Arvo Part
Arvo Part (Paide EST. 11 Sett. 1935 - vivente)

Compositore, Pianista e Cattedratico.
Lasciata l'attività di compositore dodecafonico aderente alla più estreme avanguardie, alla fine degli anni '60 questo maestro estone affrontò una minuziosa analisi delle opere più significative di J.S.Bach, alla ricerca di situazioni musicali alternative, che lo portarono ad essere un compositore d'ispirazione religiosa celebre in tutto il mondo. 


(A. Paart)

Unico figlio di August Pärt e di Linda Pärt, Arvo nacque la sera dell'11 settembre 1935 a Paide, piccola città e Capoluogo della contea estone Järvamaa.

Tre anni dopo i Pärt si trasferirono a Rakvere, centro urbano più popoloso, capoluogo della Contea Lääne-Virumaa, situato a mezza strada tra Tallin (la Capitale estone) e San Pietroburgo. Dai ricordi di Arvo emerge che, nella nuova abitazione, troneggiava un vecchio pianoforte, con il quale egli iniziò a strimpellare le prime canzonette, per lo più tratte dal repertorio locale e che, in seguito, continuò a suonare fino all'età di diciassette anni. Dopo qualche mese di permanenza a Rakvere, i genitori di Arvo si separarono e questo costituì per il fanciullo un progressivo accostamento alla musica poichè sua madre, sposatasi con il figlio del proprietario di casa, entrò a far parte di una famiglia, in cui le arti circolavano abbondantemente. Stimato pittore il patriarca, i due figli, fratelli del patrigno di Arvo, erano, a loro volta, un provetto scultore e un valente pianista. Quella casa, inoltre, era fornita di una consistente biblioteca e di un imprecisato numero di spartiti musicali, che, negli anni a venire, si rivelarono utili alla formazione artistica e culturale del ragazzo.

Nel 1940, l'Estonia, fino ad allora Stato libero ed indipendente, fu invasa dalle truppe germaniche e anche Rakvere dovette sottostare all'obbligo di ospitare militari tedeschi in ogni abitazione. Di questa situazione, Pärt tiene a precisare: “ Con la guerra giunsero anche i tedeschi che si insediarono in città, occupando ogni posto libero nelle case, e così fu anche da noi. Erano due o tre, non ricordo bene, e si piazzarono nella sala dove c'era il grosso pianoforte. Con loro abbiamo fatto tanta buona musica, suonando e cantando. Tutto sommato non posso dire che siano stati tempi brutti; gli eventi negativi sarebbero arrivati dopo dall'Est.”

Nel 1944, infatti, l'Estonia venne occupata dall'esercito sovietico che la sottomise al Regime Social-comunista per quasi mezzo secolo (1944-1991), costringendo migliaia di estoni dissidenti all'espatrio per evitare la deportazione in Siberia. Nel 1942, all'età di sette anni, senza un preciso orientamento musicale, Arvo si dedicò allo Studio del pianoforte più che altro per compiacere alla madre: “...ricordo che quando dovevo esercitarmi al pianoforte, lo facevo sempre malvolentieri, con noia, ma mia madre mi seguiva con molta attenzione e, per incentivarmi, mi regalava una noce, le caramelle non c'erano. Quei noiosi esercizi cercavo di accorciarli, qualche volta, però, li allungavo, come per gioco, e così nasceva una sorta di improvvisazione.”

Finita la guerra, Arvo, oramai preadolescente, entrò a far parte dell'organico strumentale della sua Scuola in qualità di oboista, ma, anche nella nuova mansione, il giovane dimostrò scarsa attitudine, mentre, qualche anno più tardi, apprezzabili risultati si verificarono al pianoforte e alla batteria, quando, saltuariamente, intraprese l'attività di orchestrale nelle sale da ballo.

Nel 1953, con la morte di Stalin, quell'atmosfera di disgelo, verificatasi in Russia contagiò, anche se marginalmente, i Paesi Baltici e questo fu, tuttavia, sufficiente a far germogliare nuovi impulsi artistici tra quei popoli. In quell'anno, Arvo, diciottenne, frequentava il penultimo anno di Liceo e già i suoi interessi erano completamente rivolti alla musica, fatto che, l'anno successivo, lo indusse a trasferirsi a Tallin per proseguire gli studi al Conservatorio cittadino.

