Silvano Bussotti
Silvano Bussotti (Firenze I Ott.1931 - Corsico naviglio grande - MI-19 Sett. 2021)

Compositore, Poeta, Pittore, Scenografo Regista ed Attore.
A questo poliedrico artista, la musica deve la propria esternazione attraverso processi basati, soprattutto, sull'aleatorietà secondo la filosofia compositiva cageiana.
Tuttavia non è casuale, al tempo stesso, incontrare nella sua musica evocazioni provenienti dall'amore confessato per la tradizione tardo-Romantica.


(Sylvano)

Secondogenito di Gino Bussotti e di Ines Zancanaro, Silvano nacque a Firenze il I ottobre 1931 in una casa di via Calimaruzza, a due passi da Piazza della Signoria. Suo padre, impiegato come maschera al Teatro Comunale della città, fornì l'occasione a Silvano di assistere ad una miriade di spettacoli, che andarono ad alimentare il suo già vivo interesse per la musica, scaturito in un curioso frangente all'età di quattro anni.

Nell'estate del 1935, infatti, in virtù della sua tenerissima età, gli fu permesso di trascorrere un periodo di vacanza con sua Zia Maria Zancanaro, in un convitto per ragazze illibate nei pressi di Venezia. Tra le ospiti, vi era anche una giovane violinista americana di nome Hilde, la quale, vista la grande passione dimostrata dal fanciullo, che rinunciava ad interi pomeriggi in spiaggia per ascoltarla mentre si esercitava, scrisse una lettera alla propria insegnante di Firenze, segnalandole il piccolo. “ Un giorno imprecisato dell'anno successivo, un' elegante e bellissima signora vestita di viola (così la descrisse in seguito Bussotti) si presentò ai miei genitori e, mostrando la lettera della sua allieva, propose loro di avviarmi allo studio del Violino.

Tra la madre e quella signora, di nome Margherita Castellani, nacque una forte intesa che, negli anni a venire, si tramutò in solida amicizia. Grazie al precoce talento, i risultati non si fecero attendere. A sette anni, Silvano aveva già scritto Le rondini, un brano per vl. solo; quindi, a nove, su consiglio della Castellani, venne iscritto all'Esame d'Ammissione al Conservatorio cittadino “Luigi Cherubini”. Di quell' esperienza, Bussotti ancora oggi ama ricordare: ” Il proposito era di essere ammesso nella classe di Giacchino Maglioni, un amico del babbo. Quando mi fu chiesto se ero intonato, proposi di cantare la Romanza verdiana “Celeste Aida”, che avevo ascoltato qualche giorno prima al “Teatro Comunale”. Appena ebbi concluso, dalla via sottostante giunse il suono di un clacson. Fu allora che uno degli esaminatori, un po' cattivello, mi chiese che nota fosse... "Fa diesis" risposi prontamente, in quanto possedevo il raro dono dell'Orecchio assoluto. Questo fu sufficiente ad aprirmi le porte del Conservatorio.”

Gli inizi non furono facili anche per un ragazzino dalle doti straordinarie, come quelle di Silvano. Intanto, la frequentazione del Conservatorio lo obbligò ad interrompere gli studi scolastici alla Quarta elementare e, in secondo luogo, a parte Gioacchino Maglioni, che si occupava del iter strumentale, per quanto riguardò la formazione teorica, le metodologie adottate dagli altri insegnanti si rivelarono discordanti. Avviato allo studio dell'Armonia e del Contrappunto da Roberto Lupi, fu, in effetti, Luigi Dallapiccola il suo vero nume, nonostante egli fosse ufficialmente il suo insegnante di pf. complementare.

Di lui, Bussotti ebbe, e continua ad avere, opinioni contrastanti. Lo ricorda, come persona generosa, dal temperamento tetragono, che dovette subire passivamente. Ma ammise di aver stabilito un benefico e profondo rapporto d'amicizia, nato in lunghe passeggiate: delle vere e proprie lezioni platoniche, che lo impregnarono di una forte coscienza sul cammino artistico da intraprendere.

Con l'entrata in Guerra dell'Italia, nel 1941, Silvano fu costretto a lasciare il Conservatorio senza compiere neppure il ciclo inferiore degli studi, in quanto, con il fratello maggiore Renzo e i genitori, si trasferì in un cascinale della campagna veneta. Lì, un amico di famiglia, Ettore Luccini, si prese cura della sua carente istruzione letteraria mentre la moglie di questi fece conoscere al giovane musicista le opere di J.S. Bach, trascritte per pianoforte. Oltre al fratello maggiore Renzo, altri due personaggi furono importanti per l'istruzione di Silvano: lo zio materno Tono Zancanaro, pittore apprezzato soprattutto nel padovano, la sua terra d'origine e, più tardi, il poeta, scrittore e drammaturgo piacentino Aldo Braibanti.

Tornati a Firenze alla fine del conflitto, gli anni del dopoguerra rappresentarono per i Bussotti momenti di sbandamento e di grave disagio economico. Ciò non impedì a Silvano di continuare gli studi da autodidatta, passando intere giornate nella biblioteca del Conservatorio ad analizzare le Partiture dei grandi maestri del passato. Nel 1952, con i Tre canti per voce e pf. e con Autunno a 4 voci, dell'anno successivo, Bussotti esordì come compositore, anche se questi lavori subirono una forte l'influenza di Dallapiccola, sia nei procedimenti di carattere dodecafonico, sia nel gusto per le forme madrigalistiche italiane, già rivalutate dal maestro istriano. Solo i lavori che seguirono, nati nel periodo parigino, appaiono molto più interessanti, più indipendenti da influenze esterne, come la Composizione per "voce" e orch. da camera Nottetempo con lo scherzo e una rosa (1957), Les petites plaisirs (ivi), Pas de deux per onde martenot (ivi). Di questo periodo sono anche i tre "Pezzi" di valzer per pf. La Recherche du bal perdu (1957) e, per la musica vocale, il grottesco El Carbonero, a 5 voci, tratto da un motivo popolare spagnolo (ivi).

