Smetana
Bedrich - Federico - Smetana (Litomyšl REP. CĚCA 2 mar.1824 - Jabkenice ivi 12 Magg. 1882)

Compositore, Pianista, Violinista, Didatta e Dir. d'Orch.
Proteso alla valorizzazione e conservazione della Tradizione musicale Cèca, dopo aver assorbito le Influenze del grande Pianismo romantico tedesco, Smetana per esprimere la propria musica adottò con grande maestria i consolidati "Modelli" sinfonici della generazione a lui precedente.


(in ted. Friedrich Smetana)

Nato il 2 marzo 1824 da una famiglia ove la musica veniva coltivata con amorevole cura, Bedřich Smetana altro non poteva che esserne coinvolto fin dalla più tenera età.

Suo padre, gestore di una piccola fabbrica di birra a Litomyšl, città natale del futuro compositore, nel tempo libero amava riunirsi con amici per eseguire musica da camera in qualità di apprezzabile violinista.

A quattro anni, Bedřich, affidandosi solamente alle sue formidabili doti musicali, era già in grado di sostituire il padre al violino e a sei di esibirsi come pianista in esecuzioni di tutto rispetto come la Ouverture della Muette de Portici (Muta di Portici) di Daniel Auber, che suonò in occasione della ricorrenza onomastica dell'Imperatore d'Austria Francesco I (4 ott. 1830).

Nel 1831, la famiglia Smetana si trasferì nella Boemia meridionale a Jindřichův Hradec (in ted. Neuhausen), cittadina a mezza strada tra Vienna e Praga, e lì Bedřich studiò il pianoforte per quattro anni sotto la guida di mediocri maestri; poi, dal 1836 al '39, approfondì l'apprendimento del violino nel Collegio di Némecky Brod e, nel 1839, compì gli studi letterari al Ginnasio di Praga, in quanto il padre avrebbe voluto fare di lui un uomo di legge. In questa città, Smetana ebbe come compagno di scuola Eduard Hanslick, che diventerà un autorevole esegeta, acceso sostenitore delle opere di Johannes Brahms e autore del famoso Saggio di estetica “Del bello musicale”.

Nella Capitale boema, Bedřich Smetana intensificò lo studio del pianoforte; si infervorò per le esecuzioni di F. Liszt, S.Thalberg e A. von Henselt, ed ebbe modo di entrare in contatto con la musica tedesca e italiana che giungeva da Vienna, mentre, a puro scopo di esercizio, compose un Valzer per Quartetto d'archi nell'ostica tonalità di re bemolle. 

Nell'estate del 1840, affinché Bedřich non trascurasse gli studi, il padre lo iscrisse al Ginnasio di Plzeň (Pilsen), dopo averlo affidato alle cure di un suo cugino. Ma anche in questa circostanza, il ragazzo continuò ad occuparsi di musica come pianista, intraprendendo la composizione di lavori, tra cui l'Ouverture per pf. a 4 mani, che poi ammise candidamente di averla scritta “nelle tenebre della più completa ignoranza di ogni Cognizione musicale”.

Nel 1843, contro la volontà del padre, Smetana tornò a Praga, divenne allievo di Joseph Proksch, stimato docente di pianoforte e composizione al Conservatorio cittadino, e si dedicò completamente alla carriera musicale. Dopo un anno di estenuante impegno, grazie a Jan Bedřich Kittl, direttore di questo Istituto, a Smetana venne proposto l'Incarico di maestro di musica alle dipendenze del Conte Leopold Thun, nella quiete del Castello di Ronsperg, ambiente ideale per il giovane artista, che ebbe modo di dedicarsi assiduamente allo studio della composizione.

Il 1846 fu l'anno degli incontri decisivi. Egli, infatti, congedatosi dal nobile committente, tornò a Praga e lì conobbe i coniugi Schumann, Liszt e Berlioz, i quali rivelarono all'acerbo ventiduenne compositore boemo i "mezzi" ideali per poter assurgere all'eccelso grado di grande maestro. Da Schumann, Smetana assimilò il lirismo pianistico, da Liszt ereditò la tecnica trascendentale, mentre il francese Berlioz, con la direzione di “Romeo et Juliette” e della “Symphonie Fantastique”, gli svelò un altro aspetto del virtuosismo musicale, quello sinfonico.

Incentivato da queste acquisizioni artistiche, nel 1847 Smetana organizzò una serie di concerti, ma l'iniziativa non appagò le aspettative del giovane che, nel frattempo, già pensava di fondare una sua Scuola musicale in Terra boema. Per la realizzazione dell'ambizioso progetto egli chiese l'aiuto economico di Liszt, in una lettera colma di toccanti motivazioni nazionalistiche (3 magg.1848), inducendo il grande pianista-compositore ungherese, sempre generoso con chi si poneva sotto la sua Egida, a sovvenzionare i 400 fiorini richiesti.

