Compositore, Organista e Didatta.
Grande ed ammirato esecutore, Franck ricevette un'educazione musicale improntata sulle forme organistiche del Periodo Classico. Più tardi, anche quando si occupò del genere vocale - sia sacro che profano -, questo maestro si mantenne coerente alla strada già intrapresa in ambito strumentale.
(César-Auguste-Jean-Guillaume-Hubert)
Compositore ed organista belga naturalizzato francese, César Franck nacque a Liegi il 10 dic. 1822.
Primogenito di Nicolas-Joseph, un professionista finanziario, e di Marie-Catherine Barbe Frings, figlia di commercianti di stoffe ad Aquisgrana, César, all'età di nove anni, intraprese gli Studi musicali insieme al fratello Jean Hubert al Conservatorio di Liegi, con la speranza paterna di farli diventare dei provetti pianisti. Dopo tre anni di severi studi sotto la guida di J. Daussoigne (un nipote di Méhul), César Franck vinse il Primo premio indetto per pianoforte, e l'ambizioso genitore, senza attendere oltre, organizzò una serie di Concerti che condussero il giovane promettente pianista ad Aquisgrana, Lovanio, Malines e Bruxelles, città nelle quali si fece apprezzare per le impeccabili esecuzioni della sua prima Opera, le “Variations brillantes sur l'Air du Pré aux clercs” (1834). L'anno dopo César si trasferì a Parigi con la famiglia; qui frequentò le lezioni di pianoforte di Pierre-Joseph Zimmermann e quelle di contrappunto e fuga tenute dal grande teorico-didatta Antonín Reicha. Morto quest'ultimo (magg.1836), Franck proseguì gli studi con Ambroise-Simon Leborne, portando a compimento parecchia musica strumentale, tra cui 2 Concerti, 1 Fantasia (entrambi per pf.) e 1 Sinfonia. Nel frattempo, papà Nicolas riuscì ad ottenere la cittadinanza francese, condizione sociale che permise a César di iscriversi ufficialmente al Conservatorio di Parigi.
In questa città, il giovane musicista conseguì due importanti obiettivi: si aggiudicò il “Gran prix d'honneur” pianistico (1838) e vinse un primo premio di contrappunto e fuga (1840), riconoscimenti che attirarono l'attenzione di François Benoist. Quest'ultimo, eccelso organista ed insigne cattedratico al Conservatoire National de Musique di Parigi, intravide subito le enormi potenzialità che il ragazzo avrebbe potuto sviluppare sulle tastiere dell'organo, ragion per cui lo ammise ai Corsi della sua prestigiosa Scuola.
Nel 1842, dopo essersi messo in luce come “Virtuoso” in alcuni Concerti allestiti nella Capitale francese, César intraprese, su consiglio paterno, una serie di Concerti in Belgio, a Liegi, e in Germania, ad Aquisgrana, ove conobbe Franz Liszt. Tre mesi dopo, al suo rientro a Parigi, il ventenne concertista si dedicò all'insegnamento in alcuni Collegi privati gestiti dalle suore agostiniane dell'Assunta e presso i Gesuiti a Autueil. Nel medesimo tempo portò al completamento i 3 Trios concertants, per pianoforte, violino e violoncello, iniziati nel 1839, che Frank volle dedicare al Re del Belgio, non prima, tuttavia, di aver chiesto un parere all'amico Liszt, il quale, dopo aver ascoltato il Finale del Terzo trio, lo giudicò troppo esteso e consigliò al giovane musicista di svilupparlo ulteriormente al fine di ricavarne un'altra composizione: il Quatrième Trio concertant. Insignito con una medaglia d'oro per tali opere, Franck proseguì nell'attività creativa con grande vigore, un impegno che diede i suoi frutti con la presentazione, ad un pubblico privato, delle sue prime opere virtuosistiche Le Fantasie su Gulistan, il Duo su “God save the King”, per pf. a quattro mani, e la Ballata op. 9 (1844).
Nel 1845, anno più prolifico che mai, César tenne un concerto a Orléans (insieme al fratello Jean Hubert, anch'esso validissimo pianista), che risulterà il primo di una lunga "Serie" (cinque all'anno), protrattasi fino al 1864, grazie all'interessamento del padre che, nel frattempo, era diventato impresario dei figli.