Fintanto che Bussotti restò a Firenze, nonostante uno spiccato orientamento verso la tecnica dodecafonica, filtrata da Dallapiccola, il giovane si mantenne estraneo alle “voghe” strutturalistiche del momento, prediligendo la musica vocale da abbinare a soggetti letterari. Nel Capoluogo toscano, egli iniziò ad occuparsi di teatro, organizzando spettacoli con copioni e musiche proprie, dapprima nel palazzo di una nobildonna fiorentina, quindi nel teatrino di un dopolavoro operaio, coinvolgendo il fratello Renzo, che dipinse le scene, e la madre, realizzatrice dei costumi. Dopo il servizio militare svolto in un reparto d'artiglieria a Riva del Garda (1954-55), proprio uno spettacolo teatrale condusse il giovane Bussotti in Francia, ad Aix en Provence, dove frequentò i “Rencontres Internationales” cittadini. Lì conobbe Pierre Boulez che, successivamente, lo invitò a Parigi, città nella quale rimase quattro anni. Nella “Ville Lumière”, tra il 1956 e il 1958, con Boulez e il teorico e musicologo Heinz-Klaus Metzger, Bussotti frequentò i Corsi privati di Composizione ed Analisi musicale, tenuti da Max Deutsch, compositore austriaco naturaliz. francese, uno degli ultimi discepoli di Arnold Schoenberg e, soprattutto, importante realizzatore di colonne sonore per il cinema muto.

Il 1958 è da considerarsi l'anno della cosiddetta “Svolta stilistica" del giovane musicista fiorentino, che iniziò a catalogare le proprie opere.

Eseguite a Venezia, al XXX Festival di Musica Contemporanea del 1958, Due voci per v. sopr., onde Martenot e orch., e Breve, per onde Martenot, furono i primi lavori con i quali Bussotti elaborò una nuova tecnica compositiva, incentrata sull'abbandono della Serialità, a favore di una sempre più tangibile dimensione poetico-romantica, che apportò radicali cambiamenti anche nell'organizzazione grafica della partitura.

Con una scrittura musicale sconfinante nella pura grafica, definita dallo stesso autore “Scrittura eminentemente negativa” (in quanto la partitura è limitata a “segni” atti a stimolare la fantasia dell'esecutore), nel 1958, Bussotti compose le prime Piéces de chair II; quindi, nel Febbraio dell'anno successivo, i Five piano pièces for David Tudor. Nati su consiglio dell'amico e mentore Heinz-Klaus Metzger, queste 5 pagine per pf. avvicinarono il giovane compositore fiorentino sia alla cerchia musicale, che gravitava intorno a John Cage (David Tudor era il suo pianista prediletto), sia all'Entourage di Antonin Artaud, quando i “Five Piano pièces” vennero inseriti nel ciclo artaudiano “Pièces de Chair II” pour pf., v. baritono, voce femminile ed orchestra. Composto da 14 melodie, prevalentemente a sfondo erotico, questo lavoro, con testi di disparati autori (Stratone di Sardi, Jean Genet , Aldo Braibanti, Meleagro, Licimnio, Charles Dielh), ha come elemento cardine il "canto", interpretato, alla prima esecuzione, dal sopr. di origini armene Cathy Berberian e da Luciano Berio (qui in qualità di baritono) il tutto sotto la dir. di Pierre Boulez.

Lasciata Parigi, nel 1959, Bussotti si recò a Darmstadt con il nome di battesimo cambiato da un giornalista francese in “Sylvano”. “Sulle prime la cosa mi infastidì alquanto, telefonai perciò a quel giornalista di Marsiglia affinchè riparasse all'errore. Appreso che in Francia si scriveva così, notai che quella “Y” in mezzo al nome sembrava un omino con le braccia rivolte al cielo, una postura che non mi dispiacque affatto! ” Nella cittadina assiana il compositore fiorentino partecipò ai “Ferienkurse”, dove conobbe John Cage e, influenzato da quest'ultimo, apportò alle proprie musiche un' inedita valenza artistica, in cui la gestualità degli interpreti e l'interpretazione dei testi assunsero significato e sembianze Teatrali.

In questo periodo i lavori di Bussotti, eseguiti da David Tudor, suscitarono l'interesse della Universal Edition, che iniziò la pubblicazione di alcune partiture tra cui, oltre a “Due voci” e i “Piano pièces”, Sette fogli per pf. e, nel 1960, Phrase à trois per vl., vla e vcl.

Acquisita una certa notorietà, Sylvano collaborò anche con la Casa ed. tedesca Moeck Verlag e con quella fiorentina di Aldo Bruzzichelli; quindi, nel 1961, la Soc It. di Mus. Contemp. (SIMC) gli assegnò il terzo premio per Torso, lavoro incentrato su testi di Braibanti, accompagnati da voci e orchestra. Nel frattempo le iniziative di Bussotti stavano imboccando nuove strade. Nel 1962 si unì al compositore fiorentino Giuseppe Chiari, per dar vita a “Musica e Segno”, una mostra itinerante sulle nuove grafie musicali, che venne allestita in varie città europee ed americane. Un'altra iniziativa di quel periodo fu la formazione di un “duo” con il pianista statunitense Frederich Rzewski, il cui punto di forza consisteva nella sperimentazione/ricerca di nuovi approdi all'interno della musica contemporanea; inoltre la SIMC, nel 1963, gli assegnò il Primo premio per la Composizione Il Nudo, quattro frammenti su letture del Braibanti estrapolati da “Torso”, per v. sopr. pf. e quartetto d'archi.

