Leoš  Janáček
Leoš Janáček (Hukvaldy - Rep. Cèca 3 Lug. 1854 - Ostrava - ivi - 12 Ago. 1928)

Compositore, Pianista, Docente di Composizione ed Orchestrazione.
Janáček fu un compositore estremamente auto-critico ed un acuto osservatore degli accadimenti sociali del suo Paese. Queste sono le ragioni per le quali si dedicò con fervore e profitto al genere teatrale: attività che utilizzò per denunciare i vari problemi che affliggevano il mondo slavo in generale. Per il suo grande impegno in campo strumentale ebbe i più alti riconoscimenti governativi.


Considerato il più originale esponente della musica moderna ceca, Leós Janáček nacque il 3 luglio 1854 a Hukvaldy, piccolo villaggio agreste situato nel Nord-est moravo della Rep. ceca, a circa settanta chilometri dal confine polacco. Fin dall'infanzia, Leós venne educato alla musica dal padre Jiří, maestro di scuola, violinista dilettante e organista della parrocchia locale; in seguito, viste le spiccate attitudini del figlio per quest'arte, lo inviò nel Convento agostiniano di Starè Brno (1865), dove ebbe come insegnante il compositore Padre Pavel Křížkovský. La forte personalità di quest'ultimo incise molto sull'Indirizzo artistico del giovane. Durante i sette anni trascorsi a Brno, oltre ad una solida formazione musicale, questo religioso trasmise a Leós i valori della cultura slava. Tramite il religioso, Janáček studiò i saggi storici di Frantisek Palacky, le opere letterarie del “romantico” Karel Hynek Màcha e conobbe i lavori del poeta, scrittore e drammaturgo, suo contemporaneo, Jaroslav Vrchlicky (1853-1912), che fu anche editore e traduttore di opere in lingue romanze, contribuendo alla diffusione della letteratura neolatina in Boemia.

Diplomatosi in magistero nel 1872, due anni dopo Janáček si recò a Praga, dove fu allievo di Filip Blažek e di Frantisek Skuherský alla Scuola di Organo della Capitale. In questo periodo il ventenne Leós conobbe il compositore Antonín Dvořák e con lui collaborò alla Rivista “Ruch”, animata da un gruppo di intellettuali, promotori di una politica nazionalistica ed anti-austriaca. Trovatosi in gravi ristrettezze economiche, nel 1876 Janáček lasciò Praga e tornò a Brno dove, per qualche mese, assunse la direzione della Società corale “Svatopluk”; quindi passò a dirigere il prestigioso Coro della Filarmonica “Beseda brněnská”, incarico che gli garantì la cattedra di prof. di musica all'Istituto magistrale cittadino (1877).

Libero da problemi finanziari, Janáček dedicò i primi lavori musicali alla filarmonica locale e, soprattutto, poté approfondire i suoi studi di Fisioacustica e di Psicologia musicale, con il proposito di giustificare scientificamente alcune Intuizioni sulla possibilità di svincolare l'armonia dalle secolari leggi della tonalità. In una pagina del suo diario egli stesso precisa: “...per tre anni studiai a fondo i testi di Helmholtz, ricavandone la convinzione che, dal punto di vista fisio e psicoacustico, qualsiasi accordo può succedere ad un altro fuori dalle norme stabilite dalla concatenazione armonica, purché corrispondenti alle esigenze dell'espressione e della comunicativa, così come si sono storicamente e dunque fisiopsichicamente sviluppate nel pubblico, a cui la musica è destinata”. L'esteta e storico musicale Muller aggiunge: “Per Janáček, la storia della musica non è altro che l'evoluzione dell'adattamento del nostro orecchio alle dissonanze; egli ha sempre affermato che la musica di un'opera è funzione diretta del grado di dissonanza che la gente è in grado di accettare, grado che aumenta sempre più con lo scorrere dei tempi.” (“Leós Janáček par Daniel Muller”, Paris 1930, ediz. Rieder).

Nel 1879, Janáček si dimise dagli incarichi assunti a Brno per iscriversi al Conservatorio di Lipsia dove studiò contrappunto sotto la guida di Oscar Paul e tecnica organistica con Leo Grill; l'anno successivo si recò a Vienna per perfezionarsi con Jehrome Dachs (org.) e con il grande didatta, e teorico austriaco, Franz Krenn (Comp.).

