Compositore, Pianista, Clavicembalista e Maestro della Real Camera borbonica.
In possesso di grandi doti musicali, affrontò con raffinata vena melodica tutti i generi da lui affrontati. Grazie ad un innato senso ironico/grottesco, fu nell'Opera buffa che il maestro napoletano si impose maggiormente, anche se la produzione di musica strumentale e vocale, sia di carattere sacro che profano, rappresenta un "punto saliete" dell'inesauribile fantasia di questo autore.
Figlio di un veterinario, Giovanni Paisiello nacque nel villaggio di Roccaforzata vicino a Taranto, il 9 maggio 1740. All’età di cinque anni si fece notare per le sue spiccate doti musicali, che indussero i genitori a iscriverlo, qualche anno più tardi, al Conservatorio S. Onofrio di Napoli.
In questa Scuola, Paisiello rimase fino al 1763 assumendo, tra l’altro, l’Incarico di istruire gli allievi più giovani e di scrivere composizioni sacre per la chiesa annessa all’Istituto.
L’anno seguente, il giovane maestro lasciò Napoli per recarsi prima a Bologna, dove debuttò come operista, poi a Modena, con l’intento di ripetere il successo che aveva ottenuto nel Capoluogo emiliano. Il tentativo non ebbe l’esito sperato e, nel 1766, Paisiello tornò a Napoli. Qui, l’Impresario del Teatro Nuovo gli commissionò una lunga serie di opere, il cui successo fece di lui il musicista più in voga del momento. La rapidità con la quale Paisiello si impose sulla scena napoletana persuase Re Ferdinando IV di Borbone a far rappresentare per la sua Corte l’Opera L’idolo cinese, la prima commedia musicale ad essere rappresentata al Teatro Reale S. Carlo, tempio dell’Opera seria. L’evento riscontrò un grande successo e Paisiello si vide commissionare, per la Reggia, altri tre Lavori: due Opere serie e una Festa teatrale, scritta in occasione delle Nozze di Ferdinando con la principessa Maria Carolina d’Austria.
Una serie di circostanze di carattere giudiziario con la sua promessa sposa mise Paisiello in cattiva luce con il Sovrano al punto da venire imprigionato e rimesso in libertà solo dopo aver acconsentito alle proprie nozze.
Dal 1768 in poi, e per otto anni, egli consolidò la sua fama con la rappresentazione di una ventina di opere che tennero “Cartello” nei più famosi Teatri d’Italia, un prestigio questo che gli valse l’invito di recarsi, nel 1776, a San Pietroburgo in qualità di compositore per il Teatro di Corte della grande Caterina II di Russia.
Il soggiorno a Palazzo imperiale, durato circa otto anni, rappresentò per Paisiello il raggiungimento della piena maturità artistica, anche se non mancarono alcuni Episodi negativi, dovuti alla scarsa sensibilità musicale della Sovrana. Per lei e la sua corte, il geniale maestro italiano compose molte Opere, tra cui il Barbiere di Siviglia, che ebbe enorme successo tanto da indurre l’Imperatrice ad offrirgli un favoloso contratto per altri tre anni. Paisiello accettò di rimanere a Corte, ma, allo stesso tempo, cominciò a preparare il suo rientro a Napoli attraverso una fitta corrispondenza con alcuni Nobili vicini a Re Ferdinando. Il viaggio di ritorno a Napoli fu un vero trionfo (1784).
Accolto prima a Varsavia e poi a Vienna con tutti gli onori dagli stessi Sovrani, Paisiello arrivò nella città partenopea per assumere il prestigioso Incarico di Compositore del Teatro S. Carlo e quello di “Maestro della Real Camera”.
Durante la Rivoluzione Napoletana del 1799, Paisiello cadde in disgrazia per non aver voluto seguire il Sovrano in Sicilia, e accusato di aderire alle Idee dei rivoltosi repubblicani. Per questi motivi, egli fu punito con la perdita delle cariche assunte che, tuttavia, gli furono restituite poco prima della sua partenza per Parigi su invito di Napoleone Bonaparte (1802).
Qui, la musica di Paisiello ebbe scarsi consensi, tanto da indurre il maestro a lasciare la Francia per tornare a Napoli e riprendere la direzione del Collegio Reale di Musica. Addolorato per la perdita della moglie, visse l’ultimo anno della sua esistenza nella più completa solitudine. Egli morì nella Città partenopea in 5 giugno 1816.
Paisiello compose circa 120 Opere, la maggior parte delle quali di Carattere “Buffo”, poiché la sua personalità artistica non fu in grado di cogliere il significato tragico degli avvenimenti da rappresentare. Per contro, egli ebbe una ricca vena melodica e un vivace senso ironico, ai quali si unì una inesauribile fantasia di compositore “comico”.
I suoi capolavori operistici sono molti e tra di essi emergono Il Socrate immaginario, Nina, ossia La Pazza per amore, Il Barbiere di Siviglia, Re Teodoro e Il Mondo alla rovescia.
Paisiello scrisse anche musica da camera: sonate per clavicembalo, concerti, sinfonie, quartetti ecc. e parecchia musica da chiesa: oratori, cantate sacre, Messe, tra le quali la famosa Messa di “Notre Dame”, celebrata il 2 dicembre 1804 in occasione dell’Incoronazione di Napoleone Bonaparte Imperatore dei francesi.