Luigi Cherubini
Luigi Cherubini (Firenze 8 Sett. 1760 - Parigi 15 Mar. 1842)

Compositore, Clavicembalista, Cattedrattico e Maestro di Canto.
Cherubini, prima di diventare un operista di alterna fortuna, si dedicò, con particolare dedizione, alla Musica sacro-vocale e cameristica in cui appaiono lavori di raffinata conduzione melodica supportata da una profonda conoscenza dell'armonia e, soprattutto, del contrappunto.


Luigi Cherubini nacque a Firenze il 14 settembre 1760. Decimo figlio di Veridiana Bosi e di Bartolomeo, sostituto clavicembalista al Teatro della Pergola di Firenze, il piccolo Luigi apprese lo studio della musica sotto la guida paterna.

Appena decenne (nel frattempo era morta la madre), il ragazzo iniziò a frequentare la Scuola musicale di Bartolomeo ed Alessandro Felici, due rinomati musicisti toscani (padre e figlio), specializzati nell’insegnamento del contrappunto. Cherubini dimostrò, fin da subito, un’innata predisposizione per questa difficile tecnica dallo Stile severo, utilizzata, soprattutto, nella musica da Chiesa. Le prime composizioni (purtroppo andate perdute) consistettero infatti in 4 brevi Messe ed alcuni brani sacri scritti tra il 1773 e il ‘76, che procurarono al giovane maestro una certa notorietà negli ambienti musicali fiorentini. Del suo precoce talento si accorse anche il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo, il quale gli accordò una Borsa di studio affinché potesse recarsi a Bologna e frequentare la Scuola di Giuseppe Sarti, Organista e Compositore, formatosi sotto la guida di Padre Martini. Quando Sarti vinse il Concorso per il posto di Maestro di Coro nel Duomo di Milano (1779), Cherubini lo seguì e nel Capoluogo lombardo scrisse parecchia musica sacra; quindi, nello stesso anno, si recò in Piemonte, ed esattamente ad Alessandria, dove compose e fece rappresentare la sua prima opera Quinto Fabio, un melodramma in tre atti di carattere storico (novembre 1780).

Nei quattro anni seguenti, Cherubini e Sarti formarono un sodalizio musicale che portò, almeno all’inizio, parecchi frutti in campo operistico; è probabile che alcuni lavori commissionati al Maestro siano stati trasferiti all’allievo e che Sarti vi abbia collaborato solo in qualità di revisore.

In questo periodo, le opere andate in scena con il nome di Cherubini furono (oltre al “Quinto Fabio”) Armida (Firenze 1782); Adriano in Siria (Livorno-idem); Lo Sposo di tre, Marito di nessuna, la sua prima Opera comica (Venezia 1783); Idalide (Firenze 1784) ed Alessandro nelle Indie (Mantova - 1784).

Nonostante i consensi ottenuti, l’attività di Cherubini, operista esordiente, si presentò in Italia alquanto incerta per via della presenza di compositori affermati e di grande talento, come Cimarosa, Piccinni, Traetta, Jommelli, ed altri. A causa di ciò, seguendo l’esempio di altri colleghi, egli decise di recarsi all’estero. Il primo Paese nel quale dimorò fu l’Inghilterra (autunno 1784), dove rimase per circa due anni. Durante tale periodo Cherubini scrisse musiche commissionate da altri maestri italiani e l’Opera Buffa La finta principessa (1785). Incoraggiato dall’esito promettente di questo lavoro, il venticinquenne compositore si cimentò anche nel genere serio, con la rappresentazione al King’s Theatre di Londra del Dramma Giulio Sabino (primavera1786), che però non ebbe particolare successo. La fredda accoglienza inglese rammaricò a tal punto il maestro da indurlo a trasferirsi definitivamente in Francia. La decisione di compiere questo passo, in verità, fu stimolata da un suo breve viaggio a Parigi, effettuato l’estate precedente, per rendersi conto della situazione musicale francese. Nell’occasione, Cherubini ebbe modo di conoscere alcuni esponenti del mondo musicale parigino, tra cui il celebre violinista Giovanni Battista Viotti. Il suo intento fu, probabilmente, di trarre vantaggio da queste amicizie e dal facile adattamento della lingua francese ad alcune sue opere, composte su libretto italiano, un espediente già adottato con successo da Piccinni e Sacchini in anni precedenti.