L'amicizia nata con il poeta Aldo Braibanti permise a Sylvano di frequentare alcuni scrittori appartenenti al "Gruppo 63", che facevano del Marxismo e della Teoria strutturalista il loro credo. Questi legami artistici e d'amicizia, soprattutto quello con Umberto Eco, consentì a Bussotti di partecipare alla IV Settimana Internazionale della Nuova Musica, dove, in “première”, venne eseguito nella Versione integrale “Torso” (Palermo 2-9 Ott. 1963).

Dopo aver fatto parte del comitato direttivo della rivista genovese di arte contemporanea “Marcatrè”, insieme a Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, Madgadolo Mussio, al suo fondatore, lo storico Eugenio Battisti, ed altri ancora, tra il 1964 e il 1965, Sylvano Bussotti si recò negli Stati Uniti: prima a Buffalo, quindi a New York, per un giro di conferenze promosse dalla fondazione Rockfeller. Tornato in Patria nell'estate di quell'anno, uno dei suoi primi impegni fu la messa in scena dell'Opera Teatrale Passion selon Sade, eseguita al Teatro Biondo di Palermo, in occasione della Settimana Internazionale della Nuova Musica (5-12 sett. 1965).

Sottotitolata “Mystère de chambre avec tableaux vivent précédé de Solo, avec un couple Rara et suivi d'une autre Phrase à trois”, quest'opera, svolta su tre piani diversi (letterario, scenico ed autobiografico), è in realtà un gruppo di composizioni singole inglobate in una realizzazione teatrale che rappresenta il lavoro più sperimentale ed innovativo del compositore fiorentino. Realizzata in un momento in cui il teatro musicale delle avanguardie europee stava muovendo i suoi primi e timidi passi, “Passion selon Sade” venne dedicata al critico e teorico ted. Heins-Klaus Metzger, ideatore del progetto.

Dalla seconda metà degli anni Sessanta, dopo aver siglato un importante rapporto editoriale con “Casa Ricordi”, per oltre un decennio il teatro musicale assorbì quasi completamente gli interessi di Sylvano, già incline, per carattere, ad una dimensione intrinsecamente scenica. All'amico e dir. d'orch. Giampiero Taverna, che nel 1967 lo intervistò, a tal proposito ebbe a dire: “La produzione da concerto, alla quale in men di un decennio mi sembrava aver fornito numerose occasioni, non mi interessa più. Penso e tendo al Teatro”.

Pur mantenendo fedeltà alle scene, Bussotti, in quel periodo, si dedicò ad altre attività che lo coinvolsero in una sorta di recupero del proprio passato, del proprio vissuto artistico, incentrato su una nuova chiave di lettura, da lui definita “Poetica della memoria”. Emblematica composizione di quanto sopraddetto è The Rara Requiem (per 7 v., chit., vcl., orch. di strum. a fiato, pf., arpa e percuss.), scritta nel 1969 e dedicata all'amico e collaboratore Romano Amidei. Qui il concetto di immortalità si identifica con la dimensione del “ricordo”, con una straordinaria capacità di recuperare il “passato” per farne una reale essenza del “presente”, per poter ergere quest'ultimo a “memoria del futuro”.

Altri lavori di metà anni '60, estranei al teatro, ma che in seguito ne faranno parte, sono Tableaux vivent, per 2 pf. (1964), Solo, per più tastiere e un solo esecutore (1966), Marbre, per archi e spinetta (1967), Ancora odono i Colli, per Sestetto vocale misto (ivi), infine I semi di Gramsci, poema sinf. per quartetto d'archi e orch. (1967-70).

Un significativo ritorno di Bussotti al teatro avvenne con Lorenzaccio, melodramma romantico in 5 atti e 2 fuori programma, su libretto proprio, tratto dall'omonimo dramma di Alfred de Musset. Iniziato nel 1968, fu rappresentato per la prima volta con grande successo, il 7 Settembre1972, al Teatro La Fenice di Venezia, in occasione del XXXV Festival di Musica Contemporanea. La fervida accoglienza di pubblico e di critica è da attribuire (per ammissione dello stesso autore) alla capacità di quest'opera di esaltare drammaturgicamente i testi inerenti alla vita di Bussotti, a quella di Alfred de Musset e alla fosca vicenda rinascimentale, riguardante l'omicidio di Alessandro de' Medici per mano del cugino Lorenzo devastato dalla gelosia.

Intanto, l'attività di Bussotti si stava sempre più diversificando. Nel triennio 1971-74 insegnò Storia del Teatro Musicale all'Accademia de L'Aquila; soggiornò un anno a Berlino, ospite del servizio per lo scambio accademico DAAD (Deutscher Akademischer Austausch Dienst). Per questa istituzione, nel 1973 Bussotti compose Bergkristall (Cristallo di Rocca), balletto in un atto e 7 scene, tratto dall'omonimo racconto dello scrittore e pedagogo austriaco Adalbert Stifter. Tornato in patria, dal 1975 al 1977, Sylvano si stabilì a Venezia, dove diresse l'attività artistica del Teatro La Fenice e, nel medesimo tempo, scrisse le partiture del Balletto, in un atto, Oggetto amato e di Nottetempo, dramma lirico, in un frammento e quattro Parti, incentrato su uno spaccato di vita di Michelangelo Buonarrotti.

