Šostakovič
Dmitrij Dmitrevič Šostakovič (San Pietroburgo 25 Sett. 1906 - Mosca 9 Ago. 1975)

Compositore, Pianista e Didatta.
Anche se la sua produzione appare inserita in quasi tutti gli ambiti musicali, è il Genere sinfonico che prevale incontrastato. Di grande maturità compositiva, è pure al Teatro operistico che occorre prestare attenzione per cogliere pienamente le potenzialità espressive di questo maestro russo.


(Sciostakovič, Shostakovič)

Secondogenito dei tre figli di Dmitrij Boleslavovič Šostakovič e di Sof'ja Vasil'evna Kokoulina, Dmitrij Dmitrevič nacque a San Pietroburgo alle ore 17 del 25 settembre 1906, in una grande ed elegante casa al n° 2 di via Podol'skaja.

La sua famiglia, di remote origini polacche, apparteneva a quella nuova borghesia russa che, iniziando ad avversare il Regime repressivo della Politica zarista, tendeva ad aprirsi ad un clima culturale progressista di matrice europea.

Incentivato dalla madre, abile pianista dilettante, all'età di otto anni Dmitrij intraprese, senza particolare entusiasmo, lo studio del pianoforte; secondo l'autobiografia scritta nel 1927, la sua prima passione furono le costruzioni con i cubetti, alle quali dedicava gran parte del tempo libero.

L'amore per la musica scaturì in un secondo momento e in modo abbastanza spontaneo. Oltre alla madre, anche il padre suonava il pianoforte, la chitarra e, dotato di buona voce tenorile, si dilettava a creare serate cameristiche domestiche che, senza dubbio, influirono sull'Interesse musicale di Mitja (così Dmitrij era chiamato in famiglia).

Dopo i primi rudimenti pianistici, a partire dal 1914 Sof'ja Vasil'evna, consapevole delle grandi potenzialità del figlio, lo iscrisse ai Corsi del celebre didatta Ignatij Gljasser, di estrazione polacca, ma erede della grande Scuola pianistica tedesca di Hans von Bülow, uno degli allievi prediletti di Franz Liszt.

Nel frattempo era scoppiata la Prima Guerra Mondiale e le notizie che arrivavano dal Fronte spinsero la creatività di Dmirtij ad elaborare la sua prima composizione: il Poema per pf. Il Soldato, un lungo brano scritto nell'estate del 1915, ricco di numerose didascalie ed illustrazioni.

I disordini post-bellici, che sfociarono nella Rivoluzione bolscevica e gli avvenimenti successivi ebbero nel giovane Šostakovič un'Influenza di importanza capitale. Il 3 aprile 1917, l'undicenne musicista assistette, con lo zio Maksim, al discorso tenuto da Lenin nella città che, dal 1924 al 1991, avrebbe portato il suo nome. Ma gli episodi rimasti indelebili nella formazione della personalità e nelle scelte artistiche del futuro compositore russo furono gli accadimenti dell'”Ottobre Rosso”. Tra le musiche scritte in quel periodo, infatti, oltre alla Fantasia per 2 pf. e al Balletto La Sirenetta, tratto da una Fiaba di Hans C. Andersen, spiccano un Inno alla Libertà e una Marcia funebre, dedicata ai Caduti della Rivoluzione d'Ottobre.

Nonostante i notevoli progressi di Mitja nell'arte musicale, i suoi genitori avevano sempre considerato questa disciplina più di valore educativo che una possibile professione; essi, infatti, avevano orientato il ragazzo agli studi tecnici, nella speranza che seguisse le orme del padre e diventasse Ingegnere.

Affievolitisi i venti rivoluzionari, a San Pietroburgo il ceto borghese iniziò a rapportarsi in modo nuovo, i legami interpersonali si allargarono, producendo effetti impensabili soltanto qualche mese prima. Grazie a questi cambiamenti sociali, la famiglia Šostakovič stabilì durature amicizie con molti esponenti della cultura Sanpietroburghese. Tra i nuovi frequentatori della loro casa vi era il pittore Boris Kustodiev, che fu tra i primi a presagire quale sarebbe stata la carriera di Dmitrij. Particolarmente dotato per la tecnica pianistica, e spronato da Gljasser, nel 1918 Šostakovič eseguì, al "Saggio" di fine Corso, la “Sonata n°1 op. 10” di L. van Beethoven, suscitando l'ammirazione generale. L'evento gli permise di iscriversi al Conservatorio cittadino dove ebbe, come prima insegnante, Aleksandra Rozanova, amica di famiglia e raffinata interprete di Chopin. Nel 1919, Mitja decise di diventare anche un compositore. 

A tale scopo intraprese un intenso studio sulla teoria e sull'analisi musicale con Alexeevic Petrov, al fine di essere ammesso alla Classe del famoso e temutissimo Docente di Composizione Maksimilian Oseevic Štejnberg. Quest'ultimo, constatate le ottime qualità dell'aspirante allievo, gli consigliò di approfondire la propria preparazione con un suo assistente, l'italiano naturaliz. russo Giovanni Bruni, e di ripresentarsi. La comprensibile delusione di Dmitrij fu mitigata dalla positiva segnalazione di Štejnberg ad Alexander Glazunov, influente personalità del panorama musicale russo e direttore del Conservatorio di San Pietroburgo.

Sotto la guida di Štejnberg, il giovane musicista studiò approfonditamente le partiture dei grandi compositori russi, in particolare Čajkovskij e Rimkij-Korsakov, del quale Štejnberg era il Genero. L'arcigno didatta, profondo conoscitore anche del Classicismo austro-tedesco, vista la ferrea volontà del nuovo allievo, gli trasmise un proprio Metodo di Trattazione delle Regole contrappuntistiche e compositive, nozioni che Dmitrij assimilò e mise in pratica anche quando, nel suo linguaggio musicale, subentrarono gli influssi dell'incalzante modernismo.

Mitja ricorderà con gratitudine gli insegnamenti di questo maestro e, per riconoscenza, nel 1919 gli dedicò lo Scherzo in Fa diesis min. per orch., il suo primo lavoro con numero d'opera, al quale seguiranno le Musiche di Scena per Klop (La cimice), Pièce teatrale in 5 atti, su testo di Vladimir Majakovskij, che fu rappresentata 10 anni dopo a Mosca (T. Mejerhold, 13 febb. 1929).

Deciso ad intraprendere anche la via del Concertismo, nel 1920 Šostakovič entrò a far parte della classe di pf. del grande Leonid Nikolaev, il cui prestigio didattico in Russia era paragonato a quello che in Occidente ebbe Muzio Clementi. Con questo formidabile insegnante, Dmitrij, ancora preadolescente, raffinò ulteriormente la propria impeccabile tecnica pianistica e, soprattutto, maturò un ideale senso interpretativo delle Forme. I risultati furono talmente eclatanti che, nel 1921, Glazunov caldeggiò presso il Ministero della Cultura una speciale Borsa di Studio per il prodigioso allievo e, alla Cerimonia di consegna, ai genitori si espresse con questo solenne encomio:”Per quanto io possa ricordare, questo Conservatorio non ha mai ospitato un ragazzo dotato come il vostro”.

Ritenuto da tutti un “Enfant prodige”, Šostakovič entrò a far parte del Nucleo “Giovani compositori” del Conservatorio e contribuì alla composizione collettiva di 24 Preludi per pf., toccando tutte le tonalità; quindi, autonomamente, nel 1922 elaborò il Tema in si bem. magg. per orch. con le sue 11 variazioni, lavoro che, più tardi, trascrisse anche per pf. 

