Il Cabaret viene definito una forma di spettacolo nel quale convivono rappresentazioni fatte di scenette, canti, monologhi dai contenuti satirici e di denuncia contro problemi di carattere sociale o verso il potere politico.
Le origini
Testimonianze storiche ci informano che fin dal Medioevo, e in Epoca rinascimentale, esistevano alcune forme di intrattenimento, spesso improvvisate da commedianti e musicisti girovaghi, per intrattenere i frequentatori di taverne e delle mescite di vino. In questi luoghi, normalmente frequentati da artisti ed intellettuali, venivano messe in scena brevi recite attraverso le quali, l’interprete non risparmiava critiche ed accuse contro l’eccessivo e pedante rigore del Mondo accademico.
Il Cabaret moderno
Il Cabaret, come oggi lo intendiamo, nacque a Parigi nel 1881, anno in cui, nel quartiere di Montmartre, venne aperto “Le Chat noir” (Il gatto nero), un piccolo locale nel quale si esibivano artisti d’avanguardia, comici e “chansonnier”(cantautori).
Fondato dal pittore Rodolphe Salis, lo Chat noir diventò ben presto il ritrovo abituale di personaggi illustri della capitale, che si riunivano per assistere alle esibizioni di cantanti e poeti come Aristide Bruant, Albert Samain, e della soubrette Yvette Guilbert, una delle prime celebrità di questo genere di intrattenimento.
Sull’onda del successo dello Chat noir furono aperti numerosi locali dalle stesse caratteristiche, sia in Francia (il Folies Bergère e il Moulin Rouge) che in altri Paesi, soprattutto in Germania, Svizzera, Austria e persino in Russia.
In Italia e in Inghilterra, per ragioni diverse, il cabaret si affermò molto più tardi, verso la metà degli anni sessanta del secolo scorso.
Il cabaret tedesco
Nel 1901, al ritorno da un viaggio a Parigi, il barone Ernst von Wolzogen fondò a Berlino il primo locale (lo Ueberbrettl) di cabaret tedesco che al tempo fu chiamato Buntes Theater (Teatro colorato). Quest’ultimo, negli anni venti e trenta si differenziò dal cabaret francese per via delle sue rappresentazioni dai contenuti sociali più spiccati, diventando un luogo di grande attivismo politico. Il Kabarett tedesco, infatti, fu il più importante centro di attività anti-naziste, almeno fino alla presa del potere da parte di Hitler che, una volta divenuto capo del Reich vietò tale genere di rappresentazioni.
Un altro locale, che si rivelò determinante per l’affermazione del cabaret in lingua tedesca, fu il “Voltaire” di Zurigo, fondato nel 1916 dal regista teatrale Hugo Ball. Luogo d’incontro di giovani artisti, intellettuali e scrittori, il Cabaret Voltaire viene considerato la culla del Dadaismo, un movimento culturale avente per principio la negazione di tutti i valori estetici dell’arte in generale.
In Italia
Nel nostro paese, il Cabaret stentò ad affermarsi a causa della presenza di altri generi di spettacolo dalla lunga e consolidata tradizione come il Caffè concerto, il Varietà e il Teatro di rivista. Tuttavia, verso la fine degli anni Cinquanta cominciò a prendere forma un tipo di intrattenimento abbastanza simile ai modelli cabarettistici d’oltre alpe, grazie all’intensa attività artistica della Compagnia dei Gobbi, un trio formato da Vittorio Caprioli, Franca Valeri e Alberto Bonucci.
A metà anni Sessanta, un ruolo decisivo per la diffusione del cabaret lo assunse Milano con l’apertura del Derby Club (1963), un locale in cui debuttarono molti artisti della futura scena teatrale e musicale italiana tra i quali Franco Nebbia, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, il quartetto “ I Gufi ” (Lino Patruno, Nanni Svampa, Roberto Brivio e Gianni Magni). In questo periodo, al genere impegnato culturalmente del cabaret milanese si oppose quello romano, volutamente comico-satirico e privo di contenuti intellettuali o politici. Al Bagaglino di Roma (inaugurato nel 1965) esordirono o recitarono, fin dagli inizi, alcuni importanti attori italiani come Oreste Lionello, Leo Gullotta, Pippo Franco e Pino Caruso. Nel medesimo periodo, Maurizio Costanzo, noto presentatore e fecondo autore di teatro, aprì nella capitale il “Cab 37” e il “Sette per otto”, due locali dove avvenne il debutto di Paolo Villaggio e Gigi Proietti.