Giunta con un certo anticipo l'età del Servizio militare, Arvo venne arrolato nella banda musicale dell'esercito, e qui si verificarono seri problemi di adattamento ritmico, nel momento in cui gli venne affidato il compito di tenere il tempo con la grancassa. Di quei frangenti, il maestro estone ancora oggi ricorda: “ La prima volta che mi affidarono la Grancassa, notai che i musicisti intorno a me mi fissavano perplessi: ero completamente fuori tempo, sempre in anticipo o in ritardo rispetto agli altri, e il bello era che non mi rendevo conto....è stato attraverso questa esperienza che ho scoperto di non possedere assolutamente la nozione del Ritmo!” Per rimediare a questo grave inconveniente, Arvo iniziò a non seguire più il proprio impulso, ma quello degli altri esecutori, riuscendo, così, a suonare egregiamente il Tamburo rullante al punto da vincere il premio di migliore percussionista in un concorso aperto a tutte le Bande militari degli Stati Baltici.

Esentato dal Servizio militare per motivi di salute, Arvo ritornò a frequentare il Conservatorio, nella Classe di composizione di Henio Eller, violinista, compositore prettamente strumentale, allievo di Vladimir Glazunov e Docente a Tallin fin dal 1940.

Di questo maestro, Pärt ancora oggi ama ricordare: “ Mi riesce difficile dire se mi ha impressionato maggiormente il suo modo di insegnare o l'umanità che da lui si irradiava. La sua magnanimità, il suo nobile coraggio e la sua opera, con il passare degli anni, si sono fusi nella mia coscienza in un'unica immagine, che continua ad esercitare in me un benefico influsso.” e ancora: “ Henio Eller è stato molto di più di quello che io possa dire a parole. E' grazie a lui che la Musica in Estonia ha potuto acquistare dignità culturale e professionale.”

Grazie ad una maggior libertà d' espressione artistica vigente a Tallin rispetto a San Pietrotburgo o a Mosca, Arvo Pärt si avvicinò, in un primo tempo, al Metodo dodecafonico, formulato da Schoenberg, dai suoi discepoli e divulgato clandestinamente dagli allievi di questi ultimi nei paesi del Nord-Est europeo.

Tallin non faceva eccezione, ma, fortunatamente, Eller, stimato da tutti, “particolari” lezioni le teneva a casa propria, lontane da orecchie indiscrete, al riparo dall'Ideologia Social-comunista, come una volta asserì Pärt: “Rispetto alla letteratura, la musica era un'arte meno esposta al controllo del Regime, tuttavia, certe lezioni con Eller non si svolgevano in Conservatorio, ma a casa sua, poichè i funzionari-spie si trovavano anche tra gli studenti.”

Nel 1960, con Nekrolog op. 5, ebbe inizio la produzione di Arvo Pärt, ancora studente al Conservatorio di Tallin. Nonostante il vivo successo di pubblico ottenuto a Mosca, a Leningrado e a Zagabria, questo brano orchestrale di matrice dodecafonica sollevò non poche critiche negli ambienti musicali conservatori, in quanto considerato pregno di cultura occidentale. Un altro grande successo lo ottenne, tre anni dopo, al “Festival di Varsavia” con Perpetuum mobile op.10, breve brano per orchestra, formalmente scritto utilizzando la tecnica seriale e ded. a Luigi Nono. Nello stesso anno, come "Saggio" presentato al diploma di composizione, Arvo scrisse per orchestra la Sinfonia n.1 (Polifonische Symphony, dedicata a Henio Eller), in cui si ravvisa un chiaro orientamento alla Dodecafonia e al Serialismo integrale.

In contrapposizione al Metodo dodecafonico, nel 1964 Pärt affrontò un'Analisi sistematica delle opere di J.S.Bach, con l'intenzione di esplorare nuovi Itinerari musicali: “Rivolgermi a Bach è stato, per me, una presa di posizione nei confronti dell'esperienza dodecafonica. Desideravo uscire da quella situazione per addentrarmi in qualcosa che non avevo ancora provato.” In sintonia con quella nuova “Bach Renaissance” che si stava scostando dal culto della forma sinfonica, tanto cara al Regime sovietico, nel 1964 Pärt scrisse le sue prime composizioni di un certo rilievo, come Collage über B.A.C.H. e Pro et contra. La prima, per archi, ob., cemb. e pf., come enunciato dal titolo, si avvalse della tecnica del “Collage” che, per Pärt, significò volersi liberare del proprio passato musicale senza, tuttavia, la certezza di nuovi approdi. In un'intervista il maestro estone confessò “Non sapevo dove questo esperimento del Collage mi avrebbe portato ma, in ogni caso, mi rendevo conto di avere tra le mani un Organismo vivente, una sostanza viva che, fino a quel punto, non ero riuscito a trovare nella tecnica dodecafonica.” Anche “pro et contra”, per vcl. e Orch. fu composto utilizzando Brani preesistenti (tecnica del collage). In questo breve Concerto, di circa 9 minuti, nato nel 1966, su commissione del grande violoncellista Mstislav Rostropovič, sono inseriti Frammenti tematici barocchi, alternati e contrapposti a Sequenze seriali.

