Compositore, Pianista e Clavicembalista.
Eccelso Operista, portò a compimento autentici capolavori musico-teatrali intrisi di potenza drammatica e di sfrenata comicità, pur mantenendo un grande equilibrio tra la conduzione melodica dei cantanti e il sottostante tessuto armonico destinato all'orchestra.
(Gioacchino, Giovacchino Antonio)
Figlio di un Ispettore dei Macelli, con la passione per la tromba e il corno, Gioachino Rossini nacque il 29 febbraio 1792, dopo che il padre Giuseppe, proveniente da Lugo di Romagna, si era trasferito a Pesaro.
In questa cittadina, Giuseppe Rossini si sposò con Anna Guidarini, apprezzata cantante che svolse, saltuariamente, attività di Soprano in Teatri minori marchigiani ed emiliani, a volte con il marito che, nel frattempo, si era specializzato come suonatore di corno in alcune orchestre locali.
Dopo l’occupazione di Pesaro da parte delle truppe francesi, il ritorno della città sotto il Governo dello Stato Pontificio costrinse il Rossini, ardente sostenitore di Idee repubblicane, a riparare a Bologna dove, tuttavia, fu arrestato e ricondotto a Pesaro (1799). Rilasciato dopo qualche mese per insufficienza di prove, Giuseppe Rossini, con la famiglia, tornò al paese d’origine.
A Lugo, il settenne Gioachino ebbe modo di dimostrare ai fratelli Giuseppe e Luigi Malerbi le sue innate doti musicali attraverso lo studio del Canto, del Clavicembalo e degli strumenti ad Arco. Nel clima musicale della loro casa, il ragazzo ebbe l’opportunità di avvicinarsi alle musiche di Haydn e Mozart, dalle quali egli trasse una lezione importante e duratura nel tempo, anche se il suo temperamento artistico lo rese, fin da subito, stilisticamente del tutto personale.
Nel 1804, su consiglio dei Malerbi, Rossini, oramai dodicenne, si recò a Bologna, dove iniziò gli studi di Composizione con Padre Angelo Tesei e, due anni dopo, grazie alle sue ottime qualità canore, venne ammesso alla prestigiosa Accademia Filarmonica cittadina, sotto la guida del direttore Stanislao Mattei. I quattro anni trascorsi in questa Scuola furono caratterizzati da intensi studi musicali. I molti stimoli all’attività compositiva derivarono dall’incontro che egli ebbe con il mecenate contrabbassista dilettante di Ravenna Agostino Triossi, per il quale Rossini scrisse i primi lavori impegnativi (un’Ouverture, 6 Sonate per Quartetto e una Messa). Nel 1810, il giovane musicista pesarese lasciò l’Accademia per dedicarsi alla composizione di opere teatrali. Il suo esordio avvenne nel novembre dello stesso anno al Teatro San Moisè di Venezia, con la rappresentazione della Farsa La cambiale di matrimonio, che suscitò lusinghieri consensi. Ad essa seguirono, nell’arco di tre anni, altri Lavori dello stesso genere: L’inganno felice, La scala di seta, L’occasione fa il ladro, Il signor Bruschino, ai quali si aggiunsero Drammi giocosi, come L’equivoco stravagante e La pietra del paragone, tutte Opere considerate "giovanili", ma che, tuttavia, contengono già pienamente quell’irresistibile Senso comico e teatrale, che Rossini non abbandonerà più.
La crescente fama del giovane maestro si consolidò definitivamente con il trionfo dei due Capolavori successivi, Tancredi e L’italiana in Algeri, rappresentati, rispettivamente, nei teatri La Fenice e S. Benedetto di Venezia, tra il febbraio e il maggio1813. Con il primo, Rossini dimostrò le sue eccellenti qualità di compositore anche nel genere “serio”, nonostante i tiepidi consensi ottenuti dal dramma Aureliano in Palmira, messo in scena nello stesso anno alla Scala di Milano.
Il 1815 fu un anno decisivo per lui, dal momento in cui il "Principe degli Impresari", Domenico Barbaja, gli propose di recarsi a Napoli per dirigere i teatri cittadini San Carlo e del Fondo, dove venne rappresentato il suo celebre Dramma shakespeariano Otello (dicembre1816). In questo ambiente musicale di prim’ordine, Rossini conobbe la già famosa cantante spagnola Isabella Colbran, sua futura prima moglie. Per la Città partenopea, egli compose ben 9 Opere, tutte di carattere “Serio”, di notevole Impegno artistico, su Soggetti appartenenti alla Tragedia classica, ai Drammi di Shakespeare, all’Antico Testamento e alla Letteratura scozzese, come La donna del lago, tratta dal romanzo “The lady of the lake” di Walter Scott. Tutto ciò non gli impedì di scrivere anche opere per altri teatri italiani, in particolare per la Scala di Milano, il Teatro Valle e l’Argentina di Roma. In quest’ultima Città, Rossini pose termine alla sua produzione di opere “Buffe” con due autentici capolavori: Il Barbiere di Siviglia (T. Argentina 1816), e La Cenerentola (T. Valle 1817), mentre alla “Scala”, nello stesso anno, il maestro concluse il proprio repertorio di Opere semiserie con La gazza ladra, melodramma in 2 atti di proporzioni grandiose, che fu, per lui, un autentico trionfo.