Ai lavori di questo periodo appartengono anche le 3 danze fantastiche (1920 -22); la trascr. per voce sopr. e orch. dell'op. 40 “Ti ho atteso nella grotta” di Rimkij-Korsakov (1921); l'orchestrazione delle Favole “Il grillo e la formica” e “L'asino e l'usignolo” di Ivan Krilov, originariamente per v. recitante e pf. (1922); la Suite per 2 pf. in Fa diesis min. op. 6, che Mitja volle dedicare a suo padre, morto di polmonite nei primi mesi del 1922. Malgrado il grave lutto che, oltre al dolore portò in famiglia un preoccupante dissesto finanziario, Dmitrij proseguì brillantemente gli studi, diplomandosi in pf. nel 1923. Nel mese di aprile iniziò la stesura della suo primo lavoro sinfonico che, tuttavia, si protrasse per due anni e gli servì come credenziale per la tentata ammissione al Conservatorio di Mosca. Intanto a S. Pietroburgo, Dmitrij, per contribuire al mantenimento della famiglia, oltre a esibirsi come concertista, si adattò a lavorare in qualità di “Illustrator”, ossia pianista accompagnatore di film muti. Questa estenuante attività, svolta in fumose sale cinematografiche di terz'ordine, verrà ricordata dal compositore russo come: “Un esperienza indispensabile quando mi accinsi alla Composizione di Colonne sonore”.

Nel 1924, San Pietroburgo non solo cambiò il nome in Leningrado, ma divenne anche l'epicentro della musica moderna in Russia. Nei vari teatri ed auditorium si eseguivano lavori di Prokof'ev, Stravinskij, Honegger, Schoenberg, Berg. Tuttavia, Šostakovič cercò nuovi spazi artistici a Mosca dove, il 20 marzo 1925, diresse alcuni lavori, senza però ottenere il successo sperato.

Tornato a Leningrado, egli si legò all'Ambiente musicale d'avanguardia della città: un gruppo di compositori, critici e musicologi dedito alla promozione della musica contemporanea russa all'estero, tramite la promozione di Concerti ed iniziative Editoriali.

Ripresa l'attività di compositore, Šostakovič diede vita alla sua Prima sinfonia in fa min. op. 10 che, nel 1925, venne presentata come Saggio per il conseguimento del Diploma in Composizione. L'anno successivo, grazie all'interessamento del teorico Boleslav Javorskij, Dmitrij la fece eseguire dalla filarmonica di Leningrado sotto la direzione di Nikolaj Mal'ko (12 magg.). L'esito fu trionfale e il Corpo docenti del Conservatorio decise di accogliere il giovane autore affidandogli la Cattedra di Analisi della Partitura.

In poco tempo il successo di questo lavoro oltrepassò i confini sovietici. Bruno Walter lo diresse a Berlino (5 magg. 1927); Leopold Stokovski e Arthur Rodzinski lo presentarono rispettivamente a Philadelphia (2 nov. 1928) e a New York (27 id. id.). Quindi fu la volta di Vienna. Il debutto, trasmesso dalla Radio austriaca, avvenne alla Kammeroper nel dic. 1928. In quell'occasione, Alban Berg si congratulò con l'autore, definendo la composizione un autentico gioiello musicale. Anche in Italia, il pubblico potè ascoltare la “Prima Sinfonia” di Šostakovič, ma solo nel 1931, grazie all'azione divulgativa di Arturo Toscanini.

La fine degli anni '20 costituì un periodo di intensa attività compositiva per l'oramai affermato musicista russo, anche se, purtroppo, la sua ascesa artistica ebbe la disavventura di coincidere con quella politica di Joseph Stalin. Pur dedicandosi assiduamente alla composizione, Šostakovič dovette sottostare alle Idee e alle direttive imposte dal nuovo regime e, quando tentò di aderire alle tendenze progressiste, il Partito Sovietico dei Musicisti Proletari (RAPM) intervenne con aspre critiche e drastiche censure.

Questo avvenne per la Seconda sinfonia in si bem. magg. op. 14, sottotitolata “Dedicata all' Ottobre”, e, soprattutto, per la prima Opera teatrale Šostakoviciana Nos (Il Naso), tratta da uno dei celebri “Racconti di Pietroburgo” di Nikolaj Vasil'evic Gogol. Il RAPM giudicò entrambi i lavori formalisti, fortemente devianti, scritti da un borghese decadente, seguace di Correnti artistiche antitradizionali. Di diverso pensiero fu, però, l'anonimo pubblico, che riservò alla “Seconda sinfonia” autentiche ovazioni, quando fu eseguita a Leningrado, il 6 Nov. 1927, sotto la direzione di Nikolaj Mal'ko.

Per quanto riguarda “Il Naso”, dopo l'esecuzione in forma di Concerto (Leningrado, 16 giugno 1929), l'attesa della versione operistica fu addirittura spasmodica. Già una settimana prima del debutto, da indiscrezioni emerse durante le prove, iniziarono a manifestarsi riserve sulla validità dell'Opera; soprattutto venne rimarcata un'eccessiva influenza di compositori come gli austriaci Alban Berg, Ernst Křenek e il connazionale Sergej Prokof'ev. Strutturato in 3 atti e 10 scene, su libretto proprio, di Aleksandr Preis e di Evgenij Zamjatin, il lavoro fu presentato la sera del 18 gaennaio 1930 al T. Malij di Leningrado, dove gran parte della critica, non cogliendo il messaggio satirico e caricaturale, definì l'Opera “una granata scagliata da un anarchico” e Šostakovič “Un profeta del grottesco musicale”.

Per il musicista russo non fu certo facile vivere e lavorare sotto la costante minaccia del carcere o dell'esilio. Un fatto però lo confortava e spronava nell'attività di compositore: il pubblico era entusiasta della sua musica. Un' ulteriore conferma avvenne con il grande successo della Terza sinfonia in Mi bem. magg. op. 20, eseguita nella Sala della Filarmonica di Leningrado (21genn.1930). Sottotitolata “Il I°Maggio”, al pari della “Seconda”, essa mantiene una Struttura in un solo Movimento, che sfocia in un brano di patriottismo corale.

Nel turbinio politico che imperversò in Russia negli anni'30, Šostakovič ebbe la fortuna di vivere in una dimensione artistica tutto sommato al riparo da censure e critiche oltranziste. Le ragioni sono da ricercare in un cambiamento del gusto collettivo, più incline verso l'elemento satirico e al genere caricaturale, che conquistarono e fecero uscire Dmitij dalla tradizione accademica post-romantica, nella quale si era formato. Già nel 1927, il compositore russo si era cimentato nel filone modernista con l'arrangiamento del celebre Fox trot “No, no, Nanette!”, meglio conosciuto in Russia con il titolo “Thaiti-trot”. Pare che il dir. d'orch. Mal'ko lo sfidò a comporre l'intera partitura in un'ora e che Šostakovič gliela consegnò dopo soli quarantacinque minuti.

Gli elementi parodistici e grotteschi, propri della prima opera “Il Naso”, l'autore li fece ricorrere anche nei primi due balletti di questo periodo: Zolotoj vek (L'età dell'oro, 1930) e Bolt (Il Bullone, 1931). Entrambi questi lavori, tuttavia, per il loro modernismo, ebbero pochissime rappresentazioni e, alla fine, furono censurati dal TRAM, un apparato statale con intenti propagandistici, educativi ed etici. Capo di questo Direttivo era il regista Michail Vladimir Sokolovskij, per il quale, nel 1929, Dmitrij aveva scritto le musiche di scena de “Lo sparo”, pièce teatrale di Aleksandr Ilič Bezymenskij, e di “Terra dissodata”, su testi di A. Gor'benco e di Nikita L'vov, tratti da un Racconto di Sokolovskij.

