Dotato di incredibili capacità artistiche, la propria appartenenza al Mondo musicale classico, rappresenta un "caso unico" per via di una sua innata versatilità e spirito d'adattamento verso generi e stili diversissimi tra loro.
(propr. Jacob Gershowitz)
Secondogenito di Moische Gershowitz, Jacob nacque a New York, nel quartiere di Brooklyn, il 26 Settembre 1898. Suo padre, un emigrato ebreo proveniente da San Pietroburgo, nel 1890 giunse in America dove, quattro anni dopo, conobbe Rosa Bruskin, una giovane russa di origine israelita, che sposò nell'estate del 1895. Per la coppia gli inizi furono particolarmente duri. Moische, che nel frattempo aveva cambiato il proprio nome in Morris, per sbarcare il lunario si adattò a molti lavori, soprattutto dopo la nascita dei suoi quattro figli Israel (Ira), Jacob, Arthur e Francis.
II primo ad interessarsi di musica fu Ira, il quale, in seguito, oltre a collaborare alle più importanti composizioni del fratello George, diventò un apprezzato novellista, poeta e compositore.
Per il loro primogenito, i Gershowitz noleggiarono un vecchio pianoforte, ma fu Jacob a dimostrare un particolare amore per la Musica. Egli, infatti, dopo aver ascoltato alcuni lavori pianistici di Antonín Dvořák, si accostò allo strumento con la ferma intenzione di diventare un provetto musicista. Per qualche tempo, Jacob studiò con una certa Miss Green e con altri insegnanti occasionali. Poi, viste le lodevoli intenzioni, quando il ragazzo ebbe 13 anni, suo padre lo affidò a Charles Hambitzer, un solido pianista classico, il quale, oltre a trasmettergli una corretta impostazione (in verità mai perfezionata), gli fece conoscere le produzioni dei compositori contemporanei (soprattutto Debussy e Ravel) e quelle “romantiche” di Schumann, Chopin e Liszt.
Abbandonati gli studi commerciali, grazie all'interessamento di Hambitzer, nel 1915 Jacob ottenne un posto di pianista presso la Casa editrice di musica leggera Remick, in qualità di “Song plugger”, cioè con il compito di accompagnare le audizioni dei vari cantanti, che si presentavano in cerca di successo. Messosi in luce nell'ambiente musicale newyorkese con la pubblicazione della sua prima canzone When you want'em you cant't got'em, Jacob mutò il proprio nome in “George”; quanto al cognome, suo padre l'aveva già americanizzato in “Gershwin” da qualche anno.
Lasciata la “Remick” nel 1916, l'anno successivo il giovane George riuscì a far pubblicare due sue nuove Canzoni, Since I found you e Ragging the Traumerei. Interpretati dalla celebre cantante Vivienne Segal in un Concerto tenutosi al City Theater di New York, i brani suscitarono l'attenzione di Max Dreyfus, direttore della più importante Casa di produzione di Tin Pan Alley Street, Crocevia del business musicale newyorchese.
Viste le grandi potenzialità di Gershwin nell'ambito del Varietà, l'abile imprenditore gli propose un regolare stipendio affinché egli potesse dedicarsi esclusivamente alla composizione. In quel periodo, per il Musical “Ladies first”, George compose la canzone The American Folk, il cui Testo fu scritto dal fratello Ira; iniziò così un Sodalizio artistico destinato a perdurare inalterato nel tempo.
Più tardi, Gershwin venne assunto dall'attrice, ed interprete di brani vaudeville, Louise Dresser, la quale, dopo varie tournées, nel 1918 segnalò il giovane pianista alla Harms Publischer. Questa Casa editrice specializzata in Musical ingaggiò il giovane compositore offrendogli un contratto biennale, dietro un compenso di 15 dollari alla settimana, somma che triplicò quando, nel 1919, George raggiunse la notorietà con l'Operetta La, La, Lucille e con la Canzone Swanee, portata al successo dal cantante Al Jolson, protagonista del primo Film sonoro “Il Cantante di jazz” (1927).
Agli inizi degli anni '20, Gershwin poteva già considerarsi un compositore affermato a livello internazionale. Nel 1923, fu invitato a Londra, dove scrisse le musiche della Rivista “The Raimbow”, andata in scena all'Empire Theatre. Quindi tornò negli Stati Uniti, e, per la stagione concertistica della Aeolian Hall di New York, compose la celeberrima Rhapsody in blue.
