Giacomo Meyerbeer
Giacomo Meyerbeer (Berlino 5 Sett. 1791 - Parigi 2 Magg. 1864)

Compositore, Pianista e Direttore artistico.
Operista raffinato, di grande senso melodico, Meyerbeer seppe infondere all'Orchestra la fiducia di essere guidata da un Maestro ricco di esperienze maturate nel corso di una brillante carriera internazionale.
Il grande merito che si riconosce a questo poliedrico Maestro è quello di aver saputo innestare i caratteri suntuosi propri del “Grand Operà" nel Teatro operistico.


(nome propr. Jakob Liebmann Beer)

Nato il 5 sett. 1791 a Tasdorf, un sobborgo di Berlino, Jakob Liebmann Beer aggiunse il cognome materno di Meyer nel 1810, quando morì suo nonno, un ricco banchiere ebreo, che lo aveva nominato suo unico erede.

Il padre Jakob Herz Beer, facoltoso industriale, proprietario di alcune raffinerie di zucchero, lasciò al figlio la libertà di seguire le proprie inclinazioni, confluite fin da subito nella musica, e permise al piccolo Jakob di esibirsi come pianista già a nove anni, dopo un periodo di studio con Franz Seraphin Lauska, maestro alla Corte reale di Posdam.

Vista l'eccezionale precocità di Jakob, nel 1803 i suoi genitori lo affidarono agli Insegnamenti del grande didatta Muzio Clementi, che gli trasmise la sua formidabile ed innovativa tecnica pianistica. Successivamente, dal 1805 al 1807, studiò armonia con Carl Friedrich Zelter e composizione con Bernhard Anselm Weber alla Singakademie di Berlino, dimostrando una grande predisposizione per il teatro d'opera con l'attuazione del suo primo lavoro Der fischer und das Milchmädchen (Il pescatore e la lattaia), rappresentato solamente nel teatrino dell'Accademia. Nel 1810 Jakob si recò a Darmstad, ospite dell'illustre organista e teorico mus. George Joseph Vogler (detto l'Abate), con il quale approfondi l'arte della composizione; in questo periodo il giovane antepose il “Meyer” al suo cognome, ed ebbe come compagno di studi Carl Maria von Weber. Dopo un soggiorno a Parigi, città nella quale realizzò un singspiel e un'opera comica (mai rappresentati), Meyerbeer fece ritorno in Germania e si dedicò a lavori di carattere sacro, come l'Opera-oratorio Jephtas Gëlubde, su libretto dell'esteta, storico tedesco Alois Schreiber, e l'Oratorio Gott und die nature (Dio e la natura), sempre su Libr. di Schreiber, e rappresentato al T. Nazionale di Berlino il 18 magg.1811.

Nel 1814 il ventitreenne musicista affrontò la sua prima tournée pianistica all'estero, precisamente a Vienna, che con Parigi deteneva la fama di Capitale del concertismo internazionale. In questa città, Meyerbeer dovette confrontarsi con i più grandi virtuosi della tastiera: egli suonò negli stessi auditorium e teatri dove solitamente si esibivano Hummel, Moscheles, Thalberg, Litolff, Kalkbrenner e Clementi, uno dei suoi primi maestri. Durante il soggiorno viennese, Meyerbeer conobbe Antonio Salieri, dal quale apprese la raffinata tecnica del fare “Opera all'italiana”, passo obbligatorio per chi volesse assurgere alle scene teatrali internazionali. Fu proprio il compositore di Legnago a consigliargli un viaggio in Italia. Giunto a Venezia nella primavera del 1815, il giovane Compositore tedesco restò affascinato dal “Tancredi” di Rossini e dal clima musicale italiano, al punto che decise di cambiare il suo nome Jakob in Giacomo.

