Eccelso pianista dotato di grande fantasia compositiva, Albéniz viene considerato il maggiore esponente della Scuola Nazionale Spagnola. La sua produzione musicale, dedicata in grandissima parte al pianoforte; è costituita prevalentemente da brani virtuosistici, alcuni di essi ancora oggi considerati tecnicamente ineseguibili.
(Manuel Francisco)
Isaac Albéniz nacque il 29 maggio 1860 a Camprodón, un paesino dei Pirenei orientali della provincia catalana di Gerona, dove suo padre Angel Lucio svolgeva funzioni di Ispettore doganale. Quando il bimbo ebbe un anno, la famiglia Albéniz si trasferì a Barcellona. Qui, il talento musicale del piccolo ebbe modo di manifestarsi precocemente.
Avviato allo studio del pianoforte dalla madre Vitoria y de Dolors Pascual Bardera e da una prozia, all'età di quattro anni Isaac si esibì in un saggio pianistico al teatro cittadino "Romea"; incoraggiato dai consensi ottenuti, a sette, venne condotto a Parigi dove, per nove mesi, studiò privatamente con Antoine François Marmontel: un tentativo per far ammettere l'”enfant prodige” al Conservatorio della Capitale francese.
Sebbene avesse superato brillantemente le prove d'ammissione, Isaac non fu accettato in quanto troppo giovane; tornato in Spagna per via del fatto, egli riprese gli studi pianistici privatamente fino al 1869, anno in cui la famiglia Albéniz si stabilì a Madrid. Nella Capitale spagnola, Isaac frequentò il Conservatorio e, per circa un anno, fu, allievo di Feliciano Ajero (Teoria) e di Manuel Mendizábal (Pianoforte), ma, nel novembre del 1870, per cause non accertate fuggì di casa e per tre mesi visse da solo, esibendosi, come pianista, in diverse città della Castiglia. Ricondotto in famiglia nel febbraio del 1872, l'aneddotica vuole che Isaac fuggisse di nuovo; desse alcuni concerti in Andalusia e, a Novembre, si imbarcasse clandestinamente su un piroscafo in partenza per il Sud-America. Scoperto dal personale di bordo, il ragazzo venne sbarcato a Buenos Aires e, per più di un anno, si esibì, in qualità di concertista, in Argentina, Uruguay e in Brasile. Poi, nel settembre del 1873, decise di ritornare a Madrid ed organizzò un giro di Concerti in altre città spagnole.
Con il proposito di perfezionare le già solide abilità musicali, nel 1874 Albéniz si recò in Germania e si iscrisse al Conservatorio di Lipsia dove, per qualche mese, fu allievo di Carl Reinecke (pf.) Salomon Jadassohn (compos.). Nella primavera del 1875, l'irrequieto quindicenne musicista ripartì per il Continente americano, dove si esibì in alcune città cubane, a Portorico, a New York e a San Francisco; quindi, dopo un soggiorno in Inghilterra (Liverpool e Londra), nel 1877 fu di nuovo a Madrid.
Ma il periodo inglese non durò a lungo. Nell'estate del 1878, infatti, Albéniz tornò ancora in America come pianista accompagnatore di una compagnia teatrale belga. Incentivato dall'assegnazione di una Borsa di studio concessa dal Conservatorio di Bruxelles, si soffermò in Belgio e approfondì lo studio del pianoforte sotto la severa guida di Louis Brassin; poi vennero le Tecniche di Composizione ed Orchestrazione con Joseph Dupont e François Auguste Gervaert. Dopo aver vinto un prestigioso Concorso di pianoforte (lug.1879), Albéniz si recò a Budapest con l'intenzione di conoscere Liszt. Durante il viaggio, egli si soffermò fugacemente in varie città tedesche, tra le quali Magdeburgo, Colonia, Dresda; poi tenne concerti anche a Praga, a Vienna, ed infine, dopo l'incontro con il grande pianista ungherese (ago.1880), si recò prima a Parigi, a Madrid e, da lì, a Cuba dove suo padre, fin dal 1875 svolgeva le mansioni di Ispettore Generale delle Poste.
