Gabriel  Fauré
Gabriel Fauré (Pamiers FR. 1845 - Parigi 1924)

Compositore, Pianista e Organista.
Intransigente studioso e ricercatore di Contrappunto rinascimentale, Fauré si mantenne lontano da "ridondanze" sinfoniche quando si occupò di Musica da Camera che dedicò principalmente al repertorio pianistico-romantico.


(Gabriel-Urbain)

Figlio di Toussaint-Honoré e di Marie-Antoinette Helene Lalène-Laprade, Gabriel Fauré nacque il 12 maggio 1845 a Pamiers, un piccolo comune del dipartimento dell'Ariége nella regione Midi-Pyrénées.

Suo padre, un funzionario della Pubblica istruzione, nel 1849 si trasferì con la famiglia a Montgauzy, cittadina situata nel dipartimento dell'Ardèche, in quanto era stato nominato Direttore della Scuola locale; proprio in quegli anni, Gabriel iniziò a dimostrare una spiccata attitudine per la musica, tanto da convincere i genitori ad iscriverlo alla prestigiosa Scuola musicale Niedermeyer di Parigi. Entratovi nell'ott. 1853, Fauré fu allievo di Pierre-Louis Dietsch e, l'anno successivo, venne ammesso alla Classe d'organo e pianoforte di Camille Saint-Saëns, con il quale ebbe modo di sviluppare pienamente la propria personalità musicale, indirizzata ad una rigorosa scrittura contrappuntistica e al culto di J.S. Bach. Nei primi anni di studio, il giovane Gabriel si distinse negli studi intrapresi vincendo il Premio di solfeggio (1857) e, successivamente, quello di Armonia, di Pianoforte (1860) e di Composizione (1862). Attraverso questa disciplina, egli scrisse i suoi due primi lavori di genere sacro Super flumina (1863) e Le Cantique de Jean Racine (1865), rispettivamente per Coro e Orch. e, di quest'ultimo, compose anche due altre versioni, una per Coro, Armonium e Quartetto d'Archi o di Ottoni (1866), e l'altra per Coro e Orch. del 1909.

Uscito dalla Scuola Niedermeyer alla fine del 1865, Fauré iniziò l'attività di organista nell'Église du Saint-Sauveur di Rennes, incarico che mantenne per circa quattro anni, e che poi lasciò per alcuni contrasti con il Clero - pare avesse l'abitudine di abbandonare il posto all'organo durante i Sermoni per andare a fumare -. Comunque siano andate le cose, nel 1870 Fauré si trasferì a Parigi e assunse l'incarico di Organista all' Église de Nôtre-Dame di Clignan-court, mansione che mantenne per qualche mese, poiché egli si arruolò nell'Esercito francese durante il Conflitto franco-prussiano, scoppiato in quell'anno.

Finita la Guerra, dopo un breve soggiorno a Rambouillet (nella Regione dell'Île-de-France), Fauré visse qualche mese in Svizzera, dove insegnò nella Scuola Niedermeyer, che nel frattempo si era trasferita in territorio elvetico; poi, nell'Ottobre 1871, ritornò a Parigi per assumere l'incarico di organista "titolare" della Parrocchia di Saint-Honoré-d'Eylau e organista "sostituto" di M.Charles Vidor, nella Chiesa del Saint-Suplice. Nel 1877, acquisita una certa notorietà, Fauré venne nominato Maestro del Coro dell'Église de la Madeleine e sostituì Théodor Dubois, a sua volta succeduto a Saint-Saëns al grande organo Cavaillé-Coll di questa Chiesa. Nello stesso periodo, Fauré iniziò a frequentare il Circolo artistico che gravitava attorno alla famosa Cantante di origine spagnola Pauline (García) Viardot, della cui figlia Marianne egli si innamorò perdutamente. Ma, quando sembrava che l'idillio potesse sfociare in un fidanzamento ufficiale, per volontà di lei la relazione si interruppe bruscamente. Profondamente amareggiato, il giovane musicista cercò di lenire la cocente delusione tuffandosi nel lavoro, portando a termine Les mélodies del “Premier recueil” (prima raccolta), iniziate quando era ancora studente. Sempre nel 1877, Fauré accompagnò a Weimar l'amico e maestro Saint-Saëns per assistere all'Opera lirica Samson et Dalila, composta da quest'ultimo e messa in scena da Franz Lizst; in questa occasione l'anziano maestro ungherese lodò calorosamente alcune composizioni che Fauré sottopose al suo giudizio. L'anno successivo, tornato in Germania, si recò a Colonia dove il compositore francese assistette al “Das Rheingold” (L'oro del Reno) e alla “Die Walküre” (La Valchiria) di Wagner; quindi soggiornò a Monaco di Baviera, dove poté ascoltare la “Tetralogia” completa. Nel 1883 Fauré sposò Marie, figlia del noto scultore Emmanuel Frémiet, che si dimostrò una moglie devota e un'esemplare madre per i loro due figli.

