Compositore, Pianista e Organista.
Se fin dalla pre-adolescenza Nino Rota fu attivo nel Mondo musico-teatrale, con l'avvento del Cinema la principale attività del maestro si svolse al servizio di quest' Arte con la realizzazione di oltre 150 Colonne sonore. La sua innata melodicità, è presente anche in una dozzina di Opere liriche e un cospicuo numero di Composizioni per Orchestra.
(Giovanni Rota Rinaldi)
Nato a Milano il 3 dicembre 1911, in una bella casa al numero civico 7 di Via Volta, Nino Rota appartenne ad una famiglia medio-borghese che poteva, a ben diritto, considerarsi un crogiolo di attività musicali.
Sua madre Ernesta, infatti, pianista che andava oltre il livello dilettantistico, era figlia di Giovanni Rinaldi, stimato pianista e compositore, che influenzò il piccolo Nino al punto da fargli affiancare, per molti anni, il cognome Rinaldi a quello paterno.
Appresi i rudimenti musicali in famiglia, all'età di sette anni, Nino iniziò a frequentare la prestigiosa ed innovativa Scuola musicale di Alessandro Perlasca. Quindi, visti gli straordinari risultati, il 22 novembre 1921, il promettente musicista venne iscritto al Conservatorio Giuseppe Verdi, nella classe di Composizione di Giacomo Orefice, in quella di Teoria gestita da Paolo Delachi e ai Corsi d'Organo del maestro veneziano Giulio Bas. Fin da subito, Nino apparve un autentico “Enfant prodige”. Infatti scrisse la prima composizione a otto anni; si trattò di una pregevole Suite per Pianoforte a 4 mani, che intitolò Il mago doppio; seguirono poi 3 "Pezzi", anch'essi per pf. a 4 mani (1920) e un Preludio e fuga di uguale destinazione.
Nel 1922, la prematura morte di papà Ercole provocò nel ragazzo una profonda depressione, proprio nel momento in cui stava per compiere il suo primo lavoro impegnativo: si trattava di mettere in musica, in forma oratoriale, il libretto inerente l'infanzia di San Giovanni Battista, scritto, e a lui regalato, dal poeta drammaturgo milanese Silvio Pagani. Terminata la partitura in ottobre, le prove con Solisti, Coro e Orchestra si svolsero per tutto l'inverno. Quindi, grazie all'interessamento del Perlasca, l'esecuzione ebbe luogo il 22 aprile 1923 a Milano, nel Salone dell'Istituto dei Ciechi di via Vivaio. Il successo ottenuto si replicò anche in Francia, quando Charles Wattinne, direttore dei Cori della Cattedrale Saint-Christophe di Tourcoing (Comune situato nel Dipartimento Nord-Pas de Calais), informato dell'evento, scrisse a “mamma” Rinaldi, proponendole una rappresentazione ancora più grandiosa, con Nino alla guida di 250 esecutori. Il debutto avvenne il 12 ottobre 1923, non in chiesa, ma alla “Maison des Oeuvres”, e il successo fu tale da indurre i giornali francesi a definire Rota “l'apparition d'un nouveau Mozart ”. Va da sé che tali entusiastiche recensioni stimolassero l'interesse di influenti personaggi del mondo musicale parigino, ansiosi di conoscere il ragazzo prodigio Italiano. Ricevuto da Henry Rabaud, direttore del “Conservatoire National de France”, dopo un' attenta analisi della Partitura, l'illustre maestro giudicò il lavoro pregevole, ma, in troppi punti, carente di sviluppo armonico e tematico, elementi necessari, se non addirittura indispensabili, per garantire un pensiero compositivo omogeneo.
Tornato in Italia, un' altra occasione si presentò a Nino, desideroso di mettere a profitto le osservazioni di Rabaud. Fu si che Sivio Pagani gli destinò un altro libretto, dal titolo “Il Martirio di San Giovanni Battista”, opera letteraria in versi, naturale proseguo dell' “Infanzia”. Sempre con l'intenzione di ricavarne un Oratorio, tra il dicembre 1923 e il settembre 1924, Rota si impegnò nella partitura che, tuttavia, venne accantonata per circa un anno, nonostante fosse dedicata alla madre. Quest'ultima, consapevole che a Nino occorresse una solida guida, dopo la prematura morte di Giacomo Orefice, contattò Ildebrando Pizzetti, direttore del Conservatorio di Milano affinchè prendesse a cuore la formazione musicale del figlio. Pizzetti acconsentì, ma ad una condizione: oltre ad osservare rigidamente il programma del Conservatorio, il giovane avrebbe dovuto anche percorrere un Iter di studio extra-musicale regolare e conforme alle proprie attitudini. Nel 1925, il ragazzo venne quindi iscritto al Ginnasio Zaccaria di Milano, dove si distinse per l' Iimpegno e per i brillanti risultati. Se a scuola Rota mantenne le promesse, altrettanto non si può dire in campo artistico. Incurante delle regole stabilite, in questo periodo scrisse le due Liriche per canto e pf. La figliuola del re e Il presagio, il Concerto per vlc. e orch. n. 0, il completamento dell'Oratorio Il Martirio di San Giovanni Battista e parecchia musica vocale.
Non ancora soddisfatto, l'inosservante Rota musicò la Fiaba “Svinedregen” (Il principe porcaro) di Hans Christian Andersen, ricavandone un'Opera "Commedia in tre atti" su libretto di propria ideazione, destinato ad un pubblico giovanile.
Questo lavoro teatrale (mai rappresentato, se non in tempi recenti), nel 1926, anno del suo completamento, ricevette dalla rivista “Cronache Musicali” una particolare menzione, che fece adirare Pizzetti, il quale, sentendosi “tradito”, depennò il ragazzo dall'elenco degli allievi.
Preso atto della situazione, Ernesta Rinaldi, nella primavera del 1927, decise di trasferirsi con i due figli Nino e Luigi a Roma, dove poteva contare sull' amicizia di Emilio Cecchi, critico letterario e giornalista di spicco nell'ambiente politico e culturale italiano. Tramite lui, Nino conobbe Alfredo Casella, il quale, per posizione anagrafica, appartiene ai compositori della cosiddetta “Generazione dell' 80”, insieme ad Franco Alfano, Ottorino Respighi, Ildebrando Pizzetti e Gian Francesco Malipiero.
Casella, al contrario di Pizzetti, si mostrò assai tollerante riguardo alla libertà di comporre. Tuttavia anche lui impose al ragazzo delle condizioni: avrebbe dovuto diplomarsi in Composizione.
