Flauto traverso in Do

Origini e diffusione

Una canna alla quale viene praticato un taglio che provochi l’infrangersi di un soffio, e la conseguente vibrazione della colonna d’aria all’interno di essa, è già potenzialmente un Flauto.

Questo termine, apparso probabilmente nella lingua “oc” (francese-provenzale) a partire dalla seconda metà del XII secolo, rappresentava un’intera categoria di strumenti a “suono di taglio”: la prima sorgente sonora artificiale provocata da un flusso d’aria.

I primi tubi sonori, risalenti a circa 40.000 anni fa, furono ricavati da canne o da ossa animali ed utilizzati non propriamente per scopi musicali.

Simili a “zufoli”, essi trovarono largo impiego nella caccia come “strumenti da richiamo”.

Con l’avvento delle prime grandi civiltà, insieme ai vari strumenti cordofoni, il Flauto, nelle sue svariate forme, svolse un ruolo importantissimo nell’organizzazione musicale del tempio; ciò è dimostrato in una tavoletta egizia del IV millennio a.C., in cui appare l’immagine di un Flauto diritto. Anche dalle raffigurazioni tombali di altri popoli dell’antichità, come i sumeri, gli elamiti o gli assiri-babilonesi è possibile apprendere che in quel periodo vennero utilizzati parecchi strumenti assimilabili al flauto.

Più tardi, la sirix (siringa o “flauto di pan”) probabilmente di derivazione egizia e i vari aulos (semplici, doppi e obliqui), rappresentarono presso gli antichi greci, l’intera famiglia degli strumenti sia a “suono di taglio” che ad “ancia”: una linguetta di legno la cui vibrazione provoca il suono.

Nel mondo romano, infine, tutti i Flauti vennero per convenzione raggruppati con il termine generico di fistula.

Flauto traverso

Stabilire con esattezza quando nacque questo strumento non è cosa facile. In Italia, una delle sue prime apparizioni è testimoniata da un’urna cineraria etrusca risalente al II secolo a.C.

Su di essa è scolpito un Flauto, con il quale pare si potesse già eseguire un’intera scala diatonica. Alquanto dubbie, sono anche le notizie pervenuteci dal medioevo, riguardo l’utilizzo di questo tipo di strumento.

Per avere la certezza della sua diffusione, occorre risalire al 1530. In quella data venne infatti redatta una classificazione che suddivideva i Flauti traversi in quattro altezze: Discantus, Altus, Tenor e Bassus, e considerava tali strumenti destinati agli eserciti (fistula militaris).

Il Flauto traverso divenne strumento solista solo a partire dal XVIII secolo, quando Johann Joachim Quantz (1697-1773), il più abile virtuoso flautista di quei tempi e maestro personale di Federico II Re di Prussia, con un celebre trattato consacrò la definitiva supremazia di questo strumento sul modello diritto.

Nel primo ‘700, il Flauto traverso fu valorizzato dalle composizioni cameristiche di Bach, Haendel e Telemann; in orchestra, gli venne concesso ampio spazio nelle opere di Haydn, ed ebbe un ruolo di primaria importanza verso la fine del secolo, nei capolavori di Mozart e di Beethoven.

Nonostante questo glorioso passato, dai primi decenni del 1800 in poi, i compositori “romantici”, in genere, trascurarono le sue possibilità solistiche, affidandogli ruoli secondari, cioè di raddoppio delle parti, per lo più quelle destinate agli archi.

Solo nel tardo ‘800 (sopratutto in Francia con Berlioz) si aprì per il Flauto quella splendida stagione musicale, proseguita anche nel ‘900, in virtù di compositori come Debussy, Saint-Saën, Boulez ed altri ancora.

Oggi, grazie ai notevoli effetti che si possono ottenere, il Flauto traverso è diventato uno strumento insostituibile per le esigenze della musica contemporanea e del jazz.

Struttura

Il tipo di Flauto traverso, normalmente impiegato nell’orchestra moderna, è il cosidetto Flauto “sistema Boehm”, dal nome del celebre flautista Theobald Boehm (1794-1881), ideatore di un congegno di chiavi che rivoluzionò la struttura dello strumento, permettendo ai futuri esecutori di ottenere vistosissimi vantaggi tecnici e una grande facilità nell’emettere i suoni.