Attivo fin dai tempi del Conservatorio a “Radio Estone”, in qualità di tecnico del suono, Pärt, grazie ad un orario molto flessibile, ebbe l'occasione di ascoltare e studiare una grande quantità di Musica di Autori contemporanei di estrazione europea, e non solo. Non tutti questi lavori potevano essere trasmessi. Tuttavia, costituirono la possibilità di attingere ad un materiale sonoro, considerato sì “proibito”, ma di fondamentale importanza per la formazione musicale del giovane Compositore estone. “Alla radio i tecnici del suono erano quasi tutti compositori ed insieme formavamo una compagnia molto vivace e creativa. Uno degli aspetti più preziosi di questo nostro lavoro proveniva dagli Scambi musicali con altri Paesi.”

Negli Studi radiofonici di Tallin, non solo si facevano registrazioni di ogni genere di musica proveniente dall'estero ma, solitamente, arrivavano allegate intere partiture, che diedero modo a Pärt di analizzare lavori, prima di passare al vaglio della censura. A dispetto delle direttive di quegli anni, si creò così, nei Paesi baltici, un fitto scambio di informazioni riguardanti le procedure compositive delle ultime avanguardie dell'Ovest europeo: quelle di Pierre Boulez, Luigi Nono, Karlheinz Stockhausen, Luciano Berio e, paradossalmente, anche russe, attraverso le partiture di Alfred Garryevič Schnittke, di Edison Denisov, di Sofia Goubajdoulina e di Valentin Silverstrov che, insieme, a Mosca, diedero vita ad un importante Consorzio di avanguardia musicale.

Dopo la Sinfonia n.2 , scritta nel 1966 con una procedura strettamente serialista, e il Credo, per pf., coro misto e orch. del 1968, concepito come una struttura rigorosamente matematica, in cui la tecnica del “Collage” raggiunse il massimo livello, per Arvo Pärt seguì un lungo periodo di silenzio.

In una intervista al musicologo Enzo Restagno, il compositore estone ebbe a dire: “Mi ero convinto che con quei "mezzi compositivi" non avrei potuto proseguire: per me non c'era materiale a sufficienza, e così smisi praticamente di scrivere Musica. Avrei voluto prendere contatto con qualcosa di vivo, di semplice e non distruttivo”.

In quel lasso di tempo, durato ben otto anni, Pärt maturò un nuovo percorso compositivo scevro di mezzi elettro-meccanici, di architetture polifoniche e incentrato, almeno nei primi tempi, su una monodia assoluta. Di quel periodo, Arvo ricorda:” All'inizio avevo a disposizione soltanto un libro di Canti gregoriani, un “Liber usualis” che trovai in una chiesa di Tallin. Mi misi a cantare e a suonare quelle melodie con lo stesso spirito con cui ci si sottopone ad una trasfusione di sangue. Era un lavoro terribilmente faticoso perchè non si trattava di un semplice passaggio di informazioni: dovevo capire come era nata quella musica, come erano le persone che l'avevano cantata, cosa avevano provato quando l'avevano composta e come quella musica si era tramandata, diventando la sorgente dalla quale deriva la nostra.”

Dopo essere riuscito a stabilire un rapporto con le antiche forme di canto monodico, Pärt si rese conto di non dover/poter continuare in tale direzione. Iniziò quindi a porsi quelle cruciali domande che, se avesse saputo dare una risposta, gli avrebbero aperto un percorso di vitale importanza.

Iniziò dunque a compiere ricerche sugli albori della polifonia, partendo dagli “Organa”, sorti a Parigi alla fine del XII sec. intorno alla “Schola de Notre Dame” di Magister Leoninus e Magister Perotinus, per arrivare all'Ars nova francese di Johannes de Muris, di Philippe de Vitry, di Guillaume de Machaut, ed italiana di Marchetto da Padova, di Francesco Landino e di Jacopo da Bologna.

