E' stato un Compositore, Dir. d'Orch. e Pianista di indiscutibile valore.
Particolarmente attento alle sfumature sonore, seppe creare continui ed individuali impasti timbrici all'interno delle "masse" orchestrali.
(Benjamin B.)
Figlio di Edith Rhoda Hochey e di Robert Victor Britten, dentista chirurgo, Edward Britten nacque il 22 novembre 1913 al 21 di Kirkley Cliff Road a Lowestof, ridente cittadina balneare situata nella Contea del Suffolk.
Siccome giunto inatteso, poichè i Britten avevano già tre figli (Barbara, Robert, Elisabeth), da buoni osservanti della Religione giudaica, essi decisero di attribuirgli quale secondo nome quello di “Benjamin” che in ebraico significa “ il Prediletto”.
Se Edward Benjamin sia potuto diventare il massimo esponente della musica contemporanea inglese non lo si deve certo al padre, stimato e scrupoloso professionista, ma uomo introverso e refrattario a qualsiasi inclinazione artistica. Fu invece la madre a spronare il proprio figlio, avendone colto le attitudini musicali. Infatti essa, in gioventù, aveva studiato tale arte e nella sua numerosa famiglia si potevano annoverare due fratelli e uno zio praticanti organisti in alcune chiese di Londra. Con una genitrice che ambiva dare una quarta lettera “B” alla storia della musica (dopo quelle di Bach, Beethoven e Brahms), è facile intuire che, ancora prima di saper leggere e scrivere, il piccolo Edward Benjamin già conoscesse la musica, avendo preso lezioni di pianoforte all'età di cinque anni. Al 1919 risalgono le sue prime composizioni: si tratta di un brano a due voci e pf. e di un “intermezzo”, introdotto in una pièce teatrale, mandata in scena nella Scuola locale per commemorare la morte del quattordicenne Principe John, figlio di Re Giorgio V.
Affascinato sempre più dalla musica, nel 1921, parallelamente agli studi primari, subentrarono quelli musicali sotto la guida di una certa Miss Ethel Astel; questo apprendistato continuò fintantoché il ragazzo frequentò la South Lodge Preparatory Scool, dove la musica non era compresa nel programma curricolare. In questo istituto, il regime scolastico era ferreo e, per un non nulla, poteva degenerare in punizioni corporali. In seguito, il giovane Britten a tal proposito ebbe a scrivere:” Venivi bacchettato al minimo pretesto, bastava una semplice chiacchierata. Per le punizioni speciali nella scuola si teneva un'assemlea e il “criminale”, dopo la punizione, veniva condotto in un dormitorio. Noi sostenevamo che all'allora direttore Sewell piacesse picchiare, ma eravamo troppo spaventati per lamentarci ”. Fortunatamente a far da contraltare c'erano le lezioni con miss Astel, attraverso la quale l'attività compositiva iniziava a concretizzarsi con decine di “Song”, quasi tutte dal profilo satirico, come Beware! (1922) e O that I'd ne'er been married (ivi), che mettono in guardia dalle “insidie” delle donne.
Spronato dalla madre (che per determinazione sul futuro del figlio è da paragonare a Leopold Mozart), nel 1924 Benjamin intraprese lo studio della viola, guidato dalla valente Audrey Alston, la quale, visti gli eclatanti progressi del giovane allievo, si prodigò per farlo uscire dal modesto “entourage” artistico di Lowestof.
Intanto anche il padre Robert Victor iniziò ad interessarsi ad una possibile carriera musicale del figlio. Fu lui, infatti, che il 14 luglio 1926 inviò alla BBC (la Radio Inglese) un' ouverture in previsione dell' “Autumn Musical Festival Prize”. Nella lettera di presentazione, Britten Senior assicurava che tale composizione, autografata con lo pseud. “Never Unprepared” (Mai Impreparato), era stata scritta in nove giorni da un tredicenne con scarse conoscenze armoniche e totalmente privo di qualsiasi nozione contrappuntistica. Rimasti senza risposta, i Britten tentarono altre strade, sottoponendo alcuni spartiti di Benjamin a Charles Mcpherson, organista della Cattedrale S. Paul di Londra e docente presso il “Royal College of Music”. Il giudizio di questo insigne maestro fu incoraggiante, ma cauto al tempo stesso, adducendo che la vena creativa del ragazzo, pur essendo interessante e promettente, doveva svilupparsi con naturalezza e raccomandò che non gli venissero negati gli svaghi della sua età: “Se vuole scrivere troverà i mezzi per farlo e ognuno sia naturale con lui. Se sarà forzato ogni cosa andrà nella maniera peggiore. I prossimi anni saranno il vero test”. Per nulla soddisfatti, i Britten, tramite la Alston (l'insegnante di viola di Benjamin), riuscirono a contattare Frank Bridge, uno dei pochi compositori inglesi di una certa fama che, negli anni '10, aveva perorato la musica delle avanguardie affermatesi al di la della Manica.
Bridge era, però, un uomo dal carattere duro ed irrascibile e non amava avere allievi che lo distraessero dalle sue ricerche musicali. Fortuna volle che lui e la Alston fossero amici in quanto allievi dello stesso insegnante di viola presso il “Royal College of Music”; in virtù di ciò, anche se a malincuore, Bridge accettò di conoscere il ragazzo. L'incontro avvenne a Norwich il 28 ottobre 1927, all'indomani di una manifestazione musicale in onore di Bridge. Benjamin si presentò con una pesante valigia colma di spartiti che, via via esaminati, sbalordivano sempre più il burbero maestro. Si trattava, infatti, di manoscritti, che rispecchiavano una ricca e variegata antologia di generi e forme musicali: dai quartetti per archi che strizzavano l'occhio all'Impressionismo francese, ai pregevoli brani per voce e pianoforte di chiara influenza romantica, passando per studi, sonate, preludi e fantasie modellati sui grandi autori “classici” (Mozart, Haydn, Beethoven). Fortemente impressionato da questa imponente mole di squisita invenzione melodica, Bridge accettò con entusiasmo di diventare il suo insegnante di composizione, da quanto risulta in questa lettera al padre di Benjamin :” Ho molto piacere di aiutare vostro figlio. Ha doti eccezionali e, se circondato da sensibile comprensione, conseguirà sicuramente belle cose. In ogni caso farò quel che posso. Come sapete, una carriera in qualsiasi arte è sempre difficile all'inizio, ma io confido nel fatto che Benjamin abbia la stoffa giusta.”
Mentre le lezioni di composizione iniziarono immediatamente nella residenza londinese di Bridge, per quanto riguarda quelle di pianoforte, si dovette attendere il mese di novembre del 1928, per via dell'iscrizione del ragazzo alla “Gresham's Scool” di Holt, nel Norfolck. In questo Istituto, in cui la musica faceva parte del programma scolastico, Benjamin dovette fare ben presto i conti con l'ottusità del vice-direttore Walter Greatorex il quale, quando si dice il caso, era anche il responsabile delle attività musicali. L'antipatia tra docente e discente nacque istantanea allorchè, fin dal primo incontro, Benjamin si sentì apostrofare “ Così tu saresti quel ragazzino a cui piace Stravinskij!” Con il tempo, tuttavia, non pochi furono i consigli che Greatorex trasmise al recalcitrante allievo, in particolar modo sul "metodo" di armonizzare le parti vocali e riguardo alla tecnica pianistica.
Lontano dalla famiglia, nel biennio trascorso a Holt, Benjamin si dimostrò un allievo modello, distinguendosi per le sue stupefacenti doti di logica matematica, per la naturale predisposizione alla musica e per aver contrastato efficacemente quell'odiosa forma di “bullismo”, che imperversava nell'Istituto. In una lettera alla sorella Benjamin scrisse: “Appena giunto mi hanno sottoposto al rito di iniziazione che consiste nell'avvolgere la “vittima” in una coperta e poi gettarla in acqua.”
