Considerato uno dei grandi compositori francesi, il successo internazionale arrivò tardivo e grazie alla sua Opera teatrale Carmen, anche se dimostrò, fin dagli inizi, spiccate attitudini in ogni genere classico-musicale ed operistico.
(Alexandre-César-Léopold)
Unico figlio di Adolphe-Armand e di Aimée-Marie Delsarte, entrambi musicisti, George Bizet nacque a Parigi in rue de Tour d'Auvergne il 25 ottobre 1838 e, appena quattrenne, ricevette i primi rudimenti musicali dai suoi genitori.
Vista l'indubbia predisposizione artistica, a nove anni iniziò lo studio del pianoforte con il famoso concertista Antoine François Marmontel, poi, l'anno successivo, nonostante la giovane età, venne ammesso al Conservatorio di Parigi, ove apprese la tecnica della composizione e del contrappunto da Pierre-Joseph Zimmermann e, alla morte di quest'ultimo, da Jean-François Halévy.
I frutti del lavoro dei due illustri insegnanti non si fecero attendere. Nell'autunno del 1855 il giovane Bizet scrisse la sua prima sinfonia (in do magg.) e, l'anno successivo, vinse il secondo premio al “Prix de Rome”, attirando su di sé l'attenzione generale. Le promettenti aspettative furono puntualmente confermate nel 1857, con l'attribuzione del primo premio di questo prestigioso Concorso, con la Cantata Clovis et Clotilde. Nel frattempo era già stato rappresentato il suo primo lavoro teatrale: un'operetta in un atto, con la quale Bizet partecipò ad un Concorso organizzato da Jacques (Jacob) Offenbach, occasione in cui gli fu riconosciuto il Primo premio (ex-aequo con Charles Lecocq) per l'Operetta Le Docteur Miracle.
Il “Prix de Rome” consentì a Bizet di soggiornare tre anni a Roma (1857-1860), la città che amava maggiormente dopo Parigi. In Italia egli compose un Te Deum, abbozzò alcuni lavori, tra i quali l'opera su libretto italiano Don Procopio e l'ode sinfonica Vasco de Gama, poi, dopo aver rinunciato ad una permanenza di un anno in Germania, nell'Autunno del 1860 il ventiduenne compositore tornò in patria.
Nella Capitale francese Bizet avviò un'intensa attività professionale, componendo soprattutto per il teatro d'opera, mantenendosi con l'insegnamento, con lavori di riduzioni pianistiche di opere liriche, e in qualità di pianista accompagnatore durante le prove dei cantanti in alcuni teatri cittadini. Nonostante le eccezionali doti di virtuoso della tastiera, lodate anche da Listz, egli non intraprese la strada del concertismo, in quanto non volle mai suonare in pubblico per via del suo carattere riservato, alquanto insofferente alle platee degli auditorium. Ben altra cosa fu la prolifica vena artistica di Bizet nei confronti del ieatro musicale.
Nella Primavera-estate del 1863 compose l'Opera in tre atti Le pêcheurs de perles (I pescatori di perle), accantonando altri lavori, quali l'Opera comica La gluza de l'emir (risultata irreperibile) e l'Opera drammatica in 5 Atti Ivan IV, la cui partitura fu trovata, quasi completa, negli archivi del Conservatorio parigino dopo la morte dell'autore.
“Le pêcheurs de perles” venne rappresentata, con buon favore di pubblico, il 30 settembre 1863 al T. Lyrique di Parigi; tuttavia, l'opera fu attaccata dalla critica che la definì, senza mezzi termini, una rozza imitazione della musica wagneriana. Per nulla demoralizzato, su consiglio di Léon Carvalho, fondatore e direttore di questo teatro, Bizet riprese a lavorare alla partitura dell'”Ivan IV”; il progetto, per questioni finanziarie, non riuscì a decollare e, visto il nulla di fatto, Bizet propose il lavoro all'”Opèra “, che, a sua volta, lo rifiutò. Bizet, costantemente alle prese con problemi finanziari, dovette allora adattarsi alla realizzazione di lavori minori, in ambito pianistico. Sua è la Serie dei 5 Quaderni di trascrizioni operistiche per pf., intitolati Le pianiste chanteur del 1865; così come, appartengono allo stesso periodo, le Trois esquisses musicales e Chants du Rhin: questi ultimi consistono in 6 Lieder pianistici ispirati ai Poemi di Joseph Méry, noto drammaturgo e giornalista francese.
Il favore di pubblico e di critica arrivò con La jolie fille de Perth, opera in quattro atti su libretto di J.H Vernoy de Saint-Georges e di Jules Adenis. Rappresentata al T. Lyrique il 26 dic. 1867, essa fu l'unica realizzazione teatrale per la quale Bizet, nel corso della sua breve vita, poté contare su un unanime consenso. Il 1867 fu anche l'anno nel quale il maestro francese, dopo una brevissima esperienza come critico musicale, partecipò al concorso indetto dagli organizzatori dell'Esposizione Universale di Parigi, ma il primo premio venne aggiudicato a Camille Saint-Saëns che si era presentato con la cantata per coro e orchestra Le nozze di Prometeo.
