Compositore e Pianista.
Dotato di una profonda cultura, anche in ambito musicale, il maestro francese dimostrò una rilevante versatilità ed un eccezionale eccletismo in ogni genere e stile della sua feconda produzione.
Nato ad Aix-en-Provence il 4 settembre 1892, Darius era unico figlio di Gabriel Milhaud, facoltoso importatore di mandorle, appartenente ad una antica famiglia di commercianti israeliti, stabilitisi in Provenza fin dal XVI sec. Anche sua moglie Sophie Allantini era di origine ebrea, in quanto discendeva dal ramo giudaico dei Sefarditi italiani.
Il comune interesse per la musica indusse i coniugi Milhaud ad avviare Darius a questa disciplina fin dalla più tenera età. A tre anni, apprese le prime nozioni dal padre, buon pianista dilettante, e dalla madre, un valente contralto, che incoraggiò il figlio allo studio del violino sotto la guida di Léo Bruguier, il quale, vista la spiccata attitudine per questo strumento, nel 1904 assunse il ragazzo nel proprio quartetto d'archi in qualità di II° Violino.
Negli anni trascorsi al Liceo, Darius strinse amicizia con il Poeta Léo Latil, dal quale apprese i valori della Poesia simbolista di Maeterlinck. Quindi, dopo aver conosciuto Armand Lunel, uno dei suoi futuri librettista, si entusiasmò per i lavori letterari di Francis Jammes che gli fornirà il libretto della sua prima Opera Lirica La brebis égarée (La pecorella smarrita, 1923).
Nel 1909, Milhaud si iscrisse al Conservatorio di Parigi, dove approfondì la pratica violinistica con Henri Berthelier; studiò Armonia con Xavier Leroux; contrappunto e fuga con Charles-Marie Widor; composizione e orchestrazione sotto la guida di André Gedalgé. In seguito, partecipò alle esercitazioni orchestrali proposte da Paul Dukas e ai Corsi di analisi musicale e direz. d'orchestra, organizzati da Vincent d'Indy alla “Schola Cantorum” parigina.
Nella Capitale francese, Milhaud fu un assiduo frequentatore dei Circoli letterari e musicali dove, nel 1912, conobbe il Poeta, drammaturgo e diplomatico Paul Claudel.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, essendo stato riformato per motivi di salute, Milhaud prestò servizio nelle retrovie, occupandosi dei soccorsi ai profughi belgi. Ciò avvenne fino al febbraio 1916, mese in cui venne assunto al Ministero degli Esteri e riprese i contatti con Claudel. Quest'ultimo, nominato Ambasciatore di Francia in Brasile, propose a Milhaud di seguirlo, come segretario, a Rio de Janeiro (lug. 1916). In questa città, il musicista francese conobbe Heitor Villa-Lobos e, per circa due anni, si dedicò a minuziose ricerche sulla musica popolare, traendo spunto dai ritmi e dall'impiego delle percussioni, che utilizzò nei successivi lavori quando tornò in Francia (ott. 1918).
Stabilitosi a Parigi, il musicista provenzale strinse amicizia con il poeta, drammaturgo e regista Jean Cocteau e con lo stravagante pianista compositore Erik Satie. Quest'ultimo, nel 1917, aveva formato, insieme a George Auric, Louis Durey, e Artur Honegger, un gruppo dal nome “Les Nouveaux Jeunes” (I Nuovi Giovani) con lo scopo di inondare l'ambiente musicale parigino di produzioni ironiche ed anticonformiste.
Il sodalizio ebbe vita breve, a causa del distacco di Satie. Fu allora che Cocteau propose a Milhaud di accoglierne gli Ideali artistici e formare un nuovo gruppo dal nome “Le Six” (I Sei), in quanto si aggiunsero anche Francis Poulenc e Germaine Tailleferre (nome d'arte della Compositrice Marcelle Taillefesse).
Infervorato da questa iniziativa, Milhaud ottenne il primo grande successo con Le boeuf sur le toit, balletto incentrato su arie sud-americane, che andò in scena alla Comédie des Champs-Élysées, con la collaborazione dei clown Fratellini del Circo Medrano e su scenografia del pittore “fauviste” Raul Dufy (Parigi, 21 febb. 1920).