Nonostante le angherie patite, il rigore scolastico e la lontananza da casa, Benjamin trovò l'ispirazione musicale proprio nella lontananza dai suoi cari. Riscontro a questa forte nostalgia sono le numerose "dediche" musicali ai genitori: per il loro 25° anniversario di matrimonio (1926) compose la Suite Fantastique in la min. per orch e pf.; per l'anniversario successivo, scrisse Chaos and Cosmos, un altro lavoro orchestrale, che fu eseguito dagli studenti del Conservatorio di Birmingham nel giugno del 1927, quindi la Sinfonia in re min. e le Quattre chanson françaises, lavori non catalogati, ma che rappresentano il summa del repertorio giovanile di Britten.
Concluso il biennio alla “Gresham' Scool di Holt, Benjamin intensificò gli studi pianistici con Harold Samuel, amico di Bridge e stimato interprete bachiano, nonchè docente del “Royal College of Music di Londra. Anche il versante compositivo, nonostante l'assiduo impegno imposto da Bridge, marciò abbastanza spedito nel solco produttivo di “Song” e di The Birds, un delizioso brano incentrato sull'infanzia di Gesù, intento a modellare degli uccellini con il fango.
Soltanto nel biennio 1928-29, si possono contare almeno una dozzina di poesie, intrise di raffinata scrittura messe in musica per pf. come A Song of Enchantement (1929), Tit for Tat (ivi) e, ancor prima, una straordinaria antologia di composizioni per voce e orch. di squisito stampo francese, come le sopraddette Quatre chanson françaises, su versi di Victor Hugo e Paul Verlaine (1928). In questo periodo, dal punto di vista psicologico, la presenza di Bridge ebbe su Benjamin un'influenza determinante, molto di più della sostanza disciplinare. In un'intervista del 1960 il maestro ammise che:”Bridge era solito sottoporre le più approfondite analisi alla musica che gli mostravo. Suonava ogni passaggio lentamente al pianoforte e soleva chiedermi se era quello che volevo veramente esprimere. Poi riprendeva a suonare la medesima frase con diversa espressione, con nuove armonizzazioni, quindi tornava a chiedermi se trovavo migliore quella soluzione...in questo modo prendevo coscienza che quanto avevo scritto non era stato pensato abbastanza! ”
L'estate del 1930, Britten la passò nella natia Lowestoft dove, grazie ad una Borsa di studio, ebbe la possibilità di iscriversi al Royal College of Music di Londra. L'Esame d'ammissione avvenne il 19 giugno, giorno in cui Benjamin si presentò con una borsa stracolma di spartiti. “Tutto qui?” ammiccò ironicamente uno dei tre esaminatori “Oh no!... ho altre due valigie là fuori” rispose candidamente il giovane indicando l'ingresso. Quello che successe a porte chiuse dopo l'audizione non è dato a sapere, tuttavia la riunione durò a lungo, pare per questioni di filisteismo, ma, quando John Ireland, uno dei membri della commissione, uscì dall'aula fu udito commentare: “ E' il cervello più fine che sia entrato in questo edificio da generazioni!”.
In un primo momento, su consiglio di Harold Samuel, l'insegnante di Britten sarebbe dovuto essere Reginald Owen Morris, rinomatissimo docente di contrappunto, ma Bridge riuscì a convincerlo a scegliere John Ireland il quale, più che didatta, era un fecondo compositore. Le lezioni con Ireland si rivelarono ancora più impegnative di quelle svolte con Bridge ed inoltre, anche se era contro il regolamento, spesso avvenivano in modo discontinuo a casa di quest'ultimo o annullate senza preavviso. Quanto a moralità, Ireland rasentava il limite della decenza. A volte riceveva gli allievi in evidente stato di ubriachezza, in un appartamento dove regnava perennemente sporcizia e disordine.
In seguito, nella maturità, Britten riconobbe la validità di questo insegnante per come aveva guidato la sua formazione musicale e, anche al tempo del “College”, pur essendosi frequentemente lamentato su come procedeva l'Iter scolastico, non accettò mai che altri sparlassero di lui in sua presenza.
Parallelamente alle lezioni contrappuntistiche di Ireland, nel 1930 si aggiunse la partecipazione di Britten, in qualità di “Basso”, all' English Madrigal Choir, diretto da Arnold Foster. Questo nuovo impegno dovette essere molto importante se il giovane musicista in seguito dichiarò: “ E' il controllo e la globale visione delle voci che costituiscono l'armonia. Se pensi quest'ultima come un'entità in sé, diventa troppo strutturale e non sei consapevole delle voci interrelate”. Nello stesso periodo, l'insegnante di pianoforte assegnato a Britten cambiò, nella persona di Arthur Benjamin che aveva avuto un passato di “enfant prodige”. Nato a Brisbane (Australia), a otto anni egli era già considerato una celebrità in tutto il Sud-Est asiatico. Dotato di una stupefacente tecnica pianistica, dopo una folgorante carriera concertistica, a diciotto anni si trasferì in Inghilterra, partecipò al primo conflitto mondiale come aviatore, quindi, nel 1921, divenne docente di pianoforte presso il “Royal College of Music”.
Per Britten, avere due insegnanti al “College”, che condividevano gli stessi suoi gusti musicali (Ravel e Gershwing), fu un enorme sprone per la sua Vena creativa, sempre più rivolta al "genere cameristico". Ma i tempi non erano ancora maturi. Durante il triennio di studi al “College” soltanto in due o tre occasioni, la musica di Britten circolò fuori dell'ambiente scolastico. La prima volta, nel febbraio1932, un Phantasy in fa min. per Quintetto d'archi venne eseguito dall'orchestra della “Colbett Chamber Music”; poi, in Maggio, Britten vinse il “Sullivan Price” con la Sinfonietta op.1, per Orch. da camera, intascando le prime dieci sterline guadagnate con la musica.
Ma ci furono anche momenti poco esaltanti. Sempre nella Primavera del 1932 la Fondazione Mendelssohn istituì un concorso per giovani compositori, che, sotto pseudonimo, dovevano presentare tre composizioni al fine di aggiudicarsi un premio di 150 sterline. I candidati furono una quarantina, tra i quali anche Britten che, per l'occasione, propose il “Phantasy in fa min.” 2 Salmi (130 e 150) per v. miste e orch. ed infine Tree Small Song per v. sopr. e orch., su versi di Paul Daniel e di John Fletcher. Dopo attente valutazioni, da quella rosa di candidati emersero Britten e Ivor Walsworth, un promettente allievo della “Royal Academy of Music”, l'altra importante e, in un certo senso, antagonista Istituzione musicale londinese. La Commissione si riunì a Luglio, ma il "Verdetto finale" lo espresse solo a Novembre, aggiudicando il Primo premio a Walsworth, adducendo che a Britten mancava ancora una giusta esperienza tecnica.
Nel biennio successivo, tuttavia, sia pur tra alti e bassi, la musica di Benjamin iniziò ad essere riconosciuta, grazie ad una creatività che gli permise di sfornare a getto continuo pregevoli lavori, soprattutto vocali, come la Suite natalizia Thy King's Birthday, per v. sopr., v. contr. e coro a capp. (1931); 3 Two Part Song per v. bianche o femm. e pf. su versi del poeta inglese Walter de la Mare (1932); le Variaz. corali A Boy was Born op.3 scritte per i BBC Singers (1933); May per v. all'unisono e pf. (1934); il Te Deum in do magg. con organo (1935).
Anche il versante strumentale fu parzialmente affrontato. Vanno infatti ricordate la Holiday Diary “suite” op. 5 per pf. (1934), la Simple Simphony op.4 per orch. d'archi o anche per Quart. (ivi); la Suite op.6 per vl. e pf. (1935). Di questo periodo occorre anche dire che, se il successo del Quintetto per archi rimase costante, ma circoscritto in ambito locale, altrettanto non si può dire del Phantasy Quartet op. 2 per oboe e archi, promosso dalla ISCM (International Society Contemporary Music) che, nell'estate 1934, lo presentò a Firenze al “Festival” della SIMC (Società Italiana di Musica Contemporanea). Inoltre la BBC, grazie all'interessamento di Ireland, avviò una capillare diffusione della musica di Britten, inducendo la Mendelsshon Foundation, a fronte di questi incoraggianti risultati, ad assegnare al giovane compositore una borsa di di 100 sterline affinchè approfondisse gli studi.