Rientrato in patria, aggiornatissimo sui cambiamenti e sulle tendenze presenti nella musica europea occidentale, Janáček fondò la Scuola d'Organo di Brno che diresse e, nella quale, svolse attività didattica fino al 1919, anno in cui l'Istituto venne trasformato in Conservatorio statale.

Nel 1881 sposò Zdenka Schulzová, una sua allieva di pianoforte. Grazie alla tranquillità coniugale ed economica, Janáček intensificò gli studi su un' armonia innovatrice, fondata sulla teoria della melodia e del linguaggio, rivolta al patrimonio musicale del proprio Paese. Dal 1886, iniziò una stretta collaborazione con il filologo ceco František Bartoš, assieme al quale intraprese una capillare raccolta etno-fonica e una approfondita analisi strutturale sul canto popolare moravo.

Anche come compositore, Janáček non rimase inoperoso. Nel 1887, scrisse il suo primo lavoro teatrale, Sárka, opera di tre atti, in stile ancora romantico, che fu rappresentata solo nel 1925 (Brno, T. Nazionale 11 nov.), a causa delle perplessità del librettista Julius Zeyer, nel mandare in scena il dramma, originariamente pensato per Dvořák, che l'aveva rifiutato.

Deluso da questa esperienza, il musicista di Brno tornò ai suoi Studi, orientandoli all'indagine sulle inflessioni del linguaggio parlato, con particolare interesse per le forme dialettali. Nelle sue esplorazioni sul dialetto “lachi” (dei luoghi d'origine), Janáček annotò scrupolosamente i dialoghi degli operai, dei contadini, le esortazioni gridate dei venditori ambulanti. Da queste ricerche, egli trasse un'ulteriore conferma sulla necessità di una sintassi armonica derivata dall'espressività musico-fonetica del parlare comune.

Questi studi vennero convertiti in musica con la realizzazione delle Lašské Tance (Danze di Lachi: 6 Danze per orch., 1889-90) e la messa in scena del balletto in un atto Rákos Rákoczy (scene e danze morave e slovacche per soli, coro e orch., Praga, T. Nazionale 24 lug. 1891). Riguardo a quest'ultimo lavoro, il giudizio della critica riconobbe in Janáček un'autorità indiscussa, sia come ricercatore che arrangiatore di canti popolari, ma, quanto al comporre e sul piano teorico, fu ritenuto un innovatore troppo eccentrico.

Fedele alle sue convinzioni e liberatosi definitivamente dalle influenze che lo tenevano legato agli influssi romantici di Smetana e, soprattutto, di Dvořák, Leós Janáček proseguì il cammino intrapreso con l'arricchimento di elementi popolari moravi, assimilati in forma d'arte, come avvenne nella sua seconda opera teatrale in un atto, Počatek románu (L'inizio di un romanzo), su Libretto di Jarolslav Tichý, tratto da una novella di Gabriela Preissová, pseud. della poetessa e drammaturga serba Matylda Dumontová (Brno, T. Nazionale 10 febb. 1894). Questa tendenza si realizzò completamente nell'opera successiva in tre atti Jeji pastorkyňa (La sua figliastra), meglio conosciuta con il nome della protagonista Jenůfa. Il lavoro rappresentò un momento di particolare importanza per l'artista moravo, che ricavò il libretto dall'omonimo dramma della Preissová. L'elaborazione di un linguaggio del tutto originale permise a Janáček di rivolgersi agli idiomi della parlata popolare, individuando il loro Senso musicale ed espressivo nel ritmo, nei salti di voce e nelle cadenze delle frasi. Nonostante il trionfale esito della “Prima” (Brno, T. Nazionale 21 genn. 1904), la critica tradizionalista accusò l'opera di scarsa unità stilistica, di forzata novità, riuscendo a tenerla lontana dalle scene ceche fino al 1916. Due anni più tardi, il lavoro varcò i confini ed ottenne uno strepitoso successo a Vienna e, quindi in tutta Europa, avvenimento che consegnò Janáček alla storia, come Capo-scuola musicale del proprio Paese.

