Poliedrico Compositore francese.
Provvisto di una sconfinata cultura musicale, Vincent d'Indy spaziò in ogni genere e stile compositivo, tuttavia prediligendo l'ambito strumentale che lo elevò ai massimi livelli anche sulla ribalta internazionale.
(Paul-Marie-Théodore)
Nato a Parigi il 27 marzo 1851, Vincent rimase orfano di madre fin dalla nascita. Il padre, appartenente ad una antica e nobile famiglia di grande fede cattolica e di tradizione militare, affidò l'educazione del figlioletto a sua madre, la quale, essendo buona pianista, impartì al nipote i primi rudimenti musicali.
Vista la spiccata predisposizione, a undici anni Vincent iniziò privatamente lezioni di pianoforte con Antoine-Françoise Marmontel, di teoria-solfeggio con Louis Demier e, a quattordici anni, iniziò lo studio dell'armonia con Albert Lavignac, uno dei migliori didatti del tempo, con il quale, due anni più tardi, affrontò anche la tecnica dell'orchestrazione (1867). Allo scoppio del conflitto franco-prussiano (1870), d'Indy, come altri suoi colleghi, si arruolò volontario nella Guardia Nazionale e, alla fine della guerra, per volontà del padre, frequentò i Corsi di Giurisprudenza della Sorbona, pur mantenendo vivo l'interesse per la musica. Il desiderio di dedicarsi interamente all'arte musicale nacque sotto le armi, nel momento in cui d'Indy conobbe il compositore Henri Duparc, il quale, a guerra finita, lo presentò a C. Frank, che lo accettò nella sua Classe d'Organo al Conservatorio di Parigi come libero uditore (1873-74) e, successivamente, come allievo interno. In questo periodo, d'Indy affiancò agli studi universitari un'attività musicale pubblica, ricoprendo la carica di organista nella chiesa parigina Saint Leu-La-Forêt, suonando i timpani nell'orchestra dell'Opéra Comique e dirigendo i cori dell'orchestra dei “Concerts Colonne”. Dopo un breve viaggio in Germania, dove prese contatti con Lizst e Brahms (1873), a partire dal 1876 egli si recò regolarmente ai Festival di Bayreuth, spinto dal profondo interesse per la musica wagneriana.
Come Compositore, realizzò un'ouverture (1869), che inserì nella sua successiva Trilogia sinfonica "Wallenstein"; con il successo di questo lavoro, il giovane d'Indy riuscì a vincere le reticenze del padre che lo voleva avvocato. Poi, nel 1871, lasciò l'università ed entrò a far parte della Société Nationale de Musique.
Gli anni seguenti furono un susseguirsi di composizioni e riconoscimenti che lo portarono alla notorietà. Nel 1885 vinse l'ambito premio della Città di Parigi, conferitogli per la Leggenda drammatica Le Chant de la cloche (Il Canto della campana), alla quale seguì la Symphonie sur un chant montagnard (Symphonie cévenole) per pf. e orchestra (1886), basata su un canto popolare; sul versante sacro, in quegli anni, il lavoro più importante fu la Cantata Sainte Marie-Madeleine, per soprano, coro femm. e armonium (1885).
All'attività compositiva, d'Indy aggiunse anche quella di direttore d'orchestra e di autorevole didatta.
Diresse numerosi concerti (specialmente di musica wagneriana), non solo in Francia ma anche in Spagna, in Belgio, in Russia e negli Stati Uniti, e fu uno dei fondatori (insieme a Charles Bordes e a Alexandre Guilmant) della “Schola Cantorum di Parigi, diventandone direttore nel 1904 e dove insegnò composizione fino alla morte.
Nel 1912, su invito di Fauré, d'Indy sostituì Paul Dukas alla Cattedra di orchestrazione del Conservatorio e, nel 1925, tenne una serie di lezioni all'École Normale de Musique sul modo di interpretare le proprie composizioni pianistiche. Sotto la sua guida si formarono molti musicisti che verranno consegnati alla Storia, come Erik Satie, Isaac Albéniz, Albert Roussel, Arthur Honegger e Darius Milhaud.
Vincent d'Indy morì improvvisamente per un colpo apoplettico nella sua abitazione parigina il 2 dicembre 1931, mentre stava preparando un saggio critico sul “Parsifal” di Richard Wagner, il compositore che ammirò più di ogni altro. Dopo le Esequie solenni, la Salma venne sepolta al Cimitero parigino di Montparnasse, dove giace ancora oggi.
L'attività artistica di questo compositore non solo occupò un posto di primo piano nel panorama musicale francese, ma ebbe anche una notevole risonanza a livello internazionale. Come compositore, egli spaziò in ogni genere con grande competenza, manifestando una particolare inclinazione per la musica strumentale, per la quale prese esempio dai "modelli" classici. Riguardo al teatro, egli assunse quei procedimenti adottati da Richard Wagner, quali il “Leitmotiv” nella sua forma ciclica e il Concetto di Unitarietà (wort-ton-drama), che dovevano confluire nell'opera stessa.