Il premio giunse proprio nel momento in cui Britten, su consiglio di Bridge, stava valutando di recarsi a Vienna per prendere contatti con i membri della “Seconda Scuola” viennese, in particolare con Alban Berg, e sganciarsi da quel “provincialismo” universalmente attribuito alla musica contemporanea inglese. Alla fine, tuttavia, un viaggio di Benjamin all'estero si concretizzò a Firenze, in compagnia di John Pounder un amico d'infanzia, in quanto nessuno della famiglia poteva accompagnarlo per via di una grave malattia che aveva colpito il padre (tumore alle ghiandole linfatiche). La partenza ebbe luogo il 27 marzo 1934, ma, il 6 aprile, un telegramma lo raggiungeva annunciandogli l'improvvisa morte del genitore a causa di una emorragia cerebrale.
Anche se la figura di Robert Victor Britten appare defilata nella carriera del figlio, non vi è dubbio che, durante la maturazione artistica, ebbe sempre la consapevolezza delle doti musicali del suo Benjamin. Subito dopo che la BBC aveva trasmesso la “sinfonietta”, egli scrisse: “Ben, ragazzo mio, cosa si prova ad ascoltare le proprie creazioni? Vai avanti figlio mio!” Alle esequie fu cantata la terza variazione “Jesus, as Thou art our Saviour” (Gesù, come Tu sei il nostro Salvatore) e, in omaggio al padre, sul frontespizio della partitura di “A Boy was Born” Benamin fece apporre la dedica “To my Father”.
La morte di Robert Victor, in un certo senso, ricompattò la famiglia attorno alla figura materna. Con quest'ultima, Benjamin si recò in Galles per un breve soggiorno a Prestatyn dove il fratello Bobby dirigeva la Scuola locale; per essa Britten scrisse, un ciclo di 12 Brani per Voci bianche e pf. (Twelve Song for Scools) e, siccome le esercitazioni di Canto avvenivano il Venerdì pomeriggio, in seguito il titolo fu cambiato in Friday Afternoons op.7.
Alla fine di ottobre, sempre in compagnia della madre, finalmente ebbe luogo l'agognato viaggio a Vienna dove avrebbe voluto apprendere direttamente dalla fonte il metodo dodecafonico. Ma il progetto si rivelò deludente fin dall'inizio. Una sosta a Basilea, per incontrare Felix Weingartner, compositore e direttore d'orchestra austriaco per il quale Britten nutriva profondissima stima, non ebbe l'esito sperato, in quanto l'anziano maestro dimostrò una completa indifferenza per la tecnica seriale.
Anche la visita di tre giorni ai luoghi mozartiani furono un fallimento. A Salisburgo si era appena conclusa la stagione concertistica e quella operistica iniziava a metà dicembre. A Vienna, poi, le cose andarono anche peggio per i progetti del giovane compositore inglese. Alban Berg era fuori città e, di conseguenza, l'auspicato incontro non ebbe luogo. Nella Capitale austriaca, tuttavia, Britten ebbe l'occasione di ascoltare il “Fledermaus” di Johann Strauss, il “Siegfried”, il “Götterdämmerung” (Crepuscolo degli Dei) e i “Meistersinger” (Maestri cantori) di Richard Wagner e questo, oltre ad entusiasmarlo fuori misura, gli fece prendere coscienza della indiscussa supremazia delle Orchestre di "ceppo germanico" su quelle inglesi. Come se non bastasse, anche i rapporti con la madre ebbero dei significativi contraccolpi. La genitrice, infatti, a differenza degli accompagnamenti di mozartiana memoria, era venuta a Vienna unicamente per cercare di potersi affiliare in una chiesa di culto scientista. Una volta individuata, Benjamin si rifiutò di accedervi, infastidito dalla leggerezza con cui Edith contemperava i principi cultuali scientisti e quelli sanciti dalla chiesa anglicana.
Oppresso dal fardello materno, che gli procurava uno sconosciuto senso di soffocamento, Benjamin dovette presto fare i conti con una psicologica incapacità di recidere quel doppio filo che lo teneva legato alla madre e che, per la prima volta, lo inibiva non solo riguardo alla sua identità sessuale, ma anche dal punto di vista creativo. Le uniche due composizioni di quel periodo insolitamente sterile sono le già citate “Holiday Diary per pf. op. 5” (Diario di vacanza) e la “Suite per vl. e pf op. 6”.
A sollevare Britten da questo stato di apatia artistica, intervenne l'editore Ralph Hawkes che, nel 1936, offrì al giovane compositore di pubblicare le partiture di “Sinfonietta” e del “Phantasy quartet”, precedentemente rifiutate dalla Oxford University Press, in quanto ritenute poco commerciali. Hawkes fece di più: nel contratto inserì anche una clausola che garantiva all'autore i diritti d'esclusiva.
Raggiunta una certa indipendenza economica, Benjamin associò all'attività compositiva quella politica all'interno dello schieramento laburista. Nel 1936, si attivò con altri musicisti alla promozione di uno storico Concerto di Musica corale, svoltosi nell'auditorium della neo-costituita Worker's Music Association, con lo scopo di arginare la dilagante espansione del fascismo in Europa. Il contatto di Britten con la sinistra inglese militante si era già manifestato nella primavera del 1935 in concomitanza all'ingaggio di compositore nella sezione cinematografica del GPO, l'Ente governativo “General Post Office”. L'assunzione fu possibile grazie all'interessamento del onnipresente Frank Bridge, che lo presentò all'amico Alberto Cavalcanti, un cineasta brasiliano, ingegnere fonico, nonchè vice-direttore della “Film Unit”, uno dei tanti "bracci operativi" del GPO che, a quei tempi, con oltre 200.000 impiegati costituiva la più grande impresa di telecomunicazioni europea.
Per quattro anni, Britten si dedicò prevalentemente alla scrittura di colonne sonore per documentari e lungometraggi che, utilizzati come strumenti di propaganda, svolgevano un ruolo cruciale. Il taglio cinematografico fu improntato in maniera determinante da John Grierson, personaggio carismatico, di fede socialista, che seppe attirare molti giovani intellettuali a Blackheath, nei locali da lui trasformati in una vera e propria scuola di cinematografia. Fu proprio in quell' elettrizzante ambiente che, nel settembre del 1935, Britten conobbe il poeta britannico Wystan Hugh Auden. Quest'ultimo intuì da subito le enormi potenzialità del giovane compositore, ragion per cui gli propose di collaborare ad un film sulla schiavitù in America, dal titolo provvisorio “ Negroes' ”. Il progetto venne quasi subito accantonato, ma non la loro cooperazione, che ebbe seguito nella realizzazione di “Night Mail”, un documentario incentrato sull'attività svolta in un treno postale della tratta Londra - Glasgow. Gli incoraggianti risultati ottenuti rappresentarono l'inizio di una proficua intesa artistica, anche quando, nel 1940, la Film Unit venne acquisita dal “War Office” (Ufficio della Guerra), con il nome di “Crow Film Unit”. Britten fu immediatamente affascinato dall'esuberante personalità di Auden il quale, oltre ad indirizzarlo culturalmente sui lavori delle più significative figure poetiche europee, lo liberò da quelle interdizioni, che frenavano la natura e l'appagamento della propria identità sessuale, satura di incessanti interrogativi.
Oltre alla produzione commissionata dal GPO, Britten e Auden svolsero incarichi per altre Compagnie cinematografiche. Il più noto, con il quale la coppia si fece conoscere al grosso pubblico, fu il lungometraggio “The Way to the Sea” (La strada per il mare), diretto dall'inglese Paul Rotha e ordinato alla fine del 1936 dalla “Strand Film” per documentare il collegamento fluviale tra Londra e i porti della manica.
Ma Britten collaborò anche in ambiti meno impegnati, come il film “The Tocher” (La Dote, 1937) di Lotte Reininger, disegnatrice tedesca e pioniera del film d' animazione. Per lei, il compositore britannico adattò anche musiche di Mozart, Rossini e Bizet, che vennero inserite in alcuni cortometraggi realizzati attraverso l'impiego di silhouette animate.