Con questa copiosa produzione, la fama di Rossini varcò i confini italiani, anche se l’Opera “Italiana in Algeri” era già stata rappresentata a Parigi nel 1817. A Vienna, con il Dramma in 2 atti Zelmira (1822), arrivò la sua consacrazione a più grande operista europeo, stimato a tal punto da essere nominato dal Cancelliere Metternich Musicista ufficiale del Congresso di Vienna. In questo periodo, a Castenaso, presso Bologna, Rossini si unì in matrimonio con la Colbran (marzo1822) e scrisse il Melodramma tragico in 2 atti Semiramide. Rappresentata al Teatro la Fenice di Venezia nel febbraio1823, quest’opera segnò la fine del periodo compositivo italiano del grande maestro.
Nonostante ciò, i successi continuarono a manifestarsi. Nell’ottobre dello stesso anno, a Londra, Rossini, insieme alla moglie, diede concerti in forma privata per la Famiglia reale; l’anno seguente, era a Parigi, ove si trasferì per un lungo soggiorno, durato fino al 1829.
Nella Capitale francese, oltre ad assumere la Sovrintendenza artistica del “Théâtre Italien”, Rossini, accanto a lavori minori (Il viaggio a Reims, Le siége de Corinthe, Le Compte de Orly), mandò in scena all’Opéra “Moïse et Pharaon” (1827), rifacimento del “Mosè in Egitto” rappresentato a Napoli nove anni prima. Due anni dopo, l’ultimo suo Capolavoro, Guillaume Tell (Guglielmo Tell -1829), a soli trentasette anni concluse la sua brillante ed eccezionale carriera di Operista. Le ragioni di questa improvvisa interruzione compositiva non sono tutt’oggi pienamente chiarite. Stabilitosi a Parigi, nei cinque anni seguenti Rossini ingaggiò una lunga Causa giudiziaria contro il Governo francese, che non voleva riconoscere alcuni contratti stipulati in precedenza, e il fatto gli procurò un grave esaurimento nervoso, che compromise i suoi rapporti coniugali. La permanenza francese del Maestro fu interrotta da alcuni viaggi in Italia, Belgio, Germania e soprattutto Spagna, a Madrid, dove gli venne dato l’Incarico di comporre uno Stabat Mater che, tuttavia, lasciò incompleto. Nel 1836 Rossini si recò a Bologna, quando le sue condizioni di salute cominciavano ad essere minacciate da una grave forma di gonorrea. A complicare ulteriormente le cose giunsero l’improvvisa morte del padre (1839) e la separazione legale dalla moglie; in tali circostanze fu amorevolmente confortato dalla sua nuova compagna Olympe Pélissier, che da Parigi lo aveva seguito nel Capoluogo emiliano.
Da questa nuova unione, Rossini trasse nuovo vigore: completò il suo Stabat Mater, che venne rappresentato nel gennaio 1842 a Parigi e due mesi dopo a Bologna, sotto la direzione di Gaetano Donizetti. Nel Capoluogo emiliano si interessò anche del Liceo musicale cittadino e, nel 1846, convolò a Seconde nozze con madame Pélissier. Dopo circa un decennio trascorso in Italia, tra Bologna e Firenze, la celebre Coppia si trasferì definitivamente a Parigi (1855), città nella quale il maestro fu accolto con grandi onori tanto che la salute parve migliorare rapidamente nel suo ultimo soggiorno francese.
Nel salone della sua elegante casa, in rue Chaussée d’Antin, Rossini amò circondarsi dei più bei nomi del mondo artistico e finanziario della Capitale e, per i suoi ospiti, compose una lunga serie di stupendi brani di Musica da Camera, raccolti successivamente in una Antologia dal titolo “Péchés de vieillesse” (Peccati di vecchiaia). Durante la Stagione estiva, il grande Compositore italiano amava ritirarsi nella sua stupenda villa a Passy. Nella quiete della campagna parigina, Rossini compose il suo ultimo Capolavoro: la Petite Messe Solennelle, eseguita per la prima volta, in forma privata, nell’abitazione di un suo estimatore, il conte Pillet-Will (marzo 1863).
Dopo qualche tempo, trascorso tra le amorevoli cure della moglie e gli affetti dei suoi più vicini ammiratori, nell’Autunno del 1868, una progredita forma tumorale gli impedì il rientro da Passy a Parigi. L’aggravarsi della malattia costrinse l’anziano maestro a sottoporsi a due interventi chirurgici, che non portarono, purtroppo, alcun beneficio. Il grande compositore si spense qui il 13 novembre dello stesso anno. Il giorno 21 si svolsero i Funerali solenni e la Salma venne tumulata nel Cimitero parigino del Père Lachaise, per poi, nel 1887, essere esumata e deposta, con grandi onoranze, nella chiesa di Santa Croce a Firenze. Per testamento, Rossini lasciò una parte del suo consistente Patrimonio finanziario alla città di Pesaro, con il vincolo di istituirvi un Liceo musicale.
L’eccelso Maestro viene identificato da molti come il Padre dell’Opera Buffa per via della sua esuberante e gioiosa Vena melodica. Pur ammettendo l’attendibilità di questa definizione, occorre tuttavia tener presente quanto sia stato importante il contributo di Rossini al genere drammatico. Egli restò in qualche maniera estraneo al Movimento romantico ottocentesco e, quando si apprestò alla composizione di Opere serie, seppe distribuire, con grande equilibrio, la "Tensione emotiva" scaturita dalla sua musica tra il Vocalismo dei Cantanti e le Sonorità dell’Orchestra. Il Senso delle proporzioni e la sobrietà di linguaggio, che rimossero l’inutile uso del virtuosismo vocale fine a se stesso, giustificarono ampiamente l’affermazione di Rossini che, in più di un’occasione, amò definirsi “l’Ultimo dei Compositori classici”.