La Scuola fu aperta nell'Autunno del 1848, anno in cui soffiarono i Venti rivoluzionari in tutta Europa. Nella veste di "Compositore patriottico", Smetana aderì entusiasta alle sommosse boeme con la composizione di una "Marcia" per la Legione degli Studenti praghesi insorti e un'altra per la Guardia nazionale, di cui entrò a far parte. Sulla spinta di questi tumultuosi avvenimenti, egli scrisse, in uno stile ancora anonimo, la sua prima composizione per orchestra Ouverure Trionfale e il celebre brano corale, accompagnato dal pf., Canto della libertà del 1848.

Soppressi i moti rivoluzionari, che concessero alla Boemia solo 20 giorni d'Indipendenza (2- 22 giu.1848), Smetana dovette fare atto di sottomissione alle Autorità austriache, pena la Revoca della Licenza della sua “Libera scuola musicale”. Inoltre, le maggiori spese della nuova famiglia, creata con Katařina Kolář (1849), indussero il compositore ad accettare, senza particolare entusiasmo, l'incarico di maestro di pianoforte, offerto da Ferdinando I, quando riparò a Praga dopo l'abdicazione (1850), enfasi che mancò anche nel momento in cui dovette scrivere una Sinfonia Trionfale (la sua unica) in occasione delle Nozze del nuovo Imperatore Francesco Giuseppe.

Per Smetana gli anni seguenti segnarono, dal punto di vista musicale, una pressoché totale paralisi produttiva, dovuta al fallimento dei suoi Ideali nazionalistici e, soprattutto, al grande dolore per la morte della figlioletta Bedriska (1855), alla quale dedicò l'unico lavoro importante di quegli anni: il Trio in Sol min. per violino, violoncello e pianoforte.

Qualche mese più tardi, il lungo torpore artistico del maestro boemo fu risvegliato dalla proposta di recarsi in Svezia a dirigere l'orchestra filarmonica di Göteborg. Nei cinque anni di permanenza nella città nordica, Smetana svolse una febbrile attività artistica che portò, nell'arretrata situazione musicale svedese, alla conoscenza di importanti opere romantiche, tra le quali l'Oratorio “Elijas” di F. Mendelssohn e quello di carattere profano “Das Paradies und die Peri” di R. Schumann.

Nelle estati del 1857 e 1858 soggiornò a Weimar, Centro universale della musica neo-romantica, dove l'opera di Liszt irradiava la sua fervida energia. In questa città della Turingia, il compositore boemo scrisse il suo primo Poema sinfonico Riccardo III, di ispirazione shakespeariana (1858), a cui seguì Il Campo di Wallestein, tratto dalla Trilogia di F. Schiller (1859), ed ancora Hakon Jarl (Jarl l'usurpatore, 1861), legato alle leggende nordiche. A questa fluente produzione sinfonica, si aggiunsero altre opere pianistiche, come le 4 Polke incluse nei 2 Quaderni Souvenir de Bohême del 1859, anno funestato dalla perdita della moglie e di altri due figli.

Tornato a Praga nella Primavera del 1861, Smetana, che nel frattempo si era risposato con Bettina Ferdinandi (1860), figlia di un proprietario terriero di orig. italiana, trovò una situazione politica più distesa. L'Austria, dopo la sconfitta con l'Italia (1859), ammorbidì notevolmente le costrizioni imposte dal Regime imperiale, mentre il successivo “Diploma d'Ottobre” (1860) ufficializzò l'insegnamento della lingua nazionale ceca e consentì la nascita di un Partito nazionale.

Dopo una breve stagione concertistica in varie località tedesche, Smetana si stabilì definitivamente a Praga, una decisione motivata dalla ferma volontà di vivere nel nuovo clima politico-sociale della città e, forte delle esperienze artistico-culturali vissute a Weimar, dall'idea di formare una Scuola e un Teatro operistico nazionali.

L'ambizioso progetto prese forma nel gennaio 1862 con un concerto da lui diretto, fatto seguire da un manifesto programmatico attinente ai dettami della nuova organizzazione musicale ceca. Nello stesso anno, fu decisa la costruzione di un Teatro provvisorio, ove, in mancanza di un repertorio operistico nazionale, Smetana organizzò alcune programmazioni sinfoniche, finalizzate a mantenere viva l'attività musicale praghese, intenzione testimoniata anche da altre missioni non strettamente artistiche, come l'apertura di un nuovo Istituto musicale, l'Istituzione di una Società corale (Hlahol), che diresse dal 1863 al 1865, ed infine, la sua presenza attiva nella Umělecká Beseda, l'Associazione Nazionale degli Artisti Progressisti Cechi.

Nonostante queste feconde iniziative, alle quali collaborarono alcuni suoi amici, per Smetana non mancarono incomprensioni e polemiche, anche violente, con i vertici del Partito nazionale e con la direzione del Conservatorio, la quale continuava a dimostrare una certa diffidenza verso la “Musica nuova” proposta da questo maestro, divenuto il massimo esponente della Rinascita musicale ceca.

