L'Inno gregoriano, un canto monofonico in lingua latina, non fu composto direttamente da Papa Gregorio Magno (535-604), come narra la leggenda. In realtà, egli svolse un ruolo fondamentale nella sua codifica e diffusione.

Tra il 577 e il 590 circa, Gregorio Magno, impegnato nella riforma della liturgia romana, unificò le diverse tradizioni musicali presenti all'epoca, soprattutto quelle provenienti dalle regioni centro-meridionali d'Italia. L'obiettivo era quello di creare un repertorio musicale omogeneo per tutta la Chiesa occidentale, facilitando così la celebrazione della messa e di altri riti religiosi. Gregorio Magno si avvalse dell'aiuto di esperti cantori, tra cui i membri della Schola Cantorum, fondata da lui stesso presso il monastero di San Gregorio al Celio a Roma. Insieme a loro, revisionò e trascrisse melodie preesistenti, creando un nuovo sistema di notazione musicale basato sui neumi.

Il canto risultante, inizialmente noto come "canto romano" o "canto antifonale", assunse il nome di "canto gregoriano" solo a partire dal IX secolo, in onore del suo illustre promotore.

L'influenza di Gregorio Magno fu determinante per l'affermazione del canto gregoriano come musica ufficiale della Chiesa cattolica romana. La sua semplicità, solennità e bellezza senza tempo ne decretarono il successo per secoli, rimanendo un elemento centrale della liturgia cattolica fino ad oggi. Sebbene la paternità diretta delle singole composizioni gregoriane non sia attribuibile a Gregorio Magno, il suo contributo alla nascita e diffusione di questo immenso patrimonio musicale è indubbiamente inestimabile.