Compositore boemo, Pianista, Organista,Violista e Maestro di Canto.
Dvořák fu il più attivo compositore della Scuola musicale céca di fine XIX secolo.
Grande estimatore del periodo classico-romantico, fin da giovane si dedicò al sinfonismo non prima di aver analizzato a fondo i repertori classici e romantici sia di genere vocale che strumentale.
(pron. Dvorgiak)
Primogenito di otto figli, Antonin Dvořák nacque a Nelahozeves l'8 settembre 1841, dal matrimonio di František con Anna Zdeněk, una giovane cameriera alle dipendenze della famiglia del Principe Lobkowitz. In questo villaggio boemo, situato sulla riva sinistra del fiume Vltava, a 25 chilometri da Praga, il padre faceva il macellaio e gestiva una piccola locanda, dove la musica circolava ampiamente, poiché il genitore era un suonatore dilettante di "zither" (una sorta di piccola arpa), di violino, ed era un membro dell'orchestra del paese. Le esecuzioni musicali del modesto organico strumentale furono uno stimolo importante per il piccolo Antonin, il quale, guidato dal maestro dell'“Insieme” Joseph Spitz, all'età di otto anni era già in grado di suonare il violino, spesso in improvvisate formazioni cameristiche insieme al padre e ai suoi amici.
A 14 anni, il ragazzo fu inviato nella vicina Zlonice (in ted. Zlonitz) per studiare la lingua tedesca, a quel tempo ritenuta un requisito indispensabile ad ogni cittadino boemo di una certa condizione sociale. Nella vivace e laboriosa cittadina, nota per la sua intensa attività artistica, Antonin proseguì gli studi musicali sotto la direzione di Anton Liehmann. Quest'ultimo gli insegnò a suonare il pianoforte, l'organo e la viola; poi lo indusse a frequentare la Scuola d'Organo di Praga, cosa che Dvořák fece dopo essersi recato a Bömisch-Kamnitz, in Germania, per approfondire la conoscenza della lingua tedesca e studiare musica, soprattutto corale, con Friedrich Hancke.
Giunto nella Capitale boema, per mantenersi economicamente Antonin fece parte, come violista, dell'orchestra da ballo “Komzák (1859) e, più tardi, militò in quella del Nuovo Teatro Nazionale Prozatímní, allora diretta da Bedrich Smetana (1862). Nel 1865 Dvořák intraprese la carriera di compositore sinfonico con Le campane di Zlonice, una sinfonia in do min. (creduta distrutta, ma poi ritrovata nel 1923). Ad essa seguì la Seconda Sinfonia in si bem. magg. e il Concerto per violoncello; in entrambi i casi appaiono evidenti gli influssi della Musica wagneriana. Sempre nel 1865, egli scrisse anche I cipressi, un ciclo di 18 Lieder che, negli anni a venire, subì parecchie rielaborazioni. A Praga, il giovane musicista boemo era costretto a comporre, data la sua ristrettezza economica, il più delle volte senza l'aiuto del pianoforte. Solo verso il 1868, egli poté permettersene uno; prima di allora non erano rari i casi in cui si trovò a condividere lo strumento con musicisti nelle medesime sue condizioni.
Nel 1869, raggiunta una certa tranquillità economica, Dvořák si dedicò alla musica cameristica, con l'intento di esplorare le sue abilità compositive prima di cimentarsi in forme più complesse.
Nell'inverno 1869-70, egli compose 3 Quartetti per archi; 1 Quintetto con aggiunta del Clarinetto; 2 Ouvertures e, solo dopo queste esperienze, si avventurò nel complesso mondo teatrale, con l'Opera Alfred di soggetto eroico, la cui Ouverture è nota come la “Tragica.” Questo lavoro, basato sulla vita del Re anglosassone Alfred il “Grande” (IX sec.) e librettato da Karl Theodor Körner, dopo una esecuzione musicale diretta da Paul Nettl alla radio di Praga (1937), venne rappresentato sulle Scene del T. Céco di Olomouc (10 dic. 1938). Anche la Seconda Opera di Dvořák, questa volta di carattere comico, seguì una pressoché identica sorte. Terminata nel 1871, la Commedia in tre atti Král a uhlíř (Il Re e il carbonaio) conobbe il successo molto tempo dopo la morte del compositore, quando debuttò il 28 magg.1929, sotto la direzione di Otakar Ostrčil, al T. Nazionale di Praga.