In questo periodo di creatività, Bizet ottenne maggiori soddisfazioni in una copiosa produzione pianistica e da camera; lavorò intensamente sulle Grandes variations chromatiques de concert, sul celebre Nocturne in re magg. e sulla Sinfonia in do magg. Souvenir de Rome, che un pubblico discordante accolse, al Cirque Napoléon, con fischi e applausi (28 febb. 1869). Iniziata nel 1860, a seguito di questo divergente debutto, questo capolavoro, dedicato all'orchestra, fu riveduto nel 1871 ed acquisì il titolo definitivo di “Roma”.
Il 3 giugno 1869, Bizet sposò Geneviève Halévy, figlia del suo vecchio insegnante e, dopo il matrimonio, collaborò al completamento di “Noè”, un melodramma biblico composto dal suocero, che non venne mai rappresentato, poiché il Théâtre Lirique fallì quando la Francia entrò in guerra contro la Prussia. In questo periodo (1868-70), almeno dieci furono i progetti teatrali iniziati da Bizet; di questi, l'unico che riuscì a portare a termine fu l'Opera in tre atti “La couple du roi de Thulé”, scritta appositamente per un concorso indetto dal Théâtre dell'Opèra, un tentativo che, però, non sortì l'esito sperato. Nel 1869, al maestro francese si presentò un'ennesima occasione: Camille Du Locle, nuovo direttore dell’Opéra-Comique, gli propose di rinverdire la stagione operistica del suo teatro con nuovi lavori. Immediatamente Bizet iniziò a musicare due libretti, “Clarissa Harlowe” e “Grisélidis”, forniti rispettivamente dai drammaturghi Philippe Gille e Victorien Sardou; ma, ancora una volta, l'evento bellico franco-prussiano mise fine ai progetti del compositore francese.
Al Conflitto Bizet partecipò, come accadde a Saint-Saëns, arruolandosi nella Guardia Nazionale; tuttavia egli, a differenza del secondo (anche fin troppo bellicoso), reagì diversamente.
In una desolata lettera all'amico e allievo Edmont Galabert si espresse così: “… Caro amico, non posso descriverti la tristezza in cui mi gettano tutti questi orrori! So bene di essere francese, ma non posso dimenticare del tutto di essere un uomo...”
A seguito di questi tragici avvenimenti, che costarono alla Francia sessantamila caduti e la perdita dell'Alsazia e della Lorena, la vita musicale nel Paese d'Oltralpe stentò notevolmente a riprendersi e Bizet, di conseguenza, dovette ripiegare (come tanti suoi colleghi) su produzioni meno impegnative dal punto di vista organizzativo. Infatti egli lavorò assiduamente, portando a termine la partitura cameristica delle musiche di scena per L'Arlésienne di Alphonse Daudet; compose la serie di 12 Pezzi per due pf. Jeux d'enfant, e, per un breve periodo, dovette adattarsi alle mansioni, sia pur prestigiose, di maestro del coro dell'Opèra (1871).
Nel frattempo la situazione musicale francese andava normalizzandosi. Dopo aver composto l'Opera comica Djamileh (su libr. di Louis Gallet, 1871), che suscitò aspri contrasti di critica al T. Opéra-Comique (22 magg. 1872), e l'Operetta in 1 atto Sol-si-re-pif-pan (su libr. di William Beltrand Busnach - 16 nov. 1872), Bizet, su commissione del direttore Du Loc, mise in atto il suo capolavoro operistico: Carmen. Le 1200 pagine della partitura di questa Opéra-Comique vennero scritte di getto, nell'estate 1874; non altrettanto rapida fu, invece, la stesura del libretto che, scelto dallo stesso Bizet, incontrò parecchi contrasti tra i due suoi autori: Henri Meilhac e Ludovic Halévy, figlio dello scrittore Léon, e nipote del compositore J.F. Halévy.
Nel corso delle prove, ostacolate da una miriade di imprevisti, Bizet cercò di opporsi alle continue lamentele da parte del coro e dei cantanti, che trovavano di difficile esecuzione le parti a loro assegnate. Persino il direttore artistico Du Locle, che aveva sempre riposto grande fiducia nel maestro francese, ora provava seri dubbi sul buon esito dell'opera in corso e questo incise notevolmente sullo stato psichico del suo autore.