Trovata, finalmente, una perfetta sintonia con il proprio insegnante, Rota conseguì brillantemente il Diploma al Conservatorio romano di Santa Cecilia in soli due anni e, dopo aver composto Il Presepio, canzone profana per v. Sopr. e Quart. d'archi, si inserì, in qualità di percussionista, nell'orchestra diretta a Siena dallo stesso Casella, quando presentò il Balletto “Les Noces” di Igor Stravinskij.
Ancora studente al Liceo classico “Virgilio” di Roma, nel 1930, anno in cui sostenne l'Esame di maturità, il giovane venne ingaggiato nuovamente da Casella per una breve tournèe in Spagna, e questa volta in qualità di pianista.
Un altro influente personaggio, amico di famiglia, che ebbe a cuore la formazione musicale di Nino, fu il grande direttore d'orchestra Arturo Toscanini. Grazie alla sua segnalazione, infatti, nel dicembre del 1930, il giovane fu ammesso al prestigioso “Curtis Institute of Music” di Philadelphia, Scuola presso la quale, due anni prima, il maestro parmense aveva già proposto Giancarlo Menotti, un altro talentuoso ragazzo lombardo, distintosi, all'età di undici anni, per aver composto la sua prima Opera lirica “La morte di Pierrot”.
Prima di partire per gli Stati Uniti, nell'Estate 1931, Rota incontrò Rosario Scalero, violinista compositore, suo futuro Insegnante di Composizione al “Curtis Institute. Questo illustre didatta, di origine piemontese, nei mesi estivi, soleva villeggiare a Montestrutto, una frazione di Settimo Vittone in provincia di Torino e, quando veniva in Italia, era solito farsi accompagnare dagli allievi più promettenti, come Giancarlo Menotti e Samuel Barber, per garantir loro la necessaria continuità didattica. Fu proprio nella pace di quei luoghi che Nino acquisì dimestichezza con il metodo d'insegnamento di Scalero, conobbe Samuel Barber e ristabilì i rapporti con Menotti, già conosciuto a Milano negli anni dell'infanzia.
Partì da Genova per gli “States” il 28 dicembre; ad attenderlo a New York, sulla banchina dove attraccò il traslatlantico Augustus, c'era Arturo Toscanini, ansioso di introdurre il giovane compositore negli ambienti musicali e salottieri più esclusivi.
Durante il soggiorno americano, Rota conobbe Aaron Copland, il più autorevole compositore di musica contemporanea d'oltre oceano; strinse amicizia e si guadagnò l'ammirazione del maestro ungherese Fritz Reiner, diventato poi amico e suo insegnante di Direzione d'Orchestra. La permanenza sulla costa orientale degli Stati Uniti, durata quasi due anni, si svolse tra New York, Philadelphia e Lake Wales, in Florida. Qui la famiglia Curtis Bok, fondatrice del “Curtis Institute”, tra il 1927 e il 1929 aveva creato un grande giardino botanico, al centro del quale venne eretta una torre in marmo alta 75 metri (Singing Tower) munita, nell'Ottagono superiore, di un congegno a “Carrillon”, azionato da una tastiera e da una pedaliera, entrambe agenti su settantun campane di varie dimensioni. Affascinato da questa musica, un po' naif e suggestiva, per alcuni mesi, Rota trascurò gli impegni scolastici, compromettendo i buoni rapporti con Scalero, che, però, si ristabilirono quando il ragazzo rientrò a Philadelphia. Tornato in Italia per le vacanze estive, passate in maggior parte come periodo di studio a Montestrutto, Rota si dedicò anche a proprie composizioni di musica da camera, tra cui "Balli" per piccola orch., Invenzioni per quart. d'archi e una Serenata in 4 tempi per orch.
Nell'autunno del 1932, all'atto di tornare negli “States”, Rota improvvisamente cambiò idea e, per giustificarsi con Scalero, addebitò la colpa all'assolvimento del Servizio militare.
Scelta come residenza la città natale, Rota si iscrisse, con n° di matricola 2175, alla Facoltà di Lettere e Filosofia della Regia Università degli Studi di Milano, dove si laureò nel 1936, dissertando con il Prof. Antonio Banfi sugli “Aspetti tecnici ed estetici della musica rinascimentale italiana, visti attraverso la teoria di Gioseffo Zarlino”. Il triennale impegno universitario, tuttavia, non limitò l'attività del giovane compositore. Al contrario, già nel marzo del 1933, per l'esordiente regista Raffaello Matarrazzo, Rota scrisse la Colonna sonora del film “Treno popolare”, lungometraggio che, purtroppo, non ebbe particolare fortuna. Seguì la Sonata in sol magg. per V.la e Pf. (1934), il Quintetto per fl., ob., v.la, vlc. e arpa (1935), una serie di Liriche (3 Liriche infantili, Il pastorello e Lo specchio delle civette, ivi), la Sonata (canzona), per orch. da camera (ivi) e la Sinfonia n. 1 che completò nel 1939. Nel 1936, l'opera che sancì l'ingresso di Nino nel mondo musico-teatrale fu “L'isola dei pappagalli con Bonaventura prigioniero degli antropofagi”, una Commedia che il regista, attore e scrittore romano Sergio Tofano dedicò al Mondo dell'infanzia.
L'anno successivo, all'insaputa della madre, Rota si iscrisse ad un Concorso per un posto di Insegnante al Liceo musicale “Giovanni Paisiello” di Taranto. L'incarico gli fu assegnato il 16 ottobre e comprendeva tre discipline: Armonia complementare, Armonia principale e Solfeggio, materie, tutto sommato secondarie, poco gratificanti, che gli permisero di dedicare molto tempo alla composizione.
Nel 1938, sei mesi dopo l'arrivo a Taranto, Nino iniziò la partitura dell'Ariodante, melodramma in 3 atti e 4 parti, su libretto di Ernesto Trucchi, ricavato dal Poema cavalleresco “Orlando furioso” di Ludovico Ariosto. Andata in scena il 22 nov. 1942 al T. Regio di Parma, con Gianandrea Gavazzeni sul Podio, quest'Opera, nonostante il lusinghiero consenso di pubblico, nell'ambiente musicale provocò non poco scetticismo, in quanto giudicata “Opera vetusta”, più consona ad un compositore romantico di metà Ottocento. Toccato nell'amor proprio, Rota decise di ritirare il lavoro dalle scene e si dedicò alla musica strumentale. Dopo la “Sinfonia n. 1”, che a Venezia a Roma e a Firenze riscosse calorose approvazioni, nel 1939 Rota portò a compimento una Sonata per orchestra e si accinse alla stesura della Sinfonia n.2. Nello stesso tempo, dimessosi dal Liceo musicale di Taranto, inspiegabilmente rifiutò di partecipare ad un Concorso indetto dal Conservatorio di Venezia per iscriversi, ed infine ottenere, la Cattedra di Composizione al “Liceo musicale Niccolò Piccinni “ di Bari.