Nel 1894, il compositore organizzò una sezione speciale di musica morava alla mostra etnografica di Praga. Due anni più tardi, si recò in Russia e in Polonia, nel tentativo di attuare l'ambizioso progetto, desiderato da tempo, di unificare i canti tradizionali delle popolazioni slave in funzione di una nuova musica classica “senza frontiere”. L'iniziativa non ebbe l'esito sperato; tuttavia, Janáček, a contatto con le frange nazionaliste russe e polacche, ricevette lo spunto per scrivere importanti saggi sullo studio scientifico del canto popolare e per la realizzazione della Cantata lirica Amarus, per soli, coro e orch. (1897). Seguirono altre composizioni, quali la Cantata Otče náš (Padre nostro, 1901), la sopraccitata “Jenůfa”, l'altrettanto interessante lavoro teatrale in tre atti Osudu neujdeš (Non si sfugge al destino, 1904) (la cui prima esec. avvenne postuma, trasmessa dagli studi radiofonici di Brno il 18 sett. 1934) e la composiz. corale Kantor Halfar del 1906. In questo periodo, con il celebre Saggio “La raccolta dei canti nazionali cechi in Slesia e Moravia”, Janáček concluse la sua attività di ricercatore e si dedicò interamente alla composizione. Si susseguirono lavori di genere teatrale, sinfonico-cameristico e corale. Tra il 1908 e il 1917, scrisse i 4 atti che, nel loro insieme, costituiscono i due Dittici comico-satirici “Viaggi del Signor Brouček”: Výlet pana Broučka do měsice (Viaggio del Signor Brouček sulla luna) e Výlet pana Broučka do XV století (Viaggio del Signor Brouček nel XV secolo). I rispettivi libretti furono tratti dai due romanzi omonimi del poeta e scrittore ceco Svatopluk Čech, da un gruppo di librettisti tra cui Victor Dyk, Karel Masek e Frantisek Serafínsky Procháska, che, da solo, curò i testi del secondo dittico.

Rappresentate entrambe il 23 aprile 1920 (Praga, T. Nazionale), le due opere ricevettero gelide accoglienze di critica e pubblico, a causa della feroce satira mossa Janáček contro l'ipocrisia del “piccolo” ambiente borghese ceco, costituito da troppi “Signor Brouček”, privi di ideali, sempre pronti a compromessi ed incapaci di ribellarsi al dominio imperiale austroungarico.

In questo periodo, nacquero altri lavori di impegno ideologicamente polemico, ispirati all'Ideale patriottico, come la composizione corale Česká legie (La legione ceca), per coro masch., e la rapsodia per orch. Taras Bulba, entrambe del 1918.

Nell'ultimo decennio di vita, la produzione di Janáček fu intensissima e si pose all'attenzione del mondo intero. Tuttavia, egli rimase coerente con i suoi principi nazionalistici, anche quando si occupò di musiche d'avanguardia, come l'arditissima Sonata n.3 per vl. e pf. (1921).

Lacerato intimamente dagli eventi bellici del Primo conflitto mondiale, nell'immediato dopoguerra Janáček trovò nel genere operistico il viatico ideale per manifestare il suo impegno politico-sociale e per denunciare, in varie maniere, l'efferata natura del genere umano.

Nacquero così l'opera in tre atti e sei "quadri" Kát' a kabanová su libr. proprio, dal dramma “L'uragano” di Aleksandr Ostrovskij (Brno, T. Naz. 23 nov. 1921); l'opera in due atti e nove "quadri" Príhody Lisky Bystroussky (Le avventure della volpe astuta) su libr. proprio, da un racconto di Rudolf Tĕsnohlídek (Brno, T. Naz. 6 nov. 1924). Seguirono i lavori teatrali Vĕc Makropulos (L'affare Makropulos), in tre atti su libr. proprio, dalla commedia omonima di Karel Čapek (Brno, T. Naz. 18 dic. 1926), e Zmrtvého Domu (Da una casa di morti), opera in tre atti su libr. proprio, tratto da “Memorie di una casa di morti” di Fëdor M. Dostoevskij (Brno, T. Naz., rappr. postuma 12 apr. 1930). Mentre stava componendo quest'ultimo lavoro, Janáček confessò ad un amico:” Mi sembra di scendere, gradino per gradino, sempre più in basso, e di camminare nei bassifondi più miserabili degli esseri umani. E’ un cammino molto penoso.”

