Per via di una mediocre preparazione compositiva ed una discussa abilità strumentale, Berlioz fu sempre alquanto critico nei confronti delle convenzioni tradizionali senza, tuttavia, impedirgli di rappresentare una perfetta congiunzione tra l'Ideale romantico e le posteriori circostanze artistiche tardo-romantiche.
(Louis-Hector)
Figlio di un medico originario dell’Alta Savoia, Hector Berlioz nacque il 9 dicembre 1803 a La Côte-Saint-Andre Isère e, caso pressoché unico nella Storia dei compositori, egli non fu suonatore di alcun strumento musicale, fatta salva la chitarra e il flauto diritto, appresi in modo superficiale con l’aiuto di insegnanti occasionali.
Questa mancanza di cognizioni relative alla musica è imputabile al padre di Hector il quale, contrario alla vocazione musicale del figlio, si impose fermamente per indirizzarlo alla professione di medico. Attraverso gli studi umanistici, che si conclusero con l’esame di maturità conseguita al liceo di Grenoble, il giovane conobbe gli Autori classici della letteratura francese e latina, tra cui La Fontaine e Virgilio, che diventerà, poi, nella maturità, il suo poeta preferito.
Nell’ottobre del 1821, poco più che ragazzo, Berlioz lasciò la natia Savoia per studiare Medicina a Parigi, cosa che fece senza alcun entusiasmo, dal momento che la sua partecipazione alla vita universitaria durò circa un anno, fino al trimestre accademico ottobre-dicembre 1822. Abbandonati definitivamente gli studi e rotti i rapporti con la famiglia, egli iniziò a praticare gli ambienti artistici della Capitale con la ferma volontà di dedicarsi completamente alla musica. Durante le sue frequentazioni agli spettacoli teatrali dell’Opéra, lo affascinarono, in modo particolare, le Opere di Gluck, Salieri e Spontini, delle quali studiò a fondo le partiture quando venne accolto al Conservatorio cittadino nel 1826.
In questo istituto, Berlioz si distinse negativamente per l’inadeguata preparazione musicale, le cui carenze armoniche lo condizioneranno per tutta la sua futura attività compositiva. Tuttavia, i suoi insegnanti, Reicha ma soprattutto Lesieur, intuendo le sue doti artistiche, gli dimostrarono una certa benevolenza e lo sostennero contro la forte avversione di Luigi Cherubini, a quel tempo direttore del Conservatorio.
In questo tormentoso periodo, Berlioz presentò il suo grande capolavoro musicale: la Symphonie fantastique, che sollevò non pochi entusiasmi, ma anche aspre critiche. Alla prima rappresentazione, eseguita al Conservatorio parigino il 5 dicembre1830, tra il folto pubblico spiccò la presenza di Franz Liszt, "nascente astro" del Pianismo europeo, il quale, favorevolmente impressionato, decise di trascrivere ed adattare l’opera per il pianoforte. Questa animata partecipazione di Berlioz alla vita musicale parigina fu attraversata da una tumultuosa vicenda sentimentale con Hariette Smithson, un'attrice irlandese, per la quale il compositore minacciò addirittura il suicidio e che, alla fine, sposerà nel 1833. Infervorato dai consensi della critica, nel marzo 1831 Berlioz si recò a Roma ove soggiornò per circa due anni (1831-32) con il desiderio di partecipare al prestigioso “Prix de Rome” di Villa Medici, ambito premio che vinse con la Cantata Sardanapale, dopo aver fallito il tentativo per ben due volte.
Durante il Periodo cosiddetto “Italiano”, Berlioz conobbe alcuni compositori di fama internazionale, come il tedesco Felix Mendelssohn e il russo Michail Glinka, i quali seppero infondergli l’energia necessaria per portare a termine vari lavori sinfonici rimasti incompiuti, come le ouvertures Le corsare, Rob-Roy, Roi Lear e il Melologo Lélio ou Le retourn à la vie, abbozzato prima del soggiorno romano.
