Compositore, Pianista e Direttore d'Orchestra.
Sempre alternato tra la carriera di compositore e quella di cirettore d'orchestra, Malher conobbe l'ammirazione di tutto il panorama musicale europeo e la celebrità di osannato direttore d'orchestra.
Secondo di dodici figli, Gustav Mahler nacque a Kaliště, oggi cittadina appartenente al distretto di Praha-Východ (Rep. Ceca) che sotto l'Impero Austro-ungarico altro non era che un piccolo villaggio di trecento abitanti in territorio boemo al confine con la Moravia.
Riguardo alla data di nascita di Gustav vi sono tutt'ora delle incertezze: i genitori sostennero sempre che il piccolo nacque il I° luglio; tuttavia, essendo andato perduto il certificato anagrafico ufficiale, per i biografi fa fede la data 7 luglio 1860 riportata sui documenti scolastici.
Il padre, Bernhard Mahler, originario del posto, quando Gustav venne al mondo gestiva una taverna con annessa una distilleria artigianale, mentre la madre, Marie Hermann, proveniva da una famiglia benestante, proprietaria di un grosso saponificio a Ledeč nad Sázavou, fiorente cittadina a mezza strada tra Praga e Brno.
Qualche mese dopo la nascita del loro secondogenito, i Mahler si trasferirono nella vicina Jihlava, importante Centro minerario e sede di una Guarnigione militare. Lì la famiglia non ebbe vita facile in quanto di origine ebrea; il Regime politico asburgico, infatti, preferiva sostenere le minoranze germaniche a discapito di quelle slave ed israelite, alle quali era spesso vietato entrare in territorio austriaco.
Bernhard Mahler era un uomo irascibile e violento. Nato da genitori molto poveri, in gioventù, per mantenersi, si adattò ai più umili lavori; tuttavia, una volta sposato, è molto improbabile che facesse vivere la famiglia nelle gravi ristrettezze economiche che solitamente vengono descritte. A Jihlava, infatti, egli era gestore di uno spaccio di liquori nel centro della città, ed essendo un meticoloso autodidatta, appassionato di letteratura, è appurato che curò scrupolosamente l'educazione dei figli, cercando di assecondare le loro inclinazioni.
Se non ci sono prove riguardanti le carenze economiche, ve ne sono inconfutabili sul piano affettivo e psicologico. L'infanzia di Gustav si svolse tra innumerevoli disgustose scenate dei genitori, tanto che soffrì per tutta la vita di una preoccupante nevrosi. Per alcuni figli le cose andarono anche peggio. Suo fratello Alois, di sette anni più giovane, o le morti di altri fratelli. Pur essendo il secondogenito, Gustav è da considerarsi il primo, in quanto Isidor, nato dilapidò le sue sostanze al gioco e fuggì in America coperto di debiti, mentre Otto, nato nel 1873, dopo aver fatto ben sperare per le sue attitudini musicali, si suicidò all'età di 23 anni. Come se ciò non bastasse, si aggiunse nel 1858, morì in tenerissima età. Alla morte di quest'ultimo seguì quella di Friedrich (1871), di Alfred (1873) e, l'anno successivo toccò a Ernst, al quale Gustav era particolarmente legato. In questo senso va intesa la miserevole condizione giovanile di Mahler, vissuta in una famiglia nella quale, ai turbolenti rapporti tra un padre epilettoide e una madre succube e rassegnata, si aggiunsero tormentate gravidanze e dolorose cerimonie funebri.
A Jihlava, Gustav si dimostrò uno scolaro svogliato, senza un particolare interesse, se non quello di appartarsi nella soffitta della grande casa soprastante all'osteria e strimpellare un vecchio pianoforte, cercando di riprodurre i canti dei soldati, dei vecchi minatori e le marce provenienti dalle caserme.
Il ragazzo cercò anche di studiare musica, da autodidatta, su vecchi libri presi a prestito; poi, all'età di otto anni, qualche Lezione gli venne impartita da un certo “herr” Brosch, ma senza particolari risultati. Brosch lo definì petulante, caparbio, smanioso di voler andare a fondo degli argomenti, mai soddisfatto delle risposte ottenute... ergo un allievo difficile. Le cose non cambiarono neppure al Ginnasio e al Liceo. Dai registri dell'Istituto che frequentò a Jihlava, si può appurare che Gustav fu uno studente propenso a distrarsi durante le lezioni; solo in musica gli venne riconosciuto un particolare e spiccato interesse.
Messo di fronte a queste valutazioni contrastanti, nel 1875 Bernhard, sì padre collerico, ma intelligente e di aperte vedute, condusse il figlio a Vienna e lo presentò a Julius Epstein, professore di pf. al Conservatorio degli Amici della Musica. Qui Gustav superò brillantemente l'Audizione preliminare e l'illustre didatta consigliò al genitore di lasciarlo nella Capitale a studiare con lui.
Per tre anni il giovane fu allievo di Epstein (profondo conoscitore di Schubert), di Robert Fuchs riguardo all'armonia, disciplina che affiancò a contrappunto e composizione sotto la guida di Franz Crenn e di Joseph Hellmesberger, compositore, violinista, e Direttore del Conservatorio.
Diplomatosi a pieni voti nella sessione estiva del 1878 (11 luglio), al Saggio di fine anno Gustav eseguì lo “Scherzo” del Quartetto per pf. e archi, da lui composto un anno e mezzo prima, quindi rientrò a Jilava per sostenere l'Esame di maturità classica.
Presentatosi come privatista, l'esito non fu dei migliori, tuttavia, la commissione, tenuto conto che si trattava di un candidato studente di musica a Vienna, decise di rimandarlo alla sessione autunnale affinché potesse riparare le proprie carenze in greco, latino e matematica.
Mahler trascorse il Triennio viennese in condizioni economiche assai precarie, nonostante il Conservatorio l'avesse esonerato dalle tasse per meriti acquisiti e nonostante il regolare contributo della famiglia. La vita da bohémien, se non altro, permise al giovane di elevarsi intellettualmente. Entrato in una cerchia di amici sensibili e colti, ammiratori del progressista Anton Bruckner ed ostili al pervicace conformismo brahmsiano, Mahler strinse amicizia con Hugo Wolf, anch'esso allievo di Krenn e di Fuchs. Per qualche tempo i due convissero in una stanza insieme al comune amico Rudolf Krzyzanowski (che divenne uno stimato direttore d'orchestra) creando, in questo modo, un breve ma intenso sodalizio artistico. La rottura di quest'ultimo è da imputare a Wolf, il quale, già visibilmente affetto da disturbi psichici, per futili motivi, mai appurati, si accanì contro Hellmesberger, il direttore del Conservatorio. Nella disputa venne coinvolto anche Gustav il quale, però, assunse la difesa del maestro; ne conseguì l'espulsione di Wolf dall'Istituto e la fine dell'amicizia tra i due giovani.
Un altro studente che influì, sia pur indirettamente, sull'orientamento artistico di Mahler fu Hans Rott, che Bruckner aveva raccomandato al direttore del Coro dell'Abbazia di Sankt Florian, nei pressi di Linz, in quanto era rimasto vacante il posto di Organista dopo la morte del titolare Josef Seiberl.
