Claude Debussy
Claude Debussy (Saint-Germain-en Laye 22 Ago.1862 - Parigi 25 Mar. 1918)

Compositore e Pianista.
Debussy fu, senza dubbio, un assiduo studioso dei periodi musicali a lui precedenti e che stimolarono il suo genio creativo. L'estro del maestro francese si rivolse, soprattutto, alla ricerca di sonorità orchestrali inedite, ma coerenti alle progressioni tematiche in quanto entrambe impalpabili ed evanescenti.


(Claude Achille)

Figlio di Manuel Achille, un soldato di marina a riposo, e di Victorine-Joséphine-Sophie Manoury, Claude Debussy nacque alle 4 e 30 del 22 agosto 1862 a Saint-Germain-en-Laye, cittadina nei pressi di Parigi, al 38 di Rue au Pain, dove il padre gestiva un piccolo emporio di maioliche e di vasellame.

Giunto in età scolare, Claude, nonostante la sua vivace intelligenza, non frequentò nessuna scuola. Egli ricevette un'Istruzione di base da sua madre, mentre, per quanto riguarda i primi rudimenti musicali, a provvedere fu la zia paterna, Clementine. Quest'ultima, persona agiata, proprietaria della “Maison de couture Debussy” e amante del facoltoso banchiere Achille-Antoine Arosa, ospitò parecchie volte il nipote, soprattutto a Cannes, dove era solita passare le stagioni invernali. Fu proprio nella cittadina rivierasca francese, che Claude iniziò lo studio del pianoforte, sotto la guida di Giovanni Cerutti, apprezzato esecutore di musica d'intrattenimento negli hotels della Côte d'Azur.

Nel 1868, la famiglia Debussy si trasferì a Parigi perchè il padre di Claude aveva trovato un nuovo lavoro in uno Studio di riproduzioni litografiche, impiego che, tuttavia, egli perse nel 1870, quando fu richiamato in servizio nella Guardia Nazionale durante la guerra Franco-prussiana.

Alla fine del Conflitto, l'ardimentoso genitore, invece di rientrare in famiglia, si aggregò alle Truppe rivoluzionarie e partecipò all'insurrezione della Comune di Parigi; fatto prigioniero, venne condotto nella prigione di Sartory e lì conobbe un musicista di cabaret, Charles de Sivry, la cui madre, Antoniette-Flore Mauté, era un'eccellente pianista proveniente dalla scuola di Chopin. Fu proprio M.me Mauté a rendersi conto delle qualità musicali del giovane Claude e a prepararlo per gli Esami di ammissione al Conservatorio parigino, prove che furono superate brillantemente il 22 ottobre 1872, con il beneficio di una Borsa di Studio statale.

Assegnato alla Classe di solfeggio di Albert Lavignac e a quella di pianoforte di Antoine Marmontel, Claude si rivelò un allievo estremamente dotato, con uno spiccato interesse per la composizione, questo il giudizio espresso dai suoi insegnanti, alla fine del primo anno: “Più che un virtuoso egli è un musicista”.

Nonostante i vari attestati di merito ottenuti al Conservatorio, Debussy diede l'immagine di uno studente dal carattere ombroso, indecifrabile; Lavignac notò che il ragazzo appariva sovente confuso e che alcuni errori di teoria venivano commessi deliberatamente.

Se per le materie teoriche tradizionali, il ragazzo provò scarso interesse, altrettanto non si può dire per quelle “Pratiche”. Dimostratosi esecutore con un'abilità di lettura eccezionale, Debussy divenne “pianista accompagnatore” della celebre cantante Léontine Mendès, e, nel frattempo, fece parte di un Trio cameristico votato alle musiche di J.Haydn (1876).

