La Danza

Nel mondo antico

La Danza può essere considerata la prima e naturale espressione artistica dell’uomo poiché si svolge attraverso il movimento del corpo. Molte specie di animali eseguono danze (di corteggiamento, prima della lotta o in altre circostanze), ma solo nell’uomo esse assumono una forma ordinata e consapevole.

Numerose testimonianze figurative, appartenenti al periodo Neolitico (12.000 anni fa), confermano l’esistenza di riti tribali nei quali la danza era inizialmente pura imitazione di scene di caccia per poi, in una lenta evoluzione, trasformarsi in manifestazioni di carattere magico-religioso.

Nelle antiche culture cinesi, egizie ed indiane, la danza veniva spesso inserita nei cerimoniali in onore delle varie divinità e raffigurava, per i sacerdoti del Tempio, il percorso armonioso degli astri nel cielo. Presso gli antichi greci, la danza costituiva una delle attività sociali più importanti: essa, infatti, fece parte dell’educazione dei giovani, del loro addestramento militare e, posta sotto la protezione della musa Tersicore, diventò anche una forma d’arte del teatro greco.

Durante le rappresentazioni di tragedie e commedie, gli attori e il coro non si esprimevano solo attraverso la recitazione e il canto, ma principalmente con passi di danza in uno spazio denominato orchèstra; il fatto che il coro danzasse spiega il significato etimologico di coreografia: un termine da sempre legato alla danza.

Nell’antica Roma nacque la Pantomima: una forma di rappresentazione in cui un attore mimava, tramite la recitazione gestuale, una vicenda solitamente ricavata dal patrimonio teatrale greco. In seguito, con l’avvento del cristianesimo, la Chiesa, alla ricerca di una maggiore autorità, proibì severamente l’uso della danza nei luoghi sacri, in quanto essa era stata parte di molti riti religiosi pagani.

Nella società medioevale

Per tutto l’Alto Medioevo, sino al XIII secolo, le uniche testimonianze sulla danza sono costituite dai balli di isterismo religioso (come quello di San Vito) e dalle numerose scomuniche e condanne comminate dalla Chiesa. Ciò, tuttavia, non vuol dire che in questo periodo non si ballasse, o che la danza non rivestisse una funzione rilevante nella società di quel tempo. Nel clima elegante e spensierato delle corti aristocratiche, la parte musicale destinata al ballo acquisì una grande importanza, poiché coincise con la nascita e i primi sviluppi della musica strumentale.

A partire dal 1300, la danza si distinse in bassa e alta. La prima (detta anche “a passeggiata”), veniva eseguita con passi strisciati nei palazzi della nobiltà ed era adeguata a persone che indossavano vestiti lunghi ed ingombranti. Quella alta (o librata), appartenente per lo più al mondo contadino e popolare, si effettuava invece con passi saltati in occasione di tornei e feste paesane.

La Danza profana nel Rinascimento

Già nel Quattrocento la danza profana era considerata una forma d’arte raffinata e di grande interesse e i fastosi ricevimenti, nei quali veniva praticata, servivano a testimoniare il potere delle famiglie aristocratiche, specialmente quando tra gli invitati vi erano nomi appartenenti all’alta nobiltà. Esistono numerose descrizioni di banchetti svolti nelle varie corti rinascimentali, in cui ogni portata veniva introdotta da una danza in tema con il cibo da presentare e, fra le varie qualità che un aristocratico doveva possedere, vi era anche quella di essere un provetto ballerino.

Per questi motivi, nel Rinascimento si affermò la figura del maestro e teorico di danza e, parallelamente, comparvero i primi trattati, dai quali si apprendevano i passi “obbligati” delle varie danze in uso.

Fra le più note di esse vi erano:

La pavana (o paduana), una nobile danza in ritmo quaternario, di carattere lento, che ebbe le sue origini nel Nord-Est italiano, ma venne molto apprezzata anche nelle corti francesi e spagnole di questo periodo; La gagliarda, danza tipica italiana in vivace ritmo ternario detta anche saltarello; Il branle e la corrente, danze assai diffuse nel Tardo Rinascimento, caratterizzate da movimenti laterali a zig-zag.

