L'Adagio in Sol minore per archi e organo su due spunti tematici e su un basso numerato, conosciuto come "Adagio di Albinoni", non è stato composto da Albinoni, bensì realizzato nel 1958 dal musicologo italiano Remo Giazotto.
La storia è piuttosto intricata:
- Fine del 1600 - Prima del 1722: Si ipotizza che Albinoni abbia scritto un frammento musicale per archi, basandosi su un basso numerato. Questo frammento, tuttavia, non includeva una melodia completa.
- 1935: A Dresda, Giazotto scopre alcuni manoscritti contenenti il basso numerato di Albinoni e sei frammenti di melodia.
- Seconda Guerra Mondiale: I manoscritti di Dresda vengono distrutti durante il conflitto.
- 1958: Giazotto, basandosi sui frammenti superstiti e sullo stile musicale di Albinoni, completa la composizione e la pubblica come "Adagio di Albinoni".
L'opera di Giazotto ebbe un successo immediato, diventando uno dei brani più conosciuti e amati della musica barocca. Tuttavia, nel corso degli anni, sono emerse diverse critiche sulla sua autenticità.
Alcuni studiosi sostengono che Giazotto abbia eccessivamente elaborato i frammenti originali di Albinoni, creando un'opera che non rispecchia il suo stile compositivo. Altri, invece, ritengono che l'Adagio sia un omaggio ad Albinoni e una valida rivisitazione del suo stile.
L'autenticità dell'opera è ancora oggetto di dibattito, nonostante le controversie, l'Adagio di Albinoni (o Giazotto) rimane un brano suggestivo e commovente, apprezzato da musicisti e ascoltatori di tutto il mondo.