Dopo aver ottenuto il Primo premio di Solfeggio alla fine del Corso triennale del Conservatorio e una Menzione di lode per l'esecuzione della Sonata in sol min. di Schumann, nel novembre del 1876, Claude frequentò con profitto la Classe di Armonia di Emile Durand e quella di Organo di César Franck. Tuttavia, come più tardi ammetterà lo stesso Durand, Debussy provò sempre una certa riluttanza per la pedantesca metodologia accademica, motivo per cui, nel maggio 1879, abbandonò gli studi della disciplina, senza aver conseguito alcun attestato e in luglio venne assunto, come "pianista" personale, dalla nobildonna Marguerite Wilson-Pelouze nel suo castello di Chenonceaux.

In poco più di un anno, le cose cambiarono radicalmente. Debussy concluse i Corsi di “armonia pratica”, grazie all'aiuto del suo nuovo insegnante Auguste E. Bazille, che ne aveva intuito l'indole artistica; questo traguardo permise al giovane musicista di iscriversi alla Classe di composizione di Ernest Guiraud. E’ probabile che in questo periodo Claude abbia scritto i suoi primi lavori cameristici: Ballade à la lune (perd.), Madrid princesse d'Espagne (perd.) e il Trio en sol per pf. vl. e vlc. (ritrovato nel 1985). Nel luglio del 1880, durante un viaggio in Svizzera, Debussy conobbe M.me Nadežda von Meck (la protettrice e consigliera di Čajkovskij), la quale lo assunse come pianista durante i suoi soggiorni in Italia (Venezia, Firenze, Napoli e Posillipo), a Vienna ed, infine, tra il 1881 e il 1882, in Ucraina e a Mosca, dove il ventenne francese ebbe modo di ascoltare e studiare le opere di Glinka e di Čajkovskij.

Rientrato in Francia, Debussy ebbe l'occasione di esibirsi al Salon Flaxland di Parigi, accompagnando il soprano Marie-Blanche Vasnier (12 maggio 1882), moglie di un alto funzionario del Ministero dei Lavori Pubblici.

Il lungo periodo, in cui frequentò casa Vasnier, si rivelò decisivo per la formazione intellettuale di Claude, grazie all'azione dell'attempato architetto, prodigatosi nel proporgli le letture degli autori più significativi della Parigi di “Fin de siècle”.

Riguardo agli studi musicali, alquanto trascurati durante i viaggi con M.me von Meck, essi ripresero con rinnovato vigore. Esortato da Guiraud a conformarsi alla Composizione tradizionale in vista di una probabile partecipazione al prestigioso “Prix de Rome, Debussy compose, per l'esame preliminare, la Cantata Printemps (comte de Ségure), per coro femm. e orch., ma la prova non venne superata (giu.1882).

Durante l'estate del 1882, egli fu nuovamente assunto da M.me von Meck, con la quale si recò a Mosca, a Vienna. Ma, in novembre, rientrò a Parigi. In questo breve periodo, Debussy scrisse una serie di composizioni secondo il proprio gusto e temperamento musicale, come appare nell'Intermezzo per violoncello e nella comp. vocale da camera Mandoline, ded. a Mme Vasnier.

Nella Capitale francese, il giovane musicista trovò anche impiego come pianista accompagnatore della Società corale “La Concordie”; tuttavia fu l'attività compositiva ad essere preminente. Prima della fine dell'anno si susseguirono, a ritmo frenetico, varie composizioni, tra le quali Choeur de brises, per coro femm. e soprano solo; le musiche di scena Hymnis, per una Commedia di Theodor De Banville (incompleta), la Suite d'Orchestra Le triomphe de Bacchus, nella versione per pianoforte a 4 mani, ispirata a una poesia di Th. de Banville (incompleta) e le Divertiment per pianoforte a 4 mani, andata perduta.

Dopo due tentativi per aggiudicarsi il “Prix de Rome”, rispettivamente con le Cantate Invocation e Le Gladiateur (Académie des Beaux-Arts, magg-giu. 1883), finalmente, il 27 giugno 1884, Debussy ottenne l'ambito premio con la Scena lirica L'enfant prodigue, per soli e orchestra.

