Compositore, Pianista, Dir. d' Orch. e Musicologo conferenziere, Casella nutrì una spiccata passione per la musica di Debussy e per quella di molti altri compositori di area impressionistica; ciònonostante, la propria vena creativa rimase sempre influenzata dal repertorio tardo-romantico. In seguito, il più importante tentativo fu quello di sprovincializzare la musica italiana agli occhi della ribalta internazionale.
Discendente da una famiglia di musicisti di origine ligure-piemontese, Alfredo Casella nacque a Torino il 25 luglio 1883. Avviato allo studio del pf. sin dall'età di 5 anni dal padre Carlo, insegnante di violoncello al liceo musicale torinese, e dalla madre Maria Bordino, valente pianista, il piccolo Alfredo dimostrò un precoce talento che gli permise, nel 1894, di esibirsi sia come solista che in Trio, al Circolo degli Artisti di Torino.
La seconda apparizione in pubblico avvenne due anni più tardi al T. Carignano in un concerto con orchestra. Il successo ottenuto indusse il giovane Casella a dedicarsi esclusivamente alla musica e ad abbandonare l'idea di diventare un ricercatore scientifico. Morto il padre (ago. 1896), dopo un breve periodo di studio dell'armonia con Giovanni Cravero, su consiglio dell'amico di famiglia, il compositore pianista Giuseppe Martucci, e di Antonio Bazzini, dir. del Conservatorio di Milano, Casella con la madre si trasferì a Parigi. Qui frequentò il Conservatorio, partecipando ai corsi pianistici di Louis Diémer e, come uditore, a quelli di armonia e composizione, rispettivamente tenuti da Xavier Leroux e da Gabriel Fauré.
L'ambiente moderno e cosmopolita parigino fu determinante per la formazione artistica di Casella. Oltre alla proficua esperienza compositiva ricevuta da Fauré, il giovane musicista torinese strinse amicizia con Debussy, Ravel, Stravinskij, Enescu, ed ebbe modo di ascoltare la musica di altri compositori europei come Mahler, Bartók e Schoenberg. A Parigi, Casella prese anche contatto con le più avanzate correnti letterarie e pittoriche (Émile Zola, André Gide, Marcel Proust, Alphonse Daudet, Edgard Degas), grazie alle quali assunse una formazione artistica di carattere europeo: ciò che mancava alla maggior parte dei compositori italiani, spesso accusati di provincialismo.
Nel 1898, dopo essersi aggiudicato il Secondo premio in un Concorso di pf. indetto dal Conservatorio, Casella iniziò l'attività professionale come pianista accompagnatore del celebre baritono “Buffo” Antonio Baldelli, specializzato in interpretazioni rossiniane. Di questa esperienza, durata qualche anno, Casella più tardi ammise: “A Baldelli devo, soprattutto, il mio profondo amore per la musica di Rossini e per quel vivo senso comico-grottesco che costituisce una parte cospicua della mia arte”.
Negli anni successivi Alfredo si distinse a Parigi come virtuoso pianista, vincendo il Primo premio di pf. (lug.1899); come compositore, il suo primo lavoro fu la Pavane pour piano op.1, presentato in un Concorso bandito dal Quotidiano “Le Figaro” (1902). Sempre per pianoforte, nel 1903 vinse un altro premio con le Variations sur une chaconne e scrisse la Lirica per v. e pf. La cloche fêlée (La campana stonata), su versi di Charles Baudelaire.
Dopo le prime esperienze in qualità di direttore d'orchestra al Casinò di Dieppe (Alta Normandia) ed un infruttuoso soggiorno a Londra, Casella tornò nella Capitale francese per dedicarsi alla composizione e allo studio della musica barocca. Nel 1906 compose la sua prima Sinfonia (in si min. op. 5) e, nello stesso tempo, prese servizio come clavicembalista alla “Société des instruments anciens” fondata dal violista Henri Casadeus, con il quale collaborò per circa tre anni compiendo tournées concertistiche in tutta Europa. Sposatosi nel 1907 con Hélène Kahn, Casella partecipò attivamente alla vita musicale parigina diffondendo molte opere dei grandi compositori mitteleuropei (in particolare G. Mahler e R. Strauss), in collaborazione con la Casa editrice Universal Edition di Vienna.