Trasferitosi a Torre a Mare, Rota visse in questo villaggio di pescatori fino all'agosto del 1941, momento in cui dovette presentarsi al Distretto Militare milanese di via Mascheroni per sottoporsi agli accertamenti medici di leva. Risultato idoneo ai servizi di retrovia, l'oramai trentenne compositore venne inviato in un campo d'addestramento per allievi ufficiali a Portovaltravaglia, località turistica in provincia di Varese, sulle rive del lago Maggiore, poco distante dal Confine svizzero.
Congedato alla fine d'ottobre, su richiesta dell'Ospedale di Bari, Rota raggiunse la madre a Roma, incentivato, tra l'altro, dalla proposta di scrivere le musiche per il Film “Giorno di nozze”, diretto dall'amico regista Raffaello Matarrazzo, con il quale aveva condiviso le prime esperienze cinematografiche dieci anni prima. Visto il successo di pubblico, Fedele d'Amico, direttore artistico della “Lux Film”, confermò questo fortunato binomio attraverso la produzione di un' altra pellicola dal titolo “Il Birichino di Papà” (1942).
Dal 1943 in poi, la produzione del compositore milanese diventò più intensa e variegata, alternandosi tra sacro (i 2 Salmi per v. sopr. e org., commissionati da Goffredo Petrassi) e profano (il Duo per arpa e pf., su espressa richiesta dall'arpista Clelia Aldrovanti). Nello stesso periodo, insieme al completamento della “Sinf. n.2”, venne alla luce Piccola offerta musicale, lavoro cameristico per Quintetto di strum. a fiato, ded. ad Alfredo Casella; la colonna sonora con le Canzoni per il film “Zazà” diretto da Renato Castellani e l'avvio della partitura di “Torquemada”, melodramma in 4 atti, su libretto di E. Trucchi, tratto dall'omonimo Romanzo di Victor Hugo. L'anno successivo, il vento di libertà, portato a Roma dagli alleati diede un ulteriore impulso all'attività musicale del trentatreenne compositore. Dopo la realizzazione di “Torquemada”, un altro incarico proveniente dal mondo del cinema, fu la Colona sonora del film “La freccia nel fianco”, di Alberto Lattuada. Questo impegno non interruppe la stesura di altre composizioni già iniziate. Di queste, anche se non ebbe il successo sperato, viene ricordata la Sinfonia n.3, perchè ne furono utilizzati alcuni Frammenti in “La donna della montagna “, film diretto nel 1943 da Renato Castellani.
All'armistizio dell' 8 Settembre di quell'anno, Rota si trovava a Roma. Qui fu costretto a vivere talvolta in clandestinità, per sfuggire ai rastrellamenti che precedevano la cattura e la deportazione di civili in Germania. Liberata la Capitale dal giogo nazista (4 giu. 1944), Nino si unì all'iniziativa di un "gruppo" di giovani artisti e musicò le scene della Commedia shakespeariana “La dodicesima notte ...o quel che volete”. Quindi, entrò a piè pari nel mondo della rivista, con la cura degli arrangiamenti de “Il suo cavallo” di Steno (psd. di Stefano Vanzina) e di Renato Castellani.
Il lavoro si rivelò un fiasco clamoroso, dal momento che, neppure in chiave satirica, il pubblico dimostrò apprezzamenti per una Commedia riferita a Benito Mussolini.
Non riuscendo a mantenere la famiglia con le entrate economiche derivanti dall'insegnamento e dall'attività di compositore, Rota, durante l'occupazione alleata, si mise alla ricerca di un immediato guadagno, inserendosi in quei gruppi di Musica leggera e jazz, che si esibivano in Teatrini e Caffè romani, frequentati dalle Truppe anglo-americane. Nonostante ciò, il dissesto finanziario della famiglia non accennò a diminuire, a causa delle forti spese dovute alla cagionevole salute della madre, tenuta prudentemente a Torre a Mare, al riparo dall'infuriare della guerra.
Nel 1945, un felice ritorno di Rota alla Musica strumentale produsse apprezzabili lavori come la Fantasia in sol magg. per pf., l'Intermezzo per vla e pf., la Sonata per cl. e pf. e la Sarabanda e Toccata per arpa. Ma non fu certo il filone concertistico a tenerlo maggiormente impegnato. Già nello stesso anno, Rota tornò al Teatro con una Farsa in 2 atti e 5 quadri, dal titolo Il cappello di paglia di Firenze, su Libretto proprio e della madre, tratto dalla Commedia “Le châpeau de paille d'Italie” di Eugène La Biche e di Marc Michel. Il successo ottenuto alla “Piccola Scala” permise al lavoro di essere rappresentato a Milano per altre due Stagioni e di tenere cartello un po' ovunque, sia in Italia che all'estero, soprattutto in Francia.
Ricongiuntosi alla famiglia, che era uscita dalla Guerra tra mille vicissitudini (la madre sfollata, il fratello arrestato dai tedeschi, in quanto sospettato di far parte della resistenza) Nino riprese a lavorare per il Cinema, fornendo ai registi Luigi Zampa, Carlo Ludovico Bragaglia e Mario Soldati le musiche per i loro rispettivi Film “Un americano in vacanza”, “Lo sbaglio di essere vivo” e “Le miserie del signor Travet”. Poi, nel biennio1946-48, la produzione di Colonne sonore si fece sempre più intensa, imponendo al maestro ritmi compositivi vertiginosi ed estenuanti viaggi tra Bari, dove svolgeva l'attività di insegnante e Roma, la Città del cinema. Tra le Colonne sonore di questo periodo vanno ricordate quelle per i Film “Mio figlio professore” e “Sotto il sole di Roma”, entrambi di Renato Castellani; “Daniele Cortis” e ”Senza pietà” di Mario Soldati. Ma fu soprattutto, “The Glass Mountain” (La Montagna di vetro) del regista britannico Henry Cass, a rendere le musiche rotiane popolari al pubblico inglese, nonostante il film non avesse particolare successo.