Trasferitosi a Roma, durante il soggiorno di tre anni (1885-88) egli si trovò a mal sopportare l'ambiente accademico di “Villa Medici”, un disagio dovuto, soprattutto, all'obbligo imposto dal regolamento, di inviare, periodicamente, delle composizioni ai Cattedratici di Parigi. Il primo di questi quattro “envois de Rome” fu l'ode Sinfonica Zuleïma (1885-86), alla quale seguirono la Suite sinfonica Printemps (1887), il Poema lirico La damoiselle élue (ded. a Paul Dukas 1887-88) ed, infine, la Fantasia per pf., scritta quando era già rientrato in Francia (1889-90). Gli unici due risvolti positivi del soggiorno romano furono l'incontro con l'oramai settantacinquenne Franz Listz (1886) e, grazie a quest'ultimo, la scoperta della musica dei grandi maestri rinascimentali.

Il periodo successivo al “Prix” fu, per Debussy, un travaglio di turbolenze emotive, sia artistiche, che private. Di queste ultime, per oltre cinque anni, non si sa molto; si ignora perfino di quali risorse egli vivesse, in una soffitta in rue de Londres, con la sua compagna Gabriella Dupont (Gaby). Sicuramente si trattò di uno “spaccato” di vita difficile, dal sapore bohémien, un periodo nel quale nuovi stimoli artistici gli permisero di rinascere a “nuova vita”, attraverso la lettura delle opere di poeti e letterati a lui contemporanei che frequentò e che lo orientarono verso esperienze e progetti musicali inediti.

Raggiunta una personale visione artistica, nell'estate del 1889, Debussy si recò a Bayreuth per assistere alle Opere wagneriane “Parsifal”, “I Maestri cantori di Norimberga” e “ Tristan und Isolde”; poi, una volta in patria, visitò più volte l'Esposizione Universale di Parigi e si entusiasmò per le musiche dei Gamelan giavanesi, acquisizioni queste che andarono lentamente a conformare la sua coscienza musicale. In questo periodo, infatti, Debussy cominciò ad integrare tutti quegli elementi che favorirono il manifestarsi dei suoi futuri capolavori. L'utilizzo dei “Modi” del Canto gregoriano, le influenze armoniche della musica wagneriana e di alcuni compositori russi (soprattutto Musorskij), l'impiego metamorfizzato delle Scale pentatoniche giavanesi si trovarono, per la prima volta, sulla “tavolozza” musicale di questo compositore, in attesa di fondersi in sonorità adeguate alle sue esigenze creative.

All'inizio degli anni Novanta, Debussy svolse un'intensa attività compositiva. Dopo aver scritto le musiche su Cinq poèmes de Baudelaire (1889), tra le sue composizioni cameristiche spiccarono La belle au bois dormant (lug.1890), le Fêtes galantes su testi di P. Verlain (Iª serie. 1891) e la Suite bergamasque per pf. (1890).

Nel frattempo, egli troncò i rapporti con l'Académie des Beaux-Arts (si era rifiutato di comporre un'ouverture per la Cerimonia ufficiale di consegna del Prix de Rome) e si dedicò all'Opera in tre atti Rodigue et Chimene, che lasciò incompleta (1890).

Stanco di affaccendarsi inutilmente su questo lavoro, librettato da Catulle Mendès, nell'agosto del 1893, Claude decise di musicare il Dramma simbolista “Pelléas et Mélisande” di Maurice Maeterlinck, e ne ricavò un'Opera in 5 atti e 12 quadri. Per il suo debutto (Parigi, Opéra Comique 30 apr. 1902), fu scelta, come interprete, Georgette Leblanc, compagna di Maeterlinck; ma Albert Carré, direttore artistico del Teatro, impose l'americana Mary Garden con il benestare di Debussy. Il fatto fece andare su tutte le furie l'amico librettista che, in un'intervista su “Le Figaro”, dichiarò: “Auguro a quest'opera un fallimento clamoroso e rapido”. L'esito della “prima” fu boicottato dallo stesso Maeterlinck, con l'ausilio di alcuni spettatori facinorosi; tuttavia l'opera, già dalla seconda rappresentazione, ottenne un trionfo di critica e pubblico, destinato a durare nel tempo.