Il 1932 fu un anno particolarmente denso di avvenimenti per Šostakovič. Nel mese di aprile venne eletto presidente della Sezione di Leningrado della Lega dei Compositori Sovietici e il mese seguente sposò la biologa Nina Vasil'evna Varzar, dalla quale avrà due figli: Galina (1936), e Maksim (1938), tutt'ora direttore d'orchestra.

Dal punto di vista musicale, in questo periodo, oltre ai 24 Preludi per pf op. 34 e il Concerto n.1 in do min. per pf., tr. e orch. d'archi, venne ultimato il secondo lavoro operistico Ledi Makbet Mcenskogo uijezda ( Lady Macbeth del distretto di Mtsenk), strutturato in 4 atti e 9 quadri su libretto proprio e di Prejs, desunto dal racconto omonimo di Nikolaij Lescov. Dedicata alla moglie, quest'opera debuttò in una “Premiere” sdoppiata: al T. Malij di Leningrado (22 gennaio1934) e al T. Nemitrovič-Dančenco di Mosca (24 genn.1934) ottenendo, in entrambe le occasioni, uno strepitoso successo di pubblico e di critica.

Anche all'estero “Lady Macbeth” riscosse ampi consensi, a Praga, a Copenaghen, negli Stati Uniti (Cleveland) e, soprattutto, a Londra, dove Šostakovič ricevette le congratulazioni di Benjamin Britten e di Arturo Toscanini. Nel 1936, Stalin, incuriosito da tanto clamore, volle assistere ad una rappresentazione al T. Bol'šoj di Mosca. Lasciò il palco dopo il Primo Atto. Come conseguenza, sulla “Pravda” apparve un articolo anonimo intitolato “Caos anziché musica” (28 genn.1936). L'Opera fu pertanto censurata in quanto “Inadatta al popolo sovietico”. La piena riabilitazione avvenne nel 1963 (Dieci anni dopo la morte del dittatore russo), con il nuovo titolo “Katerina Izmajlova”, già adottato nella “Premiere” di Mosca del 1934.

Tornando a quell'anno, il 1° dicembre venne assassinato Sergej Mironovič Kirov, il più importante esponente del Partito comunista sovietico dopo Stalin; a succederlo fu Andrej Ždanov che avviò una campagna ostile ad ogni manifestazione artistica.

Anche i lavori di Šostakovič vennero banditi dalle programmazioni di tutti i teatri russi; persino la musica sinfonica e cameristica, di per sè priva di Messaggi ideologici, venne stroncata da articoli e dibattiti, curati dal Presidente del Comitato per l'Arte David Zaslavskij, secondo le direttive imposte dal Regime. In un momento di totale sconforto, Dmitrij pensò al suicidio; paradossalmente fu Stalin che, in un incontro con il compositore, minimizzò l'azione denigratoria nei suoi confronti e gli consigliò di approfondire le conoscenze del Canto popolare russo.

In questa precaria situazione politica e culturale, Šostakovič completò la sua Quarta sinfonia in Do min. op.46, un'imponente Composizione di carattere mahleriano, pensata per la Filarmonica di Leningrado che avrebbe dovuto eseguirla in novembre, all'inizio della Stagione concertistica del 1936. Condizionato da un Regime avverso alla musica classica, soprattutto se di tendenza occidentale, Dmitrij decise di ritirare il lavoro, nonostante le prove d'orchestra fossero già quasi ultimate. Per le stesse ragioni anche composizioni di minor spessore artistico, come le musiche per il Brano teatrale “Salute Spagna” e le Quattro romanze su versi di Puskin, per circa un anno restarono sulla carta. Soltanto la musica per film parve essere tollerata dai Vertici del Partito, in quanto questo genere di intrattenimento serviva all'Esaltazione dell'Ideale patriottico. La produzione di Colonne sonore cinematografiche (ben 36), iniziata nel 1928-29 con le musiche per il film muto “La nuova Babilonia”, proseguì ininterrotta fino al 1971 e si concluse con il film “I messaggeri dell'eternità”.

Attraversato indenne il periodo più cruento delle "purghe staliniane" (1935-37), Šostakovič, tuttavia, vide “scomparire” amici e colleghi senza una benchè minima ragione. Tra i più cari vi furono il Regista Vsevolod Ėmil'evič Mejerchol'd; il Compositore Nikolaj Sergeevič Žiljaev e il Maresciallo Michail Nikolaevič Tuchačevskij. Questi efferati eventi provocarono nel compositore russo una mutazione della vena artistica. Impregnata di ironia e comicità, in tragica consapevolezza delle miserie umane, dove violenza e morte erano gli elementi dominanti.

Queste angosce emozionali, Šostakovič le riversò nella Quinta sinfonia in re min. op.47, presentata con il pungente sottotitolo “La risposta artistica ad una giusta critica”. A questo lavoro, l'autore lavorò tre mesi: da metà aprile al 18 luglio 1937, e il Terzo movim. fu realizzato addirittura in tre giorni. Eseguita nel mese di novembre a Leningrado sotto la direzione di Evgenij Aleksandrovič Mravinskij, questa sinfonia ottenne, fin da subito, un consenso generale e la partitura venne richiesta da illustri dir. d'orch. tra i quali Rudolf Barshai, Alexander Gauk, Otto Kemplerer ed Arturo Toscanini.

Tornato in auge e, tuttavia, comprensibilmente preoccupato che il Regime potesse avere reazioni negative nei suoi confronti, Šostakovič preferì lidi sicuri e dedicarsi alla musica per film, assai più gradita dalla propaganda stalinista. Nel 1938, dopo la nascita del figlio Maksim, Dmitrij si impegnò assiduamente in produzioni di colonne sonore. Sua fu quella per il film “Il ritorno di Maksim”, seconda parte della “Trilogia cinematografica di Maksim” diretta da Grigorij Michajlovič Kozincev.

Altre pellicole di questo periodo, che si avvalsero delle musiche di Šostakovič. furono: “I Giorni di Voločaevskij” (1936-37); “Il distretto di Viborg” (1938); “Gli amici” (ivi); “L'uomo con il fucile” (ivi); le 2 series di “Un grande cittadino” (1938-39). Nel 1938 il compositore russo si dedicò anche alla musica cameristica, iniziando, e portando a termine nell'arco di tre mesi, il Primo quartetto in Do magg. per archi (2 vl.; vla e vcl.), commissionato dal celebre “Quartetto Glazunov” che lo eseguì, in “Premiere”, a Leningrado (10 ott. 1938). Dopo la Prima esperienza compositiva di una “Suite” per Orch. jazz del 1934, nell'Autunno del 1938 Dmitrij consegnò al direttore d'Orch. Knušhevitskij la partitura della Seconda suite per orch. jazz che venne eseguita dall'Orchestra di Stato (Leningrado, 28 nov. 1938).

Da un'intervista rilasciata alla “Literaturnaja Gazeta”, la Critica apprese che Šostakovič stava scrivendo una Sinfonia in ricordo di Lenin. Secondo le intenzioni del compositore, il lavoro avrebbe dovuto essere un Monumento musicale dedicato al fondatore del Socialismo sovietico; quanto ai testi, avrebbero dovuto occuparsene i poeti Vladimir Majakovskij e Nicolaj Stalskij.

Non volendo censurare direttamente l'Opera, che avrebbe oscurato l'immagine di Stalin, i Vertici del Regime nominarono Šostakovič professore di Composizione al Conservatorio di Leningrado, con Incarichi supplementari (23 magg. 1939). Recepito il messaggio, Šostakovič interruppe il lavoro e buona parte della musica composta andò a confluire nella Sesta sinfonia in Si min. op. 54, tuttora considerata dalla critica una delle massime realizzazioni sinfoniche del Novecento.