Pensata inizialmente per 2 pf., dopo l'incontro con il famoso direttore d'orchestra jazz Paul Witheman, Gershwin pensò di trasformare il lavoro per pf. solista e orchestra. Tuttavia, non avendo una sufficiente preparazione in materia, affidò l'Adattamento orchestrale a Ferde Grofé, uno dei più stimati arrangiatori statunitensi. Il debutto avvenne la sera del 12 febbraio 1924 con l'Autore al pianoforte, accompagnato dalla Big-band di Whiteman, e il successo fu clamoroso; tra il pubblico in visibilio erano presenti alcuni grandi nomi del panorama musicale contemporaneo, tra i quali Sergej Rachmaninov e Leopold Stokowski.
La vasta risonanza suscitata da questo lavoro fu, tuttavia, ben poca cosa rispetto agli effetti positivi ottenuti dal Jazz che, da quel momento, perse i connotati di Musica “rozza” ed entrò a pieno titolo nella cornice delle altolocate forme classiche.
Consapevole di essere l'artefice di questa elevazione culturale, Gershwin si dedicò ad altri lavori di uguale orientamento. Sollecitato dal dir. d'orch. Walter Damrosch, compose il Concerto in Fa (New York, Carnegie Hall, 3 dic. 1925), che ottenne un buon successo, ma non uguagliò quello della “Rapsodia”. E così avvenne anche per i Preludi per pianoforte del 1926. Ampi consensi furono invece riservati ai numerosi "Musicals" di questo periodo, tra cui Oh Kay! (New York, Imperial Theatre 8 nov. 1926) e Fanny face (New York, Alvin Theatre 22 nov.1927). Il primo, tratto dalla Commedia “La Presidente” di Maurice Hanniquin, fu composto su libretto di Guy Bolton e di Pelman Grenville Wodehouse; al secondo, collaborò Ira Gershwin con liriche proprie, inserite nel libretto fornito da Fred Thompson e da Paul Gerard.
Nel 1928, accompagnato dal fratello Ira, Gershwin si recò a Parigi, preceduto dal successo del “Concerto in Fa”. Nella Capitale francese, il celebre compositore fu accolto con vivo entusiasmo da pubblico e critica. Qui conobbe gran parte degli esponenti dell'Avanguardia musicale europea: Igor Stravinskij, Sergej Prokof 'ev, Darius Mihlaud, Maurice Ravel, Georges Auric, Francis Poulenc; qui iniziò il Poema Sinfonico An American in Paris (Un americano a Parigi), la cui stesura proseguì a Vienna (dove conobbe Alban Berg) e fu completata a New York.
Rappresentato la sera del 13 dicembre 1928 alla Carnegie Hall, questo lavoro fu considerato da Gershwin il più moderno della sua produzione. Ammise infatti: “Ho voluto riprodurre le impressioni di un viaggiatore americano che, passeggiando per Parigi, ascolta i suoni e i rumori e assorbe l'atmosfera della Francia. Ma c'è molta libertá, quindi egli puó leggere nella musica tutte le immagini che preferisce”.
Negli anni '30, la fama del compositore raggiunse l'apogeo. La sua attività si concentrò in una copiosa produzione di Commedie musicali, in cui vennero inserite molte canzoni, divenute in seguito Brani “standard” di enorme successo, grazie alla loro inclusione nei repertori di cantanti e formazioni jazzistiche di tutto il mondo.
Anche il mondo del cinema rinnovò il proprio interesse per le produzioni musicali di Gershwin, al quale la Fox Film Corporation affidò il compito di scrivere le musiche per il film “Delicius”, diretto da David Butler ed interpretato da Janet Gaynor (1931). Il successo ottenuto indusse George, sempre coadiuvato dal fratello Ira, a ripetersi per altre due pellicole della RKO (Radio-Keit-Orpheum) Corporation: “Shall we dance”, interpretata dalla famosissima copia di ballerini Fred Astaire e Ginger Rogers (1937) e ”A damsel in distress “, sempre con Fred Astaire, ma questa volta accompagnato da Joan Fontaine (1937).
Nonostante l'Industria cinematografica avesse reso Gershwin uno dei più ricchi e celebri compositori americani, l'amore per il Teatro spinse il musicista a scrivere una vera e propria Opera musicale.