Metabolizzate le forme musicali degli antichi maestri, ivi compresi quelli fiamminghi e in parte del Primo Rinascimento italiano, Arvo Pärt tentò di attuarne i principi nella Terza Sinfonia del 1971 senza, tuttavia, raggiungere gli obiettivi prefissati: ”Cercai di mettere in pratica le mie intuizioni nella Terza Sinfonia, pensando l'intera forma come la costruzione di una città. Piccoli nuclei, sempre più numerosi, da espandere fino a farli diventare una cosa sola. Lo stesso accade con una successione armonica, che dipende strettamente da una serie di piccole Cadenze. Su questa base si fonda l'idea di complessità polifonica e, tuttavia, l'esperienza compiuta con la Terza Sinfonia non mi lasciò del tutto soddisfatto. Mi resi conto che ero troppo in debito con la Storia della Musica e che, quindi, al mio lavoro mancava un po' di stilizzazione.”

Con la rinuncia ad ascoltare qualsiasi tipo di musica, nel tempo Pärt riuscì, però, a generare un nuovo approccio con la complessità polifonica del passato, stabilendo un "Ponte" che gli permise di recuperare quel “Gap” che inevitabilmente avvertiva. Per tale scopo, il compositore estone affrontò un sistematico studio/utilizzo dei Salmi, su ognuno dei quali costruì delle linee melodiche senza procedimenti controllati, in modo da trasformare in musica le emozioni suscitate dal testo.

Per sviluppare questa spontaneità, recuperata dopo anni di rigide elaborazioni seriali, Pärt iniziò ad osservare tutto quello che la natura offriva: gli andamenti melodici spesso venivano ricavati dai profili di catene montuose, dai contorni nuvolosi disegnati dal vento, o dalle evoluzioni di uccelli in volo, catturate con la macchina fotografica.

In questi anni di silenzio e di sperimentazioni, a Pärt si unì, quasi casualmente, Andreas Mustonen, allora giovanissimo ed eccellente musicista estone, a capo di un proprio “Ensemble”, denominato “Hortus Musicus”. Da quella collaborazione, non priva di falliti tentativi, lentamente prese forma quello stile che Arvo Pärt battezzò “Tintinnabuli”, in cui la melodia superiore si dipana su quella (o quelle) Inferiori secondo regole ben precise.

Il primo lavoro appartenente allo stile Tintinnabuli, fu la Composizione per pf. Für Alina, scritta nel 1976, a questa, nel giro di pochi mesi, seguì un folto numero di altre realizzazioni in quello stile, tra cui Trivium, per org. (1976), Arbos, per 3 fl. "a becco", 3 triang. 8 fiati e percuss. (ivi), ma, soprattutto, Cantus in Memory of Benjamin Britten, per Orch. da camera e Campana tubolare, Tabula rasa, per 2 vcl. solisti, orch. d'archi e pf. preparato, e Missa syllabica, per coro misto e org., tutte Composizioni realizzate nel 1977.

Nell'autunno del 1979, la progressiva notorietà della musica di Arvo, per i suoi testi prevalentemente di carattere mistico, classificati, un pò troppo sbrigativamente “Minimalismo sacro”, indusse i funzionari di Partito a “consigliare” al compositore estone un imminente espatrio. In altre parole, le esecuzioni delle musiche pärtiane nei Paesi occidentali stavano diventando sempre più frequenti ed apprezzate e questo non poteva essere tollerato dal Direttivo del Regime sovietico.

Emarginato anche dall'Unione dei Compositori di Tallin, il 18 gennaio del 1980 Arvo Pärt, con la moglie Nora e i due figli Michael ed Immanuel, lasciò la Capitale estone senza una precisa destinazione. Un vago obiettivo era quello di raggiungere l'Israele, dove Nora, essendo di origine ebrea, poteva contare sull'aiuto di alcuni lontani parenti. Tuttavia, l'idea venne quasi subito scartata per le enormi difficoltà ad ottenere i "Visti" d'ingresso necessari. Partiti dalla stazione ferroviaria di Brest-Litovsk con destinazione Roma, giunti a Vienna, Alfred Schlee, dirigente della Universal Edition ed estimatore della musica di Arvo, venuto a conoscenza del suo arrivo, si precipitò alla stazione e propose al compositore di stabilirsi in città con la famiglia. Nella Capitale austriaca, i Pärt restarono per circa un anno e mezzo, periodo in cui Arvo collaborò con la “Universal”, ottenne e fece ottenere la Cittadinanza austriaca ai propri cari. Quindi, nel 1981, gli venne assegnata una Borsa di studio dal DAAD (Deutscher Akademischer Austausch Dienst) per andare a studiare in Germania.