All'inizio della Seconda Guerra Mondiale, Šostakovič, con la famiglia, si trovava a Komarovo, Centro turistico della Carelia Itsmo, situato sulle rive del Golfo di Finlandia.

I concitati avvicendamenti dei primi mesi di Guerra, le ostilità belliche tra Russia e Finlandia indussero il compositore a rientrare nella città natale e, per tre volte, chiese di arruolarsi nell'Armata Rossa. Esonerato per la cagionevole salute e la forte miopia, a partire dal 1941 fece parte del corpo antincendio di Leningrado, addetto alla tutela dell'edificio del Conservatorio.

Nell'estate di quell'anno, Šostakovič diede inizio alla sua “Settima sinfonia”, che volle chiamare “Leningrado”, in onore alla strenua resistenza che questa città stava opponendo all'assedio delle divisioni tedesche. Sotto il fuoco incessante delle artiglierie e dei bombardamenti, Dmitrij continuò a comporre, uno dopo l'altro, i 4 Movimenti di quest' opera che, date le circostanze, divenne agli occhi del mondo intero l'emblema musicale della Resistenza sovietica.

Ultimata a tempo di record il 27 dicembre 1941, la Settima sinfonia in do magg. op. 60 debuttò a Kujbyšev, dove era esule gran parte degli Esponenti della cultura russa (4 mar. 1942). Quindi venne eseguita a Leningrado e, in poco tempo, replicata in tutte le Regioni della Russia. All'estero la Partitura fu richiesta dai più illustri Direttori d'Orchestra: clamorosa la contesa tra Toscanini e Kussewitzky per la “Premiere” negli Stati Uniti. Alla fine ebbe la meglio il maestro italiano che, a capo dell'orchestra NBC, il 19 luglio1942 la presentò a New York.

Fu eseguita nei maggiori auditorium di tutto il mondo e anche le radiodiffusioni non furono da meno. Questo procurò al compositore una notorietà a livello internazionale, che ebbe notevoli risvolti politici.

Alla fine del 1942, infatti, personalità influenti del Governo americano incaricarono Arturo Toscanini di convincere l'amico Šostakovič a raggiungerlo negli “States”, in quanto, un suo soggiorno avrebbe sicuramente giovato allo sforzo comune tra USA e Russia contro il nazismo.

Benchè lusingato da tale proposta, Dmitrij preferì rimanere a scrivere musiche in Patria e devolvere i proventi delle esecuzioni a parenti ed amici bisognosi d'aiuto.

Nella primavera del 1943, Šostakovič si trasferì a Mosca e, su invito del direttore Vissarion Šebalin, accettò la Cattedra di composizione al Conservatorio di Stato. Il nuovo incarico, tuttavia, non impedì all'instancabile compositore di progettare un grande lavoro sinfonico-corale, sottoforma di Oratorio, che avrebbe voluto intitolare “Gli eroici difensori di Mosca”. Due mesi più tardi, recatosi a Ivanovo, (cittadina agreste a 300 km. da Mosca) per trascorrere l'estate, l'idea dell'Oratorio fu abbandonata.

In sua vece nacque l'Ottava sinfonia in Do min. op. 65. Strutturata in 5 movimenti e completata in meno di due mesi, questa composizione venne dedicata al dir. d'orch. russo E. A.Mravinskij, che la diresse il 4 novembre 1943 nella “Sala Grande” del Conservatorio di Mosca. Al debutto la critica giudicò l'opera carente di effetti trionfalistici auspicati dal Regime e i movimenti, troppo dilatati tanto da perdersi in una sterile prolissità. Di diverso avviso fu, invece, la critica internazionale, che accolse l'Ottava sinfonia con grande favore, soprattutto in America. Il 2 aprile 1944, il dir. d'orch. polacco Arthur Rodzinski la presentò a New York; tre settimane dopo, grazie a Serge Kussewitzky, debuttò a Boston e, per iniziativa di Carlos Chavez, il 26 aprile venne eseguita a Città del Messico.

Altri lavori cosiddetti “Bellici” furono l'Opera Igrok (I giocatori) tratta da una Pièce teatrale di Gogol', rimasta però incompiuta; la Seconda Sonata per pf. op. 61; la Marcia cerimoniale (della Milizia Sovietica) per ottoni op. 139; il Quintetto in Sol min. per Archi e pf. op.57; il Secondo Quartetto in La Magg. per Archi op. 68; 6 Romanze su versi di poeti inglesi e le musiche per i film “Zoja” e “Gente semplice”.

La fine del Conflitto venne salutata dal compositore russo con la sua Nona sinfonia op.70, scritta nella tonalità di Mi bem. Magg. e strutturata in 5 movimenti. La critica si aspettava dall'autore un lavoro di carattere trionfalistico, celebrativo della Vittoria finale. Lo stesso Šostakovič aveva da tempo annunciato il compimento di una grande, ottimistica Sinfonia con parti corali e cantanti solisti. Poi, forse conscio dell'immane catastrofe appena conclusa ed incapace di assecondare le aspettative del Regime, compose un'opera di breve durata (venticinque minuti), improntata nello spirito del divertimento, per non dire “buffo”, che lasciò sconcertati gran parte dei benpensanti, quando Mravinskij la presentò, sul "Podio" della Leningrad Orchestra, il 3 novembre 1945.

Contro ogni previsione, il lavoro non venne commissariato anche se, nell'immediato dopoguerra, la fulminea ascesa di Ždanov, il politico più autorevole in Unione Sovietica dopo Stalin, inferse un colpo mortale alla libertà artistica.

Nella seconda metà degli anni Quaranta, il clima culturale imposto dal partito doveva essere all'insegna della propaganda, tesa a sostenere il popolo nella ricostruzione post-bellica del Paese.

Le prime rappresaglie ideologiche avvennero in campo letterario, nel momento in cui il Comitato Centrale, su ordine di Ždanov, accusò lo scrittore satirico Michail Zoščenko e la poetessa Anna Andreevna Acmatova di “disgregazione ideologica” (Ago. 1946) per il solo fatto che i due, con le loro opere, avevano ottenuto una certa rinomanza nei Paesi del Capitalismo occidentale.

Un mese più tardi, analoghe accuse vennero mosse sul versante teatrale e cinematografico e, agli inizi del 1948, lo stesso clima persecutorio si abbattè in campo musicale, con la messa al bando dell'Opera “La grande amicizia” del compositore georgiano Vano Il'ič Muradeli, già decorato all'Ordine di Lenin e riconosciuto come “Artista del popolo”. Seguirono attacchi ad altri musicisti noti all'estero, come Nikolaj Jakovlevič Mjaskovskij, Vissarion Jakovlevič Šebalin, Sergej Sergeevič Prokof'ev, Aram Il'ič Chačaturjan, e questo provocò un notevole raffreddamento dei rapporti tra la cultura musicale sovietica e quella occidentale. Per quanto riguardò Šostakovič, la situazione fu assai diversa, soprattutto agli inizi di questa campagna repressiva. Nel 1947, temendo di subire gli effetti della tormentata mobilitazione ideologica in atto, egli compose la Cantata Poema della Madrepatria op. 74, infarcita di cori e vecchi canti rivoluzionari sostenuti da imponenti sezioni orchestrali e l'Ouverture festiva op. 96, scritta per il trentennale della Rivoluzione d'Ottobre.