Durante il soggiorno londinese, Nino ebbe una fugace relazione con Magda Longari, una pianista italiana, che, da qualche anno si esibiva nella Capitale britannica. Un paio di mesi dopo, tornato in Italia, Rota ricevette una lettera della donna che lo informava di essere rimasta incinta, ma, non per questo, propensa a tenere il figlio con se. Preso atto della situazione, in accordo con la donna, la piccola Marina (luglio 1949) venne affidata ad un Istituto londinese. Anche se non riconosciuta, Nino, in forma anonima, provvide per tutta la vita al suo mantenimento.
Dopo la seconda collaborazione inglese, in cui egli scrisse le musiche per il film “Obsession” di Edward Dmytryk, nell'Autunno del 1949 iniziò quel lungo sodalizio artistico con Eduardo De Filippo, nato con i film “Napoli milionaria” (1950), “Filumena Marturano” (1951), “Marito e moglie” (1952) e proseguito con un corposo elenco di Commedie teatrali, che vide ne “Il Contratto” la prima messa in scena (1967).
Nel 1950, l'improvvisa morte del fratello Luigi gettò il compositore in un grande sconforto, ancor più acutizzato dalla consapevolezza di dover, comunque, far fede agli obblighi contrattuali.
Su incarico della RAI, infatti, Rota dovette lavorare intensamente all'Opera radiofonica in un atto I due timidi, su libretto di Suso Cecchi D'Amico e alla Composizione del Commento musicale per la novella “Cristallo di rocca” dello scrittore e pedagogo austriaco Adalbert Stifter.
Anche il Teatro non concesse tregua al maestro. Per lo scrittore e drammaturgo ungherese Ferenc Molnár (psed. di F. Neumann), Rota scrisse le musiche della Pièce “Liliom”, per il poeta, drammaturgo marchigiano Ugo Betti, quelle del Dramma dialettale, in 3 atti e 1 quadro, “Spiritismo nell'antica casa”.
Un periodo ricco di avvenimenti si rivelò anche il biennio 1952-53, e non solo dal punto di vista artistico. Trasferitosi a Roma con la madre in un bel appartamento, affacciato su Piazza delle Coppelle, vi rimarrà per tutta la vita; sarà il luogo, dove Rota inizierà a comporre per Federico Fellini, un sodalizio artistico di portata epocale per il mondo del cinema. La prima pellicola, che si avvalse della cooperazione tra i due, fu il lungometraggio “Lo sceicco bianco” (1952), interpretato da nuovi talenti, quali Alberto Sordi e Giulietta Masina.
Nella Primavera del 1952, Rota si vide richiamato a Londra per il debutto dell'Opera “I due timidi”, che fu anche radiotrasmessa dalla BBC , e per musicare altri due Film: “Something Money Can't Buy” (Qualcosa che il denaro non può comprare), diretto da Pat Jackson, e “Venetian Bird” (Uccello veneziano), diretto da Ralph Thomas. Tornato a Roma, su commissione di Eduardo De Filippo, Nino compose le musiche dei due Film-commedia “Marito e moglie” e “Ragazze da marito”; per Casa Ricordi creò “Melodie immortali”, un'Antologia di Arie celebri appartenenti al Repertorio operistico italiano, rivisitate ed arrangiate anche per essere eseguite da Ensèmble strumentali.
Oberato di impegni, alla fine Rota si trovò impossibilitato a garantire un regolare Iter didattico al “Piccinni” di Bari. Ragion per cui presentò le proprie dimissioni al direttore Michele D'Erasmo, il quale, pur vagliando la situazione, non le accettò. Esortato dall'intero Corpo insegnante a rimanere, Rota si sottopose ad un estenuante “Tour de force” per adempiere i molteplici impegni assunti. Sul versante classico, di questo periodo vanno ricordati l'Allegro concertante per orch.; le Variazioni sopra un tema gioviale e Meditazione per coro e orch.; per il Cinema, è obbligo citare la colonna sonora de “I Vitelloni” di F. Fellini e quella per “La mano dello straniero” di Mario Soldati.
Il 1954 fu l'anno in cui Nino Rota raccolse enormi soddisfazioni professionali, ma dovette anche affrontare un grande dolore dovuto alla perdita della madre. Nove furono le Cooperazioni in campo cinematografico. Per il film “Senso”, diretto da Luchino Visconti, il maestro adattò alcune sezioni della “Settima sinfonia” di Anton Bruckner, stessa cosa fece per Mario Monicelli, quando inserì nel Film “Proibito” spezzoni della “Quarta sinfonia” di Johannes Brahms. L'evento dell'anno fu, però, legato al film di Federico Fellini la “Strada”, il cui “leit-motiv”, suonato con la tromba da “Gelsomina” (Giulietta Masina), diventò una delle melodie più popolari della Storia del cinema.
Ritenuto il più qualificato e fecondo compositore di colonne sonore, nella Seconda metà degli anni Cinquanta, Rota sfornò una mole impressionante di musiche per lo spettacolo, se si prende in considerazione anche il versante teatrale. Questo, non impedì al maestro milanese di dedicarsi alla Musica sinfonica; nel 1956 orchestrò il Brano pianistico Variazioni e fuga nei dodici toni sul nome di Bach; iniziò la sua Terza Sinfonia e, dopo una lunga gestazione, il Nonetto, per legni e archi che completò soltanto tre anni dopo.
L'assegnazione dell' “Oscar” al film “La strada” (1956, fece crescere di riflesso la popolarità di Rota a livello internazionale. Questo gli fruttò incarichi prestigiosi, come le musiche per il film kolossal italo-americano “Guerra e Pace”, tratto dal Romanzo di Lev Tolstoj e diretto dallo statunitense King Vidor. Le melodie “La rosa di Novgorod” e “Il valzer di Natasha”, che impreziosiscono questo capolavoro cinematografico, acquisirono un enorme successo planetario.
Dal 1957 in poi, la fama di Rota si consolidò definitivamente, grazie agli Allestimenti musicali destinati alle realizzazioni dei maggiori registi italiani del tempo. Per Fellini, il Maestro milanese scrisse il Commento sonoro di “Le notti di Cabiria”, che vinse l'Oscar come miglior Film straniero. Per Luchino Visconti compose le Musiche di scena per la Commedia goldoniana “L'impresario di Smirne”; realizzò quindi la Colonna sonora del film francese “La diga sul pacifico”, di Réne Clément, ed iniziò quella tormentata cooperazione con Eduardo De Filippo, che diede vita al film “Fortunella”, con Giulietta Masina ed Alberto Sordi interpreti principali.