Questi due ultimi lavori debuttarono la stessa sera del 7 Aprile 1976 al Teatro Lirico di Milano, sotto la direzione di G. Taverna; l'impresario teatrale Paolo Grassi, fondatore del “Lirico” con Giorgio Strehler, in quell'occasione coniò l'acronimo BOB (Bussottioperaballett), una sorta di “Brand”, adottato per tutte le opere future del compositore fiorentino.

Altri lavori, contrapposti alle scene teatrali, vennero scritti nel triennio trascorso nella città lagunare. Appena giunto, Bussotti iniziò la stesura di Passo d'uomo, musica per fl. picc, timpano e percuss., alla quale fecero seguito quelle di Dai, dimmi su!, Conversazione da Camera per 11 strum., e di Calando Symphony, per orch.: questi lavori strumentali, realizzati tra il 1975 e il 1977, conobbero una loro sistemazione definitiva nel 1978 - 80, con l'aggiunta di inediti brani e nuove sezioni.

Il 23 Settembre 1976, accadde un episodio che doveva procurare un durissimo colpo al maestro fiorentino. La madre, a causa di una banale caduta, non riuscì a riprendersi dalla rottura di un femore e, dopo qualche mese, morì, nonostante le assidue cure ricevute all'ospedale veneziano SS. Giovanni e Paolo. In preda ad un totale sconforto, Bussotti pensò seriamente di abbandonare ogni attività artistica. Se ciò non avvenne, fu grazie al sostegno morale e psicologico di persone a lui vicine. Ripresosi a fatica, nel 1979 il maestro unì nuove composizioni concertistiche ad una parte di lavori strumentali scritti precedentemente, formando una raccolta dal titolo Il catalogo è questo I [Opus Cygne], che ebbe il suo nucleo originario nei brani commissionati da “Radio Baden Baden”, in occasione del Festival di Donauenschingen.

Il Teatro, tuttavia, era il principale impegno artistico di Bussotti che, da tempo, meditava di trasformare in opera totale per poter far emergere anche le proprie abilità di regista, di scenografo e costumista.

Con il suo Quinto Lavoro operistico, Le Racine, pianobar pour Phèdre, egli si staccò dalle precedenti realizzazioni teatrali, infarcite di fasto rinascimentale e barocco, per aderire ad un'idea di rappresentazione sobria, nel segno di una rigorosa essenzialità. Questa rinuncia al pleonastico, alla ridondanza, si manifestò nella scelta del soggetto (la “Phèdre” di Jean Racine), nell' articolazione essenziale dell'opera (un prologo, 3 atti e un intermezzo) e nella struttura ritmica,conformata alle simmetrie classiche (prima rappr. Milano T. Piccola Scala, 9 dic. 1980).

Nel passaggio dagli anni '70 agli anni '80, il compositore fiorentino si attivò anche in qualità di Insegnante, critico e consulente artistico: nel quadriennio 1979-82, infatti, ottenne la dir. artistica del Festival pucciniano di Torre del Lago, collaborò con alcune riviste, tra cui “Musica/Realtà” e “Piano Time”. Sempre in questo periodo egli assunse anche la cattedra di composizione e analisi alla Scuola di musica di Fiesole, fondata da Piero Farulli, e oggi diventata un importante punto di riferimento del panorama musicale contemporaneo.

In questo periodo, Bussotti portò a termine musiche da abbinare al balletto, tra cui quelle per Miró, l'Uccello di luce, balletto pantomima, tratto da uno scenario di Jacques Dupin, con scene e costumi di Joan Miró, che ne ispirò la realizzazione (1981). L'elenco continua con Phaidra/Helogabalus, composto da 4 balletti e 2 intermezzi (ivi) e “Cristallo di Rocca” (Bergkristall), balletto in un prologo, una veglia e 12 Scene, che debuttò al Teatro alla Scala nel 1983, nonostante la partitura, fosse stata iniziata undici anni prima a Berlino, e poi, rielaborata per soli, coro e orchestra.

A partire dai primi anni Ottanta, Bussotti si allontanò dal teatro come compositore, continuando, tuttavia, a rimanerne coinvolto in qualità di regista, scenografo e costumista. La sua attività musicale si concentrò più sulla musica da camera; alcune opere furono inserite in Il catalogo è questo II [Raragramma] come R&R, Raragramma ed Enfant prodige (febb. 1982). Seguirono due “Concertanti”, il Primo per fl. piccolo e ctb., il Secondo, Naked angel face per 2 ctb., scritti entrambi in ricordo dell'amico e maestro Max Deutsch, scomparso in quei mesi.

Incentivato dalla Casa ed. “Il Novecento Editore”, nel 1982, Bussotti scrisse il Saggio letterario “I miei Teatri: diario segreto, diario pubblico, alcuni Saggi”. Ma fu sempre l' attività musicale ad avere la priorità, soprattutto quella strumentale. Di questo periodo si ricordano le composizioni Due ballabili e Fogli d'album, entrambi per pf. (1983), Rosso, per grande orch. (ivi), Die Florence (La Fiorentinata), per v.la e orch. (1984) e Nascosto, brano cameristico per 9 parti strumentali, ded. a Pierre Boulez (ivi). Anche il triennio successivo si svolse principalmente nel segno della musica strumentale.