Per circa sei anni la vita di Gabriel Fauré si mantenne alla stregua di un "artigiano" dell'Arte musicale, che doveva ricorrere all'Insegnamento privato per sopperire alle esigenze economiche della famiglia, in quanto l'attività di compositore non rendeva sufficientemente dal punto di vista finanziario. Nell'estate del 1886, Fauré apprese la notizia della morte del padre, mentre si trovava a Neris, dove la moglie si era recata per un periodo di cura; il triste evento provocò in lui l'ardente desiderio di scrivere una Composizione di carattere sacro, che si concretizzò nella realizzazione del celeberrimo Requiem, terminato l'anno seguente e considerato il suo capolavoro.

In questo infausto periodo si aggiunse anche la morte della madre, avvenuta nel 1888, che procurò al Compositore una forte depressione psichica, ancora una volta superata attraverso la realizzazione di lavori importanti, come le Musiche di scena per Caligula, un "soggetto" di Alexandre Dumas pére (1888); quelle per Shylock, su libretto del poeta Edmont Haraucourt, tratto da W. Shakespeare; e il Prologo al dramma “La Passion”, sempre di Haraucourt, rappresentato a Parigi dalla Société Nationale de Musique il 21 apr. 1890.

Nel 1891 Fauré si recò a Venezia, su invito della Principessa di Polignac: durante questo soggiorno prese forma un Ciclo di melodie (le Cinq mélodies op. 58) dette “di Venezia”; poi, rientrato in Francia, assunse l'incarico di Ispettore dei Conservatori di provincia e compose La bonne chanson (1893), un Ciclo di melodie per tenore e pf., basato su 9 Poesie di Paul Verlaine, che quest'ultimo dedicò a sua moglie Mathilde.

Durante il 1896, uno strano susseguirsi di circostanze fece, in parte, rivivere a Fauré gli stessi accadimenti del 1877. Ricevuta la proposta di dirigere il Conservatorio parigino, Théodore Dubois lasciò l'incarico di organista della “Madeleine”, lasciando a Fauré il suo posto. Nel contempo, Jules Massenet, che sperava in una propria nomina a direttore del prestigioso Istituto, per protesta, diede le dimissioni da insegnante di composizione, cattedra che fu affidata a Fauré, il quale si trovò con una doppia occupazione.

Due anni più tardi, considerato una figura artistica di primo piano, Fauré intraprese un viaggio a Londra, dove si fece apprezzare come pianista e come direttore d'orchestra. Per gli appuntamenti musicali del Thêatre Prince of Wales, egli diresse le Musiche di scena del suo Pelleas et Mèlisande, superbamente orchestrate dal compositore e teorico Charles Koechlin, uno dei suoi allievi prediletti.

Nel 1900, all'apice della maturità artistica, il cinquantacinquenne maestro partecipò alle grandiose manifestazioni musicali di Beziérs (cittadina poco distante da Montpellier), allestite dal facoltoso proprietario terriero e generoso mecenate F. Castelbon de Beauxhostes, dirigendo in un'arena, davanti a settemila spettatori, Prométhée, una tragedia lirica per grande Complesso bandistico, arpe, archi e coro, su libretto di Jean Lorrain, pseudonimo di Paul Alexandre Martin Duval, considerato uno degli scrittori più immorali di fine Ottocento e del primo Novecento.

Nel 1903, accanto all'attività di compositore, Fauré affiancò quella di opinionista, di critico musicale per il “Figaro”. Sempre nel corso di quell'anno, iniziarono a manifestarsi i sintomi di quella sordità che lo affliggerà per il resto della vita. Tuttavia, incarichi e riconoscimenti artistici non mancarono. A partire dal 1905 egli venne nominato Direttore del Conservatorio parigino, in sostituzione dell'anziano Dubois, nonostante l'intero Corpo accademico, sulle prime, fosse contrario per varie ragioni burocratiche. Appena assunta la direzione, Fauré avviò una radicale riforma dei programmi dell'Istituto, prefiggendosi di offrire alle future generazioni di musicisti nuovi e più elevati orizzonti estetici e formali; tutto questo lo fece con tale rigore e fermezza, da farsi attribuire l'appellativo di “Robespierre”, ma anche, in seguito, da meritarsi gli elogi e la gratitudine per il suo operato.