Durante gli “anni Venti”, Milhaud, oltre a scrivere parecchia musica per pf. e a dedicarsi alla produzione ballettistica, intraprese parecchi viaggi in Europa, due negli Stati Uniti, stringendo amicizia con i maggiori compositori dell'epoca, con i quali stabilì un proficuo scambio di esperienze. Nel 1921, dopo aver composto il Balletto L'homme et son desir, si recò a Vienna, dove intrattenne rapporti artistici con Schoenberg e i suoi discepoli Webern e Berg. Poi, durante un soggiorno a Londra, il Compositore francese si accostò alle prime Manifestazioni jazzistiche, portate nel Vecchio Continente dalle Bande militari statunitensi durante la Grande Guerra.
Tuttavia, la vera scoperta di quest'Arte “nera” avvenne nel 1922, quando Darius, sbarcato a New York, ebbe l'occasione di ascoltare l'Orchestra di Paul Whiteman ed alcune formazioni afroamericane, che suonavano ad Harlem nello stile dixieland. In America, Milhaud si attivò come pianista interprete delle proprie composizioni, in concerti svoltisi nelle Università di Harvard, Princeton e Columbia. Tornato a Parigi, l'anno successivo mandò in scena il balletto La création du monde, ma il successo non fu quello sperato (T. des Champs des Élysées, 25 ott. 1923). La musica, di chiara tendenza jazzistica, risultò fortemente condizionata dalla coreografia di Jean Börlin, costruita su un soggetto di Blaise Cendras. Il balletto, che intendeva proporre il mito africano della “Creazione del mondo”, finì per essere giudicato dalla critica un'ennesima stravaganza modernista. Soltanto nel 1925, quando l'elemento musicale si rese indipendente dall'aspetto scenico e il Jazz in Francia iniziò ad essere accettato come forma d'arte, la “Création” venne considerata un capolavoro.
Il successivo Balletto fu Le train bleu, opera in un atto, librettato da Jean Cocteau e commissionato dal celebre impresario Sergej Djaghilev per i suoi Ballets Russes. Il debutto parigino avvenne al T. des Champs-Élysées il 20 giu. 1924, in una splendida scenografia curata da Coco Chanel, con il sipario che riproduceva un dipinto di Picasso. A questo lavoro, che non suscitò particolari entusiasmi, seguì Salade, balletto cantato in due atti, su soggetto di Albert Flamand e coreografia del grande ballerino americano di origine russa Lèonide Massine (Soirées de Paris, 1924).
Nel 1925 Milhaud sposò sua cugina Madeleine Milhaud e con lei si recò in Unione Sovietica (1926). In seguito, partecipò al Festival di Baden-Baden, nel Land tedesco del Württemberg, dove il compositore provenzale presentò L'Enlèvement d'Europe (Il ratto d'Europa, Stadhalle 17 lug. 1927), la Prima delle sue 3 Opéras-minutes, incentrate su soggetti mitologici. Ad essa seguirono L'abandon d'Ariane (L'abbandono di Arianna) e La délivrance de Thésée (La liberazione di Teseo), rappresentate contemporaneamente a Wiesbaden (Schauspìelhaus 20 apr. 1928).
A questa trilogia di opere minute, ossia opere per orch. da Camera, Milhaud ne affiancò un'altra di maggior spessore, dal titolo Les malhheur d'Orphée (Le sventure di Orfeo), opera in 3 atti, su Libretto di Armand Lunel, orchestrata per quindici strumenti e dedicata alla pianista organista, Principessa di Polignac (Bruxelles, T. de la Monnaie 7 magg. 1926). Il lavoro, una parodia della mitica storia d'amore narrata da Ovidio, fu poi rappresentato in numerosi teatri europei ed americani con grande successo e tuttora viene considerato un gioiello del teatro musicale novecentesco.
Compositore infaticabile, Milhaud si lasciò sedurre dall'invito di Cocteau di musicargli un libretto che aveva tratto da una notizia di Cronaca marinaresca. Nacque, così, Le pauvre matelot (Il povero marinaio), opera in 3 brevi atti, realizzata nello stile dei “Complaintes” (Lamenti) medioevali, in cui la staticità delle ambientazioni viene largamente compensata dalle esuberanti Ballate scaturite dal genio musicale del Maestro (Parigi, Opéra-Comique 16 dic. 1927).
Ma è con l'Opera successiva, Christophe Colomb, che la vena creativa di Milhaud si espresse pienamente. In questo Lavoro, librettato da P. Claudel, il compositore francese riversò tutta la propria esperienza, maturata nei lavori precedenti. La realizzazione dell' opera richiese imponenti apparati scenici e visivi. Per il debutto venne scelta, non a caso, la Staatsoper di Berlino (5 magg. 1930), a quel tempo l'unico Teatro d'Opera europeo in grado di fornire le strutture necessarie.