Nonostante entrambi i lavori fossero scritti assecondando le imposizioni del Regime, le rispettive esecuzioni non furono mai prese in considerazione, se non dopo la morte di Stalin: la Prima avvenne nel 1956 e la Seconda nel 1954. Pur tuttavia, il Partito, dimostrò al compositore russo tangibili riconoscimenti con il rinnovo della Cattedra di Composizione al Conservatorio di Leningrado e con la nomina a presidente della Lega dei Compositori cittadina. Nel mese di maggio, in qualità di deputato delle Repubbliche Sovietiche, Šostakovič venne inviato a Praga dove venne eseguita con grande successo l'Ottava Sinfonia, in occasione del “Congresso Internazionale dei compositori, critici e musicologi”.

Tornato in patria, nell'estate di quell'anno, Dmitrij si recò nella sua residenza estiva di Komarovo, dove diede inizio del Primo Concerto per vl. in la min. che, completato nel 1948, volle dedicare all'amico e grande virtuoso David Ojstrakh. Tuttavia, dedicare opere a musicisti non graditi al regime, poteva costare molto caro anche ad un compositore deputato. Nel successivo Plenum, svolto dalla Lega dei Compositori (Mosca, Autunno 1948) il Segretario generale in carica Tichon Chrennikov attaccò aspramente le ultime tre sinfonie e, soprattutto, l'Opera “Lady Macbeth”, ritenuta intrisa di formalismo e “troppo libera di pensiero”. Le veementi critiche mosse da Chrennikov non si limitarono alla sola arte musicale russa, ma pretesero di condannare anche la produzione dei massimi esponenti del Novecento musicale europeo ed americano. Di eccessiva modernità vennero giudicati senza appello Debussy, Stravinskij, Schoenberg e la sua cerchia viennese, Varèse, Milhaud, Orff, Honegger, Hindemith, Britten, Messiaen ed altri ancora.

Le reazioni del mondo occidentale non si fecero attendere, ma non sempre si mossero in antitesi con le censure dei funzionari del Partito sovietico. In Italia, soprattutto, nei tardi anni Quaranta si assistette a vivacissime polemiche tra i sostenitori ed oppositori del modernismo musicale: memorabile fu la disputa fra lo storico Massimo Mila, a quei tempi critico del quotidiano “ L'Unità”, e il leader storico del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti. Quest'ultimo, attraverso il mensile “Rinascita”, attaccò con veemenza la “Sinfonia di Leningrado” di Šostakovič, definendola un “monumento alla disonestà intellettuale”, provocando le reazioni di Mila che, in quell'occasione ribattè:[....] “non posso prendere in considerazione la leggerezza di chi, senza aver mai dedicato una particolare riflessione agli specifici problemi musicali, contorce le labbra quando, per caso, la radio gli porta un frammento di una sinfonia di Šostakovič ”.

Per una sorta di paradosso, gli stessi funzionari del Partito, strenui oppositori del modernismo, nominarono Šostakovič ambasciatore e capo di una delegazione di artisti alla Conferenza internazionale di pace, svoltasi nel nov. del 1949 a New York. Per l'occasione vennero eseguite musiche del compositore russo che, però, suscitarono notevoli dissensi, a causa del precario clima politico, instauratosi tra questi due grandi Paesi.

Rientrato in patria, Dmitrij tornò ad occuparsi di colonne sonore, composizioni corali con orchestra e musica cameristica. Tra il 1949 e il 1951 oltre due Quartetti per archi (quarto e quinto) furono scritte le partiture per i film “La caduta di Berlino”,“Beliskij” e “L'indimenicabile anno 1919”, alle quali fece seguito la Suite op. 75 a, tratta dalle musiche per il film “La giovane guardia”. Sempre in questo periodo, sul versante orchestrale e corale, vennero alla luce l'oratorio in 7 parti Pesnh o lesakh (Il canto della foresta) op. 81 e la cantata Nad rodinoï nasheï solnze sïaijet (Il sole splende sulla nostra madrepatria) op.90, entrambi i lavori su testi dell'amico poeta Yevgeniy Aronovich Dol'matovskij.

L'azione censoria, costantemente vigile in ogni ambito della produzione artistica, indusse alla prudenza e a non esporsi con lavori di contenuto ideologico che potessero, in qualche modo, porli in cattiva luce agli occhi del regime. Probabilmente questa fu la ragione, per la quale, nel 1951, la quasi totalità della produzione di Šostakovič venne dedicata al pianoforte. Nella primavera furono ultimati ed eseguiti i 24 Preludi per pf. op. 34 (Sede dell'Unione dei Compositori di Mosca, 31 mar. e 5 apr.), quindi, tra il 23 e il 28 dicembre, nell'auditorium della Filarmonica di Leningrado, avvenne la prima assoluta dei 24 Preludi e Fughe per pf. op. 87.

La morte di Joseph Stalin, avvenuta il 5 marzo 1953, fu l'avvenimento determinante per un ritorno del compositore russo alle forme sinfoniche. Infervorato dalla speranza che le cose sarebbero potute cambiare e la repressione contro i valori ideologici espressi attraverso la musica e l'arte in generale si sarebbe quantomeno affievolita, Šostakovič, durante l'estate a Komarovo, lavorò alacremente alla stesura della sua Decima sinfonia in mi min. op. 93, un monumento eretto al proprio genio sinfonico. Terminata alla fine di ottobre, la “prima” ebbe luogo il 17 dic. 1953 nella Sala della Filarmonica di Leningrado, sotto la direzione di Mravinskij. Accanto al grande successo di pubblico, non mancarono, tuttavia, i dissensi da parte di alcuni membri della Lega dei Compositori, ancora scettici sulle profonde trasformazioni artistiche e del gusto collettivo in Unione Sovietica.

Già nella Primavera del 1954, gli strepitosi successi che questo lavoro sinfonico stava riportando all'estero, sotto la direzione delle “bacchette” più prestigiose del mondo, indusse l'apparato delle “Leghe dei Compositori Russi” ad ammettere l'eccessivo rigore, con il quale, fino ad allora, veniva giudicato il lavoro di un compositore contemporaneo. Significativa l'affermazione di Šostakovič apparsa sul n. 1 della rivista specializzata “Sovetskaja Muzyka”: […] Ritengo che l'Unione non debba mettere in guardia i compositori dal ricercare le novità e dal seguire in modo indipendente le strade inesplorate dell'arte. Noi non dobbiamo temere la coraggiosa originalità creativa, ma piuttosto la superficialità, il grigiore e lo stereotipo” (12 mar.1954).

Riconosciuti i suoi meriti artistici, a Šostakovič venne attribuito il titolo di “Artista del popolo” (apr. 1954) e questo gli permise di acquisire una graduale indipendenza che si manifesterà pienamente solo verso la metà degli anni Sessanta. Sul piano produttivo, tra il 1954 e il 1956, si assistette ad un sensibile calo, per via di due gravi lutti. Prima la morte della moglie Nina Vasil'evna Vasar, deceduta in una clinica di Yerevan (capitale dell' Armenia) a causa di un cancro fulminante (4 dic. 1953), poi quella della madre Sof'ia Vasil'evna Kokoulina (Leningrado, 12 sett. 1955) che, essendo vedova dal 1922, aveva seguito la carriera del figlio con scrupolosa dedizione.

Di questa dolorosa situazione approfittò immediatamente quella parte di critica tradizionalista, la quale, sui pochi lavori composti in quel periodo, reagì con un provocatorio silenzio. Ciò avvenne per l'esecuzione pianistica del Ciclo Dalla poesia popolare ebraica che Šostakovič eseguì il 15 gennaio 1955 a Leningrado e la stessa tattica oscurantista fu applicata alla riduzione pianistica a quattro mani dell'opera “Lady Macbeth”, il 19 marzo al T. Malyj di Mosca.