Trasferitosi a Berlino, pur mantenendo la cittadinanza austriaca, nel 1982 Arvo fece debuttare a Monaco di Baviera l'Oratorio Passio Domini Nostri Jesus Christi Secundum Johannem, per soli, coro misto, ob. fag. vl. vcl e org., il suo capolavoro, basato sulla Vulgata dell'Evangelista Giovanni, in cui l'autore applicò ed arrivò a sviluppare pienamente tutte le risorse della tecnica del Tintinnabuli.

Volutamente evitate le grandiose sonorità delle “Passioni” barocche, l'esecuzione di Monaco, commissionata dalla Radio bavarese e diretta da Gordon Kember, venne aspramente criticata al punto da indurre l'autore a rimandare nel 1988 la realizzazione del CD, interpretato dall'Hilliard Ensemble negli Studi della BBC per conto di Manfred Eicher, produttore della bavarese ECM (Edition Contemporary Music).

La collaborazione con Eicher era già stata sperimentata nel 1984 quando, durante un viaggio in auto, il produttore ascoltò per la prima volta “Tabula rasa”. Fortemente impressionato approfondì le proprie ricerche sull'autore di quella musica e, per le registrazioni di altri lavori, ingaggiò esecutori di grande prestigio, come il grande violinista e dir. d'orch. lettone Gidon Kremer e il pianista dir. d'orch. statunitense Dennis Russel Davies. Da questi rapporti artistici, nacquero quelle mirabili esecuzioni, che divulgarono le opere di Pärt a livello internazionale. Si susseguirono, ad incalzante ritmo produttivo, Hymn to a Great City per 2 pf. (1984), Wallfahrslied (Canto dei pellegrini), per Coro virile e Orch. (ivi), Zwei slawische Psalmen (2 Salmi slavonici, 1984), e il capolavoro di quel periodo Te Deum, per 3 Cori (masch. femm. e misto), pf. preparato, Archi ed Arpa eolica.

Commissionato dalla Westdeutscher Rundfunk di Colonia e dedicato ad Alfred Schlee, il debutto di quest'opera ebbe luogo a Monaco di Baviera (Lukaskirche,19 genn. 1985) con risultati poco significativi, in quanto la partitura, prevedendo molti "silenzi", rese difficile per gli ascoltatori orientarsi nell'azione testuale.

Grazie alla riduzione delle pause e, soprattutto, alle superbe esecuzioni dello “Hilliard Ensemble”, diretto dal britannico Paul Hillier, il “Te Deum”, insieme ad altri lavori di carattere sacro, come il Cantate Domino e il De Profundis, confermarono definitivamente l' "estro" creativo del compositore estone. 

Seguì un periodo di realizzazioni altrettanto importanti, accomunate dall'Ispirazione religiosa, ma tutte con una propria e ben delineata struttura. Tra il 1985 e il 1989, questo filo di continuità indusse Pärt al compimento di Psalom, per Orch. d'archi (1985), dello Stabat Mater, per v. sopr., v. contr., v. ten. e trio d'Archi (vl., vla.vcl.), commissionato dalla “Alban Berg Bildung” (1985). Nel 2008 il lavoro ebbe un ampliamento strumentale, riproposto per coro misto e orchestra. Dopo l'adagio strumentale Festina Lente per orch. d'archi e arpa ad libitum del 1988, due lavori si susseguirono a ritmo serrato ed improntati alla pura vocalità: Sieben Magnificat- Antiphonen e Magnificat, entrambi per coro misto a cappella (1988-89). L'impiego degli strumenti, in supporto alla vocalità, non si fece attendere. Nella primavera del 1989, Pärt compose e fece registrare a Londra, nella Chiesa di St. Judes, Miserere (per soli, coro misto, ensemble di strum. a fiato, campane tubolari e organo), improntato sui versetti iniziali del Salmo biblico 51 (50 con numeraz. Greca). Ad esso seguì Ode IX per coro misto a cappella (ott. 1989). Quindi, nel 1990, in sequenza, videro la luce Beatus Peroninus, per due cori misti e organo; Statuit ei Dominus, per coro a cappella; And One of the Pharisees..., breve brano per 3 voci soliste e coro misto a cappella, con testo tratto dai Versetti 7 - 36 - 50 del Vangelo secondo Luca.