Fino agli inizi del 1873, Dvořák non ottenne che scarsi riconoscimenti, ma, di lì a poco, la situazione cambiò radicalmente: invitato dalle Autorità praghesi a comporre un Inno patriottico, per coro e orch., su un testo poetico di Vitezslav Hálek, l'autore conobbe il successo (mar. 1873). Nell'estate dello stesso anno, Dvořák sposò la figlia del suo locatore, Anna Čermáková; in un primo momento il matrimonio procurò al trentaduenne compositore una temporanea crisi creativa, durante la quale compì una spietata analisi delle opere scritte fino ad allora, distruggendo tutto il materiale che non fosse consono alle sue esigenze artistiche.
Per mantenere la famiglia, in questo periodo, egli svolse l'attività di organista nella chiesa di S. Adalberto a Praga, diede lezioni private, mentre, nel tempo libero, studiava il patrimonio musicale di maestri del passato, come Beethoven e Schubert e del contemporaneo Bedric Smetana, dal quale Dvořák apprese i "tratti salienti" della musica slava. Fu proprio quest'ultimo proficuo tirocinio, spinto dalla coscienza nazionale e dall'amore per il Canto popolare ceco, a procurargli i primi riconoscimenti internazionali. Nel 1874, nacque la Prima Rapsodia in la min., che lo stesso Dvořák battezzò “Slava”, e 2 Quartetti nella medesima tonalità, lavori di rara bellezza fortemente influenzati dalla musica di Smetana. Seguirono una copiosa produzione cameristica e il ritorno al teatro, con l'Opera comica in un atto, Trvdé palice (Teste dure), iniziata nel 1874 e rappresentata con buon successo al T. Nuovo Céco il 2 ott. 1881.
Grazie all'intervento del critico e musicologo ceco Eduard Hanslick, il governo austriaco concesse a Dvořák una Borsa di Studio, che gli permise di allacciare rapporti artistici con Vienna e con i più importanti Circoli musicali europei. Nella Capitale austriaca egli strinse amicizia con Johannes Brahms il quale, affascinato dalla sua musica, raccomandò all'editore Simrock la pubblicazione dei celebri Duetti moravi e la prima Serie di Danze slave; entrambi i lavori ottennero lusinghieri apprezzamenti. A seguito di queste operazioni commerciali, la notorietà del musicista boemo accrebbe su scala internazionale ed altre case editrici tedesche ed inglesi iniziarono ad interessarsi alle sue opere, soprattutto dopo la composizione di uno Stabat Mater (1876), che riscosse un enorme successo in centri musicali di grande prestigio, come Vienna, Budapest e Londra.
Tuttavia, i primi riconoscimenti importanti in Inghilterra avvennero non prima del 1884, anno in cui nella Capitale inglese e a Worcester furono eseguite alcune sue musiche (tra cui lo“Stabat Mater”) replicate anche a New York. Tornato in Europa, Dvořák fu eletto Membro onorario della London Philharmonic Society e, nel 1890, nominato Dottore “Honoris causa” all'Università di Cambridge.
Minor fortuna ebbe, invece, in campo teatrale, con l'Opera tragica in 5 atti Vanda, su libretto di Julian Surzycki. Fu scelta per il debutto di Rudolf Wirsing come direttore d'orchestra del T. Provvisorio (17 apr. 1876), ma la fredda accoglienza riservata alla qualità musicale e a quella coreografica fu dovuta alla mancanza di validi cantanti, non all'altezza delle parti da eseguire.
Il 1876 fu anche l'anno della morte di Josepha, la figlia maggiore di Dvořák e, nel giro di qualche mese, di quella di altri due suoi bambini. L'immane dolore per la perdita di tre figli fu lenito solo attraverso un'esasperata attività compositiva, durante la quale, per reazione, il maestro scrisse il citato “Stabat Mater”, il Trio in sol min per vl., vlc. e pf. op. 26, e il Quartetto d'archi in mi magg. Op.80.
Gli anni successivi, allietati dalla nascita di due figli, Ottilie e Anton, rappresentarono per Dvořák l'apice della produttività compositiva. Spronato dall'essere di nuovo padre, egli orientò la sua creatività musicale verso l'amore di patria e, più in generale, verso le tradizioni del mondo slavo.
A questo periodo, appartiene una notevole quantità di opere non solo legate alla musica popolare ceca e morava o a quella delle danze slovacche (odzemok), ma anche alla musica di origine jugoslava, polacca e persino ucraina: musica caratteristica, dunque, che fu l'elemento fondamentale della originalità di scrittura di questo maestro, contrapposta agli stilemi del sinfonismo germanico. A questo genere, appartengono le 3 Rapsodie slave” (1878); La Suite ceca in re magg. (1878); la citata “Prima serie di danze slave” (1878); la Serie di canti popolari slovacchi, per coro masch. e orch. (1879); la Marcia festiva in do magg. (1879); la Polonaise, in mi bem. magg. per orch. (1879), e molte altre composizioni di minor rilievo (Valzer, Mazurche, per Canto e per Pf.).
