà degli anni Cinquanta, con la diffusione in Italia della Cultura dodecafonica, si affacciò alla ribalta una nuova generazione di compositori che in qualche modo attirarono l'attenzione di Petrassi. Alcuni di essi furono amici e colleghi, accumunati dallo stesso interesse per le musiche che provenivano da Correnti e Movimenti esterofili, come le elaborazioni seriali della Seconda Scuola viennese o i lavori di Hindemith e di Bartók. Vanno poi aggiunti compositori di anni più recenti come Olivier Messiaen, Elliott Carter, Benjamin Britten, Witold Lutoslawski, i quali, anche se non coinvolsero particolarmente Petrassi, certamente contribuirono ad uniformare il livello musicale italiano a quello europeo.
Dal canto suo, il compositore romano, fedele al proprio orientamento artistico, nel 1956 si recò a Tanglewood, il Centro musicale nei pressi di Boston, allora diretto da Aaron Copland. Nell'estate di quell'anno, tenne il Corso di alto perfezionamento compositivo, partendo dalle ultime conquiste dodecafoniche fino a giungere, in un cammino a ritroso, al Contrappunto barocco e rinascimentale. A tal proposito, Leonard Bernstein ricordava che Petrassi, come Test d'ingresso per saggiare la preparazione tecnica degli aspiranti allievi, faceva loro orchestrare i “Sei Piccoli Pezzi per pf.” op. 19 di Arnold Schoenberg. A parte questa esperienza americana e un breve ciclo di conferenze al Mozarteum di Salisburgo, fu in Italia che Petrassi svolse prevalentemente la propria attività didattica. Vani furono i tentativi di Luigi Nono e di Bruno Maderna di coinvolgerlo nelle loro sperimentazioni musicali, svoltesi alla scuola di Darmstadt, fondata nel 1946 da Wolfgang Steinecke. Le ragioni di questo rifiuto nacquero dalla convinzione di Petrassi che, in momenti così nebulosi, occorreva concedersi il giusto tempo per rendersi conto di dove avrebbe condotto un così radicale cambiamento.
Anche se rimase a Roma, il Maestro continuò ad interessarsi alle Evoluzioni musicali di Darmstadt e si dedicò ancor più all'insegnamento, in quanto nominato Docente ai Corsi di perfezionamento all'Accademia musicale di Santa Cecilia (1960), incarico che mantenne fino al 1978.
Nel 1962 avvenne l'incontro e il matrimonio con la pittrice veneziana Rosetta Acerbi, che Goffredo conobbe durante una “Soirée” organizzata dal critico d'arte Giuseppe Galassi, in occasione di una Quadriennale dove la giovane e già celebre artista esponeva alcuni quadri.
Allietati dalla nascita dell'unica figlia Alessandra, gli anni successivi costituirono una parentesi di straordinaria intesa per i coniugi Petrassi, accomunati da molteplici interessi artistici.
Personalità estrosa, ricca di immaginazione, Rosetta Acerbi seppe infondere al suo Compagno nuovi impulsi creativi che sfociarono in composizioni cameristiche e per orchestra, dotate di una piena originalità di fantasia strumentale. In questo periodo nacquero il Settimo concerto (1964), l'Ottetto per “ottoni” (1968), parecchia musica cameristica, nella quale emerge Estri (ded. alla moglie, 1967), brano atonale per 15 strumenti suddivisi in cinque gruppi, e basato sul principio dell'accumulazione e sugli incastri dei singoli gruppi attraverso concatenazioni di grande efficacia.
Pur essendosi ripromesso di rimanere lontano dall'ambiente cinematografico, nel 1965 Petrassi accettò di scrivere la Colonna sonora per il film “La Bibbia”, un colossal prodotto da De Laurentis e diretto dal famoso regista John Huston.
Eseguite sotto la direzione di Franco Ferrara, le musiche non incontrarono i gusti del regista americano, pertanto la partitura fu ritirata dall'autore e non venne più riproposta neppure in altre forme o versioni. Liberatosi da questa Dimensione musicale nella quale egli non aveva mai creduto, Petrassi sfogò il proprio sentimento sacro-spirituale nei Quattro mottetti per la Passione (1965) e, più tardi, nelle Orationes Christi per coro misto, ottoni, v.le e vc.lli (1975).
Dopo gli anni Sessanta e per circa un decennio, all'attività di stimatissimo didatta, Petrassi affrontò l'impegno civile con la presidenza del Sindacato Musicisti Italiani allo scopo di far riconoscere non solo i Diritti dei Compositori, ma anche la salvaguardia della loro immagine all'interno della cultura ufficiale.