Tornato in Patria dopo qualche mese, per un breve periodo Isaac Albéniz studiò con Felipe Pedrell, Capo-scuola del musicalismo nazionale spagnolo. Infervorato dagli insegnamenti di quest'ultimo, nel 1882 il ventiduenne musicista tentò la via del teatro nella veste di direttore ed impresario di una Compagnia di Zarzuelas il cui debutto in Andalusia si rivelò un autentico disastro. A seguito di questa fallimentare esperienza, Albéniz risiedette a Madrid dove sposò la sua ex-allieva Rosina Jiordana Lagarriga (1883) e, dal 1885 al 1890, svolse ancora un'intensa e proficua attività concertistica nelle maggiori città spagnole.
Sull'onda del successo ottenuto, Albéniz pensò di trasfersi a Londra, città nella quale si esibì sia da solo che in “Duo” con il violinista, compositore e direttore d'orchestra Enrique Fernández Arbós, oppure in “Trio”, con quest'ultimo e il violoncellista Armando Rubio. Divenuto un celebre esecutore di musica cameristica, Albéniz ritentò la via del teatro, questa volta nel ruolo di compositore. L'idea nacque in lui dopo aver conosciuto Francis Burdett Money-Coutts, noto come Lord Latymer, un facoltoso banchiere, ma anche poeta e librettista, che gli commissionò tre Opere, delle quali egli stesso era autore dei libretti sotto lo pseudonimo di Mountjoy.
In questa nuova breve realtà, la prima rappresentazione teatrale di Albéniz risale all'Operetta in 2 atti The magic opal, su libretto di A. Law, ed è l'unico lavoro composto durante il periodo londinese (Lyric Theatre 19 genn. 1893). Lasciata l'Inghilterra nella primavera del 1893, Albéniz si stabilì ancora una volta a Madrid e rinunciò quasi completamente all'attività concertistica ma non certo alla composizione. Per il Prince of Wales Theatre di Londra egli scrisse, infatti, l'Operetta Poor Jonathan (prima rappr.15 giu.1893) e per il Teatro Real de Madrid mandò in scena la zarzuela San Antonio de la Florida (prima rappr. 26 ott.1894), su libretto di Eusebio Sierra. Accompagnato dai consensi ottenuti, Albéniz lasciò la Capitale spagnola alla volta di Parigi. Lui, qui, strinse una solida amicizia con vari esponenti della Cultura musicale francese, tra i quali Claude Debussy, Paul Dukas, Gabriel Fauré, Vincent d'Indy, ed insegnò pf. alla Schola Cantorum cittadina fino all'Estate del 1900, anno in cui l'errante musicista spagnolo fece ritorno in Patria.
Per circa due anni egli si stabilì a Barcellona; iniziò una collaborazione letteraria con la Rivista “Las noticias” sotto lo pseudonimo di “Cándido” e, nel Giugno del 1901, insieme ad altri nomi illustri della cultura catalana, fondò l'”Associazione wagneriana di Barcellona”. Più tardi, dopo aver soggiornato qualche mese a Madrid, Albéniz si rese conto che la Spagna non era più in grado di offrire adeguati stimoli al suo irruente temperamento musicale. Perciò, nel tardo autunno del 1902, si recò a Parigi. Nonostante la definitiva residenza in Francia, oramai affermato, tornò più volte in Patria; nella primavera del 1902, infatti, un soggiorno a Barcellona vide la luce la sua Opera in 3 Atti Merlin, basata sulla leggenda di Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Avviato nel 1897, questo lavoro, su libretto di Francis Money-Coutts, doveva essere parte di una Trilogia, nella quale erano comprese altre due Opere: “Lancelot” e “Guineviere”; tuttavia il progetto non fu portato a termine e solo “Merlin” venne eseguita, con il solo accompagnamento del pianoforte (Bruxelles, 13 febbraio 1905).
Dopo questa parentesi di crisi creativa, tra l'ottobre e il dicembre 1902, Albéniz intraprese una rilettura dell'Opera comica in un atto Pepita Jiménez, iniziata a Parigi nel 1895. La nuova versione, arricchita notevolmente nell'orchestrazione, debuttò al “Théâtre Royale de la Monnaie” di Bruxelles (3 gennaio 1905), in cui, per l'occasione, fece "Cartello" insieme alla zarzuela “San Antonio de la Florida”, tradotta in francese con il nome Ermitage fleuri, da Albert Carrè, direttore dell'Opéra-comique di Parigi. Il successo ottenuto da entrambe le rappresentazioni fu enorme e la sua risonanza indusse il Maestro ad intraprendere un nuovo progetto teatrale, sottoforma di dramma lirico, dal titolo “La Morena”, che purtoppo lasciò incompleto.