Intanto, influenzate da Auden, le conoscenze letterarie di Britten si stavano sviluppando in modo esponenziale. Grazie all'amico e mentore, di qualche anno più anziano, Benjamin conobbe la Poesia di Arthur Rimbaud, quella del trecentesco Geoffrey Chaucer e del teologo tedesco Friedrich Hölderlin, discepolo di Schiller e di Klopstock. Sempre tramite Auden, al giovane compositore del Suffolk vennero rivelati l'Arte di Bertold Brecht e il valore poetico dello scozzese Robert Burns, scoperte che gli permisero di esprimere la propria musica con rinnovata coscienza. Da quel momento in poi, un inedito Lirismo pervase nell'animo di Britten, soprattutto quando, nel 1937, musicò per v. sopr. e pf. On this Island op. 11: 5 poesie di Auden, all'interno delle quali convivono allusioni oscure e sprazzi di gioia evidente. Anche le 2 Ballads per v. sopr. e pf. (dello stesso anno) sono stutturate sui versi del geniale Auden, così come lo è Fish in the Unruffled Lakes (Pesce nei laghi imperturbabili), una collezione di sei brani per v. sopr. e pf.. Questa, messa a confronto con i lavori di fine anni '20, come Tit for Tat, su Versi di W. de la Mare, dà la misura dell'evoluzione intellettuale manifestatasi in Britten nell'arco di un settennio.
Se dal punto di vista professionale il 1937 si apriva sotto i migliori auspici, questo non si può certo dire per la "Sfera affettiva". Auden, il 12 gennaio di quell'anno, aveva lasciato l'Inghilterra per recarsi in Spagna, dove imperversava la guerra civile, con l'intenzione di apportare il proprio contributo a sostegno dell'Ala anti-franchista. La partenza dell'amico turbò profondamente Britten, ancora ignaro di quanto stava incombendo sulla sua famiglia. Tutto ebbe inizio da un semplice raffreddore non curato della madre, che degenerò prima in una influenza, divenuta poi una grave forma di broncopolmonite. Nell' arco di qualche giorno, dopo aver caparbiamente rifiutato ogni farmaco per le sue convinzioni in linea con la catechesi scientista, la vita di Edith Rhoda Hochey fu stroncata da una crisi cardiaca la mattina del 31 Gennaio. Durante la Cerimonia funebre nella chiesa di Lowestoft, venne eseguito The Birds, brano per coro a capp. che, nel 1929, Benjamin aveva dedicato alla madre.
Il durissimo colpo ricevuto avvicinò ancor di più Britten a Lennox Berkeley, l'intimo amico e compositore che aveva conosciuto in Spagna, quando la visitò nel Maggio del 1936, tre mesi prima dell'inizio della Guerra civile.
Per comporre musica nella pace della campagna inglese, grazie ad una cospicua somma ereditata, Benjamin acquistò un piccolo podere a Snape nei pressi di Aldeburgh, ridente cittadina sulla costa del Suffolk. Lì venne raggiunto da Berkeley, il quale aveva un' attrazione fisica per Britten, ma, oltre agli stimoli del cuore, con lui aveva instaurato anche una solida intesa artistica. Di dieci anni più anziano, Lennox, dal '26 al '32, era stato allievo della formidabile didatta Nadia Boulanger, e questo portò i due a gravitare nella stessa orbita in quanto Britten, in quel periodo, era particolarmente interessato al neoclassicismo di matrice franco-russa. In questo rifugio immerso nella provincia inglese, venne scritto, a "quattro mani", Mont Jiuc : Suite di Danze catalane op. 12 (1937). In stile neoclassico, Britten dedicò al suo mentore degli anni giovanili, Bridge, le Variations on a Theme of Frank Bridge per orch. d'archi (ivi); quindi a Berkeley, che negli affetti aveva sostituito Auden, il Piano Concerto op. 13 (1938).
Il I° aprile 1939, la guerra civile in Spagna poteva dirsi conclusa e, in Inghilterra, le organizzazioni appartenenti alla sinistra si attivarono per commemorare i caduti sui campi di battaglia. Alla “Royal Albert Hall”, una ventina di compositori parteciparono con propri lavori; tra essi anche Britten, che dedicò al “British Battalion” la Ballad of Heroes op. 14. per Coro e Orch., su Versi poetici dell'amico Wystan Hug Auden.
I nuovi venti di guerra, che si stavano annunciando in Europa, indussero molti artisti europei a considerare l'ipotesi di lasciare la propria terra e raggiungere lidi più sicuri, primi fra tutti gli Stati Uniti. Per Britten, il successo ottenuto da Arthur Benjamin (suo vecchio insegnante di pf.) negli “States” e in Canada, rappresentava una seducente opportunità, così come la precedente, e positiva, esperienza americana di Bridge, nonchè i resoconti di esperienze passate del ventinovenne tenore Peter Neville Luard Pears. Britten aveva conosciuto quest'ultimo nel marzo del 1937 tramite Peter Burra, critico musicale del “Times”. Ma poi si erano persi di vista; sei mesi dopo, a farli rincontrare fu il comune dolore per la perdita dell'amico, schiantatosi al suolo durante un'esercitazione aerea.
Da quel momento in poi gli incontri tra Britten e Pears si fecero sempre più assidui e, quando nella Primavera del 1938, si fecero più intimi, i due condivisero un appartamento a Londra, quindi decisero di lasciare la Gran Bretagna alla volta del Canada. Il 29 aprile 1939, ad accompagnarli al molo di Southampton, dove era attraccato il piroscafo Ausonia, furono i coniugi Bridge; questa fu l'ultima volta che Benjamin vide l'amico e prezioso maestro in quanto egli morì nel gennaio 1941.
Dopo dieci giorni di navigazione, Britten e Pears giunsero in Canada e si stabilirono in un primo momento a Montreal dove, l'anno precedente, Arthur Benjamin aveva fissato la propra dimora e avviato un'intensa attività concertistica. Ai primi di Giugno, la radio canadese commissionò a Britten un lavoro sinfonico, che si materializzò inYoung Apollo op.16 per pf. quart. d'archi e orch.; quindi, dopo aver ascoltato alcune melodie popolari del Quebec, per questo grande Paese (che, tuttavia, non amò mai a causa della sua rozzezza culturale) scrisse Canadian Carnival op. 19. Un ambiente più consono si rivelarono, invece, gli Stati Uniti dove, a Grand Rapids nel Michigan, tra Britten e Pears sbocciò un ardente amore.
Nell'estate del 1939 Benjamin riallacciò i contatti con in compositore Aaron Copland, conosciuto tre anni prima a Londra, e, dopo due mesi trascorsi a Woodstock in sua compagnia, la coppia inglese si trasferì ad Amityville nella contea di Suffolk, sulla costa meridionale di Long Island nello Stato di New York. Ospiti della famiglia di William Mayer, uno psichiatra tedesco di origine ebrea, amico di Pears, i due conviventi trovarono un ambiente protettivo ed ideale per la loro creatività artistica. Casa Mayer, infatti, era un centro di aggregazione culturale, meta di molti illustri emigrati europei: tra questi Thomas Mann, Giuseppe Antonio Borgese, suo genero giornalista e critico letterario, il pittore tedesco Josef Scharl, l'etnomusicologo canadese Colin Mc Phee, infine il grande fisico Albert Einstein il quale, una sera, imbracciando il violino, si unì a Britten per accompagnare alcune arie intonate da Pears.
Stimolato da questo nobile entourage, Britten iniziò ad esibirsi anche per il grande pubblico americano. Gli esordi si ebbero a Chicago con l'esecuzione del “Concerto per pf.”, accompagnato dalla Illinois Symphony Orchestra, diretta da Albert Goldberg (Blackstone Theatre, 15 genn. 1940).
Fu un grandissimo successo e le testate giornalistiche fecero a gara nell' elogiarlo, sia come compositore sia come virtuoso della tastiera. Seguirono numerose Serate concertistiche e cameristiche, spesso in unione a Pears, il quale, tuttavia, avendo una voce dal volume ed estensione limitata, passava regolarmente in secondo piano rispetto alle qualità esecutive del compagno. Verso la fine del 1940, in pieno periodo bellico, in Inghilterra si instaurò un sentimento ostile per quei connazionali che avevano lasciato la patria all'approssimarsi della guerra, riparando in lidi più sicuri. Tra i numerosi emigranti tacciati di codardia venne compreso anche Britten, che rischiò di vedere la stima dei connazionali crollare, se non fosse per la difesa ad oltranza da parte di un folto gruppo di intellettuali, capeggiati dal letterato e compositore Gerald Cockshott, il quale affermò pubblicamente che il suo protetto offriva migliore servizio alla Patria proprio scrivendo musica al riparo dalla violenza.