Un altro Lavoro dello stesso periodo per coro “a cappella” è Bogoróditse Djévo, commissionato ed eseguito in “Premiere" dal King's College Choir di Cambridge, sotto la direzione di Stephen Cleobury. Seguirono poi la Berliner Messe in 5 mov. per soli e org., ordinata dall'associazione delle “Giornate Cattoliche Tedesche” e The Beatitudes, per Coro misto e Org.

Nel 1991, con il crollo dell'Unione Sovietica, l'Estonia recuperò la propria indipendenza e anche i rapporti artistico-culturali tra questo Paese e il Mondo occidentale vennero ristabiliti. Questo nuovo svolgersi dei fatti favorì notevolmente il rientro in Patria di molti artisti ed intellettuali, fino ad allora costretti all'esilio, e Arvo Pärt non fece eccezione. Tornato a Tallin, il maestro estone, pur mantenendo la cittadinanza austriaca, entrò a far parte del direttivo di due importanti Istituzioni musicali: La “Tallin Chamber Orchestra” e l'” Estonian Philarmonic Chamber Choir”, che, sotto la direzione del validissimo connazionale Tõnu Kaljuste, eseguirono e registrarono gran parte della produzione pärtiana su commissione dell'ECM (Edition of Contemporay Music) di Manfred Eicher.

Acquisita la notorietà, la musica di Pärt affrontò il grande pubblico internazionale e al compositore estone non mancarono le commissioni e i riconoscimenti. Nel 1991, la Casa reale svedese lo ammise tra i membri della propria Accademia d'Arte dopo avergli commissionato Silouans Song, per piccola Orch. d'archi e pf., presentata a Rättvik sotto la direz. di Karl-Ove Mannberg, in occasione del “Festival Kammarorchester”, organizzato sul Lago Siljan (14 giu.).

Tutti gli anni Novanta furono un susseguirsi di lavori quali Litanie, per 4 v.soliste e orch., rappresentate in “Premiere” a Eugene (Oregon, Usa) dall' Hilliard Ensemble, diretto da Helmut Rilling (1994) e Dopo la Vittoria, lavoro commissionato nel 1996 dal Comune di Milano, in occasione del 1600° Anniversario della morte di S. Ambrogio.

Nello stesso anno, Arvo Pärt divenne socio onorario dell'Accademia Americana delle arti e lettere di New York e, l'anno successivo, le Autorità cittadine di Colonia commissionarono al maestro estone una composizione per i 750 anni della loro cattedrale. Nacque così Kanon Pokajanen, per coro misto a cappella, eseguito, in quella occasione, dall' Estonian Philarmonic Chamber Choir, diretto da Tõnu Kaljuste.

Nel 1998, su commissione del 15° Festival de Música de Canarias, Pärt compose Como Cierva sedienta, per v. soprano (o coro) e orch., con testo in lingua spagnola, inciso nel 2002 a Stoccolma dal soprano Helena Olsson con l'Orch. sinf. della radio svedese.

Gli anni Novanta si conclusero, per Arvo Pärt, con un'altra importante Commissione. Si tratta di Cantique des degrés, voluta dalla Principessa Carolina di Monaco, in occasione del 50° Anniversario dell'incoronazione di suo padre Ranieri III. La Premiére di questo lavoro, tratto da un insieme di 15 Salmi della Bibbia ebraica (120-134 ), fu eseguita nella Cattedrale di Montecarlo dal Coro e dall' Orch. sinf. della Corte monegasca il 19 nov. 1999, con Tõnu Kaljuste sul podio.

Nel 2000, Pärt venne contattato dall'Agenzia romana per gli eventi dell' Anno Santo, la quale gli commissionò un lavoro da inserire nel Programma sinfonico dell' Accademia di Santa Cecilia. In tale circostanza, nacque la Composizione Cecilia, vergine romana, per Coro misto e orch., diretta dal Maestro coreano Myung-Whun Chung (Auditorium di S. Cecilia, 22 nov. 2000).

Anche negli anni successivi, l'Attività compositiva del maestro estone non conobbe soste. Nel 2002 Arvo Pärt scrisse Lamentate, 10 Brani per pf. e orch., un omaggio all'opera “Marsyas” dello scultore indiano Anish Kapoor. Il debutto avvenne con grande successo nell'immensa Turbine Hall della Tate Modern di Londra, il 3 settembre 2003, con Alexander Briger a capo della “London Sinfonietta”, che sosteneva l'esecuzione pianistica di Hélène Grimbaud.