Il progetto, da tempo accarezzato, in un primo momento doveva ambientarsi a New York e prendere spunto dalla vita e dalle tradizioni del popolo americano, evidenziando, in tal modo, i variegati elementi etnici e culturali, presenti nella grande metropoli. Resosi conto dell'eccessiva complessità d'attuazione, Gershwin, allora, si ricordò di aver assistito ad un dramma teatrale, scritto da Edwin Du Bose Heyward, dal titolo “Porgy”, incentrato sull'amore avvincente tra un giovane zoppo mendicante nero di Charleston (South Carolina) e una ragazza di nome Bess, anch'essa di colore, moglie di Crown, un colosso dal carattere violento e dedito al bere.
Dopo aver offerto l'incarico di scrivere il libretto a Du Bose e al fratello Ira, nell'estate del 1934 Gershwin, insieme ai due, si recò a Folly Island lungo la Costa atlantica del South Carolina, alla ricerca di un'ispirazione diretta, nei luoghi del Dramma al quale stava lavorando.
Tornato a New York nel dicembre dello stesso anno, Gershwin aveva praticamente ultimato la stesura musicale dell'opera che intitolò Porgy and Bess: si trattava ora di decidere a quale regista affidare la messa in scena del lavoro. La scelta cadde su Rouben Mamoulian, già collaboratore di Du Bose nel precedente Dramma “Porgy” che, nel 1927, con circa quattrocento repliche, aveva entusiasmato il pubblico di Broadway.
Strutturata in 3 atti, “Porgy and Bess” debuttò in anteprima al Colonial Theater di Boston (30 sett. 1935), dove ottenne tiepidi consensi da un pubblico e una critica ancora restii a comprendere il linguaggio e le usanze della comunità afroamericana. Anche l'accoglienza riservata alla “Prima” ufficiale, avvenuta all' Alvin Theater di New York (10 ott. 1935) non fu delle più entusiasmanti. I giornali specializzati, pur apprezzando il lavoro, criticarono l'autore per aver abusato circa il numero delle “Arie” e, dai più oltranzisti, tacciato di razzismo. Qualche giorno dopo, Gershwin si difese pubblicamente sulle pagine teatrali del “New York Times”, affermando che “Porgy and Bess” era nata come una “Folk-opera” e quindi bisognosa di una realtà genuinamente popolare. Quanto alle discriminazioni razziali il compositore volle precisare: “L'ambiente è quello “afroamericano” e include elementi che non sono mai apparsi in forma operistica; io ho cercato un adattamento per elevare, caso mai, lo spirito della comunità nera, sia pur utilizzando “humor” e senso tragico”.
Nel 1936, Gershwin si stabilì definitivamente a Hollywood per seguire in prima persona le musiche da film commissionate dalla RKO. Dopo aver ultimato la colonna sonora di “Shall We Dance”, che gli procurò la candidatura all'Oscar, egli si accinse alla composizione di musiche da inserire nel film “The Goldwin Follies”. Durante il lavoro, coadiuvato dall'inseparabile fratello Ira, iniziò ad avvertire i sintomi del terribile male che lo avrebbe portato alla morte. In un primo momento si pensò a disturbi dovuti alla stanchezza e alla tensione accumulata, poi un successivo peggioramento, causa di forti cefalee e vertigini, indusse il compositore ad accertamenti clinici che diagnosticarono l'esistenza di una grave forma tumorale al cervello.
Nonostante insistesse per tornare a New York, Gershwin venne ricoverato alla “Cedars Lebanon Hospital”, dove l'eminente neurochirurgo Howard Nazzfinger tentò un disperato intervento. L'operazione, durata più di quattro ore, evidenziò la presenza di un glioblastoma nel lobo temporale destro, profondamente radicato ed impossibile da asportare. Il decorso post-operatorio durò qualche giorno. George Gershwin morì la mattina dell'11 luglio 1937, qualche giorno dopo essere stato nominato Membro onorario dell'Accademia Romana di “Santa Cecilia”.
I Funerali si svolsero in forma solenne il 15 luglio a New York, nel Tempio israelita di Emanu-El, dove venne eseguita la “Rapsodia in blu”, alla presenza delle massime Autorità cittadine e di famosi personaggi del Mondo musicale e cinematografico.