Sempre su suggerimento del perseverante genitore, Franck affrontò, sul versante sacro, l'arduo fardello della Musica oratoriale, con la realizzazione di Ruth (1845), Egloga biblica, musicata per Soli, Coro e Orchestra, con il proponimento di riuscire ad emergere dal Panorama musicale parigino, già oltremodo gremito di "virtuosi della Tastiera", tra i quali Chopin, Liszt, Thalberg, Kalkbrenner, Mendelssohn, Pleyel, tanto per citare i più illustri rappresentanti.
In questo periodo Franck intraprese una tenera relazione amorosa con Félicité Saillot Desmousseaux, una sua ex-allieva, figlia e nipote di celebri attori di teatro, che sposò tre anni più tardi; da questa unione nasceranno quattro figli.
Nel 1846, a seguito di profonde divergenze con il padre, César Franck lasciò la famiglia e andò a vivere per conto suo, in un modesto appartamento parigino al numero 45 di rue Blanche.
Nella nuova situazione indipendente, il ventiquattrenne musicista si dedicò, senza troppa convinzione, all'Insegnamento, si valse dell'amicizia di Gounod per allacciare nuovi rapporti artistici e, fatto importante, riprese l'attività compositiva con Ce qu'on entend sur la montagne, una grande Opera sinfonica, ispirata alla Raccolta di Poemi "Les feuilles d'automne" di Victor Hugo.
Abbandonato definitivamente il pianoforte per le tastiere dell'organo, Franck prese servizio tra le navate della Chiesa di Notre Dame-de-Lorette, situata nel Neuvième Arrondissement parigino, e, qualche mese dopo, si sposò (1848). Tre anni più tardi (dal 1851 al 1858), oltre a svolgere mansioni di organista nella Chiesa di Saint-Jean Saint-François, Franck ebbe modo di approfondire la tecnica strumentale, con Adolph Hesse e Jacques-Nicolas Lemmens (polacco il primo, belga il secondo), giunti appositamente nella Capitale francese per insegnare, soprattutto, l'uso della pedaliera organistica nel repertorio bachiano. Nel frattempo, dopo aver completato la sua prima Opera teatrale Le Valet de ferme (1853), Franck si esibì, come concertista, nella Cattedrale di Carcassonne (1856), acquisendo una notorietà che gli procurò la nomina di Maestro di Cappella e Organista del piccolo coro di Sainte-Clotilde (1858). L'anno seguente, nella stessa chiesa parigina, César inaugurò il nuovo Grande Organo costruito da Aristide Cavaillé-Coll, senza dubbio il più famoso "Organaro" del Periodo romantico francese. Questo imponente strumento, dalle svariate ed inedite possibilità timbriche, fu considerato un Organo non soltanto liturgico ma anche “da Concerto”. Per questa ragione, dalla Seconda metà '800 in poi, molti compositori organisti francesi (Saint-Saëns, d'Indy, Fauré, Widor, Guilmant, Gigout) diedero vita ad una vera e propria Corrente, all'interno della quale essi stessi acquisirono l'appellativo di “Sinfonisti”. Nel periodo sopracitato, César Franck scrisse le più belle pagine personali dedicate a questo strumento: le Six Pièces pour grand orgue (1859-62) e i Trois Chorals pour grand orgue (1890), una sorta di testamento musicale che raccoglie la Sintesi della sua produzione organistica. Il 1870 trovò Franck in grave disagio economico, dovuto agli eventi della guerra franco-prussiana che avevano ridotto drasticamente ogni genere di attività musicale, compreso l'insegnamento. Tuttavia, nel corso di quell'anno venne eseguita una sua ode Paris (per voce e orchestra), e, successivamente, la cantata Patria (per tenore e orchestra). Nel 1871, in qualità di Direttore d'orchestra, Franck si ripropose con un rifacimento dell'Oratorio “Ruth”, composto in Età giovanile; poi, partecipò attivamente alla Fondazione della Société Nationale de Musique, insieme a Camille Saint-Saëns. Quando la fruizione musicale tornò alla normalità, l'illustre Maestro presentò al pubblico parigino Rédemption (1872), una Poème-sinfonie per soprano, coro femm., voce recitante e orch. della quale esiste anche una seconda versione postuma. Nello stesso anno, Franck sostituì il suo vecchio insegnante F. Benoist, nella direzione della Scuola d'organo del Conservatorio, incarico che egli assolse egregiamente, trasformando l'antica istituzione di carattere puramente tecnico-strumentale, in una avanzata scuola di composizione organistica.
Negli ultimi diciotto anni della vita, César Franck diversificò l'attività musicale tra l'Insegnamento e la Composizione, anche se, dal punto di vista didattico, la Cattedra di questa importante disciplina gli fu rifiutata per ben due volte (1879-1880).