Il Periodo barocco

Nel 1600 il ballo diventò sempre più “evento pubblico”. A motivo di ciò, i maestri di danza, oltre ad essere attivi nelle maggiori corti europee, offrirono il loro insegnamento anche alla classe borghese, composta da commercianti, artigiani e liberi professionisti.

A tale scopo vennero aperte, in tutta Europa, numerose scuole che non si limitavano al solo insegnamento della danza, ma anche a quello di altre discipline, come la scherma, l’equitazione e l’etichetta, ossia il comportamento che un gentiluomo doveva mantenere in società.

Verso la metà del Seicento, accanto al melodramma, nacque una nuova forma di spettacolo musicale: l’opera-balletto, nella quale la successione di danze e canti influenzeranno la futura opera lirica.

La danza per eccellenza, di questo periodo, fu il minuetto che racchiuse, nel suo tempo ternario, tutte le caratteristiche del ballo di corte; con esso si affermò la danza di coppia, contrapposta a quelle collettive dei secoli precedenti.

A quest’epoca risalgono i primi influssi delle danze anglosassoni sul resto d’Europa; tra esse ricordiamo la giga in rapido ritmo ternario, derivante dal folclore scozzese, e la controdanza (country-dance: danza paesana), che si ballava in circolo. Ulteriori danze del momento furono la sarabanda, di origine spagnola, presentata all’inizio in ritmo assai vivace, e poi con un andamento più pacato; l’allemanda, di provenienza tedesca, in ritmo quaternario di andamento moderato; e la gavotta, una danza di corte del Sud francese, in ritmo binario moderato.

Per conferire una certa varietà ai balli, si usò concatenare le musiche per danza in sequenze alternate di andamenti e ritmi diversi tra loro. Alcune di queste raccolte, denominate suites o partite, oggi sono considerate, per valore artistico e bellezza, autentici capolavori appartenenti alla musica strumentale.

La Danza nella seconda metà del Settecento

In questo periodo, che in musica viene definito “Classico”, alcune composizioni appartenenti alla danza (minuetto, giga, siciliana ecc.) furono inserite in forme musicali più elaborate come la sonata, la sinfonia e i vari concerti.

Tuttavia, questi generi di balli persero d’importanza a causa del crescente interesse per le manifestazioni di arte popolare, che imposero altre danze di origini più umili, geograficamente localizzate in Austria e nei paesi dell’Est europeo. Grazie all’opera di musicisti come Haydn, Mozart, Beethoven e Schubert, il länder (una danza tedesca) si modificò nel brioso valzer, che diventerà il ballo predominante di tutto il periodo romantico e oltre.

L’Ottocento 

L’affermazione delle classi borghesi, dovuta al forte sviluppo industriale avvenuto in Europa agli inizi dell’Ottocento, determinò in campo artistico profondi cambiamenti che, per quanto riguardò la danza, produssero una marcata diffusione di nuovi balli.

Dalla Boemia, (l’odierna rep. Ceca), provenne la polca, una danza vivace in ritmo binario, che ebbe un enorme successo in tutta Europa e negli Stati Uniti; dalla Polonia giunsero la mazurca e la polacca, entrambe in ritmo ternario, caratterizzate da un andamento moderato.

Altra danza di questo periodo fu la quadriglia di origine francese, in ritmo a volte binario oppure ternario, eseguita con un andamento molto vivace da quattro coppie (o multiple di quattro), disposte frontalmente o in quadrato. Danze di tradizione spagnola sono il bolero, in ritmo ternario e di andamento moderato, ed il fandango, anch’esso in ritmo ternario, ma di andamento più mosso rispetto al bolero.

Al pari delle “barocche”, queste danze indussero compositori di musica classica dell’epoca ad elaborare brani strumentali sui loro ritmi.

Nella prima metà del Novecento

All’inizio del XX secolo, la massiccia diffusione del fonografo, e successivamente quella della radio, contribuì in modo determinante alla libera circolazione della musica leggera e dei balli ad essa legati.

