Origini e diffusione
Le origini del Clarinetto moderno, risalgono allo Chalumeau, un primitivo modello di zampogna francese, che veniva suonato anche ad una sola ancia. Detto ciò, non mancano comunque testimonianze in epoche più remote, soprattutto nei paesi mediorientali, di strumenti ad ancia semplice come il memet egiziano, l’argûl degli arabi e lo zummāra originario dall’asia minore.
Anche l’Europa può vantare una tradizione di strumenti antichi ad ancia semplice.
Le Launeddas a tre tubi, tipici della Sardegna, e il Pibgorn del Galles, (fabbricato in legno e nella cui parte inferiore veniva applicato un corno bovino) sono alcuni fra i tanti strumenti che possiedono le stesse caratteristiche dello chalumeau.
La trasformazione di quest’ultimo in Clarinetto, avvenne all’inizio del 1700 per merito di Johann Cristoph Denner, un costruttore di strumenti a fiato nato e vissuto a Norimberga, e per un certo periodo attivo anche a Lipsia.
Ulteriori miglioramenti al nuovo strumento furono apportati anche in Francia da Jean Xavier Lefèvre che, nel 1791, creò i presupposti per la nascita del clarinetto moderno.
Nel periodo Classico, e soprattutto in quello Romantico, grazie alle possibilità virtuosistiche che lo strumento offriva, gli furono dedicati autentici capolavori musicali. I più grandi compositori, come Haydn, Gluck e Mozart, scrissero parecchi concerti per “strumento solo” ed infinite pagine di musica cameristica, in virtù delle quali il Clarinetto acquisì una dignità pari a quella del violino.
Dalla metà dell’800 in poi, un gran numero di clarinettisti impegnati nel concertismo internazionale, stimolarono i moderni costruttori a continue innovazioni, come l’aggiunta di nuove chiavi per migliorare la tecnica, e l’applicazione di anelli metallici intorno ai fori, per garantire la loro perfetta chiusura.
I maestri del primo novecento, come Strawinsky e Debussy, e insieme ad essi, alcuni contemporanei fra i quali, Bruno Maderna e Luigi Dallapiccola, hanno ampiamente inserito questo strumento nei loro lavori. Nelle bande musicali, ai clarinetti vengono solitamente affidate le parti scritte per i violini dell’orchestra sinfonica e nel jazz, il clarinetto è stato ampiamente utilizzato, fin dalla nascita di questo genere, per via delle sue capacità espressive e per le notevoli qualità di strumento solista.
Struttura
Strumento aerofono ad ancia semplice, il Clarinetto attualmente è formato da 5 parti: il bocchino, con forma “a becco” e un’apertura rettangolare sotto la quale viene fissata l’ancia, per mezzo di una fascetta stretta da due viti a farfalla; il barilotto, un corto segmento a forma di botte che unisce il bocchino alla parte centrale.
Questa a sua volta formata da due sezioni (corpo superiore ed inferiore); ed infine il padiglione o campana, di forma svasata, che costituisce la parte inferiore estrema del Clarinetto, dal quale fuoriesce il suono.
Le sezioni centrali, sono munite di 14 fori, 8 dei quali vengono otturati dalle dita. Per i rimanenti 6 fori questo compito è affidato ad un complicato sistema di chiavi.
Il pollice della mano sinistra, che agisce nella parte superiore del clarinetto, si occupa del portavoce (una chiave con la funzione di produrre i suoni più acuti). Il pollice della mano destra ha il solo compito di sostenere lo strumento.

Il Clarinetto è uno strumento traspositore; si comporta come una canna d’organo chiusa e generalmente si articola nei seguenti modelli: in Sib, La e Mib, con le relative estensioni che raggiungono le tre ottave, più una terza.
Il materiale più usato per la loro realizzazione è il legno (ebano, bosso, acero); molto più rari sono quelli costruiti in metallo.
La Famiglia
La famiglia del Clarinetto è molto estesa e comporta 12 tagli: Piccolo in Lab (sestino); Piccolo in Mib (quartino); Soprano in Re; Soprano in Do; Soprano in Sib; Soprano in La; Clarinetto in Sol (Turco); Alto in Mib; Contralto in Fa (Corno di Bassetto); Contralto in Mib; Basso in Sib (Clarone); Contrabbasso in Sib.
I tagli più diffusi sono: il Clarinetto Piccolo in Mib, il Clarinetto Soprano in Sib e il Clarinetto Basso in Sib.
Tecnica
L’esecutore tiene il bocchino fra le labbra in modo che l’ancia appoggi su quello inferiore, sotto il quale, i denti della mandibola esercitano una corretta pressione sull’ancia.
Quelli della mascella, invece, in diretto contatto con il bocchino, servono a tenerlo fermo. Come accade in quasi tutti gli aerofoni, anche per questo strumento bisogna tenere in considerazione due tecniche esecutive: la prima riguarda una corretta respirazione che, attraverso la spinta del diaframma verso l’alto, riesce a controllare agevolmente la pressione del soffio; la seconda, concerne l’articolazione e la coordinazione delle dita nelle loro varie combinazioni.
Queste tecniche sono alquanto difficili da apprendere poichè, una convincente esecuzione obbliga il musicista ad un costante e perfetto controllo di tutte le parti del corpo interessate.
Curiosità
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Nel 1823, Carl Janssen presentò in una esposizione parigina, un Clarinetto con le chiavi superiori munite di aste mobili, che facilitavano le dita nei passaggi da una posizione all’altra.
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Un tipo di Clarinetto contrabbasso, costruito verso la fine dell’800 e brevettato con il nome di Bathiphon, aveva una lunghezza di 2 metri e 70 cm.
Formato da due tubi sonori di dimensioni diverse, esso fu inserito per la prima volta in orchestra nel 1897, durante la rappresentazione dell’opera “ Fervaal ”, scritta e diretta da Vincent d’Indy.
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I costruttori di clarinetti che operarono verso la metà dell’‘800, nella costante ricerca di nuove sonorità, si avvalsero addirittura di una speciale pasta di vetro, per la fabbricazione di alcuni loro esemplari.