Tornato in Francia, Berlioz, accanto all’attività di compositore, riprese quella di critico musicale, (iniziata anni addietro sulla Rivista “Le Corsaire”), pubblicando articoli spesso fortemente polemici e denigratori contro il versante più accademico del Conservatorio, attacchi sferrati con veemenza sulla rivista “Le Rénovateur”, sulla “Gazette Musicale” e, fino al 1863, sul prestigioso “Journal des débats”. Nonostante il buon successo ottenuto con la Sinfonia Fantastica e i lauti compensi provenienti dagli articoli giornalistici, la situazione economica di Berlioz continuò a mantenersi estremamente precaria per via delle elevate spese, in quanto dovette finanziare di propria tasca l’esecuzione della Sinfonia a programma Harold en Italie, per viola concertante ed orchestra (1834). La parte solistica della viola, Berlioz la dedicò a Niccolò Paganini il quale, pur non avendola mai eseguita, elargì al compositore francese la forte somma di 20.000 franchi, accompagnata da una lettera in cui lo proclamava erede diretto del genio di Beethoven.
Liberato dalla preoccupazione dei debiti e con un ingente capitale a disposizione, Berlioz si dedicò alla composizione con animo rasserenato, portando così a termine Roméo et Giuliette (1839), una sinfonia drammatica che aveva in serbo da anni e con la quale intendeva riscattarsi dal sonoro insuccesso della sua prima Opera teatrale Benvenuto Cellini, stroncata clamorosamente nel settembre 1838 all’Opéra di Parigi.
I buoni successi riportati dal suo ultimo Lavoro sinfonico, tratto dal dramma di Shakespeare ed elogiato anche da Wagner, spinsero Berlioz alla realizzazione di un’altra Sinfonia: La grande Symphonie funèbre et triomphale, per grosso organico bandistico, orchestra d’archi e coro, eseguita nel luglio1840 in onore dei caduti della Rivoluzione. Nonostante il successo di questa composizione che, quanto allo stile musicale, si rifaceva alla Grande Messe des morts, scritta precedentemente (1837), la svolta decisiva per la carriera di Berlioz avvenne in un secondo momento, nel 1842, con l’inizio di una lunga serie di Tournées all’estero. In quell’anno, infatti, egli si recò in Germania, a Lipsia, dove fu ricevuto calorosamente da Mendelssohn e da Schumann, mentre ad Amburgo e a Berlino un pubblico entusiasta gli riservò trionfali accoglienze.
Negli anni che seguirono (1845-47), l’attività musicale di Berlioz all’estero diventò predominante. In Austria, Boemia, Ungheria e, successivamente, in Russia, egli riscosse, nella maggior parte dei casi, ampi consensi, sia come Compositore, sia in qualità di Direttore d’orchestra, fama che si consolidò, in seguito, anche a Londra (1852) e di nuovo, lo stesso anno, in Germania, a Weimar, ove Franz Liszt organizzò un’intera settimana dedicata alle sue musiche.
Il Periodo delle lunghe Tournées all’estero coincise con i momenti più gratificanti della vita artistica di questo Maestro; le sue composizioni, a partire dal 1844, furono accolte senza alcuna riserva, in tutti i luoghi dove svolse la sua attività musicale. I suoi lavori, come l’ouverture Le Carnaval romain, la leggenda drammatica La Damnation de Faust, la trilogia sacra L’Enfance du Christ (L’infanzia di Cristo), e l’imponente Te Deum, per tre cori, organo e orchestra, furono affiancati dal celeberrimo Trattato di strumentazione per l’orchestra moderna, che costituì una guida sicura per parecchie generazioni di musicisti.
Nonostante i meriti artistici e gli alti riconoscimenti guadagnati all’estero, soprattutto in Germania, Berlioz, nel suo Paese natio (la Francia), non andò oltre un normale consenso. Nel 1851, alla morte di Spontini, egli aveva ben sperato di prendere il suo posto all’Accademia delle Belle Arti, ma gli fu preferito Charles L. Thomas. E anche quando, cinque anni dopo, la morte di Adolf C. Adam gli permise di succedergli alla direzione del Téâtre National, la sua opera Les Troyens, ispirata all’ Eneide di Virgilio, non venne accettata per le sue spropositate dimensioni.
