Compositore, Pianista Cantante e Maestro di Coro.
Glinka appartiene a quei compositori che si sentirono profondamente legati alla propria tradizione musicale. Considerato - purtroppo a posteriori - il padre del sinfonismo russo, è tuttavia nel Teatro musicale che questo maestro seppe confluire tutti i valori e gli ideali insiti nel Periodo romantico.
(Michail Ivanovič)
Figlio di un Capitano di origine polacca, Mikhail Ivanovič Glinka nacque in Russia il 1° giugno 1804 a Novospasskoe, nel Governatorato di Smolensk. Il piccolo Mikhail trascorse i primi anni di infanzia sotto la ferrea tutela della nonna paterna, ricca proprietaria terriera, la quale tenne il nipote praticamente escluso dal mondo che lo circondava e, quindi, da ogni possibile esperienza musicale, fatta salva la partecipazione ai canti religiosi, durante le cerimonie nella chiesa del villaggio.
Morta l’anziana progenitrice, Mikhail, all’età di sei anni, ritornò con i genitori e venne incoraggiato a coltivare le sue precoci doti musicali da due suoi zii, entrambi ottimi musicisti dilettanti, che lo avviarono allo studio del pianoforte, del flauto e del violino.
Questi primi contatti musicali scatenarono nel giovane un vivo interesse per la musica folcloristica del suo Paese, soprattutto quella legata alle danze che, in seguito, si rivelerà di fondamentale importanza per le seguenti composizioni, realizzate negli anni della maturità artistica.
Nel 1817, Glinka fu inviato al Collegio pedagogico di Pietroburgo, riservato ai figli dell’Aristocrazia russa, dove il ragazzo approfondì lo studio del repertorio musicale occidentale e progredì nello studio del pianoforte e del violino.
Terminati gli studi classici nel 1822, dopo un breve soggiorno nel Caucaso per motivi di salute, Glinka tornò a Pietroburgo, allora Capitale, con la ferma decisione di dedicarsi interamente alla musica, nonostante la tenace opposizione del padre che, alla fine, lo obbligò ad accettare l’incarico di Sottosegretario al Ministero delle comunicazioni. Durante il servizio ministeriale, oltre ad allargare la sua cultura in campo letterario, Glinka iniziò a frequentare i "Salotti" di Pietroburgo, esibendosi come pianista-cantante e componendo, per questi appuntamenti di società, romanze, canti popolari e brani per pianoforte a due e a quattro mani. Poi, nel 1828, stanco di svolgere un lavoro che non lo aveva mai interessato, diede le dimissioni al Ministero e si dedicò, a tempo pieno, alle sue vere passioni: letteraria e musicale.
Per poter studiare a fondo gli operisti prediletti (Rossini, Donizetti, Bellini), Glinka imparò l’italiano, lingua che gli risultò oltremodo utile nel 1830, quando lasciò la Russia per recarsi nel Belpaese. La sua permanenza in Italia durò circa tre anni, quasi tutti trascorsi a Milano, tranne alcune brevi visite a Roma, Venezia, Torino e Napoli. Nel Capoluogo lombardo a Glinka non mancarono le occasioni per venire a contatto con il “Bel Canto” del nostro Paese. Egli assistette, infatti, a due “Prime storiche”: quella di “Anna Bolena” di Donizetti e quella di “La Sonnambula” di Bellini, oltre ad avere l’opportunità di studiare l’opera italiana con Francesco Basili, a quei tempi una delle massime autorità in questo ambito. Sempre in Italia, Glinka strinse amicizia con musicisti d’avanguardia come Berlioz, giunto nella città capitolina per il “Prix de Rome”, e il più tradizionalista Mendelssohn, del quale studiò a fondo le composizioni sinfoniche.
Pago delle esperienze italiane, l’ormai trentenne compositore russo prese la via del ritorno in Patria, soggiornando per qualche tempo a Vienna (ago.1833), ove ebbe modo di apprezzare la musica di Johann Strauss, e a Berlino, città nella quale rimase per circa sei mesi, raffinando la tecnica compositiva con Siegfried Dehn, teorico e violoncellista di fama internazionale.
Chiamato improvvisamente a Pietroburgo a causa della morte del padre (primavera 1834), Mikhail Glinka mise a frutto l’importante esperienza maturata all’estero, iniziando l’attività di compositore con una serie di lieder di squisita influenza italiana, un capriccio di temi popolari russi elaborati per due pianoforti, e una sinfonia che, però, rimase incompleta. Tuttavia, la vera natura compositiva di Glinka, fortemente incline alle tradizioni della sua terra, doveva ancora manifestarsi. L’occasione propizia avvenne dopo il suo incontro con il grande poeta russo V.A. Žukovskij, il quale gli suggerì un soggetto adeguato al genere di opera teatrale che Glinka meditava da tempo. Ad entusiasmarlo fu la vicenda dell’eroe contadino patriota Ivan Susanin, personaggio storico che, con il suo sacrificio, esaltò la fedeltà del popolo russo allo zar. L’opera fu terminata nel tardo autunno 1836 con il titolo Ivan Susanin, patriottica tragedia eroica, che lo stesso zar Nicola I, alla vigilia della "Prima" rappresentazione (Pietroburgo 9 dic.1836), volle cambiare in Una vita per lo zar. Nonostante alcuni pareri discordanti della critica, il successo fu grandioso ed immediato; ne seguì la nomina di Glinka a Maestro di Coro della Cappella Imperiale, un compito che egli seppe svolgere con particolare dovizia, nonostante stesse collaborando con il drammaturgo Kukol’nik alla stesura di un nuovo libretto per la sua nuova Opera teatrale Rusland e Ljudmila.