La conduzione del Conservatorio parigino, protrattasi fino al 1920, non ostacolò l'attività di compositore; nel 1906 venne alla luce il Primo Quintetto in re min. op.89, seguito dal Dramma lirico in 3 atti Pénélope, iniziato nel 1907, e dalla Serenata in si min. per vlc. op.98, dedicata a Pablo Casal (1908). Nel 1910, dopo essere stato confermato per altri cinque anni alla Direzione del Conservatorio, Fauré conobbe un periodo di intenso lavoro compositivo che, unitamente al progressivo aumento della sordità, influì notevolmente sulle sue capacità direttoriali, tanto da indurre il Consiglio del prestigioso Istituto musicale a revocargli l'incarico nel 1920. Da quell'anno in poi, le sue apparizioni negli ambienti musicali parigini si fecero sempre più sporadiche, mentre accrebbero i suoi soggiorni estivi in Savoia, presso Annecy e quelli invernali nel Sud della Francia.

Mentre stava lavorando la stesura del famoso Secondo Quintetto in do min. op. 115, il Governo francese gli conferì la Medaglia di Grande Ufficiale della Legion d'honneur per meriti artistici, e, il 22 giugno 1922, l'Università de la Sorbonne organizzò un grande Festival, in cui vennero eseguite le sue opere.

Questo importante appuntamento, dall'esito trionfale, riavvicinò Fauré all'“entourage” del Conservatorio, e ciò gli permise di seguire i giovani della nuova generazione musicale francese, molti dei quali erano già stati suoi allievi, come Maurice Ravel, Louis Aubert, Charles Koechlin, Nadia Boulanger, Florent Schmitt ed altri ancora.

Per quasi due anni, l'anziano maestro, pur afflitto dalla sordità, si dedicò a questo ruolo di esegeta-insegnante fino al momento in cui la sua fragile salute, a causa anche di uno smodato tabagismo, degenerò in una grave forma di polmonite che gli causò la morte. Il decesso avvenne nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1924.

Le Esequie vennero celebrate in forma solenne nell'Église de la Madeleine alla presenza delle massime autorità francesi. Oggi le sue spoglie riposano nel Cimitero di Passy a Parigi.

Con la sua opera, Fauré ci ha insegnato come si può esplicare la musica con chiarezza e semplicità, senza ricorrere a ridondanze e orpelli, ad una futile magniloquenza, per esprimere un "idea artistica".

Fin dai tempi della formazione alla Scuola Niedermeyer, il suo Credo si orientò a quei compositori dallo stile severo, rigorosi nel contrappunto, come Pierluigi da Palestrina, Jakob Arcadelt, Roland de Lassus e, più tardi, a François Couperin, a Philippe Rameau, fino a giungere a J.S. Bach.

Del Periodo classico, ammirò Haydn, Mozart, ma soprattutto Beethoven, per il quale nutriva profonda venerazione. Ad uno stadio successivo della sua preparazione, Fauré rivolse lo sguardo all'Ideale romantico nel nome di Schumann, di Mendelssohn e di Chopin, del quale si considerò un discepolo spirituale; seguì l'esempio di Wagner, per quanto riguarda la produzione teatrale, e quello di Franck e di Saint-Saëns nelle sue ultime realizzazioni vocali e strumentali.

Considerato uno dei grandi compositori francesi, a parte 4 Suites (per lo più trascrizioni) e una Pavane, non compose Opere sinfoniche e concertistiche; anche il Teatro appare raramente nella sua produzione, incentrata, quasi totalmente, sulla Musica pianistica, da Camera e Sacra.

Il pianoforte fu lo strumento prediletto da questo compositore. Ad esso dedicò 13 Notturni; 13 Barcarole; 5 Improvvisi; 3 Romanze senza parole, 4 Valzer-capriccio, più un cospicuo numero di temi e variazioni, e rese questo strumento Indispensabile nella Musica da Camera. La produzione in questo genere comprende 2 Quartetti per archi e pf.; 2 Quintetti per Archi e pf.; 1 Quartetto per soli archi; 2 Sonate per vl. e pf. e un certo numero di altre composizioni per strumento solista e pf. accompagnatore.

Quanto alla Musica sacra, oltre ai già citati “Requiem”, “Super flumina” e “Cantique de Jean Racine”, sono da annoverare la Messe basse per Soli, Coro femm. e Armonium; la Messe de pêcheurs de Villerville; 6 Offertori e varie Preghiere e Parti di Messa (Gloria, Sanctus, Agnus Dei ecc.).

Per la Musica vocale, infine, sono famose le varie Mélodies, quasi tutte con "dedica", tra le quali Clair de lune, Après un rêve, Les roses d'Ispahan, En prière; le citate “Cinq mélodies de Venise“ e quelle del ciclo “La Bonnne chansonne” su poesie di Paul Verlain.