Luigi Cherubini lasciò l’Inghilterra nell’estate 1786 e, giunto a Parigi, dopo un periodo dedicato a composizioni musicali di minor prestigio, venne in Italia (inverno1788) per curare l’allestimento, al Teatro Regio di Torino, dell’Opera Ifigenia in Aulide, un dramma che riscontrò notevoli consensi. Tornato in Francia, Cherubini compose un altro lavoro tragico, il Démophoon, rappresentato all’Opéra di Parigi, a cui però il pubblico riservò solo tiepide reazioni.

Nel frattempo, l’amico Viotti, ricevuto l’incarico dal Conte di Provenza (fratello di Luigi XV) di fondare un teatro esclusivamente dedicato all’opera italiana, propose a Cherubini di unirsi a lui nell’ambizioso progetto, realizzato brillantemente con la creazione del Théâtre de Monsieur.

Nonostante le turbolenze politiche dovute alla Rivoluzione francese (1789), questo teatro, che aveva intanto cambiato il nome in Théâtre Feydeau, mandò in scena per quasi tre anni una ventina di opere italiane, anche di altri autori (Cimarosa, Paisiello, Salieri ecc.), quasi sempre accolte con grande favore di pubblico, alle quali Cherubini collaborò attivamente, inserendo musiche inedite più consoni al gusto francese. Il capolavoro di questi anni fu comunque la Commedia eroica Lodoïsca, messa in scena il 18 luglio 1791 al “Feydeau”, dove sollevò grandi entusiasmi.

Colpito dai primi sintomi di una malattia nervosa, forse dovuta dall’eccessivo lavoro, Cherubini passò il 1793 nell’Abbazia di Gaillon in Normandia, periodo durante il quale, lungi dal restare inattivo, intraprese, senza portare a termine, l’Opera comica in tre atti Koukurgi. Tornato a Parigi nella primavera del 1794, sposò Cécile Tourette, figlia di un cantore dell’ex cappella reale.

La situazione generale di Cherubini migliorò vistosamente quando assunse l’incarico di Ispettore del Nuovo Conservatorio Musicale parigino. Durante questo esercizio scrisse, per i rivoltosi, alcuni Inni patriottici. Dopo aver passato gli anni più cruenti della Rivoluzione come membro della Banda Musicale Repubblicana, Cherubini tornò alla composizione e mise in scena Elisa, detta anche Il Monte San Bernardo (dic.1794), un’opera ambientata tra i ghiacciai alpini, recante in sé le prime velate tracce del futuro movimento romantico. Nei successivi cinque anni, esaurita l’ "Ondata rivoluzionaria", il prestigio di questo maestro crebbe notevolmente, soprattutto con la messa in scena di Medée (1897) e Le deux journée (1800), due melodrammi che, con il grande successo al Teatro Feydeau, offuscarono i lusinghieri consensi già raggiunti da altre due sue Opere: L’Hôtellerie Portugaise e La punition le quali, pur essendo commedie, contengono musiche di alto valore sinfonico.

L’Ascesa al potere di Napoleone Bonaparte per quasi quindici anni pesò negativamente sulla carriera di Cherubini e fu per lui causa di molte angosce. Nel 1801, poiché l’impiego al Conservatorio non era sufficiente per mantenere la famiglia, organizzò una serie di concerti pubblici e tentò, contemporaneamente, di avventurarsi nel mondo editoriale, ma i risultati furono disastrosi. Due anni dopo cercò di tornare alla ribalta delle cronache con l’Opera Anacréon ou l’amour fugitif, ma la “prima”, data all’Opéra di Parigi, si rivelò un fallimento, per cui la direzione del Teatro poté assicurargli solo poche (e disertate) rappresentazioni.

Stanco di essere osteggiato nella Patria d’adozione, Cherubini partì per Vienna su invito della Sovrintendenza al Teatro di Corte, la quale gli aveva commissionato due nuovi lavori operistici (Estate 1805). Nella Capitale austriaca il musicista incontrò Haydn, strinse amicizia con Beethoven e con altri esponenti del mondo artistico viennese e, nell’arco di breve tempo, compose, per le scene del Teatro Hofoper, l’Opera in tre atti Faniska, sollevando grande entusiasmo (febb.1806).

Tutto sembrava andare per il meglio, quando la sua permanenza a Vienna venne interrotta dalla ripresa della guerra tra la Francia e la Coalizione austro-russa, che costrinse Cherubini a tornare a Parigi. Il suo rientro nella metropoli francese fu alquanto triste, a causa della salute compromessa dal riacutizzarsi della forma nervosa, di cui aveva già sofferto, che gli impedì di continuare l’attività di compositore.