Nel 1877, Rott sottopose alcuni suoi lavori al giudizio di Brahms il quale, sapendolo un allievo di Bruckner, gli negò qualsiasi talento; questa palese discriminazione fu sufficiente a Mahler per fargli prendere le distanze dal pensiero del grande compositore amburghese ed avvicinarsi alle idee progressiste di Bruckner. Di quest'ultimo, nel 1879 Gustav iniziò a frequentare, sia pur occasionalmente, i Seminari tenuti all'Università di Vienna e, tramite questo illustre docente, sul piano professionale qualche cosa iniziò a muoversi. Per rendersi finanziariamente autonomo dalla famiglia, Mahler diede lezioni private di pf. non solo nella Capitale austriaca, ma anche in provincia, in Moravia e in Ungheria.
Nell'estate del 1880, su raccomandazione di Epstein, si recò a Bad Hall, località termale dell'Alta Austria dove diresse una serie di Operette nel Teatro locale. Tornato a Vienna in autunno, Mahler si cimentò nella stesura di un’Opera “Die Argonauten” (Gli Argonauti) su libretto proprio, ricavato da un racconto del poeta, scrittore e drammaturgo austriaco Franz Grillparzer. Il lavoro rimase incompiuto e venne distrutto, come accadde, due anni prima, al suo primo tentativo teatrale “Herzog Ernst von Schwaben”, su libretto di Joseph Steiner, tratto dal Poema omonimo del letterato tedesco Ludwig Uhland. Tra i vari lavori mahleriani di questo periodo si inserisce anche la stesura della Cantata o Fiaba musicale in 3 parti per orch. Das Klagende lied (La Canzone del compianto), della quale esistono due versioni (1880-1901), con testi propri, tratti da fiabe di Ludwig Bechstein e dei Fratelli Grimm. Presentato a Vienna nel 1881 al concorso “Premio Beethoven”, patrocinato dalla “Società della Musica”, l'opera venne stroncata da una commissione presieduta da Johannes Brahms e dall'illustre musicologo e critico ceco Eduard Hanslick. Un esito pressoché scontato per tutti quelli che osavano opporsi all'egemonia conservatrice instaurata da questi due altisonanti personaggi del panorama musicale tardo-romantico.
Colpito nel profondo dall'insuccesso subito, Mahler decise di accettare la proposta di recarsi a Lubiana per dirigere l'orchestra del Teatro Reale durante la stagione 1881-82. Nella città slovena egli dovette faticare non poco. L'organico e l'organizzazione versavano in pessime condizioni e il giovane maestro si trovò ad affrontare una serie infinita di problemi pratici. Tuttavia, fu in quel frangente che apparvero i primi successi della sua futura folgorante carriera di direttore d'orchestra.
Tornato a Vienna nell'estate del 1882, e rimessosi i panni del compositore, Gustav scrisse due sinfonie: la “Nordica” e una in La min., andate entrambe perdute o forse distrutte. A queste si aggiunse il Primo quaderno dei Lieder und Gesänge aus der Jugendzeit (Canzoni e canti della gioventù), e l'Opera su libretto proprio “Ruebezahl” (Trampolino), anch'essa perduta.
In ottobre, è invece l'attività direttoriale ad impegnare il giovane maestro. Trasferitosi in Moravia, a Olomouc, un'altra situazione disastrosa lo tenne occupato a rimettere in sesto l'organico orchestrale e ad istruire i cantanti sui vari ruoli da interpretare. L'estenuante lavoro ebbe però i suoi frutti. Il grande successo, ottenuto con la rappresentazione della “Carmen” di Bizet, attirò l'attenzione di Wilhelm Treiber, Theatrekapellmeister di Kassell, che gli offrì il posto di Secondo Direttore d'orchestra. Nella città tedesca, capoluogo del distretto dell'Assia, Mahler si sarebbe dovuto presentare in giugno per la stagione estiva del 1883; giunse invece in agosto, dopo aver diretto il Coro del Carltheatre di Vienna che aveva in programma una Stagione dell'Opera italiana. Nello stesso mese, al Festspiehaus di Bayreuth, gli capitò di assistere al “Parsifal” di Wagner: iniziò così quella passione wagneriana che rimarrà costante nella sua intera attività direttoriale.
Rimasto un anno e mezzo a Kassell, grazie ad un'ottima orchestra e ad una efficiente organizzazione, Gustav ebbe la possibilità di estendere la sua fama di direttore oltre i confini austriaci. Nella città assiana egli ritrovò anche la "Vena" compositiva; qui, infatti, nell'appartamento che dava sul fiume Fulda, nacquero gli abbozzi della Prima Sinfonia in re magg., le Musiche di scena per una versione teatrale del “ Der trompeter von Säckingen” (Il trombettiere di Säckingen) dello scrittore e poeta tedesco Joseph Viktor von Scheffel, nonché i Lieder eines fahrenden Gesellen (Canzoni di un viandante), dedicati al sentimento amoroso provato per il soprano Johanna Richter. Questo importante lavoro, iniziato nel dicembre 1883, fu completato due anni più tardi, il I° gennaio 1885.
Dopo il vano tentativo di sostituire Hans von Bülow, allora direttore d'orchestra a Meiningen, Mahler partecipò al Festival musicale di Münden, quindi fu di nuovo a Kassell, dove le memorabili direzioni della “Nona” di Beethoven e dell'Oratorio “Paulus” di Mendelssohn (29 giu.- I° lug. 1885), gli valsero due offerte: una dal Teatro di Lipsia e l'altra dal Deutsches Landestheatre (Teatro nazionale tedesco) di Praga. Mahler scelse Praga, ma solo dopo aver sostenuto un mese di prova a Lipsia, per assicurarsi il posto di maestro sostituto nella stagione 1886-87. Il soggiorno nella capitale boema fu un anno di grandi soddisfazioni. L'anziano direttore Ludwig Slansky, dopo trent'anni di onorata carriera, fu ben felice di avere al suo fianco un giovane e dinamico maestro, la cui fama nei paesi di lingua tedesca era in continua ascesa. Coadiuvato dall'amico regista teatrale Angelo Neumann, Mahler ampliò il proprio repertorio, tanto da portare in scena; da “Les deux journée” di Luigi Cherubini a “Ifigenia in Aulide” di Christoph Willibald Gluck, dal “Der Freischütz” di von Webern ai lavori di Marschner e al “Fidelio”: l'unico lavoro teatrale di Beethoven. Ma fu soprattutto su consiglio di Neumann (già reduce da una trionfale tournée wagneriana europea, 1882-83), che il rampante direttore si convinse a dirigere la musica di Wagner. Le esecuzioni di “Lohengrin”, del “Das Rheingold” e di “Rienzi”, ottennero strepitosi successi, appena offuscati dalla memorabile direzione della “Nona” beethoveniana, eseguita nella serata di congedo dal pubblico praghese (14 giu.1886).
Ad inizio autunno del 1886, secondo i vincoli contrattuali, Mahler assunse la carica di maestro sostituto allo Stadttheatre di Lipsia, allora sotto la guida artistica di Michael Stägemann, mentre il posto di Primo direttore era occupato dall'ungherese Artur Nikisch.
