flauto in do
(Flauto; fr. flûte douce o flûte à bec; ingl. recorder; ted. Blockflöte;)

Origini e diffusione

Nella prima classificazione redatta in Germania nel 1511, furono elencati 3 tipi di Flauto dolce: Diskant in Sol - il più acuto - Tenor in Do (quello mediano) e Bass in Fa (il più grave).

Diffusissimo nel Rinascimento e nel primo periodo barocco, di questo strumento, detto anche Flauto a becco, si poteva disporre, nelle epoche appena accennate, di un’intera famiglia che andava: dal Sopranino in Sol - denominato Exilent o Kleinflöttin - , al contrabbasso in Fa (Grossbassflöte).

Nel XVIII secolo, al Flauto dolce subentrò quello traverso, dalla sonorità ben più espressiva il quale, grazie alle modifiche ideate da Boëhm, consentì ai musicisti di risolvere agevolmente le difficoltà per intonare i semitoni, assai ardui da ottenere con i flauti precedenti.

All’inizio del 1900, Arnold Dolmetsch, un estimatore di strumenti antichi, riportò in auge il Flauto dolce, diffondendolo dapprima nei paesi anglosassoni e, successivamente, in Italia.

Nel nostro paese, oltre ad essere impiegato nei vari “ensemble” che eseguono musica antica, esso è stato adottato anche dalla scuola per contribuire all’educazione musicale dei giovani.

 

Struttura

struttura flauto dolce

Con il termine generico “Flauto dolce” vengono indicati praticamente tutti i Flauti, antichi e moderni, con imboccatura a fischietto di facile emissione sonora.

Costituito generalmente di due parti, nella superiore, (“il becco”) è praticata una fessura scanalata, detta “labium”, munita di uno spigolo per infrangere il soffio, dal quale nasce il suono.

La parte inferiore, che comprende il tubo, o corpo dello strumento, reca sulla parete anteriore 7 fori da chiudere e aprire con l’indice, il medio, l’anulare di ciascuna mano e con il mignolo della sola mano destra. Il pollice della mano sinistra per contro, ottura un foro posteriore che, se chiuso solo a metà, favorisce l’esecuzione dei semitoni.

Nei modelli più grandi, (tenore e basso) una apposita chiave, azionata dal mignolo, permette di raggiungere l’ottavo foro che, a per via delle dimensioni dello strumento, resta troppo distanziato.

I legni adoperati per la fabbricazione di questi strumenti sono il bosso, il palissandro e il legno di rosa.

Le estensioni del Flauto dolce, sono determinate dai modelli e corrispondono a: Soprano: Do4-Re6; Contralto: Fa3-Sol5; Tenore: Do3-Re5; Basso: Fa2-Fa4. La musica per flauto dolce viene scritta un’ottava sotto il suono reale.

Tecnica

Lo strumento deve essere tenuto in posizione obliquo-verticale, con le dita della mano sinistra - escluso il mignolo - operanti sui fori superiori del tubo, mentre quelli della mano destra, fatta eccezione del pollice, si occupano dei fori inferiori. Le labbra, chiuse sulla parte superiore del becco, lasciano i denti liberi di stringerlo delicatamente. Dato l’esile suono dello strumento, la quantità di fiato emessa è limitata. Di conseguenza, per suonare il flauto dolce, non occorre applicare particolari tecniche di respirazione.

Curiosità

Le istituzioni che si adoperano per mantenere viva la tradizione di questo strumento sono parecchie.

In Italia esiste la “Società Italiana del Flauto Dolce” con sede a Roma e l’“Accademia del Flauto Dolce” di Torino.