Dopo alcune opere teatrali dagli esiti positivi nei teatri di Padova, Torino, Venezia e Milano, il successo arrise al giovane Compositore tedesco con l'Opera Seria in 2 atti L'esule di Granata, su Libretto di Felice Romani (T. alla Scala, 12 Mar. 1822) e, ancor più, con Il crociato in Egitto, dramma eroico di Gaetano Rossi, curatore del libretto che Meyerbeer musicò per il T. La Fenice, ove l'opera debuttò (Venezia, 7 mar.1824). Sull'onda del successo veneziano, l'italianizzato trentatreenne maestro si recò a Parigi per far conoscere questo suo ultimo lavoro al pubblico francese; affidato alle scene del Théâtre des Italiens, ancora una volta l'esito fu grandioso e questo stabilì la sua consacrazione a “grande Operista” anche nel Paese d'Oltralpe.

Tornato a Berlino con ambiziosi progetti, Meyerbeer ottenne solamente alcuni Incarichi saltuari dalla Famiglia reale; insoddisfatto di questa precaria situazione, egli lasciò la natia Prussia e ritornò a Parigi dove, per una serie di avvenimenti (la morte del padre, il matrimonio con sua cugina Minna Mosson, la nascita di due figli), la sua produzione operistica subì un significativo rallentamento perdurato dal 1825 al 1831. Dopo questi sei anni di stasi compositiva, Meyerbeer si impose all'attenzione del pubblico parigino con le Musiche per Robert le diable, scritte sullo stile del “Grand-opéra”, librettato da Eugéne Scribe e da Germaine Delavigne (Parigi - T. dell'Opéra 21 nov. 1831).

Questo lavoro, il primo composto in Francia da Meyerbeer, ottenne uno straordinario successo e avviò una feconda collaborazione con Scribe, che procurò al maestro tedesco una serie di committenze teatrali e varie onorificenze, tra cui la nomina a “Commandateur della Legion d'Honneur”, conferitagli nel 1832 dal nuovo Reggente Luigi Filippo I, detto “il Re Cittadino”.

Una seconda opera francese, frutto di lunghi ripensamenti, fu il Grand-opèra Les Huguenots (Gli Ugonotti, prima rappr. Parigi, T. dell'Opéra 29 febb. 1836), ambientata nella Francia del XVI sec., sempre su libretto di Scribe. Anche questa volta l'esito fu trionfale e gli echi di tale successo arrivarono fino in Prussia, dove Re Guglielmo IV nominò Meyerbeer direttore generale della musica alla Corte di Berlino, al posto di Gaspare Spontini (1842).

Durante questo Incarico, durato quattro anni, Meyerbeer suscitò in Germania opinioni fortemente contrastanti. Egli beneficiò della stima di un ancora pressoché sconosciuto Wagner e di quella del grande poeta Christian J. H. Heine, mentre Schumann e la sua cerchia di artisti ed intellettuali gli mossero critiche veementi definendolo “traditore del Teatro musicale tedesco", in quanto i suoi lavori aderivano palesemente al modello del Grand-opéra francese. Tuttavia, il pubblico, alieno a queste diatribe, dimostrò un grande interesse per le opere meyerbeeriane successive, specialmente per Ein Feldlager in Schleisen (Un accampamento militare in Slesia), lavoro in 3 atti e 6 quadri che l'autore, per non alimentare ulteriori polemiche, presentò sottoforma di Singspiel (Berlino, Opernhaus 7 dic 1844). Le influenze francesi tornarono, però, ben presto a rimanifestarsi. Nel 1849 Meyerbeer diede, sulle scene dell'“Opéra” parigino, Le Prophète, grand-opèra in 5 atti su libretto di Scribe ed Emile Deschamps, tratto da un fatto realmente accaduto nel 1534, durante la "presa" della città di Münster da parte dei rivoltosi anabattisti olandesi. Rappresentato al T. dell'Opéra il 16 apr. 1849, questo lavoro ebbe un grandioso successo di pubblico e di critica: Giuseppe Verdi lo giudicò un autentico capolavoro e in questo furono concordi anche Wagner e Berlioz; solo a Schumann non piacque, e, per dimostrarlo, fece pubblicare un articolo a tutta pagina, dove appariva soltanto una grande croce nera.  Incurante di questa “voce fuori dal coro”, Meyerbeer proseguì per la strada intrapresa. Dopo aver trasformato l'“Ein Feldlager in Schleisen” in un' opera francese dal titolo “L'étoil du Nord” (La stella del Nord) per il pubblico dell'Opéra-Comique, nel 1858 Meyerbeer tornò vivere a Parigi, città nella quale mandò in scena i suoi due ultimi lavori teatrali: Le pardon de Poërmel, opera comica in 3 atti, meglio conosciuta con il titolo Dinorah (Parigi, T. Opèra-Comique, 4 apr. 1859), e L'Africaine, un Grand-opéra in 5 atti. La prima, su libretto di Jules Barbier e Michel Carré, interruppe il lungo sodalizio tra il l'autore e il librettista Eugène Scribe, rapporto subito ristabilito nell' Africaine, rappresentata postuma al Théâtre dell'Opéra (Parigi il 28 apr.1865), un anno dopo la morte del compositore.