Lo svolgimento di questo lavoro operistico si presentò travagliato fin dagli inizi. Tratto dal romanzo omonimo di Puškin, alla prematura e tragica morte di quest’ultimo (1840), il progetto venne temporaneamente accantonato in quanto Glinka preferì dedicarsi alle musiche di scena del Dramma storico Principe Kolmskij, scritto dall’inseparabile amico e collaboratore Kukol’nik.
I risultati ottenuti furono assai deludenti e, all’amarezza per l’insuccesso di questo lavoro, si aggiunse il fallimento della burrascosa unione matrimoniale del compositore con Maria Petrovna Ivanova, dalla quale divorziò nel 1841, dopo un’intensa relazione amorosa con una giovane donna, tanto affascinante quanto nevrotica, che lo portò in uno stato di profonda depressione psichica.
Il precedente progetto di Rusland e Ljudmila riemerse solo nel 1842; quest’Opera fantastica in 5 atti, ambientata nella Russia pagana del IX secolo, venne completata e data alle scene nel Teatro Grande di Pietroburgo il 9 dicembre dello stesso anno. Alla prima rappresentazione, il pubblico riservò a questo lavoro una fredda accoglienza, che provocò in Glinka una fortissima apatia e a nulla valsero i lusinghieri consensi dimostrati in seguito. Scoraggiato dall’incomprensione dei suoi compatrioti, nel giugno 1844 Glinka lasciò la Russia alla volta di Parigi, dove strinse amicizia con Berlioz, il quale eseguì alcune sue musiche in concerto e lo descrisse, nel “Journal des débats”, come uno dei pochi compositori appartenenti alla nuova avanguardia. Dopo un anno di soggiorno nella capitale francese, Glinka prese la strada della Spagna, dove rimase fortemente affascinato dalla musica locale. In quell’occasione egli compose il Capriccio brillante sulla jota aragonese, nota anche come Prima ouverture spagnola, e il Brano sinfonico Souvenir d’une nuit d’été a Madrid (Ricordo di una notte d’estate a Madrid), due composizioni che si collocano tra le sue più belle pagine di musica orchestrale. Nell’agosto 1847, Glinka rientrò a Pietroburgo e qui compose l’Ouverture fantastica Kamarinskaja, forse il brano più riuscito di tutta la sua produzione sinfonica. Nonostante ciò, l’indifferenza provata per la sua musica e la solitudine in cui si trovava in Patria, incisero, ancora una volta, sullo stato psichico del compositore russo anche se, attorno a lui, nei primi anni cinquanta, si stava costituendo un movimento musicale, formato da quei giovani compositori (come Balakirev), che getteranno le basi della Scuola musicale nazionale russa.
Nonostante ciò, nel 1852 Glinka fu di nuovo all’estero, a Berlino, dove approfondì le sue conoscenze della musica settecentesca. Dopo questa esperienza, che lo rinfrancò anche nel morale, Glinka si recò a Parigi, con l’intenzione di proseguire per la Spagna, progetto che non si poté realizzare in quanto si ammalò a Tolosa e dovette tornare a Parigi, città nella quale rimase per circa due anni (1854-55). Tornato a Pietroburgo, Glinka scrisse le sue memorie ed iniziò a comporre una nuova Sinfonia a Programma, ispirata al Romanzo Taras Bul’ba di Gogol, ma il progetto non andò a buon fine. Intanto gli interessi musicali di Glinka si erano spostati verso la musica sacra rinascimentale italiana e, per questa ragione, decise di recarsi a Berlino, dove contava sull’esperienza didattica di Dehn, il suo antico maestro. Nella capitale tedesca Glinka arrivò nel Giugno 1856 e, di quanto aveva programmato, egli riuscì a portare a termine solo una serie di esercizi di contrappunto vocale, interrotti da un improvviso cedimento della salute, che pose fine alla sua vita il 15 febbraio1857. Le sue Spoglie furono esumate e sepolte nel Monastero Aleksandr Nevskij di Pietroburgo.
Anche se può sembrare paradossale, Glinka si connota come un compositore profondamente legato alla tradizione musicale del popolo russo; anzi, egli viene addirittura riconosciuto come il Padre fondatore dello Stile nazionale di questo Paese. Eppure, in patria, la sua musica spesso riuscì a sollevare giudizi che non andarono oltre una generale indifferenza. La ragione di tutto ciò risiede nel fatto che, la rivalutazione artistica, così come la notorietà di questo compositore, è dovuta principalmente a due sole Opere teatrali: Una vita per lo zar e Ruslan e Ljudmila le quali, da sole, sono sufficienti a contenere tutti gli elementi passionali ed emotivi del periodo romantico, e non solo quello russo. Tutta la restante produzione, che consiste in parecchia musica di scena, da camera e sinfonica, ai suoi contemporanei dovette sembrare una sorta di grandioso progetto incompiuto, ma essenziale ai futuri compositori, come "modello" per l’attuazione di un autentico stile musicale russo.