Commissioni e dediche continuarono anche negli anni successivi e procurarono al Maestro prestigiosi riconoscimenti. Con Orient & Occident, per Orch. d'archi, sempre nel 2003, Arvo si aggiudicò l'ambito “Classic Brit Adward”, premio che gli venne consegnato al “Royal Albert Hall” londinese dalla Britsh Phonographic Industry. Seguì In principio erat Verbum, per coro misto e orch., lavoro commissionato dalla Diocesi di Graz-Seckau, nell'ambito delle programmazioni di “Graz 2003 - Cultura capitale d'Europa”. Dedicato a Tõnu Kaljuste, il debutto avvenne nella Herz Jesus Kirche di Graz (Austria), con l'orchestra della Cappella Istropolitana e il coro “Pro musica Graz”, condotti dal dir. austriaco Michael Fendre (22 mag. 2003).

Sempre in territorio austriaco, e precisamente a St. Gerold, piccolo comune del Land Voralberg, avvenne la prima mondiale di Da pacem Domine, per soli (S.A.T.B.) o coro misto a cappella. Questa composizione, commissionata dal violoncellista, filologo e dir. d'orch. spagnolo Jordi Savall, fu eseguita in “première” dal coro “Illiard Ensemble” il 29 mar. 2005, sotto la direz. di Paul Hillier, e registrata in seguito dal Estonian Philarmonic Choir, che si aggiudicò il “Grammy Adward”, come migliore esecuzione corale.

Anche l'Italia non rimase insensibile all'estro creativo di Arvo Pärt. In occasione dei giochi olimpici invernali 2006, gli organizzatori del “Festival Torino in Musica” gli commissionarono una Composizione per orch., che prese il nome La Sindone, eseguita nel Duomo del capoluogo piemontese dall'Estonian National Simphony Orchestra, diretta dall'estone Olaris Elts (15 febb. 2006).

Giunto all'apice della notorietà, altre Commissioni non si fecero attendere. Nel 2007 il Fondo danese Léonie Sonnings incaricò il maestro estone di comporre per la Radio nazionale (RSO) un brano per orchestra d'archi e percussioni. Intitolato Quelle parole..., il debutto, con Tõnu Kaljuste sul "podio", avvenne a Copenaghen il 22 magg. 2008 e valse all'autore il “Léonie Sonnings Music Prize”.

Nello stesso periodo, la Los Angeles Philarmonic Association commissionò ad Arvo una sinfonia che venne presentata con il titolo Simphonia n. 4 “Los Angeles (per orch. d'archi, arpa, timpani e percussioni); eseguita, in Prima assoluta, il 10 genn. 2009 nella Disney Hall di L.A., sotto la Dir. del finlandese Esa-Pekka Salonen.

Il primo decennio degli anni 2000 si concluse con la composizione Adam's Lament, per coro misto e orch., la quale ebbe una duplice commissione da due Capitali europee: Istanbul e Tallin.

Dedicata alla preghiera dell' archimandrita Sofronio (Sakharov), la prima assoluta venne eseguita dalla Borusan Philarmonic Orchestra e dall'Estonian Philarmonic Chamber Choir, diretti da Tõnu Kaljuste nella Chiesa di Hagia Irene di Istanbul (7 Giu. 2010).

Pur mantenendo la cittadinanza austriaca e la residenza a Berlino, nel 2011 Pärt tornò in Estonia anche per lunghi periodi. Grazie ai successi riportati e in onore alla sua brillante carriera, Arvo venne eletto dal governo estone Primo accademico dell'Istituzione per arti e per le scienze; nello stesso periodo, anche la Santa Sede riconobbe i suoi meriti e lo nominò Membro del Pontificio Consiglio della Cultura. Sulla scia di questi prestigiosi riconoscimenti, tra le varie manifestazioni dedicate alla musica pärtiana, occorre ricordare il “Total Immersion Day” organizzato a Londra dalla BBC (2012) e il Premio del Festival Internazionale Cervantinos, concesso dal Governo messicano (2013).

Concessosi una breve pausa di riflessione, tra il 2013 e il 2014 il Maestro estone, sollecitato da varie commissioni, riprese a comporre e rivisitò alcuni lavori precedenti. Per gli organizzatori della “Settimana mozartiana di Salisburgo”, Arvo compose Swangsong (Il Canto del cigno) per Orch. Sotto la direzione del maestro francese Marc Minkowski. Il debutto venne eseguito dai “Wienner Philarmoniker” il 29 genn. 2014, in occasione del Großes Festpielhaus di Salisburgo.