Nel 1894, alcuni contraccolpi di carattere sentimentale influirono negativamente sulla vita del compositore. In gennaio, egli si fidanzò con il soprano Thérèse Roger, ma dopo solo due mesi la coppia si divise; seguì un periodo di avventure galanti occasionali, in quanto il legame con “Gaby” Dupont andava sempre più deteriorandosi. In questo periodo alquanto tumultuoso, Debussy ebbe solo il conforto di vedere eseguita la propria musica. Nel mese di marzo, venne allestita a Bruxelles la prima rassegna dedicata completamente a lui: alla “Galerie de la Libre Esthétique” tennero cartello il Quartetto in sol min. per archi op.10 (Quatuor à cordes), due “Proses lyriques”, interpretate da Th. Roger e il Poema lirico La Damoiselle élue diretta da Eugène Ysaye. Anche l'attività pianistica non fu da meno, al punto che l'editore G. Hartmann elargì al musicista parigino una rendita di 500 franchi mensili affinché non si allontanasse dalla Composizione. Tuttavia, il 20 gennaio 1894, egli si esibì con René Chansarel in una riduzione per pianoforte a 4 mani del “Capriccio spagnolo” di Rimskij-Korsakov e, due settimane dopo, eseguì, al pianoforte, un adattamento del “Parsifal” in casa dell'amico pittore Henri Lerolle.

Il mecenatismo di Hartmann venne ampiamente ripagato con la realizzazione del celeberrimo Prélude à l'après-midi d'un faune, iniziato in ottobre del 1892 ed eseguito nel dicembre 1894 alla Société Nationale di Parigi. Questa breve composizione sinfonica, ispirata dalla poesia di Stéphane Mallarmé, disorientò e fece discutere critici ed accademici, perplessi sulla legittimità dell'opera, che sfidava ogni possibilità di analisi. Allo scetticismo di costoro, il progressista compositore rispose:”...Rassicuratevi, la struttura è ben costruita, ma cercherete invano le colonne; io, infatti, le ho tolte...” pubblicato nel 1895 dall'editore Fromont per conto di Hartmann, questo lavoro, fortemente dibattuto, fece di Debussy l'artista del momento negli ambienti culturali parigini e l'avanguardia musicale francese lo eresse a proprio emblema. Nel 1897, Erik Satie, fondatore dello storico gruppo “Les Six”, gli propose di orchestrare le sue “Deux Gymnopedies”, mentre il poeta Pierre Louÿs, fautore della rivista letteraria “La conque”, affidò a Debussy il compito di musicare la recita dei suoi tre Poemetti “Chanson de Bilitis”. Tanta notorietà fu, però, ottenebrata dal tentato suicidio di “Gaby” Dupont, la compagna di Claude per oltre un decennio; dopo l'increscioso fatto ci fu un tentativo di riconciliazione. Tuttavia, per il compositore francese seguirono momenti di grande crisi esistenziale, al punto che anch'egli meditò di suicidarsi. A farlo desistere da questa folle intenzione furono l'amore per la musica, e l'incontro con Rosalie Texier, che sposò il 19 ott. 1899. Ancora incapace di riprendersi dallo stato di depressione che lo attanagliava, Debussy terminò la Musica per Balletto Daphnis et Chloé (1898), i 3 Nocturnes per orch. e coro femm. (1899), poi si dedicò, principalmente, all'attività pianistica, di gran lunga meno impegnativa di quella compositiva.

Nel marzo del 1900, accompagnò la cantante Blanche Marot durante la “prima” delle Chanson de Bilitis, avvenuta alla Salle Pleyel. Poi, gradualmente, iniziò a scrivere le musiche di scena per le medesime, trasformate in Quadri viventi, sostenuti da una voce recitante, due flauti, due arpe e celesta.