Nell'ottobre del 1940 Britten e Pears lasciarono i Mayer e si stabilirono a New York. Nella grande metropoli, i contatti artistici e le possibilità di lavoro erano più numerosi. Dopo circa un mese vissuto in squallidi appartamenti a giornata, grazie all'editore George Davis, un amico di Auden, i due trovarono sistemazione a Brooklyn Heights, in un grande e vecchio edificio gremito di artisti più o meno noti, che davano vita ad un insolito esperimento di esistenza comunitaria. Questo fabbricato di mattoni rossi, situato in Middagh Street e arredato internamente in stile Tudor, divenne ben presto un cenacolo di cultura cementato dal consenso omosessuale. Oltre ai residenti in pianta stabile, tra gli assidui frequentatori vi erano importanti esponenti di tutte le arti, come il grande coreografo russo George Balanchine, lo scrittore poeta e musicista newyorkese Paul Bowles, la fotografa californiana Louise Dahl-Wolfe, il celebre disegnatore di scenografie americano Oliver Smith, Aaron Copland e, quando era di passaggio a New York, anche Salvatore Dalì.
Tuttavia, benchè la situazione fosse elettrizzante, la confusione, il continuo andirivieni di persone non potevano durare a lungo; il desiderio di una ritrovata intimità e l'humus vitale per comporre indusse la coppia Britten-Pears a cambiare aria. Nel giugno del 1941, i due acquistarono una vecchia Ford e, lasciata la “Grande Mela”, si recarono in California, a Escondido, una cittadina a nord di San Diego, dove erano attesi dai coniugi Rae Robertson ed Ethel Bartlett, due pianisti inglesi che, fin dal 1928, si erano stabiliti in America e avevano conquistato una discreta fama nel repertorio pianistico a quattro mani o per due pianoforti. Il soggiorno californiano per qualche tempo trascorse sereno. Benjamin in quel periodo compose un' Introduction and Rondo alla burlesca n. 1 op.23 per 2 pf. e la Mazurca Elegiaca n. 2 op. 23 (id.), divenuta poi la Scottish Ballad op. 26 per 2 pf. e orch., lavori che per gratitudine volle dedicare ai Robertson.
Tuttavia, un fatto inedito doveva cambiare radicalmente questa idilliaca situazione. Successe che Ethel Bartlett si infatuasse di Britten e non nascondesse il nuovo sentimento al marito, il quale, al posto di indignarsi, o quantomeno provare stupore, si mostrò disponibile ad accettare un “ménage à trois”. Il fatto imbarazzò molto Britten. Tutt' a un tratto, Escondido smise di essere quel rifugio confortevole che era sembrato alla coppia inglese. Inoltre, Hollywood, per la quale Britten aveva sperato di lavorare, si rivelò lontana dall'opinione che si erano fatto i due artisti: “ Siamo stati ad Hollywood piuttosto poco ed è un mondo assai diverso dal mondo che conosciamo. Denaro, tempo, distanza, niente ha il vecchio significato. Ciò spiega perche tanti film che vengono da lì , benchè tecnicamente buoni, siano tanto marci. Tutta la debolezza del mondo civilizzato, tutta la mancanza di direzione trovano epitome in California”. Ancora una volta il destino fu autore di un nuovo messaggio: “Tornare a casa, in Inghilterra, nonostante i rischi che ciò poteva comportare”.
Il 16 marzo 1942, Britten e Pears si imbarcarono sul mercantile svedese Axel Johnson, alla volta di Liverpool. Durante il viaggio, per scacciare sordidi ripensamenti, dopo aver lasciato l'amico fraterno Auden negli “States”, Benjamin scrisse il primo Tempo di una Cantata in onore di Santa Cecilia, guarda a caso su versi di Auden, e un Ciclo di Canti per v. bianche e arpa. Arrivati in patria il 17 aprile, dopo un mese di viaggio a causa di un lungo scalo dell' “Axel” in Svezia, sia Britten che Pears aderirono al CEMA, un organismo che garantiva la divulgazione delle arti anche nel periodo bellico, mossa loro suggerita da alcuni autorevoli esponenti della comunità quacchera al cui interno militavano i più accaniti oppositori di ogni forma di violenza, convinti assertori del diritto all'obiezione di coscienza.
Esonerato dal Servizio militare, Britten collaborò con la BBC alla creazione di parecchie iniziative, tra cui il compito di scrivere musiche per un programma radiofonico in sei puntate, finalizzato a documentare la percezione che il popolo inglese aveva della guerra. Parallelamente all'attività svolta per la BBC, in quel periodo al servizio del War Office, Britten si dedicò ad una folta produzione musicale incentrata, soprattutto, sulla vocalità. L'incipit fu la cooperazione con il compositore londinese Michael Tippett, già conosciuto nel 1934 ai tempi di “A Boy was Born”. L'impatto con quest'ultimo fu determinante per il futuro itinerario artistico di Britten, frutto di un dialogo costruttivo immediato e di una forte sinergia legata da una reciproca vocazione per la rinascita della musica inglese, avente come fondamento l'aberrazione di ogni foma di violenza.
Nel 1943, Tippett compose un ciclo di brani per v. tenore e pf., che Britten e Pears eseguirono. Ma il lavoro più importante, questo compositore lo scrisse negli ultimi mesi del 1942 con rappresentazione a Londra, nel febbraio dell'anno successivo. Si tratta dell'Oratorio A Child of Our Time, Opera in cui Pears sostenne il ruolo di Tenore solista e in Britten provocò una destabilizzante crisi spirituale che esigeva ulteriori aperture. Queste lo portarono nel febbraio del 1943 a conoscere il reverendo Walter Hussey, vicario nella Chiesa di San Matteo a Northampton. Questo prelato della Chiesa Anglicana considerava di vitale importanza la relazione delle arti con l'Istituzione ecclesiastica. Per tal motivo, in occasione del 50° anniversario della consacrazione di San Matteo, il 22 marzo 1943 commissionò a Britten una Cantata a otto sezioni per soli, coro e organo, basata sul poema Jubilate Agno, scritto dal poeta inglese settecentesco Christopher Intelligente, meglio conosciuto con il nome di Christopher Smart.
Per il reverendo Hussey, Britten compose altri lavori: Anthems, Inni e varie Preghiere. Tuttavia questo periodo venne contraddistinto da un rinnovato approccio al mondo teatrale, già manifestato a New York con l'operetta Paul Bunyan in due atti e un prologo, su libretto di W.H. Auden (Columbia University, 5 maggio 1941). Il lavoro teatrale che fece ottenere a Britten la fama internazionale fu Peter Grimes, opera in tre atti ispirata al Poema Borough del poeta e novellista inglese di metà '700 George Crabbe. La partitura iniziò nel gennaio 1944. Tuttavia, a causa di alcune difficoltà tecniche, “Peter Grimes” debuttò soltanto il 7 giugno 1945 al Sadler's Wells di Londra, con Peter Pears in qualità di Tenore solista. Un altro motivo di tale ritardo è da attribuire a Britten, costantemente indeciso sull'affidamento del Libretto che, alla fine, toccò al drammaturgo e poeta inglese Charles Montagu Slater.
Visto il successo ottenuto, dal “Peter Grimes” in poi, Britten divenne soprattutto un Compositore operistico e, fino agli anni Sessanta, la Musica strumentale pura venne affrontata occasionalmente, per lo più sotto forma di revisione. Alle Scene teatrali del “Peter Grimes”, seguì nel 1946 The Rape of Lucretia op.37 (Lo Stupro di Lucrezia), opera in due atti e due interludi, su "libretto" di Ronald Ducan, tratto dalla Tragedia Le Viol de Lucrèce di André Obey. Rappresentata in “première” al Festival Opera di Glyndebourne (12 luglio) è la prima delle sue tre opere cosiddette “da Camera”, in quanto l'organico strumentale è formato da 12 orchestrali che, in quell'occasione, furono diretti dal maestro svizzero Ernest Alexandre Ansermet.
