Compositore, Pianista, Organista e Docente di Composizione.
Se non si includono alcuni lavori di carattere strumentale, la produzione di questo operista è legata strettamente al Teatro d'Opera.
Sensibile ai piaceri della vita, il suo impegno, alquanto superficiale, a volte scatenò accese critiche da parte dei suoi colleghi e della critica internazionale.
(Jules-Émile-Frédéric)
Jules Massenet nacque a Montaud St. Etienne (dipartimento della Loira), il 12 Maggio 1842, e fu l'ultimo di ventuno figli di Eugène, un ex Ufficiale del Genio militare che, congedatosi dall'Esercito, era diventato direttore di una fabbrica di attrezzi agricoli.
Sua madre Eléonore-Adelaïde Royer de Marancour, apprezzata pianista, fu la prima ad impartirgli i rudimenti musicali e l'Insegnamento del pianoforte, lezioni che il piccolo Jules continuò con lei fino al 1853, anno in cui, raggiunta l'età, poté iscriversi al Conservatorio di Parigi, città nella quale la famiglia Massenet si era trasferita nel 1848. Ammesso nella Classe di Adolphe Laurent (pianoforte) e in quella di Augustin Savard (solfeggio e canto), dopo tre anni di duro apprendistato, Jules fu costretto ad interrompere gli studi musicali al Conservatorio, poiché dovette trasferirsi con la famiglia a Chambéry, cittadina della Savoia. Tornato a Parigi nel 1860, riprese gli studi musicali al Conservatorio sotto la guida di Henry Reber (Armonia), di Ambroise Thomas (Composizione) e di Eugène Benoist (Tecnica organistica).
In questo periodo, Massenet dette lezioni di pianoforte, suonò in vari Caffé-teatro della capitale e, nel contempo, studiò aiutato da Berlioz fino al 1863, anno in cui vinse il “Prix de Rome” con la Cantata David Rizzio. Tale premio permise a Massenet di recarsi in Italia. Durante i due anni di soggiorno alla Villa Medici, strinse amicizia con Franz Listz: fu quest'ultimo a suggerirgli di accettare, come allieva, Louise-Constance de Gressy che, nel 1866, diventerà sua moglie. La permanenza italiana offrì al giovane Compositore l'occasione di visitare diverse città: Firenze, Assisi, Siena, Napoli e Venezia. Qui egli si soffermò per quasi due mesi, quindi; nel 1865, si recò in Germania e a Budapest; poi rientrò a Parigi, città nella quale ebbe inizio la sua carriera di operista. Nel 1866 Massenet scrisse La coupe du roi de Thulé,opera in tre atti su libretto di Louis Gallet, che non fu mai rappresentata. Ad essa seguì, in una concitata attività compositiva, La grand'tante, opera comica in un atto, il cui debutto avvenne al T. Comique parigino (3 apr. 1867), dove conobbe un discreto successo.
Dopo tre lavori rimasti incompiuti (Manfred, Méduse, Don César de Bazan), tra il 1872 ed il 1876, Massenet lasciò temporaneamente il teatro operistico per dedicarsi ad alcune composizioni orchestrali e ai due Oratori Marie-Magdeleine e Eve, lavori che gli permisero di farsi notare negli ambienti altolocati della Capitale. Nel 1876, gli venne conferita la Medaglia della Légion d’Honneur, un'onorificenza che lo spronò a tornare al teatro: per questo genere di Intrattenimento egli scrisse l'Opera in 5 atti Le Roi de Lahore, su libretto di L. Gallet, tratto da una fiaba indiana ambientata nel XI sec. Quest'opera, rappresentata con lusinghiero successo all'Opéra di Parigi il 27 aprile del 1877, pur non essendo frutto di una piena maturità artistica, lasciò intravedere le indubbie doti musicali del suo autore, che diventerà uno dei più importanti operisti francesi di fine Ottocento.