Per quanto attiene all’Italia, la nostra cultura musicale ebbe modo di radicarsi soprattutto nelle Americhe, per via della forte emigrazione di nostri connazionali in quel grande continente che, a sua volta, esportò presso di noi i suoi caratteristici balli.

Dagli Stati Uniti provenne il charleston, una danza afro-americana basata su un vivace ritmo binario con accenti sincopati e caratterizzata dall’incrocio rapidissimo dei piedi in dentro e in fuori, divaricando i talloni e ondeggiando nel contempo le braccia. Diffusosi intorno al 1920, questo frenetico ballo prese il nome dall’ omonima città della Carolina del Sud, nella quale ebbe origine. Nel 1925, il charleston venne introdotto in Europa da Josephine Baker, la grande attrice-cantante mulatta statunitense, naturalizzata francese.

Altri balli di questo periodo, provenienti dagli Stati Uniti, furono il fox-trot (il trotto della volpe), in ritmo binario con andamento simile alla marcia; lo slow (lento), un fox-trot più moderato; ed infine il boogie-woogie, uno stile pianistico basato sulla struttura armonica del blues e utilizzato nella musica jazz. Da esso deriva un genere di ballo che porta lo stesso nome, eseguito generalmente in coppia, con i passi ricavati da danze che lo precedettero, come il charleston e il black-bottom: una danza dai rapidi giri sul fianco intervallati da passi quasi saltellati.

Il tango fece la sua comparsa in Argentina, verso la fine dell’Ottocento, per poi diffondersi in Europa nel primo decennio del Novecento. Strutturato in ritmo binario con andamento moderato, esso si differenzia in due tipi di danza: il tango argentino e il tango flamenco. L’origine del nome, pare derivi dal termine africano “tamgu” (danzare). Questo genere di ballo, nato nei quartieri popolari di Buenos Aires (cap. dell’Argentina), è composto da eleganti figure danzate (la passeggiata, la mezza luna, la forbice ecc.), che permettono alla coppia di ballerini di mettersi in luce in spettacolari esibizioni proprie del tango figurato.

Ai balli di origine afro-cubana appartengono il mambo, la rumba e la conga. Il primo è caratterizzato da una serie di accenti ritmici, che cadono irregolarmente su un vivace ritmo quaternario. Negli anni ’50, il mambo passò dal folclore sud-americano alla musica leggera, riscuotendo ampi consensi a livello internazionale. La rumba è una danza cubana in ritmo binario fortemente sincopato, formato da otto misure costantemente ripetute. Di questo ballo si hanno due versioni: quello dei luoghi d’origine, eseguito in tempo molto veloce e da cui deriva il mambo, e uno più lento che si danza con movimenti morbidi delle anche e del bacino, nelle sale da ballo di tutto il mondo. Per quanto riguarda la conga, conviene ricordare che il suo nome deriva dai “congas”, i tamburi, che forniscono la base ritmica a questo ballo dell’America Centrale. Di ritmo binario, la conga viene eseguita collettivamente in occasione dei festeggiamenti durante il carnevale, con i danzatori disposti, uno dietro l’altro, in cerchio o in fila. Essa venne introdotta in Europa negli anni ’40.

Di origine africana, ma importato in Europa dal Brasile verso la fine dell’Ottocento, il samba è una danza popolare in ritmo binario sincopato di andamento assai vivace. Il suo nome deriva da “semba”, che nel dialetto congolese significa danza. Esistono due tipi di samba; uno praticato nelle zone interne del Brasile, molto più ritmato, ballato collettivamente, e uno più lento e meno sincopato, che si danza a coppie nelle città costiere di San Paolo e Rio de Janeiro.

Il Calypso, in origine un antico canto popolare dell’isola di Trinidad (arcipelago delle Antille), si trasformò verso i primi del Novecento in una danza di ritmo binario, caratterizzata da un andamento moderato e sinuoso. Negli anni Cinquanta esso divenne di moda anche in Europa, grazie ad Harry Belafonte, interprete di “Banana-boat”, un grande successo di quel periodo.