Questo Flauto è diviso in 3 parti: la testa o testata; il corpo o parte media e il piede o trombino.

Sulla testata, leggermente tronco-conica, vi è saldato il poggia-labbro o “boccola”, che è munito del foro d’insufflazione di forma ovale. Nei modelli più recenti, tale foro può anche avere forma quadrata con spigoli arrotondati.

Nella parte superiore della testata, c’è un tappo mobile utilizzato per modificare il timbro dello strumento e per regolare in parte l’intonazione. Sul corpo e sul trombino, vi sono generalmente 16 fori, praticati a scrupolosissima distanza, da aprirsi e chiudersi mediante piattelli muniti di cuscinetti di pelle sottilissima, in parte comandati direttamente dalle dita e altri, da un ingegnoso meccanismo di “chiavi” che assicura la perfetta chiusura dei fori.

I materiali impiegati per la costruzione del Flauto traverso sono molteplici e la loro scelta è solitamente effettuata dal costruttore. Sebbene il legno, l’ebano in particolare, venga non di rado utilizzato, il materiale comunemente usato è senza dubbio il metallo, che può essere: l’alpacca, una lega composta maggiormente da rame, nickel e zinco; l’argento, combinato con una piccola percentuale di rame, e una lega speciale a base di oro, impiegata solo da qualche tempo a questa parte.

Questi metalli possono essere addirittura interscambiabili, nel senso che un flautista ha la facoltà di scegliere uno o più strumenti dalla testata e corpo costruiti con materiali diversi, a seconda delle proprio gusto e del repertorio nel quale si è specializzato.

Famiglia del flauto traverso

L’estensione di questo strumento è di 3 ottave: Do3 -Do6. Tuttavia, per coprire un’estensione più ampia, nell’ambito dell’orchestra, esistono altri modelli con dimensioni e nomenclature differenti.

Oltre al Flauto ordinario già descritto, detto “flauto in Do”, lungo 63 cm. con un diametro del corpo e del trombino di 19 mm., in orchestra viene anche utilizzato l’Ottavino, che ha la stessa estensione dell’ordinario, ma un’ottava più alta: (Do4 - Do7) e il “Flauto contralto” o in “Sol”, con un’estensione sempre di tre ottave, una “quarta” sotto la nota più grave del flauto in Do.

In orchestra, solo in rarissimi casi, viene anche impiegato il Flauto basso che, date le notevoli dimensioni, è munito di una testata ricurva; la sua estensione, simile a quella degli altri modelli, inizia un’ottava sotto l’estensione del Flauto normale.

Ottavino
Ottavino
flauto contralto dritto
Contralto diritto
Flauto contrarlo curvo
Contralto curvo
Flauto traverso basso
Basso

Tecnica

L’esecutore poggia il labbro inferiore sulla boccola e, con il soffio che s’infrange sul bordo del foro, mette direttamente in vibrazione l’aria che genera il suono all’interno del tubo. Per suonare questo strumento, ci si avvale di due tecniche ben distinte: quella respiratoria, dalla quale dipende l’intensità e qualità del suono; e quella riguardante l’articolazione delle dita. La prima coinvolge determinate parti dell’organismo come i polmoni e il diaframma ed è forse la più difficoltosa e lunga da apprendere; la seconda impegna 9 dita per azionare altrettanti piattelli.

Il pollice della mano destra serve unicamente a sorreggere lo strumento il quale, per le sue caratteristiche tecniche, consente all’esecutore di sviluppare una grande agilità.

Curiosità

  1. Recentemente sono stati messi in commercio tipi di Flauti senza “chiavi” che permettono allo strumento, di produrre anche suoni ad intervalli completamente estranei alla nostra cultura musicale.

  2. La letteratura per Flauto traverso è davvero consistente: le opere scritte e catalogate a tutt’oggi sono più di trentamila.

  3. Generalmente l'elevato costo di un Flauto traverso di carattere professionale è in reazione al materiale con il quale viene costruito (in argento, platino e oro a 20 k) e se realizzato su misura delle mani dell'esecutore. Per tali requisiti,  esiste in commercio uno strumento ( Haynes platinum Handmade) che supera i 70.000 euro.