Per meriti artistici, nel 1878, Massenet venne eletto Membro dell'Accadémie Française des Beaux-Arts e, sempre nello stesso anno, fu assunto come professore di composizione al Conservatorio cittadino, dove insegnò per 18 anni, succedendo a Emmanuel J. Bazin.
La prolifica attività di docente non gli impedì, tuttavia, di continuare quella operistica, inserendosi in quel filone teatrale indicato, a suo tempo, da Charles Gounod, il quale, dal 1859, aveva stabilito uno “Standard”, definito Opéra-Lyrique, la cui affermazione si protrasse per tutta la Seconda metà dell'Ottocento e anche oltre.
Forte di questo esempio, per il pubblico di Bruxelles Massenet mise in scena, al T. de la Monnaie, Hérodiade (19 dic. 1881), opera tragica in quattro atti su libretto di Paul Milliet e di Henri Gremont (pseud. di Georges Hartmann). Il lavoro ebbe una calda accoglienza, sia di pubblico che di critica, e preparò la strada alla consacrazione di Massenet a grande operista, che avvenne il 19 genn. 1884 con la rappresentazione di Manon al T. Opéra-Comique di Parigi. Quest'opera di carattere comico, in 5 atti e 6 quadri, fu librettata da Henri Meilhac e da Philippe Gille, i quali presero spunto dal celebre romanzo “Histoire du chevalier Des Grieux et de Manon Lescaut” di Antoine-François Prevost. In un primo momento, il giudizio della critica fu assai tiepido; tuttavia, nel giro di pochi anni, questo lavoro finì per diventare una "pietra miliare" del panorama musico-teatrale francese.
Pur in tono minore, il successo continuò anche nelle opere seguenti Le Cid, Werther e Thaïs.
La "Prima" fu rappresentata all'Opéra di Parigi, dove ottenne un discreto riscontro di pubblico e di critica (30 nov.1885). Strutturata in 4 atti e 8 quadri, su libretto di Auguste Ph. D'Ennery e Louis Gallet, essa è ambientata nella Spagna medioevale, al tempo della “Riconquista” contro gli arabi.
Il prestigio di Massenet subì una battuta d'arresto nel momento in cui la sua Opera “Werther”, tratta dal celebre romanzo di W. Goethe, venne rifiutata dai teatri parigini e, per il suo debutto, si dovette attendere il 1892. Dato alle scene del T. Hofoper di Vienna il 16 febb di quell'anno, l'esito di questo dramma lirico fu clamoroso e aprì la via all'Opera seguente “Thaïs”, accolta da lunghi applausi del pubblico parigino (T. dell'Opéra, 16 mar. 1894). All'inizio del XX secolo, Massenet scrisse altri lavori teatrali che ebbero alterna fortuna: tra essi, una particolare menzione va fatta a Le Jongleur de Notre-Dame (Il giullare di Notre-Dame), rappresentato all'Opéra di Montecarlo il 18 febb.1902. L'importanza di questo “Miracle” in 3 Atti, ambientato nel XIV sec., non è legata tanto al suo successo di pubblico e di critica, quanto alla tempistica con la quale fu collocata nel panorama operistico francese. A tal proposito occorre sottolineare che alla fine dell’Ottocento, ma ancor più all’inizio del Novecento, si manifestò in Francia un grande interesse per la musica medioevale, attentamente studiata e valorizzata da molti compositori, tra i quali Fauré e Debussy.
Nel 1896, fallita l'opportunità di assumere la direzione del Conservatorio di Parigi (gli fu preferito Gabriel Fauré), Massenet, con un certo sdegno, diede le dimissioni dall'incarico di Insegnante e si ritirò a vita privata, dedicandosi esclusivamente alla composizione.
Nel primo decennio del nuovo secolo, considerato dai più l'Operista francese di maggiore successo dopo Bizet, egli compose altri lavori teatrali di vario assunto, producendo musica di “facile ascolto” per soggetti scelti su misura del suo pubblico affezionato, come Ariane e Don Quichotte, opere di fin troppo facile lirismo.