Dalla seconda metà del Novecento ai giorni nostri

Dopo la seconda guerra mondiale, il clima di libertà e di speranza in un mondo migliore favorirono il desiderio di dimenticare i momenti drammatici vissuti negli anni del conflitto.

Questo accadde soprattutto tra i giovani per i quali recarsi a ballare dopo giornate di estenuante lavoro rappresentò un’abitudine pressoché irrinunciabile.

Il ballo più diffuso nel periodo del secondo dopoguerra, fu senza dubbio il boogie-woogie, che, con i successivi arrangiamenti, venne chiamato rock and roll. In questo genere di musica furono utilizzati, per la prima volta, gli strumenti elettrici, soprattutto la chitarra affiancata dal sax tenore per valorizzare le esibizioni di cantanti considerati i fondatori del “rock”, come Bill Haley e successivamente Elvis Presley.

In questo genere di balli, vennero meno tutti gli schemi che regolavano i passi nelle danze precedenti e ciò accadde anche negli anni Sessanta con la comparsa del twist, del surf e dello shake, nei quali era prevista una totale libertà di movimenti. Nato negli Stati Uniti alla fine degli anni ’50, il twist viene ballato a coppie sui ritmi del rock and roll: con rapide contorsioni del busto (di qui il nome twist = contorcersi) e spostando il peso del corpo da un piede all’altro, senza che i due ballerini si tocchino.

L’enorme fortuna commerciale del twist va attribuita al cantante di colore Chubby Checker, interprete del brano “Let’s twist again”.

Il surf e lo shake si possono considerare i diretti discendenti del twist, dal momento che essi si avvalgono degli stessi suoi ritmi. Il primo, in voga a metà anni ’60, giunto dalle isole Hawai, veniva ballato collettivamente senza muovere i piedi, con rapidi ondeggiamenti del corpo e delle braccia distese in avanti. Lo shake (il cui significato è scuotersi) nacque all’interno di sale da ballo e discoteche e consiste nel seguire, con movimenti liberi, il ritmo del brano proposto.

Agli anni ‘50 appartengono anche il cha-cha-cha e la bossa-nova. Il primo consiste in un ballo di origine cubana, in ritmo binario, simile ad un samba lento e ballato in coppia; la sua diffusione a livello internazionale la si deve a Xavier Cugar e alla sua orchestra. La bossa-nova (il termine equivale a nuova tendenza) è invece di origine brasiliana e deriva anch’essa dal samba, del quale mantiene la struttura ritmica, ma con andamento decisamente più lento. Per le sue particolari caratteristiche, la bossa-nova entrò a far parte del repertorio di molti cantanti e jazzisti, soprattutto quelli di area californiana. Il grande successo mondiale da essa ottenuto viene attribuito soprattutto al cantante-chitarrista João Gilberto e al pianista e compositore Carlos Jobim, autore di “Desafinado”, un celebre brano sui ritmi della “bossa”.

Attualmente la musica da ballo si è diversificata in due principali filoni. Al primo appartengono la disco-music, ossia la musica che si balla nelle discoteche con passi e movimenti liberi da qualsiasi schema; e la break-dance, nata negli anni Ottanta nei quartieri popolari neri delle grandi città americane. Questo tipo di ballo impegna il danzatore in spettacolari contorsioni ed evoluzioni atletiche sui ritmi di generi musicali relativamente nuovi come il rap e la tecno-music.

Del secondo genere fa parte il cosiddetto “liscio” (ballato nei “dancing” e nelle balere) attraverso il quale sono stati notevolmente rivalutati sia i balli tradizionali (come il valzer, il tango, la polca, la mazurca ecc.) sia le cosiddette “cover”, vale a dire i più grandi successi di musica leggera appartenenti al passato.