Se il Teatro fu lo strumento privilegiato per esprimere i suoi lapidari giudizi sulla società, altrettanto il maestro moravo fece con lavori di genere sinfonico corale. Occorre ricordare la tormentata, ed insieme, gioiosa Cantata Zápisník zmizelého (Diario di uno scomparso, 1917-19). I suoi sentimenti di condanna morale e di fiduciosa speranza redentiva si manifestarono nella Glagolská mše (Messa glagolitica - 1926), per soli, coro, org. e orch. A partire da quell'anno, Janáček vide aumentare in Patria e all'estero la stima per la sua arte, ormai facente parte del repertorio internazionale. Invitato a presentare alcune sue produzioni a Londra (1926), al maestro furono riservati grandi onori; rientrato in Patria, le autorità ceche lo elessero “musicista ufficiale” della repubblica, affidandogli l'incarico di scrivere vari lavori celebrativi. Il suo impegno artistico fu più volte premiato. Nel 1925 ricevette la laurea honoris causa dall' Università di Brno, due anni dopo, fu eletto Membro onorario della “Preussische Akademie der Künste” (Accademia d'Arte prussiana) di Berlino, e nominato Corrispondente della “School of Slavonic end East European Studies” (Scuola degli Studi slavi e dell'Est europeo) di Londra. Il susseguirsi di riconoscimenti ed incarichi non cambiò, tuttavia, le abitudini del compositore, il quale continuò a vivere in modo schivo e appartato. Nel nuovo clima politico indipendentista affermatosi in Cecoslovacchia, Janáček si accostò agli ambienti culturali più avanzati, ergendosi a paladino della musica d'avanguardia viennese, come quando sostenne il “Wozzeck” di Alban Berg, fortemente osteggiato a Praga (ott. 1926). Negli ultimi due anni di vita, Janáček si dedicò a vari lavori, a partire da quelli per orchestra: la Sinfonietta del 1926; il Concerto per violino e orch. Putováni dušičky (Pellegrinaggio dell'anima, 1927-28) e la Sinfonia Dunaj in 4 movimenti. Il maestro la lasciò incompleta quest'ultima, in quanto volle dedicare a Kamila Stösslova, la donna della quale si era perdutamente innamorato, il quartetto per archi n. 2, non a caso intitolato “Lettere intime” (Listý důvërné, 1928).

A metà luglio, Janáček si recò a Hukvaldy, il suo paese natale, per una breve vacanza, quindi proseguì per Ostrava, dove avrebbe dovuto accordarsi per la rappresentazione di alcuni lavori; colto da un improvviso attacco di polmonite, il maestro morì nell'ospedale di quella città la sera del 12 agosto 1928.

La Salma fu trasportata a Brno e, il giorno 15, furono celebrati in duomo i Funerali solenni. Per volontà del maestro, durante la cerimonia venne eseguita la musica della scena del Guardiacaccia, che conclude l'opera “Le avventure della volpe astuta”. Oggi le spoglie del maestro riposano nel “Centrálni Hřbitova” (Cimitero Centrale) di Brno.

L'aforisma enunciato dallo storico e musicologo Jean Claude Berton, “La Musique est le langage plus naturel de la liberté” (La Musica è il linguaggio più naturale della libertà) aderisce perfettamente al profilo umano ed artistico di Leós Janáček. Egli non ebbe una vita facile. Nacque in una famiglia di umili condizioni sociali; conobbe il rigore della vita collegiale; crebbe, visse e combatté a difesa delle sue convinzioni artistiche e sociali, in una nazione travagliata, divisa tra una borghesia conservatrice, condiscendente al dominio straniero, e l'ala progressista, indipendentista, costantemente in lotta per salvaguardare la propria lingua, cultura e libertà. Janáček fu un tenace sostenitore della seconda fazione fin dagli anni giovanili. In seguito, la sua personalità artistica prese forma con l'adesione al movimento culturale, patriottico e democratico di Thomas G. Masaryk. Le idee antiborghesi e populiste di questo letterato e leader politico esercitarono una forte influenza su Janáček e lo aiutarono a svincolarsi dalla tradizione musicale del Romanticismo ottocentesco; in questa prospettiva, va intesa la sua costante attività etnofonica, compiuta tra la fine dell'800 e il primo decennio del secolo successivo.