Anche se il successo non fu quello sperato, Britten e una compagine di artisti decisero che era giunto il tempo in cui anche l'Inghilterra avesse un proprio filone operistico. Tra i fondatori di “English Opera Group” oltre a Britten e ai suoi due fidati collaboratori, lo scenografo John Piper e il regista/librettista Eric Crozier, ci furono il dir. d'orch. e critico mus. austriaco naturaliz. inglese Erwin Stein, l'editore Ralph Hawkes e lo storico d'arte Kenneth Clark.
L'esperienza di “The Rape of Lucretia” si rivelò importante, come orientamento artistico all'intero progetto, esposto nel seguente manifesto: “ .Noi crediamo sia venuto il momento in cui l'Inghilterra, che non ha mai avuto una tradizione operistica autoctona, ma dipendente dal repertorio di lavori stranieri, possa creare le proprie opere. Noi crediamo che il miglior modo per dare inizio a un tale repertorio sia attraverso la creazione di una forma operistica fatta di piccole risorse. Il nostro intento è quello di creare sessioni annuali di opera contemporanea in inglese e lavori classici appropriati che includano quelli di Henry Purcell. Parte del nostro scopo è incoraggiare i poeti e i drammaturghi ad affrontare il "problema" della stesura dei libretti in collaborazione con i compositori”
L'ultima parte di quanto sopra riportato, anche se non esplicitamente, rappresentò un atto di accusa verso Ronald Ducan, dal quale Britten, che già si avvaleva della cooperazione di Croizer, prese via via le distanze. Con il nuovo librettista fu messa in cantiere l'Opera buffa in tre atti Albert Herring op.39, basata su “Le rosier de Madam Husson”, una novella del popolare scrittore francese Henri René Albert Guy de Maupassant, che, già nel 1931, aveva avuto una versione cinematografica, diretta da Dominique Deschamps. La “Prima” (20 giu. 1947) ebbe luogo a Glyndebourne, cittadina dell'East Sussex inglese e, nonostante il passaggio dalla Normandia (dove è ambientata la storia originale) al Suffolk di epoca vittoriana, il lavoro ebbe molto successo di pubblico e critica, permettendo a Britten constatare la propria abilità in campo operistico.
Nel settembre del 1947, il Maestro volle tornare nel natio Suffolk, stabilendosi ad Aldebourg in una grande casa su una rupe prospiciente il mare, che chiamò “Crag House”. L'idea era quella di impiantarvi un Festival, che potesse rilanciare il Teatro musicale contemporaneo inglese: una nobile iniziativa per la quale Britten decise di coinvolgere a vario titolo l'intera cittadinanza. Le autorità ecclesiastiche misero a disposizione una chiesa per le rappresentazioni sacre mentre, quelle comunali, ebbero luogo alla Jubilee Hall, un piccolo teatro di circa trecento posti. Ben presto la Crag House divenne il Quartier generale dei membri dell' English Opera Group i quali, oltre a proporre il repertorio britteniano, si attivarono nella valorizzazione del Patrimonio letterario, architettonico, figurativo e paesaggistico di tutto l'East Anglia. Il primo simposio avvenne il 13 giugno 1948. Vi parteciparono, in qualità di ospiti attivi, i romanzieri e saggisti Edward Morgan Foster e William Plomer, che conferirono sugli aspetti più significativi della letteratura contemporanea inglese.
Ma gli ospiti più graditi dei vari Festivals furono i bambini, ai quali Britten dedicò alcuni lavori come A Charm of Lullabies op.41, un ciclo di ninne nanne per v. mezzo-sopr. e pf. (17 dic. 1947) e, soprattutto, la Cantata Saint Nicolas, inserita sia nell'opera The Little Sweep op. 45 (Il Piccolo Spazzacamino, 27 magg. 1949), sia nella Sacra rapprentazione Noye's Fludde (Del Diluvio Universale, 18 giu. 1958).
Le maldicenze sulle relazioni che Britten intratteneva con il mondo giovanile non si fecero attendere ed erano alquanto pericolose, poiché nell'Inghilterra di quei tempi l'omosessualità costituiva reato. Inoltre, negli anni Cinquanta, l'aumento esponenziale di questa tendenza scatenò una sorta di “caccia alle streghe” collettiva, al punto da indurre il Ministero dell'Interno ad emanare un decreto per l'inasprimento delle pene. Ad aggravare la situazione vi fu poi una generale distinzione tra “invertito” e “pervertito”; quest'ultima, infinitamente meno tollerata della prima, finì per essere collegata a gran parte degli uomini di spettacolo, soprattutto appartenenti al mondo musicale. Ciò é evidente in un articolo del grande tenore interprete bachiano e vice-direttore della Royal Opera House, Sir James Steuart Wilson: “L'influenza dei pervertiti nel mondo della musica è cresciuta oltre ogni misura. Se non è fermata subito, il “Covent Garden” e altre preziose eredità musicali potrebbero subire un male irreparabile...” (People, 25 lug. 1955).
Le conseguenze furono che anche molti amici e conoscenti di Britten presero le distanze dal maestro inglese e sollecitarono, più o meno apertamente, radicali provvedimenti sui lavori recentemente da lui compiuti. Il soprano Margaret Ritchie, che aveva interpretato il ruolo di “Lucia” in “ The Rape of Lucretia” e quello di “Mrs. Wordworth” in “Albert Herring”, pregò Croizer affinchè Britten togliesse i ragazzini dalle sue Opere. Ma ben altre erano le disgustose insinuazioni, che avvilivano il maestro. Il direttore d'orch. australiano Charles Mackerras arrivò a dichiarare che “Noye's Fludde” e “The Little Sweep” erano il “paradiso” di Britten il quale, quando venne a saperlo, non potè far altro che commentare; “ Devo essere considerato un pervertito solo perchè amo la compagnia dei bambini?”
Fortunatamente, a far da contraltare a questa situazione, ammorbata da viscide maldicenze, ci fu il lusinghiero successo ottenuto a Venezia con l'Opera in due atti The Turn of the Screw (T. La Fenice, 14 sett. 1954) e le lunghe tournèes che portarono Britten in Canada, negli Stati Uniti e, negli anni successivi, in Austria e in Olanda, prevalentemente al seguito di Compagnie teatrali, che avevano in repertorio le sue opere. Il giro più ricco ed gratificante avvenne in compagnia di Pears nell'autunno del 1955 in Estremo Oriente, passando per l'India, dove i due tennero concerti nelle principali città: Bombay (13-19 Dic.); Delhi (20-24 dic.); Āgra (24-26 dic.); Calcutta (27 Dic.- 2 genn. 1956). Quindi fu la volta dell'Indonesia, la cui permanenza, durò circa tre settimane, (9-31 genn.) ed infine un soggiorno in Giappone ( 8-19 febb.), non prima di essersi esibiti a Palembang (Isola di Sumatra) a Giava, a Bali e dal 2 al 7 febbraio 1956 ad Hong Kong.
A Tokyo, Britten e Pears estasiarono il pubblico nipponico con i Seven Sonnets of Michelangelo op. 22, composti nel 1940, e il maestro inglese ebbe l'occasione di dirigere la “NHK Orchestra” ne Les Illuminations op. 18, per v. sopr. e archi, da lui composte nel 1939; nella The Young person's Guide to Orchestra op. 34, (variazioni e fuga su un tema di Henry Purcell, 1659-1695) del 1946; nella Sinfonia da Requiem op.20 del 1940. In un fugace soggiorno nella Capitale storica Kyoto, Britten venne a contatto e rimase affascinato dai suonatori di “shamisen” (strumento a tre corde della famiglia dei liuti) ma, soprattutto, dal teatro giapponese: “ Non dimenticherò mai l'impatto che ebbe su di me il teatro giapponese: il tremendo “kabuchi” (forma teatrale nata all'inizio del '600 ndr) ma, in particolare, i profondi drammi del “nō” (forma teatr. precedente al kabuchi, che presuppone una cultura più elevata per essere compresa ndr). Lo considero fra le più grandi esperienze della mia vita...” Durante il viaggio di ritorno, che toccò Bangkok, Colombo, Matras e Istanbul, l'attività creativa di Britten si limitò ad un breve "Pezzo" per timpani e pianoforte, dedicato a James Blades, il percussionista, che collaborò con lui in alcune colonne sonore e in parecchia musica concertistica.