Grazie al trionfale esito, la fama di Milhaud a livello internazionale si consolidò definitivamente e gli anni '30 furono un susseguirsi di lavori in ogni Ambito musicale. Nel 1932 compose per l'Opéra di Parigi Maximilien, opera storica in 3 atti e nove Quadri (libr. di R.S. Hoffmann), alla quale seguì l'Opera buffa Esther de Carpentras, su libr. di Lunel (Parigi, T. dell'Opéra I° febb. 1938), e Médée su libr. proprio (Parigi, id. 8 mar. 1939).
Sul versante strumentale, la produzione si infittì con i 5 Concerti per pf. e orch. op. 127 (1933); il Concertino de printemps op.135 (1934); il Concerto per vcl op. 136 (1934); il Concerto per fl. e vl. op.197 (1938-39, e con tutta una serie di Musica vocale e strumenti, in cui spiccano i lavori La mort d'un tyran, per coro, batteria e 3 strum. (1932); Les amours de Ronsard per coro e picc. orch. op.132 (1934); 3 Elégies per v. sopr., ten. e archi. op. 199 (1939).
Dopo la capitolazione della Francia, avvenuta nel 1940, Milhaud, per via delle sue origini israelite, lasciò Parigi e riparò negli Stati Uniti con la moglie Madeleine e il figlio David. Qui, il compositore provenzale ottenne una Cattedra di composizione presso il Mills College di Oakland (California) e, più tardi, insegnò ai Corsi estivi di Aspen in Colorado.
Milhaud si trattenne in America per tutto il periodo bellico. Quindi, nel 1947, tornò a Parigi, dove si occupò dei Corsi di Composizione al “Conservatoire Nationale de Musique”. Poi, a partire dall'anno successivo, diresse la Sezione musicale di Radio France.
Gli anni Cinquanta iniziarono con la messa in scena dell'Opera in 3 atti Bolivar, tratta dal Dramma omonimo di Jules Supervielle, e composta da Milhaud nel 1943 a New York, in memoria dell'eroe venezuelano Simon Bolivar. Il debutto, avvenuto a Parigi (T. dell'Opéra, 10 magg. 1950), ottenne soltanto tiepide accoglienze, nonostante il soggetto rappresentasse un “Inno” alla libertà, con particolare riferimento a quella europea, risorta dopo i tormentati accadimenti bellici.
In questo decennio, Milhaud portò a compimento i Balletti Vendanges (Vendemmie), su soggetto di Philiph de Rothschild (1952); Möise (Perugia, 1957); La Rose des vents, su soggetto di Albert Vidalie (1958); La branche des oiseaux (La frasca degli uccelli, 1959), argomentato da André Chamson. Anche il genere operistico fu affrontato dal compositore francese. Oltre a “Bolivar” egli compose David, lavoro Musico-teatrale in 5 atti e 12 quadri, librettato da A. Lunel, per la stesura del quale si ispirò ai biblici "Libri di Samuele e dei Re". Fu eseguito per la prima volta in forma di concerto a Gerusalemme, in occasione del King David Festival (I° giu.1954). Il debutto operistico, invece, avvenne a Milano, sotto la direzione di Nino Sanzogno (T. alla Scala, 2 genn. 1955).
Nonostante i suddetti impegni artistici, Milhaud compì frequenti viaggi tra Francia e Stati Uniti, anche quando l'insorgere di una progressiva forma artritica reumatoide lo costrinse a vivere il resto dei suoi anni su una sedia a rotelle.
Le gravi condizioni fisiche non gli impedirono di continuare la sua incessante attività compositiva, esplicata accanto a quella di stimato direttore d'Orchestra. Nel 1956, l'Académie du Disque Français lo nominò Presidente Onorario. In questo periodo il maestro stava affrontando il genere sinfonico con la stesura della Sinfonia n.8 (detta la Rhodanienne, 1957) e della Symphoniette op. 363 (1958). Gli anni Sessanta non furono da meno. La sua produzione, benché rallentata dai disagi della malattia, si ramificò in tutte le forme, arricchendo il patrimonio musicale francese in modo inestimabile. In qualità di direttore d'orch., in questo periodo, Milhaud condusse la “Prima” integrale berlinese della sua Orestie: una Trilogia desunta da Eschilo (Deutsche Oper, 14 apr. 1963). Poi, ottenuto il permesso del Vaticano di impostare il testo su un'Enciclica papale di Giovanni XXIII, il maestro francese compose la Sinfonia per V. contr., bar. Coro e Orch. Pacem in Terris, che debuttò a Parigi (20 dic. 1963) nel nuovo Auditorium della ORTF (Radio Televisione Francese) e fu ripetuta il mese successivo nella Cattedrale di Notre Dame.