Riguardo alla propria attività di compositore, nel 1909 il musicista torinese, in un impeto di Amor patrio, scrisse la Rapsodia Italia, anche se la presenza di motivi popolari italiani risulta alquanto condizionata dall'influsso di varie Scuole nazionalistiche, soprattutto Russa e Spagnola. Che Casella non avesse dimenticato le proprie radici, è ampiamente dimostrato, inoltre, dalla sua attività di pianista, direttore d'orch. ed organizzatore di serate musicali parigine, incentrate sulle opere di compositori italiani contemporanei (Ildebrando Pizzetti, Gian Francesco Malipiero, Vincenzo Davico, Giannotto Bastianelli ed altri).
Quest' azione divulgatrice di musica italiana avvenne alla “Salle des Agriculteurs” nel febbraio del 1914, poco prima che Casella lasciasse l'Incarico (assunto nel 1911) di segretario della Société Musicale Indépendante, fondata da Maurice Ravel.
Le ragioni di questa rinuncia, e quella nei riguardi della Cattedra di pf. offerta dal Conservatorio parigino, sono imputabili al categorico rifiuto del compositore di assumere la cittadinanza francese.
Libero da Impegni istituzionali, a partire dal 1914 Casella si dedicò alla musica d'avanguardia volgendo il suo interesse alla produzione di Bartók, Schoenberg e Stravinskij; e fu presente alla burrascosa “Prima” parigina del “Sacre du printemps” (29 magg. 1913) di quest’ultimo.
Le composizioni più interessanti di questo periodo sono i Nove pezzi per pf. op. 24 (1914); Pagine di guerra op. 25; 4 Film musicali per pf. a "quattro" mani (1915); Pupazzetti op. 27 (1915); 5 pezzi sempre per pf. a "quattro" mani, ma trascritti per orch. nel 1920 (op.27 bis).
Invitato in Italia dall'”Associazione degli Amici della Musica” di Torino (dic. 1914) per dirigere una serie concerti di autori classici e moderni (Chopin, Liszt, Albeniz, Debussy, Ravel), Casella decise di stabilirsi in Italia. L'idea maturò a Roma, nel momento in cui venne avvicinato dalla cerchia di Compositori contemporanei italiani (Malipiero, Respighi, Pizzetti ed altri), accorsi a memorabile concerto tenutosi al T. Augusteo (14 febb.1915), dove Casella diresse “Petruška” di Stravinskij, in presenza dell'autore.
Dopo circa un ventennio di permanenza in Francia, nel luglio 1915 Casella si stabilì definitivamente a Roma e subentrò a Giovanni Sgambati (morto da qualche mese) come insegnante di pf. al Liceo musicale “S. Cecilia”. Nella Capitale italiana il musicista torinese, memore dell'esperienza parigina, nel 1917 fondò, insieme a Pizzetti, Respighi, Malipiero, Tommasini e altri giovani compositori, la “Società Nazionale di Musica” che diventò in seguito “Società Italiana di Musica Moderna”.
Un'altra iniziativa di questo periodo fu la pubblicazione della rivista “Ars Nova”, alla quale collaborarono, oltre ai musicisti sopracitati, personaggi di spicco del mondo artistico italiano e straniero, tra cui i pittori Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, il poeta, narratore e saggista Giovanni Papini, lo scrittore, pittore e compositore Alberto Savinio, lo scrittore e musicologo francese Louis Laloy. L'intensa attività concertistica svolta in Patria e all'estero costrinse Casella ad abbandonare l'insegnamento al “S. Cecilia”, come pure la sua adesione alla S.I.M.M., terminata nel 1919.