Alla fine del 2014, la Arvo Pärt Fondation ha incaricato l'arch. giapponese Sou Fujimoto di avviare un Studio per la realizzazione di un Centro a Laulasmaa, che porterà il nome del compositore estone.

Nominato “Professore delle Belle Arti” dall'Università estone di Tartu e “Dottore honoris causa” dall'Università di Lugano, nel 2015 Arvo Pärt, per meriti acquisiti è stato insignito della “Croce al Merito di I° Classe” dall' EELC (Estonian Evangelical Lutheran Church).

Dodecafonico, Atonale, appartenente alle più estreme avanguardie fino al 1968, Arvo Pärt rappresenta uno di quei rarissimi casi in cui la musica contemporanea, di area colta, riesce a farsi apprezzare anche dal grande pubblico. Questo fu possibile in quanto egli, si convinse che la propria aderenza alla Atonalità lo stava portando in un vicolo cieco. Dopo anni di silenzio, decise, allora, di risalire a ritroso nel tempo per studiare le forme degli antichi, mettendo in atto una strenua ricerca di semplificazione progressiva, al fine di eliminare il “superfluo” e dare spazio a linee sonore chiare, semplici, ma che tocchino ineluttabilmente i meandri più profondi dell'anima.

Questo principio compositivo, battezzato dal suo ideatore “Tintinnabulum” (insieme di campanelle), che ha, fino ad oggi, caratterizzato la musica pärtiana, è oggetto di uno slittamento paradigmatico all'interno della musica contemporanea, anche perchè questo stile, sbrigativamente etichettato “nuova semplicità” o “musica minimalista”, consiste in un felice connubio tra antico e moderno, sapientemente dosato, di raffinata ma semplice tecnica compositiva, che trae fondamento da una ferrea disciplina e da una brillante creatività soggettiva. Estremamente chiari e concisi sono anche i termini che il compositore estone usa per descrivere questo metodo, fondato su quattro capisaldi, che rappresentano il summa delle proprie regole compositive: “Semplicità, silenzio, bellezza e profondità”. Anche quando volle allargare le proprie esternazioni riguardo il “Tintinnabuli”, Pärt si limitò a dichiarare: “ I tintinnabuli sono una zona in cui, a volte, vago quando cerco delle risposte sulla mia vita, sulla mia musica, sul mio lavoro. Nei momenti “bui”, ho la certa sensazione che ogni cosa al di fuori del mio modo di operare non abbia significato. La complessità e la multisfaccettatura mi confondono solamente e devo ricercare l'unità. Ma cos'è questa unica cosa? E come posso trovare la strada verso di essa? Tracce di questa unità perfetta appaiono in molte sembianze, ed ogni cosa che non è importante scivola via. Il Tintinnabuli è così. Lavoro con pochissimi elementi - una o due voci - costruisco con i materiali più primitivi, con l'Accordo perfetto, con una specifica tonalità. Tre note di un accordo sono come campane ed è perciò che chiamo questo tintinnabuli”.

Determinata dall'avvicinamento alla Chiesa ortodossa russa, la produzione pärtiana della cosiddetta “rinascita” è imponente e rappresenta un'assoluta, appassionata dedizione al genere sacro, alle tematiche della spiritualità. In questo particolare “atteggiamento” compositivo, il percorso indicato dai maestri del passato è di fondamentale importanza per la creazione di nuovi modelli, che rappresentano il Continuum, l'innesto della tradizione musicale nel mondo contemporaneo.

Le opere più significative di questo maestro sono già state menzionate. Tuttavia occorre ricordare la Sinfonia n.1, Poliphonic op.9 (1963); Wenn Bach Bienen gezüchtet per pf., Quintetto di fiati, orch. d' archi e percuss. (1976). E ancora: Solfeggio for corus (1964); Summa for chorus (1977); Es sang vor lange Jahren, per v. contr., vl, e v.la (1984); Miserere, per soli, coro, ensemble strum. e org. (1989); Hymn to a Great City for two pianos (1984/2000); Mozart-Adagio per vl.,vcl. pf., dalla Sonata per pf. in fa magg. K 280 di W.A. Mozart (1992/1997) ed infine, la Passacaglia per vl. e pf. (2003).