Seguì a ritmo serrato una serie di composizioni per orch. tra cui Meurtre d'un grand chef d'état (Assassinio di un grande capo di Stato), ded. a J.F. Kennedy (1963); Ode pour les morts de guerres (1963); musiche sinfoniche dedicate a varie città (Boston, Praga, Lisbona e New Orleans, 1964-66). Sul versante teatrale le ultime due Opere furono il lavoro in 3 atti La mère coupable (La madre colpevole), su libr. della moglie Madeleine, tratto da un Dramma di Pierre Augustin Beaumarchais (Ginevra, Grand Thèâtre 13 giu. 1966); Saint Luis Roi de France (Rio de Janeiro, T. Municipal 14 apr. 1972), opera-oratorio in due parti, su Libretto di Henri Doublier, che si ispirò al Poema omonimo di Paul Claudel.
Logorato dalla malattia, a partire dagli anni Settanta, Milhaud cessò praticamente di comporre, ma non la consuetudine di viaggiare. Se durante i mesi invernali, l'oramai ottantenne maestro preferiva restare a Parigi ed attorniarsi di amici che regolarmente gli rendevano visita, nella stagione estiva era solito soggiornare in qualche località turistica per dedicarsi maggiormente alla lettura e all'ascolto delle ultime novità musicali. Così fece anche nel 1974. Lasciata la Capitale francese, giunse a Ginevra nella tarda primavera, accompagnato dalla moglie e dal figlio David. Purtroppo, il soggiorno non durò a lungo, in quanto Darius Milhaud si spense in questa città il 22 giugno di quell'anno.
Per volontà del maestro, i funerali si svolsero ad Aix en Provence, dove la Salma fu deposta nella Tomba di famiglia. Sua moglie gli sopravvisse per più di un trentennio; Madeleine, infatti, morì il 17 gennaio 2008, alla veneranda età di 104 anni.
Compositore fecondissimo ed estremamente ecclettico, Milhaud affrontò tutti i generi con una tale potenza ed inventiva da lasciare stupefatti e confusi anche i più agguerriti critici ed esteti dell'arte musicale. La sua produzione non solo è sterminata: essa, nella sua multiformità, obbedisce unicamente all'impeto di una rivoluzione artistica costante, che travolge qualsiasi tentativo di classificazione. Questo, tuttavia, non significa “disordine formale”, ma, piuttosto, una totale indipendenza di linguaggio. In altre parole, il maestro fu costantemente sorretto da un'autonomia di pensiero, portatrice di tecniche e di linguaggi nuovi. Quanto appena detto potrebbe risultare antitetico a quanto, un giorno, Milhaud affermò: “Non esiste alcuna manifestazione musicale contemporanea che non sia collegata ad una solida tradizione, di cui essa è la conseguenza, e che non dischiuda per il futuro una vera logica”.
Una legittima discrepanza sarebbe potuta nascere se il compositore avesse utilizzato il termine “ancorata”, in quanto esso presuppone un vincolo assai più rigido dell'aggettivo “collegata”. Un aquilone, ad esempio, pur “collegato” da un filo a chi lo conduce, rimane comunque libero di compiere le proprie evoluzioni. Parimenti Milhaud si mosse come un fiume impetuoso nel solco della tradizione musicale francese, come egli stesso precisò in una dichiarazione del 1927: “Ad alcuni sembrerà strano, ma io mi sento profondamente tributario alla stirpe dei Couperin, a Rameau, Berlioz, Bizet, Chabrier...”. Tuttavia, questa riconoscenza verso i maestri del passato non impedì a Milhaud di essere uno tra i maggiori Rappresentanti della Modernità musicale francese, anche se, nel linguaggio, egli mantenne un Rigore, un Equilibrio formale, che finirono per allontanarlo da Movimenti e Correnti del suo tempo. Le rare influenze subite da questo compositore, estraneo al "cromatismo wagneriano" e all' "impressionismo debussyano", trovarono riferimento, sia dal punto di vista ritmico che melodico, nel folklore latino-americano e nelle proprie origini ebraiche.