Nella città sassone, Mahler ebbe l'opportunità di conoscere Hauptmann von Weber (nipote di Carl Maria) con la cui moglie Marion ebbe un’intensa relazione amorosa che lo aiutò a ritrovare gli spunti di una rinnovata vena creativa (1887). Oltre ad alcune elaborazioni di lavori di Carl Maria, tra cui il rifacimento dell'Opera comica “Die drei Pintos”, in questo periodo Gustav continuò la stesura della sua “Prima Sinfonia” ed intraprese gli abbozzi della “Seconda”: un lavoro estenuante se si tiene conto che, essendosi nel frattempo gravemente ammalato Nikisch, tutto il peso del programma in “Cartello”, comprendente un ciclo di opere mozartiane e l'intera Tetralogia wagneriana, cadde sul maestro sostituto.
In quel periodo un incontro importante per Mahler fu quello con Richard Strauss, giunto a Lipsia per presentare la sua “Sinfonia in fa min”. Il celebre compositore bavarese sulle prime elogiò le abilità direttoriali del giovane maestro e si congratulò vivamente per i rifacimenti della partitura di “Die drei Pintos” al punto da scrivere un'entusiastica lettera all'amico e collega Hans von Bülow. Quest'ultimo, tuttavia, smorzò le esuberanze del collega in quanto Nikisch era una sua creatura artistica e non desiderava che ne venisse compromessa la carriera. La macchina organizzatrice, però, era oramai in moto, “Die drei Pintos” fu messa in scena a Lipsia il 20 gennaio 1888, e il grande successo ottenuto si ripeté in primavera-estate ad Amburgo e a Dresda, quindi, l'anno successivo anche a Vienna, meta ambiziosa ed irrinunciabile, per chiunque volesse emergere a livello internazionale.
Lasciata Lipsia nel maggio 1888, Mahler rimase inattivo per qualche mese a causa di un forte esaurimento nervoso dovuto ad incomprensioni con il direttivo del “Teatro”, e per via di un intervento chirurgico all'addome. Nonostante avesse ricevuto proposte da vari teatri europei ed americani, appena si sentì pronto a riprendere l'attività direttoriale egli optò per il Teatro Reale dell'Opera di Budapest. La scelta non era legata a vantaggi economici (lo stipendio pattuito fu di diecimila fiorini annui, una cifra alquanto bassa, pari a quella di un normale funzionario statale) ma all'incontrollabile desiderio del maestro di avere “carta bianca” in situazioni al limite della risolvibilità.
Resosi indipendente dal Teatro Operistico Nazionale, il Teatro reale dell'Opera di Budapest da quattro anni, infatti, si trovava in condizioni economiche ed organizzative disastrose; tuttavia, nell'arco di tre mesi Mahler compì il miracolo. Per la stagione teatrale 1888-89 egli arricchì il malandato repertorio dando alle scene il Prologo “Das Rheingold” (L'oro del Reno, 26 genn. 1889) e il primo giorno “Die Walküre” (La Walkiria, 27 genn. 1889), facenti parte del capolavoro wagneriano “Der Ring des Nibelungen” (L'Anello del Nibelungo).
Il successo delle due serate fu enorme e Mahler diventò il personaggio più ambito nei Salotti aristocratici e culturali di Budapest. Infervorato da quanto stava accadendo, il maestro si impegnò allo spasimo nella realizzazione di un Teatro nazionale ungherese, un teatro che innalzasse a livello europeo i valori della tradizione musicale magiara in sintonia con i fermenti in atto delle “Scuole nazionali” europee.
Grazie ad amicizie influenti, che avevano riposto in lui la massima fiducia, Mahler eseguì la sua Prima Sinfonia (Budapest, Teatro reale dell'Opera, 20 nov. 1889). Il debutto fu quasi un disastro. A sbalordire il pubblico, che alla fine fischiò sonoramente, fu l'eccessiva ridondanza tematica e l'imponente mole dell'opera che l'autore presentò come “Poema sinfonico” dal titolo “Symphonische Dichtung in zwei Teilen” (Poema sinfonico in due parti). Anche la critica fu implacabile ma costruttiva, al punto che, in seguito, dopo le rappresentazioni di Amburgo (1893) e di Weimar (1894), Mahler, ribattezzò il lavoro “Der Titan” (Il Titano) e lo ridusse da cinque a quattro movimenti, eliminando il Secondo: l'Andante “Blumine”. La prima esecuzione definitiva con il semplice titolo “Sinfonia in re maggiore” fu data a Berlino nel 1896.
Tornando ai tempi di Budapest, la cocente delusione per il mancato successo della Prima Sinfonia si aggiunse allo stato di profonda prostrazione in cui si trovava Mahler per la morte del padre, avvenuta il 18 febbraio 1889, e per altri due lutti nei mesi a venire. Nell'estate di quell'anno, infatti, morì la sorella Leopoldine, colpita da un cancro al cervello, e il 25 ottobre mancò la madre, straziata dal dolore. In quelle disperate condizioni, Gustav dovette assumere le funzioni di Capofamiglia e provvedere al mantenimento dei sei fratelli rimasti e fu probabilmente questo il fattore determinante della sua carriera artistica. Dai bisogni del nuovo nucleo familiare, ricompostosi intorno a lui, dipese l'intensissima attività direttoriale a discapito di quella compositiva.
Questa considerazione è, naturalmente, retrospettiva. Mahler, infatti, si dedicò anima e corpo alla composizione e nella sua produzione si annoverano ben dieci sinfonie, parecchia musica di scena e un considerevole “Corpus” di musica strumentale da camera e liederistica.
L'immane serie di disgrazie che si abbatté sul giovane maestro lo indusse ad un periodo di riposo. Accompagnato dalla sorella Justine, all'inizio primavera del 1890 e per circa tre mesi visitò l'Italia, appassionandosi alla sua arte, in particolare quella pittorica, che ebbe influenze significative, come egli stesso ammise più tardi: ”.... e la Coralità di certe mie sinfonie spesso mi venne richiamata dagli sconfinati orizzonti del Giorgione, così come Caravaggio incise notevolmente sulla pesante ironia di alcune mie conduzioni melodiche”.
In estate Mahler riprese la propria mansione a Budapest, mettendo in programma una serie di opere mozartiane che preparò con la solita scrupolosità oramai nota, e che gran parte degli addetti ai lavori mal sopportavano. Tuttavia, questa preparazione meticolosa, al limite del fanatismo, diede i suoi frutti e l'efficienza organizzativa, come la qualità musicale raggiunta dal Teatro, non fu mai eguagliata.
Una rappresentazione di “Don Giovanni”, nel gennaio del 1891 ebbe come spettatore casuale Johannes Brahms il quale, prima di andare a teatro, confidò ad amici presenti che quell'opera non la sapeva dirigere nessuno e, quando voleva “sentirla”, leggeva la partitura. Quella sera, tuttavia, alla fine del primo atto, con un’enfasi del tutto inusuale per il suo carattere, egli si alzò ed esclamò un laconico “Finalmente!”, poi, raggiunte le quinte del palcoscenico, abbracciò commosso il giovane direttore. Questo incontro, a dieci anni dalla sonora bocciatura al Premio Beethoven, cambiò radicalmente l'opinione di Brahms nei confronti di Mahler; anche se il grande maestro amburghese arrivò ad apprezzarlo solo per le sue straordinarie capacità direttoriali e non intuì, se non verso la fine della propria vita, quelle compositive.
