Ruggero Leoncavallo
Ruggero Leoncavallo (Napoli 23 Apr. 1857 - Montecatini Terme 9 Ago. 1919)

Compositore, Pianista e Librettista teatrale.
Benchè in possesso di grandi capacità musicali, Leoncavallo Indirizzò tutti gli sforzi al genere operistico che trattò con animo verista.
Tranne alcuni lavori pianistici, liriche romanzate, 2 poemi sinfonici e una Messa da Requiem (incompiuta) è al Teatro che occorre rivolgersi, per comprendere appieno le potenzialità espressive di questo maestro napoletano.


(Ruggiero)

Nato a Napoli il 23 aprile 1857, Ruggero era figlio del Cav. Vincenzo Leoncavallo, Magistrato e Giudice a Sala Consilina (prov. di Salerno), e di Virginia, figlia del pittore Raffaele D'Auria, libero Docente al Reale Istituto di Belle Arti di Napoli.

La famiglia Leoncavallo aveva ascendenze nobiliari ed era stata proprietaria di latifondi a Pomarico presso Matera: condizioni queste, che permisero al piccolo Ruggero di vivere, fin dall'infanzia, nell'agiatezza e in un ambiente di alto livello culturale. I continui spostamenti della famiglia, per via della professione del padre, portarono il bambino a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, dove pare abbia assistito ad un omicidio perpetrato nella piazza del paese, un tragico evento che avrebbe avuto molta influenza sul trentacinquenne compositore quando, nel 1892, stese la partitura e il libretto di Pagliacci, la sua opera di maggiore rilievo.

Dopo aver studiato privatamente pianoforte, nel 1866 Ruggero si iscrisse al Conservatorio di S. Pietro a Maiella di Napoli, città nella quale fu ospite dello zio avv. Nicola Leoncavallo; qui studiò composizione con Lauro Rossi e Paolo Serrao, armonia con Michele Ruta e pf. con Beniamino Cesi, raggiungendo il diploma nel 1874. Tre anni più tardi, oramai ventenne, il giovane musicista frequentò i Corsi umanistici di Giosuè Carducci all'Università di Bologna, entrando in contatto con gli ambienti culturali e musicali d'avanguardia del Capoluogo emiliano, dove, avendo già scritto l'opera Chatterton (1876), si mise in luce come promettente compositore.

Consigliato dallo zio Giuseppe, direttore dell'Ufficio stampa del Ministero degli Esteri, Leoncavallo si recò in Egitto, alla Corte di Khedive Tewkif Pascia', in qualità di direttore d'orchestra del T. del Cairo, ma, allo scoppio della guerra anglo-egiziana (1882), fu costretto a riparare in Francia, stabilendosi per un breve periodo a Marsiglia e, successivamente, a Parigi. Nella Capitale francese, Leoncavallo diede lezioni private di pianoforte, suonò in vari Caffè-concerto, conobbe il baritono Victor Maurel e, tramite quest'ultimo, ottenne dall’Editore Ricordi la commissione dell'Opera I Medici, che avrebbe dovuto far parte, con due altri due lavori, “Savonarola” e “Cesare Borgia” (mai compiuti), di una Trilogia dal titolo “Crepusculum”, ambientata nel periodo rinascimentale italiano: una sorta di reazione artistica al “Der Ring des Nibelungen” di Wagner.

Purtroppo, a causa dell'indole dispersiva di Leoncavallo, il lavoro si arenò e la mancata realizzazione di tale progetto gli procurò una vertenza giudiziaria con la Casa editrice Ricordi, che costrinse il compositore a tornare in Italia. Per qualche tempo egli lavorò come librettista a Milano, cercando di collaborare anche con Giacomo Puccini, nel frattempo occupato a scrivere le musiche di “Manon”. Pochi mesi dopo, sull'onda del trionfale successo ottenuto da Mascagni con l'opera “Cavalleria rusticana”, Leoncavallo, che si trovava a Vacallo in Svizzera, si dedicò alacremente alla composizione dell'opera Pagliacci, su libretto proprio, andata in scena il 21 magg.1892 al Teatro milanese Dal Verme sotto la direzione di Arturo Toscanini.

Considerata un capolavoro del filone “verista”, quest'opera drammatica ottenne, fin dall'inizio, un clamoroso successo, tant'è che oggi, come in passato, fa parte delle stagioni operistiche di tutto il mondo. Ciò si deve anche all'invenzione del grammofono: la celebre aria “Vesti la giubba” infatti, grazie alla mirabile interpretazione del grande tenore Enrico Caruso, fu la prima realizzazione discografica a raggiungere un milione di copie vendute.