Negli anni Settanta la scena del cabaret italiano si arricchì di nuovi personaggi diventati, attraverso la televisione, volti noti anche al grande pubblico, e che in seguito intrapresero con successo la carriera cinematografica. Tra essi ricordiamo Renato Pozzetto, Massimo Boldi, Jerry Calà, Diego Abatantuono, Teo Teocoli, Gaspare e Zuzzurro e tanti altri che, con le loro prestazioni artistiche, fecero diventare Milano la capitale del cabaret.
Dopo un periodo di recessione, che coincise con momenti difficili di vita sociale del nostro paese, si verificò, dagli anni Ottanta in poi, una ripresa del cabaret grazie ad artisti la cui affermazione fu dovuta, in gran parte, da programmi televisivi appositamente creati per questo genere di spettacolo. Nel 1986, sull’onda di un crescente consenso di pubblico, venne aperto a Milano lo “Zelig”: un locale di cabaret abbastanza esclusivo, frequentato da una ristretta clientela di appassionati. Oltre a cabarettisti già affermati come i sopracitati Boldi, Teocoli, Svampa e Jannacci, da Zelig sono passati, in questi anni, decine e decine di artisti favoriti dal fatto che, il locale ha sempre avuto una programmazione nuova ogni settimana. Tra i nomi eccellenti che hanno esordito in questo locale meritano particolare menzione Claudio Bisio, Paolo Rossi, Gene Gnocchi, Aldo, Giovanni e Giacomo, Enzo Iacchetti, il gruppo Elio e le Storie tese e i fratelli Guzzanti.
Da quando Mediaset ha incluso il genere cabarettistico nelle sue produzioni, Zelig si è trasformato in “Zelig Circus”, una passerella di “Varietà” televisivo di grande successo dove si esibiscono i comici e i cabarettisti di ultima generazione, come Leonardo Manera, Diego Parassole, Paolo Migone, Beppe Braida, Paolo Cevoli e numerosi altri, che danno vita ad una esuberante e rinnovata epoca del cabaret italiano.
Il Café-concert
Il termine Café-concert, meno comunemente café-chantant, definisce sia un genere di spettacoli di arte varia - esecuzioni di concerti, brani d’opera, canzoni, giochi di prestigio, brevi recitazioni teatrali ecc. - sia i locali nei quali essi vengono rappresentati.
Le origini del café-concert ebbero luogo a Parigi durante la Rivoluzione francese e nel momento in cui vennero aboliti alcuni importanti privilegi ai vari teatri cittadini; un fatto che causò la chiusura di gran parte di essi. Tutto questo determinò l’apertura di numerosi locali e tra i quali il Café d’ Apollon, forse il primo café-concert in assoluto.
La diffusione del café-concert venne interrotta bruscamente nel 1807 a causa di alcune ordinanze municipali, e fino a metà Ottocento gran parte di questi locali rimasero chiusi. Nel 1864, una nuova liberalizzazione degli spettacoli favorì nella capitale l’apertura di nuovi “café”, tra i quali l’Ambassadeur, l’Horologe e l’Alcazar.
In questo periodo di prosperità, il café-concert diventò il genere di intrattenimento più gradito dal bel mondo parigino. Al solo prezzo di una consumazione, o di un biglietto d’ingresso, si poteva assistere a tutta una serie di spettacoli (balletti, esibizioni canore, giochi di prestigio, brevi scenette teatrali ecc.), che in seguito saranno inseriti nella Rivista.
La nascita del cinema, avvenuta negli ultimi anni dell’800, determinò il declino dei café-concert e la conversione dei loro spazi in sale di cinema-teatro. La cosa fu facilitata dal fatto che il cinema, essendo muto, necessitava di orchestrine, o comunque di un pianista per le musiche di sottofondo e gli ambienti possedevano i requisiti adatti alle proiezioni cinematografiche.
Tuttavia, l’affermazione del “musical” americano permise alla tradizione artistica del café-concert di mantenersi viva e di svilupparsi in altre forme di spettacolo come la rivista di varietà, l’avant-spettacolo e il cabaret.