Questa Iper-attività, rivolta al mondo dello spettacolo, inevitabilmente fece riemergere l'annoso problema delle assenze all'interno del Liceo di Bari che, nel frattempo, stava riqualificandosi in “Conservatorio Statale”. Riproposte le dimissioni, vennero puntualmente rifiutate dal nuovo direttore Antonio Barbanente.
Tra il 1958 e il 1960, si aprì un'Intensa attività compositiva in tutti i generi, che il compositore milanese affrontò nel corso degli anni. Appartenenti alla musica classica e religiosa sono il Trio per fl. e pf., i Canti sacri Salve Regina e Psallite nato de Maria Virgine, le Musiche di scena per “Veglia la mia casa Angelo”, una riduzione teatrale ispirata al Romanzo omonimo “ Look Homeward Angel” di Thomas Wolfe e diretta da Luchino Visconti (prima rappr. Roma, T. Quirino 10 ott.1958). La contrazione di una preoccupante epatite virale, costrinse Rota alla rinuncia temporanea di cooperazioni con l'ambiente cinematografico, ma, non per questo, rimase inattivo. Per la Rai, infatti, egli scrisse le musiche del radiodramma “La contadina furba” di Cesare Ludovici; fu presente agli allestimenti scaligeri de “Il cappello di paglia di Firenze”, per la Regia di Giorgio Strehler; iniziò la partitura per l'Opera radiofonica “La scuola di guida”, librettata da Mario Soldati. Neanche il tempo di ristabilirsi, nella Primavera del 1959, Rota tornò a comporre in ambito cinematografico, con la colonna sonora di “Delitto in pieno sole”, film diretto da René Clément e, soprattutto, quella de “La grande guerra”, film diretto da Mario Monicelli, che vinse il “Leone d'oro” alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Sempre nella Città lagunare, in occasione del “Festival della Musica”, andò in scena “Lo scoiattolo in gamba”, favola lirica composta da un atto in 4 Quadri, su libretto di Eduardo De Filippo e diretta dal maestro spezzino Ettore Gracis (Venezia, T. La Fenice 11 ott.1959).
Nel Febbraio del 1960, con le musiche del film felliniano “La dolce vita”, Rota divenne, insieme a Ennio Morricone, il compositore di Colonne sonore più richiesto. Ciò, tuttavia, non impedì al maestro milanese di dedicarsi ad altre attività musicali, come la stesura del Concerto in do magg. per pf. e orch., dedicato al grande Arturo Benedetti Michelangeli, e le musiche per l'Opera lirica in un Atto “La notte di un nevrastenico”, su libretto del drammaturgo bolognese Riccardo Bacchelli (prima rappr. Milano, Piccola Scala 8 febb. 1960).
Nel primo quinquennio degli anni Sessanta, la produzione di Rota fu caratterizzata da una grande varietà di generi musicali. Già nei primi mesi il maestro scrisse una Fantasia per pf. e orch., su una sequenza di dodici note del “Don Giovanni" di Mozart; nel contempo, la Casa di produzione “Titanus” gli commissionò le musiche per “Rocco e i suoi fratelli”, film capolavoro del neo-realismo italiano diretto da Luchino Visconti.
Mentre l'attività didattica al Conservatorio procedeva a fasi alterne, sempre più compromessa dalle troppe assenze, Rota, spronato da un rinnovato fervore religioso, tra l'Autunno del 1961 e la Primavera dell'anno successivo, realizzò una serie di Composizioni sacre, iniziata con la Messa Mariae dicata, per coro e organo, alla quale seguirono i Mottetti per voce e organo Mater fons amoris e Tota pulchra, quindi la Messa breve per coro e organo. Tuttavia, il lavoro religioso più importante doveva ancora arrivare: si tratta della Cantata sacra Mysterium, eseguita, per la prima volta, il 29 agosto 1962 ad Assisi. Tre settimane dopo, su invito della RAI, il maestro diresse il Concerto Soirée per pf. e orch., in occasione della serata conclusiva di “Premio Italia” (23 settembre 1962). Ancora una volta, però, la composizione di colonne sonore risultò l'attività predominante, soprattutto quando Rota accettò l'incarico di musicare le sequenze del fim “Il Gattopardo” di Luchino Visconti. Per quella del ricevimento danzante, Rota dovette elaborare un Valzer inedito di Giuseppe Verdi, e altre musiche furono registrate prima delle riprese filmiche, per garantire, con le scene, una perfetta sicronizzazione.
Nel 1963, all'esordio di questo kolossal drammatico, tratto dall'omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, si unì il debutto di un altro grande film musicato da Rota: “8½” diretto da Federico Fellini, che si occupò anche della sceneggiatura con Ennio Flaiano, Tullio Pinelli e Brunello Rondi.
Il successo e i riconoscimenti ottenuti dalle due pellicole (Palma d'oro a Cannes e David di Donatello a Roma per “Il Gattopardo”; “Grolla d'oro a Saint-Vincent, 2 Premi Oscar nel 1964, e 7 Nastri d'argento per “ 8½”) portarono un'enorme richiesta di Colonne sonore del maestro che, tuttavia, in gran parte declinò per dedicarsi alle musiche di “Aladino e la lampada magica”, una nuova Opera teatrale librettata dal poeta Vinci Verginelli, amico e prezioso mentore già dai tempi del suo trasferimento romano. Con questo intellettuale di grande sensibilità, Nino percorse la fase più intensa del proprio operato artistico, valorizzato da un accomunato pensiero filosofico, che rese possibile quello che, di fatto, fu uno straordinario ed irripetibile sodalizio artistico.
Mentre l' “Aladino” stava prendendo forma, altri lavori scaturirono dalla fertile vena creativa di Rota. Sul versante classico, egli scrisse i 15 Preludi per pf., la partitura per coro misto a Cappella di Audi Judex e il Concerto per archi, terminato alla fine del 1965. Quindi, passato al genere profano, dopo l'enorme successo registrato con “ 8½”, per Fellini, l'amico compositore lavorò alla Colonna sonora di “Giulietta degli spiriti”. Oberato da impegni, per la RAI Rota trovò il tempo di musicare lo sceneggiato in otto puntate “Il Giornalino di Gian Burrasca”, per la regia di Lina Wertmüller; quindi scrisse la partitura di una Commedia intitolata “La visita meravigliosa”, su libretto proprio, tratto da una novella dello scrittore britannico Herbert George Wells. Conteso vanamente sia dal Cinema britannico che da Broadway, a causa della sua reticenza a lasciare l'Italia, il 2 settembre 1966, Nino Rota ottenne un clamoroso successo alla “Scala” di Milano, dove una giovanissima Carla Fracci, nel ruolo di “Gelsomina”, danzò sulle note del Balletto “La Strada”, coreografato da Mario Pisoni.