Separatosi dalla moglie, nel 1921 Casella si risposò con Yvonne Müller, una sua allieva dalla quale ebbe una figlia: Fulvia. La nuova situazione familiare non impedì al maestro di intraprendere tournées di maggior impegno, come quella svoltasi negli Stati Uniti dove, nell'ottobre 1921, si esibì a Filadelfia come Solista e diresse la Filarmonica locale, presentando musiche proprie.
Nel 1923, coadiuvato da Malipiero e con il patrocinio di G. D'Annunzio, Casella fondò la “Corporazione delle nuove musiche”, diventata in seguito la sezione italiana della Società Internazionale per la Musica Contemporanea. A sostegno di questa nuova associazione, l'anno successivo nacque la Rivista “La Prora”, della quale il maestro italiano fu artefice e direttore. In questo periodo Casella si fece anche promotore della diffusione di opere di compositori contemporanei stranieri. Consapevole di quanto avrebbe giovato al processo di svecchiamento della musica italiana, egli diresse in molte città della Penisola il “Pierrot Lunaire” di Schoenberg e, per la prima volta a Siena, in occasione del “Sesto Festival di Musica Contemporanea” i lavori stravinskjani "Histoire du Soldat” e “Les Noces” (sett. 1928).
Nel 1930, Casella, insieme al violinista Alberto Poltronieri e al violoncellista Arturo Bonucci, formò il “Trio Italiano” che svolse un'intensa attività concertistica, terminata nel 1939, quando il maestro torinese assunse la direzione artistica delle “Settimane Musicali Senesi” presso l'Accademia Chigiana. In questo ruolo egli fece conoscere al pubblico italiano le musiche dei grandi “contemporanei” europei: Artur Honneger, Darius Milhaud, Francis Poulenc, Zoltán Kodály e Maurice Ravel; alcuni di essi furono anche invitati ad assistere o a dirigere le proprie opere, come nel caso di Béla Bartók e di Paul Hindemith. Grazie a questa azione promulgatrice, le avanguardie italiane iniziarono ad assumere una propria identità e trovarono in Casella il loro mentore. Giovani musicisti italiani come Mario Labroca, Vittorio Rieti, Antonio Veretti e Virgilio Mortari rappresentarono il “Trait d'union” con le avanguardie italiane di nuova generazione, operanti nella Seconda metà del Novecento.
Nel 1942, mentre conduceva a Siena un corso estivo di pf., iniziarono a manifestarsi i sintomi di una grave forma tumorale che lo condurrà inesorabilmente alla morte. Due interventi chirurgici e la condizione di infermo, tuttavia, non ebbero il sopravvento sull'energia e la volontà del maestro. Confortato da amici e discepoli, Casella proseguì nell'attività compositiva con opere di indiscusso valore artistico, come i 3 Canti sacri per v. bar. e org. op. 67, trascritti anche per picc. Orch. op. 67 bis (1943) e la Missa solemnis “Pro pace” per v. sopr., v. bar., Coro e Orch. (1944). Fino all'ultimo, egli continuò ad essere attivo sia nell'insegnamento che nella revisione critica di opere del passato (Bach, Mozart, Chopin) e come esecutore qualche settimana prima di morire fece la sua ultima apparizione in pubblico al T. Eliseo (Roma, 11 febb. 1947).
Sottoposto ad un terzo e disperato intervento chirurgico, Alfredo Casella morì in una clinica romana all'alba del 5 marzo 1947.
Dopo le Esequie solenni, alle quali parteciparono numerose personalità del mondo artistico, la Salma fu deposta nel Cimitero Monumentale capitolino del Verano.