Oltre che in Inghilterra, dove si recò ben nove volte, Dvořák fu acclamato ospite in Germania, in Russia e in Ungheria, compiendo tournées concertistiche in cui il maestro assunse spesso la direzione delle sue opere.
Di fondamentale importanza si rivelarono i due soggiorni negli Stati Uniti; al punto che, nel 1891, l'allora direttore del Conservatorio musicale di New York, gli propose la Soprintendenza artistica del prestigioso Istituto. Dopo alcuni ripensamenti, Dvořák accettò con il benestare del Conservatorio di Praga (dove era docente), che gli accordò il permesso di assentarsi per due anni. Prima del congedo, a contributo dell'Esposizione musicale e teatrale di Vienna, il maestro boemo presentò il lavoro operistico in 4 atti Dimitij, di carattere storico, su libretto di Marie-Červinková Riegrova. Al debutto viennese (2 giu. 1892), che si risolse con un grande successo, l'autore non volle partecipare, preferendo rimanere in Patria con la famiglia nella sua bella casa a Vysoká.
Giunto negli Stati Uniti con il piroscafo Saale all'inizio dell'autunno 1892, Dvořák sbarcò a New York accompagnato dalla moglie, i due figli Ottilie e Anton (gli altri quattro erano restati in Patria) e l'allievo J. Kovářík, che aiutò il maestro a familiarizzare con il nuovo ambiente. Dvořák portò con sé la partitura di un Te Deum, da eseguire in occasione del quarto centenario della scoperta dell'America. Tuttavia, in quest'opera appare ben poco del folclore americano e la stessa cosa dicasi per la Cantata Americky Prapor (The American Flag), improntata, ancor più, sul genere della musica tradizionale ceca.
Nella più grande città statunitense, oltre a svolgere brillantemente l'attività di direttore del Conservatorio newyorkese e quella di Insegnante di composizione, egli dimostrò un'irrefrenabile curiosità per la musica autoctona di questo grande Paese. Quando alcuni studenti di colore gli fecero ascoltare i canti e i ritmi afroamericani, egli, candidamente, si entusiasmò all'inverosimile e volle approfondire le sue conoscenze sul patrimonio musicale di questa etnia, in particolare gli “Spirituals” e i “Work-song”.
Questo retaggio, ricco di innumerevoli risorse espressive, stimolò ulteriormente la fertile fantasia di Dvořák, che si rifletté sulla composizione della Sinfonia Z nového světa (“Dal nuovo mondo”) in mi min. Op 95, ispirata al Poema The Song of Hiawatha e rappresentata alla Carnegie Hall di New York, sotto la direzione di Anton Seidl (16 dic. 1893). Pubblicata come la Sinfonia n. 5, essendo l'ultima delle Cinque sinfonie pubblicate postume, in realtà essa risulta il nono Lavoro sinfonico scritto dal celebre Maestro boemo. Le influenze musicali americane sconfinarono anche in campo cameristico tanto da indurre i benpensanti a credere che Dvořák avesse dato inizio a un "Nuovo stile", ipotesi giustificata dal carattere melodico del Quartetto per archi in fa magg. detto l'“Americano” (1893); del Quintetto in mi bem. magg. (sempre per archi -1893) e della Suite in la magg. del 1895, trascritta per orch., ma in origine composta per pf.
Durante il primo soggiorno americano, durato circa un anno e mezzo, Dvořák si recò in alcuni Stati americani: nello Iowa, a Spillville, la più popolosa comunità ceca del Nord America; nell'Illinois, a Chicago, dove diresse concerti in occasione dell'Esposizione Universale del 1893; infine nel Nebraska, ad Omaha, sempre in qualità di direttore d'orchestra.
Tornato in Patria nel maggio del 1894, il celebre compositore ebbe solo il tempo di passare l'estate nei luoghi della sua giovinezza; ad Ottobre, infatti, egli fece ritorno a New York, dove si trattenne fino all' aprile del 1895. Gli ultimi anni della fase compositiva, Dvořák li trascorse in Boemia, a Vysoká, conducendo una vita semplice e dedicandosi alla stesura di 5 Poemi sinfonici, scritti nel breve lasso di tempo di due anni (1896-97). Come se non bastasse, nel quinquennio 1898-1903, la vena creativa del maestro, lungi dall'essersi esaurita, si rivolse al teatro musicale producendo per esso 3 opere: Čert a Káča (Il diavolo e Caterina - 1899); Rusalka (1900) e Armida (1903); quest'ultima fu composta su Libretto di Jaroslav Vrchlický, tratto da un Poema del Torquato Tasso.
