Compositore, Pianista e Critico musicale.
Fautore dell'unione della musica all'Ideale romantico, Robert Schumann trovò il mezzo consono per esprimere le proprie emozioni nel Lied nel quale riversò una raffinata bellezza poetica.
(Robert Alexander)
Robert A. Schumann nacque l’8 giugno 1810 a Zwickau, un’operosa cittadina ai piedi dei monti metalliferi della Sassonia, distante da Dresda e da Lipsia una settantina di chilometri.
Suo padre August, piccolo editore libraio, accortosi della precoce inclinazione del figlio per l’arte musicale, assecondò fin da principio questa innata predisposizione, affidando il piccolo Robert alle cure di una Scuola privata del luogo. Il suo primo insegnante di musica fu Johann Gottfried Kuntsch, organista della Cattedrale cittadina di S. Maria, dal quale Schumann apprese i fondamentali principi della disciplina. In seguito, all’età di nove anni, dopo aver ascoltato un’esibizione del grande pianista Ignaz Moscheles, nel fanciullo si manifestò il grande desiderio di diventare un provetto concertista.
L’anno successivo (1820), Schumann prese a frequentare il Ginnasio di Zwickau, mentre studiava il pianoforte e suonava con amici, spesso a quattro mani, le trascrizioni orchestrali dei maggiori Autori classici: un periodo, questo, dove la passione per la Musica e per la Letteratura iniziarono a convivere parimenti in lui e lo terranno per lungo tempo davanti alla fatidica scelta tra la vita del musicista e quella del poeta-letterato.
Qualche anno più tardi, due episodi luttuosi avvenuti in seno alla famiglia Schumann sconvolsero la già fragile psiche del giovane Robert: prima la morte della sorella, poi quella del padre (1826) (che coincise con la fallita possibilità di studiare Composizione con Carl Maria Weber, a causa della prematura scomparsa di quest'ultimo) indussero Schumann a rinunciare, parzialmente, alla vocazione di musicista. Nel 1828, conseguita la Maturità classica, si iscrisse, su consiglio della madre, alla Facoltà di Diritto dell’Università di Lipsia e, l’anno seguente, si trasferì ad Heidelberg, attratto dal dinamico clima artistico di questa cittadina, disposta sulle sponde del fiume Neckar. Qui, ben presto, la passione per l’arte musicale tornò a conquistarlo: complice di questo rinnovato avvicinamento fu un breve soggiorno estivo a Venezia e a Milano, città nella quale egli ebbe modo di ascoltare la celebre soprano Giuditta Maria Pasta, magistrale interprete delle opere rossiniane.
Tornato in Germania, Schumann si dedicò con fervore allo studio del pianoforte e della composizione, spronato da una serie di favorevoli circostanze, che lo convinsero più che mai della propria vocazione musicale.
Tra le ragioni, che decisero questo prevalere di interessi, fu l’audizione di un concerto del grande violinista Niccolò Paganini, svoltosi a Francoforte nel giorno di Pasqua 1830: evento che suscitò nel giovane ventenne musicista tedesco una profonda emozione. Determinante fu anche il suo trasferimento a Lipsia (ottobre dello stesso anno), ove Schumann, oltre a studiare tenacemente il pianoforte con l’insigne pianista didatta Friedrich Wieck, allargò notevolmente le sue cognizioni tecniche compositive sotto la guida di Heinrich Dorn, allora direttore del Teatro cittadino.
I brillanti risultati ottenuti durante un biennio di estenuante impegno musicale (1830-31) iniziarono a dare i loro frutti e permisero a Schumann di farsi conoscere negli ambienti musicali del luogo; notorietà che portò alla pubblicazione dei suoi primi importanti lavori pianistici (le Variazioni sul nome Abegg e i Papillons), accolti da critiche lusinghiere.
Questo periodo particolarmente fortunato fu, tuttavia, interrotto bruscamente da un’improvvisa epidemia di Colera, che atterrì Schumann al punto da fargli progettare una precipitosa fuga non solo da Lipsia, ma addirittura dalla Germania stessa. Abbandonata, sia pure a fatica, questa esagerata precauzione, dovuta (quasi certamente) ai primi gravi disturbi nervosi che già si stavano manifestando in lui, Schumann intensificò ulteriormente lo studio del Pianoforte, con il proponimento di diventare un affermato concertista. Purtroppo, qualche mese dopo, un errato metodo di studio gli paralizzò un dito della mano sinistra e lo costrinse a rinunciare all’ambita carriera di virtuoso pianista per dedicarsi a quella di Compositore e alla mai sopita passione letteraria. In questa duplice veste di musicista e letterato, Schumann visse i momenti più proficui della sua vita.