Personaggio dalla continua e multiforme operosità, Alfredo Casella saggiò le tendenze musicali più importanti del suo tempo con tenacia e convinzione, allo scopo di promuovere la musica contemporanea straniera in Italia, affinché una nuova generazione di compositori potesse tenere il passo con le correnti musicali europee più avanzate. Per questo obiettivo egli non risparmiò energie, che profuse anche nella ricerca di un proprio Stile: “Scopo di tutta la mia vita di creatore” dichiarò in età matura “fu quello di raggiungere ed affermare uno stile moderno nostro, cioè ad un tempo italiano, ma anche di valore internazionale”.
Molteplici furono le direzioni percorse da Casella per sprovincializzare la Cultura musicale italiana, e nelle opere giovanili (la Sinf. in do magg., la Rapsodia “Italia”, entrambe del 1909) sono già presenti i segni premonitori di questa importante missione artistica.
Abbandonate le prime infatuazioni per la musica post-romantica di Mahler e Strauss, Casella non si lasciò tanto sedurre dall' Impressionismo di matrice debussiana, quanto dalla raffinata linearità contrappuntistica di Ravel. Poi, quando volle creare un sinfonismo spiccatamente nazionale, trovò nello stile spagnoleggiante di Isaac Albéniz un chiaro punto di riferimento.
Conscio che non sarebbe stato possibile ridonare valore artistico ed autorevolezza alla musica strumentale italiana senza recuperare le opere dei grandi maestri del passato, Casella iniziò una vasta ricerca musicale sui compositori del primo '700 (Vivaldi, D. Scarlatti, G.B. Pergolesi) e preromantici (Muzio Clementi, Nicolò Paganini).
Appartenente alla cerchia di musicisti della cosiddetta “Generazione dell'Ottanta, il maestro torinese assimilò tutte le tendenze artistiche che via via gli si presentarono. Durante la sua permanenza a Parigi fu quella espressionista di Schoenberg ad interessarlo maggiormente e il compositore giunse alle soglie della Dodecafonia con la Sonatina per pf. op. 28 (1916)
Tuttavia, una volta rientrato in Patria, incoraggiato dalla particolare atmosfera del Regime fascista, Casella si dedicò allo stile “neoclassico” con opere per voce e pf. come le 3 Canzoni trecentesche op. 36 (1923) e le 4 Favole romanesche, su testi di Carlo Alberto Salustri (in arte Trilussa, 1923).
A questo periodo risalgono le prime esperienze in campo teatrale. A cominciare dalle musiche per il balletto La Giara, adattamento coreografico della celebre novella di Luigi Pirandello per i Ballets Suédois (Parigi, 1924), e quelle per il balletto Le Couvent sur l'eau (Il Convento veneziano), composto nel 1912-13 che, per varie circostanze, andò in scena nel febbraio del 1925 (Milano, T. alla Scala). A questo filone appartengono anche La Camera dei disegni op.64 (o Un balletto per Fulvia oppure Divertimento per Fulvia, 1940) e La rosa del sogno op. 66, su musiche di N. Paganini (1943).
Estraneo ad ogni stilema del Teatro verista, Casella debuttò nel genere operistico con La Donna serpente, opera-fiaba in un prologo e tre atti, il cui libretto, di Cesare Vico Lodovici, fu tratto dalla fiaba omonima del settecentesco Conte veneziano Carlo Gozzi (Roma, T. dell'Opera 17 mar. 1932). A questo lavoro, in cui l'autore espresse le sue doti teatrali migliori rifacendosi alla tradizione comica verdiana del “Falstaff”, seguì a distanza di qualche mese La favola di Orfeo, un'opera da camera in un atto, basata sul testo quattrocentesco di Angelo Poliziano, ridotto a libretto da Corrado Pavolini (Venezia, T. Goldoni 6 sett. 1932). In questo lavoro, Casella e Pavolini si proposero di affrontare il mito del cantore Orfeo, sceso agli "Iinferi" per riportare in vita la sua sposa Euridice in chiave intellettualistica novecentesca, utilizzando mezzi linguistici moderni, senza però rinunciare ad alcune Musiche tardo-medievali, composte per la Corte ducale di Mantova.
