Compositore, Pianista, Etnomusicologo, Didatta ed Educatore musicale.
Assiduo cultore del Canto popolare, Kodály può essere considerato il maggiore studioso della tradizione folcloristica magiara (ungherese). Riguardo la Musica strumentale la produzione di questo maestro è rivolta principalmente agli archi.
Figlio di Frygies Kodály e di Pauline Jaloveczky, Zoltán nacque il 16 dicembre 1882 a Kecsemét, ottava città in ordine di grandezza dell'Ungheria, situata nella regione della grande pianura meridionale, a circa novanta km. a Sud di Budapest.
Suo padre, un funzionario delle ferrovie magiare, si dilettava a suonare il violoncello, spesso accompagnato dalla moglie, buona pianista, con la quale fece anche parte di “Ensemble” cameristici amatoriali. Quando Zoltán ebbe tre anni, la famiglia Kodály si trasferì a Galánta; i canti e le musiche tradizionali, ascoltati in questa cittadina della Slovacchia, saranno di capitale importanza per la formazione artistica del futuro etnomusicologo, compositore e grande didatta ungherese. Nel 1892, la famiglia Kodály prese residenza a Nagyszombat (oggi Trnava, facente parte della Slovacchia); lì, Zoltán frequentò il ginnasio ed iniziò lo studio del pianoforte, del violino e, in un secondo tempo, del violoncello. Questo fu anche il periodo in cui Kodály svolse un'attività musicale nel coro del Duomo e nella piccola orchestra della scuola, per la quale, tra il 1898 e il 1899, scrisse i primi componimenti, che incontrarono fin da subito accoglienze favorevoli.
Nel 1900, ottenuta a pieni voti la maturità liceale, Zoltán si iscrisse alla Facoltà di Filosofia dell'Università di Budapest e, contro la volontà dei genitori, anche all'Accademia Musicale “Franz Liszt”, dove le innate doti del giovane attirarono l'attenzione degli insegnanti, nonostante la sua preparazione fosse sostanzialmente autodidattica.
Nei quattro anni di studio compositivo accademico, Kodály ebbe modo di affinare la tecnica contrappuntistica attraverso una sistematica analisi delle opere bachiane, sotto la guida di János Koessler, suo insegnante di composizione. I rapporti con quest'ultimo iniziarono a deteriorarsi nel momento in cui Zoltán accentuò il suo interesse per la musica popolare ungherese. Tuttavia, grazie ad un'innata sensibilità musicale, il giovane riuscì a diplomarsi (1904) e a perfezionarsi presso il Collegio Eötvos, un'istituzione che ammetteva ai suoi corsi solamente allievi di particolare talento.
Nel 1905 un viaggio a Bayreuth lo mise a contatto con la realtà musicale mitteleuropea e probabilmente fu anche il momento decisivo per il cammino artistico che Zoltán intraprese, quando, al ritorno in Patria, diede inizio alle sue prime ricerche etnomusicali con una cospicua raccolta di canti popolari e contadini. Questa indagine sul folclore musicale magiaro costituì la “summa” della sua Tesi di laurea in Filosofia dal titolo “Costruzione strofica del Canto popolare ungherese”, presentata nel 1906. Conclusi gli studi universitari, Kodály intraprese un altro viaggio di ricerca nelle regioni dell'Ungheria settentrionale, quindi si recò a Berlino e poi a Parigi per perfezionare le sue conoscenze compositive con Charles-Marie Vidor. Durante un soggiorno di sei mesi nella Capitale francese, Zoltán ebbe modo di scoprire la musica di Claude Debussy, che lo entusiasmò a tal punto che, rientrato in Patria, scrisse la Composizione per pf. Meditation sur un motif de Claude Debussy (1907). A Budapest, Kodály riallacciò i contatti con Béla Bartók, il quale, pur essendo stato suo compagno di studi all'Accademia musicale, lo aveva conosciuto soltanto qualche anno dopo al Circolo culturale di Emma Gruber, crocevia di musicisti ed intellettuali. Il fatidico incontro porterà i due compositori ad un sodalizio di ideali artistici e patriottici comuni, fondati sul recupero e sulla valorizzazione del canto popolare ungherese, attraverso criteri filologici inediti. Di ogni canto, infatti, essi cercarono un maggior numero di versioni allo scopo di individuare possibili "varianti", che consentissero di risalire alla sua radice originale e, per recuperare pienamente inflessioni e sfumature, adottarono anche il metodo della registrazione.