Conclusasi nel 1978 la carriera di insegnante, Petrassi volle fermamente come successore Franco Donatoni, l'unico musicista che il maestro ritenne idoneo a continuare il suo pluriennale iter didattico all'Accademia romana di S. Cecilia.
Un'altra attività che Petrassi praticò a lungo, ma con scarso interesse, fu quella di direttore d'orchestra. Non che le soddisfazioni e i riconoscimenti mancassero. Per due volte fu invitato a dirigere la Filarmonica di Berlino, occasioni nelle quali, oltre a musiche proprie, presentò lavori di compositori contemporanei, come il coreano Isang Yun e l'argentino Alberto Ginastera.
Con il tempo la pratica direttoriale andò scemando a causa dell'aggravarsi della vista che gli impedì di sottoporsi allo studio delle partiture; non per questo, tuttavia, rinunciò all'attività di compositore anche quando rischiò di diventare ipovedente cronico.
Sottoposto a un delicato intervento chirurgico, le condizioni del maestro parvero migliorare, ragion per cui riuscì a completare l'Ottavo Concerto (1972) e, tre anni più tardi, a comporre le “Orationes Christi”, probabilmente il lavoro più sofferto, ma anche quello di maggior ispirazione.
Per tenersi aggiornato sulle ultime novità musicali, Petrassi scelse di partecipare, come membro, e più volte in qualità di presidente, a giurie nazionali ed internazionali, un’attività che divenne una sorta di professione, soprattutto a partire dal 1986, anno in cui cessò definitivamente di scrivere musica. Per il maestro romano fu una decisione drastica ed irremovibile, nonostante molte persone a lui care avessero tentato con ogni mezzo di fargli cambiare idea. Quando qualcuno gli consigliò di delegare ad altri la scrittura del proprio pensiero musicale, Petrassi rispose:” Com’ è possibile credere che si possa dettare la musica!”.
Forte nel fisico e nel temperamento, Petrassi, nonostante fosse afflitto da un glaucoma agli occhi, che non lasciava nessuna speranza di guarigione, sopportò con grande coraggio la condizione irreversibile della sua disgrazia e, per circa quindici anni, continuò ad incontrare personaggi dell'arte e della cultura, a mantenersi informato su tutto quanto gli accadeva intorno. L'unico rammarico, tra l'altro vissuto sempre con esemplare accettazione, fu il dover rinunciare alla passione per la lettura, al piacere di contemplare la sua invidiabile collezione di quadri e litografie (Picasso, Morandi, Burri, De Pisis, Capogrossi) e di non ammirare i frutti del percorso artistico della sua amata moglie Rosetta.
Il fatto di non poter più scrivere musica non precluse al maestro la gioia di ascoltarla. Fino agli ultimi anni della sua lunga vita, presenziò quasi a tutti gli appuntamenti musicali romani, in particolare ai Concerti organizzati in S. Cecilia. Inoltre, per tenersi costantemente aggiornato sulle ultime novità, Petrassi passava molte ore ad ascoltare Programmi radiofonici specializzati, dischi e cassette, il più delle volte donatigli da colleghi, ex-studenti, critici del settore, che l'anziano compositore amava ricevere nel suo bellissimo appartamento, situato in un elegante palazzo in stile umbertino al n° 3 di Via Ferdinando di Savoia.
Negli ultimi giorni di febbraio 2003, una banale influenza che, tuttavia, non accennava ad attenuarsi, indusse i familiari a far ricoverare l'anziano maestro in una clinica per gli accertamenti di prassi. La degenza durò circa una settimana e, nonostante avesse ancora una fibra robusta ed un'invidiabile lucidità mentale, Goffredo Petrassi spirò con i conforti religiosi e dei familiari la mattina del 3 marzo. I Funerali si svolsero il giorno successivo nella chiesa romana di Santa Maria in Montesanto, nota come la Chiesa degli Artisti. Alla solenne Cerimonia funebre parteciparono molti personaggi del Mondo musicale, culturale e dello spettacolo. Una grande folla attese il Feretro nell'attigua Piazza del Popolo, per rendere l'estremo saluto al geniale decano della Musica contemporanea italiana.
Dopo le Esequie la Salma venne cremata e le Ceneri deposte nella Tomba di famiglia situata nel riquadro 205 del Cimitero capitolino Flaminio.
Caposaldo del Novecento musicale italiano, Goffredo Petrassi seppe mantenere un proprio stile linguistico anche quando adottò metodi e forme appartenenti alle grandi correnti di musica contemporanea europea. Quanto detto è in parte riconducibile alle esperienze giovanili, ad una precoce maturità strumentale sfociata nella “Partita per Orchestra”, e poi confluita in grandi opere di voci e strumenti, quali furono il “Salmo IX”, il “Magnificat” e i “Quattro Inni Sacri”.