Incurante di quanto accadeva a suo discapito, Dmitrij continuò a proporre musica inedita, scritta in anni passati, o poco eseguita e, quindi, dai più dimenticata. Emblematici in questo senso furono la già citata “Ouverture festiva op. 96” (del 1947, ma eseguita il 6 nov.1954), il cui tema sarà adottato come musica ufficiale delle olimpiadi estive del 1980, e il “Primo concerto per vl.” composto nel 1948 ed eseguito, nella più totale indifferenza di critica, nel 1955 dall'amico David Ojstrackh. Le uniche produzioni di questo periodo furono le colonne sonore per i film “Il Tafano” (1955) e “Il primo scaglione” (1956), dalle quali furono ricavate le rispettive Suites per orch. op. 97a e 99a.

Una ventata di ripresa artistica avvenne nel 1956 per alcune circostanze positive. Grazie all'interessamento di Nikita Sergeevic Chruščёv, subentrato a Stalin, Šostakovič, già nominato corrispondente dell'Accademia delle Arti della Repubblica Democratica Tedesca, ricevette la decorazione all'Ordine di Lenin. Nell'estate di quell'anno, il secondo matrimonio con Margarita Andreevna Kainova fece da corona ad altri importanti riconoscimenti, come la nomina a membro onorario dell'Accademia romana di Santa Cecilia e quella di segretario generale delle Leghe dei Compositori Sovietici, carica che manterrà fino al 1968. In occasione del 50° compleanno, inoltre, vennero organizzate rassegne musicali in tutta l'Unione Sovietica, soprattutto nella sua Leningrado, a dimostrazione della stima che il popolo russo aveva per questo maestro.

Dopo il fortunato debutto del Quartetto per archi n.6 in sol magg. op. 101, (Leningrado, Glinka Sal 7 ott. 1956), Šostakovič si accinse alla composizione dell' Undicesima sinfonia in sol min. op.103. Nelle intenzioni dell'autore, questo monumentale lavoro di carattere patriottico-celebrativo, scritto nel 1957, 40° anniversario della Rivoluzione russa, voleva commemorare la sanguinosa repressione dell'esercito zarista contro le centinaia di lavoratori, avvenuta nel 1905 davanti al Palazzo d'Inverno di Leningrado. A tale scopo, l'intera sinfonia, intessuta di canti popolari, è composta da 4 quadri: nei primi due vengono evocati i fatti storici, mentre i secondi rappresentano una Commemorazione funebre (Memoria Eterna) e una sollecitazione rivoluzionaria (Allarme). La “prima” assoluta ebbe luogo con grande successo nella Sala Bolsc'oj del Conservatorio Čajkovskij di Mosca il 30 ott. 1957.

In un clima politico sempre più disteso, nel Maggio 1958 Dmitrij venne completamente riabilitato dall'accusa di “formalismo decadente” e, con lui, il Comitato centrale del Partito Comusista Sovietico assolse anche Serghej Prokof'ev, Nikolaj Jakovlevich Myaskovskij e Vissarion Jakovlevich Sebalin. I riconoscimenti dall'estero non si fecero attendere. In questo periodo le Accademie delle Arti e delle Lettere di Francia e Inghilterra nominarono Šostakovič, rispettivamente, Cavaliere e Membro Onorario. Ad esse si affiancarono l'Università di Oxford, che gli conferì l'Alto Dottorato in Musica, il Governo finlandese con il Premio "Jan Sibelius", ed infine, dal proprio Paese, ottenne la carica di Presidente Onorario della Società degli Interscambi culturali tra U.R.S.S. e Austria. Purtroppo in quell'anno comparvero anche le prime avvisaglie di una paralisi, che lo invaliderà per il resto della vita. Impossibilitato a continuare come autore. Il 10 maggio di quell' anno avvenne un'altra importante “Premiere”: quella del Secondo Concerto  l'attività pianistica a causa dell'immobilità della mano destra, Šostakovič si dedicò alla composizione con ancora più fervore, spaziando in diversi generi musicali. Al Teatro dedicò la partitura e il libretto della Commedia in un prologo di 3 Atti e 5 Scene Cjerjomushki, Moskva (Mosca, quartiere Ceriomuski) op. 105, il cui debutto avvenne al T. Stanislavskij-Nemirovich-Dancjenko della Capitale il 24 genn. 1959.

Un nostalgico ritorno alla musica strumentale fu dimostrato quattro mesi più tardi con il celeberrimo Primo concerto in Mi bem. Magg. per vcl op. 107, che il compositore volle dedicare a Mstislav Rostropovič, allora poco più di trentenne, ma già un virtuoso di caratura internazionale, degno erede nel violoncellismo del grande Pablo Casals.

Altri pregevoli lavori di questo periodo furono il Quartetto per archi n.7 in Fa diesis min. op. 108 e il n. 8 in Do min. op. 110, eseguiti rispettivamente nella Sala piccola del Cons. Čajkovskij di Mosca (17 Sett. 1960), e nella Glinka Sal di Leningrado (2 ott. 1960). Dopo aver divorziato dalla seconda moglie Margarita, nel 1960 Šostakovič entrò nel Partito Comunista, quasi volesse difendersi dalle infinite polemiche suscitate dalle rappresentazioni, in Occidente, della “Lady Macbeth”, opera che divise pubblico e critica per i suoi contenuti immorali, ritenuti, da molti, esplicite allusioni al Sistema politico sovietico. In realtà, il maestro dimostrò la fiducia nel processo di destalinizzazione messo in atto da Chruščёv, con la realizzazione della Dodicesima sinfonia in Re min. op. 112., recante il sottotitolo “Anno 1917”. Questa composizione, parimenti all' “Undicesima”, è di carattere patriottico-celebrativo e benchè l'autore l'avesse dedicata a Lenin, padre della rivoluzione bolscevica, rappresenta il suo peggiore risultato in forma sinfonica. La prima esecuzione avvenne nella Sala Bolsch'oi del Cons. Čajkovskij di Mosca, in occasione del XX Congresso del Partito Comunista Sovietico, ed ottenne uno scontato grande successo (15 ott. 1961). In Occidente, invece, il lavoro fu accusato di inconsistente valore artistico da parte di una critica, che si lasciò anche influenzare dal clima di Guerra" fredda" instauratosi tra i due Blocchi internazionali Est-Ovest.

Ben diversa fu l'accoglienza riservata alla “Quarta sinfonia”, che il compositore aveva scritto nel 1943, e ritirata a prove già in atto. La “prima” assoluta ebbe luogo a Mosca (Sala Bolsch'oj, 30 dicembre 1961) dove, condotta da Kirill Petrovič Kondrašin, ottenne un enorme successo di pubblico a cui, successivamente, si unì anche la critica internazionale, che non esitò a definirla uno dei più grandi capolavori sinfonici del Novecento.

Da questo momento in poi, Šostakovič acquisì un prestigio e un'autonomia artistica raramente concessa, fino ad allora, in Unione Sovietica. Già eletto deputato nel Soviet Supremo, (18 mar. 1961), quando presentò la Tredicesima sinfonia in si bem. min.”Babi Jar” op. 113, ci fu un tentativo di opposizione da parte della Lega dei Compositori, ma nessuno osò contrastare lo svolgimento della partitura. Questo lavoro (per v. basso, coro di Bassi e orch.), su Testi del poeta Evgenij Evtušenko, fu concepito come una parentesi di profondo raccoglimento attorno al terribile spettro dell'antisemitismo. Il Primo Movimento, evocante Babij Jar: un Burrone nei pressi di Kiev (Ucraina), dove le SS naziste massacrarono trentaquattromila ebrei, volle essere anche il punto di partenza per tentare di far emergere i lati più oscuri del Regime staliniano.

Grazie anche alla magistrale direzione di Kirill Kondrasin, il debutto fu un clamoroso successo, e ai due autori (di testo e musica), vennero riservate interminabili ovazioni (Mosca, Sala Bolsch'oi, 18 dic.1962).