Il debutto di “Carmen”, avvenuto il 3 marzo 1875 al Teatro dell'Opèra-Comique, fu disastroso, stroncato da una critica implacabile che ritenne la trama piena di oscenità, e la parte musicale una “Cacofonia”, priva di spessore drammatico e di qualità melodica. Anche il pubblico si dimostrò abbastanza freddo ed insensibile; tuttavia il lavoro continuò ad essere replicato per circa quattro mesi. Grazie ad una parziale riabilitazione avvenuta nel tempo, l'opera varcò i confini nazionali e, con alcune modifiche apportate, fu accolta all' Opera di Vienna da lusinghieri consensi (23 ottobre 1875). Purtroppo Bizet non poté essere presente all'evento, in quanto il 3 giugno morì nelle prime ore del mattino a Bougival, piccola cittadina della regione de l'Île de France, dove si era recato per ritemprarsi da una grave malattia reumatica e da un profondo deperimento psicologico, causato da problemi coniugali e dalla cocente delusione per l'insuccesso della sua maggiore opera teatrale.
I familiari non fornirono mai esaurienti spiegazioni sulle cause del decesso, e ancor oggi studiosi e biografi sostengono diverse opinioni. Nonostante il referto del medico legale riferisca che la morte sia dovuta ad un "arresto cardiaco", a sua volta provocato da un violento attacco di angina, un amico di Bizet, che vide il corpo poche ore dopo il trapasso, notò tracce di sangue sul capo del maestro, che fecero nascere l'ipotesi del suicidio.
I funerali si svolsero a Parigi il giorno 5 Giugno, nella Chiesa della Trinité a Montmartre, ove furono presenti quattromila persone. La Salma fu poi trasportata al Cimitero di Père Lachaise, dove tutt'ora riposa.
Bizet ebbe sempre una chiara consapevolezza della sua forte predisposizione verso il teatro musicale, genere di intrattenimento in cui appaiono valorizzate, al meglio, le eccezionali qualità melodiche e la perfetta padronanza dell'Orchestrazione, doti che consentirono a questo compositore, nonostante molte opere siano rimaste allo stato di progetto, di incidere sull'evoluzione del teatro operistico europeo, in particolar modo quello francese ed italiano.
Il rilevante numero di lavori iniziati, ed in seguito abbandonati (circa trenta), sono la dimostrazione tangibile di un ineluttabile timore psicologico di fallire artisticamente agli occhi della critica e del grande pubblico. Per sottrarsi a queste paure interiori, Bizet commise sovente l'errore di compiacere in ogni modo, anche a costo di avventurarsi in ambiti artistici a lui non congeniali o di parafrasare, lo stile compositivo di altri maestri in quel momento in auge, come Wagner, Verdi e Gounod.
Pur essendo, con ogni probabilità, il migliore operista francese del suo tempo, Bizet non ebbe l'opportunità di avvalersi di librettisti all'altezza del suo genio. Ciò appare evidente nell'Opera “La jolie fille de Perth” e, soprattutto, nell'”Ivan IV”: Un Grand-Opéra, ricco di spumeggianti pagine musicali, ma ottenebrate da un libretto tortuoso, complicato, poco aderente alle brillanti invenzioni melodiche del maestro francese.
Per quanto riguarda le influenze subite da altri compositori, i suoi due primi lavori teatrali (Le Docteur Miracle e Don Procopio) dimostrano un chiaro orientamento verso lo stile italiano di Rossini, per ricchezza melodica, e di Donizetti, per scrupolosità formale.
La costante sfiducia nel proprio grande senso lirico, portò Bizet ad assumere, come modelli artistici, compositori come Gounod e Meyerbeer i quali, senza dubbio, avrebbero dovuto imparare da lui. Di questo, i posteri si accorsero subito. Richard Strauss sovente raccomandava ai suoi allievi: “Se volete apprendere la Tecnica della Strumentazione, non studiate le partiture di Wagner, ma quella di “Carmen”.
La produzione musicale di Bizet include esclusivamente il Teatro d'opera, le Composizioni per orchestra, quelle Corali e quelle per pianoforte.
Delle 14 Opere, solo la metà sono state portate a termine, le rimanenti risultano incompiute o distrutte, forse dall'autore stesso.
All'Orchestra egli dedicò 3 Sinfonie, delle quali una distrutta; 2 Ouvertures, di cui “Patrie” è l'unica rimasta (1873); la petite Suite Jeux d'enfants (versione orch. degli omonimi “Jeux d'enfants” per pf. a 4 mani); la già citata “L'Arlèsienne”: Suite dalle musiche di scena per il dramma di Daudet (1872), e la “Marche funèbre” in si min (1868-69).
Tra le composizioni corali emergono la Cantata Clovis et Clotilde (vincitrice al Prix de Rome), e l'Ode sinf.” Vasco de Gama”; mentre di minore importanza appaiono i Choeur d' etudiants per coro masch. e il Cantico per coro e orch. La mort s'avance.
Per il pianoforte, infine, oltre alle composizioni citate precedentemente, una particolare menzione va al Grand valse de concert in Mi bem. scritto nel maggio del 1854.