Nel 1985, Bussotti dedicò all'orchestra sia Et due voci che Timpani, lavori ai quali, oltre ad alcuni brani d'occasione, seguirono Concerto all'Aquila, per pf. e 9 strumentisti (1986), Qu'un corps défiguré, brano cameristico a 5 parti strum. (ivi) e il poema sinfonico H III, da “Il Catalogo è questo IV (i Poemi)” prima rappr. Tokyo 1 febb. 1987. Sempre da “Il Catalogo è questo IV”, occorre menzionare Poemetto, che Bussotti compose nel Giugno del 1987, su commissione del Teatro Comunale di Bologna, che volle celebrare il 30° anniversario della propria orchestra.

Il ritorno al Genere melodrammatico non era lontano e avvenne nel 1988 con la "messa in scena" di Phèdre: Opera teatrale in 3 atti e un intermezzo, che consiste in una complessa rielaborazione di “Le Racine, pianobar pour Phèdre”, composto otto anni prima. Come il lavoro da cui deriva, anche questa Tragedia lirica, in veste di “Grand-opéra, ha i tre atti ambientati in epoche diverse: il Primo ai tempi di Euripide (IV sec. a C.), il Secondo nell'epoca barocca di Racine, e il Terzo negli anni Sessanta, al “Centre Pompidou” (prima rappr. Roma, T. dell'Opera 19 apr. 1988). Gli echi del successo ottenuto non erano ancora spenti, che già Bussotti presentò al pubblico del 51° Maggio Fiorentino una nuova opera teatrale, della quale curò anche scene e costumi, mentre la regia venne affidata al cineasta inglese Derek Jarman. Dal titolo L'Ispirazione, questo melodramma in 3 atti, su libretto proprio, ricavato da un apologo del filosofo ted. Ernst Bloch, è ambientato in un fantascientifico 2031. Ebbe un grande favore di pubblico e critica fin dal suo esordio, avvenuto il 26 maggio 1988 al Teatro Comunale di Firenze.

Sempre in quell'anno Bussotti, rimessosi i panni di compositore sinfonico, iniziò la partitura di Madrelingua, una grandiosa rappresentazione per coro masch., arpa obbligata e orch., che terminò nel 1994. Ricca di riferimenti poetici e musicali che abbracciano un vastissimo arco storico, da Dante Alighieri al contemporaneo Enzo Fileno Carabba, dalle musiche di Francesco Landino a quelle di Luigi Dallapiccola, passando per Mozart e per Stravinskij, “Madrelingua” debuttò all'Auditorium di Santa Cecilia di Roma il 10 maggio 1996 sotto la direzione dell'allora trentacinquenne Daniele Gatti. Sempre nel 1988, Bussotti accettò la nomina di direttore artistico del "Settore Musica" alla Biennale di Venezia, incarico che mantenne per circa un triennio, nonostante i progetti erano volti alla edificazione di un nuovo teatro multipolare a Genazzano, piccolo comune dell'entroterra laziale, dove il maestro, dal 1975, possedeva una grande tenuta dal nome L'Ara degli ulivi.

Sfumata la realizzazione di questa struttura polivalente e deluso per lo scarso interesse dimostrato dalle autorità governative competenti, Bussotti entrò in conflitto anche con “Casa Ricordi”, della quale il maestro non condivideva la nuova politica aziendale, imposta dal subentrato gruppo editoriale ted. Bertelsmann (1990). Trovatosi quasi simultaneamente libero da iniziative imprenditoriali e sciolto da legami contrattuali, Sylvano si concentrò sulla propria idea-progetto Bussotti Opera Ballet come Scuola Spettacolo, già avviata il 26 agosto 1984 in occasione del Primo Festival BOB al Castello Colonna di Genazzano.

Con il motto “Studia Sempre”, ricavato dal titolo della composizione che sancì l'apertura del BOB, la Scuola Spettacolo di Genazzano, fin dal suo esordio, conobbe un' affluenza straordinaria di allievi i quali, sovente, non si limitavano ad esercitarsi nell'indirizzo artistico prescelto, ma partecipavano ad altri ambiti, in modo da poter acquisire una formazione “a tutto tondo”, direttamente sul campo d'azione.

Il momento “clou” delle attività di questa Scuola era la preparazione del canonico “Saggio” di fine anno, che comportava il massimo coinvolgimento degli allievi. Anche i discepoli di Bussotti, che seguivano il corso di alta composizione, dovevano estendere i propri studi a tutte quelle materie che confluivano nella realizzazione di un'opera musico-teatrale: scenografia, letteratura poetico-drammatica, storia ed analisi del Teatro musicale, Coreografia, Danza e Mimo moderno, Recitazione, Regia, Costumistica, Fotografia ed altre ancora.

Alla fine degli anni Ottanta, il Festival BOB di Genazzano poteva considerarsi un evento di caratura internazionale. Tuttavia, nel Settembre del 1992, su di esso calò inesorabilmente il sipario; questo fu dovuto alla mancanza di finanziamenti da parte di quelle Istituzioni nazionali che lo avevano, anche se parzialmente, sostenuto fin dagli esordi. Venne così a mancare un appuntamento di capitale importanza, un luogo prezioso, in cui far convergere le varie arti nella loro totale manifestazione, anche se la “Scuola”, grazie ai proventi delle iscrizioni continuò, e tuttora continua la sua azione didattica a Genazzano, sotto il nome di “Casa dell' Arte”.