Nonostante una ricca collezione di successi, la Stagione teatrale di quell'anno terminò con le dimissioni di Mahler dalle proprie funzioni. Le cause di questo abbandono non sono ancora del tutto chiarite. Alcuni autorevoli biografi imputano l'irrevocabile decisione alla nomina di sovraintendente artistico del Conte Géza Zichy, il quale ebbe, fin da subito, delle forti divergenze con il giovane maestro. Altri studiosi, invece attribuiscono il fatto alla pressione esercitata da Bülow, il quale, conoscendo il costante desiderio di Mahler di migliorare la propria posizione professionale, lo voleva sul podio dello Stadttheater di Amburgo.
Nella più grande città del Nord-Germania, Mahler arrivò nel marzo del 1891 e, lì poté contare su una formidabile orchestra, su cantanti di ottima qualità e su un'organizzazione senza precedenti. Stimatissimo da Hans von Bülow, che da tempo dominava il panorama musicale amburghese, Mahler approfittò della considerazione e della fiducia dimostrata per apportare sostanziali rinnovamenti al repertorio operistico del “Teatro”, facendolo diventare un autentico centro di progresso musicale. Pur dedicandosi con grande impegno a compositori del suo tempo che Mahler accentrò maggiormente il proprio zelo. Dopo aver diretto, con grande successo, la “Messa in re min.” di Bruckner portò sulle scene il “Siegfried” e il “Tannhäuser di Wagner (29 mar. 1891); seguirono il “Demon” di Anton Rubinstein, la “Manon Lescaut” di Puccini e l'”Evge Onegin” di Čajkovskij. Il grande compositore russo, presente alla “prima”, alla fine della serata commentò: “Questo direttore non è la “solita mediocrità”, ma un Uomo di genio” (7 genn. 1892). Con il benestare del supervisore amministrativo Bernhard Pollini, abile impresario tedesco di antiche origini italiane, Mahler compì la sua prima tournée fuori dai paesi di ceppo mitteleuropeo. Con il "Corpus" artistico dello Stadttheater di Amburgo, si recò Londra, al seicentesco “Theatre Royal Drury Lane”, situato nel distretto di Covent Garden, dove diresse, in lingua tedesca, musiche di Wagner (“Tristan und Isotta”, la “Tetralogia”) e “Fidelio”, lo Singspiel in due Atti di Beethoven.
Il successo fu strepitoso. Bernard Shaw, il grande scrittore e drammaturgo irlandese, ricordò quello storico evento: “ ...Ovazioni e applausi a scena aperta, accompagnavano la fine di ogni atto. Soprattutto in “Siegfried”, l'esaltazione selvaggia proveniente dalle gallerie dava alla serata un non so che di magico tribale”.
Con il ritorno ad Amburgo, iniziò un proficuo rapporto artistico tra Mahler e la “Società dei Concerti” diretta da Hans Bülow. Le circostanze nacquero dalla malattia di quest'ultimo che lo designò "direttore sostituto", incarico che permise a Mahler di contornarsi di musicisti di altissimo livello al punto che, già alla fine del 1892, il maestro boemo aveva praticamente nelle mani tutto l'Establishment musicale amburghese.
Pur essendo oberato di impegni, egli riprese l'attività di compositore portando a termine, a sei anni dalla “Prima”, la sua Seconda Sinfonia in do min. intitolata, non a caso, “Risurrezione” (1894). Nell'estate del 1893, a Steinbach, cittadina termale sulle rive del lago Attersee in Alta Austria, il maestro iniziò la partitura della gigantesca Terza Sinfonia in re min., composta da sei movimenti (eseguita per la prima volta in vers. integrale a Krefeld nel 1902). Quindi, nei mesi successivi, tornato ad Amburgo, si dedicò alla stesura dei 12 Lieder, tratti dal ciclo poetico “Des Knaben Wunderhorn” (Il Corno magico del fanciullo), curato dagli scrittori tedeschi Achim von Arnim e Clemens Brentano.
Dopo la morte di Hans von Bülow (Il Cairo,12 febb. 1894), Mahler si trovò, praticamente, artefice delle sorti della scena Musico-teatrale di Amburgo. Questo è dovuto anche ai sempre più forti legami di amicizia con Brahms, il quale, già affetto da un male incurabile, dall'alto della sua universale autorevolezza, consacrò Mahler degno custode della tradizione musicale tedesca e viennese, contribuendo, in modo decisivo, alla completa affermazione della sua carriera musicale.
Succeduto a Bülow come direttore della Società dei Concerti, Gustav vide, infatti, rafforzarsi notevolmente anche il proprio prestigio di compositore; un “passepartout” indispensabile per ogni musicista che ambisse conquistare le scene di Vienna o di Berlino.
Mahler ci riuscì con un itinerario un po' tortuoso ed apparentemente fuorviante. Propenso a sondare prima i pareri di un pubblico provinciale con l'aiuto di Richard Strauss e del compositore e filosofo prussiano Hermann Kretzschmar, egli diresse la sua “Prima Sinfonia”, con il titolo “Prima persona a Berlino. Qui, infatti, Mahler, pur dirigendo i primi tre movimenti della sua “Seconda Sinfonia”, lasciò a Richard Strauss il compito di concludere la Serata concertistica del 4 mar. 1895; fu solo il 15 dicembre, sempre nella Capitale prussiana, che questo lavoro venne eseguito integralmente sotto la direzione del suo stesso autore.
Se in Germania l'affermazione artistica di Mahler avvenne grazie all'aiuto più o meno diretto di colleghi ed amici influenti, determinati a mantenere vivo l'interesse sulla musica del maestro boemo, altrettanto non si può dire sui suoi esordi viennesi. L'ostacolo più grande fu rappresentato dai pregiudizi razziali nutriti dall'acceso antisemitismo di Cosima Wagner, figlia illegittima del pianista compositore ungherese Franz Liszt e moglie del grande Richard Wagner. Vedova da oltre un decennio, essa attivò la propria influenza affinché all'”ebreo” Mahler fosse impedita la candidatura a direttore d'orchestra dell'Imperial Königlich Theater della Corte asburgica (oggi Wiener Saatsoper). Fu allora che Brahms, consapevole della propria condizione, dovuta ad un adenoma epatico maligno, intervenne in favore di Mahler, scagliando contro Cosima e il suo entourage tutto il peso della sua indiscussa autorevolezza.
In questo periodo Mahler decise di convertirsi al cattolicesimo: una scelta che ancor oggi si presta a parecchie interpretazioni da parte dei biografi. Fu vera conversione? O, come suppongono i benpensanti, fu un Gesto (magari consigliato da Brahms) finalizzato a ricoprire l'ambito incarico direttoriale al Imperial Teatro di Corte? Da varie testimonianze dirette e, soprattutto, da quanto dichiarò in seguito la moglie, emerge che Mahler si lasciò effettivamente coinvolgere da certi aspetti mistici del cristianesimo, ma è altrettanto vero che, nella sua vita, si circondò sempre di amicizie appartenenti alla religione ebraica, Arnold Schoenberg “in primis”.