Alla fine delle Esequie, il Feretro venne caricato su un Carro funebre che si avviò tra due "ali di folla", disposte lungo la Quinta Strada per raggiungere il Cimitero di Mount Hope dove ancora oggi si può rendere omaggio alla Salma.
Le Musiche del Film “Goldwin Follies”, interrotte dalla prematura morte, furono completamente revisionate dall'amico musicista Vernon Duke e, nel febbraio 1938, la pellicola iniziò a circolare con grande successo nelle sale di tutto il mondo.
Dotato di un eccezionale senso melodico, George Gershwin viene universalmente riconosciuto come il più tipico esponente della Cultura musicale statunitense. Il suo eclettismo artistico ma, soprattutto, la sua formidabile capacità di uniformare svariati generi alla propria Indole compositiva portarono questo musicista ad un'inedita mescolanza tra Jazz, Musica popolare e Versante “classico”, il tutto incanalato in uno Spirito autenticamente americano.
In tal senso, sono emerse Correnti di giudizio opposte. Agli occhi dei critici tradizionalisti, Gershwin appare un compositore “leggero”, orientato, per lo più, alla dimensione spettacolare e commerciale di brani adatti a musicals e film; la critica progressista, invece, definisce la musica di questo compositore una preziosa e sofisticata arte, indegnamente incompresa.
A suffragio di quest' ultima considerazione, è forse utile ricordare l'opinione espressa da Leonard Bernstein, compositore e dir. d'orch., tra i più importanti del Novecento: “Una delle vittime più ragguardevoli dell'Alta cultura musicale del nostro secolo è stato George Gershwin. Certa Critica non consente che il suo nome entri nella categoria dei compositori di rilievo. Ciò è male, perché egli è stato certamente uno dei veri, autentici Geni prodotti dalla Musica americana. Il Tempo e la Storia lo dimostreranno.”
Nel momento in cui Gershwin divenne una celebrità, la sua biografia è costellata di episodi che lasciano intravedere un mal celato complesso d'inferiorità nei confronti dei grandi compositori classici, in particolare per quelli che ebbe modo di conoscere. Le ragioni sono in gran parte da attribuire alla sua consapevole mancanza di preparazione tecnica e culturale, dote necessaria a soddisfare l'ambito desiderio di elevarsi a compositore “colto”. Per colmare questa lacuna, egli più volte si rese disponibile a diventare “allievo” di questi maestri. Quando lo propose a Stravinskij, quest'ultimo gli chiese quanto guadagnasse. Sentita una cifra altissima, gli rispose: “Sono io che dovrei venire da lei a prendere lezioni di musica!”. Ravel fu, più o meno, dello stesso avviso. Dopo aver ascoltato alcuni lavori del compositore americano, diplomaticamente declinò l'invito affermando: “Caro George, perché vuole diventare un mediocre Ravel, quando è già un ottimo Gershwin?”.
La continua ricerca di insegnanti illustri si concluse felicemente con Joseph Schillinger. Il sodalizio didattico, durato quattro anni (1932-36), trasformò Gershwin in un compositore completamente autonomo, soprattutto nella difficile tecnica dell'orchestrazione.
I primi esempi di questa evoluzione si manifestarono nella Cuban Ouverture, in cui il compositore americano sfogò tutto il suo entusiasmo liberatorio, infarcendo l'Opera di “Canoni” e “Fugati” di squisita fattezza (1932). Seguirono, su questo stile, le Variazioni per pf. del celebre Brano “I Got Rhytm”, elaborate secondo i principi contrappuntistici della “Progressione geometrica” (1934) e, come saggio finale di quegli intensi studi, Gershwin compose la splendida “Fuga”, presente in “Porgy and Bess”, che accompagna il duello tra Porgy e Crown.
La sua condizione di “Self-made man” (uomo che si è fatto da sé) ebbe risvolti psicologici anche nella vita privata. In società, grazie alla fama acquisita e al suo bell’aspetto, Gershwin soleva comportarsi con ostentata sicurezza, suscitando molta simpatia; la sua grande voglia di vivere, la sua costante disponibilità veniva portata quasi all'eccesso. Scapolo impenitente, visse numerose relazioni amorose, ma non pensò mai a legami duraturi, se non in un'occasione, quando si innamorò follemente di Paulette Goddard, moglie del grande Charlie Chaplin, conosciuta a Hollywood durante un Ricevimento.