Il Punto di forza dello stile compositivo milhaudiano risiede nella “Politonalità”, ossia nella sovrapposizione di tonalità differenti, spesso affiancata da complesse strutture ritmiche, il tutto finalizzato al raggiungimento di una dimensione artistica libera e fantasiosa.
Nella sua lunga carriera, Milhaud non fu soltanto un grande compositore, ma anche un prolifico Insegnante. Il suo "genio" compositivo multipolare coinvolse, più o meno direttamente, musicisti di estrazione classico-contemporanea, come Iannis Xenakis, William Bolcom, Karlheinz Stockhausen, Philip Glass, e quelli appartenenti al Jazz-Pop, tra cui Peter Rugolo, Dave Brubeck, Paul Desmond, Burt Bacharach ed altri ancora.
Come già accennato, la produzione di Milhaud è sconfinata: 14 opere teatrali e “3 opéras minutes”, a cui si aggiungono 19 balletti; 12 sinfonie; 6 sinfonie da camera; 2 “suite” sinfoniche ed altri 50 lavori circa ded. all'orchestra, alcuni dei quali, originariamente, scritti per pianoforte. Per questo strumento sono da annoverare il Poème sur un cantique de la Camargue, con accomp. dell'orch. (1913); 5 Studi (id.1920); 1 Raccolta di ballate (id. (1920); la Fantasia Le carnaval d'Aix (id.1926); 5 Concerti, scritti tra il 1933 e il 1955; il Concertino d'automne per 2 pf. e 8 strum. (1951); 2 Concerti per due pf. e orch. (1941- 1961). A ciò si aggiungono 34 Composizioni, che toccano tutte le forme pianistiche, 8 per due pf., e il Componimento Paris per 4 pf, op. 284, che fu anche orchestrato.
Quanto alla musica da camera, sono celebri i 18 quartetti per archi, ma non di meno interessanti risultano i 9 quintetti per vari “Ensemble”, tra i quali spiccano La cheminée du roi René, (La passeggiata di re Renato), Suite per quintetto a fiati (1939), e Les rêves de Jacob (I sogni di Giacobbe), Honegger (1939). Ad essi, per importanza, si aggiungono “Madame Bovary” diretto da Jean Renoir (1933); “Gauguin” di Alain Resnais (1950); e il Film sulla vita dell'amico e primo mentore “Paul Claudel”, diretto da Andy Gillet (1961).
Milhaud non trascurò neppure la musica dedicata all'infanzia. Di questi lavori si ricordano le due Opere musicali Un petit peu de musique, e Un petit peu d'exercice, per Coro di v. bianche, su parole di Armand Lunel (1932); Récréation, 4 Canzoni infantili per v. e pf., su Testi di Jacqueline Kriéger (1938); la Comp. Touches noirs, touches blanches per pf. (Tasti neri, tasti bianchi, 1941).
Tra le produz. radiofoniche vanno annoverate le suite di danze per ob., vl., vla, vcl. e ctb. (1949).
Vastissima è anche la Musica vocale, sia per Coro, sia per Voce solista accomp. dal Pianoforte: una Produzione che, nel suo insieme, consta di oltre 200 Composizioni, sottoforma di Cantate, Salmi, Poemi, Canzoni, “Pezzi” di circostanza, Arie e Preghiere.
Milhaud fu anche un prolifico Autore di Colonne sonore (31) e numerosi furono i Registi che si avvalsero della sua collaborazione. A partire da Raymond Bernard per i Film “Tartarin de Tarascone” (1934); “Les Otages” (Gli ostaggi, 1938); “Cavalcade d'amour”, in collab. con August Ramos Gomes Voyage au pays du réve (Viaggio nel paese dei sogni, 1939); Le grand testament (1948); La fin du monde su testi di B. Cendras (1949); Le repos du septième jour, su testo di A. Claudel (1950.
La musica elettro-acustica comprende le realizzazioni Étude poétique op.333 (1954) e La rivière endormie (Il fiume addormentato, 1954).
Tra i vari scritti lasciati da Milhaud si ricordano, infine, Notes sur Satie (New York, 1946); Notes sur la Musique: Essai et Chronique, Saggio pubbl. postumo da J. Drake (1982).