Rotti i legami artistici con il Teatro di Amburgo e reduce da una trionfale tournée in Russia, il I° maggio 1897 Mahler si trasferì a Vienna, in quanto invitato a salire su "podio" dell'Imperial Königlich Theater per dirigere il “Lohengrin” di Wagner. L'esordio, dopo diciassette anni di assenza dalla scena musicale viennese, avvenne l'11 magg. 1897, e dell'esecuzione il critico letterario Ludwig Spiedel ebbe a scrivere: “ Entrò con la leggerezza di un sogno nelle melodie incantevoli del preludio e, solo al punto culminante, là dove gli ottoni si inseriscono con tutta la loro forza, solo allora, con una energica svolta afferrò tutta quanta l'orchestra... fu un effetto strabiliante! [...] era ormai presente ovunque, stabilendo con l'orchestra, con il coro, con ogni singolo individuo, un rapporto pieno di vita e nessuno si staccava più dal suo gesto.”
Il grande passo era compiuto. L' 8 ottobre 1897 Mahler venne nominato direttore artistico del Hofoperntheatre cittadino, con il recondito proposito di avviare quella grande Riforma del Melodramma, lungamente caldeggiata da quegli esponenti della cultura mitteleuropea che vedevano nel direttore boemo il loro braccio operativo. Sostenuto dal grande critico musicale e compositore Ludwig Karpath e da Guido Adler, celebre musicologo e figura di primissimo piano nell'ambiente universitario viennese, nell'autunno del 1898 Mahler consolidò il proprio prestigio assumendo la direzione dei Concerti della Filarmonica cittadina. Questo periodo “aureo” venne, però, funestato dall'internamento, per sopraggiunta pazzia, dell'amico Hugo Wolf, al quale, Mahler, appena arrivato a Vienna, aveva promesso la direzione di alcuni suoi Lavori. Il tragico evento interruppe per qualche mese la vena creativa del maestro e solo durante il soggiorno estivo ad Aussee, un villaggio della Stiria settentrionale, egli riuscì a completare la Serie dei Lieder “Wunderhorn” e gettare le basi della Quarta Sinfonia. Tornato nella Capitale austriaca, una serie di eventi favorevoli misero Gustav nella pressoché identica posizione in cui si era trovato qualche anno prima ad Amburgo: essere l'artefice incondizionato delle attività musicali di una grande città.
Negli ultimi due anni del secolo, infatti, Vienna fu letteralmente dominata dall'attività direttoriale del maestro boemo, la cui "vena compositiva" aumentò considerevolmente. Dopo la terza revisione di “Das Klagende Lied” e la pubblicazione della “Prima” e “Terza” Sinfonia, per il Teatro d'Opera di Vienna, egli mise in atto, grazie anche alla preziosa collaborazione del pittore Alfred Roller che ne curò le scene, un rinnovamento repertoriale che, partendo dal classicismo riformato da Christoph W. Gluck, incluse anche Opere di compositori minori del periodo Tardo-romantico, come “Der Bärenhäuter” di Siegfried Wagner (terzogenito di Richard Wagner) e “Der Corregidor” di Ugo Wolf.
Il 1900, apertosi con l'Esposizione Universale di Parigi, vide Mahler impegnato a dirigere nella Capitale francese cinque concerti patrocinati, per l'occasione, dalla principessa Pauline von Metternich, nobildonna di ampie vedute progressiste e dal carattere ribelle.
L'iniziativa si rivelò un fallimento per una limitata organizzazione all'interno della Filarmonica stessa che, per varie ragioni, si trovò impreparata all'evento. Occorrono inoltre considerare la plausibile avversione del pubblico e della critica francese verso la Musica austro-tedesca dopo l'esito della Guerra franco-prussiana del 1870 e, non ultima, la condizione precaria di salute che Maler stava attraversando in quel momento.
Da tempo affetto da frequenti disturbi addominali, il maestro avvertì l'esigenza di procurarsi un valido “sostituto” che individuò in Franz Schalk, un emergente direttore d'orchestra, allievo e futuro curatore dell'Opera omnia di Anton Bruckner.
L'anno successivo a Schalk subentrò Bruno Walter, ma fu un Incarico di brevissima durata, in quanto il Direttivo della Filarmonica gli preferì Joseph Hellmesberger quando Mahler, colpito da una grave emorragia intestinale, fu sottoposto ad un delicato intervento chirurgico e costretto ad un lungo periodo di riposo. Durante la convalescenza estiva ad Abbazia, cittadina balneare istriana affacciata sul Golfo del Quarnaro, Gustav si dedicò a varie letture, in particolare agli scritti del poeta tardo-romantico tedesco Friedrich Rückert; contemporaneamente iniziò la stesura della Quinta Sinfonia, che terminò in tempi strettissimi nell'autunno incombente.
Ripresa l'attività direttoriale, il 25 novembre a Monaco di Baviera, nella Sala Klaim, Mahler presentò la “Quarta Sinfonia”, che registrò un clamoroso insuccesso; già avvezzo a queste esperienze, qualche settimana dopo ripresentò il lavoro a Berlino e il 12 gennaio 1902 tenne cartello a Vienna ottenendo in entrambe le occasioni il successo sperato.
Tra gli avvenimenti di quel periodo altalenante si intrecciarono due episodi di natura diversa, ma altrettanto importanti per la vita del maestro: il progressivo deterioramento dei rapporti con il direttivo dell'Opera di Corte e l'incontro con Alma Schindler, conosciuta nel novembre 1901 e che sposerà il 9 marzo dell'anno successivo.
Diciannove anni più giovane di Mahler, Alma, figlia del noto paesaggista Emil Jakob Schindler, era un'avvenente donna legata agli ambienti artistici viennesi della cosiddetta “Secessione”, movimento che ebbe come personaggio di spicco il pittore Gustav Klimt. Dopo il matrimonio, Alma fece di tutto per avvicinare il Marito ai "Circoli" da lei frequentati, ma con scarso esito; Mahler non volle mai separarsi dalle proprie amicizie, anche se nuove ed influenti personalità, conosciute tramite la moglie, incisero notevolmente sull'ultimo decennio di vita del maestro.
La nascita della figlia Maria Anna (“Putzi”, 3 nov. 1902) avvenne un paio di mesi dopo il debutto della “Terza Sinfonia” al Festival della Società Musicale Tedesca di Krefeld, sotto la direzione dello stesso autore. L'esito incoraggiante indusse Gustav a ripresentarla a Brema, Magdeburgo, Norimberga e, l'anno successivo, ad Amsterdam, città in cui l'Opera ottenne un trionfale successo tanto che, ancor oggi, in Olanda, la Musica di Mahler viene eseguita più frequentemente rispetto agli altri Paesi europei.
Nonostante il matrimonio avesse procurato nell'animo del maestro una crisi esistenziale, probabilmente dovuta al carattere esuberante della consorte, che a volte agì con eccessiva leggerezza all'interno della vita coniugale, quell'unione portò alcuni eventi positivi e determinanti alla carriera del compositore boemo. Fu, infatti, tramite Alma che Mahler conobbe Arnold Schoenberg, un incontro trasformato poi in una profonda e duratura amicizia. Sempre attraverso la moglie, nel 1903 si consolidò anche quel fecondo sodalizio artistico tra il maestro boemo e il pittore scenografo regista Alfred Roller, che ebbe la sua prima espressione con l'andata in scena del lavoro wagneriano “Tristan und Isolde” (Vienna, 21 febb. 1903). La perfetta sinergia tra i Musica.