Per Bussotti, gli anni Novanta sono da considerarsi l'inizio di una sterminata produzione artistica, che abbraccia le più disparate discipline. Sul versante musicale fu, senza dubbio, la musica da camera ad impegnare maggiormente il maestro fiorentino, il quale, per eseguirla, scelse esecutori di altissimo livello, come il pianista Mauro Castellano, il flautista Roberto Fabbriciani, il violista Augusto Vismara, il violinista Luca Paoloni. Per quanto riguarda le parti cantate, a sostituire il grande mezzo-soprano Cathy Berberian (morta prematuramente nel marzo 1983), interprete prediletta di Bussotti, venne scelta Monica Benvenuti. Anche il balletto potè contare sulla continuità con il periodo precedente gli anni Novanta. La “piazza” preferita per le rappresentazioni ballettistiche bussottiane fu quella parigina. Dopo Gemelli: Pas des deux, Balletto che esordì nell'Aprile del 1988 a Radio France, nel 1993 venne alla luce a Parigi Sypario, balletto in 15 scene, con musici danzatori, seguito da Aussi Satie, per danzatrice solista, pf. e fl., rappresentato in première a Ville Du Blanc- Menil in concomitanza a Quatre danses d'Alain ( Parigi, 5 aprile 1997).

Contrariamente alla produzione di musiche di scena, che, pur coprendo un arco di tempo notevole (1957-84) non ebbe più seguito, altrettanto non si può dire per il genere operistico. Dopo “Phèdre” del 1988, infatti, il pubblico parigino ebbe modo di assistere al film-Opera Intégrale Sade, che debuttò, in versione concertistica l'11 dicembre 1989 al “Festival d'Automne”. Segurono Bozzetto Siciliano, libero adattamento di un "racconto" dello scrittore siciliano ottocentesco Emmanuele Navarro della Miraglia (Catania 17 apr. 1990); La Satiresca, operina sciocca senza canto, in 5 Balletti e 2 bis (1993) e, tratta da Seneca, Tieste. La Tragedia, opera alla cui “prima” Sylvano apparve anche in qualità di regista e attore (Roma, T. Brancaccio, 8 giu. 2000). Il lavoro teatrale più significativo, però, doveva ancora materializzarsi.

Ciò avvenne con Silvano Sylvano, Rappresentazione della vita, opera da camera autobiografica per v. ten., v. basso, attore, danzatore e picc. orch. (prima rappr. Madrid, T. La Zarzuela 4 nov. 2004). Il debutto spagnolo ebbe un'anteprima, sotto forma di concerto dal titolo Rappresentazione della vita, che si svolse nel 2001 al Teatro di Corte della Reggia di Caserta, nell'ambito della rassegna “Reggia in Musica Classica e Contemporanea”, con Mauro Castellano al pf. e Sylvano Bussotti, in qualità di dicitore.

Insieme a Rocco Quaglia, regista, coreografo, ballerino, compagno d'arte e di vita, Bussotti nel gennaio del 2003 lasciò la grande tenuta “Ara degli ulivi” di Genazzano e si trasferì a Milano, città che conosceva, avendo già trascorso gran parte della propria infanzia e giovinezza.

La coppia, tuttavia, non convisse nella stessa abitazione. Reduci da un difficile rapporto sentimentale che, fin dal 2000, era causa di litigi e incomprensioni, per qualche tempo i due decisero di abitare per proprio conto, nella stessa via (degli Abeti), ma a qualche isolato di distanza.

Questa separazione, che non fu mai totale, in breve tempo ristabilì l'armonia tra i due, i quali, nel giro di un paio d'anni, tornarono a convivere in un bellissimo appartamento di via Francesco Gonin (quartiere Barona), dove tuttora risiedono, quando i loro impegni artistici convergono a Milano.

Nel Capoluogo lombardo, Bussotti intraprese una revisione di lavori scritti in precedenza, come nel caso di Le couple de Milan, opera da camera in 3 scene, per vl. solo e pf. o vl. e picc. ensemble, iniziata nel 1953 e rivista nel biennio 2003-2005. Tuttavia, l'evento che sancì il ritorno in auge del maestro fiorentino sulla scena milanese fu la conferenza-concerto “La Scala intona il benvenuto a Sylvano Bussotti” voluta da Carlo Fontana, a quel tempo sovrintendente artistico del T. Lirico di Milano (Museo Teatrale della Scala, 12 magg. 2004). Ma già nei primi mesi del trasferimento milanese, Bussotti si trovò impegnato anche su altre piazze. Il 3 luglio del 2003, al Castel Sant'Elmo di Napoli, partecipò ad un importante evento dal titolo “Living Theatre – Labirinti dell'immaginario”, che, protraendosi al 28 settembre, coinvolse un gran numero di artisti provenienti da tutto il mondo. Nei primi tre giorni, dedicati alla Musica e al Teatro Contemporaneo Italiano, il maestro fiorentino si esibì sia come pianista che come attore e scenografo. Come solista, al pianoforte, eseguì l'Edizione concertante di “Silvano Sylvano”; quindi, per 4 pf, si cimentò con Antonio ballista, Daniele Lombardi e Giancarlo Cardini, in “Invenzione a quattro voci” e, in “Winter Music”, per ricordare John Gage. La sera del 5 luglio, in qualità di autore, attore, scenografo e costumista, Bussotti fu protagonista assoluto nell'Opera “Silvano Sylvano, Rappresentazione della "Vita”, la cui regia venne affidata all'inseparabile compagno Rocco Quaglia.

A quest'ultimo, nel 2005, Bussotti dedicò la Composizione per grande orchestra Stefano è Rocco : calligrafia di un Concerto, lavoro diviso in 15 sequenze che debuttò il 3 ottobre 2006 al T. La Fenice di Venezia, sotto la direz. del M° tedesco Christoph Poppen.