La vera e propria attività compositiva di Kodály iniziò nel 1908, quando fu nominato prof. di composizione all'Accademia Musicale, dove era stato studente. In quel periodo, egli compose vari lavori, tra cui Due canti popolari della regione di Zobor e le prime opere catalogate, come i Liederklang op.1; il Quartetto op. 2; Klaviermusic op.3 e la Sonata per vcl. e pf. op. 4.
Due anni dopo ebbero luogo le prime esibizioni pubbliche delle musiche di Kodály, che suscitarono forti perplessità nella critica. Tuttavia, ci fu una schiera di estimatori che ne intravidero la validità artistica, soprattutto quando il Primo Concerto venne eseguito a Parigi, dove ottenne uno strepitoso successo. Il 1910 fu anche l'anno in cui Zoltán sposò Emma Schleisinger, eccellente pianista e compositrice di grande sensibilità. Dopo il matrimonio, Kodály, coadiuvato da Béla Bartók, diede vita ad una iniziativa rivolta alla diffusione di musiche moderne e alla pubblicazione di una imponente "Raccolta" di Canzoni popolari (circa tremila); purtroppo complicanze burocratiche fecero fallire entrambi i progetti.
Per nulla sfiduciati, negli anni a venire i due compositori percorsero in lungo e in largo le pianure ungheresi, le montagne della Transilvania, le regioni della Slovacchia e della Romania, spingendo le loro ricerche ai confini con il Medio Oriente. La comune passione per Etnomusicologia li portò perfino a Biskra, in Algeria; poi, l'avvenuto scoppio della Prima Guerra Mondiale indusse i due ricercatori a rientrare in Patria. Durante il conflitto, Kodály, oltre ad impegnarsi in qualità di critico musicale in alcuni periodici specializzati, intensificò gli sforzi per diffondere tra il vasto pubblico una maggiore sensibilità verso il canto popolare. Nel 1917 egli sostenne, a proprie spese, la prima esecuz. dei “Canti della regione di Zabor”, composti nove anni prima: l'insuccesso fu clamoroso e la critica accusò l'autore di falsificazione musicale.
Una circostanza quasi analoga avvenne l'anno successivo, quando Kodály presentò, ad una Rassegna svoltasi a Budapest, alcune sue musiche tra cui il Duo per vl. e vcl., il Quartetto Verspäteten Melodien. I critici gli si scagliarono contro, accusandolo di possedere una sviata concezione artistica.
Alla fine del 1918, con lo sfaldamento dell'Impero Austro-Ungarico, il governo Karóly proclamò in Ungheria una repubblica. In questo effimero clima indipendentista, Kodály e Bartók vennero invitati a far parte di un Direttivo musicale, divenuto in seguito “Istituto Superiore Musicale Ungherese” dove, sotto la Presidenza del dir. d'orch. Ernö Dohnanyi, i due musicisti si attivarono per una radicale riforma dell'educazione musicale nel proprio Paese. Purtroppo, questa nobile iniziativa durò soltanto qualche mese, fino alla caduta della Repubblica dei Consigli (ago. 1919). Con l'instaurazione di un nuovo regime, inevitabilmente le ripercussioni caddero sulle istituzioni già esistenti e sui loro direttivi: molti colleghi e amici di Kodály dovettero emigrare; egli stesso fu sospeso dall'Insegnamento e posto sotto inchiesta, con l'ingiusta accusa di reato politico e peculato amministrativo. In questo difficile periodo, Kodály oltre a comporre la bellissima Serenata per 2 vl. e vla. op. 12, ebbe costantemente al fianco l'amico fraterno Bèla Bartók e con lui continuò l'opera di elaborazione e ricerca sul canto popolare, come è dimostrato dalla pubblicazione di 150 Canti transilvani, avvenuta tra il 1919 e il 1920. Riabilitato dalle infamanti accuse, nell'autunno del 1921 il Ministro della Cultura J. Lajos Vass riammise Kodály all'Insegnamento accademico e la Casa editrice Boosev & Hawkes di Vienna pubblicò alcune sue opere. Seguirono due anni di ininterrotta ascesa, culminata con il componimento del Psalmus Hungaricus, scritto nel 1923 in occasione del 50° anniversario della fusione di Buda con Pest; in quella circostanza anche Bartók e Dohnanyi presentarono rispettivamente una Suite di danze e una Ouverture festiva.
