Compositore, Dir. d'Orch. Pianista e Teorico austriaco.
In Campo sinfonico Bruckner riuscì ad influenzare gran parte della generazione musicale a lui successiva la quale, distaccatasi dal Tardo Romanticismo, si avviò alla ideazione e sviluppo della Musica moderna.
(Joseph A. B.)
Bruckner nacque il 4 sett.1824 ad Ansfelden, una cittadina dell'Alta Austria nei pressi di Linz. Primogenito di undici figli, Anton apprese i primi rudimenti musicali dal padre, dimostrando per tempo una straordinaria attitudine per l'arte musicale, dote certamente ereditata dal "ceppo" familiare in quanto il nonno, il genitore e due cugini avevano esercitato mansioni di organista in alcune chiese del luogo. Morto il padre (1837), Anton, tredicenne, interruppe gli studi musicali, iniziati a Hörsching sotto la guida del cugino J.B. Weiss, ed entrò a far parte del coro di voci bianche nel vicino Convento collegiale di Sankt Florian, ove fu allievo di Anton Kattinger, eccellente organista, al punto di meritarsi l'appellativo “Il Beethoven dell'Organo”.
Bruckner studiò assiduamente la tecnica organistica, approfondì quella del Basso Continuo e si dedicò alla pratica del violino, senza tuttavia trascurare gli studi umanistici che gli permisero, dopo un anno preparatorio trascorso alla Präparandienschule di Linz (1840), di conseguire il diploma di Maestro di Scuola elementare. Diventato insegnante, l'effettiva professione esercitata dal padre, Bruckner trovò impiego a Windhaag (1841-43) poi a Kronsdorf fino al 1845. In questi luoghi, caratterizzati da ampi spazi montani e grandi silenzi, il giovane visse cinque anni in un totale isolamento artistico, occupandosi (poiché l'incarico lo comprendeva) di attività, anche manuali, che non gli impedirono, tuttavia, di rinunciare alla sua convinta vocazione musicale. Qui, infatti, egli copiò integralmente l'Arte della Fuga di J.S. Bach, studiò Mozart e Haydn, compose la sua prima Messa (in Do magg.), oltre una notevole quantità di musica vocale e per la danza.
Nell'autunno del 1845, Bruckner lasciò il suo "piccolo mondo" fatto di solitudine e si recò a Sankt Florian, come insegnante di scuola primaria nell'abazia collegiale che egli aveva frequentato da ragazzo, incarico al quale si aggiunse quello di organista provvisorio in sostituzione di Kattinger, deceduto nel 1848.
In questa scuola, Anton Bruckner dedicò tutte le sue energie allo studio dell'organo, concentrandosi, in particolare, sulla produzione bachiana e su quella di Mendelssohn, mentre affrontò l'ardua tecnica del contrappunto da autodidatta, secondo le regole moderne del grande critico e teorico Friedrich W. Marpurg; questi impegni gli consentirono, in seguito, di assumere l'incarico di organista nel Duomo di Linz (1855). Non ancora appagato, il tenace trentunenne musicista austriaco decise di perfezionarsi a Vienna con Simon Sechter (che fu l'insegnante di Schubert) e, per qualche tempo, diresse la Società Corale di Frohsinn.
A partire dal 1856, per Bruckner seguì un quinquennio di Silenzio creativo e di Studio, che lo portò a diplomarsi in Organo al Conservatorio di Vienna, tra l'ammirazione generale per le sue grandi doti tecniche e per quelle di improvvisatore (1861). Infervorato da questi riconoscimenti e conscio delle sue spiccate abilità contrappuntistiche, Bruckner si cimentò nella strumentazione e nella prassi compositiva, aiutato da Otto Kitzler, violoncellista e direttore d'orchestra del Teatro di Linz, studi che proseguì successivamente con Ignaz Dorn, dal quale apprese il nuovo linguaggio sinfonico, espresso da Richard Wagner.
Dopo una serie di composizioni, per lo più finalizzate a scopi didattici (un quartetto per archi, due brevi sinfonie, una ouverture in sol min. e un'Ave Maria a 7 voci inserita nella Messa n.1 in re min.), Anton Bruckner acquisì uno stile personale che riversò nella Prima Sinfonia in do min. (1865). Sul versante sacro, altre composizioni di questo periodo, che già rivelano l'impronta stilistica di questo compositore, sono la Messa n. 2 in mi min. (1866) e la Messa n.3 in fa min. (1866-67). Questi furono anche gli anni degli assidui viaggi e dei contatti con illustri personalità. Nel giugno 1865, Bruckner incontrò Wagner a Monaco, durante la prima rappresentazione del “Tristano”, poi in agosto Liszt a Budapest, ed infine Berlioz, venuto appositamente a Vienna per presentare e dirigere la sua Légende Dramatique “La damnation de Faust” (16 dic.1866).