Abbandonate le lezioni con i suoi vecchi insegnanti, egli proseguì autonomamente lo studio del contrappunto e della fuga, ispirandosi alle opere dei grandi polifonisti barocchi, in particolare a quelle di Friedrich W. Marpurg e di J.S. Bach. Tra i pianisti suoi contemporanei, egli si entusiasmò soprattutto per Mendelssohn e per Chopin, del quale elogiò, senza riserve, le Variazioni pianistiche sul tema del Don Giovanni mozartiano mentre, in qualità di critico musicale, si accanì ripetutamente contro i famigerati “Filistei”, che costituivano la parte conservatrice del Panorama romantico musicale. Sede di questi frequenti attacchi furono le pagine la Rivista culturale “Neue Zeitschrift für Music”, da lui fondata nel 1833, e della quale, per molti anni, fu redattore e principale sostenitore. Il gran numero di Articoli e Studi, qui pubblicati, vennero poi raccolti in volumi, che costituirono l’oggetto di attente valutazioni da parte di musicisti come Wagner, Brahms, Nicolai, Marschner ed altri, stanchi della stagnante situazione della musica tedesca e desiderosi di sostanziali rinnovamenti.
Dopo un appassionato, ma assai breve Rapporto sentimentale con Ernestine von Friken, una giovane pianista, Schumann si innamorò di Clara Wieck, promettente concertista e figlia del suo vecchio insegnante di pianoforte. Nonostante le tenaci opposizioni dell'anziano genitore, che sognava per lei un radioso "avvenire" di pianista a livello internazionale, i due si fidanzarono e vissero tutta la vita uniti dal loro intenso sentimento.
Per convincere il padre di Clara a più miti consigli, Robert Schumann cercò di migliorare la propria situazione economica e, al tal proposito, spostò a Vienna la Sede della Rivista che dirigeva; fallito il tentativo, egli fece ritorno a casa, dove lo attendevano alcuni avvenimenti, che segnarono in modo profondo la sua esistenza. Qualche mese più tardi, infatti, Felix Mendelssohn giunse a Lipsia per esibirsi in una serie di Concerti (1835) e Schumann, dopo averlo conosciuto ed ascoltato, si legò a lui da profonda amicizia ed ammirazione, sentimenti destinati a protrarsi negli anni a venire.
Infervorato dall'esaltante legame artistico culturale con Mendelssohn - persona di elevatissima cultura e uno dei più valenti pianisti-concertisti del momento - Schumann si prodigò nella Composizione, ma, proprio mentre egli stava vivendo questo periodo di eccezionale creatività, nel febbraio 1836 gli venne a mancare la madre, una perdita che lo fece sprofondare in una profonda e nefasta depressione. Ad aggravare le cose, si aggiunse la perseverante ostilità dell'anziano genitore di Clara, riguardo l'unione sentimentale dei due giovani, situazione che andò via via esacerbandosi, fino ad arrivare al punto estremo di risolvere la questione in Tribunale.
Contemporaneamente a tutta una serie di udienze e dibattiti, Schumann chiese ed ottenne il conferimento della Laurea Honoris Causa, che gli fu rilasciata dall'Università di Jena. Da questa nuova posizione sociale poté meglio difendere la propria causa contro le accuse di Wieck ed unirsi in matrimonio con Clara (Lipsia 12 Sett. 1840). Pur accusando la sconfitta, il suo vecchio insegnante, diventato suocero, si mantenne ostile, anche se, con gli anni a venire, ci fu un parziale riavvicinamento.
Questi sono i tempi in cui la maturità compositiva di Schumann esplose prepotentemente; anche i riconoscimenti da parte dell'Elite musicale tedesca (primo tra tutti Mendelssohn), ne sono tangibili testimonianze. In questo periodo (1840), nacque una nutrita produzione di lieder in cui l'elemento ispiratore fu l'amore provato per Clara. Nei tre anni successivi la Produzione musicale di Schumann si intensificò con Produzioni orchestrali (Un'Ouverture; la Prima vers. della IV Sinfonia; il I° Tempo del Concerto per Pf.), con Musica da Camera (Quartetti, Quintetti op 41 e 44). Questo consistente flusso artistico fu interrotto nel 1844 da una Tournée in Russia (per ragioni strettamente economiche) in compagnia della moglie Clara, la quale si fece molto apprezzare come pianista-concertista sia a S. Pietroburgo, al cospetto dello Zar, sia a Mosca dall'Alta aristocrazia russa. Se le cose andarono bene artisticamente, certo non si può dire altrettanto per le finanze e per la salute di Schumann, che andò via via peggiorando.
Tornato in Germania con le forze ancora vacillanti, il maestro stemperò l’Attività artistica in progetti musicali di poco conto o che non andarono a buon fine: solo le musiche per il Faust di Goethe ebbero un significativo avanzamento, ma non apportarono sufficienti energie per sollevare Schumann da questa apatica situazione. Anche il lavoro di Redattore alla “Rivista” si diradò notevolmente, fino al punto che, nel 1845, gli subentrò F. Brendel. Quando poi, da lì a qualche mese, Mendelssohn lasciò Lipsia, la vita di Schumann in città perse ogni interesse, ragion per cui, benché afflitto da continue crisi nervose, egli si trasferì a Dresda. Qui, venutagli a mancare l'occasione di nuove amicizie, Schumann concentrò i suoi sforzi nell'esercizio del contrappunto e nel genere sinfonico, assumendo la direzione della Società filarmonica locale, senza, però, particolare entusiasmo; solo il compimento della Seconda sinfonia in Do magg. riuscì parzialmente a sollevarlo dai gravi stati depressivi che lo opprimevano.