All'attività musicale, Gershwin associò un'innata predisposizione per le arti figurative, che esplicò con grande impegno dipingendo, tra l'altro, una serie di ritratti e autoritratti, giudicati molto interessanti da artisti del calibro di Pablo Picasso e Diego Rivera.
Un personaggio di fondamentale importanza nella vita di Gershwin fu il fratello Ira, autore di numerosi testi di canzoni e di commedie musicali, firmate con lo pseudonimo di “Arthur Francis”. Dopo la morte di George, egli collaborò con compositori di successo, tra cui Aaron Copland, Jerome Kern e Kurt Weill.
Influenzato dalle avanguardie europee del suo tempo (Stravinskij, Debussy, Ravel, Milhaud, Schoenberg) e dall'ambiente musicale americano circostante, George Gershwin, a sua volta, "aprì la strada" a quei compositori di Musicals e di Colonne sonore, affermatisi dopo di lui, come Cole Porter, Irving Berlin, Jerom Kern e Leonard Bernstein.
La produzione gershwiniana consta di oltre 700 “Songs”, in gran parte scritte per Spettacoli teatrali. Tra essi vanno menzionati Half past eight (1918); La, La, Lucille (1919); Sweet little Devil (1924); Primrose (1924); Lady be good (1924); Tell me more (1925); Oh Kay! (1925); Funny Face (1927); Show girl (1929); Girl Crazy (1930) e Summertime (1935).
Dei 33 lavori teatrali occorre ricordare: Midnight Whirl (testi di Buddy de Syva, 1919); A Dangerous Maid (testi di Ira Gershwin, 1921); George White's Scandal (testi di Ira Gershwin, B. de Sylva, Goetz, 1922); By and By (su liriche di Brian Hooker, 1922); The Rainbow (testi di B. Hooker, 1923); Primrose ( testi di I. Gershwin, 1924); Lady Be Good! (ivi., ivi.); Tell Me More! (ivi., 1925); Oh Kay! ded. a Kay Swift (testi di I. Gershwin, 1926); Funny Face (ivi, 1927); Show Girl (ivi.,1929); Girl Crazy (ivi., 1930); Of Thee i Sing, vincitore del Premio Pulitzer (ivi., 1931); Pardon My English (ivi., 1933); Let' Em Eat Cake (ivi.,ivi.); le due opere Blue Monday Blues (1922), librettata da B. de Sylva, riproposta nel 1925 col tit. 135 th. Street, e la già citata Porgy and Bess.
Riguardo alla musica per Film, due “Song” prestarono il nome ai titoli delle pellicole in cui furono inseriti: è il caso di: The Sunshine Trail di James W. Horne (1923) e Shall We Dance (Voglio danzare con te, 1937), regia di Mark Sandrich e testi di I. Gershwin. A questi vanno aggiunti Delicious (La piccola emigrante), regia di David Butler e testi di I. Gershwin (1931); A Damsel in Distress (Una magnifica avventura, 1937), di George Stevens; Goldwyn Follies (Follie di Hollywood, 1938), diretto da George Marshall su testi di I. Gershwin.
Dopo la morte del compositore, la produzione cinematografica proseguì con The Shocking Miss Pilgrim, film nel quale Kay Swift e I. Gershwin inserirono alcuni brani inediti di G. Gershwin e li adattarono alle Sequenze dirette da George Seaton (1947). L'ultima realizzazione filmica con Canzoni gershwiniane inedite fu Kiss me, stupid (Baciami stupido), per la regia di Billy Wilder e con testi di I. Gershwin (1964).
Di estrazione “classica”, oltre ai lavori già citati, sono da annoverare Lullaby (Ninna nanna) per Quartetto d'Archi (1919); Short Story per vl. e pf. (1925); Tree Preludes per pf. (1926); la Seconda Rapsodia per pf. e orch. (1931); Piano Transcription of Eigth Song (Trascrizioni per pf. di Otto Song, 1932); Catfish Row: “Suite” tratta da “Porgy and Bess” (1936); Walking the Dog per cl. e orch. (1937); Impromptu in Two Keys (Improvviso in due tonalità) per pf., pubblicato postumo (1973); Two Waltzes in C (Due valzer in do magg.) per pf., pubblicato postumo (1975).