La svolta decisiva dell'evoluzione musicale di Debussy avvenne nel lasso di tempo che intercorse tra il Pelléas et Mélisande (1902) e La mer, Tre “Schizzi” sinfonici che suggellarono l'affermazione di un nuovo stile sinfonico (1903-05). In questo breve periodo, il compositore francese progettò il Racconto musicale in 2 Quadri Le diable dans le beffroi (rimasto incompiuto). Poi, influenzato dalle musiche di un giovane e, in un certo senso, rivale Maurice Ravel, Debussy si dedicò al pianoforte con lo stesso spirito di ricerca, applicato nelle orchestrazioni dei “Nocturnes”. Tra il 1903 e il 1904, nacquero, in modo prolifico, le composizioni Estampe, Masques, Jardins sous la pluie e Isle joyeuse, anche se questa nuova produzione artistica fu osteggiata da nuovi drammi sentimentali. Da tempo, il musicista francese viveva una relazione amorosa con Emma Moyse, moglie del finanziere Sigismond Bardac. Innamoratosene pazzamente, Debussy decise di mettere fine al suo matrimonio con Lily Texier, che abbandonò per raggiungere l'amante nel Centro balneare di Pourville (lug.1904). La donna, in preda alla disperazione, cercò di suicidarsi con un colpo di rivoltella al petto, ma miracolosamente sopravvisse; si cercò di nascondere il fatto, ma Debussy era, oramai, una celebrità e la notizia venne riportata sui giornali. Lo scandalo travolse il compositore e tutti lo condannarono, compresi gli amici più intimi. Al suo rientrò a Parigi, Debussy andò a vivere prima da solo, in un appartamento al 10 di avenue Alphand, poi con M.me Bardac, in una lussuosa casa al n. 80 del Bois de Boulogne. Ottenuti i rispettivi divorzi, il 20 gennaio 1908 i due amanti si sposarono, anche per legalizzare la posizione sociale della loro figlia, Claude-Emma (Chouchou), nata il 30 ott. 1905. Nello stesso anno, l'amore per Chouchou spinse il compositore a scrivere Children's corner, 6 deliziosi Quadretti musicali per pf., dedicati al mondo dell'infanzia, che si inserirono tra una produzione pianistica ben più impegnativa, come le 2 Series Images (1905-1907), in cui appaiono “evocazioni” musicali di grande suggestione.c

Il I° febbraio del 1908, Debussy si recò a Londra per dirigere il “Prelude a l'après-midi” e “La Mer” alla Queen's Hall e, subito dopo, iniziò La chute de la maison Usher, opera in 2 scene, con libretto proprio, tratto dal Romanzo “The fall of the house of Usher “di Edgard Allan Poe. Intanto il male che lo tormentava si era già manifestato: i medici gli diagnosticarono una forma tumorale al colon-retto. Per lenire le sofferenze il compositore era costretto ad assumere massicce dosi di morfina e cocaina. In una angosciata lettera all'editore Durand, egli scrisse: “Per due giorni ho continuato a soffrire miseramente; ho potuto sostenermi solo grazie a diversi stupefacenti: cocaina, morfina ed altre droghe, a prezzo di un completo abbrutimento...”(5 febb.1909). In un'altra missiva, inviata al letterato e critico musicale George Jean-Aubry, con una punta di ironia dichiarò: “Mi sono ristabilito male da emorragie quasi quotidiane, e lo sono tuttora; è un modo un po’ ridicolo di versare il proprio sangue per la Patria; credete pure che non l'ho affatto scelto e che non mi aspetto alcun attestato di benemerenza dalla Nazione.” (7 mar.1909).

A metà febbraio del 1909, Debussy venne nominato membro del Consiglio consultivo del Conservatorio e, fino all'estate di quell'anno, svolse attività di direttore d'orchestra a Parigi e a Londra. In Luglio, meditò la realizzazione di musiche per balletto per il grande coreografo russo Sergei Djaghilev, ma del progetto rimase solamente l'idea, in quanto, il compositore francese preferì raccogliersi nell'intima realizzazione del I° libro dei 12 Preludi per pf. e della Rapsodia per clarinetto e pf., della quale esiste anche la versione per clar. e Orch.