Da questo periodo in poi, l’attività artistica di Berlioz si mantenne in equilibrio tra la pubblicazione di libri, recensioni critiche e trascrizioni, riduzioni di sue composizioni e di altri autori.
Da questa attività, indubbiamente minore, emerge solitaria la sua ultima Opera teatrale Béatrice et Bénedict, Opera Comica in due atti, su libretto proprio (tratto da “Molto rumore per nulla di W. Shakespeare), rappresentata per la prima volta il 9 agosto1862 al festival della cittadina tedesca di Baden-Baden. All’evento Berlioz partecipò come Direttore d’orchestra e fu un vero trionfo. Purtroppo una malattia intestinale che lo affliggeva da tempo e il dolore per la recente scomparsa della seconda moglie (la cantante Maria Recio) gli impedirono di assaporare il meritato successo. Rientrato in Francia, dopo qualche tempo Berlioz ebbe la soddisfazione di vedere rappresentata l’opera Les Troyens al Teatro Lirique (4 nov.1863), ma, per ottenere ciò, egli dovette, giocoforza, sopprimere i primi due atti.
Dal 1864 in poi, s’innescò in Berlioz un lento ma inesorabile declino delle capacità intellettuali e della forza impulsiva del carattere. In questo periodo tentò anche di recuperare un sentimento amoroso per un'amica di gioventù, alla quale si dichiarò disposto ad unirsi in matrimonio, ma, l’ormai anziana signora con benevola saggezza rifiutò la proposta. Stanco ed amareggiato, con la malattia che non gli dava tregua, Berlioz trovò ancora la forza di compiere tre tournées all’estero, in Austria, Germania e Russia poi, dopo aver appreso la notizia della morte dell’unico figlio in Messico, rientrò a Parigi e lì morì nella più completa solitudine l’otto marzo 1869.
I Tratti salienti della personalità artistica e del carattere di Berlioz lasciano intravedere un Compositore totalmente assorbito dalla convinzione di dover perseguire una missione, un ideale che lo portò a vivere la propria esistenza alla stregua di un’opera d’arte.
Egli non riuscì mai, neanche nei periodi più gratificanti, a comunicare apertamente con il pubblico, e, poiché fu restio ad accettare le condizioni musicali del suo tempo, a suo avviso impregnate di blanda consuetudine, si rivelò un acerrimo nemico di tutto quanto veniva stabilito ed uniformato dalla Tradizione. Per le sue composizioni, Berlioz impiegò spesso Organici strumentali e corali di enormi proporzioni che difficilmente le organizzazioni ordinarie furono in grado di procurargli. In alcuni casi egli dovette finanziare gli allestimenti di sua iniziativa, oppure attendere le grandi occasioni celebrative nazionali, come Funerali di stato, Esposizioni universali, Ricorrenze di vittorie, per vedere la loro rappresentazione. Per quanto riguarda l’orchestrazione, Berlioz fu un grande innovatore. Egli adottò, infatti, una scrittura orchestrale completamente inedita rispetto al passato, ideando nuovi effetti ed impasti sonori all’interno di partiture che, lo si può ben dire, costituiscono l’anello di congiunzione tra il sinfonismo beethoveniano e quello appartenente ai compositori del Periodo tardo-romantico, soprattutto di Liszt, Wagner e Richard Strauss.
La Produzione musicale di Berlioz non è molto vasta, a causa degli andamenti altalenanti della sua impetuosa esistenza. Pur avendo avuto una passione sfrenata per il Teatro, le sue opere sono soltanto tre e, in campo sinfonico, non viene superata la modesta cifra di 4 Sinfonie. Più consistente risulta invece la Musica vocale, dove appaiono numerose composizioni per Coro e Soli, Coro e Orchestra, Messe, Inni, Canti per una o più Voci soliste, accompagnati da vari Strumenti.