La Frangia della politica conservatrice, tuttavia, non vide di buon occhio l'aver toccato temi scottanti che riguardavano l'Antisemitismo, la persecuzione della satira, la lotta per libertà d'espressione e l'emancipazione femminile. Per queste ed altre denunce, la stampa cercò di far passare sotto silenzio l'avvenimento e, per alcuni anni, la “Tredicesima” venne bandita dalle programmazioni sinfoniche non solo dell'Unione Sovietica, ma anche dei Paesi aderenti al “Patto di Varsavia”; solo negli anni Settanta questo lavoro sinfonico-corale riapparve, ma con diverse parti del testo modificate.

Nel tentativo di creare un clima di distensione tra il compositore e il potere, il Ministero della Cultura concesse il "nulla osta" ad una nuova rappresentazione della “Lady Macbeth”, a condizione che venissero effettuati alcuni “aggiustamenti” nelle parti più scabrose dell'opera. Šostakovič accettò di buon grado, ma decise di cambiare il titolo in Katerina Izmajlova. Presentata nella nuova versione, il lavoro conobbe un grandissimo successo fin dal suo debutto avvenuto l'8 gennaio1963 al T. Stanislavskij-Nemirovich-Dancjenko di Mosca.

Mentre fervevano i preparativi per la "messa in scena" della “Katerina Izmajlova”, nel 1962 il cinquantaseienne maestro conobbe l'Editrice Irina Antonovna Supinkskaja che sposò nel novembre di quell'anno e, nonostante lei fosse trent'anni anni più giovane, fu un matrimonio felice. Oltre a rivelarsi, fin dall'inizio, una preziosa collaboratrice (sua la gran parte delle revisioni testuali della “Lady Macbeth”), Irina si dimostrò una moglie devota e una donna morigerata, che assistette con amore il proprio compagno, soprattutto negli ultimi anni di vita, tormentati dalla malattia.

Il 1963, fu un anno in cui Dmitrij ridusse notevolmente l'attività compositiva, limitandosi al rifacimento di opere precedenti, come avvenne per la Colonna sonora del film “Cjerjomushki”, tratta dalle musiche dell'Operetta “Cjerjomushki, Moskva” del 1958. Altri adattamenti di quel periodo furono la Trascrizione per orch. dei “Canti e Danze della Morte” di Modest Musorgskij (ded. al Soprano Galina Višnevkaja, nov. 1962), e il “Concerto per Vcl. in La min. op. 129 ” di Robert Schumann (ded. a Mstislav Rostropovič , ott. 1963).

A partire dal 1964, la vena creativa del maestro si risvegliò con una predilezione per il genere cameristico. Dopo aver composto la colonna sonora per il film “Amleto”, diretto dal regista ucraino Grigorj Mikhajlovich Kozinciev (apr. 1964), Šostakovič si dedicò alla produzione quartettistica con inaspettato fervore. Tra maggio e giugno, le partiture dei Quartetti per archi n. 9 e 10 erano terminate; le “Premieres” ebbero luogo nella “Sala piccola” del Cons. Čajkovskij di Mosca (20 nov.1964).

Malgrado i problemi di salute continuassero ad angustiarlo, Dmitrij, su invito dell'amico poeta e romanziere Evgenij Aleksandrovič Evtušenko, compose la Cantata per v. baritono, coro misto e orch. L'esecuzione di Stephan Razin op. 119, evocante le gesta dell'eroe martire cosacco seicentesco, condottiero della rivoluzione contro l'Alta aristocrazia boiarda. Dati i principi ispiratori di Uguaglianza e Libertà, il lavoro (anche definito Poema sinfonico), non piacque al Regime, che impose sostanziali censure ai contenuti del testo (I esecuz. Aula Bol'šoj, Cons. di Mosca 28 dic. 1964). 

Un tentativo direttoriale avvenne nell'estate del 1964 durante il Festival di Gor'kij, già Nižnij Novgorod,  Capoluogo del distretto del Volga. Qui, diresse il proprio Concerto n. 1 in Mi bem. per vcl. e l'Ouverture festiva di Johannes Brahms con un lusinghiero successo, ma un ulteriore peggioramento delle condizioni fisiche gli impedirono di continuare in questa attività.

L'anno successivo, la produzione del maestro russo si diradò notevolmente. Le sole musiche furono per il film “Un anno è come una vita”, diretto da Georg Romal, e le 5 Romanze op. 21, su testi ricavati dalla rivista satirica Krokodil', alla quale avevano collaborato personaggi di grande spessore, tra cui il poeta letterato e pittore georgiano Vladimir Majakovskij.

Nella tante il doloroso momento, Šostakovič pensò di comporre una sinfonia sostanzialmente autobiografica, utilizzando testi di Garçia Lorca, di Guillaume Apollinaire, di Wilhelm Küchelbecke e di Rainer Maria Rilke. Il lavoro si articola in 11 canti per due voci soliste (soprano e basso), accompagnati da un'orch. d'archi, vibr., celesta e percuss. varie. Dedicata al compositore inglese Benjamin Britten, la ”Quattordicesima” venne eseguita in “premiere” il 29 settembre 1969 alla Sala Glinka di Leningrado, dove riscontrò grandi consensi di critica e pubblico.

Primavera del 1966, nonostante fosse colpito da un infarto coronarico e fosse immobilizzato per la rottura di una gamba, dal letto di un ospedale in Crimea, Šostakovič compose il Secondo concerto per vcle orch. in sol magg. op.26, che Rostropovič, al quale il lavoro era dedicato, eseguì in "Premiere" alla Sala Grande del Cons. di Mosca (25 sett. 1966). Lo stesso anno Dmitrij scrisse anche l'Undicesimo Quartetto in Fa min. ded. alla memoria dell'amico Vasilij Petrovič Širinskij, ed iniziò un ciclo di canti per v. soprano, pf., vl., e vcl., su testi del grande poeta russo Aleksandr Aleksandrovič Blok (1880-1921).

L'anno successivo fu la volta del Secondo Concerto per vl. e orchin Do diesis min. op.129, ded. a David Ojstrakh, che lo eseguì il 26 sett. 1966 in occasione del 60° compleanno dell'autore.

Altri lavori di quel periodo furono le musiche per il film “Sof'ja Perovskaja”, diretto da Lev Arnshtam, pseud. del regista ucraino Leo Oskarovich Arnshtam; il Preludio funebre-trionfale op. 130., in memoria dei caduti nella battaglia di Stalingrado e il poema sinf. Ottobre op. 131 per il 50° anniv. della Rivoluzione (I esec. 16 nov. 1967).

Attanagliato dalla completa paralisi del braccio destro, il maestro cadde in uno stato di prostrazione, alleviato unicamente dalle amorevoli cure della moglie Irina e da una fede incrollabile nella propria missione artistica. Nel 1968, una cauta esplorazione alla Tecnica dodecafonica avvenne durante la stesura del Dodicesimo Quartetto in re bem. magg. op. 133 e, sempre per l'amico Ojstrakh, compose la Sonata per violino e pf. op. 54, che fu eseguita il 3 magg.1969. A queste due ultime composizioni seguì la Quattordicesima Sinfonia in sol magg. op. 135, scritta in un momento di grande sconforto, dovuto alla morte della sorella maggiore Marija.

Nonostante il successo ottenuto, nel 1970 l'aggravarsi delle condizioni fisiche costrinse Šostakovič ad un forzato ricovero che, tuttavia, non limitò l'attività compositiva. Come già era successo in passato, il letto di un ospedale diventò luogo di lavoro, in cui il maestro portò a termine Lealtà, un ciclo di 8 Ballate per Coro virile su testi di Evgenij Dol'matovskij. Nel mese di Agosto venne alla luce il Tredicesimo Quartetto op. 138, al quale fecero seguito le musiche per il film “Re Lear” e la Marcia della Milizia Sovietica op. 139.