Nell'autunno del 1892, Leoncavallo fece la conoscenza di Giacomo Puccini; da quell'incontro, emerse che entrambi avevano avuto l'idea di realizzare un'opera basata sullo stesso soggetto, tratto dal celebre romanzo “Scènes de la vie de bohème”di Henry Murger. Il fatto sfociò in un'accesa diatriba, trasformatasi nel tempo in una vera e propria inimicizia, anche perché i due compositori decisero di scrivere, nonostante tutto, due opere con lo stesso titolo “La Bohème”.

Quella “pucciniana”, il cui debutto avvenne al T. Regio di Torino (1 febb. 1896), ebbe un immediato successo che, ancora oggi, continua imperituro, mentre La Bohème di Leoncavallo, pur essendo una delle sue opere migliori, dopo un timido avvio veneziano (T. La Fenice 6 magg. 1897), non venne quasi mai rappresentata, nonostante i rifacimenti di una successiva versione (1913) dal titolo Mimì Pinson.

Rotti definitivamente i rapporti con “Casa” Ricordi, nel 1893 Leoncavallo, che già collaborava con l'editore Edoardo Sonzogno, diede alle scene I Medici, accolta al T. Dal Verme senza particolare entusiasmo (Milano, 10 nov.); anche l'opera successiva, Chatterton, scritta negli anni giovanili e accantonata per circa vent'anni, non ebbe migliore fortuna quando venne rappresentata al T. Drammatico Nazionale di Roma il 10 mar. 1896.

Leoncavallo ebbe una concreta occasione di potersi affermare con la commedia lirica in quattro atti Zazà, su libretto proprio, andata in scena a Milano (T. Lirico, 10 nov. 1900); quest'opera dovette principalmente il suo duraturo successo internazionale ai soprano Emma Carelli e Gemma Bellincioni, che, con le loro mirabili e personali interpretazioni, portarono questo lavoro sulle scene teatrali di tutto il mondo.

I frequenti contrasti con impresari ed editori convinsero Leoncavallo a espatriare in Germania, dove l'opera verista italiana iniziava ad ottenere un consenso generale. L'occasione propizia si presentò nell'autunno del 1902, quando l'Imperatore di Germania, Guglielmo II, in visita a Napoli, assistette al T. San Carlo ad una rappresentazione de “I Medici”, recita che lo impressionò a tal punto da commissionare al maestro italiano un'opera dedicata alla famiglia imperiale degli Hohenzollern. Per questa iniziativa, Guglielmo II scelse il Soggetto dal romanzo “Der Roland von Berlin” di Willibald Alexis ed incaricò il librettista Emile Taubert di drammatizzarlo.

Venutolo a sapere, Leoncavallo rifiutò il progetto e preferì scrivere un libretto proprio, tradotto poi in tedesco da Georg Dröscher, che si occupò anche della messa in scena per la “Prima” berlinese (Königliches Opernhaus, 13 dic. 1904).

Per il compositore partenopeo, iniziò un periodo di grandi soddisfazioni artistiche. In Germania fu insignito delle massime onorificenze; a partire dal 1908, egli si dedicò anche all'operetta, senza, tuttavia, ottenere il successo sperato, nonostante la realizzazione di otto lavori in questo genere di intrattenimento.

Qualche anno prima (1903), Leoncavallo si era fatto costruire dall'architetto Ferdinando Bernasconi una splendida villa a Brissago, sulla sponda svizzera del lago Maggiore, nei pressi di Locarno, manifestando, così, l'intenzione di stabilirsi definitivamente in quei luoghi con la moglie Berthe Rambaud. A “Villa Myriam”, punto di ritrovo di prestigiosi nomi del panorama musicale italiano, Leoncavallo visse fino al 1916, anno in cui, trovatosi in ristrettezze economiche, dovette vendere la proprietà, che fu poi demolita nel 1978.

Insignito della cittadinanza onoraria di Brissago (dic.1904), nella quiete di questo ridente borgo lacustre, il maestro napoletano scrisse parecchie composizioni teatrali, tra le quali Majà, opera su libretto del poeta locarnese Angelo Nessi, e l'Operetta Malbruk, entrambe messe in scena con discreto successo a Roma nel 1910.

Nell'agosto del 1912, Leoncavallo radunò a Montecatini il cast che avrebbe dovuto far debuttare Zingari al Teatro Hippodrome di Londra (18 sett.1912). Quest'opera, su libretto del commediografo siciliano Enrico Cavacchioli, tratto dal romanzo omonimo di Aleksandr Sergeevič Puskin, fu accompagnata, per il pubblico inglese, dalle due operette La reginetta delle rose e Are you there, così come da alcune composizioni, tra cui la famosa ed intramontabile romanza Mattinata.