Il Café-concerto in Italia
Verso la fine dell’Ottocento, mentre Parigi si apprestava a vivere gli anni spensierati della “Belle Epoque”, in Italia cominciarono a diffondersi i primi Café-concerto di importazione francese. L’iniziativa si rivelò vincente e a Napoli, in coincidenza con l’affermazione della canzone partenopea, vennero inaugurati alcuni “café” tra i quali il famoso “Salone Margherita” dove iniziarono la loro carriera artisti importanti, come Ettore Petrolini, Lina Cavalieri, Leopoldo Fregoli e Anna Fougez .
Il fenomeno del café-concerto fu di tale portata che, in breve tempo, cominciò ad espandersi anche in altre città italiane. A Roma, a Milano e a Torino sorsero eleganti luoghi di ritrovo che inclusero, nei loro programmi, le prestazioni artistiche di nuovi personaggi come la “soubrette” (cantante ballerina) che sostituì la “sciantosa” (dal termine francese chanteuse) cioè la semplice cantante.
In genere gli spettacoli si susseguivano in ordine d’importanza, lasciando l’esibizione finale al personaggio più famoso. I primi “numeri” detti anche “quadri” davano spazio a comici e cantanti minori oppure ad artisti alle loro prime esperienze. Il café concerto ebbe una sua piccola variante nel “Café-chantant” quando le programmazioni di questi locali diedero maggiore rilievo al carattere musicale, e continuarono a chiamarsi tali, anche quando dai “café” e dalle sale da the si passò ai teatri.
Il declino definitivo di questo genere di spettacolo non fu traumatico; esso avvenne in modo spontaneo, naturale, per il fatto che, il suo patrimonio artistico continuò a vivere in altre e più moderne forme di intrattenimento.
La Commedia musicale
La Commedia musicale (più comunemente chiamata con i termini inglesi “Musical play o Music-comedy) rappresenta una forma di spettacolo tipicamente americana, le cui origini ricalcano il modello dell’operetta francese di metà Ottocento.
Si tratta di una rappresentazione teatrale, strutturata solitamente in due atti, farcita di canzoni, dialoghi parlati, danze, cori e brani strumentali.
Agli inizi del secolo scorso, la “music-comedy” era già la forma di intrattenimento più popolare degli Stati Uniti, un successo dovuto anche agli straordinari effetti scenografici che alcuni registi e coreografi seppero realizzare.
Questi spettacoli, benché ancora somiglianti all’operetta di origine europea, e qualche volta al mondo del circo, furono determinanti per la formazione artistica di un rilevante numero di attori, musicisti, scenografi, ballerini che in seguito portarono il loro prezioso contributo nel cinema, allorquando si occupò di commedie musicali.
Nel 1927 fu messo in scena “Show boat”, considerato il primo capolavoro in questo genere di spettacoli. Nello stesso anno, venne portato a termine il primo film sonorizzato “The Jazz Singer” (Il Cantante di Jazz ), un fatto importante che consolidò ulteriormente i rapporti di collaborazione tra il teatro rivista di Broadway e il mondo del cinema.
Qualche anno più tardi, il talento musicale di George Gershwin (1898-1937) fece vivere uno dei momenti più belli alla commedia musicale americana con “Porgy and Bess”, un capolavoro che indicò la via ai futuri compositori di musica per commedia.
Dopo un periodo altalenante, dovuto anche all’evento bellico, negli anni ’50 il “musical” trovò il suo più alto momento (a New-York) con una serie di “commedie” tra le quali “Little Mary Sunshine” e “The Fantasticks” che contano il numero più elevato di repliche della sua storia. Se il cinema fu l’alleato più importante del “musical”, è vero anche il contrario; nel senso che i due generi, insieme, segnarono l’epoca d’oro dello spettacolo. Tra i film musicali, passati alla storia del cinema, non possiamo dimenticare “West Side Story”, una vicenda d’amore dai caratteri realistici, vissuta tra due bande giovanili in un quartiere popolare di New-York, e “Jesus Christe Superstar”che narra gli ultimi momenti della vita terrena di Gesù, rappresentati in chiave di lettura moderna.
Oggi il musical-play continua a raccogliere ampi consensi in tutte le parti del mondo, sia attraverso il cinema che in teatro. In Italia, un vero e proprio “musical” non è forse stato mai realizzato, tant’è vero che, la maggior parte degli autori che si sono cimentati hanno preferito definire le loro creazioni “Opere rock”.