Nello stesso anno, qualche mese prima del debutto napoletano del suo “Concerto per archi”, Rota musicò le scene del film “La bisbetica domata”, diretto da Franco Zeffirelli, il quale, visto il grande successo ottenuto, si affrettò a trasformare in pellicola un altro Lavoro shakespeariano: “Romeo e Giulietta”. Il compimento della colonna sonora, naturalmente, venne affidato a Rota, in quanto già autore delle musiche per lo stesso lavoro, ma in versione teatrale.
La Seconda metà degli anni Sessanta, rappresentò per Rota il naturale prosieguo di composizioni per il Cinema, per il Teatro e per le Sale da concerto e questo gli valse, oltre ad una popolarità in costante ascesa, nuovi ed interessanti rapporti di collaborazione con importanti Istituzioni musicali italiane ed estere. A tale proposito, va ricordato l'invito di recarsi a Mosca che il Maestro milanese ricevette dal collega russo, di origini armene, Aram Chačaturjan, al fine di stabilire un interscambio didattico tra il Conservatorio di Bari e quello moscovita. Per le stesse ragioni, Rota entrò in contatto anche con Dimitrij Šostakovič e con la Commissione per l'Educazione estetico-musicale dei giovani compositori sovietici, con lo scopo di divulgare nei Conservatori italiani le metodologie in uso nella Scuola musicale russa e, più generalmente, di tradizione slava.
Nel 1969, in un momentaneo riavvicinamento alla musica classica, Rota diede alla luce l'Improvviso per Vl. e Pf.. Tuttavia, subito dopo, il compositore milanese si trovò nuovamente impegnato in campo cinematografico, con la stesura della Colonna sonora di “Satiricon”, uno dei film più audaci di Fellini. Ed è ancora quest'ultimo a stimolare la Vena creativa di Rota: per il regista riminese, infatti, nel febbraio del 1970 egli compose le musiche del film televisivo “I clowns”, quindi si dedicò alla Colonna sonora del film storico “Waterloo”, di produzione Italo-russa e diretto da Sergej Bondarčuk.
Il nuovo decennio, l'ultimo della sua vita, si aprì con una simultanea varietà di Composizioni. Sul versante sacro scrisse l'Oratorio per bambini Il Natale degli innocenti, che debuttò nella chiesa dell'Ara Coeli di Roma il 23 marzo 1970; cinque mesi più tardi, riveduto ed ampliato, questo lavoro diventò una rappresentazione sacra , strutturata in 16 parti, dal titolo La vita di Maria (prima rappr. Perugia, 24 sett. 1970.
Un'altra composizione derivata da un'opera precedente fu il Divertimento concertante, per ctb. e orch., nato dallo sviluppo dell'Aria e Marcia , pensata in origine per ctb. e pf. . Queste, però, non furono le realizzazioni più significative di allora. Tornato a collaborare con Eduardo De Filippo, Rota compose le musiche incidentali, cioè di Scena, de “Il Monumento”, la penultima commedia del grande artista napoletano. Nel 1971, Rota portò a termine la Cantata profana Roma Capomunni, a lui commissionata dalla RAI l'anno precedente, per commemorare il Centenario dell'annessione di Roma al Regno d'Italia. Le ragioni di tale ritardo, probabilmente, risalgono al fatto che Rota, in un primo momento, non ritenne questo episodio meritevole di particolari celebrazioni.
Intanto le cooperazioni con Fellini continuavano e, quasi contemporaneamente, nel novembre del 1971 Rota scrisse le musiche di “Roma”, un film dal sapore autobiografico, che ci descrive, attraverso i ricordi di un giovane provinciale, le mille sfaccettature della “Città Eterna” durante il periodo fascista.
Dopo l'uscita del romanzo “The Godfather” (Il Padrino) di Mario Puzo” (marzo 1969), nel 1971, in accordo con Mario Puzo, la Paramount Pictures incaricò il giovane regista e sceneggiatore statunitense Francis Ford Coppola di ricavarne un film.
Tra le condizioni contrattuali, imposte dallo scrittore del celebre romanzo, vi era anche l'assunzione di Rota come compositore della Colonna sonora, fatto che si presentò di non facile soluzione sia per ragioni di salute, sia per la forte avversione di Nino agli spostamenti aerei. Fu così che, durante l'adattamento delle musiche alle scene, Coppola si vide costretto a fare la spola tra Roma e Hollywood, un “Tour de force” ampiamente ripagato in quanto, nonostante lo scetticismo dimostrato dai produttori, le musiche legate al film, fin dall'inizio, balzarono in testa alle classifiche mondiali. Rimasto in Italia, Rota, nei tempi liberi, si dedicò a Lavori classici, portando a termine la sua “Terza Sinfonia”, che volle battezzare Sinfonia sopra una canzone d'amore.
Unico neo del momento, fu l'esclusione di Rota alla nomination dell“Oscar” per la migliore colonna sonora, in quanto il tema conduttore risultava già utilizzato dal maestro quindici anni prima nel film “Fortunella” di Eduardo De Filippo. Esaminato il caso, nonostante prese di posizioni opposte da parte dei giudici, si decise di assegnare l'ambito premio a Charlie Chaplin. Archiviata con non poche difficoltà l'accusa di plagio, Rota, finalmente assolto, tornò a lavorare con Eduardo De Filippo, che gli aveva proposto di musicare la propria Commedia “Napoli Milionaria!”, trasformata in lavoro operistico e, qualche anno dopo, presentata in “Première” al “Festival dei Due Mondi” di Spoleto (T. Nuovo, 22 giu. 1977).