In questo periodo, la visione di Debussy sulla propria arte venne rivelata da lui stesso:” Io tento di fare altro; ho un certo modo di intendere la realtà, cosa che gli imbecilli definiscono Impressionismo.”

Gli anni intercorsi tra il 1909 e il 1913 costituirono il momento aulico della produzione di Claude Debussy; un'intensa attività compositiva, in cui si trovarono affiancate Musica per Teatro, Sinfonica, Vocale e Cameristica. Dopo le splendide Composizioni corali Chanson de Charles d'Orléans, pubblicate nel 1908, l'anno seguente egli terminò i Drammi Siddharta e Histoire de Tristan, scrisse altre Quattro opere teatrali: Le chat botté, Huon de Bordeaux, L'Orestie e Le marchand de revès. Nel frattempo, vennero alla luce la Musica per il Balletto Masque et bergamasque, lo Schizzo sinf.Rondes de printemps, incluso nella terza Serie per orch. Images, e, per Pianoforte, il “Cake-walk” The little Nigar.

Nel 1910, Gabriele D'Annunzio lo esortò alla composizione delle musiche di scena del Mistero drammatico Le martyre de Saint-Sébastien, per soli, coro e orch., la cui orchestrazione venne ultimata da A. Caplet. L'opera poté essere rappresentata il 22 maggio 1911 al T. du Châtelet di Parigi. Intanto, a causa dei molti debiti contratti, la famiglia Debussy si trovò in gravi ristrettezze economiche, disagio che neppure i guadagni ricavati dalle rappresentazioni successive riuscirono a sanare. Il 25 giugno 1911, Debussy diresse a Torino il “Prelude à l'après-midi”, lo Schizzo sinf. Ibéria, tratto da “Image” n.3 e una trascrizione per Orchestra di “Children’s corner”, curata da Caplet; poi, a metà ottobre, iniziò Khamma, una leggenda danzata, le cui coreografie furono realizzate da William Leonard Courtney e Maud Allan.

In gennaio del 1912, Debussy venne ricontattato da Djaghilev, il quale gli commissionò un nuovo lavoro per i “Ballets Russes”, che il Compositore iniziò a scrivere nell'estate del 1912, su un soggetto del grande coreografo e ballerino ucraino Vaclav Fomič Nijinskij. La Partitura, intitolata Jeux, non suscitò grande interesse, tuttavia, ancora oggi, rappresenta una "pietra miliare" nella storia dell'estetica contemporanea.

Nonostante le atroci sofferenze provocate dalla malattia, nel 1913 Debussy intraprese un'intensissima attività direttoriale. Già da gennaio, egli condusse l'intera Raccolta delle 3 “Images” ai “Concerts Colonne” della Capitale francese; poi, per l'inaugurazione, e per la Prima stagione concertistica del Théâtre des Champs-Elysées, venne inserita gran parte delle sue musiche, anche sotto la guida di altri maestri. In quell'anno, Debussy conobbe Igor Stravinskij e con lui suonò la riduzione per pf. a quattro mani della “Le Sacre du printemps” in casa dell'amico scrittore e musicologo Louis Laloy. Durante l'estate, scrisse le musiche su 3 Poemi di S. Mallarmé, alle quali fece seguito il Balletto per bambini La boîte è joujoux nella versione per pianoforte. Il 5 dicembre, per un pubblico privato, Louis Fleury eseguì il celeberrimo brano per flauto solo Syrinx, composto da Debussy per la Commedia “Psyché” di Gabriel Mourey. Poi, alla fine dell'anno, il compositore francese si recò in Russia per dirigere le proprie musiche a Mosca e a Pietroburgo.