Petrassi non si dedicò alla musica per fare carriera, per avere quel successo che, inaspettatamente, raggiunse a ventotto anni. Prima di allora, rimase per lungo tempo in bilico tra la vocazione letteraria e quella musicale ma, non per questo, egli mancò di impegnarsi in uno studio accademico assiduo e meticoloso che gli garantì di padroneggiare le tecniche polifoniche strumentali e vocali, fautrici della sua personalissima, poliedrica, a volte contrastante Identità artistica.
Tramite il primo insegnante Alessandro Bustini, Petrassi poté comprendere e assimilare i nessi del Melodramma verdiano e wagneriano, anche se la passione per il Teatro operistico apparve precedentemente, durante il periodo adolescenziale. Tuttavia, l'Opera lirica, così amata in gioventù, non lasciò in lui nessuna influenza tecnica compositiva. Altrettanto non si può dire per la Musica tardo-rinascimentale e barocca, in particolare per quel Madrigalismo “moderno” monteverdiano, ricco di ardite soluzioni, che Petrassi richiamò, sia pur velatamente, in “Coro di Morti” che, non a caso, sottotitolò” madrigale drammatico”. Questo lavoro, inoltre, fu la chiave di volta dello stile petrassiano, rivolto ad un Neo-madrigalismo più conciso, ridotto all'essenzialità, che costituì l'elemento fondante degli umoristici Cori a cappella esistenti nei 5 Nonsense, indispensabili banchi di prova per nuove soluzioni tematiche.
Accostatosi al Gusto neoclassico, con la Cantata “Noche oscura”, Petrassi si rese indipendente ed estremamente critico riguardo la scelta del percorso stilistico-formale da seguire. Restio, in senso stretto, alla pratica dodecafonica e tanto più alla musica aleatoria, egli rinunciò anche all'uso dell'elettronica, per mantenere un rigido controllo della propria volontà compositiva, ampiamente dimostrata negli “Otto Concerti per Orch.” che, nel loro insieme, formano uno dei monumenti più emblematici del '900 musicale italiano.
Parlando di Petrassi è necessario ricordare le sue straordinarie qualità di Didatta: il suo Magistero rappresentò un punto di riferimento per un'intera generazione di compositori. Tra essi vanno ricordati Aldo Clementi, Ennio Morricone, Boris Porena, Kenneth Leighton, Wolfango Dalla Vecchia, e, anche se non fu ufficialmente suo insegnante, Petrassi si prodigò in consigli e suggerimenti per Franco Donatoni, che lo sostituì alla Cattedra di composizione di S. Cecilia.
Un fattore determinante per la crescita non solo musicale, ma anche artistica e culturale, furono i rapporti d'amicizia che Petrassi coltivò fin dai tempi del suo impiego nel negozio di musica di via del Corso. Qui conobbe Alfredo Casella e, per suo tramite, dopo il successo della “Partita per orch.”, partecipò a tutti i fermenti artistici che circolavano nei Salotti “buoni” della società romana.
Un altro rapporto d'amicizia molto importante per l'evoluzione stilistica del maestro romano fu quello con Luigi Dallapiccola. Da quest'ultimo, tuttavia, Petrassi ricevette più vantaggi dalle differenze che dalle affinità artistiche. Di famiglia medio-borghese istriana, Dallapiccola, per estrazione culturale, fin dagli inizi si orientò al filone espressionista e alla Tecnica seriale di matrice mitteleuropea, mentre Petrassi, essendo legato ad un "gusto neoclassico" di matrice francese, aveva intrapreso una direzione diametralmente opposta. Questo portò, inevitabilmente, a confronti e contrasti, che risultarono, tuttavia, proficui al maestro romano quando, nel dopoguerra, il fenomeno della serialità dilagò in Italia con tale irruenza, che ogni compositore, alieno a questa tecnica, veniva guardato con sufficienza e spesso denigrato. Fu in questo periodo che l'esegesi di Dalla Piccola risultò, in certo qual modo, determinante a Petrassi, al punto di essere stato invitato ad insegnare a Darmstadt, la culla del Serialismo Integrale.
Alla successiva fase musicale degli anni Cinquanta, in cui si arrivò all'alea più assoluta, Petrassi rispose con una Evoluzione stilistica che lo portò ai confini dell'Atematismo senza, tuttavia, rinunciare ad un proprio linguaggio di grande originalità. Questo processo, che stabilì l'assetto definitivo della musica petrassiana, paradossalmente ricavò le proprie origini dal non sempre fortunato accostamento al mondo teatrale del maestro. La musica dell'ultimo Petrassi, infatti, si allontanò sempre più da forme simmetriche, usuali e ripetitive, in un procedere di eventi sonori che, con il loro variegato susseguirsi di brevi incisi ritmici e timbrici, rimandavano a vere e proprie narrazioni di carattere scenico.
