Compositore e Pianista.
Personaggio eccentrico, uno dei fondatori del Movimento impressionista, quando occorse seppe assumere estremo Rigore compositivo e grande autocritica sul suo Operato.
Satie predilisse le forme di brevi dimensioni ma, non per questo, prive di espressività.
Anche se non corposa, la sua produzione si ramifica in tante pregevoli forme destinate sia al genere vocale che strumentale soprattutto al pianoforte.
(E.-Alfred-Leslie)
Nato il 17 maggio 1866 ad Honfleur, comune francese situato nel dipartimento del Calvados, (Bassa Normandia), da Alfred Satie, agente marittimo, e Jane Leslie Anton, donna di origini scozzesi.
Quando il bimbo ebbe quattro anni, suo padre, con la famiglia, si trasferì a Parigi dove svolse l'attività di traduttore. In seguito, rimasto vedovo, egli affidò il figlio ai propri genitori che abitavano ad Honfleur. Fu qui, nella cittadina normanna, che Erik apprese i primi rudimenti musicali con Gustav Vinot, un organista del luogo.
Dopo la morte della nonna paterna nel 1878, il ragazzo tornò a vivere a Parigi con il genitore, il quale, su raccomandazione di Vinot, lo iscrisse al Conservatorio della Capitale, nelle Classi di Emile Decombes (pf.), di Albert Lavignac (solfeggio) e di Antoine Taudou (armonia). Tuttavia, il rigido clima accademico dell'Istituto si rivelò poco adatto al carattere ribelle di Erik, che, spinto dal desiderio di viaggiare, preferì abbandonare gli studi ed arruolarsi nell'Esercito. Dopo qualche tempo, tuttavia, si accorse che anche la vita militare non gli era confacente, ragion per cui, con uno stratagemma (si era deliberatamente procurato una bronchite), riuscì a farsi riformare.
Nel 1887, in veste di “Artiste”, Satie andò ad abitare a Parigi, nel Quartiere di Montmartre. In questo periodo si legò da profonda amicizia con il poeta Patrice Contamina, aderì per qualche tempo al Movimento misteriosofico della Rose-Croix, capeggiato da Josephine Péladan (1890-92). In seguito Eric fu pianista allo storico cabaret “Chat Noir”, dove conobbe Debussy ed iniziò a comporre Trois Gymnopédies: i primi “Pezzi” antiformalistici per pf., ispirati agli omonimi Ludi sportivi dell'Antica Grecia.
Sullo slancio del fervore religioso, Satie creò anche una propria Chiesa: l'Église Métropolitaine d'Art de Jésus-Conducteur, attraverso la quale sferrò feroci anatemi contro gli asserviti alla corruzione e alla speculazione ai danni del proletariato. Benché di nobili intenzioni, l'iniziativa dovette essere abbandonata per mancanza di seguaci.
Nel 1893, Satie intraprese una relazione sentimentale con la pittrice Suzanne Valadon senza mai giungere al matrimonio. In questi anni, pervaso da un forte misticismo, egli scrisse la Messe des pauvres (Messa dei poveri, 1895) e, successivamente, andò a vivere nel quartiere industriale parigino Arcueil (1898), dove trascorse, in solitudine, gran parte della vita.
Nel 1905, oramai quarantenne, questo eccentrico artista, dal sapore bohemien, decise di riprendere lo studio della Musica, soprattutto la Tecnica del contrappunto alla “Schola Cantorum”, dove si diplomò nel 1908 sotto la guida di Vincent d'Indy e di Albert Roussel.
Diventato Compositore a tutti gli effetti, Satie visse il suo periodo più fecondo tra il 1909 e il 1917, anni in cui compose una lunga serie di “Pezzi” per pianoforte, dai titoli stravaganti come le Nouvelles pièces froides (Nuovi pezzi freddi 1910); i Quatre préludes flasques “pour un chien” (Quattro preludi flaccidi “per un cane” 1912); Descriptions automatiques (Descrizioni automatiche) e Embryons desséchés (Embrioni essiccati 1913). A tutto ciò si aggiunsero le musiche del Balletto Parade, su testo dell'amico poeta Jean Cocteau e con Pablo Picasso in qualità di sceneggiatore. Eseguito dai “Ballets Russes” del grande coreografo Sergej Djaghilev, la rappresentazione provocò un grande scalpore, che contribuì ad aumentare notevolmente la fama di Satie (Parigi, Théatre du Châtelet 18 maggio 1917). Dal 1917 in poi, l'eccentrico musicista francese prese contatto con gli esponenti più significativi delle correnti artistiche d'inizio Novecento (Cubismo, Surrealismo, Dadaismo) e provò un'aperta avversione per ogni forma musicale appartenente al passato, che egli stesso definì “Musique qui n’a pas besoin d’être écoutée” (musica che non occorre ascoltare). Considerato dai compositori del celebre gruppo “Les Six”, le “Bon Maître”, nel 1923 Satie radunò attorno a sé la cosiddetta “Ecole d'Arcueil”, della quale fecero parte Henry Sauguet, Maxim Jacob, Roger Désormière e Henry Cliquet-Pleyel.