Nel 1973 un felice ritorno alla collaborazione con Fellini diede vita al Film autobiografico “Amarcord”, che vinse, l'anno dopo, l' ”Oscar” come miglior film straniero. L'intensa attività in Campo dello spettacolo e le vicissitudini giudiziarie, non gli impedirono di operare sul versante classico. Tra carte bollate e presenze su vari “Set” cinematografici e teatrali, Rota ebbe il tempo di comporre il Cantico in memoria di AlfredoCasella, mancato nel 1947, il Primo e il Secondo Concerto per vcl. e orch. e il Trio per cl., vcl., e pf., lavori che gli valsero la proposta di nomina a direttore del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma. Nonostante la richiesta fosse stata avanzata dal Ministero della Pubblica Istruzione, docenti e allievi del Conservatorio di Bari sollevarono un' energica rimostranza che, esternata personalmente a Roma, indussero il maestro a rifiutare il nuovo incarico e restare a Bari, anche se gli impegni artistici erano per lo più concentrati nella Capitale.
Nel 1974, iniziò un periodo di frequenti spostamenti, dovuti a produzioni cinematografiche estere come “Il Padrino parte II”, alla cui Colonna sonora, oltre a Rota, partecipò Carmine Coppola, padre di Francis Ford. Durante la lavorazione degli esterni in Sicilia, le Autorità palermitane non si lasciarono sfuggire l'occasione di organizzare una serata concertistica, in cui il maestro si esibì al pf. nel proprio “Concerto in do magg”, presentato per l'occasione come “Partita in Do per pf.” con Riccardo Chailly sul podio.
Contattato dal regista britannico Anthony Harvey, che voleva fargli musicare il suo nuovo Film “The Abdication “, Rota dovette veramente sudare le proverbiali “7 camicie” per adempiere all'incarico.
Sommerso dalle committenze cinematografiche, dagli impegni didattici al Conservatorio, dall'obbligo di presenziare agli allestimenti teatrali, resta da capire dove il maestro potesse trovare il tempo ed energia da dedicare alla musica classica e ad una serie di viaggi all'estero. Infatti, dopo aver composto la Ballata per corno e orch., la Toccata per fagotto e pf., nel novembre del 1974, Rota raggiunse Stoccolma dove andò in scena il “Cappello di paglia di Firenze. Quindi, nel 1975, fatto eccezionale, si recò negli Stati Uniti per partecipare al Giubileo del “Curtis Institute” di Philadelphia, ma si rese irriperibile alla consegna dell'”Oscar”, quando gli fu assegnato per la colonna sonora del film “Il Padrino parte II”. Tornato a Roma, dopo qualche mese il maestro venne invitato in Giappone, ospite del “Festival della Musica”, che si svolse a Tokyo nel maggio di quell'anno. Nella Capitale nipponica prese anche vita una serie di concerti dedicati alla musica da film diretti da Rota stesso, diventato oramai l'artista italiano più popolare nel paese del Sol levante.
Tornato ad essere il collaboratore musicale di Federico Fellini, per quest'ultimo Nino compose 2 Valzer sul nome di BACH per Pf., che, inseriti nel “Casanova”, rappresentano il fulcro di tutto l'Impianto sonoro del film.
Dopo una serie di rappresentazioni di opere già esistenti (“Il Cappello di paglia”, a Bruxelles, la “Vita meravigliosa” a Cagliari, “Aladino e la lampada magica” a Roma, “Torquemada a Napoli) Rota compose le musiche per il Balletto-commedia “Le Molière imaginaire” di Maurice Béjart, andato in scena a Parigi e a Bruxelles nel dicembre del 1976. L'anno successivo, il maestro lasciò il Conservatorio “Piccinni” di Bari, dopo quarant'anni di attività, prima come Insegnante e poi, a partire dal 1950, con mansioni di direttore. La decisione di andare in pensione fu presa, soprattutto, su consiglio dei medici, in quanto, i ritmi stressanti condotti dal maestro gli avevano provocato un'allarmante cardiopatia.
Libero da Impegni didattici, sgravato da estenuanti spostamenti in treno tra Roma e il Capoluogo pugliese, Rota, incurante delle sollecitazioni, ridimensionò drasticamente l'attività compositiva applicando una rigida selezione delle committenze. Nel 1977, dopo aver composto 3 Liriche per v. sopr. e orch., lavorò alla colonna sonora del film “Assassinio sul Nilo”, diretto dal regista britannico John Guillermin; nel 1978, accettò di musicare le Piéces teatrali “Gennariniello” e “Quei figuri di tanti anni fa” di Eduardo De Filippo. Un altro lavoro, che, nonostante la malattia, volle compiere, fu la stesura della colonna sonora per il film “Uragano”, diretto dal regista svedese Jan Troell e prodotto dall'amico Dino De Laurentiis. Su invito di quest'ultimo, Rota si recò negli Stati Uniti, non per impegni di lavoro, ma, per render visita a vecchi amici e, soprattutto, per rivedere la figlia Marina, oramai trentenne e, da più di un decennio, trasferitasi negli “States”. Questa fu l'ultima occasione del maestro di rivelare alla donna le ragioni per le quali, prima alla famiglia adottiva, poi direttamente a lei, veniva regolarmente corrisposto un vitalizio da un Signore italiano. Nonostante fosse determinato ad un chiarimento definitivo, all'ultimo momento Rota cambiò idea, preferendo il silenzio alla confessione.
Tornato in Italia, contro ogni parere clinico, il maestro riprese a lavorare intensamente: prima con Béjart, al quale fornì le musiche del Balletto “Dichterliebel” (Amor di poeta), quindi con Fellini per la colonna sonora del film grottesco “Prova d'Orchestra”, in cui l'elemento musicale passa attraverso diversi piani di lettura.
Nel 1979, subito dopo un breve soggiorno milanese, in cui Rota partecipò all'apertura di una Mostra sull'attività di costumista e di scenografa della cugina Tina, un'altra collaborazione con Fellini portò alle musiche per il film onirico-fiabesco “La città delle Donne”.
Il 7 aprile, a causa di sospetti dolori al torace, il maestro si recò alla Clinica romana “Villa del Rosario” per accertamenti. Superata la crisi, nella tarda mattinata di martedì 10 aprile, mentre attendeva l'auto che lo riportasse a casa, un Infarto improvviso pose prematuramente fine alla vita del grande maestro.
I Funerali si svolsero nella Basilica di Santa Maria Maggiore di Roma e alle Esequie parteciparono, oltre le Autorità cittadine, noti personaggi del Mondo politico e dello Spettacolo. In quell'occasione il trombettista Mauro Maur eseguì “L'Improvviso dell'Angelo”, lo stesso brano che Rota volle fosse eseguito ai funerali dell'inseparabile compagno d'arte ed amico Federico Fellini. Dopo la cerimonia, la Salma venne tumulata al Cimitero del Verano di Roma, nel nuovo Reparto “Monte Portonaccio”.