Dopo la morte di Sechter (sett.1867), nel 1868, grazie all'interessamento di Johann von Herbeck, maestro di Cappella di Corte, Anton Bruckner fu nominato Professore di Contrappunto, Basso continuo e Organo al Conservatorio di Vienna.
Il prestigioso incarico, che mantenne fino al 1892, procurò a Bruckner una considerevole notorietà e la sua fama di grande organista varcò i confini austriaci quando, su raccomandazione dell'autorevole critico Edward Hanslick, si recò in Francia ove tenne due concerti, a Nancy e, memorabile, a Parigi nella Cattedrale di Notre- Dame (1869). Un successo ancor più strepitoso lo ottenne poi a Londra, con 12 Concerti eseguiti in varie chiese della Capitale britannica.
A Vienna, invece, l'attività compositiva di Bruckner trovò considerevoli incomprensioni, fomentate, in modo particolare, dalle critiche di Johannes Brahms, di Hanslick e dall'ambiente avverso del Conservatorio, nonostante al suo interno esistesse una folta schiera di allievi a lui devoti, tra i quali un giovanissimo Gustav Mahler.
Per Bruckner, il decennio degli anni '70 si riassunse nella parte più consistente della sua produzione sinfonica. 4 Sinfonie (dalla seconda alla quinta) furono scritte in una febbrile attività compositiva che conobbe, nei sette anni impiegati (1871-77), i più disparati avvicendamenti artistici e personali. La Seconda Sinfonia, dedicata a Liszt, nella prima versione venne rifiutata dalla Società filarmonica viennese, quando essa fu diretta, nel 1873, dallo stesso autore. Il culmine degli insuccessi toccò, tuttavia, al debutto della Terza Sinfonia, dedicata a Wagner, che avrebbe dovuto essere diretta da Herbeck; ma, morto improvvisamente l'anziano maestro (1877), tale compito passò a Bruckner, il quale, non avendo avuto il tempo di organizzare un'adeguata esecuzione, fallì clamorosamente. Nel frattempo, una forma depressiva latente sin dall'infanzia, probabilmente dovuta alla morte del padre e al suicidio del cugino Weiss, iniziò a manifestarsi con il giungere di questi esiti artistici negativi (Hanslick propose, addirittura, di radiare Bruckner dal Conservatorio).
Solo più tardi, dopo scrupolose revisioni delle opere compiute, iniziarono, con fatica, ad apparire i "primi successi": prima, con il debutto viennese della Quarta Sinfonia (Romantica), diretta magistralmente da Hans Richter, il 20 febbraio 1881; poi, con la “Settima” in una entusiasmante esecuzione di Artur Nikisch a Lipsia, evento che si ripropose a Vienna con Richter sul podio, la sera del 21 marzo 1886. Nei cinque anni delimitati da queste ultime date, Bruckner portò a compimento la Sesta Sinfonia, iniziò l'Ottava e, per quanto riguarda le grandi composizioni sacre, scrisse, tra molti ripensamenti, il celeberrimo Te Deum in do magg. per soli, coro e orchestra (1ª vers. 1881 - 2ª vers. 1884).
Nell'ultimo decennio di vita, lo stato psico-fisico di Bruckner andò sempre più deteriorandosi, mentre aumentavano, di pari passo, i riconoscimenti e una notorietà, che giunse perfino in America.
In patria, l'imperatore Francesco Giuseppe I gli conferì la Croce di Cavaliere dell'Ordine (1886), Brahms si riconciliò con lui, elogiando pubblicamente i suoi ultimi lavori e l'Università di Vienna lo nominò Dottore “honoris causa” nella facoltà di Filosofia (7 nov. 1891), la stessa dove Bruckner fu professore di armonia e di contrappunto.
Oltre a queste onorificenze, le gratificazioni artistiche più ambite giunsero al maestro austriaco nel 1892, anno in cui la Wiener Philharmoniker, diretta da Richter, eseguì una brillantissima esecuzione dell'Ottava Sinfonia. Due anni dopo, a Berlino, Bruckner fu festeggiato calorosamente nei due appuntamenti musicali allestiti in suo onore, durante i quali assistette alle esecuzioni della Settima Sinfonia e del Te Deum, splendidamente dirette da Karl Muck e da Siegfried Ochs.
Dopo le entusiastiche "Serate berlinesi", la vita del Maestro si svolse unicamente dentro i confini austriaci, ottenebrata da fasi alterne di malattia (idropisia) e di concitati momenti creativi, interamente protesi nell'affannoso desiderio di portare a compimento la sua Nona Sinfonia. Iniziata nel 1887, quest’ultima composizione orchestrale di Bruckner, dedicata all'amore di Dio (dem lieben Gott), prese fisionomia solo nel 1894 al termine dei tre primi movimenti, mentre il finale, nonostante le ampie parti concluse, restò incompiuto per l'avvenuta morte del grande compositore (Vienna, Villa imperiale del Belvedere 11 ott. 1896). Dopo i Solenni funerali, celebrati il giorno 14 nella chiesa di San Carlo, per volontà testamentaria la Salma di Bruckner venne tumulata a Sankt Florian, ai piedi del grande Organo dell'Abbazia collegiale, che lo vide allievo e insegnante.