Dopo una permanenza di tre anni a Nizza, nella primavera del 1906, il celebre compositore spagnolo si trasferì a Parigi, in un elegante appartamento al numero 55 de la Calle de Boulainvilliers. Nella Capitale francese, egli ritrovò la vocazione per la musica pianistica e riprese a lavorare su Iberia, un progetto accantonato dal tempo del debutto di “Pepita Jiménez”: si tratta di una “Suite” per pianoforte, costituita da 4 “Quaderni”, contenenti 3 "Pezzi" ciascuno, che complessivamente ha una durata di circa un'ora e venti minuti. Collocata tra le più brillanti composizioni pianistiche, questa “Suite” venne eseguita, a più riprese, dalla pianista parigina Blanche Selva. Essa suonò il primo “Quaderno” alla “Salle Pleyel” di Parigi (9 magg. 1906); Il “Secondo” a Saint-Jean de Luz, cittadina aquitana a ridosso dei Pirenei atlantici (nov.1907); il “Terzo” e il “Quarto” furono eseguiti a Parigi, rispettivamente al Palazzo della Principessa de Polignac (2 genn. 1908) e alla Société Nationale de Musique (9 febbr.1909). Dopo aver ascoltato l'esecuzione integrale di “Iberia”, Claude Debussy e Olivier Messiaen furono concordi nel definire questa “Suite” un capolavoro di matrice impressionista, soprattutto per la sua potenza evocante il folclore spagnolo.
Altri importanti riconoscimenti artistici giunsero ad Albéniz da varie Istituzioni francesi, tra le quali il Conservatorio di Nizza e quello di Parigi che, nel 1907, lo nominò "Membro" del suo Consiglio, un incarico rimasto prevalentemente onorario, poiché, nello stesso anno, iniziarono a manifestarsi i primi sintomi del morbo di Bright, che non lasciava alcuna speranza di guarigione.
Nonostante la malattia degenerasse implacabilmente, Albéniz ebbe la forza di comporre alcune liriche tra cui la Chanson de Barberine e 4 Mélodies, su Testo di F. B. Money-Coutts, in parte andate perdute (1908) poi, su consiglio medico, trascorse l'Estate a Bagnole de l'Orne, Centro termale della Bassa Normandia.
Rientrato a Parigi, egli vi rimase fino ad inizio aprile del 1909, mese in cui si trasferì, in compagnia della moglie e della figlia Laura, a Cambo-les-Bains, un villaggio dei Pirenei occidentali, dove morì la sera del 18 maggio, dopo un solo mese e mezzo di soggiorno.
Il giorno 20, la Salma fu trasportata a Barcellona; ad attenderla c'era una grande folla che partecipò ai funerali solenni ed accompagnò il feretro al “Cementiri del Sudoest” della città.
Erede del Pianismo trascendentale lisztiano, Isaac Albéniz scrisse le composizioni per questo strumento a propria misura, spesso infarcendole di difficoltà tecniche, al limite delle possibilità esecutive, ragion per cui molte sue realizzazioni non vengono incluse nei repertori concertistici, nonostante il loro indiscusso valore artistico.
La produzione pianistica di questo compositore può essere distinta in 3 filoni principali: Musica di derivazione romantica e tardo-romantica; quella ispirata ad uno spagnolismo, in cui si manifestano l'originalità e il temperamento di Albéniz; infine, quasi per contrasto, una Musica di manierismo “classico”, colma di semplicità e grazia, come è dimostrato in varie composizioni scritte nel Periodo parigino della “Schola Cantorum” e nelle 2 Miniature pianistiche, note con il titolo Yvonne en visite, raccolte nel Quaderno pour enfant, pubblicato nel 1909.
Compositore, come d'altronde fu riguardo alla musica per orchestra, nella quale emergono solitarie la Rapsodia cubana op. 66 (1887), il Concerto in la min. per pf. op. 78 (1887), la Rapsodia española per pf. op. 70 (1888) e la Suite sinfonica Catalonia (1899).
Albéniz fu, dunque, un concertista e, sostanzialmente, un compositore di musica per pianoforte; tuttavia questo ha il merito di essere stato il primo importante fautore del Nazionalismo musicale spagnolo, ereditato da Felipe Pedrell, e consegnato a compositori di nuove concezioni, come Enrique Granados, Joaquín Turina e, soprattutto, Manuel de Falla.