Negli ultimi anni Massenet visse un'appassionata relazione con Lucy Arbell, giovanissima cantante lirica, per la quale il compositore francese scrisse parecchi ruoli, inclusi quello di “Ariane” e quello di “Dulcinée” nel Don Quichotte. A partire dal 1905 iniziò a soffrire di uremia cronica, ma ciò non gli impedì di continuare a comporre. In questo periodo egli scrisse la citata Ariane (1906); Thérèse (1907); Bacchus (1908) ed infine Roma, che completò pochi mesi prima della morte, avvenuta il 3 Agosto 1912 a Parigi, per una forma tumorale. Le Spoglie del Compositore riposano al Cimitero di Egreville, cittadina del dipartimento della Seine-Marne, nella Regione dell'Ile de France.
Massenet viene ricordato nella Storia musicale esclusivamente per la sua dedizione al Teatro d'Opera (27 Composizioni), anche se il meglio della sua produzione risiede in due o tre lavori tutt'ora in repertorio, Manon, Werther e Le Jongleur de Notre-Dame, che è, quest'ultima, la rievocazione di un Miracle: una Sacra rappresentazione medioevale.
Un elemento fondamentale del teatro di questo compositore consiste nella continuità a quanto iniziò Gounod nella sua produzione operistica: cioè la ricerca di una perfetta aderenza della linea melodica al contenuto del testo, in contrapposizione ai modelli dell'Opera tedesca ed Italiana.
Jules Massenet visse in perfetta simbiosi con il suo tempo, consapevole di cosa desiderasse il pubblico e fermamente deciso a soddisfarlo. Opportunista oltre ogni limite, egli possedeva il cinismo di un abile uomo d'affari e non bisogna stupirsi se non fu ben visto dai colleghi; Rimskij-Korsakov lo definì “un'astuta volpe”, Bizet, che lo conosceva bene, più volte dichiarò: ”Un giorno o l'altro quel “tipetto” ci sbaraglierà tutti”. Anche per la musica sacra Massenet non ebbe alcun riguardo; un giorno, a proposito dei suoi Oratori, ebbe a dire a Vincent d'Indy: “ Non credo in tutta quella Liturgia, ma il pubblico la gradisce e io devo accontentarlo in tutti i modi.”
Elegante, raffinato, l'operista francese piaceva molto alle signore, e lui le circuiva con affabile eloquenza; spesso usava il grazioso, quanto ipocrita, trucco di andare al pianoforte e, mentre improvvisava una dolce melodia, affermava all' occasionale compagna che lei era la fonte di tale ispirazione.
Particolarmente sarcastico fu un giudizio di Debussy su questo compositore: “Ascoltando la musica di Massenet, pare che egli sia rimasto vittima del fruscio dei ventagli delle sue belle dame; per lui la Musica è una deliziosa occupazione e non quella crudele divinità che domina su tutti noi”.
Anche la critica lo attaccò senza mezzi termini, sui i giornali e sulle riviste specializzate. Nel 1909, un articolo del “Musical Courier” così riportava: “Se Massenet non fosse vissuto in questo tempo, non avrebbe avuto successo; accettiamo volentieri le sue mediocri melodie poiché non abbiamo altri compositori disposti ad accontentare un Mondo così assetato di facile ascolto”.
In questo modo, la fortuna di Massenet continuò a prosperare; egli riuscì a crearsi una solida posizione economica che seppe amministrare oculatamente fino al termine della sua esistenza.
Come già detto, egli si dedicò interamente al Teatro d'opera; fanno eccezione 9 Suites per orchestra; il Concerto per pf. in mi bem.magg. (1903); 1 Fantasia per vcl. (1897); 2 Pieces per vl. e pf.; alcuni Brani per pf. (a due e a quattro mani); 65 Liriche, ed alcune Composizioni per Coro a Cappella.