Il 1903 fu l'anno in cui Mahler non solo si dedicò quasi esclusivamente alle partiture dei capolavori mozartiani e wagneriani, ma parve ritrovare una rinnovata fiducia nel proprio genio creativo, dopo aver vissuto quella pericolosa crisi post-matrimoniale che lo aveva reso molto dubbioso riguardo ai suoi convincimenti artistici e psicologici. Nel giugno iniziò una corposa tournée concertistica che, però, non gli impedì di completare i primi due movimenti della Sesta Sinfonia e di finire il celebre Lied Liebst du um Schönheit (su testo del poeta Friedrich Rückert), dedicato alla moglie.
Rientrato a Vienna, Mahler si vide conferire la Croce di Ferro di Terza classe per meriti artistici dallo stesso Imperatore Francesco Giuseppe I°, ma l'evento, pur rappresentando l'apoteosi della sua carriera, non impedì al maestro di intensificare la rigidezza dei propri rapporti con l'apparato amministrativo dell'Opera di Corte, modificando i criteri degli inviti e abolendo ogni forma di raccomandazione riguardante l'assunzione degli artisti e dei professori d'orchestra. Anche sul piano tecnico/rappresentativo, sempre coadiuvato da Roller, Mahler riuscì a mutare una situazione che stava ormai cristallizzandosi. Tra il 1904 e il 1906 la messa in scena delle opere in repertorio venne realizzata con criteri e mezzi nuovi, protesi a dare maggior rilievo ed autonomia alle singole parti rispetto al passato. I campi d'azione furono, si diceva prima, le opere di Wagner e Mozart che vennero concepite, rispettivamente, come "punto di partenza e d'arrivo" di un cammino a ritroso nel tempo, passando per altri grandi e meno noti compositori quali Wolf, Pfitzner, Verdi, Weber, Beethoven.
Allo scopo di infondere nel pubblico interesse per le autentiche radici del melodramma, in questo periodo venne eseguito un ventaglio di lavori operistici profondamente riformati. Si pensi alla prima esecuzione in lingua tedesca del verdiano “Falstaff” (Vienna, T. di Corte 3 Magg. 1904); alla completa revisione librettistica dell'“Oberon” di Carl Maria von Webern (Vienna, apr. 1904) e alla nuova versione del “Fidelio” di Beethoven, con l'Ouverture “Leonora” n. 3 inserita all'inizio dell'ultimo Quadro (Vienna, T. di Corte 7 ott. 1904). Seguì un anno dedicato interamente alla “Tetralogia” wagneriana, periodo in cui l'attività di Mahler e di Roller ebbe come obiettivo principale l'indipendenza delle singole parti (prologo e tre giornate), che iniziarono ad essere rappresentate in singole rappresentazioni. Questo nuovo modo di procedere creò non pochi problemi alla rigida mentalità degli attori/cantanti, da sempre conforme alla tradizione imposta da Bayreuth, l'incontrastato regno di Wagner.
L'intensa attività direttoriale e riformatrice svolta in questo lasso di tempo non impedì a Mahler di comporre, anche perché la nascita della seconda figlia, Anna (15 giu. 1904), concorse a migliorare notevolmente lo stato di salute e la vena creativa. D'impeto il maestro effettuò un'ampia rivisitazione orchestrale della “Quinta Sinfonia”; quindi, in due mesi, portò a termine la “Sesta”, compose la Settima Sinfonia (Mayernigg, 9 sett.- 14 nov. 1904) e musicò altri tre lieder su testi di Rückert, terminando, in tal modo, il Ciclo dei Kindertotenlieder.
Nel frattempo, l'amicizia con Arnold Schoenberg si intensificò al punto da diventare fraterna e, nonostante i benpensanti siano tutt'ora propensi a credere che sia stato Mahler ad influenzare il giovane professore viennese, pare sia avvenuto il contrario o, tutt'al più, si potrebbe ammettere che si trattò di una reciproca influenza.
Il 1906 fu un anno di particolare grazia per il grande direttore e compositore boemo. Dopo un avvio incerto ad Essen (27 maggio), la “Sesta Sinfonia “ mahleriana entusiasmò il pubblico di Monaco (8 nov.), mentre direttori di ottimo livello, come l'ungherese Arthur Nikisch, l'olandese Joseph Willem Mengelberg e il tedesco Oskar Fried mietevano successi dirigendo le altre sinfonie nei teatri di mezza Europa, facendo di Mahler il compositore più eseguito, superando addirittura Richard Strauss e Čajkovskij.
Per Gustav, fu anche il tempo delle grandi ed innovative rappresentazioni mozartiane svoltesi a Vienna, sempre coadiuvato dall'inseparabile Roller che ne curò le regie. L'intensa attività direttoriale, di conseguenza, limitò assai quella compositiva, complice anche il precario stato di salute del maestro; l'unica realizzazione di rilievo di questo momento è la stesura degli abbozzi dell'Ottava Sinfonia, effettuata durante una breve villeggiatura in Carinzia, a Maiernigg, dove i Mahler possedevano una bella villa, progettata dall'architetto viennese Friedrich Theuerzeit.
L'anno successivo, al contrario, si preannunciò foriero di negativi eventi, a partire dall’azione dei denigratori della conduzione artistica del Teatro d'Opera di Corte gestita da Mahler che sfociò nelle sue dimissioni, anche perché proprio in quel periodo al compositore fu diagnosticata una grave forma di endocardite da streptococco viridans.
Ma le sciagure non erano ancora finite. La più angosciosa fu la morte della figlia maggiore Maria Anna, avvenuta il 5 luglio 1907 a causa di una fulminante infezione difterica. Il grande sconforto generato provocò in Mahler una paralisi di tutte le attività svolte, e questo accentuò un isolamento già in essere, provocato dal deterioramento di una serie di rapporti umani che fino ad allora gli avevano permesso di imporre le proprie concezioni e condizioni all'interno del Teatro dell'Opera di Corte.
Tra i vari collaboratori (Bruno Walter, Gerhart Stägemann, Richard Mayr, Friedrich Wiedemann ed altri ancora), soltanto Frank Schalk gli rimase costantemente vicino, soprattutto nel momento in cui venne a mancare l'appoggio di Alfred Roller, in quanto l'estenuante ritmo imposto dal binomio Mahler-Roller non poteva durare “ad libitum” ed aveva, in un certo senso, assuefatto il pubblico viennese.
Anche se il Principe Alfred von Montenuovo tentò una mediazione riguardo alle dimissioni di Mahler, per il Maestro l'attività viennese poteva considerarsi conclusa. Appresa la notizia, Henry Condried, Direttore artistico del Metropolitan Opera House di New Yor,k anticipò tutti e sottopose a Mahler un vantaggioso contratto di quattro mesi in qualità di direttore ospite.
Dopo aver adempiuto gli ultimi impegni contrattuali ed esplicato le formalità di rito, il maestro boemo si congedò dal pubblico viennese con la conduzione della “Seconda Sinfonia” (4 ott. 1907) e con il “Fidelio” (15 ott.). Alle rappresentazioni partecipò uno sparuto pubblico, e questo diede la misura di quanto le recensioni critiche fossero influenzabili nella conformista società austriaca.