Le vicende, però, cambiarono positivamente dopo il grandioso successo del suo primo lavoro teatrale, I Brandeburghesi in Boemia, opera storica in 3 atti (Praga, T. Provvisorio, 5 genn.1866) e soprattutto, con la trionfale rappresentazione de La sposa venduta, opera comica, della quale esistono 2 versioni, entrambe rappresentate al Teatro Provvisorio (30 magg. 1866 - 25 sett. 1870).

Per meriti acquisiti, nell'Autunno 1866, le Autorità cittadine nominarono Smetana Direttore d'orchestra del T. Provvisorio, incarico durato otto anni, ma che non impedì al maestro di mantenere alto il suo profilo di compositore.

Dopo l'Opera tragica in 3 atti Dalibor, eseguita nel 1868, si susseguirono la versione definitiva della “Sposa “; le Opere comico-fantastiche Libuše (1872) e Le due vedove, la cui prima versione colse uno strepitoso successo il 27 Mar.1874.

Nello stesso anno, purtroppo, Smetana iniziò ad avvertire i primi sintomi di una progressiva perdita dell'udito, che lo costrinse a rinunciare all'attività concertistica, ma non a quella di compositore che, al contrario, si rivelò ancora più copiosa. La fervida creazione di nuovi lavori proseguì, infatti, senza sosta, anzitutto con Má Vlast (La mia Patria, 1874-79), un ciclo sinfonico composto da 6 Poemi, quasi tutti collegati da un Tema conduttore e costituito da “Vyšehrad” (La Rocca sul fiume, sede degli antichi re Prĕmyslidi), ispirato ad una leggenda medioevale boema, recuperata da Alois Jirásek.

La serie di Poemi sinf. continua con “Vltava” (La Moldava), dedicato al fiume nazionale che attraversa Praga; “Sárka”(Poema sinfonico evocante le "Gesta" della gloriosa Regina amazzone ceca); “Z českỳch lubů a hájů” (Dai prati e dai boschi di Boemia), intriso di contenuti musicali fortemente descrittivi; “Tabor” (in onore alla Tardo-medioevale città boema di Hus); ed infine “Blaník” (la Collina sacra degli eroi hussiti). Accanto a questo capolavoro ispirato all' Amor Patrio, continuava, in tutta la sua suggestione fantasiosa, la musica teatrale di Smetana con altre 3 Opere: Hubička (Il "Bacio", Opera popolare in 2 Atti, T. Provvisorio, 1876); Tajemství (Il Segreto), opera comica in 3 atti, (Nuovo Teatro Ceco, 1878) e Čertova stěna (Il Muro del diavolo), opera comica romantica in 3 atti, (Nuovo T. Ceco, 1882).

Purtroppo, il grande maestro, elevato a Simbolo della sua Nazione, dopo l'udito perse anche la memoria. Si andavano alterando inesorabilmente anche le facoltà intellettive, condizioni queste che lo portarono alla più profonda disperazione e al mancato compimento dell'ultima sua Opera teatrale Viola, della quale restano solo alcuni frammenti del primo Atto.

A nulla valsero le lettere e le frequenti visite degli amici più intimi nel suo ritiro a Jabkenice; convinto da costoro a farsi ricoverare in una Casa di Salute, qualche giorno dopo egli morì il 12 maggio 1884. Le Esequie furono celebrate tre giorni dopo nella Chiesa di Tein, situata nel Quartiere medioevale di Praga, e la Salma deposta nel Pantheon ceco di Vyšehrad vicino alla leggendaria "Rocca" evocata dal grande compositore nell'Opera “Libuše” e nell'omonimo Poema Sinfonico. Quando Liszt apprese la notizia della sua scomparsa esclamò laconicamente: “Era un genio!”

Lo sforzo artistico di Bedřich Smetana fu quasi interamente proteso a esaltare lo Spirito nazionale e l'Amor di Patria, sentimenti che riversò non solo nel Teatro e nei 9 Poemi Sinfonici, ma che appaiono evidenti anche nella copiosa Produzione vocale e in quella dedicata al Pianoforte.

Certo, in quest'ultima, gli influssi di grandi personalità estranee alla cultura boema non mancarono (Liszt, Schumann, Thalberg, Schubert, Henselt, Chopin), ma occorre evidenziare che, negli anni giovanili di Smetana, la Boemia era il Paese più occidentalizzato del Mondo slavo (per via dei secolari legami con l'Austria) e che la sua germanizzazione era radicata in ogni ambito artistico e culturale. Se poi si considera il fatto che Smetana visse in prima persona la realtà musicale tedesca (a Weimar, a Dresda e a Lipsia), appare plausibile quanto l'Impeto nazionalistico pervaso in lui sia da addebitare a un indomito desiderio di indipendenza politica piuttosto che a un'esigenza di carattere artistico.

Sostenuta da un incommensurabile amor di patria, l'Opera complessiva di questo grande Maestro rappresentò, in estrema sintesi, un elemento fondamentale per l'emancipazione della musica ceca in grado di indicare la Via maestra a compositori futuri come Leos Janácek, Antonín Dvořak e ai loro discepoli.