Il Balletto

Le origini del balletto risalgono alle civiltà più remote, in quanto esso si integrò in rappresentazioni più o meno drammatiche, nelle quali i partecipanti non si limitavano a ballare, ma, attraverso figurazioni danzate e gesti, esprimevano i propri sentimenti, le proprie sensazioni, nonché gli atti di fede verso le loro divinità.

Le rappresentazioni arcaiche, dalle quali il balletto deriva, furono le cosiddette danze-madri, ancora oggi praticate da tribù boscimane (uomini della boscaglia) dell’Africa Sud-occidentale, da quelle della Nuova Guinea, del Borneo nel Sud-est asiatico e del Mato Grosso in Brasile.

Le prime forme di balletto delle antiche civiltà mediterranee ci giungono dall’Egitto, ma fu in Grecia che questo genere di rappresentazioni si organizzò in senso estetico per mezzo di coreografie prestabilite. A Roma la pantomima, dopo aver assorbito alcuni tipi di danze etrusche, si trasformò nella fabula saltica, un genere di danze che ritornò in auge nel 1700, con il nome di balletto d’azione.

Nel Medioevo venne abolita ogni forma di ballo pubblico e, solo in rare occasioni, come le feste giovanili d’inizio primavera, cominciarono ad apparire timidamente i primi modelli di ballo figurato che, dopo la seconda metà del Duecento, sfoceranno progressivamente nelle forme più complesse della ballata e della canzone “a ballo”.

A partire dal Quattrocento, le idee riformatrici, portate dall’Umanesimo favorirono la diffusione dei balli popolari, come la ronda, la ruota, la tresca, il ballonchio ecc., tutte forme di danze in circolo utilizzate per animare feste paesane e matrimoniali. Inoltre, in occasione del Carnevale, soprattutto nei grossi borghi e nelle città, venivano allestite mascherate e festeggiamenti, in cui musica e danza avevano il compito di descrivere situazioni ed avvenimenti, che si volevano portare a conoscenza della popolazione.

Il Balletto di Corte

In epoca rinascimentale la danza iniziò a trasformarsi in balletto, ossia in una manifestazione autonoma, regolata da schemi coreografici ben precisi ed eseguita davanti a un pubblico. Questo genere di spettacolo, che ebbe le sue origini in Italia, fu regolarmente ammesso tra le varie rappresentazioni (brani cantati e suonati, giochi acrobatici ecc.) inserite nelle feste e nei banchetti di corte, con il compito di evocare vari episodi, tratti dalla mitologia greco-romana o allegorici, che rimandavano a concetti astratti (vizi e virtù, amore, crudeltà, coraggio, paura ecc.).

Il primo balletto, del quale ci è stata tramandata la coreografia e la musica, è “Le Ballet de la Royne” (il Balletto della Regina), presentato a Parigi nel 1581. Il balletto raggiunse il suo massimo splendore sotto la reggenza di Luigi XIV (1638-1715), grazie all’incessante opera del ballerino e coreografo italo-francese Giambattista Lulli che in Francia assunse il nome di Jean- baptiste Lully, operante per la corte di Versaille. L’appellativo “Re Sole” deriva da una esibizione di Luigi XIV nel “Balletto reale della notte”, nel quale il monarca interpretò il ruolo di Apollo, il Dio del sole.

Nella seconda metà del Seicento, con l’affermazione del melodramma, il balletto si evolse nella Opéra ballet, che inserì la danza nella commedia e nella tragedia in musica, diventando una sfarzosa forma di spettacolo teatrale, ricco di pregevoli costumi e grandiose scenografie.

Il più famoso coreografo (l’esperto professionista che crea i vari passi di danza) del Settecento fu Jean Georges Noverre (1727-1810), al quale si devono importanti innovazioni. Egli distinse due tipi di danza: quella meccanica, basata sul puro tecnicismo, e quella d’azione, incentrata sulla trama di un racconto. Assieme alla figura del coreografo divennero sempre più importanti i ballerini, che erano vestiti in modo completamente diverso da quelli attuali. I danzatori dell’epoca portavano parrucche o elaborati cappelli, pantaloni stretti a mezza gamba e scarpe dal tacco alto; le donne, ammesse nel corpo di ballo solo verso la fine del Seicento, indossavano inizialmente lunghe gonne sostenute da rigide intelaiature, sostituite, nel Settecento, dal “tutù”, il tipico gonnellino che ci è familiare.