Tornati in patria, Britten e Pears dovettero fare i conti con una generale e massiccia crisi finanziaria, che colpì il mondo dello spettacolo, in modo particolare le Istituzioni musicali che, come l' English Opera Group, sostenevano il repertorio musico-teatrale inglese. Per sopravvivere, a partire dall'ottobre del 1957, si pensò di concentare i magri finanziamenti annuali su un solo organismo, ricavato dalla fusione dell'English Opera Club con il Festival di Aldeburgh. In questo momento di difficoltà, anche la oramai ventennale relazione tra Britten e Pears conobbe un periodo di crisi in quanto, detto da molti, l'onnipresenza voce del compagno andava sempre più condizionando la vena creativa del compositore che, sul finire degli anni Cinquanta, si incentrò sulla produzione di musica vocale come le 6 Song from Chinese op. 58, per v. e chit. (1957), le 6 Hölderlin Fragments op. 61, per voce ten. e pf. (1958). Tuttavia anche il balletto non venne trascurato. Nel 1957, su commissione, Britten scrisse la musica di “The Prince of The Pagodas”, coreografato dal sud-africano John Cranko il quale, successivamente, con la nomina di direttore della “Stuggart Ballett”, portò il balletto tedesco a livello internazionale.
All'inizio degli anni Sessanta, in un accostamento a Shakespeare, nacque l'idea di creare A Midsummer Night's Dream, Opera in tre atti su libr. proprio e di Peter Pears (prima rappr. Festival di Aldeburgh, 11 giu. 1960) e, anche in questo lavoro, emersero non poche divergenze all'interno della coppia. Qualche mese più tardi Britten confessò all'amico scrittore e sceneggiatore Donald Mitchell: “ Quando ho delle idee che possono sembrare molto nuove o audaci, a volte sono molto nervoso a parlarne con Peter. Ha una così forte personalità e, se dice “no” o assume un punto di vista negativo, io sono scoraggiato e non riesco a procedere”.
Solidale con la Campagna internazionale di ricostruzione post-bellica, nel 1961 Britten compose il celebre War Requiem op. 66, per v. sopr. v. ten. v. bar., coro e orch. nel quale le parti solistiche vennero affidate a Galina Višnevskaja (sopr.), a Peter Pears e al tedesco Dietrich Ficher Dieskau (ten. e bar.), al fine di stabilire una sorta di fratellanza tra i Paesi più martoriati dalla conflitto mondiale. Britten, tuttavia, non volle dare a questo lavoro un carattere celebrativo, ma realizzare un'accorata denuncia degli orrori della guerra. Se la base del “War Requiem” è il testo in latino, l'aggiunta dei versi desolati del poeta inglese Wilfred Owen, caduto in battaglia sul finire della Prima Guerra mondiale, conferisce all'opera un contorno più universale.
L'ingaggio della Višnevskaja permise a Britten di stringere amicizia con il grande violoncellista Mstislav Rostropovič che ne era il consorte. Quest'ultimo commissionò al compositore inglese una Sonata per violoncello e pianoforte che, oltre ad avviare una collaborazione artistica durata per tutta la vita, indusse Britten ad un proficuo ritorno alla musica strumentale anche in qualità di esecutore. Nel biennio successivo, infatti, Britten e Rostropovič eseguirono parecchia musica insieme, tra cui la Sonata per arpeggione e pf. di Schubert e quella per vcl. e pf. di Debussy.
Il legame con i Rostropovič favorì una sorprendente diffusione della musica britteniana in Unione Sovietica. Nel marzo del 1963, Britten e Pears furono ricevuti a Mosca con grandi onori. Qui Britten diresse la Serenade op.31 per v. ten. coro e archi; eseguì con Pears il Ciclo di song Winter Word op. 52, per v. ten. e pf., i “Sech Hörderlin-fragmente; quindi, con Rostropovič, la Sonata in Do magg. op. 65 per vcl. e pf. In un secondo soggiorno, avvenuto nel 1964, il maestro diresse a Mosca la propria Sinfonia per vcl. e orch. op. 68, magistralmente eseguita da Rostropovič e, qualche giorno più tardi, con grande meraviglia, assistette all'esecuzione di una sezione del “War Requiem” da parte degli allievi del Conservatorio di Leningrado.
Tornato in patria, ai titoli onorari già ricevuti da varie Università (Cambridge, 1959, Nottingham, 1961, Hull,1962) nel 1963 si aggiunse la Laurea honoris causa rilasciata dall'Università di Oxford e l'anno seguente si aggiudicò i 30.000 dollari dello Aspen Award di Washington. Quindi, nel marzo del 1965, l'Order of Merit rilasciato dalla Corona inglese.
Tuttavia l'obiettivo più ambito di Britten era quello di realizzare un teatro capace di ricevere grandi eventi. L'occasione arrivò quando, dopo aver lasciato la Casa editrice Hawkes & Boosey, Britten, insieme ad altri colleghi, costituì, per conto della Faber and Faber Edition, una sezione musicale nuova. Le prime composizioni per la “Faber Music” furono il Nocturnal op. 70 per chit. e Curlew River op. 71, una drammatizzazione religiosa su libr. di William Plomer ambientata nell' Alto Medioevo; come compenso, la Faber and Faber Edition concesse a Britten “via libera” per la realizzazione del suo grande progetto. Come luogo idoneo venne individuato un vecchio cementificio in disuso con grandi magazzini in pietra rossa. Nonostante lo stato fatiscente, Britten decise di acquistarlo e convertirlo con la sovraintendenza di Ove Arup, l'ingegnere che aveva ricostruito la Cattedrale di Coventry.
Iniziati i lavori nel maggio del 1966, la “Maltings Concert Hall” venne inaugurata il 2 giugno 1967 alla presenza della Regina Elisabetta; per l'occasione Britten compose l'ouverture per orch. e coro The Building of the House op. 79, la Fanfara di Gloriana e mandò in scena l'Opera A Midsummer Night's Dream. Considerata dalla critica la migliore Sala da concerto che l'Inghilterra avesse mai vantato, a due anni dalla sua inaugurazione, purtroppo, la Maltings Concert Hall fu distrutta da un incendio che, in un primo tempo, si pensò fosse doloso. La reazione di Britten fu immediata e prammatica: “ Va tutto bene, la ricostruimo di nuovo, a partire da domani!” e così avvenne. Nel giro di un mese, con i risarcimenti della compagnia assicurativa e le numerose sovvenzioni private, venne costituito un fondo per la ricostruzione dell'edificio.
Per procurarsi ulteriore denaro, nell'ottobre del 1969, Britten e Pears tennero una settimana di concerti a New York, quindi si recarono ad Adelaide, in Australia, dove presentarono le “Parabole da chiesa” coaudiuvati dall'English Opera Group. Come promesso, nel giugno del 1970 la “Maltings Concert Hall” riaprì i battenti al pubblico. Nella serata inaugurale, venne rappresentata l'Opera mozartiana “Idomeneo re di Creta” ed eseguita, in “première”, la XIV Sinfonia di Šostakovič, espressamente dedicata a Britten. Quest'ultimo, nel frattempo, dietro un compenso di diecimila sterline, aveva siglato un contratto con BBC per la composizione di un'opera-film, nonostante avesse parecchie riserve sul mezzo televisivo. A convincerlo dell'enorme potenziale mediatico che la Televisione poteva offrire fu il produttore discografico inglese John Culshaw, dal quale accettò anche il consiglio sul soggetto da musicare.
Si trattava di rispolverare “Owen Wingrave”, un' intricata novella antimilitarista dello scrittore e critico letterario statunitense, naturaliz. Inglese, Henry James e trasformarla in un'opera televisiva in due atti, che andò in onda su BBC2 il 16 maggio 1971. Per il testo Britten si avvalse della gallese Mary Myfanwy Piper, la stessa librettista che collaborò in “The Tourn of the Crew” (Il giro di vite), che si ispira ispira anch'essa ad un lavoro letterario di Henry James. Due anni dopo, quando i diritti di trasmissione con la BBC decaddero, l'opera continuò ad essere rappresentata in forma teatrale alla “Royal Opera House” con lo stesso cast dello sceneggiato televisivo, sotto la direzione di Steuart Bedford.