Di tutt'altro contenuto tematico è Il deserto tentato, terza ed ultima opera di Casella che, sullo slancio delle Imprese imperiali dell'Italia fascista, fu composta per celebrare la trionfale campagna colonialista in Etiopia. Librettato da Pavolini, questo lavoro in un atto, sottotitolato “Mistero”, ha per soggetto un fantomatico scontro tra alcuni aviatori italiani caduti nel deserto e i guerrieri indigeni, qui definiti rispettivamente i “puri eroi e le “forze oscure del male” (Firenze, T. Vittorio Emanuele 8 magg. 1937).
Rispetto al quadro teatrale, assai esiguo, l'attività compositiva di Casella si affermò in modo più convincente nella musica per orchestra e cameristica. Al primo versante appartengono 3 sinfonie: le cosiddette "Giovanili" in si min. op.1 (1905-6) e in do min. op. 2 (1908-9) e la più matura sinf. n.3 op. 63 (1940). Segue la già citata Rapsodia per grande Orch. “Italia”; il Concerto per quartetto d'archi e orch. op.40 (1924); la Partita per pf. e orch. op.42 (1925); il Divertimento su Temi di D. Scarlatti La Scarlattiana per pf. e 32 strum. op. 44 (1926); il Concerto romano per org. e orch. op. 43 (id.); il Concerto per vl. e orch. op. 48 (1928); il Triplo concerto per vl. vcl. e pf. op. 56 (1933); il Concerto per vcl e orch. op. 58 (1936); il Concerto per orch. in 2 tempi op. 61 (1937); il Diivertimento per Orch. op. 65 La Paganiniana (1942) e il Concerto per pf., archi, timpani e batteria op.69 (1943). Riguardo alla Musica cameristica, occorre ricordare la Barcarola e Scherzo per fl. e pf. op.4 (1903); i 5 “Pezzi” per quart. d'archi op.34 (1920); la Sicilienne et bourlesque per fl. e pf. op. 23 anche per vl. e vcl. (1914); le 2 Sonate per pf. e vcl. (op. 8 e op. 45, 1906-1927); la Sonata a tre per vl. vcl. e pf. op. 62 (1938) e la Sonata per arpa op. 68 (1943).
Tra le pagine pianistiche più significative, oltre a quelle già citate (Pavane op.1, Variations sur une chaconne, 9 “Pezzi” per pf., Pagine di guerra e Pupazzetti), sono da annoverare A notte alta op. 30 (1917; anche con orch. op. 30 bis, 1921); il Prelude, valse e rag-time per pf. automatico op. 33 (1918); 2 Ricercari sul nome B-A-C-H op. 52 (1932) e la Sinf. arioso e toccata op.59 (1936).
Casella si occupò anche di musica vocale, soprattutto di liriche per voce e pf. fra cui 5 Lyriques op. 2 (1903); L'adieu à la vie op. 26 su poesie del filosofo indiano Rabin-Dranath Tagore tradotte da André Gide (1915). Questo lavoro fu realizzato anche per v. e 16 strum op. 26 bis (1926) e si unisce alla trascrizione già menzionata della “Cloche fêlée” (Campana Stonata).
Tra le varie elaborazioni e riduzioni di Casella, sono da ricordare quelle realizzate su Lavori di Vivaldi, Scarlatti, Beethoven, Schubert, Clementi, Mahler, Balakirev ed altri ancora. Gli scritti del Maestro torinese consistono nel Saggio L'evoluzione della Musica a traverso la Storia della Cadenza perfetta (Londra, 1923); Igor Stravinskij (Roma, 1926); Il pianoforte (id., 1937); l'autobiografia I segreti della giara (Firenze, 1941); Una vita del Maestro attraverso il suo epistolario (pubbl. postumo, Firenze 1949; infine il Saggio "La Tecnica dell'orchestra moderna" in collab. con il compositore milanese Virgilio Mortari (id., Milano 1950).