Nell’estate del 1808 accettò l’invito fattogli dai Conti Caraman e trascorse un lungo periodo di riposo nel loro castello di Chimay. La quiete della campagna circostante e le premurose cure della Contessa Thérèsia ebbero un effetto benefico sulla psiche del maestro il quale, ristabilitosi, riprese a comporre nel genere sacro; nacque così la celeberrima Messa di Chimay per soli, coro e orchestra, eseguita più tardi nella Capitale e gratificata da enorme successo.

Da quel momento, Cherubini ricominciò, con alterna fortuna, l’attività di operista. Sul finire del 1809 la rappresentazione dell’opera in un atto, Pimmalione, con testo in italiano, sembrò entusiasmare anche l’Imperatore Bonaparte, notoriamente avverso alla musica del maestro toscano.

Il buon successo ottenuto ridiede nuovo slancio creativo a Cherubini il quale, desideroso di tornare in auge, nel breve giro di un anno progettò il debutto di ben tre opere, delle quali una buffa: Le Crescendo, rappresentata tuttavia con scarso successo all’Opera-Comique il 1° sett. 1810.

Le rimanenti due, purtroppo, non videro la "Luce delle Scene" poiché, nel frattempo, il principe Esztherázy propose a Cherubini di trasferirsi in Austria in qualità di compositore di Corte, come già era stato Haydn. Le cose però, ancora una volta, non andarono per il verso giusto; il nobile, per ragioni inaspettate, non riuscì a mantenere l’impegno assunto, il che comportò per il compositore un grave danno sia economico che morale. Rimasto a Parigi, l’unica strada da ritentare fu quella del Teatro, nonostante egli avesse scritto per l’occasione viennese la Grande Messa in re min (1811).

Il 1812 fu l’anno in cui compose Les Abencérages, opera in tre Atti rappresentata all’Opéra nell’aprile 1813. L’accoglienza fu positiva, tuttavia le agitate vicende storiche che stavano attraversando la Francia non erano le più idonee per un successo duraturo. All’inizio del 1815, su invito del celebre pianista Muzio Clementi, il compositore italiano si recò a Londra e lì scrisse per la Società Filarmonica parecchia musica per orchestra. Tornato a Parigi, al termine dell’Epoca napoleonica, cominciò per Cherubini un nuovo periodo di minor attività compositiva, ma decisamente più ricco di riconoscimenti ufficiali da parte dei Sovrani francesi, che si susseguirono durante la Restaurazione. Sotto la reggenza di Luigi XVIII gli venne conferita la cattedra di composizione del Conservatorio cittadino e la direzione della Cappella reale, insieme a Lesueur e a Martin. Per questo servizio a Corte, Cherubini realizzò il grande Requiem in do min., in memoria di Re Luigi XVI (1816), e 4 Messe solenni, tra cui quella con la Marcia religiosa, scritta appositamente per l’incoronazione di Carlo X e diretta personalmente dal maestro nella Cattedrale di Reims (1825). Fra tanta Musica sacra, egli trovò, ancora una volta, l’ispirazione per il Teatro, componendo l’Opera buffa Ali-Baba ou Les quarante voleurs e, per il genere cameristico, 6 grandi Quartetti d’archi e 1 Quintetto.

Cherubini si dimise dall’ufficio di direttore del Conservatorio nel 1842 con l’intenzione di compiere, con i familiari, una lunga permanenza in Italia, quando, malauguratamente, un improvviso peggioramento delle sue condizioni di salute resero impossibile l’attuazione del progetto. Dopo qualche giorno, il 13 marzo 1842, all’età di ottantadue anni, il grande maestro si spense a Parigi nella sua casa del Faubourg Poissoniere.

La vita di Cherubini, come compositore, fu una delle più difficili della storia musicale. Se si escludono i 3 grandi successi teatrali Lodoïsca, Médée e Le Deux journées, le rimanenti 30 opere, anche a causa della generale debolezza dei testi poetici, non incontrarono il favore auspicato.

Per quanto riguarda la musica sacra, dalla quale questo maestro si sentì attratto fin dagli inizi della carriera, rimase relegata nell’ambito di una ristretta cerchia di conoscitori per via del momento storico e dei luoghi dove venne eseguita: la Francia rivoluzionaria e notoriamente anticlericale. Ciononostante, sia i più importanti musicisti a lui contemporanei che quelli a venire posero Cherubini tra i massimi esponenti della scena musicale europea di tutti i tempi, considerandolo, a ragione, il più aperto e progressista compositore capace di influenzare profondamente ogni genere musicale.