Un mese dopo, per commemorare la scomparsa di Aldo Moro, Rota avrebbe dovuto dirigere la sua Cantata sacra “Mysterium”; a sostituirlo sul Podio del “Teatro dell'Opera di Roma fu chiamato l'amico e collega Fernando Previtali.
Dotato di un precoce talento e straordinariamente eclettico, da sempre Rota si distinse per la sua eccezionale e feconda vena melodica, che non escluse alcun genere musicale da lui affrontato.
Per questo compositore, infatti, non è mai esistita alcuna differenziazione di generi, grazie anche ad una formidabile preparazione tecnica, acquisita attraverso uno studio tenace, vigilato da eccezionali maestri, quali furono Ildebrando Pizzetti, Alfredo Casella e Rosario Scalero. Ciò, non sarebbe stato sufficiente per generare quell' avversione a “Paletti” ed “Etichette”, provata invece, attraverso l'esperienza compositiva. Una volta raggiunta quest'ultima, Rota si sentì legittimato ad affermare: “ Non credo a differenze di ceti e livelli nella musica. Secondo me, la definizione di musica leggera, semileggera, seria è fittizia. [...] Il termine musica "leggera" si riferisce solo alla leggerezza di chi l’ascolta, non di chi l’ha scritta. [...] musica per film o altra musica, ci metto sempre lo stesso impegno. È diverso soltanto il territorio tecnico in cui mi muovo”.
Allievo atipico, Rota ebbe in Casella il più influente degli insegnanti: questo gli permise di trovare la propria identità artistica, caratterizzata da quel camaleontismo stilistico, figlio di una libertà compositiva capace di utilizzare modelli musicali con grande disinvoltura, rendendoli estremamente funzionali agli ambiti di destinazione. Tuttavia, il principio di “Comporre come si vuole”, portò inevitabilmente a “Comporre alla maniera di...”, funzionale sì per stabilire un immediato contatto tra autore e pubblico, ma, al tempo stesso, facilmente individuabile come “musica pastiche” sia dalla critica che dai fruitori di ogni estrazione socio-culturale.
Molti sono gli esempi in tal senso. Dal celebre tema di Gelsomina, nel film “La Strada”, ricavato dall”Andante” della Serenata in mi magg. op. 22 di Antonin Dvorak, ai temi “presi in prestito” dal repertorio donizettiano per l'opera “Ariodante”, e dal repertorio rossiniano per “ Il Cappello di paglia di Firenze”. Anche le melodie del patrimonio musical-popolare furono rinnovate per la creazione di “leit-motiv” da inserire per sostenere intere proiezioni filmiche: è il caso di “Rocco e i suoi fratelli”, pellicola che poggia sulle note melanconiche di un vecchio canto popolare pugliese; o de “ Il Padrino”, il cui tema principale è una squisita imitazione di antichi canti siciliani, ben più remoti delle vicende narrate, che ricordano nostalgicamente le prime emigrazioni di questa gente verso il "Nuovo Mondo". Ancora più sostanziale appare l'inosservanza cronologica nelle colonne sonore legate a film di carattere storicistico come “Romeo e Giulietta” e “La bisbetica domata” di Zeffirelli, o il “Casanova” di Fellini, per i quali Nino Rota compose musica nello stile richiesto dalle scene ma, al tempo stesso, volutamente “inattuale” al periodo storico riferito in modo da essere ancora più percepibile dal vasto pubblico.
Alla stessa stregua di un navigato operista settecentesco, il comporre musica all'interno di percorsi prestabiliti divenne il criterio primario del maestro milanese, il quale, tuttavia, fin da subito, si dissociò dall'egemonia hollywoodiana, che imponeva alla musica filmica di attenersi ad una serie di parametri ben precisi. Una delle scelte che portarono nuovi approdi a questo genere musicale, fu la totale indipendenza tra musica e azione, come precisò Rota nel corso di un'intervista: “ Io penso di fare musica non cinematografica, nel senso comune di musica che commenti pedissequamente l’azione del film. Io penso sempre di fare musica che sia a sé stante, che si affianchi ai film, non sottomessa, ma che vi si adegui soltanto materialmente ”. E a seguire: “ La musica non rappresenta un puro e semplice accompagnamento dell’azione ne, tanto meno, una estemporanea sottolineatura di alcuni momenti emotivi o drammatici. La partitura è un mezzo espressivo al servizio della regia per contribuire a rendere chiare le strutture dei personaggi, la sostanziale somiglianza di alcune situazioni, il legame spesso non esplicito di fatti ed azioni di una vicenda.”
Sempre in ambito cinematografico, quello che viene considerato il più autentico sodalizio artistico resta quello che Rota instaurò con Federico Fellini, anche se tale Binomio reca al suo interno i caratteri della paradossalità. Fellini, infatti, anche se ne era fortemente attratto, non amava particolarmente la musica: “Al di fuori del mio lavoro la musica preferisco non sentirla. […] Il fatto è che la musica mi immalinconisce, mi carica di rimorsi, è come una Voce ammonitrice che ti strugge perché ti ricorda una dimensione di Armonia, di Pace, di Compiutezza dalla quale sei stato escluso, esiliato. La Musica è crudele. Ti gonfia di nostalgie e di rimpianto, e quando finisce non sai dove va. Sai solo che è Irraggiungibile e questo ti rende triste” (F. Fellini, L'amico magico, pag. 50), mentre Rota, al contrario, fu colto dal sonno durante la proiezione di Sequenze che doveva musicare. Nonostante ciò, questo rapporto artistico produsse film, che si potrebbero definire “musicali” come “Prova d'orchestra”, “Otto½”, “I Vitelloni”, “La Strada”, per il fatto che le emozioni trasmesse visivamente dalle scene traggono origine e sono ulteriormente potenziate dal commento sonoro.
La Produzione di Rota è davvero imponente: più di 150 Colonne sonore, una dozzina di Opere liriche, 22 Composizioni per pianoforte, 10 Opere dedicate alla Vocalità, parecchia Musica da Camera strumentale sotto forma di duetti, trii, quartetti ed altri “Ensemble” di vario organico. All'orchestra, inoltre, il maestro milanese dedicò 22 Composizioni, tra Fantasie, Variazioni, Concerti, Serenate, Sinfonie; seguono 13 Concerti per strum. solista e orchestra, tra cui le “Cadenze" per il Concerto in Sol Magg. n.4” di Franz Joseph Haydn e l'Andante sostenuto del Concerto per corno K 412 di W.A. Mozart.