“Minnesanger von Gott” (Menestrello di Dio) è la laconica definizione che Liszt attribuì a Bruckner. Questo appellativo non è giustificato solo dalla celebre frase “Vivo solo per Dio e per la musica”, pronunciata in gioventù dal grande maestro, ma, soprattutto, si legittima nello spirito compositivo intriso di mistica Ascendenza, presente in tutta la sua ragguardevole produzione musicale.
Nonostante al centro di essa emergano 11 sinfonie, le opere di carattere Sacro-religioso appaiono ancora più importanti per la formazione artistica di questo compositore, seguace fedele di una tradizione musicale ben più antica: quella rinascimentale italiana, filtrata dalla Scuola contrappuntistica settecentesca di J. Joseph Fux e di J. Georg Albrechtsberger. Tuttavia, la lezione, che Bruckner riuscì a trarne, resta per lo più confinata in campo didattico. Nelle Messe, e nelle varie composizioni di tipo mottettistico, infatti, queste tecniche del passato servirono al maestro come punto di partenza di un percorso stilistico che, iniziando dal classicismo di Haydn, giunse ed oltrepassò Beethoven. In egual misura, questo accadde anche nella sua produzione cameristica.
Malgrado l'esiguo numero di composizioni in questo genere, occorre sottolineare i raffinati intrecci contrappuntistici, sapientemente inseriti nel Quartetto in do min. (composto a diciotto anni), e nell'elaborato, più maturo Quintetto in fa magg. per archi (1879), stilisticamente ricalcati sull'impronta dell'ultimo Beethoven e di Schubert. Tuttavia, per proprietà di linguaggio, queste opere esercitarono una certa influenza su compositori futuri come M. Reger, A. Schönberg e P. Hindemith.
Abbastanza contenuta appare anche la produzione per organo e pianoforte, e questo potrebbe stupire se si considera che Bruckner dedicò gran parte della vita alle “Tastiere”. Le ragioni di questa inaspettata assenza creativa si possono spiegare con il fatto che egli fu, soprattutto, un ricercatore, un didatta di questi strumenti (nel 1842 a Windhaag trascrisse l'intera “Arte della fuga” di J.S. Bach), e i suoi numerosi allievi (Motll, Kienzl, Loewe, Mahler, Klose, i fratelli Schalk ed altri ancora) lo stimarono, in modo particolare per l'innovativo e proficuo modo di insegnare le difficoltà tecniche strumentali e gli aridi fondamenti dell'armonia e della teoria musicale.
Bruckner, invece, dedicò grande spazio compositivo alla vocalità, sia nel genere sacro che nel profano. Alle grandi composizioni sacre appartengono 6 Messe per vari organici (in realtà 7, in quanto la Prima in do magg. per contralto, due corni e organo, fu scritta nel periodo formativo), 5 Salmi, 2 Requiem, 1 Magnificat e 1 Te Deum. Quelle di piccole dimensioni sono composte da 4 Pange lingua (Inni eucaristici), vari Corali, Litanie e molte Preghiere, inserite in sezioni di Messe (offertori, graduali, introiti ecc.).
La parte più consistente della musica vocale profana è costituita da 6 lieder per voce e pf. e da una cinquantina di brani (cantate e mottetti), per coro e per varie formazioni, con e senza accompagnamento strumentale.
Ma è alla produzione sinfonica che occorre guardare, se si vuole cogliere l'essenza artistica di Bruckner. In questo genere, partendo dalla "Nona" Sinfonia di Beethoven, egli estese i singoli "movimenti" delle sue Opere, fino a raggiungere proporzioni monumentali, specialmente negli adagi, dove la conduzione melodica è, a volte, fortemente influenzata da Schubert (del quale seppe cogliere l'intimismo romantico) e nei grandiosi finali, composti da possenti “crescendi” emotivi, che aprirono la via a due grandi sinfonisti del Tardo-romanticismo austriaco: Gustav Mahler e Adolf Schmid.
Bruckner è un musicista complesso, difficile da analizzare, e nelle sue Sinfonie si pone spesso il problema di riuscire ad individuare le elaborazioni e le diverse disposizioni tematiche all'interno di uno stesso movimento.
Se si esclude la Sinfonia in fa min. (Studiensymphonie) del 1863, scritta a scopo propedeutico, le restanti 10 partono dal numero 0. Una tangibile testimonianza dell'umana modestia e della grande venerazione di Bruckner nei confronti di Beethoven, che rifiutò di superare anche nella catalogazione delle proprie sinfonie.