Durante il periodo della Prima Guerra mondiale, i coniugi Leoncavallo si stabilirono in Toscana, dove il compositore ritornò al genere operistico con Mameli, opera patriottica scritta per sottolineare la sua conversione all'“Interventismo”, ulteriormente avvalorata dalla restituzione delle onorificenze ricevute a suo tempo dall'Imperatore tedesco Guglielmo II.

Prima della morte, avvenuta a Montecatini il 9 agosto 1919, Leoncavallo stava lavorando al libretto “Tormenta”, che avrebbe dovuto inserirsi in un'opera desunta da un episodio di cronaca nera avvenuto in Sardegna.

Agli imponenti Funerali parteciparono numerose personalità del mondo musicale italiano; tra loro Giacomo Puccini, Pietro Mascagni, il baritono Titta Ruffo e il librettista Giovacchino Forzano. Dopo le Esequie, la Salma fu sepolta a Firenze nel Cimitero delle Porte Sante e, solo nel 1989, le Spoglie furono traslate a Brissago (Suisse), accanto alla Chiesa di Madonna del Ponte, per espressa volontà degli eredi Leoncavallo-Grand.

Un anno dopo il decesso del compositore, venne rappresentato il suo ultimo lavoro "Edipo re" all'Opera Theatre di Chicago, mentre la “prima” europea, in forma scenica, avvenne a Siena nel 1958 a cura dell'Accademia Musicale Chigiana.

Attorno alla figura di Ruggero Leoncavallo, aleggia l'opinione comune che egli sia stato un compositore “sfortunato”, sovrastato da maestri a lui contemporanei, quali Giacomo Puccini, Pietro Mascagni e Umberto Giordano: in pratica gli esponenti più significativi di quella “Giovane Scuola” del Verismo musicale, nella quale Leoncavallo seppe inserirsi a pieno titolo con l'opera “Pagliacci”. In realtà, l'ardente desiderio di emergere non ebbe una sufficiente corrispondenza con il carattere, con la determinazione necessaria al compimento di tale aspirazione, soprattutto durante la sua infatuazione per Richard Wagner, che lo portò a pensare di realizzare una Trilogia (Crepusculum), che ricalcasse il “Ring” del grande compositore tedesco.

La successiva vita errante e dispersiva di Leoncavallo, infatti, lo portò a seguire la sua indole di artista bohémien, dedicandosi alle attività musicali più disparate, quando invece occorreva applicarsi con ferrea volontà negli impegni assunti con Editori ed Impresari.

Anche la sua adesione al Verismo è coerente e contraddittoria al medesimo tempo.

Questa corrente culturale proveniente dal Naturalismo francese, e affermatasi in Italia nella letteratura con Giovanni Verga, dal punto di vista teatrale, oltre ad offrire uno “spaccato” di vita, tende alla “verosimiglianza” dei fatti esposti, cercando di avvicinarsi alla realtà oggettiva. Da questi presupposti a Leoncavallo nacque l'idea di comporre i “Pagliacci” su un fatto realmente accaduto durante la sua infanzia a Uffugo Montalto. Questo, oltre a far rivivere il "vecchio trucco" del “Teatro nel teatro”, affiancò, al successo ottenuto, una comprensibile quanto deleteria reazione da parte dei critici “puristi” di questo genere teatrale. Il grande musicologo e critico Eduard Hanslick intravide nei “Pagliacci” una totale mancanza di gusto e, alle sue parole, fece eco il giudizio inorridito di Camille Bellaigue, che definì quest'opera un inammissibile “fattaccio di cronaca nera”.

Solo in tempi recenti la critica, grazie anche al parere autorevole del pedagogo e direttore d'orchestra polacco René Leibowitz, si è invece orientata verso una rivalutazione totale di quest'opera, definendola possente e di rara intensità espressiva.

La produzione musicale di Leoncavallo verte, soprattutto, sul genere operistico e sull'operetta (18 Lavori); tuttavia non mancano "Pezzi per pianoforte", liriche e romanze, fra cui Album Stecchetti; Ruit hora (dalle Odi barbare di G. Carducci); la già citata romanza Mattinata, scritta per il grande Enrico Caruso (1903). Seguono poi i 2 Poemi sinfonici La nuit de mai (Parigi 1886) e Seraphitius Seraphita (Milano 1894); la Messa da requiem (incompiuta), completata nel 2009 dal compositore József Ács, in occasione della “Prima” mondiale al Festival Leoncavallo di Brissago.