A seguito del successo ottenuto, Kodály si dedicò al genere vocale, in particolar modo alla coralità infantile, da troppo tempo ignorata in Ungheria. Questo interesse rappresentò il punto di partenza della futura metodologia kodalyana, accettata universalmente nei programmi di Educazione musicale.
Nel 1924, andò in scena la Prima opera teatrale del musicista ungherese, Székely fonó (La filanda magiara), che più tardi egli rivisitò, ripresentandola al pubblicò in versione definitiva nel 1932. Negli otto anni che intercorsero tra le due rappresentazioni, Kodály ebbe modo di approfondire e portare alla più "alta maturità" le proprie conoscenze sulla musica popolare vocale, sapientemente elaborata e valorizzata dall'accompagnamento del pianoforte, sottoforma di ballate e lieder, come nelle Szekler Balladen e Lieder del 1925. L'anno successivo, il compositore ungherese ripercorse la strada del teatro con il Singspiel in un Prologo, quattro Avventure e un Epilogo: Háry János, che ottenne un grande successo di critica e pubblico (Budapest, T. dell'Opera 16 ott. 1926). Il lavoro, dai forti contenuti grotteschi e caratterizzato dalla prevalenza di parti recitate e strumentali, fu librettato da Béla Paulini e Zsolt Harsányi, ispiratisi al poema omonimo del poeta magiaro János Garay.
Nel frattempo, la notorietà di Kodály stava assumendo proporzioni internazionali, grazie al successo del “Psalmus Hungaricus”, diretto in alcune città europee dallo stesso autore e da grandi maestri d'orchestra, come Joseph Willem Mengelberg, che lo presentò a Berlino (ott. 1926), e Arturo Toscanini, uno tra i primi “Direttori” ad includere questo lavoro nel proprio repertorio.
Tornato in patria nel 1928, Kodály fondò, insieme a Bartók ed altri musicisti, la sezione ungherese della Società Internazionale di Musica Contemporanea. Quindi, nei due anni successivi, riprese le ricerche sulla musica popolare e, trattando questo argomento, effettuò una serie di conferenze alla Facoltà di Filosofia di Budapest, dove aveva studiato.
La sua proficua attività di esegeta coinvolse un gran numero di strumentisti, compositori e direttori di coro, i quali, nel tempo, diffusero capillarmente l'operato e il metodo educativo del maestro ungherese. Nel 1934, venne allestita una grande manifestazione, incentrata sul sistema didattico kodályano, attraverso l'Impiego di un mastodontico coro, formato da 1500 elementi (Budapest, 28 Apr.).
Dopo aver realizzato il Balletto con canti Favole di Kurutzen, nel 1936, Kodály curò, su invito del Museo Storico e dell'Accademia delle Scienze di Budapest, un'edizione discografica di canti popolari, con la collaborazione di Béla Bartók e di Lásló Lajtha, compositore ungherese, anch'egli coinvolto in ricerche etnomusicali. L'imponente opera, che comprendeva la registrazione di oltre 500 canzoni e di molte Esecuzioni strumentali, fu la prima edizione organizzata scientificamente della musica popolare magiara. L'anno successivo, Kodály mise a punto il suo più importante studio critico-storico, La Musica popolare ungherese (1937), in seguito riedito e tradotto all'estero in diverse lingue. L'impegno musicale del maestro, tuttavia, non si limitò all'esegesi del canto popolare. Nel 1938, egli iniziò la stesura di due composizioni sinfoniche: le variazioni sul Tema popolare magiaro Il Pavone volò, eseguite la prima volta al Concertgebouw di Amsterdam sotto la direzione di W. Mengelberg (23 nov.1939), e Concerto, commissionato dall'Orchestra Filarmonica di Chicago.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ridusse drasticamente l'attività di ricerca del compositore ungherese, ma non quella educativa. A Budapest, in collaborazione con alcuni suoi allievi, Kodály si occupò della Rivista “Gioventù che canta”, contenente importanti strategie per l'educazione del canto corale nella Scuola, e presso il T. Nazionale portò a conoscenza del grande pubblico alcune composizioni, ingiustamente dimenticate, del connazionale Ferenc Erkel.