Il Balletto romantico

La presenza femminile nel balletto diede il via alla cosiddetta danse d’élévation (d’elevazione sulle punte dei piedi), la quale raggiunse il suo culmine nel balletto romantico di metà Ottocento. Questa nuova tecnica di ballo, nata in Italia, ma sviluppatasi in Francia, pose la ballerina in primo piano rispetto alla figura maschile, che si trovò relegata, soprattutto nelle figurazioni aeree, al semplice ruolo di “porteur” (di sostegno).

Il significato del balletto, come tendenza a liberarsi del corpo e spiccare il volo, si esalta nella stupenda musica del compositore russo Ciaikovsky (1840-93), autore di tre celeberrimi capolavori dedicati al balletto classico: “ Il lago dei cigni”, “La bella bella addormentata nel bosco”, e “Lo Schiaccianoci”.

Gli ultimi anni dell’Ottocento, il balletto teatrale italiano e francese subirono una brusca battuta di arresto, in coincidenza con la fine dell’ideale romantico e il sopraggiungere di nuove tendenze artistiche che caratterizzarono gli inizi del nuovo secolo. A risolvere le sorti del balletto fu soprattutto la Compagnia dei Balletti Russi, fondata nel 1909 dal coreografo e impresario teatrale Serghiej Djaghilev (1872-1929). Secondo il pensiero di quest’ultimo, il balletto doveva essere una forma d’arte, alla quale pittura, musica e danza dovevano partecipare in modo unitario. Per questi motivi, Djaghilev selezionò, e sovente scoprì, i maggiori talenti artistici dell’epoca (tra i quali il grande compositore Igor Stravinskij), che mise a contatto con scenografi e costumisti per dare vita al balletto moderno.

Il Novecento e la situazione attuale

Alla morte di Djaghilev, la Compagnia dei Balletti Russi si sciolse ed alcuni dei suoi componenti si recarono in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove fondarono prestigiose scuole di danza classica.

In una di queste, la Denishawn School di Los Angeles, nacque la danza libera, associata al ballo teatrale: uno spunto innovativo che sviluppò il principio dell’espressività, a cominciare da quella del volto, per finire a quella del corpo intero.

Nel balletto di metà Novecento, prese forma il concetto di parità totale fra le varie arti, che rifiutò l’idea della musica al servizio della danza, lasciando al compositore e al coreografo una completa libertà creativa. Gli artisti di questo periodo abbracciarono l’idea che la danza dovesse essere concepita come espressione delle emozioni. Per questo, ai passi accademici di gambe e piedi, vennero privilegiate le movenze della parte superiore del corpo e perfino il modo di respirare fu giudicato un elemento importante. Questa nuova corrente venne definita formalismo o astrattismo e i suoi maggiori esponenti furono i ballerini-coreografi Merce Cunningham e Alwin Nikolais.

Dagli anni ’60 in poi, accanto alle varie forme di danza moderna, si manifestò, soprattutto in Francia, un sostanziale recupero ed un rinnovamento della danza accademica nelle creazioni artistiche di grandi coreografi, come Roland Petit e Maurice Bejart.

In Italia, a differenza di altre nazioni, l’interesse per la danza moderna si manifestò solamente negli anni Settanta, conseguenza dovuta, probabilmente, allo scarso consenso di un pubblico ancora fedele alle regole del balletto classico del repertorio operistico. Tuttavia, a partire dagli anni Ottanta, vennero allestiti festival e furono fondate compagnie di danza moderna e post-moderna, come il “TeatrodanzaContemporanea” di Roma e il “Collettivo Danza Contemporanea” di Firenze.

Oggi, le Compagnie di balletto più affermate, a livello mondiale, sono il New York City Ballet, l’American Ballet Theatre e il Bejart Ballet di Losanna.