Negli ultimi anni, afflitto da un male incurabile, Meyerbeer scrisse solo Mmusiche d'occasione e progettò alcune opere (come Judith e La Jeunesse de Goethe) e, nel 1862, partecipò alla Mostra universale di Londra, come rappresentante della Musica tedesca.

Rientrato a Parigi, mentre stava rielaborando il finale dell'Opera L'Africaine, le forze lo abbandonarono e la morte lo colse il 2 maggio 1864. L'Opera, interrotta più volte nell'arco di un ventennio, fu completata dal Compositore belga François-Joseph Fétis.

Le Esequie solenni di Meyerbeer si svolsero prima a Parigi e, successivamente, a Berlino, dove la Salma fu tumulata nella Tomba di famiglia al Cimitero ebraico della Schönhauser Alee.

Meyerbeer fu per lungo tempo una figura di primo piano nel panorama operistico europeo, nel quale apportò grande Senso melodico, Ricchezza strumentale, Fasto scenico e Imponenza corale: qualità indubbie del “Grand-Opéra”, che egli seppe far confluire in altre forme musico-teatrali, come l'Opéra-comique francese, l'Opera seria italiana, il Singspiel tedesco. Questo non comune eclettismo, frutto di esperienze dirette, trovò il suo naturale sviluppo a Parigi, "faro illuminante" della cultura europea, ma anche luogo dove il gusto borghese, a differenza di altrove, già poteva essere predominante sugli orientamenti artistici di un'elite intellettuale e sulle preferenze dell'aristocrazia.

La progressiva scomparsa dei lavori di Meyerbeer dai repertori operistici è in parte imputabile alle difficoltà oggettive di rappresentazione, ma, ancor più, all'inadeguatezza dei soggetti, i quali, nel breve volgere di mezzo secolo, già apparivano superati, nonostante, in pieno romanticismo, abbiano attratto gran parte del pubblico internazionale.

Le opere di questo maestro sono 28 (comprese le incompiute), tuttavia quelle sopracitate rappresentano le più significative.

Fuori dal teatro operistico, vanno annoverate 5 composizioni di musiche di scena: tra di esse solo Struensee fu rappresentata, quando fu inaugurato il nuovo Teatro Reale di Berlino (Schauspielhaus 19 sett.1846). Riguardo alla Musica Sacra, a parte l'Oratorio degli anni giovanili “Gott und die Natur”, esistono 12 salmi per doppio Coro (1812); 7 cantate sacre sui testi di Friedrich G. Klopstock e varie Preghiere. Più numerose sono le composizioni vocali profane, che consistono in alcune Cantate scritte per varie ricorrenze; la Ballata de la Reine Marguerite de Valois (1829); una sessantina di Lieder per  Voce e pf. (1829 – 1837) e 6 Canzonettes italiennnes del 1811.

La produzione di musica Strumentale, in verità non molto vasta, include 3 concerti (per fl., vl. e fag.); 4 Fackeltanz per Banda militare; la Festmarsch per il centenario della nascita di Schiller (1859); la Krönungsmarsch per 2 orch. per l'Incoronazione di Guglielmo I (1861), e la Festouvertüre, composta per l'Inaugurazione della Mostra Universale di Londra (1862). A tutto questo segue un limitato numero di composizioni da camera: 2 Sonate (per pf. e cl.); un'Ouverture per vl. e pf., 2 variazioni, una fuga, un rondò e una sonata per clarinetto e quartetto d'Archi.