L'anno successivo, nonostante il progressivo peggioramento dello stato di salute, che lo portò ad un secondo infarto, Dmitrij iniziò la stesura della Sinfonia n. 15, lavoro che, per la critica, è sempre stato un vero enigma per le motivazioni che spinsero il maestro ad inserire esplicite allusioni al “Gugliemo Tell” di Rossini, al “Tannäuser” di Wagner e a motivi di opere proprie, scritte in passato. Decisamente sotto tono rispetto alle precedenti, la “Quindicesima” in La magg. op. 148 fu giudicata una composizione poco coerente, una serie di frammentate riflessioni sulla musica del proprio passato e su quelle di altri compositori.

Un leggero, ma progressivo, miglioramento mise in condizione il maestro di compiere alcuni viaggi fuori dai confini sovietici. Dopo un breve soggiorno a Parigi, Dmitrij e la moglie Irina si imbarcarono a Le Havre per gli Stati Uniti, dove visitarono le maggiori città della Costa atlantica e Chicago, presenziando a Serate musicali date in loro onore.

Tornato in Patria, nella primavera del 1973, la paralisi tornò ad acuirsi agli Arti superiori e, dopo opportune visite, gli venne diagnosticato un carcinoma al polmone sinistro, che, tuttavia, non arrestò la frenetica attività compositiva del maestro. In agosto le musiche per il ciclo di 6 Poesie della scrittrice russa Marina Ivanovna Cvetaeva erano completate. Ad esse seguì il Quindicesimo Quartetto in Mi bem. min., scritto durante un ennesimo ricovero in ospedale e ded. alla memoria dell'amico, appena scomparso, Sergej Petrovič Širinskij, violoncellista dello storico “Quartetto Beethoven” di Leningrado.

Particolarmente affascinato dalla genialità di Michelangelo Buonarroti, nel 1974 Šostakovič scrisse una Suite sui versi poetici del grande scultore aretino. Quindi, dal Romanzo “ I Demoni” di Fëdor M. Dostoevskij, musicò le Quattro poesie del Capitano Lebjadkin op. 146.

Nel novembre dello stesso anno, dopo una censura di quarant'anni, il Regime accordò il “Nulla osta” alla messa in scena de “Il Naso”, e la stessa cosa farà per “Katerina Izmajlova”, rappresentata nel mese successivo.

Agli inizi del 1975, dopo essersi dedicato ad alcune trascrizioni per orchestra, il maestro fu costretto ad un ulteriore ricovero ospedaliero. Nel luglio portò a compimento la Sonata per viola e pf. op. 147, il cui Adagio (III mov.) è ded. alla memoria di L.van Beethoven.

Il 9 agosto 1975 segna la fine di una vita perseguitata dalle malattie e dalle vicissitudini politiche della sua amata Russia. Nel tardo pomeriggio di quel giorno, Šostakovič muore all'ospedale del quartiere moscovita Kuntsevo, a causa di un infarto.

Le Esequie, degne di un Capo di Stato, si svolsero il giorno 14, e la Salma fu sepolta nel Cimitero di Novodevičij (delle Nuove Vergini), il più importante di Mosca, un Monastero del XVI secolo, trasformato in luogo di sepoltura nel 1898 dalla Nobiltà russa.

Figura paradigmatica del sinfonismo novecentesco, Dmitrij Šostakovič non sacrificò l'originalità dei suoi connotati artistici sull'Altare del Realismo socialista, anche se di quest'ultimo il maestro si alimentò fin dai tempi della Rivoluzione di Ottobre. Il punto di rottura ideologico avvenne nel 1936 a causa dell'improvvisa ed inattesa azione denigratoria dell'Opera “Lady Macbeth del Distretto di Mzensk”, considerata, in un articolo sulla “Pravda”, “Caos anziché musica”, nonostante il lavoro avesse riscosso, da più di un anno, clamorosi successi in Patria e all'Estero.

Formatosi culturalmente in un periodo di grandi cambiamenti sociali e politici, all'espatrio Šostakovič preferì subire le umilianti censure alle proprie espressioni artistiche, sistematicamente passate al vaglio dal regime, soprattutto dopo l'ascesa di Wladimir Ždanov a plenipotenziario, arbitro della linea culturale nel periodo staliniano.

Dal punto di vista strettamente musicale, fin dalle prime realizzazioni Šostakovič, già in possesso di una notevole maturità compositiva, si affidò ad un utilizzo spregiudicato della dissonanza e ad un inedito ed eccentrico dinamismo ritmico, finalizzato al raggiungimento di ogni possibilità espressiva. Anche se i primi Lavori lasciano trasparire inevitabili ascendenze (Rimskij-Korsakov, Stravinskij, Prokof'ev, Mahler e perfino Čajkovskij), è da considerarsi assolutamente originale il predominante carattere dissacratorio della musica šostakoviciana, la quale, a secondo dei casi e delle circostanze politiche, assunse tratti ironici, sarcastici, grotteschi o liricamente ambigui.

Alla luce di questi aspetti fisionomici connaturati alla personalità artistica del maestro, non è difficile ammettere che, come compositore, Šostakovič fu "figlio del Teatro", un teatro ricco di parodie e deformazioni caricaturali, incessantemente sostenute da strutture ritmiche-melodiche aspre ed incalzanti, già sperimentate nei balletti della prima stagione creativa (L'Età dell'oro, 1930; Il Bullone, 1931).

Dotato di un carattere alquanto fragile e mutevole, per più di trent'anni l'ossessione di essere perseguitato dal regime costituì per il maestro la chiave del proprio eclettismo, manifestatosi nell'ambito delle esigenze imposte dall'ideologia sovietica. Pur non amando il cinema (stando alle dichiarazioni rilasciate al biografo Solomon Volkov), Šostakovič intuì che la Musica per film, tanto cara al partito, poteva costituire un salvacondotto per la realizzazione di forme a lui più congeniali, quali furono le 15 sinfonie e le composizioni per orchestra in genere. Questa naturale predisposizione, piuttosto insolita per un compositore del Novecento, deriva da un profondo impegno nel cercare una via intermedia tra il Conservatorismo e la Rivoluzione, prima Atonale quindi Dodecafonica: un lungo e arduo percorso intrapreso dal maestro, dopo aver esplorato i linguaggi delle Avanguardie europee (soprattutto di Hindemith, Berg, Schoenberg e Stravinskij), idiomi che sviluppò nella produzione pianistica e cameristica.

Un tema ricorrente nella produzione musicale di Šostakovič è quello della morte: un elemento ciclico che emerge nell'ultimo periodo compositivo, un'”Idée fixe”, ispirata a fatti reali (l'Eccidio a BabyYar, l'Assedio di Leningrado) o attinta dalla sfera personale, influenzata dalle letture di Guillaume Apollinaire, Rainer Maria Rilke, Federico Garcia Lorca, Evgenij A. Evtušenko e di Wilhelm Küchelbeker.

La produzione Šostakoviciana è molto vasta e le opere più significative sono già state menzionate. Ramificata in ogni versante musicale, in essa appaiono anche alcune orchestrazioni di opere di altri compositori, quali il “Boris Godunov”, “La Khovanščina” e “Canti e danze della morte” di Modest Musorskij; 2 cori di Alekksandr Davidenko; “Pastorale e Capriccio” di Domenico Scarlatti; il “Concerto per vcl. in La min op.129” di Robert Schumann ed, infine, “Tahiti Trot” di Vincent Millie Youmans.