Una breve tournée in Russia e in Finlandia fu l'ultima collaborazione di Mahler con i Wiener Philharmoniker, poi, tornato nella capitale austriaca e passate le consegne al nuovo direttore Alexander von Zemlinsky, si congedò da quanti lo avevano amato e sostenuto con il laconico messaggio: “ Il destino dell'uomo è quello di sognare di compiere grandi cose, cose perfette, e di lasciare, invece, alla fine, cose piccole ed incomplete”. Il 9 novembre 1907 la famiglia Malher si imbarcò per gli Stati Uniti. Il viaggio non era ancora concluso, quando un telegramma dell'amico poeta e drammaturgo Gerhart Hauptmann raggiunse il maestro: “Torna felicemente nella cara Europa che ha bisogno di uomini come te più ancora del pane quotidiano.”
Giunto a New York il 21 dicembre, il I° gennaio 1908 Gustav era già sul podio del “Metropolitan” a dirigere il “Tristan und Isolde” di Wagner; seguirono poi, sempre con grande successo di pubblico e critica, “Siegfried”, “Die Walküre”, “Don Giovanni” e il “Fidelio”: tutte opere da lui predilette ed eseguite anche a Boston e a Filadelfia.
Alla fine di febbraio, tuttavia, Mahler presentò le proprie dimissioni ad un esterrefatto Condried che preferì imputare questa inaspettata decisione al radicale cambiamento in atto nella direzione artistica del Teatro, in quanto egli, trovandosi in gravi condizioni di salute, avrebbe voluto cedere l'incarico a Mahler. I fatti, tuttavia, non stavano in questi termini. In realtà la conduzione amministrativa del “Metropolitan” stava passando nelle mani di Giulio Gatti-Casazza, un influente personaggio dell'alta finanza newyorkese che preferì affidare il prestigioso incarico ad Arturo Toscanini. Non volendo, comunque, rinunciare alle prestazioni del maestro boemo, il nuovo dirigente arrivò diplomaticamente ad un compromesso: le dimissioni di Mahler furono respinte e il contratto venne rinnovato per la successiva stagione teatrale.
Tornato in maggio nel Vecchio Continente, dopo un breve soggiorno ad Amburgo, dove perfezionò la partitura dell'Ottava Sinfonia, Gustav si recò a Wiesbaden per dirigere una serata concertistica organizzata in suo onore e infine a Toblach (Dobbiaco, prov. di Belluno) per un periodo di vacanza, non prima di essere passato per Vienna a salutare gli amici. Nei giorni trascorsi in Alto Adige, che dovevano essere di assoluto riposo, il maestro, al contrario, lavorò alacremente, concludendo la propria produzione liederistica con l'antologia Das Lied von der Erde, su 6 testi di poeti cinesi tradotti da Hans Bethge, ed iniziò la stesura della Nona Sinfonia.
Ad inizio autunno 1908 in un'altra tournée, questa volta in terra natia, a Praga, diresse la “Settima” (19 settembre), ma quell'esecuzione non riscosse il successo sperato e alquanto tiepidi furono anche i consensi ottenuti subito dopo a Monaco, nonostante un intenso battage pubblicitario.
Secondo gli accordi stipulati, in novembre Mahler tornò al Metropolitan dove diresse, all'inizio della Nuova stagione teatrale, “La dama di picche” di Čajkovskij, le mozartiane “Nozze di Figaro” e il Singspiel beethoveniano “Fidelio”. Tuttavia, il maestro boemo non era stato messo al corrente della nuova situazione venutasi a creare all'interno del Teatro. Arturo Toscanini, da poco nominato direttore artistico, aveva esercitato enormi pressioni affinché gli fosse affidata la rappresentazione del “Tristan und Isolde” nell'edizione scaligera, che prevedeva sostanziali modifiche ed omissioni, ritenute da Mahler assolutamente inaccettabili. Per queste ed altre ragioni, Mahler ripresentò le proprie dimissioni e questa volta furono accettate.
Gustav non ebbe neppure il tempo di rammaricarsi. In novembre già si trovava sul "podio" della Carnegie Hall per una serie di concerti che comprendevano anche due proprie sinfonie, ma le performances si rivelarono un enorme fiasco, a causa dei tempi d'organizzazione strettissimi e una mancata intesa con l'organico strumentale. Fu allora che egli radunò i membri del comitato dell'Istituzione e impose loro di avere pieni poteri o avrebbe declinato l'incarico. Accettate le condizioni, il maestro si impegnò senza riserve e riuscì a formare un’orchestra completamente rinnovata con la quale, nella Stagione 1909-10, effettuò quarantacinque concerti tra New York e Boston, poi partì alla volta del Vecchio Continente.
Giunto in Francia in aprile, diresse a Parigi la sua “Seconda Sinfonia”, in seguito fu a Roma per due concerti, raggiunse Vienna per un breve soggiorno, durante il quale rivide gli amici di sempre, poi si concesse un periodo di vacanza a Tolbach. Qui tra la quiete delle montagne altoatesine il compositore iniziò la Decima Sinfonia, nonostante il suo stato di salute andasse sempre più in caduta libera. Le divergenze caratteriali della coppia, che in seguito portarono ad una marcata crisi matrimoniale, negli ultimi tempi si erano trasformate in gelosia morbosa che andò a peggiorare la nevrosi cronica del maestro. Pensando che la psicanalisi potesse rappresentare la soluzione, Mahler si affidò a Freud che lo ricevette nella cittadina olandese Leiden alla fine di agosto. Durante la seduta, durata un intero pomeriggio, Gustav apprese che il suo matrimonio, nonostante le apparenze, poteva considerarsi perfettamente riuscito e la causa di quella deteriorante crisi andava cercata nel complesso edipico di Alma, la quale aveva cercato in lui la figura del padre venutole a mancare quando era ancora bambina. Sollevato da questa diagnosi, il maestro si impose di ristabilire un giusto equilibrio nel rapporto coniugale, evitando di far ricadere sulla moglie le tortuosità del proprio carattere.
Intanto, sul piano professionale le cose non potevano andare meglio. Il 12 e il 13 settembre a Monaco, davanti a tremila persone Mahler, a capo di un organico di oltre mille esecutori, diresse la sua “Ottava Sinfonia”, ottenendo uno strepitoso successo che si ripeté a Brema e ad Essen; quindi, il 15 novembre ripartì con la famiglia alla volta degli Stati Uniti.
Giunto a New York, una lunga tournée di oltre sessanta concerti lo condusse nelle più grandi città della East Coast e poi a Buffalo (Regione dei Grandi Laghi), a Pittsburg (Pennsylvania) ed infine a Washington. Nonostante i successi riportati, alcune controversie nate all'interno dell'orchestra e nei confronti dei sindacati, che si opposero alla decisione di apportare modifiche all'organico strumentale, minarono seriamente il fragile stato di salute del maestro. Nel corso della tournée, infatti, Mahler ebbe un collasso, ma volle caparbiamente continuare la stagione in programma. Tuttavia, il 21 febbraio 1911, giorno del quarantottesimo concerto, che pure era riuscito a concludere, dovette arrendersi alla malattia che lo attanagliava, costringendolo a lasciare la direzione dell'orchestra nelle mani di Joseph Stránský. Obbligato ad un forzato ed assoluto riposo, ottenne come unica concessione del dottor Fraenkel, che lo assisteva, la lettura, attività che il maestro concentrò sulla “Critica della Ragion Pratica” di Immanuel Kant, quasi volesse trovare in essa un conforto e una giustificazione per una vita svoltasi tra impennanti ascese e clamorosi fallimenti.