I critici e gli storici sono generalmente concordi a dividere la carriera artistica di questo compositore in 4 periodi. Il Primo, che va dagli inizi degli anni '70 al 1887, è incentrato sull'acquisizione di uno stile nazionale classico romantico (sulle tracce di Dvořák più che di Smetana) e sullo studio di una nuova armonia svincolata dalle rigide regole tonali. Il Secondo periodo (1888-1906) fu quello dedicato alle ricerche folcloriche, che sostanziarono la sua musica non tanto nell'invenzione tematica (Janáček cercò sempre di utilizzare e sviluppare temi melodici originali) quanto nelle cadenze ritmiche dei canti, delle danze e degli idiomi dialettali moravi. Il Terzo periodo, che va, grosso modo, dal 1906 al 1918, rappresenta la maturità artistica e la nascita del nuovo stile janačekiano, attraverso il quale vennero alla luce le composizioni di carattere politico-sociale. La prima di queste fu la Sonata 1° Ottobre 1905 per pf., dedicata a un operaio ucciso durante una dimostrazione, avvenuta in tale data a Praga.

Il Quarto ed ultimo periodo, che caratterizza il decennio conclusivo della vita di Janáček, è forse il più proficuo e certamente il più complesso per il prevalere di una visione del mondo umanamente pessimista. Tale visione negativa non derivò tanto da una concezione individualistica della vita, quanto dalla prevaricazione della legge sulla giustizia, un'inammissibile interferenza, della quale Janáček si sentì investito in prima persona.

Ad una carriera artistica estremamente tribolata, in cui il successo arrivò tardivamente, si affiancò una vita privata non certo migliore: un matrimonio quasi subito fallito, tuttavia mai interrotto; la morte di due figli nel pieno della giovinezza. Tutto ciò indusse il compositore a cercare altrove legami sentimentali, che si rivelarono comunque disastrosi. La relazione con la prima interprete di “Jenůfa”, il soprano Gabriela Orbatova, spinse Zdenka, la moglie di Janáček, ad un tentato suicidio, che fece molto scalpore con la notizia pubblicata sui giornali.

Nel 1917 avvenne l'incontro fatale tra il maestro e l'allieva Kamila Stösslova, di trentotto anni più giovane di lui. Nonostante il grande divario anagrafico, la giovane donna restò accanto al compositore fino alla sua morte e, in parecchie occasioni, fu lei la Musa ispiratrice di parecchie opere.

La produzione janačekiana è davvero notevole, soprattutto se si tiene conto della sua lunga ed intensa attività di studioso teorico e di ricercatore: 15 opere, 6 delle quali mai andate in scena; i già citati 2 balletti; 10 composiz. orchestrali; una ventina di composiz. religiose, delle quali 4 sono Messe; varie composiz. cameristiche, tra cui 3 sonate per vl. e pf.; 2 quartetti per archi; 1 concertino per piccolo “Ensemble”; 2 pezzi da concerto Romance n.4 e Dumka, entrambi per vl. e pf. A questo strumento Janáček dedicò una dozzina di lavori, tra cui un'antologia di danze naz. morave (per uno e due pf.) e un'altra intitolata “Canti popolari moravi per pianoforte”. Riguardo alla musica corale esistono una cinquantina di lavori, in predominanza per coro masch. e, solo in minima parte, per coro misto o femm. A tutto ciò seguono alcune serie di canti popolari, accomp. dal pf., e 7 composiz. vocali di vario genere, tra cui il Canto di primavera, (1897); Vangelo eterno, per soli, coro e orch. (1914) e il citato “Diario di uno scomparso”, per v. contr. v. ten. 3 v. femm. e pf. (1917-19).