Il 1914 fu l'anno più angoscioso per Debussy; il male che lo attanagliava, gli orrori di una guerra, di cui non vedrà la fine, sconvolsero la sua estrema sensibilità. Per cercare di evadere dalle sofferenze fisiche e morali, egli si tuffò in una frenetica attività compositiva. Dalla sua penna scaturirono le musiche per il Balletto No-ja-li (Le palais du silence), che restò incompiuto, la Berceuse Heroïque, in omaggio ad Alberto I, Re del Belgio, e il Drame indien di G. D'Annunzio. Dopo un soggiorno a Bruxelles (apr.1914) e un viaggio a Londra (lug.1914), Debussy lasciò Parigi per luoghi più tranquilli: Angers, Arcachon, Saint-Jean de Luz, furono le mete da lui preferite. Lì compose, in rapida sequenza, la Rapsodie en blanc et noir (giu.-lug. 1915) ed alcune sonate in “Trio” per vari strumenti.

Dopo un delicato intervento chirurgico (7 dic.1915), nelle lettere di Debussy, inviate all'editore Durand, si fanno accenni sempre più frequenti alla malattia: “Continuo a soffrire[...] sembra che ci voglia pazienza...” (26 dic 1915).

Due settimane dopo, egli scrisse ancora: “Confesso di perdere, giorno dopo giorno, la fiducia, messa un po' troppo alla prova; c'è da domandarsi se questo male sia incurabile, farebbero meglio ad avvertirmi subito...” (8 genn.1916).

Il decorso post-operatorio non permise a Debussy di lavorare fino all'autunno del 1916, se non all'edizione di alcune sonate per violino e cembalo di J.S.Bach, che Durand pubblicò in giugno. Il 9 aprile, Jane Monjovet cantò l'Elegia Noël des enfants qui n 'ont plus de maison, della quale il Compositore fornì anche il testo, dopo di che la produzione debussiana giunse al termine.

Il 24 marzo 1917 suonò ancora la Sonata per vcl. e pf. con Joseph Salmon, alla Salle Gaveaux di Parigi; poi trascorse l'estate a Saint-Jean de Luz. Qui si esibì in pubblico per l'ultima volta, eseguendo la Sonata per vl. e pf. insieme a Gaston Poulet (4 sett. 1917).

Rientrato in ottobre nella Capitale, conscio della sua disperata ed irreversibile situazione fisica, il grande musicista francese si spense nella sera del 25 marzo 1918.

Tre giorni dopo, a causa della guerra in corso, i funerali non poterono svolgersi in forma solenne. Tuttavia, una grande folla assistette al passaggio del feretro, lungo la strada che conduce al cimitero di Passy, dove, ancora oggi, è possibile rendere omaggio alle spoglie del grande compositore.

Per comprendere cosa intendesse Debussy per “Ideale artistico”, basterebbe citare le sue impressioni, dopo l'ascoltò delle musiche delle orchestre “Gamelan” giavanesi all'Esposizione Universale parigina del 1889. In quell'occasione il compositore francese affermò:” Questi piccoli ed affascinanti popoli apprendono la musica con la stessa facilità di come respirano; il loro Conservatorio è il ritmo eterno del mare, il vento tra le foglie, e i mille rumori della natura, che essi ascoltano con accuratezza, senza mai cedere all'arbitrio di trascurarli”.

Tuttavia, se si vuole andare oltre questa estrema sintesi e risalire al genio compositivo di Debussy, alla sua particolare intelligenza artistica, il cammino diventa arduo poiché il suo messaggio musicale presenta ancora molti aspetti fortemente dibattuti da almeno tre generazioni di esegeti.

Egli fu il primo musicista del suo tempo che abbia avuto la forza creatrice di restituire alla musica la sua originaria purezza e di liberarla da sintassi e stili, fondati sulle leggi della tonalità accademica.