Negli stessi giorni, la rassegna “Milano in Musica” dedicò omaggio a Sylvano Bussotti. Settantacinque anni il I° ottobre 2006”, per celebrare il 75° Compleanno del Maestro. Oltre ad interviste, conferenze, proiezioni video ed esposizioni di disegni, quadri e documenti fotografici, la sera del giorno 6, nello Spazio Sirin di Milano, Bussotti eseguì al pf. “Fogli d'album”, alcuni frammenti di proprie opere teatrali, e la composizione Musica per amici, per pf. e danzatore, la cui la parte venne affidata a Rocco Quaglia.

Anche il Conservatorio milanese si attivò per l'occasione. Nella Sala Puccini, infatti, l'”Ex Novo Ensemble di Venezia” eseguì musiche di Bussotti, in un concerto diretto da Alberto Caprioli e organizzato dall'ass. “Milano Musica”, coaudiuvata da Rai-Radio-Tre (1 ott. 2006).

Nel febbraio dell'anno successivo, il maestro fiorentino ricevette un invito dalle autorità californiane affinchè si recasse a San Francisco, dove era in programma una globale rassegna dedicata alla sua arte. Nel corso delle varie serate concertistiche e mondane in suo onore, Sylvano ebbe il piacere di conoscere personaggi di spicco del panorama artistico ed intellettuale americano. Agli appuntamenti musicali fecero seguito incontri, conferenze, mostre fotografiche, che illustravano ampiamente l'operato del poliedrico artista italiano. In quei giorni di particolare intensità, Bussotti ebbe modo di constatare l'eccezionale bravura e preparazione di esecutori ed interpreti: “Ho trovato interpreti assolutamente straordinari, che hanno eseguito la mia musica magnificamente!” fu il suo primo commento quando rientrò in Italia.

Incentivato da un forte interesse per la letteratura russa, in particolare quella di Lev Nikolàevič Tolstòj, ispirato da quest'ultimo, nel 2008 Bussotti compose “Lev, per uno spettacolo tolstojano”, opera visiva di collage e mista su carta. Nello stesso anno venne alla luce anche Lev, letture drammatiche da Tolstoj, Čaikovskij, Puccini, Piero Santi; seguì la Partitura di Tolstoj ragazzo, composizione per piccolo coro a cappella, ultimata nel 2011. Dal 2008 in poi, l'attività artistica del maestro fiorentino si è notevolmente intensificata, toccando tutti gli ambiti che gli sono propri: a Bussotti, nel 2010, si deve la regia, le scene e l'ideazione dei costumi per il “Pierrot lunaire” di Arnold Schoenberg (Milano, T. dal Verme); ancor più importante, fu la ripresa di pagine musicali di Carattere religioso, scritte nel periodo adolescenziale. Nel 2011 il maestro rivisitò un'Ave Maria, un paio di mottetti e un Te Deum scritti nell'immediato dopoguerra e che, solo ora, fanno parte di un ciclo dal titolo Musica Sacra.

Un'altra realizzazione in questo ambito, risalente al 1948 ed elaborata nel 2011, è Preghiera di San Giovanni, pagina per grande orchestra, tratta da una sacra rappresentazione del 1200, che diede ispirazione anche a Tre Arcangeli – Arcangelo Gabriele, A. Michele e A. Raffaele - composizione liturgica per un Attore e pf. del 2008.

In questi anni fiorirono le iniziative per celebrare l'arte del maestro fiorentino. Tra febbraio e marzo del 2010, venne organizzato nel Capoluogo toscano un grande ciclo di eventi, denominato “Firenze per Bussotti”, durante il quale, per un mese, ebbero luogo mostre, concerti, spettacoli e filmati. Nello stesso periodo, a sostegno di queste manifestazioni dedicate all'opera omnia bussottiana, Rete Toscana Classica mandò in onda cinque puntate, a cadenza settimanale, in cui vennero raccontati i momenti più significativi del percorso artistico del maestro. Non bisogna, inoltre, dimenticare l'importanza di quel particolare “Gemellaggio” tra Bussotti e Beethoven, avvenuto il 21 Dicembre 2011, in occasione del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia e dell'apertura di un nuovo Teatro lirico a Firenze con strutture all'avanguardia, in grado di mandare in scena le più complesse rappresentazioni. L'inaugurazione tenne “a Cartello” la beethoveniana “Ouverture n.3 da Leonore”, Genenliebe (Amore ricambiato), composizione per orch., commissionata a Bussotti dalla Fondazione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, e, in chiusura, la celeberrima Sinf. n° 9 op. 125 di Beethoven, diretta da Zubin Metha.

Considerato ovunque una delle menti artistiche più versatili al mondo, oggi Bussotti potrebbe, a ben ragione, ritenersi appagato di ciò che ha saputo creare con la sua inesauribile e poledrica immaginazione. Mai come in questo caso, tuttavia, il condizionale è d'obbligo! Questo Maestro, infatti, ha sempre dimostrato, in ogni ambito creativo, una ferrea volontà d'intenti e una sfrenata esigenza del compiuto, che fanno di lui un "artista senza barriere".

Pittore e disegnatore per influenze parentali, regista, scenografo, attore e costumista per doti acquisite con l'esperienza, solo la musica fu l'arte che Bussotti volle studiare sistematicamente, dagli albori della Polifonia al nostro tempo. Figura del tutto originale, questo maestro si distingue da gran parte dei suoi colleghi contemporanei per il coraggio delle proprie scelte. Infatti, anche se avviato alla Dodecafonia da un gigante quale fu Dallapiccola e, sia a Parigi che a Darmstadt, avesse conquistato l'ammirazione del Gotha musicale contemporaneo (Boulez, Deutsch, Metzger, Stockhausen, Cage), Bussotti non esitò ad accantonare la musica seriale per intraprendere lo studio di tecniche sia tradizionali che dell'avanguardia estrema o, addirittura, inesplorate. Il distacco non fu traumatico e non provocò in lui il minimo ripensamento. Con un'inedita ed ardita "consapevolezza sintattica", nel 1958, il maestro iniziò a redigere il proprio “Catalogo ufficiale”, in cui sono inserite partiture, che richiedono all'interprete un processo di decodificazione non solo sonora ma anche gestuale. Questa proposizione fonico-visiva, supportata da una notazione plastica, acquisisce valenza simbolica attraverso una scrittura criptica, che rimane indipendente dal punto di vista grafico, per diventare elemento costitutivo del processo musicale.