Nel 1944, dopo un lungo "torpore compositivo", Kodály scrisse una “Missa brevis”, per coro misto e organo, che dedicò alla moglie. La prima esecuzione di questo lavoro (successivamente elaborato per grande orchestra) avvenne negli scantinati del T. Nazionale di una Budapest, martoriato dai combattimenti russo-tedeschi.
Appresa la notizia della morte a New York dell'amico ed instancabile collaboratore Béla Bartók (26 sett. 1945), Kodály per qualche mese abbandonò ogni genere di attività musicale, per poi riprendersi gradualmente con incarichi ufficiali, affidatigli dalla nuova dirigenza politica. Nel 1946 fece parte del Consiglio Artistico Ungherese e, successivamente, fu posto alla Presidenza dell'Accademia delle Scienze. Da questa posizione, Kodály potè impegnarsi con rinnovato entusiasmo nei progetti interrotti dalla guerra, come la pubblicazione dei canti popolari, classificati stilisticamente, ed una nuova e metodica Ed. musicale, che divenne disciplina obbligatoria in ogni Ordine scolastico.
Dal 1947 in poi, oltre ai frequenti viaggi di studio e di attività concertistica all'estero (in Inghilterra, negli Stati Uniti e in Russia), il maestro compose parecchia musica sinfonico-corale; in essa spiccano il Klaglied per Coro misto (1947) e il 50° Salmo ginevrino per Coro misto (1948).
All'inizio degli anni '50, considerato uno dei più grandi etnomusicologi del mondo, Kodály diede alle stampe il I° Volume del Corpus Popularis Hungaricae, incentrato sui canti infantili, e ristabilì la pratica del solfeggio cantato all'Accademia Musicale.
In questo arco di tempo si susseguirono altri lavori, tra i quali il 114° Salmo ginevrino per coro misto e organo (1952) e la composizione vocale Il monito di Zrínyi, per voce Bar. e coro misto, su testi del poeta magiaro seicentesco Miklos Zrínyi.
Dopo essere stato nominato Presidente del nuovo “Consiglio della Musica” dal Ministero dell'Istruzione ungherese, nel 1960 Kodály si recò in Inghilterra per dirigere alcuni concerti: qui l'Università di Oxford gli conferì la Laurea Honoris Causa. Tornato in Patria compose la Sinf. in do magg., in memoria di Arturo Toscanini (1961), e il Te Deum ded. al letterato e religioso Sík Sándor, membro onorario dell'Accademia delle Scienze di Budapest.
Nel 1962, Kodály ricevette l'Ordine della Repubblica Popolare d'Ungheria e la Presidenza onoraria della Società Internazionale per l'Ed. musicale. In seguito, l'illustre compositore si dedicò a vari lavori cameristici, puntualmente eseguiti da un “ensemble” che portò il suo nome. La morte lo colse a Budapest, la mattina del 6 marzo 1967, a causa di un improvviso attacco di cuore.
Imponenti furono le Onoranze funebri, alle quali parteciparono le massime Autorità dello Stato e i più prestigiosi nomi del Mondo accademico ungherese. Dopo le esequie la Salma fu deposta nel cimitero Farkasreti della Capitale magiara.
Musicista dalle molteplici attività, Zóltan Kodály oltre ad essere stato uno dei maggiori compositori ungheresi del Novecento, si rivelò un profondo studioso della tradizione musicale europea, a partire dal Canto Gregoriano, per poi risalire alla Polifonia fiamminga quattrocentesca, a quella Rinascimentale italiana, a J.S. Bach, ai compositori romantici e tardo-romantici.
Con acuto spirito ricercatore, egli riversò le proprie energie e il proprio ingegno nella scoperta e nella rivalutazione del Patrimonio musicale ungherese, compiendo lo stesso sforzo culturale di quei Poeti e Letterati magiari precedenti che si attivarono per cercare nella lingua madre un'affermazione di carattere nazionale. Coadiuvato in questa indagine artistica da Béla Bartók, a differenza di questi, Kodály acquisì più profondamente gli stilemi folcloristici, rendendoli determinanti in ogni suo processo creativo. Anche quando non utilizzò canti originali, nelle sue composizioni i "costrutti folclorici" adottati (conduzione melodica, ritmo, stile) aderirono pienamente al carattere nazionale, secondo procedimenti basati sulla tradizione popolare: questo, soprattutto a partire dagli Anni '20, quando dichiarò:” Le mie opere si fondano essenzialmente sulla tradizione dei canti contadini ungheresi e rappresentano il maggiore risultato raggiunto in questo stile musicale”.