L'8 Aprile Gustav lasciò gli Stati Uniti insieme alla consorte e al compositore Ferruccio Busoni che volle accompagnarlo fino a Parigi, dove il maestro venne curato dall'eminente batteriologo André Chantemesse. In un primo momento la terapia proposta parve funzionare, ma si trattò di un miglioramento transitorio. Fatto giungere da Vienna Franz Chvostek, un altro luminare nel campo batteriologico, l'illustre professore decise di trasferire Mahler a Vienna la sera stessa del suo arrivo (11 maggio). Prenotato un vagone dell'Oriente Express, il maestro giunse nella Capitale austriaca il pomeriggio del giorno seguente, atteso da alcuni amici fedeli, tra i quali Bruno Walter, Albert Spiegler e Arnold Rosé. La mattina del 13 maggio il maestro si svegliò completamente sfebbrato, condizione che faceva ben sperare, tuttavia, già nel pomeriggio la situazione precipitò vistosamente. Il giorno dopo si manifestò un ennesimo focolaio infettivo polmonare che si protrasse per due giorni. Dopo un timido miglioramento, un acuto peggioramento dei sintomi provocò al maestro un forte dolore al torace, che il personale medico della clinica Löew lenì con massicce dosi di morfina. Posto sotto la tenda ad ossigeno, e ormai senza alcuna speranza, nel pomeriggio del giorno 18 Mahler entrò in coma, poi, verso le 11 di sera, esalò l'ultimo respiro.
Prima di perdere conoscenza la sua ultima parola fu “Mozart!”.
Per volontà del maestro, le esequie funebri si svolsero senza musica, senza commemorazioni e la bara fu deposta nella nuda terra, accanto alla tomba dell'amata figlia “Putzi”, nel piccolo cimitero del quartiere viennese Grinzing. Sempre per espresso desiderio, su una lapide granitica risulta solo il nome, senza alcun epitaffio o qualifiche professionali. Qualche giorno prima di morire, commentò così questa umile richiesta: “Chi mi cercherà sa chi sono stato, gli altri non hanno bisogno di saperlo”.
Nonostante avesse una perfetta padronanza delle tecniche compositive e una raffinata espressione musicale, Gustav Mahler ebbe una carriera di compositore offuscata e controversa. Ciò, tuttavia, non vuol dire che gratificazioni e riconoscimenti gli vennero negati, al contrario, egli fu il direttore d'orchestra più celebrato del suo tempo e ricoprì cariche ufficiali importantissime.
Questa divaricazione valutativa, pressoché unica nella Storia musicale, trae origine da motivazioni complesse, non certamente individuabili nello sbrigativo quanto banale assioma: “Geniale nel dirigere musica altrui, ergo, mediocre compositore di musica propria” che ingiustamente gli venne associato, anche da illustri colleghi. Certo, il Mahler compositore fu costretto, per esigenze economiche, ad immolarsi sull'altare del convulso mondo teatrale, un ambiente che ostacolò notevolmente la scelta delle sue vere aspirazioni. Questo, però, è solo un aspetto secondario del suo “caso” (se così lo si vuol definire). Quando si guarda alla produzione di questo compositore, appaiono chiaramente le trame labirintiche della sua interiorità, le radici psicologiche che lo portarono a scrivere musiche “strane”, contrapposte al gusto dell'epoca e, perciò, spesso accettate con diffidenza dal grande pubblico.
Oppresso dalla negazione di una fanciullezza serena, Mahler, per sua stessa ammissione, convisse perennemente roso da un autolesionismo irto di tracolli emotivi, frustrazioni e pervaso da un fascino morboso nei confronti della morte che, nella sua arte, si vede rappresentata in varie forme. E' lei, infatti, che suona il violino nel Secondo tempo della “Quarta Sinfonia” e porge il Calice dell'estremo addio nel congedo de “Il Canto della terra”.
Dotato di una rara capacità di plasmare l'arte musicale sulle proprie convinzioni estetiche e filosofiche, Mahler, prima di una radicale conversione alla musica "assoluta", visse in una sorta di ambivalente dimensione artistica, in cui Sacro e Profano si succedettero con uguale intensità, trovando nell'esplicazione testuale un'irrinunciabile risorsa. A questo proposito vale la pena di ricordare cosa egli scrisse in una lettera del 1897 al Dott. Arthur Seidl: “Quando concepisco un grande quadro musicale, giungo sempre al punto in cui devo ricorrere alla “parola” come veicolo della mia idea sonora. Deve essere accaduto qualcosa di simile a Beethoven nella sua “Nona”, solo che il suo tempo non poteva fornirgli i materiali adatti, poiché la poesia di Schiller non era in grado di formulare l'inaudito che egli aveva in mente”.
Come spesso accade a chi ha vissuto un'infanzia vessata, anche Mahler, da adulto, avvertì tutto il peso di un complesso d'inferiorità che cercò di compensare con uno stoico, estremo impegno in tutto ciò che intraprendeva. Fu tiranno con i subalterni ma soprattutto con se stesso, al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati. Per ottenere efficienza e zelo, il maestro pretese quasi sempre che nei contratti stipulati ci fosse la facoltà di sanzionare i propri dipendenti. Per esortare gli orchestrali a mantenere il tempo e la concentrazione, egli soleva gridare loro “Zählen! Zählen!” (Contare! Contare!), ma per ognuno di essi il significato era univoco: Pagare! Pagare!
Pur di dimostrare le proprie capacità direttoriali, Mahler giunse al punto di rinunciare a contratti vantaggiosissimi con teatri europei ed americani di prim'ordine, per mettersi in gioco ad Olomouc e a Budapest, città dove l'organizzazione musicale era a dir poco precaria.
Si può affermare che questo maestro non conobbe mai la Pace interiore, quasi non ne avvertisse il bisogno. Nei momenti non perseguitati da quel destino accanitosi impietoso negli affetti e con la malattia, Mahler si tormentò per la propria condizione sociale, definendosi un uomo tre volte senza Patria: “ Sono un boemo tra gli austriaci, un austriaco tra i tedeschi e un ebreo nel mondo”.
Anche le sue origini provinciali lo misero profondamente a disagio e, a causa di una morbosa gelosia, tra l'altro mai sedata, nel rapporto di convivenza con Alma, (seducente donna, habitué dei circoli artistici, intellettuali e mondani viennesi), che conobbe alternanze vertiginose.
Sul piano compositivo, l'arte musicale deve molto a questo maestro, anche se, nei suoi lavori, spesso appare una commistione di sacro-profano, di mistico-triviale, di profondo e banale, alla quale risulta difficile attribuire una radice prettamente artistica.
Nonostante la strenua difesa delle opere di Schoenberg e di quelle dei suoi allievi, per formazione artistica e, probabilmente, per una questione generazionale, Mahler non si lasciò tentare dal Metodo dodecafonico e neppure partecipò alle sperimentazioni delle avanguardie presenti alla “Fin de siécle” (espressionismo, atonalismo ecc.). Avversato fino al Secondo dopoguerra, in quanto “compositore ebreo”, di una cosa fu consapevole e profeta: “....finchè sarò il Mahler che si aggira tra di Voi, “un Uomo tra gli Uomini”, come Compositore posso soltanto aspettarmi un trattamento troppo umano. Devo prima scrollarmi di dosso la polvere terrena affinché mi sia resa giustizia...ma il mio tempo verrà!”