Riguardo alle sue ultime Opere, appartengono al 1878 le “Trois Pièces pour grand orgue”, scritti per il nuovo, imponente Organo del Palais du Trocadero, e l'Oratorio Les béatitudes, per soli, coro e orch., mentre il Quintetto in fa min. per archi e pf., dedicato a Saint-Saëns (1879), la Sinfonia in re min. (1886-88) e la Sonata in la magg. per violino e pf. (1886) sono da considerare solidi punti di riferimento per la "rinascita" della Scuola musicale francese di fine '800.
Solo nei due ultimi anni di vita, il mondo musicale parigino sembrò riconoscere, in modo unanime, i meriti artistici del grande Organista-compositore e tributare quei legittimi riconoscimenti che Franck aveva atteso vanamente per decenni. Nel momento in cui alcuni importanti editori volgevano il loro interesse alla sua produzione musicale, egli si trovava a Nemours, intento a perfezionare i celebri Trois Chorales e altri brani di minore impegno.
Improvvisamente, una acuta affezione pleurica pregiudicò gravemente il suo stato di salute; rientrato a Parigi in autunno, stremato dalla malattia, César Franck morì l'otto novembre 1890.
Alle Esequie, celebrate in forma privata, parteciparono solo i familiari ed un ristrettissimo gruppo di amici. Oggi la Salma riposa nel Cimitero parigino di Montparnasse, poco distante dalla Tomba dell'amico e collega Camille Saint-Saën.
Nelle realizzazioni organistiche di César Franck si intravede un meticoloso Ordine simmetrico, ereditato dall'esempio di J.S. Bach e dalle forme del Sonatismo classico, lezioni che aiutarono il Maestro belga in duplice modo: a liberarsi dall'iniziale stile brillante e salottiero di influenza francese e a connaturarsi, quasi spontaneamente, nel genere sinfonico-corale di matrice germanica, apparso con lui a Parigi e perpetuato da molti suoi discepoli d'Oltralpe.
Accanto ad una rilevante "mole" di Musica sacra e religiosa (Cantate, Messe, Mottetti, Oratori, Inni, varie Preghiere) e Profana, sia Vocale che Strumentale, restano isolate, in un ambito produttivo assai esiguo, le uniche 3 Opere teatrali di questo maestro: Le valet de ferme, Hulda e Ghiséle (la prima mai rappresentata). Totalmente diverse appaiono le dimensioni della produzione pianistica e cameristica, impreziosite da mirabili Opere, le cui influenze Artistiche e Formali risalgono a grandi compositori nati e cresciuti musicalmente fuori dai confini francesi (Schubert, Beethoven, Liszt e, soprattutto, Robert Schumann). In qualità di insegnante, Franck si sforzò di far crescere i suoi allievi nella fiducia delle loro Idee musicali, anche se queste ultime sarebbero potute risultare in contrasto con le regole accademiche dei Conservatori. L'azione didattica di Franck fu, nell'ultimo ventennio, prevalentemente incentrata sull'Improvvisazione, avendo egli rinunciato da tempo all' esecuzione di opere altrui, perlomeno a quelle di un certo impegno, ove occorreva possedere una brillante tecnica e un adeguato senso interpretativo, che il Maestro deliberatamente abbandonò quando scelse la strada della Composizione e dell'Insegnamento.
César Franck visse una Dimensione artistica piena di ripensamenti, reticenze e, se vogliamo, di contraddizioni. Egli, ad esempio, pur affascinato dalla freschezza e dalla semplicità tematica dei “classici” (Haydn, Mozart, Beethoven) e dei “romantici” (Schubert e Schumann), per via del suo carattere musicale compose, nella maggior parte dei casi, opere in cui l'artista sembra perdersi in un meandro di ripetizioni, di costruzioni cicliche dense di elaborate armonie, per poi emergere, attraverso lunghe e sinuose preparazioni, al tema principale, inteso come fattore unitario dell'Opera stessa.
Oltre alla cittadinanza, tra l'altro acquisita in età matura, dal Paese d'Oltralpe Franck non rilevò nulla, mantenendosi lontano dalla Tradizione musicale francese e privilegiando tutto quello che proveniva dai maestri mitteleuropei e slavi. Malgrado ciò, non è pensabile immaginare l'eccezionale sviluppo della Musica strumentale romantica francese e di quella successiva, senza prendere in considerazione l'opera di Franck, che influì, in modo più o meno sensibile, sulla produzione di compositori come d'Indy, Dukas, Fauré, Debussy e Ravel.