Dopo un breve soggiorno a Berlino nel marzo 1847, apparentemente ritemprato, Schumann si dedicò con febbrile attività alla realizzazione dell'Opera Genoveva (su Libretto scritto dal pittore e poeta Reinick), mandata in scena allo Stadttheatre di Lipsia il 25 Giu. 1850, alla "prima" Rappresentazione seguirono soltanto 2 repliche. L'amara delusione, provata dal compositore per questo insuccesso, lo spinse con alacre impegno verso un altro lavoro: le Musiche di Scena per il Poema drammatico “Manfred” di Byron, al quale si aggiunse tutta una serie di composizioni per canto solistico, per coro e destinate al pianoforte.
Un anno particolarmente proficuo fu il 1849, con la realizzazione di numerose composizioni di musica da camera ed altrettanta di genere vocale; inoltre tale data coincise con il centenario della nascita di J. Wolfgang von Goethe, il più grande poeta-letterato di lingua tedesca.
Ai festeggiamenti, Schumann partecipò e contribuì col le “Faustszenen” (Musiche di scena del Faust), ancora in fase di completamento - la prima esecuzione completa di questo lavoro avverrà nel 1862, dopo la morte del compositore.
Nel 1850, a Settembre, Schumann fu chiamato a Dusseldorf dovendo ricoprire l'incarico di direttore dei concerti cittadini, una mansione che, sulle prime, egli assolse con particolare dovizia, suscitando ampi consensi da parte dell'élite culturale del luogo. Tuttavia, il carattere schivo e riservato non gli giovò affatto: dopo i successi ottenuti dall'esecuzione del suo capolavoro sinfonico Rheinische Symphonie ed alcune altre composizioni di carattere sacro (La Messa e il Requiem), le energie cominciarono ad abbandonarlo. A nulla valse il breve soggiorno a Scheveningen, una delle più celebri località balneari olandesi; il suo stato psichico, purtroppo, andò sempre peggiorando e anche la comunicazione verbale gli venne progressivamente a mancare.
Dopo circa due anni di momenti alterni, tra profonde apatie e ossessionanti sovra-eccitazioni, un tentativo di suicidio nelle acque del Reno convinse i medici e la moglie Clara a far internare Schumann nell'Istituto per malattie mentali di Endenich, presso Bonn (1854). Con pochissime speranze di riprendersi, il grande compositore “romantico” passò gli ultimi due anni della vita circondato dalle amorevoli cure di Clara e confortato dalle occasionali visite di intimi amici, tra i quali Johannes Brahms, che fu al suo capezzale quando la morte lo colse il 29 agosto 1856.
A Robert Schumann dobbiamo il definitivo accostamento della musica all'Ideale romantico, già presente, da circa un ventennio, nella cultura e nel mondo artistico tedeschi. L'idea di una Musica “poetica”, nella quale far confluire la passione dei sentimenti fu, per questo musicista, un'autentica vocazione. Schumann, in questo contesto, supera davvero ogni limite. Nei suoi Phantasieren (Phantasiestücke op. 12), la musica aderisce all'Immaginazione (e agli Stati d'animo), senza collegamenti logici, ubbidendo solo agli impulsi e al susseguirsi delle idee. Anche nella produzione liederistica, questo "modo di procedere" lascia segni evidenti. Qui, tuttavia, tutto questo non rappresenta un bisogno assoluto: Schumann riversa nel Lied (caso mai) la perfezione stilistica, unendo ancora più intimamente voce e pianoforte. Alla gioiosa spontaneità del Lied di Schubert, questo grande compositore romantico aggiunse una raffinatezza fino ad allora inedita; nei suoi lavori egli riuscì a sintetizzare, meglio di tutti, il senso lirico, che egli attinse dai testi poetici.
La produzione liederistica di Schumann venne completata in poco più di un anno (1840) e consta di 72 Composizioni e di 2 celeberrimi Cicli, “Fraulenliebe und leben” (Amore e vita di donna) op.42. La produzione più consistente, come si può immaginare, è dedicata al pianoforte; dai 12 "Pezzi dei “Papillons” alle Sonate, Studi, Intermezzi, Romanze, e Fantasie, senza dimenticare le famose Variazioni sul nome di Albegg, dedicate alla Contessa Pauline von Albegg (1830). A tutto questo si aggiungono 4 Concerti per pf. e orchestra, 1 per Violoncello e 1 per Violino, 4 Sinfonie, Musica da Camera (Quartetti, Quintetti) e parecchia musica sinfonica corale.
Per quanto riguarda il Teatro, sulle Musiche di Scena del “Faust” goethiano e del “Manfred” di Byron, emerge solitario il suo unico Lavoro operistico in 4 Atti “Genoveva”.