Anche i compositori dei Secoli precedenti esercitarono una certa influenza sulla versatile personalità artistica di Vincent d'Indy. La conoscenza del Canto gregoriano e l'utilizzo del Contrappunto rinascimentale, abilmente filtrato dall'esperienza del suo insigne e venerato maestro C. Frank, furono determinanti per la rinascita della musica da camera francese, rimasta pressoché immobile dal tempo di Couperin. Il recupero delle forme antiche, permise a questo maestro di arricchire e di stabilire un linguaggio ed una tecnica compositiva del tutto personale, che, per via delle arditezze armoniche (l'uso di Scale modali, di cromatismi e dell'atonalità), rappresentarono l'Anello di congiunzione tra la musica di Wagner e quella di Debussy.
Inflessibile contro chi si opponeva ai suoi ideali, d'Indy fu un nazionalista cattolico radicale con tendenze antisemitiche, che gli procurarono non poche antipatie; egli si pose in netto contrasto anche con le nuove generazioni, con i maggiori esponenti musicali del primo Novecento, a partire da Claude Debussy, Richard Strauss e Igor Stravinskij. Tuttavia, egli fu un grande didatta, un autorevole critico ed uno stimatissimo musicologo: a lui si devono tre importanti monografie su Beethoven, Wagner e Frank.
Per il teatro d'Indy scrisse una "dozzina" di opere, di cui sette sono di chiara impronta wagneriana. Solo tre oggi vengono eseguite con una certa continuità: si tratta di Fervaal, dramma musicale in un prologo e 3 atti, su libr. proprio (Bruxelles, T. de la Monnaie, 12 mar.1897); L'Étranger (Lo Straniero), opera tragica in 2 atti, su libr. proprio (Bruxelles, T de la monnaie, 7 genn. 1903), e La Légende de Saint Christophe, dramma sacro in 3 atti su libr. proprio (Parigi, T. de l'Opéra, 9 giu. 1920). Riguardo la copiosa Musica per Orchestra, sono da annoverare 3 Sinfonie italienne, l'Ouverture Antoine et Cleopatre op.6 (1876); La forêt enchantée op.8 (1878); la già citata Trilogia Wallestein op.12 (Le Camp, Max et Tecla, La mort de Wallestein, 1873-81), tratta da Schiller; Istar, variazione sinfonica op. 42 (1896) e Jour d'été à la montagne, trittico sinfonico op. 61 (1905). Seguono poi, per strumento e orchestra, il Lied per viola e violoncello; la già citata Symphonie cévenole; la Fantasia op. 31 per oboe, su alcuni Temi popolari francesi (1888), e il Concerto per fl. vlc. e archi op. 39, del 1926. Imponente è la produzione di musica da camera, che comprende più di cento composizioni per vari strumenti in formazione di trii, quartetti, quintetti, con e senza accompagnamento del pf. e la Suite dans lesle style ancien in re magg. op.24 (1886). Altrettanto vasto appare il repertorio di musica vocale, sia Sacra che Profana. Nel primo genere, emergono vari mottetti da 2 a 6 voci e la Cantata Sainte Marie-Madeleine op.23 (1885); nel genere profano abbondano i canti popolari e quelli caratteristici, come le 3 Chansons populaires françaises op.82, per coro a due voci (1924); La Chanson des aventuriers de la mer op. 2 per coro masch. pf. e Quintetto d'archi e l'Ode a Valence op.44, per soprano, coro masch. e orch., scritta nel 1897 su suggerimento di Isaac Albeniz, prima di partire per la tournée spagnola.
Anche la musica per tastiere fu toccata da questo maestro. Per pianoforte egli scrisse 4 romanze senza parole (1870); le Poème des montagnes op.15 (1881); il Minuetto sur le nom de Haydn, op. 60 (1909; Sonate, Temi variati, Fughe, Canzoni e Fantasie a due a e quattro mani. Per Organo, una particolare menzione va al Prelude et petit canon op.38 (1893); alla Raccolta di 29 Chansons du Vivarais e du Vercors op. 52 (1900) e ai Vêpres du commun des martyrs op.51 (1899). Completano la produzione, varie "pièce", madrigali e il Lied maritime op.43, su testo proprio del1896.
Da quel grande didatta che era, Vincent d'Indy ci ha lasciato il celebre Trattato di Composizione “Cours de Composition musicale” e “100 thèmes d'harmonie et réalisation” op. 71, più alcuni saggi, le 3 monografie già menzionate e l'Introduzione allo studio del “Parsifal”, rimasta incompiuta per la morte del compositore.