Nella primavera del 1925, per il manifestarsi di una grave necrosi epatica, Satie dovette abbandonare ogni attività; consigliato dagli amici, lasciò anche Arcueil e si stabilì all'Hotel Istria di Montparnasse, dove morì il I° luglio di quell'anno.
Tra gli Storici è opinione comune che Satie fu un provocatore, un avventuriero dell'Arte in costante opposizione con il Romanticismo ed il Neo-wagnerismo, allo scopo di restituire alla Musica francese le sue caratteristiche nazionali. A causa del temperamento irriverente verso la “Tradizione”, questo “bizzarro” musicista giunse ad intuizioni molto ardite che riguardano l'armonizzazione, il ritmo e il concetto stesso di composizione musicale.
Secondo il pensiero di Satie, infatti, l'Impianto tonale rappresentava un vincolo alla fantasia di un compositore, e anche l'aspetto formale doveva essere evitato, in quanto elemento coercitivo sulla libera espressione artistica. Ma quanto appena detto non esaurisce la conoscenza della personalità di Satie. Prima di arrivare alle sopraccitate conclusioni, egli si rimise a studiare la tecnica contrappuntistica con umiltà e diligenza e, da compositore, adottò sempre un grande senso di autocritica, presente, soprattutto, nel dramma sinfonico Socrates, tratto dai “Dialoghi” di Platone, dove le intemperanze di Satie lasciano il posto al rigore formale, ad uno stile severo, pur restando altamente espressivo ed emozionante.
Amante delle "piccole forme", la preminenza che questo compositore diede al pianoforte influenzò notevolmente Debussy, in modo particolare sulla scelta di alcune soluzioni armoniche e sul ritorno alla modalità, elementi questi che gli permisero di gettare le basi del movimento impressionista francese.
Satie fu, indubbiamente, un personaggio eccentrico e gran parte della sua notorietà è dovuta ai suoi atteggiamenti estremamente originali. Ad Arcueil abitò in un appartamento che egli amava definire “l'Armadio”, composto da due camere: egli ne usava una sola, mentre l'altra restava sempre chiusa a chiave. Quando, alla morte di Satie, fu aperta, venne trovata una pregevole collezione di ombrelli, che il compositore non usò mai. Estremamente raffinato nell'abbigliamento, egli amava sfoggiare completi di velluto scuro, che possedeva in gran numero, tutti uguali. Tra le tante idee fisse, Satie aveva quella del numero 3, un'autentica ossessione che riversò nei cicli delle sue realizzazioni: 3 Sarabandes (1887); 3 Gymnopédies (1888); 3 Gnossiennes (1890); 3 Sonneries de la Rose-Croix per Tromba e Arpa (1892); 3 Morceaux en forme de poire (1903); 3 Petites Pièces montées per orch. (1919) ecc.
Per il Teatro scrisse 4 Opere: Prélude de la porte héroïque du ciel, dramma esoterico su testo di Jules Bois (1891); Pousse l'amour (Coco chérì), un'Operetta rappresentata a Montecarlo nel 1913, ma andata perduta; Geneviève de Brabant (Opera per Marionette, 1899) e Le piège de Méduse, su libr. proprio, 1913). Per il Balletto, oltre al già citato “Parade”, occorre ricordare Mercure (Parigi 1924), Relâche, in due Atti, con l'Inserto cinematografico “Entr' act” di René Clair (Parigi 1924) e Jack-in-the box (1899), pantomima rappresentata postuma in forma di Balletto (Parigi 1926).
All'Orchestra, Satie dedicò la trascrizione di En habit de cheval, composiz. per pf. a quattro mani (1911); la fantasie serieuse Labelle excentrique, per orch. di Music-hall (1920); Je te veux Tendrement, e La diva de l'Empire, composizioni per voce e orch. scritte tra il 1897 e il 1900.
Seguono alcune composiz. cameristiche, tra le quali Danse, per fl. 2 cl. timpani e arpa (1890), le Musique d'ameublement, per Pf. 3 Cl. e Trombone (1920), i già citati Lavori “3 Morceaux en forme de Poire”; la “Messe des pauvres” e Chose vues à droit et à gauche (sans lunettes): Cose viste a destra e a sinistra (senza occhiali).
Per pf., infine, sono da annoverare una ventina di Composizioni in varie forme (sarabande, passacaglie, sonate, valse ballet) ed un altrettanto numero di lavori per voce e pf.; varie Liriche sottoforma di "Melodie accompagnate"; Chanson ed Elégie, su testi propri e di altri autori.