Nell'arco della sua lunga carriera Petrassi toccò tutti i generi: sacro, profano, operistico, sinfonico, corale, ed ogni lavoro appare slegato da quelli che l'hanno preceduto, o da quelli, cronologicamente che seguono. E' come se la vena creativa del maestro, più che seguire un Percorso evolutivo, sia stata oggetto di un continuo mutamento ma, nel mutare, essa sia rimasta inalterata, refrattaria a condizionamenti esterni, se non quelli ricevuti, come egli più volte ammise, da due altre "Passioni": quella Pittorica e quella Letteraria.
Dotato di una grande curiosità intellettuale, fino quando poté, Petrassi fu un assiduo lettore di autori moderni e contemporanei, come Marcel Proust, James Joyce, Robert Musil, ma, soprattutto provò un'autentica passione per le Opere di Albert Camus e di Alain Robbe-Grillet.
Persona dai molteplici interessi, non era difficile trovarlo alle più importanti mostre di Pittura e Scultura, alla ricerca di Opere, soprattutto di artisti contemporanei; e fu uno dei pochi compositori che amava assistere a Concerti di giovani compositori, spesso alle loro prime esperienze.
Le Opere più significative della produzione petrassiana sono state quasi tutte citate. Riguardo la musica cameristica, per importanza occorre inoltre ricordare Invenzione per due flauti (1944); Fanfara per tre trombe in do (ivi); Sonata da Camera per clav. e 10 strum.; 5 Duetti per due vcl. (1952) e la Sestina d'autunno Veni creator Igor (1982), per chit. mandolino, vla. vcl. ctb. e percuss., composta per il Centenario della nascita di Stravinskij.
Quanto alla Musica per Coro misto a Cappella, vanno citate le Opere: Nonsense e Sesto nonsense, su testi di Edward Lear (1952- 1964); i 4 Mottetti per la Passione (1965) e 3 Cori sacri (1983).
Passando alla musica strumentale, all'orchestra Petrassi dedicò inoltre Preludio e fuga per orch. d'archi (1929); il Divertimento in do magg. (1930); l'Ouverture da concerto (1931); la Passacaglia (1931); il Concerto per fl (1960), Prologo e 5 invenzioni (1962); il Poema per orch. d'archi e 4 tr. (1980) e Frammento del 1983.
Il Pianoforte non gli fu particolarmente congeniale. Tuttavia, per questo strumento, oltre al già citato “Concerto” Petrassi scrisse Partita (1926); Ecloga (ivi); Siciliana e marcetta per pf. a 4 mani (1930); Toccata (1933); Divertimento scarlattiano (1942); 8 invenzioni (1944), ed altri lavori minori. Per altri strum. vanno inoltre ricordati Dialogo angelico per 2 fl. (1944 - 1948); Invenzione e Cinque Duetti per due vcl. (1952); Suoni notturni per chit. (1959); Souffle per fl. in do, fl. in sol e ottavino (1969); Elogio per un’ombra per vl. (1971); Ala per clav., fl in do e ottavino (1972); Alias per chit. e clav. (1977); vla vcl (1978); Romanzetta per fl. e pf. (1980) e Flou per arpa (ivi).
Tra gli Scritti, pubblicati su varie riviste, vanno annoverati Perché i giovani non scrivono per il Teatro (in Scenario, 1935); Igor Stravinskij (in Cosmopolita, 1945); Nel crogiuolo delle varie tendenze (in Giornale di Roma, ivi); Tempo di revisioni: “scènes de ballet” di Stravinskij (in Il Caffè, 1946); Sulla musica religiosa (in Il Campo, 1946). Articoli più recenti sono: Per Luigi Dallapiccola (in Perspectives of New Music,1974); Seminario di composizione (in Chigiana, 1976); Esperienze teatrali (in Cinquant'anni del Teatro dell'Opera di Roma, 1979).
Membro dell'Accademia delle arti di Berlino fin dal 1958, e dell'Accademie Royale de Belgique (1965), durante la sua lunga carriera Petrassi ricevette la Laurea Honoris Causa dall'Univ. di Bologna (1976) e, nel 1977, divenne Membro onorario della American Academy and Institute of Arts and Letters di New York. L'anno successivo fu insignito della stessa onorificenza a Boston, quindi ricoprì l'Incarico di corrispondente della Bayerische Akademie di Monaco e ricevette il Premio Internazionale Feltrinelli dall'Accademia Nazionale dei Lincei che ha sede a Roma. Nel 1979, infine, Petrassi ebbe l'onore di essere nominato Professore onorario dell'Accademia di Musica “Ferenc Liszt” di Budapest, e Accademico delle Bellas Artes de San Fernando a Madrid.