Al grande successo e alle numerose onorificenze attribuite al maestro, si aggiunse la Medaglia d'oro per l'Arte e la Scienza, conferitagli dal Governo austriaco, in occasione del 50° anniversario di reggenza dell'Imperatore Francesco Giuseppe I. Quindi, per meriti artistici, l'anno successivo venne nominato Senatore a vita.
Nell'aprile del 1904, la buona salute di Dvořák iniziò a vacillare. Un forte raffreddore, mal curato, degenerò in una trombosi celebrale che, improvvisamente, pose termine alla sua vita (Praga, I° maggio 1904). Le Esequie vennero celebrate il giorno 5, nel Cimitero di Vyšehrad, alla presenza di un'immensa folla; in quella occasione, l'amico e collega Karel Knittl pronunciò un commovente Elogio funebre.
La statura artistica di Dvořák va parimenti collocata tra quelle dei grandi ed innovativi compositori della Storia musicale. Egli ebbe il merito di aver fondato con Bedrich Smetana e, successivamente, con Leos Janáček, la Moderna Scuola nazionale ceca. Tuttavia, mentre Smetana si prodigò per esaltare le virtù storiche, il lato eroico di questo Paese, costantemente in lotta per la propria libertà, Dvořák, al contrario, tese a valorizzare l'aspetto borghese e contadino della sua Patria; questo fu possibile grazie ad un personale innato senso interpretativo della Tradizione popolare. Egli arricchì, con il suo operato, il linguaggio musicale slavo di nuova forza drammatica e di un moderno lirismo che lo avvicinò a Compositori della successiva generazione ceca, come il citato Janáček, Bohuslav Martinu e Alois Haba. Anche se l'arte di Dvořák non sarebbe stata possibile senza l'esempio di Smetana, è in essa che vengono maggiormente riconosciuti il fascino sonoro e il sentimentalismo della musica slava, nella quale il temperamento artistico di Dvořák riuscì a infondere quel processo di unificazione vanamente tentato, prima di lui, da Smetana e da altri compositori. Questo spiega l'enorme diffusione della sua Produzione folcloristica non solo in Boemia o in Moravia, ma anche in Ungheria, Polonia, Jugoslavia e persino in Ucraina.
La vita di Dvořák trascorse senza particolari sconvolgimenti interiori; egli restò fino al termine della sua esistenza in buona salute, attorniato da una numerosa prole, con al fianco una moglie devota. Tutto ciò gli diede quella tranquillità che gli permise di lavorare a un'estesa produzione che interessò ogni ambito musicale. Al genere teatrale appartengono 11 Opere, delle quali 3 di carattere comico: “Il Re carbonaio”; “Il Contadino furbo” e “Teste dure”.
Sul versante strumentale per orchestra vanno annoverate 9 Sinfonie; 5 Poemi sinfonici; 4 Concerti; la Romanza in fa min. per Vl.; il Rondò in sol min. per vcl. e un nutrito numero di Composizioni, che comprende 2 Serie di Danze slave; l'Ouverture drammatica hussita; la Serenata in mi magg. per archi; 3 Ouvertures per Grande Orch. e parecchie altre Opere di minore rilievo.
Per quanto riguarda la Musica da Camera, dedicata esclusivamente agli “Archi”, essa si presenta sotto forma di Trii, Quartetti, Quintetti e Sestetti, senza e con "accompagnamento del pianoforte".
A questo strumento, Dvořák dedicò un gran numero di composizioni legate alle forme di danza: Valzer, Polke, Mazurche, Gighe; 4 Egloghe; 13 “Quadri poetici”, Impromptu e vari Temi con Variazioni.
Il pianoforte svolge un ruolo importante anche nella notevole produzione di musica vocale, specialmente in quella liederistica che comprende circa 80 Brani, tra i quali emergono i “18” della Serie “I Cipressi”, utilizzati anche in rielaborazioni cameristiche; seguono inoltre i 25 Duetti vocali - con e senza accomp. del pf. -.
Alla Musica sacra, infine, il maestro boemo volle dedicare, oltre a varie Preghiere, 2 Messe, (quella in si bem.magg. perduta); l'Oratorio dedicato a S. Ludmilla; un Requiem e il celebre Stabat Mater per Soli, Coro e Orch. op. 58, scritto nella luttuosa e ravvicinata circostanza della perdita di tre dei suoi nove figli.