Fin dai primi anni Sessanta, con l'appellativo “Gran reazionario della Nuova Musica”, Bussotti si accinse ad una ricognizione affatto personale dello Spettro sonoro, volta ad una sensualità protesa allo sviluppo tematico dell'”Eros”. Percepito come momento altamente esaltante, che ebbe i suoi podromi nelle “Pièces de chair II”, l'erotismo musicale ebbe il suo apice in un secondo momento, nell'opera di teatro totale “La Passion selon Sade”. Qui Bussotti delega ai fonemi, al costrutto delle parole, ai contenuti testuali, alla programmazione del gesto e alle varie possibilità di interpretare la partitura, quel senso di intrigante ambiguità che domina l'intera opera. Inoltre, in “Passion”, musica e azione non si compenetrano, ma si inseguono in circolare sequenza: gli strumentisti assumono il ruolo di attori e gli strumenti musicali vengono trasformati in attrezzi di scena; la gestualità, che non era mai stata oggetto di una vera e propria codificazione, ora svolge una funzione che prima era stata assegnata al testo verbale. In questa nuova Idea di Teatro, che esonda dalla tradizione occidentale, l'azione non si costruisce più intorno al testo, anzi, quest'ultimo ora qui tende a scomparire o a ridursi ad un mero concetto simbolico.

A partire dal 1967, anche la regia cinematografica entrò a far parte delle attività di Bussotti. L'esordio avvenne con Rara (film), lungometraggio girato prevalentemente a Roma e composto da due parti (in bianco e nero e a colori), completamente prive di audio, che vogliono evocare momenti, personaggi, circostanze, in una sorta di autobiografia del maestro fiorentino. L'anno successivo fu la volta di Solo, un film in bianco e nero, girato per la televisione svedese, e Cinque frammenti all'Italia che, oltre essere un brano per Sestetto vocale Misto a Cappella, è anche il titolo di un film televisivo, questa volta a colori, diretto da Bussotti ad Amburgo.

Grazie ad una insaziabile ricerca d'originalità, anche quando le avanguardie, alla fine degli anni Sessanta, imboccarono un incontrovertibile stato di crisi, Bussotti ne uscì indenne, lasciando destreggiare il suo spirito libero in ogni ambito artistico.

La produzione artistica di questo maestro, proprio perchè si dirama in mille direzioni, è sterminata. Tuttavia le opere più significative sono state menzionate. Ad esse si può, di buon diritto, aggiungere Il Rosa e il Nero, musica di scena per l'omonimo spettacolo di Carmelo Bene (1966); Luthero, musiche di scena per il Dramma John james Osborne (1967); i 5 Concerti grossi all' Ara degli ulivi (2001-2002); Genliebe, per Orchestra (2011); Linea d'orizzonte con tastiera poetica per 2 v. tenori, coro virile e orch. (2006-2007). Riguardo alle opere letterarie sono da ricordare I miei teatri (1982); Musica e moda nei costumi di Sylvano Bussotti (1984); Letterati ignoranti (Quaderni di Barbablù 1986); Lettura del Tieste da Seneca (1996); Non fare il minimo rumore (1997); Disordine alfabetico (2002). Impossibile citare tutte le opere visive dell'artista fiorentino, anche perchè il Catalogo è in continuo aggiornamento. Quasi tutte realizzate ad inchiostro o china su carta o con la tecnica del collage, di queste opere si ricordano le giovanili Pinocchio, copertina del libro, inch. su carta (1942); Ballerino senza testa, china su carta (1954); Il ballerino inglese, china su carta (ivi); Auto-ritratto, inch. su carta (1956); Autoritratto, coll. su carta (1959). Seguono le più recenti Più che completamente nudo, china su carta (1960); Disegno sonoro/musica disegnata, china su carta (1964); La Passion selon Sade, bozzetti e figurine, china su carta (1968); Petrouschka, bozzetto, misto su carta (da Igor Stravinskij, 1971); L'occhio ardente, china su carta (1993); Il macellaio, mista su carta (1997); La befana, assemblage su legno (2000); Uomo e Uoma - lo sposalizio bicefalo, collage e mista su carta (2002).

Per la costante ed indefessa applicazione, che pone questo maestro tra i grandi del Mondo artistico contemporaneo, premi e riconoscimenti gli vennero copiosamente attribuiti.

E' tutt'ora membro effettivo dell'Accademia Naz. S. Cecilia di Roma e dell'Accademia Filarmonica Romana, Socio onorario degli Amici della Scala, Commandeur dans l'Ordre des Arts e des Lettres de France e Cavaliere dell'Ordine di Mark Twain. Ha ricevuto 3 Premi SIMC (Soc. It. Mus. Contemp.), il premio Toscani d'Oggi, il premio all'Amelia della Biennale di Venezia, il Puccini International Award, il premio “Galeone d'Oro” Città di Pisa, il premio Positano per la danza, la cittadinanza onoraria della città di Rouen, ed altre importanti onorificenze.