Figura ormai istituzionalizzata della cultura ungherese, il profilo di Zóltan Kodály si completa con il riferimento alle sue metodologie didattiche e pedagogiche, ancora oggi adottate in tutto il mondo.
Convinto assertore che la pratica del canto rappresenti un'esperienza concreta, sulla quale edificare la formazione musicale nell'individuo, Kodály rivoluzionò, in alcuni casi creando ex-novo, l'istruzione musicale, commisurandola ad ogni livello di competenza. Coerente a questo principio, egli ricorse alla “Solmisazione”, una pratica medioevale attribuita a Guido d'Arezzo, che esclude l'altezza reale dei suoni e considera solo quella relativa, facendo iniziare con “Do” ogni Scala diatonica di Modo Maggiore, e con “La” tutte le Scale diatoniche di Modo minore.
Un altro mezzo didattico largamente utilizzato da Kodály, nella fase propedeutica al canto, è la “Chironomia”, tecnica in cui una determinata posizione della mano corrisponde ad un preciso suono, per cui la situazione visiva ne facilita la memorizzazione.
Per quanto riguarda la produzione musicale kodáliana, essa consta di sole tre opere teatrali ed altrettante musiche di scena. Più nutrita è invece la musica per orchestra: 11 composizioni, tra le quali le celebri Danze di Galánta del 1933 e la famosa Háry-János Suite, tratta dall'omonima opera teatrale. Per coro e orch., oltre ai lavori già citati “Psalmus Hungaricus” e “Missa Brevis”, va ricordata l'Ode a Franz Liszt, composta nel 1936 in occasione del 50° anniversario della morte del grande pianista e compositore ungherese. La scarsa diffusione della pur vasta produzione sinfonico-corale di Kodály è da attribuire alle difficoltà costituite dalla lingua e alle complessità metriche dei testi, che richiedono interpreti altamente specializzati.
La musica cameristica composta da Kodály è esclusivamente dedicata agli “archi”, e si manifesta sottoforma di duetti, trii, quartetti, sonate con accomp. del pf.; a queste forme si aggiungono la Serenata per 2 vl. e vla op. 12; il Rondò ungarico per vcl. e pf. e l'Intermezzo per vl. vla e vcl.
Se la musica per tastiere è alquanto esigua (le uniche comp. degne di nota sono la Meditation sur un motif de Claude Debussy per pf. e la Csendes mise (Messa bassa per org.), altrettanto non si può dire per la musica corale, che si estende sia sul versante sacro che profano.
Per coro misto, vanno annoverati lavori pregevoli, come Jésuz és a kufárok (Gesù e i Mercanti, 1934); Mátrai képek (Quadri della Regione di Mátra, 1931); A magyar nemzet (La nazione ungherese, 1945); 3 dei 150 Salmi ginevrini (A 50, A 114 e A 121), così chiamati in quanto composti nella prima metà del 1500 a Ginevra, sotto la supervisione di Giovanni Calvino.
Per coro masch., vengono ricordati uno Stabat Mater (1900); un Canticum nuptiale (1928) e Katonadal (Canto di soldati, 1934); per coro femm. Hegyi éjszakák (Notti Montane, 1923); Vier italienische Madrigale (Per un Madrigale italiano,1932); Ave maria (1935).
Anche per la gioventù Kodaly scrisse parecchia musica corale: per voci bianche, Nyulacska (Il Leprotto, 1934); Angyalok és pásztorok (Angeli e pastori, 1935); il 150° Salmo ginevrino (1936); Kis emberek dalai (Canti per la Piccola Gente, 50 Kinderlieder – 1961) ed infine quasi un centinaio di lieder per tutti i registri di voce.
Riguardo alle opere didattiche, assumono particolare importanza i 15 Esercizi di Canto a due voci (1941); i 107 Esercizi corali a due Voci senza Testo (1941); i 333 Esercizi di lettura (1943) e il Sistema “Cantiamo correttamente!”, in seguito reinterpretato da Roberto Goitre nel celebre Metodo “Cantar leggendo”.