“La musica - ebbe a dire un giorno - è un misterioso accordo tra la natura e la mia immaginazione”. Tuttavia, non volle mai accettare l'etichetta di “impressionista” (impostagli da E. Chausson fin dal 1887) e si rifiutò di credere all'illusorio potere descrittivo di quest'arte. Per Debussy, infatti: “la musica suscita solo emozioni, in quanto priva di semanticità; [...] la si può trovare dappertutto, tranne che sulla carta.” Egli provò scarso interesse per i “giochi” astratti della scrittura, concentrando i suoi sforzi sulla qualità sonora, sul risultato timbrico e armonico, che lo fecero desistere dalla tradizione classica e romantica, pur avendo studiato le Opere dei loro massimi rappresentanti.

La Cultura musicale di Debussy viene da un passato lontano, dalla lezione dei maestri rinascimentali, appresa a Roma e poi sintetizzata nei caratteri stilistici di natura francese, che vanno dal Primo Settecento di J. Philippe Rameau, al “romantico” Berlioz e alle Opere di Gounod, Bizet e Massenet. Ciò nonostante, risulta difficile individuare quali musicisti abbiano veramente esercitato la propria influenza su questo compositore, anche se egli si mostrò sensibile e attento alla produzione di molti musicisti suoi predecessori e a lui contemporanei.

Nella produzione del "periodo giovanile", fino al “Pelléas et Melisande”, si inserirono, quasi spontaneamente, gli esempi di Musorskij, Borodin, Rimskij-Korsakov, Liszt, Chopin, Franck e Wagner; di quest'ultimo, pur disprezzando l'automatismo “meccanico” del leitmotiv (tema conduttore), Debussy ne accettò l'idea, ma con drastiche limitazioni. Solo più tardi, intorno ai trent'anni, egli iniziò quella rottura radicale che gli permise di accostarsi ad una nuova concezione artistica, basata sull'instabilità tonale, che si tradusse in “libertà” quando annunciò che:” La musica non è né “maggiore” né “minore. il musicista è libero di crearsi il “modo” […] Occorre negare la tonalità; solo allora si potrà inseguire l'ispirazione percepita”.

Molti studiosi trovano in Wagner un precursore di queste idee: in molta sua musica, infatti, avviene una continua “Modulazione” (passaggio) da una Tonalità all'altra, al punto che l'Impianto tonale svanisce completamente. Tuttavia, “modulare” in diverse tonalità non significa affatto negarle, cosa che Debussy fece con l'impiego sistematico di Scale di derivazione orientale (pentatoniche e per toni interi), utilizzando un'Armonia ancor più dipendente dalla Melodia, attraverso una concezione nuova nel concatenare gli Accordi e nel trattare le Dissonanze.

Se la musica debussiana deve, in parte, le sue caratteristiche alle influenze di altri compositori, essa rimase, invece, aliena agli accadimenti politici e sociali del suo tempo; e neppure le conquiste scientifiche e tecnologiche la contaminarono. Debussy fu, quindi, un musicista “puro”, che in nessun caso accettò regole precostituite. Può ricordare J.S. Bach per dedizione artistica, o Beethoven per la costante ricerca di Universalità nello spirito umano.

Con quanto detto, si giunge al supremo limite dell'arte di Debussy, le cui opere, prive di ogni condiscendenza al gusto del pubblico, sono costituite da incessanti sprazzi emotivi, indipendenti tra loro, che rappresentano l'espressione della sua vita più intima, il ricettacolo dei sentimenti di un uomo, che tenta di afferrare il bandolo della propria essenza.

Malgrado la produzione musicale di Debussy non sia molto estesa e presenti diversi lavori incompiuti, essa toccò tutti i generi ed influì notevolmente su compositori a lui contemporanei e di successiva generazione, tra i quali Maurice Ravel, Igor Stravinskij, Béla Bartók, Manuel de Falla, Zoltan Kodály, Ildebrando Pizzetti, G. Francesco Malipiero e Alfredo Casella. Certamente, per Debussy si trattò di una Ascendenza artistica del tutto inconsapevole e poco fiduciosa riguardo al futuro, quando affermò: “Temo che la Musica continuerà ad emanare odore di chiuso”.