Gian Battista Pergolesi
Gian Battista Pergolesi (Jesi IT 4 Gen.1710 - Pozzuoli ivi 17 Mar. 1736)

Compositore, Clavicembalista, Organista e Violinista.
Dalle straordinarie doti musicali, Pergolesi, nonostante si affacciò come autore di Opere teatrali di carattere “Serio” conobbe poi il successo sul versante “comico” con il debutto di lavori musicali di Area napoletana come Lo frate nnamurato e La serva padrona. Ritiratosi in un Convento per motivi di salute, compose parecchia musica sacra nella quale emergono due autentici Capolavori: Salve Regina e il celeberrimo Stabat Mater


(Gian Battista)

Figlio di Francesco Andrea Draghi, egli preferì cambiare il proprio cognome in Pergolesi in quanto originario da una famiglia di Pergola, paesino delle Marche. Il 4 gennaio 1710, quando nacque G. Battista, il padre, con la famiglia, si era già trasferito a Jesi (Ancona) come Sorvegliante della Milizia e, grazie alla sua Posizione sociale di un certo rilievo, gli fu possibile avviare il figlioletto ai primi Studi musicali sotto la guida di due bravi Maestri del luogo.

A quindici anni, Pergolesi entrò al Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo di Napoli per continuare lo studio del violino ed iniziare quello del Contrappunto e della Composizione con Francesco Durante, uno dei massimi esponenti della Scuola musicale napoletana del primo Settecento. Protetto dal Principe di Stigliano e dal Duca di Caracciolo, che avevano intuito le sue straordinarie doti musicali, Pergolesi esordì nel 1731 come compositore di opere “serie”. Tuttavia, il grande successo l’ottenne l’anno seguente con la Commedia Musicale in tre atti Lo Frate ‘nnamurato e, l’anno dopo ancora, con il celebre Intermezzo La serva padrona, rappresentati entrambi a Napoli.

Nel 1735, con l’Opera l’Olimpiade rappresentata a Roma Pergolesi registrò un clamoroso insuccesso che lo indusse a ritornare a Napoli, dove gli fu proposto un posto di organista nella Cappella del Palazzo Reale. Questo nuovo incarico gli permise di dedicarsi alla Composizione di musiche sacre, tra le quali emergono un “Salve Regina” e il celebre Stabat Mater, scritto nel convento dei Cappuccini di Pozzuoli, dove si era ritirato per curarsi dalla Tisi, una malattia polmonare che mise fine alla sua giovane vita a soli ventisei anni (17 marzo 1736).