La ragione per la quale Britten non curò personalmente la messa in scena di quest'opera è dovuta alla sua assenza, in quanto si trovava a Londra per un delicato intervento chirurgico al cuore. Riguardo allo stato di salute del maestro, già nel 1960 una serie di esami clinici avevano individuato una malformazione congenita della valvola aortica. Nel 1968, una grave endocardite lo aveva prostrato severamente, quindi, nel 1972, il conseguente affaticamento, dovuto ad un irregolare pompaggio del sangue, indusse i medici ad intervenire chirurgicamente. Alla notizia, Britten non proferì parola se non per acconsentire, ma solo dopo aver terminato l'opera che aveva in corso di attuazione: si trattava di Death of Venice op.88, tratta dal romanzo di Thomas Mann. Librettato dalla oramai collaudata Mary Myfanwy Piper, Britten impiegò due anni per musicare questo suo ultimo lavoro operistico, un arco di tempo insolitamente lungo e preceduto da due settimane propedeutiche trascorse a Venezia, che visitò in lungo e in largo, cogliendo dalla proverbiale vivacità cittadina i primi spunti musicali.
Come era già accaduto con “Owen Wingrave” il maestro inglese non potè assistere alla “Première”, che si svolse ad Aldeburg il 17 giugno 1973; due mesi prima, infatti, non appena terminata la partitura, egli venne ricoverato alla London Clinic e l'intervento chirurgico fu deciso per il 7 maggio.
Britten trascorse il periodo post-operatorio a Horman, un villaggio nella campagna del Suffolk occidentale, dove il Maestro, nel 1971, aveva acquistato una piccola casa che, per fattura e dimensione, aveva soprannominata “Chapel House”. Ad assisterlo, in questo periodo di lunga e difficile convalescenza, oltre ad un’ infermiera qualificata, c'era l'amica Patricia Nicholson, che lo sostenne moralmente, soprattutto quando Britten si rese conto di non poter più articolare le dita della mano destra, e nel momento in cui gli venne a mancare la presenza del compagno Pears, nel frattempo trasferitosi negli Stati Uniti dove tenne numerosi seminari sulla tecnica vocale.
Se sul versante strumentale, la vita del maestro parve segnata da un inesorabile declino, altrettanto non si può dire dell'attività compositiva, che gli giovò alla stregua di una terapia psicologica. Oltre a varie revisioni di opere già compiute, in questo periodo vennero realizzati nuovi lavori, come il Canticle V: The Death of Saint Narcisus op. 89 ( ago. 1974); la Suite on English Folk Tunes “A time where was op. 90; un'antologia di canzoni popolari adattate per orch. da camera, dedicata al pianista e compositore australiano Percy Grainger che la eseguì al Festival di Aldeburgh del 1975; infine Welcome Ode op. 95, composizione in tre mov. per coro giovanile misto e orch. che rappresenta l'ultimo lavoro completo del maestro inglese (ago. 1976). Viceversa rimase incompiuta la Cantata Praise We Great Man, sui versi che la poetessa e saggista inglese Edith Sitwell aveva scritto nel 1959 per commemorare il terzo centenario della nascita di Henry Purcell.
Il 22 novembre 1976, giorno del suo 63° compleanno, nonostante fosse febbricitante, Britten volle organizzare una festa alla quale parteciparono le sorelle e gli amici più intimi. Il giorno prima, dagli Stati Uniti, ricevette una commovente lettera di Pears, nella quale gli esprimeva tutta la sua gratitudine per la vita trascorsa insieme all'insegna dell'amore e dell'arte e si riprometteva un imminente ritorno a casa. Il 28 novembre gli fece visita Rostropovič, che ricevette in regalo le quattordici pagine di quel lavoro incompiuto. Due giorni dopo al capezzale del maestro accorse l'amato Pears che gli restò accanto fino alla fine. Confortato dalle persone a lui più care, Benjamin Britten morì la sera del 4 dicembre 1976 e i funerali si svolsero il giorno seguente ad Aldeburgh, nella chiesa di Saint Peter and Paul. Alla cerimonia gli “Aldeburgh Festival Singer” eseguirono l'Hymn to the Virgin e gli inni di Saint Nicolas.
Oggi la Salma riposa nel piccolo Cimitero di quella chiesa, incastonata tra il mare e la campagna del Suffolk. Accanto alla tomba, costituita da una semplice lapide di ardesia, sulla quale sono incisi solo il nome e le date di nascita e morte, si trova quella di identica fattura dell'amato Peter Pears, deceduto nel 1986.
Pur essendo dotato di un'impeccabile tecnica pianistica, Britten non si considerò mai un "virtuoso" nè scrisse mai musica espressamente per questo strumento, se si esclude il giovanile “Concerto in re magg. op. 13 per pf. e orch.” del 1938. Neppure ad una particolare forma egli rimase fedele: sempre pronto a smarcarsi da generi e stili, la sua produzione è da considerarsi tra le più variegate della Storia musicale. Occorre tuttavia precisare che, a questo spiccato eclettismo, Britten non fece mai mancare chiarezza di intenti e solidità compositiva.
La propria sensibilità ed intuito musicale trovarono, negli anni formativi, il terreno ideale per svilupparsi rigogliosi sotto l'occhio perennemente vigile di Frank Bridge e di John Ireland, i quali, più che didatti erano dei veri e propri compositori. Fu grazie a loro, infatti, se il giovane allievo potè apprendere direttamente dal vivo materiale sonoro, non solo contemporaneo, ma da quello degli antichi, come Purcell, J.S. Bach, Mozart, per poi risalire a Beethoven, Schubert, Verdi, Čajkovskij, Malher e Berg.
Se dal punto di vista tecnico-compositivo Britten dimostrò di non avere specifiche inclinazioni, altrettanto non si può dire riguardo al “proprium est” emotivo, caratterizzato da un forte sentimento proteso alla pietà e alla misericordia. Questa tematica ricorre ampiamente e mirabilmente sia nell'Opera lirica “Peter Grimes”, con la quale si erse a compositore internazionale, sia nelle Opere successive, quali “Albert Herring”, “Billy Budd”, “The Turn of the Screw” e nei lavori sinfonico-corali come la “Cantata Misericordium e il “War Requiem”.
Nonostante il grande filosofo, aforista e musicologo Theodor Adorno lo abbia brutalmente liquidato come un meschino epigono di Stravinskij, è tuttavia fuori discussione che Benjamin Britten occupi una posizione di assoluto rilievo nel panorama musicale di metà Novecento, superando i confini dell' insularità che, da sempre, influì sul mancato riconoscimento artistico della musica britannica.
L'ottima padronanza delle varie tecniche compositive, coniugata ad una irrefrenabile fantasia artistica, permise a questo maestro di ottenere il risultato voluto con il minimo dispendio di mezzi: mai nella sua musica si è potuto riscontrare il minimo sforzo o cedimento e tutto sembra sgorgare da un' inesauribile fonte di idee musicali.
Nella sua relativamente breve, ma intensa carriera artistica, Britten, nonostante le interminabili controversie e maldicenze, scaturite da un ottuso “status” sociale, cercò sempre di rendersi utile per la collettività, rifiutando un comprensibile isolamento e facendo, al contrario, della propria musica un elemento fortemente aggregante per migliaia di giovani.
A lungo ignorato o aspramente discusso per le sue tendenze omosessuali, ancora oggi i meritati riconoscimenti tardano a consolidarsi e, probabilmente, questo maestro non verrà mai considerato (come si auspicava la madre) la quarta “B” della storia musicale, dopo Bach, Beethoven e Brahms.
L'elenco delle opere menzionate costituisce la parte più significativa dell'imponente produzione britteniana. Ad esso vanno aggiunte le Parabole ecclesiastiche di scena Curley River op. 71 (1964); The Burning Fiery Furnace op.77 (1966); The prodigal Son op. 81 (1968); il Balletto The Prince of the Pagodas op. 57 (1957); le varie Musiche di scena per film tra cui Coal Face, Night Mail e Love from a Stranger.